Tanti articoli e recensioni sulla salute e sul benessere!

Nel lontano 1865, il giorno di Natale, dopo sei mesi di lavori frenetici, iniziò le sue attività la Union Stock Yard & Transit Co.: furono ospitati i primi animali, ma l’accoglienza riservata ai benvenuti non dev’essere stata delle migliori. Dopo essere stati scaricati dai vagoni dei treni, venivano portati nei box loro destinati, rigorosamente all’aperto e al chiaro di luna. Gli animali del resto non dovevano sopportare molto l’inospitalità del luogo, perché nel giro di poco tempo erano condotti in un locale dove accadeva loro di perdere la testa. Per la precisione venivano storditi con un colpo ben assestato alla base del cranio, appesi per le zampe con delle catene, sgozzati e smembrati poi in varie parti, secondo una catena di montaggio (o meglio: di smontaggio) che i pionieri dei macelli andavano proprio allora perfezionando. Dal colpo alla testa alla rimozione della stessa e degli zoccoli passava non più di un minuto.

Non che gli operai se la passassero molto meglio. La carità cristiana risparmiava loro di venir sgozzati, ma erano comunque sottoposti a turni massacranti di dieci o dodici ore, guadagnando un salario che la costante offerta di lavoro teneva molto basso. L’odore all’interno dei macelli e in tutto il quartiere era insopportabile e nausante, il luogo di lavoro un inferno di sangue e interiora, e nonostante tutto la Yard rimaneva la speranza di molti, soprattutto dei tanti immigrati.

Quanto appena descritto accadeva a Chicago, una delle più grandi metropoli degli Stati Uniti, divenuta famosa per essere stata la più grande macellatrice di maiali del mondo (“the hog butcher of the world”, com’era chiamata). La città, che oggi conta la bellezza di 2.7 milioni di abitanti, era nel 1833 solo un minuscolo villaggio di 350 anime. Fu lo sviluppo industriale che, nel corso di pochi decenni, la sfigurò facendola diventare, secondo le parole del celebre architetto Louis H. Sullivan una “ameba… rete brutale di urgenze industriali, di una rudezza inebriante, fascinosa ed elevata in tutte le accezioni del termine”.

Anche le Yards  erano state costruite velocemente, sotto la spinta della vertigine dello sviluppo industriale ma soprattutto sotto la spinta delle migliaia di animali che ogni giorno arrivavano in treno, in quarta classe e con biglietti di sola andata, dalle grandi pianure del Midwest. Arrivavano per venire trasformati in scatolette e occorreva organizzarsi il meglio possibile per stare dietro al continuo afflusso: fu così che vennero create quelle gigantesche catene di montaggio al rovescio, primissime applicazioni di quello che in seguito sarà chiamato “fordismo”.

Ford non fu però il maestro, arrivò qualche decennio dopo; Ford fu un allievo. Allievo dei grandi mattatoi, a loro volta allievi della celebre fabbrica di spilli descritta da Adam Smith nella sua Ricchezza delle Nazioni. In queste fabbriche, scrive Smith, “un uomo svolge il filo metallico, un altro lo drizza, il terzo lo taglia, un quarto lo appuntisce, un quinto lo arrotola nella parte destinata alla capocchia” e così via, fino a impiegare diciotto operazioni per la produzione di un unico spillo.
Si potrà obiettare forse che la fabbricazione di uno spillo non abbia niente a che fare con il trattamento da riservare a un essere vivente. E invece ne ha. Basta fare le operazioni a rovescio. La vita del vivente viene messa fuori gioco nel giro di un minuto, nella maniera più brutale possibile, e il seguito è solo catena di montaggio.
Nello stesso momento in cui l’animale viene stordito è però la coscienza dell’operaio che viene sopita. Nel ricatto generato dalla necessità di lavoro l’operaio tratta non solo l’animale come un oggetto, ma anche se stesso come pura forza-lavoro indistinta, parcellizzata, sostituibile: benzina per una grande macchina di macellazione.
L’operaio, nel suo lavoro, e cioè in ciò che vi è di più umano, “si sente – scriveva Karl Marx – nulla più che una bestia”. Ma, ancora più che una bestia, si sente macchina; si fa anzi macchina, proprio mentre tratta l’essere vivente di fronte a lui come un meccanismo inerte, insensibile.

La gola del maiale non è più allora una gola per davvero. Diventa l’interruttore che spegne una macchina, che arresta un movimento che sarebbe solo d’intralcio nelle operazioni successive; lo stesso interruttore che spegne la coscienza dell’uomo, mette a tacere ogni domanda sul senso della vita, ne è anzi la pura negazione: non tanto della vita stessa quanto della domanda. L’uccisione, che in certi casi può anche essere una forma di pietà che evita la sofferenza di una vivisezione, ha in realtà l’unico scopo di favorire le operazioni seguenti. Non esiste coscienza, non nei macelli di Chicago. Tutto è meccanismo.

Questo accadeva a Chicago e nel suo mattatoio. Questo accade oggi.
A partire dal 1955 le diverse compagnie cominciarono a dismettere le attività del macello. Nel 1971 la Union Stock Yard cessò ufficialmente di esistere, ma solamente perché lo sviluppo del sistema autostradale degli Stati Uniti, unito a quello del trasporto su gomma, mise in crisi il monopolio di Chicago, basato sul sistema ferroviario statale.
Di quell’inferno, in cui uomini e animali condividevano un destino comune, è rimasto qualcosa oltre il ricordo: un’entrata costruita nel 1879, che porta una scritta laconica: “Union – Stock – Yard – Carthered – 1865”. Se vi capiterà di passare da quelle parti, vi consiglio di non fermarvi a quella scritta. Vi consiglio di pensare e capire. Vi consiglio di meditare le parole ben più adatte del nostro poeta, e al senso che hanno avuto e che ancora hanno per degli esseri viventi che forse non le possono capire, ma che ne sentono tuttavia, ogni giorno, l’amarezza:

“Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.

Lasciate ogne speranza, voi ch’ intrate”

Segnatevi quest’appuntamento veg tutto da gustare e vivere: il nome dell’evento è Castle Vegetarian Fest, un festival vegetariano e vegano, eno-gastronomico e del settore biologico, che si terrà presso il castello del Comune di Sarzana. La manifestazione, organizzata da GreenHopeSarzana, si svolgerà dal 24 al 27 luglio, dalle ore 17.00 alle 24.00 presso la Cittadella di Sarzana.

In un’Italia sempre più veg(etari)ana, lo scopo degli organizzatori è quello di rispondere alla crescente domanda dei consumatori di prodotti veg, per intolleranti e biologici, realizzati nel rispetto degli esseri viventi, della natura e dell’ambiente.

Ma il Castle Vegetarian Fest non sarà un evento indirizzato esclusivamente a chi a sposato lo stile di vita e la cultura vegetariana ma si pone come strumento divulgativo per tutti coloro che sono interessati e attratti da questo mondo, offrendo al contempo l’opportunità di trascorrere con la famiglia e gli amici una piacevole serata all’aperto, visitando stand espositivi, partecipando a conferenze e showcooking, incontrando personaggi della politica e dello spettacolo e assistendo a mostre e performance musicali.

L’iniziativa di organizzare un Castle Vegetarian Fest è davvero molto voluta da tutta la popolazione veg italiana (nel 2014, 4,2 milioni di persone tra vegetariani e vegani), soprattutto dopo che gli organizzatori del Festival Vegetariano di Gorizia hanno affermato che l’evento non si sarebbe più svolto.

Un’occasione da non perdere, un punto di incontro e di divulgazione dove  poter mangiare cibo sano, gustoso e cruelty-free nella meravigliosa cornice della Cittadella di Sarzana!

Noi ci saremo, e voi?

 

Venerdì 13 marzo 2015, lo chef Martino Beria ha tenuto un approfondimento sulla cucina vegana e le sostituzioni proteiche all’istituto alberghiero Cesare Musatti di Dolo (ve).
I punti fondamentali toccati dallo chef sono stati:
– i principi della cucina vegana
– le regole di accostamento degli ingredienti
– principi di sostituzione
– i sostituti proteici nella cucina vegana
– il Vegan Junk Burger

Secondo lo chef Martino Beria, il termine Vegano è un’etichetta che va a rappresentare una serie di concetti, in gran parte soggettivi, ma troppo spesso stereotipati.
Oggi vegan è una scelta, più o meno consapevole, che se portata avanti con equilibrio può essere uno stile di vita esemplare. Vediamo però che molto di frequente la scelta vegana sfocia nell’estremismo e in una chiusura o, d’altro canto, è diventata una moda.

Quando parliamo di cucina vegan, dobbiamo comprendere che bisogna creare gastronomia, cultura del cibo, espresse in piatti che in primis possano essere estremamente buoni.
Per fare questo ci vuole una profonda conoscenza degli ingredienti e delle loro funzioni.
Ogni ingrediente ha un ruolo preciso nei seguenti ambiti che costituiscono i principi di accostamento per la creazione di un piatto:
– tecnologico
– nutrizionale
– simbolico
– storico
– reologico
– geografico
Ogni piatto andrebbe costruito e interpretato utilizzando questi principi: solo in questo modo la nostra creazione avrà quel “quid” in più che la renderà non più una semplice ricetta ma un insieme di conoscenze condensate in un’idea.

La cucina vegana è quindi una cucina che va mancare di alcuni ingredienti che altro non sono che animali e loro derivati. Come gli ingredienti vegetali, anche quelli animali hanno una loro funzione negli ambiti sopracitati, e non possiamo pensare di riuscire a creare una connessione con il mondo onnivoro se non siamo in grado di sostituirli correttamente.
Le sostituzioni vengono appunto attuate ad un livello simbolico in modo da far accettare più facilmente un nuovo stile alimentare nella dieta di un popolo fondamentalmente onnivoro.

Questi e tanti altri temi sono stati affrontati assieme alle due quinte dell’istituto alberghiero Cesare Musatti di Dolo (ve), che si sono dimostrati affascinati dall’approccio analitico dello chef Martino Beria.

Viene spontaneo capire che la cosa fondamentale è la consapevolezza che deve stare alla base di un saper fare tecnico.

Immaginate due ragazze a Brooklyn, immaginate che siano unite dalla passione per il cibo, ma che abbiano due approcci diversi, una di loro è vegana, l’altra no. Niente di strano, direte; sono d’accordo, ma Sasha e Emma sono speciali, perché hanno deciso di condividere la loro amicizia e la loro cucina con tutti.

EAT OUR FEELINGS

Emma e Sasha sono le protagoniste di ‘Eat Our Feelings‘, che tradotto letteralmente sarebbe ‘Mangiate i nostri sentimenti’, una webserie un po’ commedia, un po’ show di cucina nuova e divertente. Le ragazze sono giovani, Sasha è un’attrice e una scrittrice e mangia di tutto, Emma invece è una chef indipendente, scrittrice e laureata al Natural Gourmet Institute ed è vegana.

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La loro idea è insegnare a cucinare in modo divertente, condendo ogni ricetta con una piccola storia che sdrammatizza un po’ la situazione dello show di cucina. Ogni episodio racconta un problema diverso, che le ragazze affrontano esternando i propri sentimenti e usano la cucina per risolvere quel problema. Le ricette nascono un po’ per caso, una volta per far fronte al cuore spezzato, un’altra per mettersi in competizione con un venditore di panini al formaggio al parco, un’altra ancora per fare un brunch diverso da quello classico, normalmente molto costoso e poco vegan friendly. L’ambientazione è semplice, le protagoniste sono due ragazze normali e le istruzioni per le ricette sono chiare e semplici da seguire, dato che le ragazze ce ne danno una dimostrazione. La situazione in generale mette così a proprio agio che viene voglia di guardare gli episodi uno dietro l’altro o, per lo meno, farsi invitare a pranzo da Emma e Sasha.

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Gli episodi sono in inglese, ma tu che non sai l’inglese, non disperare! Amara.org, organizzazione che lavora su base volontaria, sta sottotitolando gli episodi in diverse lingue, tra cui l’italiano. Per chi invece ha un po’ di dimestichezza con l’inglese, provate a guardare il video! Le ragazze parlano lentamente, la situazione è semplice da capire e gli ingredienti delle ricette vengono mostrati uno per volta in modo chiaro; magari queste ragazze vi aiutano a migliorare la conoscenza della lingua oltre che darvi qualche nuovo spunto in cucina!

Ep1_GonzalezWinters_Couch

Un progetto frizzante da far decollare

Il loro progetto sta prendendo vita grazie a Kickstarter, un sito che mette in contatto persone con un’idea artistica di vario genere e qualcuno che li voglia sponsorizzare per farla diventare realtà. Chiunque in realtà può sostenere uno dei progetti presenti su Kickstarter e ricevere qualcosa in cambio (un tweet, tutti gli episodi della serie, una cena), è letteralmente quella spinta per partire (traduzione della parola ‘kickstart’) che può essere necessaria per sviluppare un progetto. In questa pagina dedicata alle ragazze di Eat Our Feelings potete proprio vedere come funziona il sito. Le ragazze di ‘Eat our Feelings’, grazie all’iniziativa di Kickstarter, sono riuscite a produrre già 5 episodi e sono entusiaste, anche se serve di più per poter andare avanti. Questo è solo il primo passo!

Potete trovare Emma e Sasha e le loro ricette sul sito eatourfeelings.com e anche sui social:

FACEBOOK: facebook.com/eatourfeelingsyum

INSTAGRAM: instagram.com/eatourfeelings

TWITTER: twitter.com/eatourfeelings

Seguite anche voi i progressi di queste ragazze! Da parte mia dico: Way to go, girls!

 

Vegan Life, la nuova rivista italiana di cucina vegan – data di uscita

L’anno 2015 comincia in bellezza con l’uscita a gennaio del primo numero della rivista Vegan Life, un mensile tutto vegan dalla copertina all’ultima pagina!
Oltre a ricette cruelty free colorate, gustose e invitanti, sfogliando Vegan Life si possono trovare tanti articoli di approfondimento, dai consigli per una vegan lifestyle alle testimonianze dirette di chi ha scelto questa filosofia di vita.
Lo chef ufficiale di Vegan Life, Martino Beria, si racconta in questo primo numero in un’intervista personale (pag. 10) e propone un variopinto menù detox crudista (pag.30), perfetto per sentirsi meno appesantiti dopo i cenoni e i pranzi delle festività natalizie!

Vi chiederete a questo punto la data d’uscita!
Vegan Life uscirà il giorno martedì 13 gennaio 2015 nelle maggiori piazze d’Italia e, nei giorni a seguire, nel resto d’Italia.

Potete trovare la pagina ufficiale di Vegan Life cliccando QUI!

Ogni mese su Vegan Life troverete le ricette, consigli, articoli ed interviste per tenersi informati sul vegan a 360 gradi. Finalmente in edicola, un nuovo mensile dedicato al mondo veg, non perdetevelo!

Primo numero Vegan Life

Webinar Dieta Vegana e Vegetariana

    Il webinar sulla dieta Vegana e Vegetariana è rivolto a tutti coloro che hanno a cuore la propria salute e vogliono fare del mangiar sano uno stile di vita. Non è necessario avere seguito altri corsi in merito o essere vegani o vegetariani, la salute è una bene a cui tutti dovrebbero avere accesso.Troviamo assieme le risposte ai nostri dubbi e impariamo ad alimentarci con gusto e in maniera salutare seguiti dall’esperienza e dalla conoscenza della Dott.sa Paola Stella e mettiamo tutto in pratica con l’aiuto dello chef Martino Beria.

Quando: 24-25-26 Novembre 2014
A che ora: dalle 18:00 alle 19:30

Programma del corso:

  • (24 Novembre) PROTEINE E VITAMINA B12 NELLA DIETA VEGANA E VEGETARIANA – Affronteremo in questa lezione due temi caldi che da sempre preoccupano vegetariani e vegani: proteine e vitamina b12. Insieme alla dottoressa Stella, sfateremo il mito secondo cui i vegetariani e ancor più i vegani non possono assumere proteine e vitamina b12 e andremo a individuare quali alimenti non possono mancare in una dieta completa ed equilibrata.
  • (25 Novembre) LA DIETA VEGANA E VEGETARIANA DALLO SVEZZAMENTO ALL’ADOLESCENZA – Oggigiorno sono sempre di più i genitori che scelgono per i proprio figli una dieta sana, naturale e che non contenga derivati animali. La dottoressa Stella ci aiuterà a comprendere come sia possibile una dieta vegetariana e vegana dall’età dello svezzamento fino all’adolescenza e quali siano gli accorgimenti necessari per percorrere questo cammino assieme ai nostri cuccioli.
  • (26 Novembre) CUCINARE VEG TUTTI I GIORNI: QUELLO CHE NON PUO’ MANCARE IN UNA CUCINA VEG! – La terza lezione del nostro corso vede lo chef Martino Beria, alle prese con pappette per bebè, “omogeneizzati” naturali e cibi appetitosi e divertenti per bambini e adolescenti, dandovi idee e spunti creativi per ricette genuine, complete e tutte gustosamente veg!

DOCENTI

Dott.ssa Paola Stella

Dietista diplomata presso l’Università degli studi di Padova. Approfondisce la sua formazione seguendo corsi e master inerenti l’alimentazione dello sportivo, la nutrizione pediatrica. Recentemente ottiene il diploma di Master Universitario in “Alimentazione e Dietetica Vegetariana” presso Università degli Studi delle Marche.Esercita la sua professione impartendo lezioni di educazione alimentare, nell’ambito dell’istruzione scolastica, di corsi di formazione privati, di gruppi di autoaiuto presso l’ASL (Schio, VI), parallelamente all’adempimento del suo ruolo di dietista nell’impostazione di una sana e corretta alimentazione presso palestre, erboristerie, istituti di bellezza e studi medici. Collabora, inoltre, con Verdeorobio per serate di divulgazione e da settembre 2014 curerà  la pubblicazione di un notiziario sul sito della SSNV (Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana) in collaborazione con la Dott.ssa Luciana Baroni.

Chef Martino Beria

Chef vegetariano/vegano, fonda nel 2013 il portale Lacucinavegetariana.it, tiene corsi di cucina vegana, si occupa d’informazione nel mondo Veg, lavora come chef a domicilio, food photographer e consulente per ristoranti. Studia Scienze e Cultura della Gastronomia e della Ristorazione presso l’università di Padova, in modo da avere e dare una visione umanistico-scientifica del Food a tutto tondo.

Costo del corso: La quota d’iscrizione è di 120€ (100€ entro il 01/11/2014 incluso via bonifico). La quota andrà versata tramite Bonifico o via Paypal.




FAQ: Se avete ancora dubbi o curiosità sui nostri webinar, vi consigliamo di leggere le FAQ o scriverci all’indirizzo info@lacucinavegetariana.it.

Inviare all’email info@lacucinavegetariana.it gli estremi del bonifico effettuato.

Per informazioni ed iscrizioni:
www.lacucinavegetariana.it
info@lacucinavegetariana.it
cell. 3772643170

Morrissey e PETA per un video contro l’allevamento intensivo

Il cantante inglese Morrissey ha realizzato assieme a PETA (People for the Ethical Treatment of Animals, organizzazione no-profit per la difesa dei diritti degli animali) un video di denuncia e sensibilizzazione sulle condizioni in cui vivono gli animali da allevamento intensivo.

Someday, un giorno

Un brano di Morrissey del 1992, Someday fa da colonna sonora al corto d’animazione, disegnato dall’illustratrice Anna Saunders. Il video racconta la storia di Nugget, un pulcino, che nasce e muore in un allevamento, sognando di rincontrare la sua mamma un giorno. La storia di Nugget è la storia degli 8 miliardi di pulcini che ogni anno vengono allontanati dalla madre per essere allevati per l’industria alimentare.

Morrissey e PETA

L’impegno di Morrissey nella lotta a favore dei diritti degli animali è ormai noto a tutti: si è battuto su diversi fronti, dalla sperimentazione sugli animali ai test cosmetici, ricevendo da PETA nel 2005 il Linda McCartney Memorial Award. Il cantante britannico ha in progetto di proiettare il video “Someday” durante i concerti del suo prossimo tour che partirà nei prossimi giorni.

Infine, la portavoce della PETA, Lisa Lange, a proposito del compleanno di Morrissey che cade proprio il 22 maggio, ha proposto di festeggiarlo “diventando vegan – non un giorno (in inglese someday) ma oggi stesso”.

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La classifica delle FAQ per vegetariani! La classifica delle domande più fastidiose a cui i vegetariani devono rispondere!

Da un giorno all’altro amici, parenti e colleghi si sono messi a discutere, questionare e analizzare attentamente la vostra dieta. Ad un certo punto della nostra vita, abbiamo cominciato a dover rendere conto agli altri del nostro apporto proteico, della nostra etica e della nostra conoscenza del mondo animale. Improvvisamente abbiamo dovuto discutere di argomenti molto specifici come di ecologia, economia e religione con gli stessi amici con cui prima parlavamo delle vacanze, di lavoro o dell’ultimo film visto. E’ capitato poi che, di punto in bianco, quegli stessi amici e conoscenti diventassero esperti nutrizionisti, storici e scienziati. Ma che abbiamo fatto? Che è successo? La risposta è semplice: siamo diventati vegetariani!

Ecco la nostra classifica delle domande più frequenti e fastidiose che un vegetariano si sentirà fare una o più volte al giorno e per le quali dovrà essere in grado di rispondere nella maniera più spensierata e ironica possibile.

1. Ma sei vegetariano perché non ti piace la carne?

Non sempre è una questione di gusti. Molto più spesso si tratta di una consapevolezza maggiore di quel che si compra, mangia e di come funzionano gli allevamenti e la pesca.

2. Però il pesce lo mangi, vero?

No. Anche se non “parlano”, non allattano e non sembrano espressivi come un agnello o un maiale, anche i pesci, i molluschi e i crostacei sono essere viventi che soffrono quando vengono pescati e uccisi. Molti tipi di pesce, come aragoste, granchi e polipi, vengono cotti ancora vivi.

3. Nemmeno tonno e prosciutto?

No. Le scatolette di tonno sono pesce (non crescono sugli alberi) e il prosciutto si produce dalla carne di maiale.

4. Ma allora le proteine dove le trovi?

I vegetali e i legumi, a parità di peso, contengono una percentuale molto più alta di proteine della carne. Basta informarsi un po’!

5. E come fai ad andare a mangiare fuori?

Purtroppo questo è un tasto dolente. Mangiare fuori casa non è sempre semplice soprattutto se si è invitati a matrimoni, banchetti o conferenze. Di solito, si fa quel che si può chiedendo un’alternativa in linea con le nostre scelte.

6. L’uomo è onnivoro per cui per sua natura deve mangiare la carne!

L’uomo ha cominciato a mangiare gli animali perché aveva fame, quindi è diventato onnivoro per potersi sfamare e sopravvivere. Questa sua natura non carnivora è dimostrata dalla forma del suo intestino (simile a quello degli erbivori) e dalla sua dentatura (con canini molto più piccoli rispetto a quelli di un leone o di una tigre).

7. Gli animali da allevamento sono nati per essere mangiati!

Gli animali d’allevamento non sono nati per essere mangiati, ma piuttosto sono stati fatti nascere per essere mangiati. Non si sono costruiti gli stabilimenti e le gabbie in cui vivono e non muoiono naturalmente dopo uno o due anni oppure dopo alcuni mesi.

8. Non ti senti debole e fiacco?

Non direi! I vegetariani, come tutti del resto, devono seguire una dieta varia ed equilibrata. Detto questo, per sentirci energici bisogna innanzitutto praticare attività fisica, mangiare sano e limitare al massimo lo stress. In più, non mangiando carne evitate di sottoporre il vostro corpo a una digestione che dura dalle quattro alle 6 ore! Quella sì che è una faticaccia!

9. Ti dà fastidio se mangio carne vicino a te?

Raramente un vegetariano di sua spontanea volontà si allontanerà da un amico che mangia un petto di pollo. Decidere cosa si preferisce mangiare è una scelta personale, e come tale va rispettata, ma non c’é nessun bisogno di sentirsi in colpa!

…e voi?

E voi? Vi ritrovate in questa classifica? Quali sono le domande o le affermazioni con cui avete più avuto a che fare? Fatecelo sapere, lasciando un commento qui sotto!

Intanto, invitiamo tutti a godere del piacere del cibo sano, equo ed etico, un tipo di cibo che fa bene a tutti e male a nessuno!

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Sì all’uso medico della cannabis anche in Sicilia

Sì all’uso medico della cannabis anche in Sicilia. A sancirlo è stata, di recente, una delibera della Giunta regionale. E così l’assessore alla Salute, Lucia Borsellino, potrà accordare alle realtà sanitarie accreditate – private e pubbliche – la facoltà di ricorrere a farmaci a base di cannabinoidi. Una decisione che accomuna la Sicilia ad altre regioni italiane, tra cui Toscana, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Veneto…
Il provvedimento tiene conto sia delle ultime modifiche legislative sul tema sia delle sentenze che hanno consentito a malati di sclerosi multipla di sottoporsi a terapie a base di cannabis: questo per la proprietà da più parti riconosciuta ai cannabinoidi (nello specifico al THC, uno dei principi attivi più importanti presenti in queste sostanze) di alleviare dolori e spasmi muscolari. Per tacere degli effetti positivi riscontrati anche contro la chemioterapia.
Ovviamente la prescrizione sarà appannaggio dei medici e la somministrazione dovrà avvenire esclusivamente all’interno di strutture sanitarie accreditate o a casa dei pazienti cui saranno prescritte tali medicine.

Uso terapeutico e non solo

Un po’ meno recente è l’ordine del giorno approvato a Torino dal Consiglio comunale, che invita il Parlamento a occuparsi del “passaggio da un impianto di tipo proibizionistico a un impianto di tipo legale della produzione e della distribuzione delle droghe cosiddette “leggere” con particolare riferimento alla cannabis e ai suoi derivati”. In sostanza si cerca “di abolire la legge Fini-Giovanardi e di dare il via libera alla produzione diretta di cannabis e al consumo anche a scopo ricreativo”. Nella stessa direzione va il provvedimento con cui si chiede alla Regione Piemonte di accordare l’utilizzo di farmaci a base di cannabinolo.

Tante teste, tanti pareri

Riguardo all’uso terapeutico dei cannabinoidi i pareri non sono unanimi, neppure nel nostro Paese. Se da un lato c’è chi saluta provvedimenti che vanno in questa direzione come segnali importanti di apertura e civiltà, dall’altro c’è chi ritiene che leggi di questo tipo ignorino completamente la componente scientifica presentando risultati pratici pari a zero.

Querelle chiama querelle

E quando si parla dei cannabinoidi come di farmaci non si può non evocare la querelle sulla liberalizzazione di tali sostanze. Tra i protagonisti, spiccano l’oncologo Umberto Veronesi e il senatore Carlo Giovanardi. Il primo reputa sia “assurdo che ancora tante Regioni italiane rinuncino a un potente antidolorifico solo perché ha la colpa di essere anche una sostanza stupefacente”; il secondo corrobora le proprie convinzioni citando Paolo Borsellino, il quale affermava che “la liberalizzazione o la legalizzazione della droga sarebbe stato il più grande regalo fatto alla criminalità organizzata”.

Uno sguardo oltre-Europa

Il primo Paese a scendere in campo per la legalizzazione a tutto tondo della marijuana è stato l’Uruguay, da tempo schierato in prima linea in fatto di temi sociali. Portavoce di questa battaglia è il presidente, José Mujica, che intende fronteggiare i narcotrafficanti rendendo legali produzione, distribuzione e consumo di cannabis. Se il Senato ratificherà questa legge, tutti i maggiorenni registrati avranno facoltà di acquistare fino a 40 grammi mensili da un numero limitato di farmacie. I coltivatori registrati potranno possedere fino a sei piante, le cooperative con non più di 45 membri fino a 99. A regolamentare prezzi e livelli di produzione sarà un apposito istituto governativo. E in tema di prezzi, il costo dei cannabinoidi legali rispecchierà quello dei cannabinoidi illegali, per garantire un prodotto sicuro e di miglior qualità. Ma all’orizzonte si profila un rischio: l’eventualità che la concorrenza del mercato nero determini una riduzione dei prezzi ufficiali, con cui si deve far fronte a un sistema di regolamentazione assai complesso e costoso.

THC anche contro l’Aids?

Secondo uno studio recente, il THC sarebbe in grado di proteggere le cellule dai danni causati dall’Aids. La ricerca è stata condotta dal Lousiana State University Health Sciences Center di New Orleans. A essere usate come cavie alcune scimmie malate, che per 17 mesi hanno assunto THC due volte al giorno, con riduzione dei danni al tessuto immunitario di intestino e stomaco.
Ma da qui a sostenere che si verifichi lo stesso processo anche nell’uomo ce ne corre…

Fonte: www.greenme.it

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Grandi chef veg, in Italia e nel mondo

Di grandi chef, negli ultimi anni, se n’è sempre più sentito parlare. Tra vecchi e nuovi programmi televisivi, partendo dall’ormai celeberrima “Prova del cuoco”, fin all’edizione più recente di “Masterchef”, la cucina si è spostata da casa nostra ad uno studio televisivo.
Certamente tra i tanti chef che hanno soggiornato nelle varie trasmissioni qualcuno avrà proposto più di qualche volta un piatto vegetariano o, spingendosi ancora più in là, un piatto vegano, ma quanti di questi chef seguono sempre, anche nella loro vita quotidiana, questa dieta priva di cibi animali?
In Italia, purtroppo, sono pochissimi gli chef vegetariani e vegani, e diciamo che nel resto del Mondo non è che spopolino, però ne esistono diversi, e con diverse particolarità che li hanno distinti nel corso degli anni.

SIMONE SALVINI
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Classe 1969, vegano, la sua vita in cucina inizia da piccolo quando, in laboratori artigianali, metteva già le mani in pasta. Simone, dopo gli sudi universitari, si sposta in Irlanda lavorando per molte realtà vegetariane per poi volare in India per scoprire nuovi gusti e sapori.
È docente in diversi istituti alberghieri, scrive libri di cucina e svolge corsi di cucina e servizi di formazione per gruppi alberghieri, ristoranti e chef professionisti.

ISA CHANDRA MOSKOWITZ
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Isa è vegana dagli anni ’80, ed è tra le prime a creare e condurre uno show di cucina vegan chiamato “Post Punk Kitchen”, autrice di diversi bestseller, lavora per cambiare la percezione delle persone, spesso scettiche, riguardo il cibo vegano, con piatti deliziosi e che fanno percepire sapori da molto dimenticati.

PIETRO LEEMANN
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Pietro fin da piccolo cresce con l’amore per la terra e la natura, dopo aver conseguito il diploma alberghiero ed aver lavorato con i maggiori chef di quegli anni anni, si radica in lui l’ideale che “noi siamo ciò che mangiamo”, che lo porta alla successiva scelta di diventare vegetariano. Da sempre ammaliato dalle culture orientali emigra in Estremo Oriente dove soggiorna, per due anni, tra Cina e Giappone dove insegna alla prestigiosa scuola di cucina di Osaka. Questa esperienza, che lo segna profondamente, diventa la chiave di volta per il suo futuro successo, al suo ritorno, infatti, decide di aprire un ristorante, Joia, dove dar vita a una cucina che ha come pietra miliare il rispettare i doni della natura.

TAL RONNEN
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Soprannominato “The Concious Cook”, viene anche amorevolmente chiamato “chef delle star”, ha lavorato con passione per molti di esse, celeberrima è la dieta depurativa dei 21 giorni di Oprah stilata e cucinata direttamente da Ronnen. La sua formazione si basa principalmente sull’esperienza, avendo lavorato nei più rinomati ristoranti vegan del mondo ha imparato a creare un connubio di sapori squisiti al palato.

BEVERLY LYNN BENNET
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Colonnista ormai nota sul VegNews Magazine, Beverly è vegetariana da più di 20 anni e da sempre attenta al rispetto degli animali, dell’ambiente e del proprio corpo, è autrice di svariati libri vegetariani, vegani e gluten-free. Nelle sue ricette cerca sempre di utilizzare prodotti di agricoltura biologica, e gira per gli States promuovendo questa sua idea di cucina, espandendola così al maggior numero di persone possibili.

Insomma, di chef veg ce ne sono in giro per il mondo, certo, non sono molti come gli altri, ma stanno cercando trasmettere il loro amore e rispetto per gli animali e la natura a chiunque abbia una mente ed un cuore aperto a nuove prospettive.

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