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Biofach: la fiera del Bio più grande d’Europa, il banco di prova del pianeta

Nelle lontane terre della Germania si è chiusa, la scorsa settimana, la venticinquesima fiera internazionale del biologico.
La BIOFACH, che si è svolta dal 12 al 15 febbraio 2014n a Norimberga, ha visto riempirsi sempre più di stand, di produttori, di esperti nel settore o di persone che sono venute anche solo a curiosare.

stand1 biofach

legumi biofach

Cos’è Biofach

Tra i tantissimi avventori ci sono anche io per Lacucinavegetariana, riconoscente ospite della cooperativa “El Tamiso” di Padova! Così sono andata a girare questa fiera davvero entusiasmante e arricchente composta da otto padiglioni che racchiudevano l’essenza del bio di tutto il mondo.

stand india biofach

insalate biofach

Di tutto il Mondo per l’appunto, non erano solamente gli stand dell’Europa a primeggiare a questa fiera, la più grande fiera del bio in Europa, a loro facevano buona concorrenza anche gli stand dei Paesi che non appartengono al Vecchio Continente.
Un misto di colori, profumi e sapori da ogni luogo del pianeta. I padiglioni erano divisi per prodotti, dai cereali, al pesce, passando per le sementi. Insomma, qualsiasi cosa si potesse desiderare la si trovava!
In più le varie nazioni che vi hanno partecipato coi loro stand non erano raggruppate tutte in un’unica zona di un unico padiglione, anzi. La maggior parte degli espositori erano dislocati ovunque seguendo la tematica del padiglione di cui facevano parte.

tavolo biofach

fiori biofach

Questa disposizione, che dal primo momento mi è parsa disordinata e priva di senso, si è invece rivelata un toccasana per sradicare pregiudizi e false credenze. Saltare un padiglione perché vi erano Paesi, a mio avviso, poco importanti nel campo del bio, sarebbe stata una soluzione ovvia, invece, mescolando la disposizione in questo modo ha permesso, in primis a me, ma a tutti, di scoprire un sacco di cose. Ad esempio, io non immaginavo che la Cina fosse uno dei maggiori importatori di semi di zucca, e soprattutto che ne esistessero più di quei quattro tipi che trovo al mercato!
Ognuno, in questa fiera, ha cercato di dare il meglio di sé, come l’India, che ha puntato tantissimo sull’immagine, lo stand era ben curato, ma la cosa che attirava maggiormente erano le ragazze ed i ragazzi vestiti in costume tradizionale.
La BIOFACH non è stata solamente una grande esplosione di gusti, colori e sapori, ma anche di strumentazione e tecnica. Vari e sparsi erano gli espositori di mulini, macchine per il confezionamento e la conservazione degli alimenti.

olio biofach

stand biofach

Bio non solo da mangiare

BIOFACH ha poi anche ospitato, al suo interno, VIVANESS, una parte della fiera totalmente dedicata ai prodotti, ovviamente bio, della cura del corpo e della bellezza. Insomma, un vero paradiso per gli amanti della cosmesi, ma non solo, anche del vestire bio ed etico, anche se, a mio avviso, questi stand erano poi così numerosi.

Otto padiglioni e espositori da tutto il mondo, migliaia di persone ogni giorno, centinaia di produttori pronti a rispondere a qualsiasi domanda e richiesta. Insomma, credo che questa fiera sia un ottimo banco di prova per tutti, da chi espone i propri prodotti alla ricerca di nuovi acquirenti, a chi ha già un’azienda che opera nel mondo del bio e vuole conoscere e aprire la propria mente a nuove idee, a chi, come me, è ignorante in materia (io almeno mi reputo tale rispetto a chi lavora nel bio 24 ore al giorno) e che amplia il proprio orizzonte un po’ più distante.
Un perfetto connubio tra chi è alla ricerca e vuole conoscere con chi ha già una solida conoscenza in materia e che non vuole rimanere fermo, ma cammina, alla ricerca di una strada che porti alla conoscenza e all’uso del bio ancora molta gente.

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Dieta veg e assicurazione: quando salute e risparmio vanno a braccetto.

Ebbene sì, da qualche tempo in Australia essere vegetariani o vegani conviene anche dal punto di vista economico. La compagnia Make A Difference Insurance offre a chi conduce una vita veg polizze assicurative agevolate. Per quale motivo? Semplice: secondo il presidente Brian Jones «coloro che non assumono proteine animali sono persone destinate a vivere più a lungo e pertanto clienti più appetibili». «A dimostrare che vegetariani e vegani sono più sani ci sono prove scientifiche», dichiara. Dati secondo i quali una dieta veg terrebbe lontani «infarto, ictus, tumori, osteoporosi, ipertensione, diabete e tantissime altre patologie». Di qui l’idea di calcolare i premi assicurativi «non solo in base a fattori come il consumo di fumo e alcol e la storia medica della famiglia, ma anche in base alla dieta». E «non è discriminazione – ci tiene a precisare Jones – ma attento calcolo del risparmio: a maggiori costi per la sanità corrispondono infatti aumenti nelle tariffe delle polizze».

No ai furbi

Gli sconti previsti sull’assicurazione vanno dai 300 ai 675 dollari annui: un’agevolazione di non poco conto, che premia quanti hanno bandito la carne dalla propria tavola. E se ci si finge veg pur di aver diritto alla riduzione sulla polizza? Impossibile. «Non sarà sufficiente dichiararsi vegetariani o vegani, ma occorrerà presentare tutte le analisi e le prove mediche del caso». Dunque nessuna possibilità per gli impostori…

Onnivori vs Vegetariani

Riguardo alle garanzie di vita sana che sarebbero insite in un regime veg c’è chi la pensa diversamente. Per dirla con la dietologa Melanie McGrice, «l’eliminazione della carne non è sufficiente per assicurare un’alimentazione sana, poiché non impedisce a chi si dichiara veg di mangiare comunque qualcosa di poco salutare». È vero – come riporta una ricerca triennale della Oxford University – che tra vegetariani e vegani sono minori i ricoveri ospedalieri o le morti per patologie cardiovascolari (visto che si ingeriscono pochi grassi saturi), ma lo stile alimentare deve essere salutare anche in assenza di carne. Tanto è vero che – è la stessa ricerca a dirlo – i tassi di mortalità che si registrano tra gli onnivori sarebbero pressoché gli stessi riscontrati tra i vegetariani.

Una filosofia di vita

Il regime veg è una scelta di vita. Non assumendo proteine animali si sceglie di rispettare la natura e l’intero pianeta, vivendo esclusivamente con prodotti a impatto zero. Secondo la Vegan Society, prima associazione al mondo vegan fondata nel 1944 da Donald Watson, portando in tavola solo alimenti vegetali si ridurrebbe di 1,5 tonnellate l’emissione di gas serra a persona. E tra quanti hanno scelto frutta e verdura molti sono quelli che si assicurano prodotti bio al cento per cento con l’autoproduzione. E ne beneficia, anche in questo caso, anche il portafoglio.

In Italia

Dati Eurispes 2013 dicono che in Italia i vegetariani sono 3.720.000 (pari al 6% della popolazione), di cui 600.000 vegani. Dunque il regime veg pare conquistare un numero sempre maggiore di proseliti. E la querelle che vede onnivori contro vegetariani pare accendersi di sfumature sempre nuove. Chi vivrà vedrà…

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Due amici, un sogno, l’ambiente: scoprite con noi MiEco l’ecogioiello e i suoi ideatori!

Oggi vi faccio conoscere due giovani imprenditori, due amici, che, spinti dal desiderio di creare qualcosa insieme, hanno trovato la loro via nell’ecosostenibilità. Hanno dato vita a un gioiello speciale, in armonia con l’ambiente, conquistando la giuria del bando Super G 2013, che promuove le idee giovanili, sponsorizzato dalla Fondazione la Fornace dell’Innovazione, e ora sono pronti a far muovere i primi passi alla loro creazione, con un occhio di riguardo per l’ecosistema.

Ciao ragazzi, raccontateci un po’ di voi!

Noi siamo Leonardo Pivato e Alberto Zampieri; ci conosciamo sin dall’infanzia e insieme ne abbiamo vissute di tutti i colori, e continuiamo a farlo. Che tu ci creda o meno, l’idea per l’eco-gioiello, è nata a seguito di un lungo percorso di ricerca ed è sbocciata durante una nottata insonne dedicata ai preparativi di una manifestazione estiva che organizziamo ogni anno.

leo&Zamp

Avete aggiunto collaborazione a collaborazione. Raccontatemi un po’ la storia del vostro eco-gioiello.

Leonardo ed io avevamo da tempo la voglia di creare qualcosa. Siamo entrambi laureati Ca’ Foscari in Marketing e specializzati in campi diversi di questa affascinante materia. La nostra scelta è ricaduta sul gioiello perché ci piaceva l’idea di abbellire, di aggiungere fascino alla persona; Leonardo, poi, lavora già da anni nel settore e ha avuto modo di approfondire anche a livello internazionale le dinamiche di questo mercato.

bracciali

Infatti, come dice Alberto, l’idea del gioiello ci piaceva, e la mia esperienza ci dava un importante vantaggio. La svolta però è stata una scritta su uno scatolone. La parola “ecologico” ha messo in moto un processo completamente diverso. Volevamo dare una marcia in più al nostro prodotto; alla bellezza visiva del gioiello, volevamo unire l’armonia interiore. Così da un semplice gioiello d’argento, è nato MiEco, al cui interno è custodito un cuore di legno riciclato, diverso a seconda della personalità di chi lo indossa. La lega d’argento, inoltre, è anche’essa ecologica, quindi caratterizzata da un metallo prezioso completamente innovativo.

mieco

Un occhio alla bellezza dell’uomo, un occhio alla salvaguardia dell’ambiente, quindi…

Esatto! Poi, il nostro MiEco gioiello è completamente personalizzabile. Per crearlo ci si aiuta con un configuratore virtuale, che permette, attraverso l’immissione di alcune caratteristiche, di scegliere il legno più adatto a te, o alla persona alla quale si vuole regalare il gioiello.

folglie design

Un esempio, il legno di frassino, pianta della famiglia delle Oleacee, vive nelle zone temperate, cresce velocemente e sopravvive in condizioni difficili; si addice quindi a una persona che, nonostante gli ostacoli, raggiunge comunque i propri obiettivi con tenacia e determinazione. Il passo successivo è la scelta del disegno da applicare, un disegno che richiama la natura. La piastrina di legno viene poi inserita nella struttura del gioiello che è d’argento ecologico. Puntiamo sulla modularità e la personalizzazione; la possibilità di creare il proprio gioiello passo passo, online. Gioiello che poi viene recapitato a casa in una scatola ecologica realizzata con lo stesso legno del pendente dal marchio brevettato Caudex, con cui collaboriamo. Il materiale utilizzato è dunque recuperato da scarti di produzioni industriali in legno ponendo attenzione alla qualità e al design dei prodotti.

configuratore

Il MiEco è un gioiello che ha a cuore il nostro ecosistema a quanto pare.

Certo, lo dice anche il nostro motto, è il gioiello in armonia con l’ambiente. Per l’argento ecologico cercheremo il certificato REACH, che indica la conformità con le norme europee che garantiscono l’assenza di sostanze nocive a contatto con la pelle. Il legno dal quale ricaviamo la piastrina, il cuore ecologico del nostro gioiello, sarà legno recuperato da scarti di produzione di aziende locali, il packaging, l’abbiamo già detto, è totalmente ecofriendly. Anche per i volantini e la pubblicità abbiamo intenzione di rivolgerci a un’azienda locale che ricicla carta. Al primo posto, vogliamo mettere l’artigianalità e la territorialità, per offrire al pubblico un vero e proprio gioiello ecologico. L’ecosostenibilità deve essere una priorità per le aziende.

filiera produttiva

Noi da parte nostra, puntiamo sull’aiuto delle nuove tecnologie per evitare inutili sprechi. Il gioiello si crea su internet, cerchiamo la promozione social. Stiamo cercando di essere eco, come il nostro gioiello. Inoltre, è nostra intenzione portare avanti anche un’altra iniziativa eco-friendly, cioè pianteremo un albero ogni 1000 pezzi venduti. Il legno è uno dei prodotti di cui usufruiamo, ci sembra quindi corretto ripagare la natura con quello che prendiamo, anche se in realtà noi riutilizziamo gli scarti.

Cosa vi prospetta il futuro prossimo, ragazzi?

In questo periodo gli impegni si moltiplicano; siamo stati invitati in TV (7Gold) per portare la nostra esperienza in un programma che si occupa di imprenditoria giovanile, l’Università Ca’ Foscari si è fatta avanti per un’intervista, siamo tra i finalisti di un altro prestigioso Bando (www.roundtable4startup.it) e noi siamo aperti a qualsiasi invito. Questo è solo l’inizio del nostro sogno. Il lancio del prodotto è previsto per la primavera e siamo emozionatissimi. Insieme a noi, la nostra designer, Alessandra Crocetta, che ha avuto un ruolo fondamentale nella creazione, design e concept dei gioielli. Non vediamo l’ora di vedere la gente indossare il nostro gioiello e vogliamo che chi lo compra condivida con noi, attraverso i social, gli scatti con MiEco. Per ora, ci trovate su twitter e su facebook: https://www.facebook.com/miecogioiello . Vi aspettiamo, seguiteci!

In bocca al lupo ad Alberto e Leonardo! Continuate così; un occhio alla bellezza e un occhio all’ambiente!

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Specialità di Carnevale in Italia e nel mondo

Solitamente, la sera del 6 gennaio, mia nonna mi dice sempre “l’epifania tutte le feste porta via”, ma non ho mai capito questo detto dato che dal 7 di gennaio si è già nel periodo di carnevale!
Questa festa, caratterizzata da un clima gioioso e di eccessi, risale già alle dionisiache greche ed alle saturnali romane e si è poi sviluppata nel medioevo cristiano prendendo il nome di “carnevale”, dal latino “carnem levare” e che ha il significato di non mangiare carne dal primo giorno di Quaresima, per poi arrivare ai giorni nostri in cui è considerata una vera e propria festività pagana contornata da parate e giorni di vacanza.
Carnevale è quindi il periodo degli eccessi, del rovesciamento dell’ordine e scioglimento delle convenzioni sociali, insomma, ognuno può essere quello che desidera, può vestirsi da gran signore dell’ ‘800 o da rock star dei giorni nostri. Ma l’esagerazione non concerne solamente il vestire e il comportamento, ma anche il cibo, e quale miglior eccesso se non quello dei dolci?

Carnevale dolce Carnevale

Ed è proprio in questo campo che ciascuna regione d’Italia si sbizzarrisce nell’arte pasticcera, dalle veneziane “FRITOLE”, piccole frittelle fatte a pallina alle quali non deve assolutamente mancare l’uvetta passa e che, talvolta, vengono riempite di crema o zabaione, alle ZEPPOLE, tipiche della Sardegna, che hanno come ingredienti base farina, il lievito e l’acqua, (per cui un vero e proprio dolce VEG) ma ai quali vengono spesso aggiunti elementi come latte, uova, limone e patate.
frittelle
Altra specialità italiana sono sicuramente gli STRUFFOLI, tipici di Napoli e del Sud Italia, sono delle deliziose palline di pasta dolce ricoperte da miele e zuccherini colorati, e che quindi, oltre ad essere davvero buoni, sono anche belli da vedere!
struffoli
GALANI, FRAPPE, GRAFFE, CHIACCHERE, CROSTOLI, e chi più ne ha più ne metta! Questo dolce, che unisce tutta Italia, trova in ogni regione, e perfino in ogni provincia, il suo nome. Ma tutti sanno perfettamente di cosa sto parlando: una sottile sfoglia di pasta dolce, tirata finemente e poi fritta nell’olio bollente e infine ricoperta da un generoso strato di zucchero a velo. Non esistono equivoci su questa squisitezza, l’inconfondibile dolce di carnevale!

galani

Carnevale nel resto del mondo

Ma questa festa gioiosa non è celebrata solamente in Italia, ma in tutto il mondo! Chi non conserva nel proprio immaginario le ballerine di salsa sulle spiagge di Rio de Janeiro? Ma il Carnevale, proprio come da noi, non si festeggia solamente in strada, nelle parate, ma anche sulla tavola, con il PAPOS DE ANJO (delizia degli angeli): dei dolci panetti ricoperti da un caldo sciroppo alla vaniglia.

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Rimanendo sempre in America, spostiamoci più a Nord, nella chiassosa e festosa New Orleans, dove il Mardi Gras accoglie folle di turisti e di americani che ammirano a bocca aperta la parata dell’ultimo giorno di Carnevale. Anche qui la festa è celebrata anche sulla tavola con la tradizionale MARDI GRAS KING CAKE, si tratta di un dolce a base di pasta brioche con i tre colori del Mardi Gras: viola, giallo e verde, le tre virtù dei re (giustizia, potere e fede).

mardigras

A carnevale ogni scherzo vale! Facciamo uno scherzo alla nostra dieta e prendiamola in giro, in fin dei conti è solo un mese, poi ci penserà la Quaresima, l’arrivo della stagione calda, o qualsiasi altra motivazione, a farci ripensare al conteggio delle calorie, intanto divertiamoci. È solamente una volta all’anno, possiamo anche permetterci di eccedere con giudizio!
Buon carnevale, con un po’ di eccesso, ma nel rispetto delle regole!

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Case ecologiche da non perdere. La via per un abitare consapevole

Nella nostra contemporaneità si sta verificando un ritorno alle origini, alla terra, una volontà di cambiamento e comunione, fonti di rinnovata attenzione per il nostro pianeta.
Tra le attività umane più influenzate da questo desiderio è il fenomeno dell’architettura sostenibile: un movimento che si rifà al progetto, nato intorno agli anni settanta in Germania, chiamato bioedilizia.
I valori fondamentali sui quali si basa questo modo consapevole di edificare sono rivolti al risparmio delle risorse e alla riduzione radicale di tutti i fattori d’inquinamento.
Il ciclo di vita dell’edificio è studiato accuratamente per garantire autonomia su ogni fronte, come l’autoproduzione di energia a impatto zero, sistemi di riutilizzo dell’acqua piovana, strumentazioni antisismiche, sistemi di ventilazione naturale.
La ricercatezza del design guarda non solo alla funzionalità, ma anche a preservare la bellezza del paesaggio, valutando un inserimento intelligente della costruzione nel contesto circostante.Vediamo di seguito alcuni esempi di queste abitazioni.

Sunflower House
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Queste dimore, progettate dalla ditta francese Domespace, sono costruite con legni locali come querce, pino e abete rosso. Possiedono una caratteristica forma a cupola e l’intera struttura è in grado di ruotare seguendo la luce solare in modo da mantenere costante la temperatura e massimizzare la resa dei pannelli solari. Sono antisimiche e offrono una luminosità unica.

EarthShip
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Si tratta di una casa eco sostenibile costruita nella contea di Taos nel Nuovo Mexico.
I materiali impiegati sono pneumatici che trattengono il calore di giorno e lo rilasciano di notte, legno di demolizione, paglia, piccoli pezzi di elettrodomestici, bottiglie, lattine e altri materiali di riciclo.
L’energia è fornita da generatori eolici e impianti fotovoltaici; il calore interno si mantiene costante grazie alla serra a vetri posizionata a sud della costruzione.

Finecube
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La casa Finecube, è definita dall’architetto tedesco Werner Aisslinger “modulare, “sostenibile”, “trasportabile”. Il prototipo si trova nei pressi di Bolzano nel Nord Italia, e rappresenta un esempio di basso consumo energetico, realizzato con legni autoctoni come il larice e materiali riciclabili.
Questo metodo di costruzione ha ridotto al minimo l’emissione di anidride carbonica. L’edificio si integra molto bene con l’ambiente circostante infatti il suo particolare design rende la sua estetica sempre attuale e adatta a ogni tipologia territoriale. Stecche di legno disposte orizzontalmente circondano l’intera struttura in vetro della casa, che gode di una visione a 360° del paesaggio.

Solar House
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Progettate dallo studio Fab Lab House in Spagna, le Solar House dispongono di funzionalità high-tech, ma sono assolutamente ecocompatibili. Per la maggior parte sono composte da legno, compensato e da altri materiali leggeri e facilmente utilizzabili.
La forma arrotondata garantisce di massimizzare gli spazi disponibili ed è sopraelevata da terra così da generare uno spazio sotto la casa per svolgere attività all’aria aperta.
Comodamente trasportabili, vantano tempi di edificazione ridotti al minimio, intorno ai 15 giorni.
Il tetto ampio è rivestito di pannelli solari che generano tre volte l’energia che consuma l’abitazione. Particolare curioso: sono in grado di ospitare anche un piccolo orto o frutteto.

Hobbit House
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Molto interessante e originale, questa particolare abitazione è ispirata alle dimore Hobbit tipiche del fantastico immaginario dello scrittore britannico Tolkien.
Assolutamente suggestiva, inserita letteralmente nel terreno, è stata edificata in Galles da Simon Dale e suo suocero che si sono impegnati in questo progetto per ritornare alle origini e dare il via a un piccolo ecosistema dove uomo e natura possono ritornare a una condivisione della vita in armonia e serenità.
Tutti i materiali sono di origine naturale e a impatto zero. In tutto e per tutto ecosostenibile e autonoma, è funzionale e studiata per auto produrre i beni primari di sussistenza quali energia, cibo e acqua potabile.

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La cooperativa Rio Terà dei Pensieri e l’Orto delle Meraviglie: quando la natura e il lavoro nelle carceri si fondono

Il mio primo acquisto nella cooperativa Rio Terà dei Pensieri è stata una borsa con su scritta la frase «Per realizzare un bel sogno bisogna essere svegli», ed ora conoscendo la storia della sua fondazione percepisco perfettamente il senso di quella frase. Infatti, qualche anno prima del 1994, anno in cui venne fondata Rio Terà dei Pensieri, avvenne un dialogo tra un detenuto e colui che, qualche anno dopo, sarebbe diventato il presidente della cooperativa, in cui il carcerato diceva: «io sono un uomo con una certa cultura, con una certa manualità, qui dentro non si ha nulla da fare..qui dentro la gente marcisce, bisogna farle fare qualcosa».
Ecco allora che vengono gettate le fondamenta che hanno portato la cooperativa a giungere fino al 2014, anno della sua ventennale esperienza, sempre segnata dal profondo rapporto umano che la caratterizza dalla sua nascita.
Tutto nasce quindi da quest’idea, e nasce inizialmente nel carcere maschile di Santa Maria Maggiore con il laboratorio di Serigrafia. Qualche anno più tardi, questa iniziativa di reinserimento nella vita lavorativa, viene recuperato anche attraverso lunghe chiacchierate con i frati cappuccini della chiesa del Redentore che si aprono all’idea di recuperare l’orto interno al carcere femminile, un tempo convento delle suore convertite, per creare l’orto delle Meraviglie.

L’ORTO DELLE MERAVIGLIE

L’orto, che si avvicina al suo diciottesimo anno di età, era quindi il vecchio orto dismesso del convento pieno di erbacce e alberi che erano cresciuti senza ritegno. Sì è partiti quindi coltivando una piccola parte di terra per poi passare ad una, due, tre serre e piantare diversi olivi. In questo spazio di terra vengono coltivati, da un operatore della cooperativa e altre sette donne, tutti ortaggi tipici della regione, dal radicchio di Treviso all’ asparago violetto di Montine, passando per il carciofo di Sant’Erasmo, e poi ancora piselli, patate, fagioli, broccoli di Creazzo, cavolfiori, spinaci, valeriana, carote, zucchine, ecc., insomma tutti prodotti che il Veneto porta nel suo grembo. L’orto segue il passare del tempo e delle stagioni proponendo sempre prodotti relativi al periodo a loro più consono e tutto è ovviamente coltivato in maniera biologica e certificata.
I prodotti dell’orto vengono poi venduti il martedì, attraverso la consegna delle borse a due gruppi di acquisto a Venezia, e il mercoledì, a chiunque voglia acquistare prodotti freschi e biologici, fuori dalle porte del carcere.

LA COSMETICA

I frati, qualche tempo dopo aver intrapreso l’iniziativa dell’orto delle Meraviglie, hanno proposto l’idea, venutagli attraverso la loro officina (una sorta di laboratorio farmaceutico), di creare il laboratorio di cosmetica dove oggi lavorano, oltre al cosmetologo, altre tre donne. I due laboratori, oggi presenti alla Giudecca, sono collegati tra loro: dai “frutti” dell’orto si ricavano i “frutti” della cosmetica. Infatti tutte le erbe essenziali come camomilla, lavanda, salvia ed altre, sono tutte originarie dall’orto che si distende a pochissimi passi dal laboratorio. Il cosmetologo assieme alle detenute, che possiedono una preparazione igienica e chimica generale, preparano tutti i prodotti che poi verranno successivamente confezionati rigorosamente dalle stesse mani di chi li ha preparati.

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CHI PARTECIPA AI LABORATORI

I due laboratori che la cooperativa Rio Terà dei Pensieri propone alle detenute del carcere della Giudecca sono a numero limitato, ma comunque permettono ad una buona parte delle donne di intraprendere un momentaneo reinserimento nella vita lavorativa. Le donne che vogliono lavorare devono infatti fare richiesta e, successivamente a un consulto tra educatori, assistenti sociali e psicologi, la cooperativa assegna a ogni persona il laboratorio che più ritiene adatto per il profilo di chi fa richiesta. In un secondo tempo, poi, le nuove “matricole”, che si accingono a intraprendere il laboratorio, si affiancano a chi, da più tempo, lavora già in quell’ambito in modo tale che non ci sia solamente un trapasso di nozioni teoriche, ma soprattutto pratiche e ad un livello più umano e confidenziale. Comunque, entrambi i laboratori sono sempre supervisionati da personale della cooperativa esperto e specializzato che dirige e mantiene le redini dell’orto e della cosmetica.

COME SI SOTIENE LA COOPERATIVA?

La cooperativa Rio Terà dei Pensieri gode di sgravi contributivi sulle assunzioni che ogni anno vengono fatte a chiunque vi lavori (detenuti compresi), ma la drastica diminuzione dei fondi statali sta mettendo a dura prova la resistenza di questa, ormai ventennale, cooperativa. I prodotti che vengono fatti in entrambi le carceri sono tutti fanno a mano e per questo il loro costo è più elevato rispetto allo stesso prodotto comprato al di fuori, ma questo significa anche una miglior qualità e miglior consapevolezza delle materie prime.
Fortunatamente, nel corso degli anni, il comune di Venezia ha aiutato la cooperativa in diverse maniere: dalle borse di lavoro, al disbrigo di pratiche burocratiche, ma anche da un punto di vista più pratico, donandogli striscioni in pvc (utilizzati nel laboratorio di pelletteria del carcere maschile) e attraverso l’acquisto dei loro prodotti per eventi pubblici.

L’IMPORTANZA DEI LABORATORI

I laboratori della cooperativa Rio Terà dei Pensieri non hanno solamente il fine ultimo di reinserire una persona dal punto di vista lavorativo. Provate voi a immaginarvi tutto il giorno chiusi in una edificio di quattro mura; certo, state pagando un vostro sbaglio, ma pensate, chi di voi la mattina si sveglierebbe e si toglierebbe il pigiama se non dovesse lavorare?
I laboratori sono la possibilità, per le detenute e i detenuti, di riprendere in mano la propria vita, la consapevolezza di sé stessi, della propria persona. In questo modo possono riprendere la dignità che negli hanno smarrito. Le detenute ai loro laboratori ci tengono, è il loro modo per dimostrare alla società, spesso cinica e che tende a puntare il dito sugli sbagli degli altri, che anche loro sono persone che, pur avendo sbagliato, sono ancora in grado di alzarsi e fare qualcosa.
Ecco cosa vogliono fare la cooperativa, ridare quel senso di “libertà”, di dignità, a chi si ritrova bloccato tra il cielo ed il mare.

Per visitare il sito della coperativa Cooperativa Rio Terà dei pensieri clicca qui

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Sportivi vegetariani e vegani… si può eccome!

Spesso si pensa che un qualsiasi sportivo, dall’occasionale che và a correre una volta al mese a quello che pratica agonismo ad alti livelli, necessiti, soprattutto, di magiare molta carne, preferibilmente rossa.
Ecco che, se anche voi la pensate a questo modo, siete caduti nel cliché che attanaglia moltissime persone. Infatti, uno sportivo, ha principalmente bisogno di energia, e la carne, di qualsiasi tipo, non fornisce quella necessaria a questo bisogno. Certo, contiene un alto contenuto di ferro, ma anche i legumi non sono da meno per quanto riguarda il contenuto di quest’importantissima sostanza.

Cosa mangiano i campioni veg?

Il primo cibo che uno sportivo vorrebbe vedere sulla sua tavola sono, infatti, i carboidrati: questi sono il principale carburante e consentono, a chi li consuma, di avere energia a lungo termine, tutti i cereali, meglio se integrali, sono portatori di energia allo stato puro: dal grano all’avena, dal kamut, al riso.
Altri alimenti che non devono mancare in una dieta dello sportivo vegetariano o vegano sono: la frutta, fonte inespugnabile di vitamina C; verdure di colore rosso, arancione e giallo unite a verdure a foglia verde (se poi sono a foglia verde scuro saranno ancor più ricche di ferro, calcio e fibre); grassi, quali olio d’oliva e di semi e frutta secca. È infatti doveroso ricordare che i grassi, soprattutto se mangiati poco prima di una gara, determinano una maggior prestazione poiché forniscono energia immediata al nostro corpo.
Ogni dieta deve comunque essere calibrata per il tipo di sport, il sesso dello sportivo, la mole degli allenamenti, ma non è mai sconsigliato non mangiare carne, anzi! Per sport di resistenza una dieta vegana è addirittura raccomandata!

Atleti Veg

Nell’antica Olimpia, poi, i maratoneti ed i lottatori erano vegani ed il loro doping erano le mandorle secche; gli atleti che non mangiano carne rimangono poi sulla cresta dell’onda mediamente più degli altri, questo perché il loro metabolismo e la loro salute aiuta a raggiungere alti livelli ed a mantenerli.
Tra gli atleti vegetariani e vegani più straordinari che si siano mai succeduti sui podi vanno di certo ricordati personaggi come Dave Scott ( Iron man, campione di triathlon) e Anthony Peeler (campione del basket americano), Martina Navratilova (tennista), Debbi Lawrence (maratoneta), Frank Medrano (body-builder), Pam Boteler (canoista). Tra gli italiani possiamo citare Manuela di Centa (sci di fondo) ed Enzo Maiorca (più volte record di immersione in apnea).

Con questa lunga lista di atleti che hanno cavalcato l’onda per moltissimo tempo possiamo dire che non serve nutrirsi principalmente di carne per essere degli ottimi atleti, anzi. Ciascuno rispecchia ciò che mangia e mangiare sano, incanalando le proprie energie per seguire una passione, aiuta, anche chi ha un grande sogno sportivo, a realizzarlo!

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I 5 cibi portafortuna della notte più lunga dell’anno

Italia, un popolo di grandi tradizioni, soprattutto durante le feste, quando nessun italiano può rinunciare alla buona tavola condita con un pizzico di scaramanzia. I cibi si ispirano alla cornucopia, il corno della fortuna ritratto in mille e più modi, ricco di prelibatezze ci indica ciò che più scaccia la iella ed è di buon auspicio.
Ecco a voi i cinque cibi portafortuna che vi accompagneranno sulle tavole questa sera, nella notte più lunga dell’anno.

1. Le lenticchie

Le LENTICCHIE, la loro forma minuta e sottile richiamo alla mente la forma di piccole monete, anche nella Bibbia, e più precisamente nella Genesi, si ha un riferimento alle lenticchie come merce di scambio. Figlia delle leguminose, la lenticchia, vanta un’antica presenza sulle tavole, le sue molteplici proprietà la rendono un’ottima fonte di energia poiché ricca di proteine e carboidrati, ma povera di grassi.

2. Marzapane

Il MARZAPANE, o pasta di mandorle, sta a significare la ricchezza. Il suo nome deriva dall’arabo mauthaban che significa moneta. Il marzapane è tipico nel Sud Italia, soprattutto in Sicilia, dove viene decorato come se fosse vera e propria frutta e verdura.

3. L’uva

L’UVA, rappresenta l’abbondanza, le grazie ricevute, i desideri che si realizzano e, come si ricorda durante la Messa, il frutto della terra e del lavoro dell’uomo. Da tradizione, allo scoccare della mezzanotte, si dovrebbe mangiare un chicco per ciascun rintocco di campane, in modo che l’anno che verrà sia fortunato. Oltre a portare fortuna, l’uva è ricca di antiossidanti che aiutano a combattere i radicali liberi e che limitano, quindi, l’invecchiamento cellulare.

4. Il melograno

Il MELOGRANO, il frutto che la dea Giunone offre all’antica Grecia, è simbolo di fecondità poiché da un solo grande frutto ne nascono molti altri al suo interno. Inoltre aiuta l’apparato cardiovascolare, è indicato per chi soffre d’acne e contrasta l’invecchiamento cellulare.

5. Le noci

Le NOCI, ricche di vitamina B e di sali minerali, in particolar modo di magnesio, dentro alla scorza dura, racchiudono un cuore dolce croccante che infonde il buon umore e scaccia lo stress. Le noci sono, data la loro costituzione, il simbolo della forza e della protezione, il loro guscio duro protegge i gherigli dagli attacchi esterni che altrimenti potrebbero essere facilmente mangiati.

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