L’acqua in California scarseggia in modo preoccupante e il governatore Jerry Brown ha recentemente chiesto ai californiani di fare meno docce. ”Ma quali docce?” risponde la People for the Ethical Treatment of Animals (PETA) al saggio Jerry, “Vogliamo parlare dell’industria alimentare che utilizza il corrispettivo di sei mesi di docce per produrre un chilo di carne?”. Una Pamela Anderson PETA style lancia così una campagna pubblicitaria contro l’industria della carne: l’attrice rivisita, di fronte alla macchina fotografica di David LaChappelle, la celebre scena sotto la doccia del film Psycho, di Alfred Hitchcock. Nuda ovviamente.

Non è la prima volta che la celebrità collabora con l’associazione, sempre offrendo il suo corpo. Prima di questo remake la Anderson era stata fotografata in bikini, col corpo segnato come si segnano i tagli di carne di un animale. Il messaggio era chiaro: “all animals have the same parts”…e che parts!

Gli americani di questa organizzazione hanno capito che la carne è debole (la nostra); e che poche cose sono così efficaci come una bomba sexy che manda un messaggio pubblicitario. Hanno scoperto insomma l’acqua calda. Ma non è tanto il fatto che l’abbiano scoperta, quanto che la usino così apertamente. Noi italiani siamo invece piuttosto reticenti verso questo tipo di pubblicità, che adultera la purezza dell’etica con la bassezza degli istinti animali. Il massimo che ci concediamo è parlare di cucina.

pamela anderson water

Ma l’arte culinaria, la gastronomia, è in fondo una specie dell’arte della seduzione. Lo diceva già Platone: “Molte sono poi, mi sembra, le parti dell’adulazione, e una di queste è l’arte della cucina… Parte di questa io chiamo la retorica, sì come parte n’è il saper vestire e parte la sofistica: quattro parti per quattro oggetti.”

Anche noi italiani insomma qualcosa l’abbiamo capito, e facciamo il nostro con una certa classe. Però possiamo imparare ancora qualche trucchetto dagli americani. La donna viene sì utilizzata come oggetto, perché è l’oggetto sessuale Anderson che attrae e seduce al di là (sic) del messaggio che interpreta. Ma è vero anche che siamo sempre e inevitabilmente oggetti per gli altri. E uuesta nostra carne possiamo o fuggirla negandola o assumerla come oggetto per noi, da utilizzare per i nostri fini.

Le idee sono qualcosa che si vende, e che dobbiamo vendere bene. E quando vendiamo occorre pensare agli uomini così come sono, non come vorremmo che fossero; per dirla con un grande filosofo della fine dell’ottocento: altro che morale, qui siamo dietro le quinte, tra impulsi che fanno di noi qualcosa di animale, o meglio: di “umano, troppo umano”. Assumiamolo dunque questo nostro corpo che scalcia e diamogli un compito etico; per carità, senza confondere ciò che appartiene a Cesare e ciò che appartiene a Dio. Non sia mai..

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