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I lupini che mangiamo non sono altro che i semi del Lupinus, una pianta a fiori che cresce in modo spontaneo anche lungo le coste mediterranee. Ne esistono diverse specie che si distinguono in base al colore dei fiori stessi. Anche se sono stati riscoperti solo recentemente, in realtà i lupini erano sulle tavole dei nostri antenati già 4000 anni fa. Cerchiamo di capire perché sono importanti!

Caratteristiche e specie

La pianta del lupino è annuale e può raggiungere l’altezza di 1,5 metri, ha foglie palmate di vari colori, dal bianco al giallo, fino al rosso intenso. Sono piante resistenti, infatti, crescono anche in terreni acidi e magri, e per questa loro caratteristica si prestano meglio alla coltivazione senza pesticidi. Inoltre, la pianta sembra avere la capacità di migliorare la fertilità del terreno. Le specie più diffuse sono quella Albus (bianca), che è ha origini più antiche, e quella Luteus (gialla). La prima predilige il clima temperato mediterraneo, la seconda, invece, il clima caldo-umido, per questo motivo la coltivazione era concentrata nelle Americhe in passato, oggi, invece, si coltiva con successo anche nel Sud dell’Italia.

Il seme è amaro!

Il seme è composto da un involucro, che non viene mangiato, poiché costituito da molecole vegetali che non digeriamo, e dal seme vero e proprio, di colore chiaro. Una caratteristica da ricordare di questi semi è che devono essere deamarizzati prima di poter arrivare sul nostro piatto; contengono, infatti, alcaloidi amari, a volte anche velenosi, da eliminare tramite prolungato lavaggio, ebollizione e immersione in salamoia.

Composizione

I lupini sono legumi con un buon apporto energetico. 100 grammi di prodotto sono composti da acqua, carboidrati, proteine, fibre e grassi e forniscono intorno alle 116 kcal. Sono presenti diversi minerali, tra i quali ferro e potassio, calcio, fosforo e manganese, e una varietà di vitamine: A, B1, B2, B3, B5 e B6 e C. Sono presenti anche svariati amminoacidi, come per esempio lisina, isoleucina, acido glutammico e aspartico e triptofano, per citarne alcuni.

A chi fanno bene?

Con queste caratteristiche, i lupini sono consigliati per chi segue una dieta vegetariana. Poi, la loro capacità di abbassare il livello di zuccheri nel sangue, li rende adatti alla dieta dei diabetici. La presenza di tocoferolo sembra essere benefica nella prevenzione del diabete di tipo 2 e anche del tumore al colon. Un consumo abituale fa bene in caso di ipertensione e abbassa i livelli di colesterolo nell’organismo. In passato, si riteneva che i lupini potessero essere un rimedio naturale contro l’eczema e la scabbia, attualmente si sottolinea invece il beneficio per la diuresi, per l’aumento del flusso mestruale e lo stimolo della secrezione gastrica. Riassumendo, fanno bene alla nostra attività intestinale, grazie alla presenza di fibre, al nostro sistema cardiovascolare, poiché combattono il colesterolo “cattivo” LDL grazie agli steroli vegetali, tra cui gli omega 3, sono consigliati a chi soffre di diabete e glicemia e possono essere assunti dai celiaci in quanto non presentano glutine.

Usi

I lupini si usano in cucina, molto spesso come snack o per fare deliziosi burger come i nostri. Da essi si ricavano anche farine, usate in particolare come alimento per il bestiame. In passato, venivano usati come alternativa al caffè, che risultava però molto amaro. Si trovano in vendita lupini cotti e conservati sotto vuoto, pronti da mangiare, o secchi, in questo caso, però, bisogna metterli in ammollo prima di consumarli. I lupini si usano anche nella cosmesi, l’olio da essi ricavato ha proprietà antirughe, antiossidanti e protettive contro i raggi UV. Evitare il consumo eccessivo che può avere effetti lassativi o causare reazioni allergiche.

La quinoa è originaria del Sud America, dove cresce spontaneamente sin dall’antichità, le civiltà precolombiane già la conoscevano e gli Inca la chiamavano “Madre di tutti i semi”. Vediamo di capire cos’ha di speciale.

I semi

Prima di arrivare alla farina, facciamo un passo indietro per vedere che cos’è la quinoa. Si tratta di una pianta erbacea della famiglia delle Chenopodiacee (stessa di barbabietole e spinaci). Originaria delle Ande, oggi troviamo coltivazioni di quinoa principalmente in Bolivia, Cile e Perù. Anche se spesso è comparata ai cereali, per caratteristiche nutrizionali e impiego commerciale simile, in realtà è uno pseudo-cereale, come l’amaranto e il grano saraceno. La quinoa ha caratteristiche portentose: contiene tutti e 9 gli amminoacidi essenziali di cui il nostro organismo necessita per un corretto funzionamento, ha un buon contenuto proteico e di carboidrati e presenta vitamine del gruppo A, B, C e E. La quinoa trova diversi usi in cucina; date un’occhiata per esempio alla nostra insalata di quinoa e al budino di quinoa.

Dai semi alla farina

La farina di quinoa è il prodotto della macinatura dei semi della quinoa. Questi assomigliano, nella loro forma, alle lenticchie e il loro profumo mentolato caratteristico viene mantenuto anche dalla farina, che ha un colore grigio con striature verdi. Da notare che, allo stato naturale, i semi di quinoa sono ricoperti di saponine che danno al prodotto appena raccolto un sapore amaro. È perciò necessario, prima della macinazione, che la quinoa venga sottoposta a lavaggio ed essicazione per liberarsi delle saponine e dell’azione potenzialmente tossica che possono scatenare contro il nostro intestino e le vie respiratorie, oltre che del gusto amaro.

Proprietà

La farina di quinoa si può definire un alimento con i super poteri, per le incredibili proprietà nutrizionali. È ricca di proteine ad alto valore biologico, come la lisina, amminoacido presente in legumi, grano saraceno e avena, ma carente nei cereali, ai quali spesso la quinoa è assimilata. L’apporto calorico deriva da carboidrati complessi a basso indice glicemico e ha una buona concentrazione di fibra alimentare, grassi e sali minerali, come fosforo, magnesio, calcio, ferro e altri ancora. Vitamine B2, C e E sono presenti in quantità. Con queste caratteristiche, la farina di quinoa è utile per la protezione dell’apparato circolatorio e dei tessuti corporei; inoltre, essendo priva di glutine, può essere consumata da chi ha intolleranze alimentari, in particolare i celiaci, non si possono, tuttavia, escludere eventuali contaminazioni nel ciclo produttivo. Si sconsiglia l’uso di quinoa in gravidanza e allattamento e per i bambini di età inferiore ai due anni per la presenza di considerevoli concentrazioni di betaina, una molecola ancora in fase di studio che potrebbe avere conseguenze spiacevoli se assunta in dosi elevate in queste fasi.

Usi

La farina di quinoa si usa nella maggior parte dei casi miscelata ad altre farine, come quella di farro, Kamut o frumento, e dà agli impasti un gusto intenso. È molto versatile; si usa per prodotti da forno dolci e salati (biscotti, gallette, pane, grissini, torte), per la pasta fresca e ricette per farinate. La versatilità è una caratteristica della pianta; in Sudamerica, la quinoa si utlizza anche per preparare detergenti per bucato e gli steli della pianta si usano per la tintura dei tessuti.

Nei negozi si può trovare la farina già macinata, se invece si preferisce farla da sé, basta un macina-spezie o un macina caffè, facendo attenzione a sciacquare bene i chicchi in acqua corrente per rimuovere le saponine. Si consiglia anche di non farne grandi scorte, in quanto se la farina è macinata da molto tempo può risultare amara.

Proprietà e benefici dell’avena: altro che cibo per cavalli!

Da sempre snobbata perché considerata povera e non alla moda, l’avena, nel corso del tempo si è rivelata una preziosa alleata per la salute tanto da essere soprannominata il “cerale dell’energia”. Ecco quindi come l’avena aiuta il buon funzionamento del nostro corpo da un punto di vista nutrizionale e perfino nel campo della bellezza.

Da sempre l’avena è ritenuto un cereale povero e senza particolari proprietà, per questo motivo nel Medioevo era il cibo prediletto dei cavalieri per i loro cavalli e le popolazioni nordiche erano definite, con una sorta di disprezzo, “mangiatori di avena”. In realtà questa pianta, figlia delle graminacee, è tutt’altro che povera: cereale che riesce a germogliare anche in climi rigidi, è ricco di proteine, possiede un basso contenuto di carboidrati facilmente assimilabili, una maggior quantità di grassi dalle ottime qualità nutrizionali, un buon apporto di sali minerali come ferro, manganese e soprattutto magnesio e calcio, ed un alto numero di vitamine del gruppo B, in particolare di B1.

L’avena, per queste sue caratteristiche essenziali, si pone come alimento sostitutivo centrale di un gran numero di diete: in quella vegana e vegetariana a sostituzione della carne, in una dieta celiaca poiché, se trattata in stabilimenti adatti, l’avena è tollerata in buona misura anche da coloro che devono attenersi a questo particolare tipo di alimentazione. È inoltre adatta alle persone che soffrono di diabete grazie al suo basso indice glicemico e per coloro che tendono ad avere un alto valore del colesterolo poiché questo cereale contribuisce a ridurre il colesterolo LDL.

L’avena, grazie alla sua composizione e alle sue proprietà, è una valida alleata delle difese immunitarie; gli avenantramidi contenuti in essa garantiscono una buona protezione dalle malattie tumorali e dalla proliferazione delle cellule malate. Questa pianta, grazie alle sue molteplici caratteristiche, diventa un alimento determinante nella dieta di sportivi, nei giovani e per chi lavora al freddo. È inoltre di grande aiuto a chi segue diete restrittive dal momento che, grazie al maggior apporto di proteine, si raggiunge presto un senso di sazietà ed aiuta la buona digestione.

Molti non sanno che l’avena è anche un favoloso cibo, oltre che per il nostro organismo, anche per la pelle. Sono ancora poco conosciute le sue proprietà idratanti, lenitive e protettive della cute, anche se utilizzata molto spesso nei prodotti per la cura del corpo. L’avena pertanto è tutt’altro che un cibo per cavalli, ma un alimento per uomini e donne sani e belli!

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Dieta gluten-free: una scelta felice

Un cattivo funzionamento intestinale compromette la salute dell’intero organismo, per questo è importante considerare l’eventualità di un intolleranza al glutine e quindi di una dieta gluten-free.

La mia esperienza con questo problema ebbe inizio circa cinque anni fa, quando cominciai ad accusare una varietà di sintomi quali gonfiore addominale, stitichezza alternata a diarrea, eruzioni cutanee, micosi, sovrappeso, alopecia, infezioni da candida, amenorrea, stanchezza cronica e depressione.

Ovviamente erano tutti campanelli d’allarme, segnali che allora ancora non riuscivo a comprendere.

Dopo una carrellata di esami e visite specialistiche inconcludenti, decisi di rimboccarmi le maniche e fare delle ricerche sulla medicina alternativa, l’alimentazione naturale, l’Igenismo e varie testimonianze in rete che denunciavano i miei stessi sintomi. Fu allora che collegai finalmente le mie patologie con l’intolleranza al glutine.

La mia vita stava subendo un gravissimo danno, perciò, grazie alla ferrea volontà di rimettermi in salute, presi una decisione drastica.

Già seguivo una dieta vegana senza alcun derivato animale, ma fu quando cominciai ad eliminare il frumento, i cereali con glutine e i derivati, nonché lo zucchero raffinato e lieviti, che la mia vita cambiò radicalmente in positivo.

Mi prefissi di seguire un’alimentazione prevalentemente crudista, ricca di frutta e verdura fresche, germogli, semi oleginosi , frutta essiccata, e ancora legumi, riso integrale, quinoa, amaranto, miglio, grano saraceno. Scoprii che di questi prodotti si trova in commercio la pasta, ma anche le farine ottime per pizze, pane e dolci.

Insomma avevo veramente a disposizione una quantità di prodotti tale da sopperire a qualsiasi bisogno e golosità. Già dopo un paio di mesi i risultati erano strabilianti!

Perciò ai neofiti dell’argomento e a chi nutre dei dubbi posso garantire che si tratta di una dieta ricca di tutti i nutrienti, varia, saporita e colorata. Senza contare l’energia e la salute recuperate, il buon umore e la grande gioia di vivere.

Non è da sottovalutare infine il dato emotivo e psicologico, nonché lo stile di vita.

Una dieta sana, po’ di relax o meditazione e attività all’aria aperta sono fondamentali per riequilibrare tutte le nostre funzioni psicofisiche.

Trovate un po‘ di tempo per voi stessi, ascoltatevi e amatevi.

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Recipes

Ricetta Pomodori Ripieni di Riso

I pomodori sono l’ortaggio simbolo dell’estate e della nostra tradizione culinaria, sono presenti in tantissime ricette ma ce n’è una tramandatami dalla nonna che non posso non fare quando i pomodori sono di stagione: i pomodori ripieni di riso.

Appena sfornati, sprigionano un profumino incantevole di basilico e pomodoro, ma non è questo il momento più indicato per mangiarli. Bisogna aspettare un po’, giusto il tempo necessario perché diventino tiepidi o addirittura freddi.

La mia nonna ancora oggi prepara i pomodori ripieni di riso e qui trovate la sua ricetta rivisitata per renderli senza glutine, ma potete sostituire la farina di ceci con la stessa dose di pan grattato.

Come preparare i Pomodori Ripieni di Riso

Involtini primavera

Chi di noi, dopo essere stato al ristorante cinese, non si è innamorato dei famosi involtini primavera? Questo antipasto non appartiene solo alla tradizione cinese, ma anche a quella vietnamita, indonesiana e cambogiana. Anche se vengono da lontano, non è affatto difficile ricreare la stessa armonia di sapori e croccantezza anche a casa nostra. Procuriamoci del cavolo cappuccio, delle carote, spaghetti di soia, dei funghi neri cinesi e della farina di riso integrale. Dopo aver preparato delle crespelle di riso e fatto passare in padella le verdure per il ripieno, basterà richiudere l’involtino e friggerlo nell’olio bollente.