Articoli

Come utilizzare i ciuffi di carote

Molte volte li buttiamo automaticamente, altre volte non ci accorgiamo nemmeno della loro presenza perché quando siamo al negozio, qualcuno ha già pensato di sbarazzarsene al posto nostro: sto parlando dei ciuffi di carote!

Anche Bugs Bunny li scarta dopo aver sgranocchiato la sua carota, ma in realtà le foglie di carote sono commestibili e decisamente buone! Al contrario di quanto si pensava un tempo, non sono assolutamente velenose, ma continuano a essere ignorate come ingrediente utile in cucina non solo da noi comuni mortali ma anche dagli chef più rinomati.

Possono essere utilizzate come si impiega il prezzemolo per insaporire i piatti o arricchire di sostanza o colore un’insalata, ma si prestano anche a molte altre ricette gustose e interessanti, come zuppe, frittate o torte salate.

Riguardo al loro contenuto nutrizionale, le foglie di carote sono ricche di potassio, clorofilla, vitamine e minerali! Quindi, perché buttarle?

Per impedire che appassiscano, basta tagliare via i ciuffetti dalla carota e riporli in un vaso con dell’acqua come fossero un bel mazzetto di fiori o di erbette aromatiche. In questo modo, resisteranno qualche giorno dalla recisione e li potrete usare per le vostre ricette!
Ecco un’altra idea per recuperare un alimento ottimo e prezioso che di solito buttiamo!

Seguici su facebook, twitter, pinterest

Le alghe in cucina

Le alghe hanno proprietà disintossicanti utili al fegato e ai reni, aiutano la digestione, grazie alla presenza di acidi grassi hanno una funzione antinfiammatoria e possono considerarsi perfino un alimento dimagrante dato che stimolano l’attività della tiroide accelerando il nostro metabolismo.

Alga Dulse:

È un alga dal color rosso/violaceo, molto ricca di ferro, potassio, magnesio, fosforo, sodio e iodio e di vitamine (C, B6, A). Contiene anche la lisina che favorisce le funzioni gastriche e digestive. Ottima contro lo stress e per il suo elevato contenuto proteico.

Alga Hijiki:

È un alga di color scuro quasi nero, ricchissima di minerali (34%) usata dalle donne in Giappone per rinforzare capelli e unghie data l’alto contenuto di calcio. Contiene anche ferro, potassio, iodio, fosforo e vitamine A, B1 e B2. Favorisce la circolazione e regola la pressione sanguigna.

Alga Kombu:

È un ottimo depurativo intestinale e un toccasana in caso di malattie degenerative, vascolari, polmonari e artriti. Regola la pressione sanguigna e l’apparato digerente. Contiene ferro, magnesio, iodio e vitamine del gruppo A, B e C. Ha, inoltre, come particolarità quella di ammorbidire la fibra degli altri alimenti come quella dei legumi.

Alga Nori:

Ha un elevato contenuto di proteine (30%), di vitamina C (una volta e mezza la quantità di vitamina C contenuta in un’arancia) e di minerali. Molto valida in diete per ipertesi, per la bassa quantità di sodio e iodio. Dal sapore delicato e leggermente tostato è prevalentemente usata nel sushi, ma è anche un ottimo condimento per insalate e verdure.

Alga Wakame:

È ricca di magnesio e ferro, in più, contiene vitamine del gruppo C e B. Ha un effetto disintossicante sull’organisimo e, come l’alga Kombu, rende più teneri i legumi in cottura, rendendoli così anche più digeribili.

Provate a aggiungere qualche alga nei vostri piatti (nelle insalate, nel brodo di verdure, nelle zuppe, nei cereali, ecc) e godete dei benefici che queste insalate di mare portano al nostro organismo, badando bene a non esagerare…diciamo che vanno consumate in quantità moderate al massimo due o tre volte a settimana. Particolare attenzione va portata, a seconda delle proprietà specifiche di ogni alga, se si soffre di ipertiroidismo.

Seguici su facebook, twitter, pinterest

Il valore biologico della soia

Non si sente spesso parlare della soia, da molti additata come alimento eccessivamente ricco di grassi e che può nuocere alla salute; proviamo con questo breve articolo a farla conoscere meglio, soprattutto per le qualità benefiche che può apportare, sia da un punto di vista nutrizionale che salutistico.

Il suo nome scientifico è Glycine Max, è una leguminosa primaverile-estiva, originaria dell’Asia e che da noi in Europa si è diffusa dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

È un prodotto squisitamente biologico, ottenuto con una tecnica colturale quasi del tutto estranea a prodotti chimici, e quei pochi che vengono utilizzati sono di origine organica e non sintetica. È ricca di grassi, è vero, ma di quelli che fanno bene, ovvero quelli insaturi, che prevengono molte patologie sia circolatorie che cardiache e, per le donne, i classici e fastidiosi disturbi che sorgono con l’avvicinarsi della menopausa. Inoltre è molta ricca di proteine ad alto valore biologico, in particolare di costituenti proteici amminoacidici(lisina e triptofano) che il nostro corpo non è in grado di sintetizzare naturalmente, ma che sono di vitale importanza per la nostra salute.

Da ricordare che la sua assunzione agisce come deterrente biologico e naturale per la riduzione del colesterolo.

La soia negli ultimi anni è stata scelta dall’industria alimentare come elemento principe da cui partire per ottenere, con poche e semplici operazioni fisiche, tantissimi alimenti buoni e genuini come il latte di soia, da cui a sua volta derivano il gelato, lo yogurt ed i formaggi, come il noto tofu dalla forma rettangolare che si può benissimo abbinare con molte verdure per portare in tavola piatti leggeri, biologici e nutrizionalmente validi.

Ovviamente esiste anche la farina di soia, che si può aggiungere a quella di frumento per preparare il pane ed altri prodotti da forno, come ad esempio i biscotti; basta ricordarsi di attenersi ad una quota del 20% onde evitare qualche piccolo inconveniente sul volume dei prodotti finali.

E non da ultimo il fatto che il latte di soia può essere preso da chi soffre di allergia al latte vaccino; questa allergia non è niente di allarmante, è data dal fatto che qualcuno di noi non riesce a sintetizzare un enzima, la lattasi, che si occupa di sciogliere le catene di zuccheri nel latte: ma soluzioni naturali ce ne sono, come il latte di soia o, per i tradizionalisti del latte, quello di asina o di capra.

Questa leguminosa fa bene anche all’ambiente in quanto non necessita di concimazione azotata, e lascia il terreno rifornito di macroelementi e migliorato da un punto di vista agronomico.

Seguici su facebook, twitter, pinterest

Patata americana, aiutaci tu!

Da bambina, quando andavo a casa di mia nonna e faceva freddo, c’erano due cose che non potevano mancare mai: quattro mele cotte in forno e due patate americane su uno dei piatti col bordino rosso sopra il ripiano della cucina a legna.

Le mele cotte non mi hanno mai creato problemi, la forma era riconoscibile; le patate, invece, le ho sempre guardate con sospetto. La forma era diversa da quella delle patate a cui ero abituata e che raccoglievo nell’orto della nonna, più allungata, la buccia era diversa e pure il nome, la chiamavano patata americana.

Mille e mille domande c’erano nella mia testa, ma mi sembravano tutte banali, sta di fatto che per tutta la mia infanzia ho guardato le patate americane con una sorta di disprezzo e diffidenza e non le ho nemmeno mai assaggiate. Povera me!

La patata americana, naturalmente si chiama così perché proviene dall’America (centrale e meridionale), o batata, non è altro che una patata dolce.

Nonostante le mie paranoie infantili, in realtà è un tesoro per la nostra salute!

Apprezzata per i suoi valori nutrizionali, in Giappone la usano per curare diabete, ipertensione e anemia. Il livello di zuccheri è inferiore del 30% rispetto a quello di una patata bianca tradizionale e la presenza di carotenoidi, pigmenti di arancio e giallo aiuta il corpo a rispondere all’insulina.

La presenza di vitamina C fa sì che le patate americane influenzino in modo positivo i nervi e siano utili per i danni agli occhi, che sono complicanze derivanti dal diabete e ha un effetto positivo anche nella lotta contro le malattie al cuore. Non manca nemmeno la vitamina A, che ci aiuta a tenere sana la pelle e le mucose, e contengono più potassio di una banana. Inoltre, sono consigliate alle signore in gravidanza poiché la presenza di acido folico è buona per la salute del bambino.

Come se non bastasse, la patata americana è ricca di antiossidanti e i suoi benefici non si fermano alla polpa. Anche la buccia di batata nasconde dei pregi. Il caiapo, un estratto della buccia, ha effetti positivi sulla riduzione del colesterolo, la glicemia basale e l’emoglobina glicata; un generale toccasana per la salute.

Infine, la patata americana è anche un buon antistress!

Forse è meglio che cominci a rifarmi degli anni persi. Comincia l’autunno, bentornata patata americana!

Seguici su facebook, twitter, pinterest

Il miso, il condimento che tutto può

L’oriente non smette mai di stupirci e dalle sue antiche tradizioni, ormai condivise con l’occidente, arriva il miso, speciale condimento derivante dalla fermentazione dei fagioli di soia, immancabile anche sulle tavole degli imperatori di tutto il sol levante.

Il nostro piccolo fagiolo di soia giallo, lavorato e fermentato con tecniche ed enzimi diversi, porta sempre grandi risultati. Ed è così che dopo aver fatto cuocere i fagioli, viene aggiunto un fungo, o per meglio dire una muffa, che avvia la fermentazione all’interno di grandi barili di cedro, che può durare anche 24 mesi. Maggiore è il periodo di fermentazione e più pregiato sarà il miso che ne deriverà. Ai fagioli di soglia possono essere uniti anche cereali, come l’orzo e il riso, dando origine ad altre varianti del miso fatto con i soli fagioli di soia. Normalmente il miso di sola soia, è quello che richiede una fermentazione più lunga, anche fino a due anni.

Che l’oriente sia culla di ultracentenari non è un mistero e tra i segreti di tanta longevità troviamo anche il miso.

Infatti il nostro condimento orientale ha un alto contenuto di potassio, magnesio e calcio, che prevengono e contrastano l’insorgere di episodi di ipertensione.

Con gli enzimi generati durante la fermentazione, il miso facilita il processo digestivo, mantiene in equilibrio i livelli dello zucchero nel sangue, pulisce in maniera accurata l’intestino e rinvigorisce la flora batterica.

Ma le sane qualità alimentari del miso non finiscono qui, perché ha un forte potere alcalinizzante, il che lo rende ideale a chi ha una dieta basata su grassi animali e il colesterolo alto. Inoltre il suo alto potere alcalino contrasta la presenza dei radicali liberi, complici dell’invecchiamento cutaneo.

Il miso è ormai presente in diverse varietà e marche in tutti i negozi biologici. E’ opportuno acquistarlo non pastorizzato e di origine biologica.

Il suo utilizzo in cucina è pressoché simile a quello di un classico dado, con l’accortezza di aggiungerlo a fine cottura, perché l’alta temperatura lo priva delle infinite proprietà salutari, elencate fino ad ora.

Se volete provare la bontà del miso, suggerisco come primo piatto la famosa zuppa di miso, che durante i freddi inverni è un ottimo supporto contro raffreddori e malanni di stagione. La sua preparazione è semplice e non richiede lunghi tempi di cottura. E’ sufficiente mettere in abbondante acqua una cipolla tagliata fine, delle verdure verdi a foglia (cavolo cappuccio o verza) tagliate anch’esse finemente, pochi centimetri di alga wakame (alga molto diffusa nella cucina orientale) e circa mezzo cucchiaino di miso a persona, da stemperare direttamente sul piatto, una volta versata la zuppa.

Il miso per quanto possa essere classificato come condimento è molto ben lontano dal condire e basta. E’ un concentrato di forza e nutrimento che nasce dalla sinergia del fagiolo di soia giallo e un fungo/muffa che ne genera la fermentazione.

Lasciamo andare vecchi e ormai obsoleti luoghi comuni, nei quali è ancora la carne a ricoprire il primato di nutriente. Qui, a ben vedere, un grande nutrimento deriva da un piccolo fagiolo giallo. Buon miso a tutti.

Provate la ricetta della zuppa di Miso!

Seguici su facebook, twitter, pinterest

Meno pillole, più germogli!

Vogliamo mantenerci sani e in forma facendo il pieno di vitamine e nutrienti essenziali? Strano ma vero non sempre serve fare bottino di integratori, anzi, basta una manciata di germogli!

Un alimento principe che non dovrebbe mai mancare nel nostro piatto sono i miracolosi germogli, vera essenza del mondo vegetale racchiusa in un chicco, il cui valore nutrizionale ha davvero del prodigioso.
Ricchi di proprietà benefiche per il nostro organismo, e considerati già in antichità un cibo dal potere altamente terapeutico, i semi da germoglio, nel loro processo vitale, ci fanno un grande dono: da un lato possiamo osservare la magia della vita e prenderci cura con amore delle piccole e tenere plantule, dall’altro abbiamo a disposizione eccezionali proprietà nutritive.
Sì, perché assumendo quotidianamente queste piccole meraviglie vegetali assicuriamo alle nostre difese un alleato infallibile.
Dobbiamo infatti sapere che durante la fase di germogliazione vi è un aumento degli amminoacidi essenziali, degli oligoelementi e delle vitamine; quest’ultime sono soggette ad una crescita esponenziale, addirittura fino al 370% come accade per la vitamina A.

Esistono numerose varietà di semi, che vanno dai cereali, alle leguminose ed altre specie vegetali come l’erba medica, il basilico, l’aglio, i semi lino, di girasole, di quinoa e molti altri, fatta eccezione per le solanacee ( patata e pomodoro) i cui semi sono tossici.

Per coltivarli servono pochi strumenti: se non disponete di un germogliatore potete servirvi di un piatto fondo in cui mettere in ammollo i semi per una notte, coperti con un panno umido.
Il mattino seguente potrete sciacquarli e ridisporli nel piatto senza acqua, con il panno umido; ripetere l’operazione per 2 volte al giorno per 3-5 giorni. Quando il germogli avranno raggiunto la lunghezza di 4 centimetri circa esporli alla luce per favorire la produzione di clorofilla. Si conservano in frigorifero per una settimana in un barattolo di vetro.

Pronti già dopo 4-5 giorni, sono ottimi da gustare preferibilmente crudi, in insalate, aggiunti a minestre di verdure , frullati, puree, salse e condimenti per primi piatti, pizze fatte in casa e quant’altro la fantasia ci suggerisca.

Seguici su facebook, twitter, pinterest

Lamponi: toccasana per la fertilità

Belli e … buoni! I lamponi, frutti coloratissimi e dal caratteristico sapore dolce-acidulo si possono trovare piuttosto facilmente nelle radure tra i boschi a fine estate e inizio autunno, perciò se amate le passeggiate in montagna, munitevi di un bel cestino capiente e preparatevi a farne una scorpacciata!

Questi succosi frutti di bosco infatti, oltre ad essere molto buoni e a trovare svariati usi in cucina, a quanto pare fanno anche molto bene. Sono noti per gli effetti benefici sulla circolazione del sangue, hanno proprietà diuretiche, depurative e antinfiammatorie, inoltre hanno un basso contenuto di zuccheri tanto da poter essere consumati tranquillamente anche da chi ha problemi di diabete. E se state pensando di avere un bambino … tanto meglio!

Secondo recenti studi infatti, i lamponi oltre alle diverse proprietà già menzionate sarebbero anche un vero e proprio toccasana per la fertilità, tanto per quanto riguarda il mondo maschile che quello femminile. Contengono infatti una rilevante quantità di antiossidanti, vitamina C, magnesio e acido folico elementi fondamentali per la fertilità e contro i rischi della gravidanza.
Per quanto riguarda i futuri papà il magnesio è coinvolto nella produzione del testosterone e la vitamina C interviene a favore della salute degli spermatozoi, all’interno dell’universo femminile invece, già in passato ne veniva consigliato l’uso alle donne in attesa perché la presenza degli antiossidanti riduce il rischio di aborto proteggendo l’embrione, mentre l’acido folico è fondamentale per il corretto sviluppo e il benessere del feto.

Quindi sbizzarritevi pure con il consumo di queste ottime e versatili bacche per semplice golosità o per sfruttarne appieno gli effetti benefici: il rosso lampone potrebbe essere un ottimo tocco di colore per la stanza del vostro bambino!

Seguici su facebook, twitter, pinterest

Riso integrale toccasana gustoso

Il riso integrale è un’opportunità da scoprire o riscoprire per tutti coloro che vogliono nutrirsi in modo sano, fresco e sfizioso, beneficiando delle qualità terapeutiche di questa graminacea, in primis contro l’obesità, ed imparando a conoscere ed apprezzare un elemento della nostra tradizione storica e culinaria.

È un cibo leggero e nutriente, che non appesantisce lo stomaco, e fornisce al contempo energia all’organismo senza apportare fastidiosi accumuli adiposi.

La differenza rispetto al riso bianco brillato che tutti conosciamo, sta nella ridotta lavorazione dal campo alla tavola, andando incontro unicamente alla pulitura e sbramatura ovvero all’asportazione delle glumette che hanno protetto i chicchi sulla pianta, ma mantiene gli strati superficiali delle cariossidi ricchi di fibra, proteine e sali minerali.

La fibra nel riso integrale è fondamentale, in quanto agisce come rimedio naturale alla scarsa motilità intestinale, ma la componente terapeutica di questo cereale si riconosce anche nel fatto che può contrastare anche l’eccessiva motilità, bevendo l’acqua di cottura.

È originario dell’Asia sud-orientale, in particolare Cina, Vietnam e Cambogia, e la sua coltivazione risale al 4000 a.C. Da noi arriva molto più tardi, nel 320 a.C., con Alessandro Magno e le sue spedizioni di conquista in Oriente. Curiosamente le prime piantagioni italiane sono state allestite nell’Italia meridionale, mentre nell’area della pianura Padana arriva solamente sul finire del 1400.

Una sua caratteristica fondamentale è l’assenza di glutine, quindi per le persone che soffrono di celiachia è perfetto per sostituire la pasta è può essere mangiato senza problemi.

La forte presenza di vitamine del gruppo B, K ed E (come l’olio d’oliva), lo rende un prezioso alleato per la cura dei nostri apparati cardio-circolatorio e neurologico.

Perfetto per abbinamenti con verdure crude (carote, pomodori) o cotte (finocchi, piselli), apportando salubrità e sazietà al nostro corpo, oltre che un senso di benessere dal gusto fresco e delizioso di questi piatti. Buon appetito!

Seguici su facebook, twitter, pinterest

Amaranto: dalla natura al piatto

Per ottimizzare una dieta sana ed equilibrata ci viene in aiuto l’amaranto, antico alimento naturalmente privo di glutine e prezioso alleato per la nostra vitalità.

È ormai un dato di fatto che nella nostra società stanno crescendo sempre più patologie legate a disfunzioni digestive e intestinali, soprattutto in relazione al morbo celiaco e alla sensibilità al glutine. Come sempre la soluzione ci viene offerta dalla sapiente natura che ci offre moltissime possibilità di scelta, molto interessanti e diverse rispetto ai tradizionali cereali e derivati, ormai tristemente indigesti a gran parte della popolazione mondiale. Una di queste alternative è l’amaranto, pianta originaria del centro America dai chicchi piccoli e tondeggianti che ricordano i cereali.

Di origine molto antica, coltivato già presso le civiltà precolombiane, il genere Amaranthus vanta moltissime varietà delle quali tre considerate più produttive: il Caudatus, il Cruentus, l’Hypocondryacus.

In origine era molto apprezzato dagli Aztechi, dai Maya e dagli Incas per le sue elevate proprietà nutrizionali, energetiche e curative, tanto che veniva utilizzato anche nella celebrazione di riti religiosi e propiziatori. Questa pianta, come il grano saraceno, la quinoa e la manioca, sebbene assomigli ad un cereale, non lo è poiché non fa parte delle graminacee.

Reintrodotto in commercio sul finire del secolo scorso l’amaranto si contraddistingue per le sue ottime qualità, indispensabili per supportare una dieta priva di glutine, all’insegna della leggerezza e della salute. Ricco di proteine, di lisina e di sali minerali quali ferro, fosforo, calcio e magnesio si presta all’alimentazione di bambini e anziani, nonché nei casi di problemi intestinali e di convalescenza, poiché essendo ricco di fibre favorisce una buona digestione.

Dal sapore deciso e gradevole al palato si abbina con cereali, legumi e verdure per gustose ricette come minestre, polpette, insalate e molto altro.

Seguici su facebook, twitter, pinterest

Fungo shiitake

Il suo nome deriva dalla parola “shii”, che significa “quercia” e dalla parola “take” che significa “fungo”: parliamo del fungo shiitake, fungo dalle origini giapponesi che tutti i puffi e non vorrebbero.

Chi mai direbbe che questo fungo che cresce spontaneo sulle querce del Giappone, porta con se numerosi proprietà, di grande rilevanza per il benessere del corpo umano?

I suoi principi attivi , fibre e minerali, lo rendono ideale per chi conduce una dieta vegana, in quanto è ricco di vitamine delle gamma B, in particolare della B12. Gli si riconoscono proprietà capaci di contenere ed abbassare l’ipertensione arteriosa, grazia alla presenza dell’amminoacido eritadenina, che abbassa il livelli di colesterolo nel sangue. Grazie alla presenza di uno zucchero, la lentinia, il fungo shiitake è un ottimo contrasto naturale per la prevenzione dei radicali liberi, non solo complici dell’invecchiamento, ma anche di infezioni in genere.

Tra gli amminoacidi di più alta concentrazione nel fungo shiitake è la glutammina, elemento essenziale per il buon funzionamento dei muscoli e grande supporto in caso di traumi o operazioni chirurgiche.

Anche la presenza di zinco, rende il fungo shiitake un ottimo alleato per l’attività sessuale, prettamente maschile, in quante ne agevola l’erezione.
Le sue svariate proprietà, lo rendono un alimento immancabile all’interno della propria dieta, sia essa vegetariana che non.

E’ possibile trovarlo presso negozi biologici, non fresco, ma secco, pronto per essere reidratato. Il suo sapore è gradevole e lo si può utilizzare anche all’interno di zuppe, accompagnato da qualche buona alga wakame.

Il fungo shiitake guadagna di diritto un posto d’onore tra le tante scatole della nostra dispensa.

Seguici su facebook, twitter, pinterest