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Le verdure fermentate: la nostra grande passione!

Io e Antonia, ormai 2 anni fa, siamo rimasti letteralmente folgorati dalla fermentazione! Verdure fermentate, tempeh, tè kombucha, miso, salsa di soia, kimchi di tutti i tipi, olive in salamoia e tante altre ancora! In casa nostra ormai, in ogni angolo gorgoglia qualcosa di vivo, che nel breve tempo sarà pronto ad appagare la nostra brama di quel sapore pieno, leggermente acidulo, quelle consistenze croccanti, i profumi pungenti!

Verdure fermentate e storia: l’arte dell’arrangiarsi

I cibi fermentati hanno giocato un ruolo fondamentale nella nostra evoluzione culturale: si pensa che i batteri anaerobi (gli attori della fermentazione) presenti per primi nel brodo primordiale abbiano conformato la superficie terrestre e creato, in un continuum evolutivo, le basi della vita fino ad essere entrati in coevoluzione con noi. Noi ospitiamo loro e loro svolgono funzioni vitali fondamentali nel nostro organismo.
Nonostante la fermentazione faccia parte di antichi rituali che noi umani pratichiamo da prima dell’alba dei tempi, è una pratica che sta via via perdendosi nelle nostre case.
Leggi di più sull’arte della fermentazione!

Se si va a ritroso nel tempo, l’uomo era dipendente dai cicli stagionali ed è sempre stato attanagliato dal problema della conservazione del cibo: conservare il cibo voleva dire, assicurarsi di non morire di fame durante la stagione autunnale-invernale, in cui i campi non producevano cibo.
Da questa fame sono nate le “tecniche di conservazione”: la salagione, l’essiccazione, l’affumicatura, e anche la fermentazione, prima tra tutte queste tecniche!
Fermentare è stato un processo di studio del naturale ed inevitabile processo di marcescenza del cibo, fino a controllarlo a nostro favore: così sono nate le bevande fermentate come la birra, il vino, il kombucha, il kvas; il cibo fermentato come le verdure fermentate, il kimchi, il tempeh, il pane con lievito madre, e tanti altri!
Fermentare vuol dire mangiare la storia, la nostra storia!

La fermentazione lattica: i batteri sono nostri alleati

Tra i batteri ci sono varie tipologie, ma la più importante categoria è quella dei batteri lattici.
Si chiamano “lattici” perché producono acido lattico per via fermentativa a partire dal glucosio.
Sono tutti batteri gram positivi (hanno uno spesso strato di parete di peptidoglicano), nessuno di loro è sporigeno, non sono in grado di muoversi autonomamente perché non sono dotati di flagelli.
All’interno dei batteri lattici possiamo trovare sia i cocchi (a forma sferica), sia bastoncelli (a forma allungata), e aggregati di cocchi (streptococchi) o bastoncelli (piuttosto rara).
Possono produrre oltre che acido lattico anche altre sostanze.
Non assimilano azoto inorganico: questi microorganismi (da ora m.o.) evolutivamente si sono adattati ad ambienti molto ricchi di sostanze nutritive, in particolare di proteine; sono abituati a trovare amminoacidi già pronti, quindi hanno perso evolutivamente la capacità di prodursi gli amminoacidi, quindi anche se forniamo azoto inorganico in forma di sali, (al contrario dei batteri acetici), non sono in grado di utilizzarlo. Dobbiamo metterli a crescere in un alimento che fornisca già gli amminoacidi pronti.
Alcune specie tra i batteri lattici sono patogeni, ma non sono batteri di interesse alimentare. Non sono patogeni per l’uomo quelli di interesse alimentare, e hanno tutti questo stato di “GRASS” (generally recognized as safe), che la comunità europea sottolinea ed è molto importante, che è quella caratteristica che i m.o. hanno perché sono stati utilizzati da tempo immemorabile. Se si vuole usare un batterio lattico per produrre un alimento, non è necessario dimostrarne scientificamente la sicurezza.

Producono acido lattico a partire da glucosio, che possono trovarlo già come molecola disponibile nel substrato in cui si trovano, ma più frequentemente si può trovare legato ad altri zuccheri, cosa che succede nei principali disaccaridi, il lattosio (1glu+1gala) e il saccarosio (1glu+1frut).
Per poter utilizzare queste molecole, i m.o. devono avere la capacità di staccare il glucosio dall’altro carboidrato. Per esempio, i batteri lattici che sanno usare il lattosio devono avere l’enzima per romperlo che è la beta-galattosidasi, o lattasi. I batteri lattici che sanno utilizzare il saccarosio devono avere l’enzima per romperlo, quindi invertasi.
Una volta ottenuto il glucosio lo trasformano per via fermentativa e ci sono due modalità con cui i b.l. (batteri lattici) possono fare questo:

omofermentanti: a partire dal glucosio, producono solamente acido lattico. Stechiometricamente il glucosio ha 6 atomi di C, l’acido lattico ne ha 3 quindi si producono 2 molecole di acido lattico + 2 ATP. Acido lattico prevale per il 90%, perché stechiometricamente, se andiamo a guardare tutte le molecole di glucosio che entrano e di acido lattico che escono, il bilancio non è uguale, ma di acido lattico ne esce un po’ di meno. Non tutto il glucosio viene utilizzato dalla cellula per la fermentazione, una piccola quantità, gli intermedi del processo di glicolisi, vengono usati per altre cose.
La fermentazione omolattica si compone della glicolisi che arriva all’acido piruvico, che è l’accettore di elettroni interno, che deve prendere gli elettroni del NAD, ridotti durante la glicolisi, si riduce in acido lattico e riossida il NAD.

eterofermentanti (via dei pentosofosfati): uno dei prodotti è l’acido lattico ma producono anche una molecola a scelta fra etanolo (alcool etilico) o acido acetico. L’acido lattico ha 3 atomi di C, l’alcol etilico ne ha 2, l’acido acetico ne ha 2, manca 1 atomo di carbonio che va in 1CO2. In questo caso l’acido lattico prodotto è circa il 50%.
La fermentazione eterolattica segue un’altra via detta via dei pentosofosfati, perché la molecola che compare durante questa via è una molecola a 5 atomi di C. Il glucosio durante questa strada perde 1C in una molecola di CO2 che viene emessa all’esterno della cellula: si può distinguere qual’è l’eterofermentante, perché guardandoli producono bollicine. La molecola a 5C non si divide in due uguali, quindi produce ac.lattico (3C) e acido acetico o alcool etilico (2C): dal punto di vista organolettico fa una certa differenza.

Habitat dei batteri lattici
si trovano in molti posti, ma in tutti quei posti che hanno condizioni favorevoli dove ci sia molto da mangiare, dove ci siano molte macromolecole, sostanze, in particolare amminoacidi già formati.

– apparato gastrointestinale
– pelle
– bocca
– ambienti in cui ci siano materiali zuccherini sui quali la loro presenza induce una fermentazione (frutta)
– superfici dei vegetali (il caso che sfruttiamo per fare le verdure fermentate)
– alimenti fermentati

Elenco delle principali specie di batteri lattici
• Streptococcus (omofermentanti, cocchi in catenelle)
• S. thermophilus
• Leuconostoc (eterofermentanti, cocchi in catenelle)
• L. mesenteroides
• L. oenos (oggi Oenococcus oeni, hanno cambiato nome perché la classificazione dei m.o. e dei batteri ha avuto notevoli sconvolgimenti dagli inizi) il più importante batterio enologico (non il più importante m.o. che invece è il saccaromices cerevisiae)
• Pediococcus (omofermentanti, cocchi raggruppati in tetradi) tra questi ci sono quelli buoni e quelli deterioranti. Alcuni di questi si trovano nella maturazione dei salami.
• P. pentosaceus
• 
P. acidilactici
• P. damnosus: malattia del vino chiamata “filante”, una modificazione di tipo teologico che rende il vino denso come olio. Quello che mi è successo una volta preparando la ginger-beer. La loro presenza produce dei polisaccaridi, sia nel vino che nel latte, che non alterano gli aspetti organolettici, però questi polisaccaridi fanno cambiare l’aspetto del prodotto.
• Lactococcus (mesofili [30-40°C], omofermentanti, cocchi)
• L. lactis subsp. lactis
• L. lactis subsp. cremoris
• L. lactis subsp. diacetilactis: produce diacetile ed è l’aroma caratteristico che noi attribuiamo al burro. Quando percepiamo l’aroma di burro da qualche parte è per la presenza di questa molecola. Un laboratorio ha selezionato dei lattococchi per produrre diacetile che venivano messi nel latte per dare sapore di panna. Non ha avuto molto successo, nonostante sia una buona cosa organolettica, ma il consumatore medio la associa a qualcosa di grasso.
Oltre a fare innovazione bisogna vedere cosa ne pensa il consumatore.
• Lactobacillus (sia omofermentanti che eterofermentanti, bacilli): la più importante categoria nel settore alimentare, non solo quello lattiero caseario. Sono bastoncelli. E’ una categoria molto variegata. Ci sono anche dei batteri probiotici.

• L. casei
• L. helveticus: è il protagonista della trasformazione dei formaggi a lunga stagionatura (parmigiano, provoloni, ecc..)
• L. acidophilus
• L. delbrueckii subsp. bulgaricus (è l’altro m.o. che insieme allo S. termofilus costituisce lo yogurt)
• Enterococcus (omofermentanti, cocchi): ambiente intestinale. Vengono dalle feci. Non sono molto usati dal punto di vista tecnologico. Ci sono alcuni che potrebbero essere usati come probiotici e alcuni che potrebbero dare dei problemi perché hanno resistenza a molti antibiotici. Sono termodurici (termoresistenti): che sopportano trattamenti di pastorizzazione. Sono responsabili che il latte pastorizzato, nonostante sia chiuso, dopo un po’ si deteriora.
• E. faecalis
• E. faecium

Gli strumenti necessari: il kit per preparare delle perfette verdure fermentate

Un buon kit di partenza, ricco di utensili pratici e utili per aiutarvi nella preparazione delle vostre verdure fermentate sarà fondamentale:
– vasi di vetro o appositi fermentatori di terracotta
– pesi per far stare le verdure sotto la salamoia durante la fermentazione
– distanziatori di plastica
– pinze di legno per prelevare le verdure a fermentazione terminata
– vasetti di vetro per stoccare al fresco le vostre verdure

Verdure fermentate e botulino

Se prima abbiamo visto che i m.o. come i batteri lattici svolgono un’azione positiva sul cibo che produciamo, ci sono poi dei m.o. negativi che fanno azioni dannose, dette deterioramento:
– queste azioni possono essere fatte a carico dell’alimento (food spoilage), deterioramento, quindi l’alimento perde le caratteristiche per le quali il consumatore compra quell’alimento (colore, consistenza, sapore, …).
– ci sono i m.o. patogeni che creano un danno alla salute del consumatore (food poisoning): l’obiettivo di questi è entrare nell’organismo. Non si nota la loro presenza.
E’ frequente che un m.o. possa svolgere tutte e due le azioni? No! Il patogeno, evolutivamente, non fa notare la sua presenza, vuole nascondersi per entrare più facilmente nell’organismo del suo “ospite”.
Di questi fa parte il Botulino. Ma la vera domanda è: il botulino può svilupparsi nelle verdure fermentate?
La risposta è semplice ma va compresa a fondo:
per saperne di più leggi questo articolo!
Essendo che i batteri lattici abbassano il pH al di sotto del 4.5 fanno si di creare un ambiente ostile allo sviluppo di m.o. patogeni, come ad esempio il Clostridium botulini.
Una buona prassi è quella di lavare benissimo le verdure da impurità del terreno, perché è proprio li che vive il botulino, e ancor prima viene dal tratto intestinale degli animali, ovvero dal concime con cui sono concimati i campi.

Come preparare le verdure fermentate

Ora vi starete chiedendo come preparare le verdure fermentate! E noi siamo qui per darvi alcune dritte, che possono aiutarvi nella pratica ad iniziare la vostra carriera di “fermentatori”!
Una cosa fondamentale da comprendere è la tecnica base per fermentare le verdure, ovvero la salamoia.

La salamoia: tutto sotto!

Acqua, sale e verdure; temperature e tempi. Ecco gli ingredienti chiave per fermentare!
La salamoia è quello strumento tecnologico fondamentale che funge da selezionatore di ambiente microbico, nella quale si svilupperanno benissimo m.o. come i batteri lattici, che vivono bene in ambiente anaerobio e salino.
In inglese salamoia si dice “brine” e tra chi fermenta è solito dire questa frase: “Keep the ferment below the brine and all will be fine“, ovvero “se tieni i tuoi fermentati sotto salamoia, tutto andrà bene”.
Ed è la verità! Non fate mai prendere aria ai fermentati che stanno normalmente sotto salamoia, inizieranno spiacevoli conseguenze: ammuffimenti e marcescenza.

Alcune ricette utili

Ecco alcune ricette utili per iniziare a preparare le vostre verdure fermentate:
cetrioli fermentati
asparagi fermentati
crauti acidi
kimchi

Letture utili

Vi consigliamo inoltre qualche lettura utile in tema “fermentazione”:

– “The art of fermentation“, E. Katz
– “Fermented vegetables“, Kirsten K. Shockey & Christopher Shockey
– “The kimchi cookbook“, L. Chun

La differenza tra estrattore e centrifuga

In questo articolo voglio spiegarvi bene è chiaramente la differenza tra estrattore e centrifuga, due elettrodomestici che apparentemente vogliono svolgere la stessa funzione ma che, scoprirete leggendo, non sono propriamente la stessa cosa!
Ogni volta che tengo un corso di cucina, che parlo con qualche amico, o che offro un estratto di frutta e verdura mi trovo sempre di fronte alla medesima domanda: “ma che differenza c’è tra estrattore e centrifuga?
È così che inizia un capitolo sempre interessante e sempre molto profondo che analizzo da diversi anni per chiarire alle persone una delle differenze che non si palesano così chiaramente nel momento in cui si decide di bere un succo al bar.

Differenza tra estrattore e centrifuga: cosa cambia veramente?

Due tecnologie, due elettrodomestici, ma solo uno dei due può rientrare tra le “tecnologie del benessere”, ovvero quegli strumenti che possono effettivamente fare del bene alla nostra salute: di questi fanno parte tecnologie come il mulino casalingo che uso ormai da diversi anni, le pentole a 0 cessione di metalli pesanti e nikel, il blender, e tutte quelle tecnologie che per etica di produzione, per materiali ecosotenibili e a 0 cessione e per tipo di lavorazione sul cibo non stressano ne voi ne il mondo.

Come funziona una centrifuga?

Ricordo quando mia mamma da bambino mi preparava i centrifugati, soprattutto d’estate con il sedano, la mela, la carota e il limone, per tirarmi su la pressione: a ricordo erano davvero molto buoni!
Negli anni ho imparato ad analizzare le tecnologie che utilizziamo in cucina capendone bene il funzionamento e prestando molta attenzione ai materiali. Così ho compreso come funziona una centrifuga e la netta differenza con l’estrattore di succo.
Se aprite una centrifuga noterete che all’interno di una brocca che convoglia il succo c’è una larga grattugia a fori piccoli con ai lati un filtro.
Questo è il cuore della centrifuga, una lama rotante che di media ruota a 19000 giri al minuto (se non di più) e grattugia frutta e verdura ad alta velocità. Il grattugiato, grazie alla forza centrifuga (link) dal centro del disco rotante, sfugge verso l’esterno e si intrappola sul bordo/filtro, è sempre grazie alla grande velocità sgocciola il succo al di fuori del filtro.
Il risultato?
Un succo che ha subito un fortissimo stress ossidativo. Ma di cosa parlo?
L’ossidazione è un processo radicalico che si innesca grazie a diversi fattori di cui alcuni fondamentali:
– contatto con l’ossigeno dell’aria
– calore
– luce del sole
Ora, trovate qualche punto in comune con il processo di centrifugazione?
L’alta velocità della grattugia surriscalda la frutta e di conseguenza il succo.
Il processo per il quale si grattugia la polpa della frutta ad alta velocità, la espone ad un forte contatto con l’aria, quindi espone anche il succo ad una forte ossigenazione.
Due fattori chiave che rendono i micronutrienti de vostro succo molto deboli.

Come funziona un estrattore di succo?

L’estrattore di succo è una macchina che si basa invece sul principio opposto: la lentezza.
Vediamo di cosa si compone:

Coclea: il principio dell’estrattore si basa sulla spremitura a freddo di frutta e verdura attraverso una vite senza fine, anche detta coclea, che gira molto lentamente: un buon estrattore dovrebbe non superare i 40 giri al minuto.
– Filtro: il filtro è quel pezzo microforato che serve da barriera attraverso la quale il succo si separa dalle fibre per pressione: più sottile è il filtro e più smussati saranno i fori, e più il succo sarà puro e non ossidato.
Coperchio con imbuto: questo è il pezzo che serve come chiusura dell’estrattore e attraverso il quale si infilano i pezzi di frutta e verdura o i semi.
Pestello: alcune volte può capitare che sia utile spingere un pò qualche pezzo che abbiamo tagliato più grossolanamente. Questo arnese ci viene in aiuto proprio in quelle particolari situazioni.
Brocca: rappresenta la divisione tra l’esterno e l’interno dell’estrattore, in cui i vegetali vengono strizzati. Solitamente è costituita di plastica molto resistente, allo sforzo e al pH acido degli alimenti, e all’interno presenta delle scanalature che aiutano a spremere gli alimenti e a far defluire verso il basso il succo. Questo pezzo molto particolare presenta due fori d’uscita, uno per il succo e uno per le fibre, molto ben separati, in modo da poter bere del succo limpido e avere delle fibre che potremo riutilizzare con un po’ di creatività!
Scocca motore: è il pezzo più pesante che racchiude al suo interno un motore a basso numero di giri, che quando incontra un ostacolo, ha la capacità di rallentare.

40 giri al minuto sono davvero sinonimo di lentezza, una lentezza che entra nella vostra casa quasi a dirvi “respira”, presi come siamo dalla frenesia quotidiana, l’estrattore ci fa riflettere sul prenderci del tempo per noi, per rallentare un po’ i ritmi e pensare alla nostra salute, a partire dalla nostra alimentazione.

Quando ero bambino, a fine estate si faceva la conserva di pomodoro e ricordo quella macchina con una vite che girava (poteva essere a motore o anche girata manualmente) che serviva a spremere via dalla buccia e dai semi la polpa di pomodoro, che passava attraverso i forelli di un filtro.
Questo molto similarmente rappresenta come funzioni un estrattore: un motore a basso numero di giri, con collegata una coclea che strizza frutta, verdura (e anche altre cose interessanti), sotto la quale un filtro molto sottile divide il succo dalle fibre, due prodotti che escono da due bocchette separate.
La pressione tra la coclea, gli alimenti e la parete interna della brocca fanno uscire il succo dalle fibre che, fluendo attraverso il filtro, viene incanalato nella bocchetta di uscita del succo.
La lentezza del motore permette il rispetto delle proprietà organolettiche e nutrizionali del succo: non si verifica surriscaldamento, cosa che mantiene inalterato lo stato chimico-fisico di oligo elementi come vitamine termolabili, minerali ed enzimi.

L’estrattore di succo: il migliore elettrodomestico per succhi e latti vegetali

Ora avete compreso bene un concetto chiave: se vi state chiedendo cosa comprare, la centrifuga o l’estrattore? scartate la prima e comprate un estrattore che è la miglior tecnologia per ottenere succhi di qualità e latti vegetali.

Vantaggi nutrizionali

Grazie alla lentezza dell’estrattore otterrete dei succhi “vivi” ovvero dove enzimi, oligoelementi e nutraceutici si mantengono intatti e pronti ad essere assunti dal nostro organismo. Oltretutto essendo un alimento liquido, entra in circolazione immediatamente dandovi sensazione rigenenerante quasi all’istante!
Quando l’estrattore è stato inventato, veniva utilizzato per curare malattie attraverso gli estratti, quindi quando beviamo un succo vivo, un estratto, pensiamo sempre che non è solo un gioco, un appagamento edonistico, ma è una propria cura, che se pensata adeguatamente può aiutarvi per risolvere moltissimi problemi fisici.

Gli scarti dell’estrattore: un mondo da scoprire

“Ma l’estrattore produce tanti scarti!!!” Potrebbe venirvi in mente come obiezione. Io vi dico che la centrifuga li produce ugualmente, ma non solo, gli scarti dell’estrattore vi aprono un mondo, e vi sensibilizzano all’ecosostenibilita!
Per scoprire come riciclare gli scarti dell’estrattore leggi questo articolo!

Che frutta posso usare: dove tengo o scarto la buccia?

La domanda cruciale che spesso mi pongono durante i corsi è: “ma le bucce si tengono o no?”
Facciamo chiarezza su questo aspetto.
Le bucce di alcuni frutti possono essere tenute e spremute perché possono dare un che in più al nostro succo, oppure perché sono così poco consistenti che non costituiscono una problematica per l’estrazione e permettono di risparmiare tempo e avere meno sprechi.
Qual’è la frutta e la verdura per la quale la buccia si può tenere?
Fondamentalmente, la frutta che normalmente mangeremmo con la buccia, possiamo dire che è quella che può essere estratta senza bisogno di tanti accorgimenti, mentre quella per la quale scarteremmo la buccia andrà curata adeguatamente prima di essere estratta.
Se vogliamo riutilizzare le fibre per reimpiegarle in altre ricette, dovremo eliminare tutti gli elementi che potrebbero dar fastidio: semi, alcune bucce, torsoli, piccioli.

Come conservare il succo dell’estrattore

Succhi
Estrarre un succo e berlo immediatamente dopo è la cosa ideale per poter godere al meglio di tutti principi nutrizionali presenti in esso.
La problematica fondamentale alla quale si va incontro ogni volta che rompiamo la struttura di frutta e verdura e la esponiamo all’ambiente esterno è l’ossidazione, come abbiamo visto prima.

Per conservare al meglio il mio succo, utilizzo bottiglie o contenitori di vetro nelle quali vado a far cadere il succo direttamente dall’estrattore (con l’aiuto di un imbuto) e le metto in frigorifero all’istante.
Quando vado a versare un bicchiere di succo, a meno che non decida di bere tutto il contenuto della bottiglia, la rimetto in frigo il prima possibile.
Una divisione durante la conservazione del succo è normalissima: le fibre rimaste nel succo (pari a ⅓ delle fibre totali) risultano più pesanti del succo stesso, quindi tendono prima a venire in superficie e poi a depositarsi sul fondo. Bastera scuotere delicatamente la bottiglia per uniformare nuovamente il succo.
E’ preferibile usare bottiglie con imboccatura larga, in modo da agevolarne il risciacquo senza detersivi.

Latti vegetali
Per il latte vegetale valgono le stesse indicazioni riguardo all’ossidazione dei succhi, anche se la base di partenza è molto meno reattiva rispetto alla frutta e la verdura fresca!
Il problema in questo caso potrebbe verificarsi a monte: partendo da un seme oleaginoso, il rischio è che lo stress ossidativo si presenti sulla materia prima essiccata, non sul latte vegetale estratto.
Mi spiego meglio: la forte presenza di acidi grassi polinsaturi è un’ottima base per quello che si chiama irrancidimento ossidativo, scatenato dai tre fattori precedentemente analizzati (ossigeno, luce e calore).
Questo si verifica spesso nell’olio se mal conservato.
Quindi, se conservate bene i vostri semi, non esponendoli a fonti di calore, a fonti luminose e a troppa aria, avrete una materia prima non irrancidita che sarà ottima per l’estrazione di latte vegetale di alta qualità!
Una volta estratto il latte, conservatelo in bottiglie di vetro e tenetelo sempre in frigo, come il succo, senza fargli prendere colpi di calore che attiverebbero eventuali lieviti e batteri acidofili, naturalmente presenti sulla buccia dei semi.
A meno che non pastorizziate il latte, dovrete tenere a bada la flora microbica con la conservazione al freddo.
Una divisione di fibre dall’acqua è normalissima: come per il succo basterà agitare dolcemente la bottiglia per uniformare il latte.

Il miglior estrattore di succo?

Gli estrattori in commercio sono moltissimi e ora, dopo aver capito la differenza tra estrattore e centrifuga, vi starete chiedendo qual’è il miglior estrattore di succo in commercio?
Posso darvi il mio spassionato consiglio: acquistate da case produttrici coreane o da rivenditori ufficiali delle stesse, i marchi sono tre: Hurom, Kuvings e Coway (che trovate in Italia sotto marchio SiQuri).
Leggete anche questa mia guida all’acquisto del miglior estrattore, potrà venirvi utile!

Un manuale pensato per voi: il Manuale dell’estrattore!

Da poco è uscito in tutte le librerie d’Italia il mio ultimo libro in cui tratto proprio di queste tematiche! Si chiama il manuale dell’estrattore e potrete trovare 160 pagine di bellissime foto, ricette e tante spiegazioni su come scegliere l’estrattore giusto, su come curare la frutta e la verdura, sulle tecniche di conservazione, su come riciclare gli scarti, e tantissimo altro ancora!
Il manuale dell'estrattore: molto più di un semplice manuale

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Perché diventare vegani? Sembrano essere molti i benefici della dieta vegana e altrettanti i motivi per passare ad uno stile di vita 100% vegetale. Alla fine però le ragioni più importanti sono riconducibili a tre radici.

Ecco perché diventare vegani è un bene:

1) Per la nostra salute.
Perché diventare vegani significa eliminare dalla propria alimentazione quei grassi di origine animale che, secondo dati riportati dall’oncologo Umberto Veronesi, sono alla base del 30% dei casi di tumore. Come dire che un tumore su tre può essere evitato seguendo una dieta vegana. Non dimentichiamo poi che gli animali da allevamento sono trattati per legge con farmaci e antibiotici che vengono mischiati al loro mangime. In questo modo chi si nutre della loro carne offre ai batteri l’occasione di sviluppare l’antibiotico-resitenza nel corpo umano: con consguenze facilmente prevedibili. Una dieta costituita da alimenti vegetali è infine ricca di sostanze protettive e di antiossidanti che combattono i “radicali liberi” e quindi l’invecchiamento cellulare.

2) Per gli animali.
Perché diventare vegani singifica boicottare un’industria di prodotti di origine animale che prevede lo sfruttamento di una quantità enorme di esseri senzienti a cui è negata una vita felice. Per la sola Tyson Foods si parla di 42 milioni di polli, 170.000 bovini e 350.000 suini macellati ogni settimana! Si può cogliere la dimensione del fenomeno ricordando che diventare vegani tutti, significherebbe azzerare completamente numeri del genere: zero polli, zero bovini, zero suini. Per non parlare dei problemi relativi alla produzione massiva di latte e uova. L’industria del latte è la stessa della carne: le vacche non sono più animali. Sono macchine per la produzione del latte. I vitelli che partoriscono sono strappati loro subito dopo il parto e destinati a seguire o lo stesso destino della madre (se femmine) o il macello (se maschi). Nell’industria delle uova, invece, i pulcini maschi sono eliminati a migliaia per il semplice fatto che madre natura ha deciso che fossero inadatti alla produzione di uova.

3) Per l’ambiente.
Perché diventare vegani permette di sprecare meno acqua e di arginare il problema del riscaldamento globale. Secondo i dati scientifici riportati da Johnatan Safran Foer, il settore dell’allevamento è infatti responsabile del 18% delle emissioni di gas serra: il 4o% in più dell’intero settore dei trasporti.  Inoltre, se per produrre 1000 calorie di carne occorrono quattro metri cubi d’acqua, per produrre la stessa quantità di energia sotto forma di cereali, ne basterebbe mezzo metro cubo. A conti fatti un onnivoro inquina come sette vegani e ne consuma otto volte l’acqua.

…perché diventare vegani è una scelta etica!

Perché significa adottare l’unico stile di vita che rende possibile il futuro del pianeta e della nostra specie. E significa anche prendere coscienza delle implicazioni di sofferenza che le nostre scelte alimentari hanno per i nostri fratelli animali. I quali, a dirla tutta, non hanno meritato il trattamento che l’industria della carne riserva loro.

Ecco perché diventare vegani!

Qualcuno dice che diventare vegani fa dimagrire, qualcuno dice che fa ingrassare. Alcuni dicono che fa bene, altri che fa male. C’è chi dice che è difficile e chi invece sostiene che diventare vegani è facile. Ma una cosa è certa: vegani non si nasce. Ciò è vero almeno per la maggioranza di noi, perché il vegano non è quasi mai stato cresciuto in una famiglia di tradizione vegana, anzi: ha incontrato spesso l’opposizione e lo scetticismo di amici e parenti. Diventare vegani è una sfida, perché si tratta di una scelta non ancora accettata pienamente dalla nostra tradizione culturale.

Detto ciò, non disperate: diventare vegani è possibile, e la buona notizia è che sembra essere ogni giorno più facile, grazie al proliferare di proposte cruelty free in campo alimentare e non solo. Già, perché essere vegani non è solo un fatto alimentare, ma riguarda anche altri ambiti della nostra vita.

Riguarda tra le altre cose il vestire, per soddisfare il quale non potrete certo utilizzare pellicce di visone, e nemmeno inserti di pelliccia più o meno nascosti, scarpe o cinture in pelle, maglioni in lana, vestiti in seta… La cosa si fa complessa? Forse. E allora veniamo ai nostri consigli.

1 Take it easy. Non pretendete di diventare vegani al 100% da un minuto all’altro. Soprattutto fuori casa sarà difficile non trovarsi nella situazione in cui o vi adattate o saltate il pasto. Cercate di evitare il più possibile situazioni del genere, ma non illudetevi. Capiterà. In ogni caso un primo passo sarà quello di eliminare i prodotti di origine animali dalla vostra dispensa e di cercare di essere rigorosi almeno tra le mura domestiche. Da qualche parte dovete pure cominciare a fare sul serio.

2 Leggere regolarmente riviste di cucina. Perché il palato vuole la sua parte, e un vegano affamato non fa tanta strada. Per non sentire la nostalgia del cibo onnivoro bisogna infatti armarsi di ricette di spessore. Potete, anzi dovete, sperimentare voi stessi, ma le riviste di cucina vegana vi forniranno l’ispirazione necessaria (se volete qualche titolo eccone un paio: Vegan Life, Slowly Veggie, We veg).

3 Frequentare un corso di cucina. Si tratta di una fonte fonamentale di ispirazione, perché partecipare a un corso di cucina vegana vi metterà in contatto col carisma di uno chef che ha fatto della cucina la sua ragione di vita e che saprà trasmettervi la sua passione. Il contatto diretto con un maestro permette di assorbire molto più sapere di qualsiasi parola scritta, soprattutto quando si tratta, come in cucina, non proprio di una scienza… ma di un’arte.

4 Acquistare prodotti online. Questo vale soprattutto (ma non solo) per il vestire. Fare shopping cruelty free non è delle cose più semplici. I negozi di abbigliamento spesso non sono sufficientemente forniti in loco. Comprare online vi metterà quindi a disposizione una scelta ampia, mirata e di qualità. E se avete paura che quello che acquistate non vi piaccia o non vi stia bene, state tranquilli: il servizio di resi e sostituzione funziona benissimo! Da visitare sicuramente avesu.eu, punto di riferimento per lo shopping vegano (con un assortimento di più di 40 brand). Se invece volete un sito italiano, non perdetevi stiletico.it.

5 Informarsi e leggere libri. Conoscere come stanno le cose negli allevamenti, i benefici per la salute e per l’ambiente che la vostra scelta comporta, vi offrirà una motivazione costante per rimanere fedeli a una scelta che, diciamolo, non è sempre tutta rose e fiori. Si tratta di un passo da non trascurare.

6 Dieta corretta. Sarà necessario assicurare al vostro organismo l’assunzione di tutti i nutrimenti di cui ha bisogno (in primis gli amminoacidi essenziali nella corretta proporzione) ed eventualmente implementare la dieta con degli integratori (fondamentalmente olio di semi di lino per gli omega3 e integratori di B12 e D). Su questo argomento consiglio il libro Veg Pyramid di Luciana Baroni, che propone una serie di menu settimali diversificati in base al fabbisogno calorico.

7 Incontrare persone che condividono la vostra scelta. Last but not least. Perché le persone sono la sostanza vivente di ogni cultura e tradizione, sono la fonte reale di idee, ricette, proposte. E sono un esempio: esse dimostrano, in carne ed ossa, che essere vegani è possibile e bello… E potranno forse anche darvi qualche consiglio su come diventare vegani che a noi e sfuggito…

In ogni caso il consiglio d’obbligo è… Keep calm!

 

Il libro che sfida molte delle nostre certezze sulla corretta alimentazione si intitola “The China Study”, scritto dal biochimico statunitense T. Colin Campbell. Si tratta di un testo divulgativo, edito in Italia da Macro Edizioni, che espone i risultati di diversi studi sul legame tra l’alimentazione e l’insorgenza di alcune malattie cosiddette “del benessere”. L’autore considera particolarmente due lavori da lui condotti: il primo è un’indagine sugli effetti cancerogeni dell’assunzione di caseina nei ratti; il secondo è lo studio che tiene a battesimo il libro: the China Study, pietra miliare della scienza dietetica almeno per due ragioni. Per l’imponente mole di dati raccolti e per l’uso di un tipo molto prezioso di soggetti sperimentali: rarissimi esemplari di homo sapiens sapiens.

L’antefatto di questo “gran prix dell’epidemiologia”, come l’ha definito The New York Times, è una ricerca che illustra i diversi tassi di mortalità per cancro in 2400 contee cinesi. L’intento dei ricercatori diretti da Campbell è stato di sovrapporre a un “atlante del cancro” di questo tipo, una carta geografica delle abitudini alimentari nelle varie zone della Cina, per scoprire le corrispondenze tra la diversità delle diete e la geografia delle malattie. Il risultato? Un’importante correlazione statistica tra tassi di mortalità per cancro, livelli di colesterolo nel sangue dei soggetti e consumo di proteine animali. Lo studio rivela, in sostanza, che consumare anche un basso quantitativo di proteine di origine animale ha effetti dannosi sulla salute.

Le indagini di Campbell rimangono comunque controverse. The China Study, per esempio, mette in relazione il colesterolo, e non direttamente le proteine animali, con l’aumento di una serie di malattie. E’ l’altro lavoro di Campbell, quello sui ratti, a mettere in relazione ortogonale l’assunzione di proteine con l’insorgenza del cancro. Ma questo studio ha almeno due punti deboli. Primo: viene somministrata alle cavie esclusivamente la caseina, la quale è soltanto una delle tante proteine animali di cui ci nutriamo. Secondo: l’esperimento è condotto su animali, cosa che ne abbassa il valore non solo dal punto di vista etico ma anche scientifico. Ciò che vale per i ratti potrebbe infatti non valere per gli uomini.

Ci farà comunque bene leggere le 350 pagine di questo libro.The China Study è un lavoro scientifico, ma è anche una lettura stimolante, che ricorda come trent’anni di ricerca contro il cancro non abbiano dato risultati apprezzabili. La scienza medica infatti è troppo spesso impegnata a inseguire i sintomi, dimenticando che le patologie più pericolose sono puntualmente legate a una cattiva dieta. Il libro invita quindi a un rapporto critico nei confronti dell’informazione scientifica, per non rimanere vittime delle notizie casuali e parziali che ci circondano; come quella diffusa dalla CBS di un potente cancerogeno usato nell’industria delle mele, al seguito della quale sembra che una donna abbia “chiamato la polizia territoriale chiedendo di inseguire uno scuolabus per confiscare la mela del figlio”. Parossismi di casa nella confusione che regna nelle nostre menti in tema di alimentazione. Il libro ci aiuterà a fare un po’ di chiarezza.

The China Study
T.Colin Campbell PhD – Thomas M. Campbell II
Macro Edizioni
Euro 20,00

Webinar Dieta Vegana e Vegetariana

    Il webinar sulla dieta Vegana e Vegetariana è rivolto a tutti coloro che hanno a cuore la propria salute e vogliono fare del mangiar sano uno stile di vita. Non è necessario avere seguito altri corsi in merito o essere vegani o vegetariani, la salute è una bene a cui tutti dovrebbero avere accesso.Troviamo assieme le risposte ai nostri dubbi e impariamo ad alimentarci con gusto e in maniera salutare seguiti dall’esperienza e dalla conoscenza della Dott.sa Paola Stella e mettiamo tutto in pratica con l’aiuto dello chef Martino Beria.

Quando: 24-25-26 Novembre 2014
A che ora: dalle 18:00 alle 19:30

Programma del corso:

  • (24 Novembre) PROTEINE E VITAMINA B12 NELLA DIETA VEGANA E VEGETARIANA – Affronteremo in questa lezione due temi caldi che da sempre preoccupano vegetariani e vegani: proteine e vitamina b12. Insieme alla dottoressa Stella, sfateremo il mito secondo cui i vegetariani e ancor più i vegani non possono assumere proteine e vitamina b12 e andremo a individuare quali alimenti non possono mancare in una dieta completa ed equilibrata.
  • (25 Novembre) LA DIETA VEGANA E VEGETARIANA DALLO SVEZZAMENTO ALL’ADOLESCENZA – Oggigiorno sono sempre di più i genitori che scelgono per i proprio figli una dieta sana, naturale e che non contenga derivati animali. La dottoressa Stella ci aiuterà a comprendere come sia possibile una dieta vegetariana e vegana dall’età dello svezzamento fino all’adolescenza e quali siano gli accorgimenti necessari per percorrere questo cammino assieme ai nostri cuccioli.
  • (26 Novembre) CUCINARE VEG TUTTI I GIORNI: QUELLO CHE NON PUO’ MANCARE IN UNA CUCINA VEG! – La terza lezione del nostro corso vede lo chef Martino Beria, alle prese con pappette per bebè, “omogeneizzati” naturali e cibi appetitosi e divertenti per bambini e adolescenti, dandovi idee e spunti creativi per ricette genuine, complete e tutte gustosamente veg!

DOCENTI

Dott.ssa Paola Stella

Dietista diplomata presso l’Università degli studi di Padova. Approfondisce la sua formazione seguendo corsi e master inerenti l’alimentazione dello sportivo, la nutrizione pediatrica. Recentemente ottiene il diploma di Master Universitario in “Alimentazione e Dietetica Vegetariana” presso Università degli Studi delle Marche.Esercita la sua professione impartendo lezioni di educazione alimentare, nell’ambito dell’istruzione scolastica, di corsi di formazione privati, di gruppi di autoaiuto presso l’ASL (Schio, VI), parallelamente all’adempimento del suo ruolo di dietista nell’impostazione di una sana e corretta alimentazione presso palestre, erboristerie, istituti di bellezza e studi medici. Collabora, inoltre, con Verdeorobio per serate di divulgazione e da settembre 2014 curerà  la pubblicazione di un notiziario sul sito della SSNV (Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana) in collaborazione con la Dott.ssa Luciana Baroni.

Chef Martino Beria

Chef vegetariano/vegano, fonda nel 2013 il portale Lacucinavegetariana.it, tiene corsi di cucina vegana, si occupa d’informazione nel mondo Veg, lavora come chef a domicilio, food photographer e consulente per ristoranti. Studia Scienze e Cultura della Gastronomia e della Ristorazione presso l’università di Padova, in modo da avere e dare una visione umanistico-scientifica del Food a tutto tondo.

Costo del corso: La quota d’iscrizione è di 120€ (100€ entro il 01/11/2014 incluso via bonifico). La quota andrà versata tramite Bonifico o via Paypal.




FAQ: Se avete ancora dubbi o curiosità sui nostri webinar, vi consigliamo di leggere le FAQ o scriverci all’indirizzo info@lacucinavegetariana.it.

Inviare all’email info@lacucinavegetariana.it gli estremi del bonifico effettuato.

Per informazioni ed iscrizioni:
www.lacucinavegetariana.it
info@lacucinavegetariana.it
cell. 3772643170

La classifica delle FAQ per vegetariani! La classifica delle domande più fastidiose a cui i vegetariani devono rispondere!

Da un giorno all’altro amici, parenti e colleghi si sono messi a discutere, questionare e analizzare attentamente la vostra dieta. Ad un certo punto della nostra vita, abbiamo cominciato a dover rendere conto agli altri del nostro apporto proteico, della nostra etica e della nostra conoscenza del mondo animale. Improvvisamente abbiamo dovuto discutere di argomenti molto specifici come di ecologia, economia e religione con gli stessi amici con cui prima parlavamo delle vacanze, di lavoro o dell’ultimo film visto. E’ capitato poi che, di punto in bianco, quegli stessi amici e conoscenti diventassero esperti nutrizionisti, storici e scienziati. Ma che abbiamo fatto? Che è successo? La risposta è semplice: siamo diventati vegetariani!

Ecco la nostra classifica delle domande più frequenti e fastidiose che un vegetariano si sentirà fare una o più volte al giorno e per le quali dovrà essere in grado di rispondere nella maniera più spensierata e ironica possibile.

1. Ma sei vegetariano perché non ti piace la carne?

Non sempre è una questione di gusti. Molto più spesso si tratta di una consapevolezza maggiore di quel che si compra, mangia e di come funzionano gli allevamenti e la pesca.

2. Però il pesce lo mangi, vero?

No. Anche se non “parlano”, non allattano e non sembrano espressivi come un agnello o un maiale, anche i pesci, i molluschi e i crostacei sono essere viventi che soffrono quando vengono pescati e uccisi. Molti tipi di pesce, come aragoste, granchi e polipi, vengono cotti ancora vivi.

3. Nemmeno tonno e prosciutto?

No. Le scatolette di tonno sono pesce (non crescono sugli alberi) e il prosciutto si produce dalla carne di maiale.

4. Ma allora le proteine dove le trovi?

I vegetali e i legumi, a parità di peso, contengono una percentuale molto più alta di proteine della carne. Basta informarsi un po’!

5. E come fai ad andare a mangiare fuori?

Purtroppo questo è un tasto dolente. Mangiare fuori casa non è sempre semplice soprattutto se si è invitati a matrimoni, banchetti o conferenze. Di solito, si fa quel che si può chiedendo un’alternativa in linea con le nostre scelte.

6. L’uomo è onnivoro per cui per sua natura deve mangiare la carne!

L’uomo ha cominciato a mangiare gli animali perché aveva fame, quindi è diventato onnivoro per potersi sfamare e sopravvivere. Questa sua natura non carnivora è dimostrata dalla forma del suo intestino (simile a quello degli erbivori) e dalla sua dentatura (con canini molto più piccoli rispetto a quelli di un leone o di una tigre).

7. Gli animali da allevamento sono nati per essere mangiati!

Gli animali d’allevamento non sono nati per essere mangiati, ma piuttosto sono stati fatti nascere per essere mangiati. Non si sono costruiti gli stabilimenti e le gabbie in cui vivono e non muoiono naturalmente dopo uno o due anni oppure dopo alcuni mesi.

8. Non ti senti debole e fiacco?

Non direi! I vegetariani, come tutti del resto, devono seguire una dieta varia ed equilibrata. Detto questo, per sentirci energici bisogna innanzitutto praticare attività fisica, mangiare sano e limitare al massimo lo stress. In più, non mangiando carne evitate di sottoporre il vostro corpo a una digestione che dura dalle quattro alle 6 ore! Quella sì che è una faticaccia!

9. Ti dà fastidio se mangio carne vicino a te?

Raramente un vegetariano di sua spontanea volontà si allontanerà da un amico che mangia un petto di pollo. Decidere cosa si preferisce mangiare è una scelta personale, e come tale va rispettata, ma non c’é nessun bisogno di sentirsi in colpa!

…e voi?

E voi? Vi ritrovate in questa classifica? Quali sono le domande o le affermazioni con cui avete più avuto a che fare? Fatecelo sapere, lasciando un commento qui sotto!

Intanto, invitiamo tutti a godere del piacere del cibo sano, equo ed etico, un tipo di cibo che fa bene a tutti e male a nessuno!

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Il maqui, la bacca che arriva dall’altro mondo

La Patagonia è una terra che offre un’infinità di sorprese ad ogni sguardo. Tra le sue estensioni prende vita anche il maqui, una bacca ricca di proprietà.

L’albero del maqui

Diffuso in Cile e Argentina, l’albero del maqui può raggiungere i cinque metri di altezza. Esso cresce spontaneamente nella vegetazione della Patagonia, ma anche nelle zone disboscate o incendiate. La pianta sempreverde fiorisce tra settembre e novembre (mesi primaverili nell’emisfero australe), e i suoi frutti si possono raccoglie tra dicembre e marzo. Questi ultimi sono delle bacche, dolci e succose, grandi come un’oliva; il loro colore blu scuro è dovuto alla pigmentazione di una tipologia di polifenoli in esse contenuti.

Polifenoli e azione antiossidante

I Mapuche, abitanti del Cile meridionale, sono l’unico popolo indigeno a non essere mai stato sottomesso dai conquistatori europei. Si narra che ciò fu possibile grazie al loro consumo abituale di maqui, che trasformò i mapuche in stoici guerrieri. Altresì, le foglie dell’albero venivano utilizzate per curare i feriti, poiché ricche di proprietà medicali.
Che sia verità o leggenda, ad oggi è assodato che questo frutto possiede numerose particolarità benefiche per diversi aspetti.

Sistema immunitario e azione antinfiammatoria

La delfinidina, una tipologia di polifenolo, possiede un’azione antiinfiammatoria, riducendo il rischio di sviluppare malattie degenerative. Essa stimola il sistema immunitario, sviluppando capacità antibatteriche, analgesiche e febbrifughe.

Vista e capelli

L’assunzione di Maqui riduce il danno indotto dalla luce alla retina. Svolge inoltre un’azione utile per contrastare la degenerazione maculare dovuta all’invecchiamento.
Gli antociani, invece, favoriscono la crescita dei capelli nei soggetti che presentano disturbi al bulbo capillifero.

Riduzione della stanchezza

Il maqui è un frutto indicato alle persone che svolgono importanti prestazioni intellettive, poiché riduce il livello di stanchezza e affaticamento.

Dove trovarlo

L’industria farmaceutica ha introdotto nel mercato numerosi integratori a base di maqui.
Tuttavia, il nostro consiglio per avere un prodotto naturalmente integro è di procurarselo chiedendo al fruttivendolo di fiducia o di acquistare il succo di maqui. Consumare il frutto di maqui sottoforma di succo, ci consente di reperirlo molto più facilmente rispetto al frutto fresco e di usufruire di un prodotto gustoso e sanissimo, che mantiene tutte le proprietà organolettiche del maqui appena raccolto.

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Fagioli Azuki: buona fortuna e tanta salute!

Il fagiolo Azuki, il cui nome latino è vigna angularis, è una leguminosa. Nonostante lo si chiami spesso “soia rossa”, l’appartenenza alla famiglia delle leguminose è l’unico aspetto in comune fra questi fagioli e la soia. È conosciuto anche come il “re dei fagioli” e questa volta il nome
risulta più appropriato, viste le sue caratteristiche.

Origine e aspetto

I fagioli Azuki arrivano da lontano, in tutti i sensi. Le prime notizie riguardo la loro coltivazione risalgono addirittura all’anno Mille, in Cina e in Corea. Ancora oggi, si coltivano principalmente in Cina e Giappone e in Oriente sono al secondo posto dei legumi più consumati dopo la soia.
I fagioli Azuki crescono su piccoli arbusti, alti dai 30 ai 90 cm, i cui frutti sono baccelli lunghi fino a 10 cm. I semi sono simili ai fagioli, sebbene più piccoli, e i più comuni sono di colore rosso con una linea bianca vicino all’occhio, tuttavia esistono anche la varietà gialla, verde o bruna.

Proprietà

Anche se non sono molto conosciuti in Italia, ci sono buone ragioni per farli entrare nelle nostre cucine, infatti, hanno importanti proprietà nutrizionali e sono dei veri e propri alleati di reni, ossa, cervello, fegato e sistema immunitario.
Sono ricchi di proteine, ferro, potassio e magnesio, contengono anche manganese, zinco, vitamine B1, B2, B3 e B6 e un buon quantitativo di acido folico.
Sono una fonte di molibdeno, un oligonutriente fondamentale per la formazione di un enzima del fegato e, essendo ricchi di fibre, aiutano la diuresi e quindi la depurazione del nostro organismo.
Sono più digeribili di altri alimenti della stessa famiglia e contribuiscono alla salute di ossa, cervello e sistema immunitario grazie alla presenza di isoflavoni e fitoestrogeni.
Sono poveri di grassi e zuccheri e sono consigliati a tutti, ma sono soprattutto importanti per chi non mangia carne o chi soffre di anemia, per la presenza di ferro.

Conservazione e usi

Vanno conservati in luogo fresco e asciutto, se li acquistate secchi è bene chiuderli in una scatola a chiusura ermetica.
Prima di essere cucinati, vanno messi a bagno per almeno 6/8 ore in acqua fredda. Nella tradizione giapponese, si mettono in ammollo con dell’Alga Kombu, che poi viene conservata anche nella cottura. In seguito, dopo averli scolati, si cuociono in acqua bollente con l’alga Kombu (senza aggiungere sale) per 30/40 minuti. Una volta cotti, si possono usare per zuppe assieme a riso o altri cereali, si possono mettere freddi nell’insalata, o si possono mangiare anche come polpettine. Infine, sono buoni anche così come sono conditi con olio e sale o con salsa di soia. Il loro sapore dolce, simile alle castagne o alle patate dolci, li rende ottimi anche per la creazione di dolci e marmellate.
Attenzione: l’acqua che si usa per tenere in ammollo i fagioli è ricca di sali minerali e vitamine, quindi non buttatela! La potete bere (se vi piace il sapore!) o usare per annaffiare le piante.

Insomma, questi fagioli Azuki sono una miniera di benessere e in Cina e Giappone sono considerati anche dei portafortuna!
Apriamo la nostra casa a un po’ di fortuna allora!

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Sportivi vegetariani e vegani… si può eccome!

Spesso si pensa che un qualsiasi sportivo, dall’occasionale che và a correre una volta al mese a quello che pratica agonismo ad alti livelli, necessiti, soprattutto, di magiare molta carne, preferibilmente rossa.
Ecco che, se anche voi la pensate a questo modo, siete caduti nel cliché che attanaglia moltissime persone. Infatti, uno sportivo, ha principalmente bisogno di energia, e la carne, di qualsiasi tipo, non fornisce quella necessaria a questo bisogno. Certo, contiene un alto contenuto di ferro, ma anche i legumi non sono da meno per quanto riguarda il contenuto di quest’importantissima sostanza.

Cosa mangiano i campioni veg?

Il primo cibo che uno sportivo vorrebbe vedere sulla sua tavola sono, infatti, i carboidrati: questi sono il principale carburante e consentono, a chi li consuma, di avere energia a lungo termine, tutti i cereali, meglio se integrali, sono portatori di energia allo stato puro: dal grano all’avena, dal kamut, al riso.
Altri alimenti che non devono mancare in una dieta dello sportivo vegetariano o vegano sono: la frutta, fonte inespugnabile di vitamina C; verdure di colore rosso, arancione e giallo unite a verdure a foglia verde (se poi sono a foglia verde scuro saranno ancor più ricche di ferro, calcio e fibre); grassi, quali olio d’oliva e di semi e frutta secca. È infatti doveroso ricordare che i grassi, soprattutto se mangiati poco prima di una gara, determinano una maggior prestazione poiché forniscono energia immediata al nostro corpo.
Ogni dieta deve comunque essere calibrata per il tipo di sport, il sesso dello sportivo, la mole degli allenamenti, ma non è mai sconsigliato non mangiare carne, anzi! Per sport di resistenza una dieta vegana è addirittura raccomandata!

Atleti Veg

Nell’antica Olimpia, poi, i maratoneti ed i lottatori erano vegani ed il loro doping erano le mandorle secche; gli atleti che non mangiano carne rimangono poi sulla cresta dell’onda mediamente più degli altri, questo perché il loro metabolismo e la loro salute aiuta a raggiungere alti livelli ed a mantenerli.
Tra gli atleti vegetariani e vegani più straordinari che si siano mai succeduti sui podi vanno di certo ricordati personaggi come Dave Scott ( Iron man, campione di triathlon) e Anthony Peeler (campione del basket americano), Martina Navratilova (tennista), Debbi Lawrence (maratoneta), Frank Medrano (body-builder), Pam Boteler (canoista). Tra gli italiani possiamo citare Manuela di Centa (sci di fondo) ed Enzo Maiorca (più volte record di immersione in apnea).

Con questa lunga lista di atleti che hanno cavalcato l’onda per moltissimo tempo possiamo dire che non serve nutrirsi principalmente di carne per essere degli ottimi atleti, anzi. Ciascuno rispecchia ciò che mangia e mangiare sano, incanalando le proprie energie per seguire una passione, aiuta, anche chi ha un grande sogno sportivo, a realizzarlo!

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Recipes

La ricetta della pasta risottata con zucca e funghi shiitake

Questa è una di quelle ricette che si fa una volta, si mangia di gusto e poi non si vede l’ora di prepararla di nuovo. Adoriamo come questa pasta risottata di zucca, funghi e verza sia il primo ideale per quei giorni in cui non abbiamo molta voglia di sporcare troppe pentole ma allo stesso tempo vogliamo mangiare qualcosa di più particolare della solita pasta con il sugo.

Pasta invernale vegana: la ricetta in una sola pentola

Cucinare con una sola pentola è divertente, ecologico e certamente molto comodo. E’ bello divertirsi in cucina, preparare mille cose prelibate, è sicuramente meno piacevole però caricare la lavastoviglie o, peggio, lavare tutti i piatti! Non tutte le ricette si prestano a questa modalità di cottura, ma nel caso di questa pasta preparata a mo’ di risotto, il successo è più che assicurato.
Cuocere la pasta assieme agli ingredienti che la condiranno, invece di preparare pasta e sugo separatamente, ci consente di ottenere un piatto cremoso, ben amalgamato ed esaltare il sapore di ogni ingrediente mantenendo l’armonia dell’insieme.
In più, bisogna dire che utilizzare i funghi shiitake freschi in questo piatto così apparentemente tradizionale, non solo dà carattere al piatto ma fa scoprire un modo di impiegare gli shiitake al di fuori della cucina etnica.

Nella nostra video ricetta vedrai come prepararla passo passo:

Primi piatti vegani per ogni occasione

Se siete in cerca di una ricetta per un primo piatto invernale, trovate tutti gli ingredienti che vi servono per realizzare questa ricetta della pasta risottata e preparate le vostre papille gustative a far festa! Questa pasta è davvero straordinaria e si addice a ogni palato e a ogni occasione. Che sia un pranzo in famiglia, una cena per due o con tanti amici, che siate da soli… la spazzolerete via dal piatto!

Frittata vegan

La farina di ceci è un ottimo sostituto di quella di frumento ed adatta ai celiaci perchè priva di glutine. Ricca di minerali come calcio, fosforo e ferro e di proteine vegetali, è secondo me un alimento che non può mancare in una cucina vegana.
Ho voluto preparare per voi questa favolosa frittata vegan, fatta con amore e tanti ingredienti sani e gustosi!.

Riso Venere con Verdure spadellate

Una delle ricette vegetariane con il riso venere che più ci soddisfa è sicuramente questo coloratissimo riso Venere con verdure spadellate! Un piatto completo e saziante grazie alla presenza di tutti i nutrienti di cui il nostro corpo ha bisogno: i carboidrati sani del riso Venere integrale, le fibre e le vitamine delle verdure e le proteine che troviamo nei semi di canapa. Ottimo sia freddo sia caldo, praticissimo da portare in ufficio per la pausa pranzo con il rischio di far venire l’acquolina in bocca a tutti!

Crocchette di Okara e Zucca

Guardate queste crocchette di okara e zucca, non vi viene subito fame?
Se avete provato a fare il tofu o il latte di soia in casa, avrete sicuramente avuto a che fare con l’okara, il residuo dei fagioli di soia. L’okara, essendo un prodotto ricchisimo di proteine e molto versatile, non va assolutamente buttato e si presta a tantissime preparazioni come queste golosissime crocchette con zucca profumate al rosmarino. Realizzare queste crocchette di okara e zucca è davvero semplice, vi consente di preparare un aperitivo veg eccezionale o un gustoso secondo, utilizzando degli “scarti” che altrimenti finirebbero nella spazzatura!

Come fare il Gomasio in casa

Ecco una preparazione facile e molto molto utile: il gomasio! Il gomasio è un condimento giapponese a base di sesamo e sale (goma=sesamo, shio=sale), ideale per condire tofu, seitan, riso e insalate. Il gomasio è ideale se desiderate insaporire un piatto senza salarlo eccessivamente, conferendogli allo stesso tempo un aroma tostato molto piacevole! Per questo è consigliato per chi segue una dieta a basso contenuto di sodio e per tutti quelli che soffrono di ipertensione.

Tofu fatto in casa – guida pratica

Il tofu è un alimento di origine cinese anche se lo si trova molto diffuso in tutto l’Oriente. Viene anche detto “formaggio” di soia perchè si ricava cagliando il latte ottenuto dalla spremitura dei fagioli di soia. E’ un alimento ricco di proteine vegetali, ha un notevole apporto di calcio ed è molto digeribile: per questo il tofu viene molto consumato nelle diete vegane e vegetariane. Lo possiamo vedere abbinato a verdure, fritto o utilizzato nelle zuppe. Può essere molto utile per la realizzazione di impasti o per ricette di pasticceria vegan. Ecco per voi la nostra guida pratica per preparare il tofu fatto in casa!

Come fare il tofu fatto in casa?

Vediamo in questa breve guida pratica come autoprodurre il tofu fatto in casa! Alimento versatile e ostico, il tofu è ottimo come sostituto proteico in una dieta vegana.

Millefoglie Vegan con crema di goji e kumquat

Regina delle golosità questa splendida millefoglie vegan con crema di goji e kumquat che abbiamo ideato per festeggiare il Natale, utilizzando le preziose bacche di goji e un frutto di stagione buono e simpatico, il kumquat, detto anche mandarino cinese. La scelta di goji e kumquat non è casuale: i due frutti infatti condividono l’origine asiatica e donano al dessert un carattere orientale rivisitando un classico della pasticceria, la torta millefoglie. La sfoglia fatta di pasta fillo, resa croccante in forno, sposa perfettamente la dolcezza delle creme e la freschezza dei frutti in un’esplosione di sapore!

Spiedini di seitan alla piastra

Volevamo creare un piatto veloce, facile e mmm… gustosissimo! Gli spiedini di seitan alla piastra abbinano la freschezza delle verdure con il sapore amabile del seitan al naturale in un formato che piacerà sicuramente anche ai bambini! Se poi provate a farli con il seitan fatto in casa, il sapore lo deciderete voi!
Attenzione: creano dipendenza!

Insalata Autunnale

Un’insalata autunnale è proprio quello che ci vuole per iniziare un pranzo o una cena con un antipasto sfizioso e delicato. Lo sapevate che un’ottima abitudine alimentare è iniziare il pasto con della verdura fresca? Questa insalata autunnale è perfetta come entrée, un mix delicato di frutta e verdura che stupirà il vostro palato e i vostri occhi in questi simpatici contenitori fatti con la mela rossa!

Seitan con le alghe

Il seitan è un alimento davvero versatile, il seitan con le alghe, per esempio è un secondo piatto o un piatto unico davvero completo perché abbina le proprietà delle alghe al caldo sapore del seitan!
Potete accompagnare questo piatto un po’ di riso al vapore un altro tipo di cereale come il farro! Una vera bontà!