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Il cereale dal chicco d’oro: il miglio

I cereali sono un importante nutrimento per l’uomo. Grazie alla loro coltivazione, numerose civiltà si sono sviluppate nella storia. Oggi vi parleremo del miglio, immeritatamente bistrattato.

Secondo le ipotesi più accreditare, il miglio è originario dell’India. In Italia i primi ritrovamenti risalgono al Neolitico. La coltivazione del miglio non necessita di complesse accortezze. Predilige le zone calde, ed è sensibile agli sbalzi di temperatura. La sua pianta è resistente, tanto da non richiedere l’uso di particolari concimi; può crescere in terreni magri, ed in condizioni di siccità. Grazie alla facilità di coltura, il miglio fu un cereale molto apprezzato dalle antiche popolazioni: sumeri, egizi e romani. Il suo chicco, se correttamente conservato, può restare commestibile per un ventennio. Forte e duraturo, dunque! Esso ha raggiunto la massima popolarità nel Medioevo, poiché veniva utilizzato per sostituire la carne nei periodi di digiuno imposti dalla Chiesa. Con la diffusione del mais, il miglio ha conosciuto il declino. Oggi la sua coltivazione nei paesi occidentali è marginale, e quella sporadica è destinata ai mangimi per uccelli e pollame.

Lo scarso uso del miglio nell’alimentazione umana è un peccato, per innumerevoli ragioni. In primo luogo, se decorticato perfettamente, è privo di glutine, quindi è un alimento ottimo per i celiaci. Questo cereale contiene acido silicico, grande amico di capelli, unghie, pelle e vista; l’assunzione di tale acido è consigliata alle donne in dolce attesa, poiché è un naturale anti abortivo. Il miglio è l’unico cereale alcalinizzante, pertanto facilmente digeribile; ciò lo rende adatto a persone che soffrono di acidità di stomaco. E’ utile durante i periodi di convalescenza e nelle diete della prima infanzia. E’ un valido aiuto nei momenti di grande lavoro intellettuale, per mantenere la concentrazione. Il miglio contiene molti sali minerali importanti per una dieta salutare, e apporta una notevole quantità di vitamine e proteine. E’ un alimento naturalmente ricostituente, consigliato per contrastare anemia, stanchezza, e stress.

Dopo aver elencato le virtù, non ci resta che suggerirvi di cucinarlo. Il miglio ha un sapore dolce, e il dolce piace a tutti! E’ consigliabile sciacquarlo sotto acqua corrente finché questa sia trasparente. La sua preparazione è abbastanza semplice e veloce, in quanto non necessita di essere messo in ammollo. Il miglio può essere cucinato con l’acqua aggiunta gradualmente, può essere unito a minestre e vellutate, aggiunto alla verdure al forno, e si presta alla preparazione di polpette in quanto è un ottimo addensante. Vi consigliamo la nostra ricetta delle polpettine speziate di miglio e melanzane! Sperimentate e fateci sapere!

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Il burro di karitè: la natura ci dona bellezza

Ancora una volta la natura ci dona un prezioso alleato per la nostra salute e cura del nostro corpo: parliamo del burro di karitè delle sue mille virtù e impieghi!

L’origine:

Il karitè è un albero diffuso nell’Africa occidentale. E’ alto una quindicina di metri, e può vivere fino a tre secoli; raggiunge la sua maturità verso i 15 anni, producendo i frutti verso i 25. Le donne africane sono impegnate nella raccolta della noce del karitè da giugno a settembre; la lavorazione consiste nel togliere la polpa, ed essiccare o tostare la noce. Successivamente essa viene macinata, fino a ridursi in una pasta densa. A questa viene aggiunta dell’acqua, e il tutto subisce una lunga manipolazione a mano, fino a raggiungere la coagulazione della parte grassa dell’impasto. Il burro di karitè viene ottenuto dall’azione del calore, che fonde il grasso permettendo l’eliminazione delle impurità.

Non solo virtù cosmetiche:

Grazie al contenuto di vitamine A, B,E, F e di insaponabili, sostanze importanti per la tonicità della pelle ad azione anti-rughe, la dermatologia riconosce al burro di karitè numerosi benefici. Esso può essere usato per lenire eritemi solari, eczemi, ulcerazioni o irritazioni della cute, e per calmare il fastidio dovuto alla pelle screpolata. Il burro di karitè risulta utile su abrasioni e ferite. Il suo impiego è indicato alle donne in gravidanza, per ridurre la formazione delle smagliature; è adatto anche sulle irritazioni da pannolino dei bambini. Ma non è solo “roba da donne”: per i signori uomini può essere usato come dopo barba per le sue ottime proprietà emollienti. Il burro di karitè contiene acido cinnamico, che conferisce una modesta protezione dai raggi UV;considerata la sua consistenza grassa, è efficace contro freddo e vento. Da non sottovalutare infine l’azione anti infiammatoria del burro di karitè, efficace contro dolori muscolari e articolari, quelli legati all’artrite, e per dare sollievo a sinusite e congestioni nasali. Il suo uso aiuta la circolazione. Attenzione però: bisogna avvertire che il burro di karitè può scatenare intolleranza nei soggetti allergici al lattice e alla frutta con guscio.

Buono anche in cucina:

Forse non tutti sanno che il burro di karitè trova un suo uso anche in cucina! Il burro di karitè emana per natura un odore vigoroso, che non tutti apprezzano. Per tale motivo spesso si trova in vendita con l’aggiunta di altre essenze, che ne smorzano l’intensità. Anche al gusto risulta particolarmente aromatico. Il burro di karitè, per i più coraggiosi, può essere usato per sostituire l’olio da tavola. E’ utilizzato assieme al burro di cacao per creare speciali cioccolati, ed è discretamente presente in molte varietà di margarine. In Africa il burro di karitè viene usato come condimento, per friggere frittelle, e per preparare molti altri prodotti destinati al mercato internazionale.

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Proprietà e benefici dell’avena: altro che cibo per cavalli!

Da sempre snobbata perché considerata povera e non alla moda, l’avena, nel corso del tempo si è rivelata una preziosa alleata per la salute tanto da essere soprannominata il “cerale dell’energia”. Ecco quindi come l’avena aiuta il buon funzionamento del nostro corpo da un punto di vista nutrizionale e perfino nel campo della bellezza.

Da sempre l’avena è ritenuto un cereale povero e senza particolari proprietà, per questo motivo nel Medioevo era il cibo prediletto dei cavalieri per i loro cavalli e le popolazioni nordiche erano definite, con una sorta di disprezzo, “mangiatori di avena”. In realtà questa pianta, figlia delle graminacee, è tutt’altro che povera: cereale che riesce a germogliare anche in climi rigidi, è ricco di proteine, possiede un basso contenuto di carboidrati facilmente assimilabili, una maggior quantità di grassi dalle ottime qualità nutrizionali, un buon apporto di sali minerali come ferro, manganese e soprattutto magnesio e calcio, ed un alto numero di vitamine del gruppo B, in particolare di B1.

L’avena, per queste sue caratteristiche essenziali, si pone come alimento sostitutivo centrale di un gran numero di diete: in quella vegana e vegetariana a sostituzione della carne, in una dieta celiaca poiché, se trattata in stabilimenti adatti, l’avena è tollerata in buona misura anche da coloro che devono attenersi a questo particolare tipo di alimentazione. È inoltre adatta alle persone che soffrono di diabete grazie al suo basso indice glicemico e per coloro che tendono ad avere un alto valore del colesterolo poiché questo cereale contribuisce a ridurre il colesterolo LDL.

L’avena, grazie alla sua composizione e alle sue proprietà, è una valida alleata delle difese immunitarie; gli avenantramidi contenuti in essa garantiscono una buona protezione dalle malattie tumorali e dalla proliferazione delle cellule malate. Questa pianta, grazie alle sue molteplici caratteristiche, diventa un alimento determinante nella dieta di sportivi, nei giovani e per chi lavora al freddo. È inoltre di grande aiuto a chi segue diete restrittive dal momento che, grazie al maggior apporto di proteine, si raggiunge presto un senso di sazietà ed aiuta la buona digestione.

Molti non sanno che l’avena è anche un favoloso cibo, oltre che per il nostro organismo, anche per la pelle. Sono ancora poco conosciute le sue proprietà idratanti, lenitive e protettive della cute, anche se utilizzata molto spesso nei prodotti per la cura del corpo. L’avena pertanto è tutt’altro che un cibo per cavalli, ma un alimento per uomini e donne sani e belli!

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Il tè Kombucha: il lato fascinoso dei batteri!

Al gusto risulta una bevanda piacevole e rinfrescante, che ricorda vagamente il siero di mele: di antica provenienza orientale, il tè Kombucha ha la fama di possedere innumerevoli proprietà
benefiche per l’organismo umano.

Le origini

I primi consumi del tè Kombucha risalgono al 250 A.C. in Cina, ma la fama di elisir di lunga vita arrivò qualche tempo dopo, nel 141 A.C. In quell’anno l’imperatore giapponese Inkio guarì dalle sofferenze digestive grazie al medico coreano Kombu, che utilizzò proprio il prezioso Kombucha. Alla fine del Novecento, la curiosità verso il mondo orientale permise la diffusione della bevanda in Russia, per poi proseguire verso l’Europa.

Conosciamolo meglio

Il Kombucha prende vita dalla simbiosi tra lieviti e batteri. Tramite il processo di fermentazione, il lievito trasforma una parte dello zucchero in alcool e anidride carbonica, mentre i microrganismi convertono la restante parte in cellulosa; grazie a quest’ultima si crea un disco (chiamato
comunemente “Fungo del Kombucha”) resistente e gelatinoso. Il fungo vive in una soluzione di tè zuccherato destinata a trasformarsi nella bevanda Kombucha. Se adeguatamente coltivato questo disco si moltiplica costantemente, restando utilizzabile.

Le proprietà

Gli studi più menzionati circa le virtù del Kombucha sono stati condotti in Russia dall’Università di Omsk e in Germania dal Dottor Sklenar, il quale usò il Kombucha per curare diabete, problemi digestivi, reumatismi, e gotta.
I ricercatori hanno relazionato al bere Kombucha benefici riguardo a pelle, vista, artriti e disturbi del sonno; viene inoltre scoraggiata la formazione del cancro, di malattie cardiovascolari, articolari e del fegato, aiutando altresì a perdere peso in eccesso.
Nel mondo accademico svariati esperti, tra cui la dottoressa Williams della British Nutrition Foundation, affermano che non ci sono evidenze scientifiche a conferma delle utilità del tè Kombucha; in aggiunta avvertono che, se riposto in un contenitore di ceramica, può generare sostanze tossiche. In mancanza di tesi assodate, risulta d’obbligo porre molta cautela nell’assunzione, ricordando che effetti benefici per taluni, possono essere molto dannosi per altri. L’invito è pertanto quello di rivolgersi preventivamente al proprio medico.

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Il corbezzolo: proprietà, virtù e utilizzi

Il corbezzolo, o arbutus unedo, è una pianta tipicamente mediterranea, i cui frutti arancioni e rossi cominciano a farsi capolino tra le foglie tra novembre e gennaio. Questo è il momento giusto per coglierli e scoprire le numerose virtù e usi di questo simpatico frutto tondo.

Il nome latino del corbezzolo ci racconta un po’ di questo frutto: il termine arbutus proviene dal celtico ar che significa “astringente/acerbo”, mentre unedo è l’unione di due parole latine unum e edo che insieme vogliono dire “ne mangio uno soltanto” facendo riferimento al potere astringente del corbezzolo che, se consumato avidamente, può portare a stitichezza e nausea.

Infatti, il corbezzolo ha proprietà antinfiammatorie, astringenti, antisettiche, depurative e diuretiche.

Del corbezzolo si usano principalmente le foglie, quelle dei rami terminali più giovani e che raccolte d’estate presentano il massimo delle proprietà balsamiche. I frutti, invece, si raccolgono quando hanno raggiunto la maturazione, quindi tra novembre e gennaio come le radici. Le proprietà del corbezzolo si trovano soprattutto nelle foglie che, una volta raccolte, vanno essicate in ambienti bui e caldi e conservate in sacchetti di carta o di stoffa in luoghi bui ed asciutti.

Con le foglie di corbezzolo possiamo…

Con le foglie di corbezzolo possiamo preparare un ottimo infuso curativo per le affezioni delle vie urinarie, dei reni, nei casi di febbre e diarrea. Si può anche preparare un decotto di foglie e usarlo non solo come astringente, ma anche come tonico sulla pelle per donarle un aspetto fresco e vitale.

Con la radice possiamo…

Con la radice possiamo preparare un decotto che può essere usato per prevenire e curare i sintomi dell’artesclerosi.

Con i frutti possiamo…

Con i frutti possiamo…davvero sbizzarrirci! Gli utilizzi in cucina sono moltissimi e se ne possono sperimentare sempre di nuovi. Alcune preparazioni tradizionali vengono da una regione italiana dove la pianta di corbezzolo è assai diffusa, la Sardegna. Nell’isola sarda, con il corbezzolo si preparano distillati, marmellate e sciroppi per non parlare del gustosissimo, profumato e leggermente amarotico miele, che viene abbinato ai dolci o ai formaggi sardi per esaltarne il sapore.

Noi li consigliamo anche freschi e ben maturi, da incorporare in qualche insalata autunnale o in una ricca macedonia.

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Il topinambur, una pianta da non sottovalutare!

Il nome assegnato a questa pianta non è proprio il più indicato per stimolarci a conoscere e mangiare il suo tubero, ma leggendo questo breve articolo sul topinambur capiremo perché sia così importante per la nostra salute, e soprattutto come sia davvero intuitivo e semplice coltivarlo in terrazza o sotto casa.

È una coltura decisamente rustica, molto somigliante al girasole, difatti provengono dalla stessa linea genetica, solo che mentre uno fiorisce in estate il secondo esprime tutta la sua bellezza ed il massimo fulgore nei mesi autunnali, specialmente sui terreni incolti vicino a corsi d’acqua, canali e fiumi.

Il topinambur è originario del Canada e degli Stati Uniti, in seguito ha attecchito un po’ ovunque a livello mondiale e in particolare in Europa in Paesi come Italia, Francia, Austria e Romania. E pensate che nelle aree in cui ha fatto capolino è riuscito a conquistare un soprannome caratteristico come ad esempio rapa tedesca in Germania oppure carciofo di Gerusalemme in Medio Oriente.

La pianta

La sua particolarità rispetto al più famoso parente girasole è la capacità di sopravvivere alle condizioni più avverse e nei luoghi più inospitali, anche a notevole altitudine per una pianta. Arriva tranquillamente ai 3 metri d’altezza, e produce dei vistosi fiori di colore giallo che ruotano verso la direzione del sole cercando sempre di accaparrarsi quanta più luce e calore possibili.

Del topinambur mangiamo il tubero, molto simile a quello della patata, che rappresenta la forma entro il quale la piantina si conserva sottoterra nel gelido inverno, da cui nella stagione successiva produrrà nuovamente radici, fusto, foglie e fiori. Proprio da questa sua modalità di conservazione nasce l’appellativo di patata topinambur.

Il tubero possiamo gustarlo sia crudo, con un semplice condimento a base di sale e pepe, oppure cotto, perfetto da abbinare alla piemontese fonduta.

Le virtù del topinambur

Trasmette innumerevoli benefici al nostro organismo in virtù della sua ricchezza in fibra e sali minerali in particolare calcio, fosforo e ferro quale integratore naturale per le persone anemiche. Facilita la digestione, la motilità dello stomaco e dell’intestino, riduce la persistenza del colesterolo ed abbassa l’eccessiva concentrazione di zucchero nel sangue nelle persone che soffrono di diabete.

Il topinambur in orto o in terrazzo

Per coltivarlo è semplicissimo, basta un tubero piantato nel terreno o in un vaso, innaffiarlo regolarmente, e a breve avremo la nascita delle radici e successivamente del primo fusticino. Non servono né concimazioni né eccessive premure, il topinambur è autonomo in tutto e per tutto. L’unica accortezza è di preferire una zona della casa o dell’orticello ben illuminata dal sole.

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Lo zenzero fai da te

Capita sempre più di frequente d’imbatterci in molteplici fragranze profumate, e alle volte velatamente pungenti, quando passiamo davanti ristoranti etnici orientali: ma da dove hanno origine queste nostre percezioni olfattive? Principalmente dalle spezie ed oggi ne conosceremo meglio una molto diffusa, ovvero lo zenzero.

È una pianta erbacea conosciuta fin dai primordi dell’umanità civile, originaria dell’Oriente, che possiede molte proprietà sia salutistiche che biologiche e nutrizionali, fatto per cui ad ora la troviamo anche in cibi e bevande che quotidianamente consumiamo. Ma dello zenzero che cosa si mangia? Non i fiori gialli, e nemmeno le foglie che circondano i fusti, ma degli ingrossamenti naturali delle radici, ovvero i rizomi.

I rizomi, simili a delle piccole patate bitorzolute, possono essere utilizzati in cucina sia tagliati a fette fresche sottili sia in forma di polvere essiccata, così da esaltare il sapore e l’aroma di piatti gustosamente caratteristici e particolari.

Ad esempio in Giappone lo si trova caramellato abbinato al tipico sashimi, in Indonesia è diffusissimo nella preparazione di zuppe, minestre e salse, ed è utilizzato persino nella preparazione di dolci di origine anglosassone, come il pan di zenzero, che sotto Natale adorna le vetrine di tutta Londra.

Come curiosità pensate che da noi viene utilizzato per la produzione del ginger, gustosa e dolce bevanda analcolica dal colore rosso vivo, perfetta per un aperitivo leggero.

Perché lo zenzero fa bene? Perché ci facilita la digestione, migliora la circolazione del sangue, combatte i dolori delle artriti, abbassa il colesterolo, e soprattutto previene le nausee, prevalentemente quelle originate dalle gravidanze e dal mal di mare.

Ma lo possiamo utilizzare anche come antibiotico biologico e naturale contro i malanni autunnali: ad esempio contro il raffreddore consiglio il tè di zenzero, mentre contro la tosse qualche foglia di basilico associata ad un pezzo di rizoma ne contrasta gli effetti.

È possibile coltivare lo zenzero in Italia? Certo che sì, ed anzi ognuno di noi lo può fare dentro casa. È una pianta che ama il caldo quindi si può benissimo tenere all’interno. Partiamo da un semplice vaso di plastica, prima di mettere il terriccio è preferibile creare un fondo di argilla, e ricoprire le pareti interne del contenitore con del tessuto per trattenere l’umidità, dopo di che terriccio e un pezzo di rizoma ben interrato. In seguito, lasciate fare alla natura, ricordandovi solo di innaffiare una volta al giorno, meglio la sera; la piantina crescerà in 5-6 mesi, e vedrete che bei rizomi si formeranno sotto terra. E dopo si ricomincia, il tutto a partire da un pezzo di rizoma ripiantato.

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Un broccolo per tutte le stagioni

Sembra impossibile, ma è proprio così, il broccolo è un ortaggio buonissimo e sanissimo, che si trova sui mercati rionali tutto l’anno, dato che la sua coltivazione è sempre possibile grazie alla tecnica dei trapianti, che permette alla pianta di crescere in modo naturale e sostenibile anche in inverno.

È un ortaggio conosciuto e mangiato da tantissimi secoli dalle persone, ricchi e poveri, ci sono riferimenti bibliografici che lo attribuiscono persino al periodo dei Romani, ed infatti è stato importato proprio da quest’ultimi dalle odierne Grecia, Siria e Turchia. Da noi attualmente le coltivazioni più importanti sono allocate nel Lazio, nelle Marche, in Puglia e Campania.

Una caratteristica interessante del broccolo è che non mangiamo le foglie come capita per la maggior parte degli ortaggi verdi, ma le infiorescenze o boccioli fiorali non ancora maturi.

Ma perché fa così bene al nostro corpo? Molto semplice, ma non per il contenuto di carboidrati e proteine come si potrebbe facilmente intuire, ma per la notevole presenza di vitamine, sali minerali e soprattutto tanta fibra, che fa benissimo e ci trasmette una sensazione di sazietà senza appesantirci e soprattutto senza ingrassarci.

Tra i minerali ricordo il fosforo che migliora la memoria, il calcio che rinforza ossa e denti, il ferro ed il magnesio. In più la notevole presenza di fibra stimola la motilità intestinale, e cosa ancora più benefica, previene l’insorgenza di pericolose ulcere a livello del duodeno, parte importantissima del nostro intestino tenue.

La forte presenza vitaminica induce una decisa riduzione della probabilità di gravi problemi intestinali, rafforza la presenza immunitaria contro i fastidiosi malanni autunnali come il raffreddore o la tosse secca, ci rende più sani mangiando di meno e meglio.
Un elemento molto difficile da trovare in altre verdure è il cosiddetto sulforafano, presente nel broccolo, che migliore la qualità e l’elasticità della nostra pelle, ringiovanendola.

Il broccolo è l’elemento principe per preparare ottime, gustose e biologicamente ineccepibili zuppe e minestre, ma che ne dite di provare a cucinare una ricetta della tradizione dell’Antica Roma? Ovvero ceci e broccoli, due prodotti della natura che ben si amalgano e si completano, da abbinare ad un fumante piatto di pasta, suggerisco spaghetti.

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Alga spirulina: il buffo nome dalle proprietà serie

C’è chi le alghe non le sopporta neanche in mare e c’è chi delle alghe ne scopre e ne apprezza le infinite e ricche proprietà nutritive e non: è il caso dell’alga spirulina, che nonostante il suo nome buffo, possiede indiscutibili requisiti per essere annoverata fra i più attendibili integratori alimentari.

L’alga spirulina è l’ennesimo dono che Madre Terra condivide con noi. E’ un vero piccolo grande tesoro, che in quella sua forma simpatica a spirale (da qui il nome di “spirulina”) racchiude proprietà nutrizionali, antinfiammatorie, immunostimolanti e altro ancora.

L’alga spirulina trova il suo habitat naturale in acque salmastre e fortemente alcaline. Possiamo trovarla in alcuni laghi del Messico e in alcuni laghi dell’Africa. Oggi, data l’alta diffusione, viene coltivata artificialmente anche in Cina. Il suo colore cangiante tra il verde e l’azzurro, ricorda le acque dalle quali l’alga spirulina trae le sue innumerevoli proprietà benefiche.

L’alga spirulina, è di grande supporto al nostro sistema immunitario. E’ ricca di minerali e di vitamine, che contribuiscono al benessere complessivo del nostro corpo. Fa bene alla pelle, alle ossa e al nostro sangue, che beneficia dell’alga spirulina in quanto le sue proprietà ne normalizzano la presenza del colesterolo.

L’alga spirulina è un ottimo antiossidante e contrasta bene l’insorgere di radicali liberi e il conseguente invecchiamento delle nostre cellule e dei nostri tessuti. Viene spesso utilizzata all’interno di prodotti di bellezza, come creme corpo, per le sue proprietà rassodanti e tonificanti.

La presenza in grande quantità di vitamine come A, B ed E, rende l’alga spirulina ideale per trattamenti viso cutanei, anche in presenza di manifestazioni acneiche, che ove necessario, subiscono un processo di cicatrizzazione. Grazie al suo elevato contributo vitaminico, l’alga spirulina è notevolmente apprezzata dagli sportivi, anche quelli a livello agonistico, i quali possono avvalersi di una soluzione completamente naturale, per avere una marcia in più.

Ma l’abbondanza di questa piccola alga prosegue, per buona pace del popolo vegano, che nell’alga spirulina ha una grande alleata, in quanto contiene circa il 70% di proteine per 100 gr di prodotto (nello stesso peso di carne la percentuale di proteine si abbassa al 25%).

L’alga spirulina la possiamo assumere attraverso l’alimentazione, in quanto la troviamo disidratata e in fiocchi presso i negozi biologici; oppure in compresse o in polvere, reperibile presso le erboristerie. Anche in questo caso a noi l’imbarazzo della scelta tra gli innumerevoli motivi che potrebbero condurci ad una soluzione naturale.

Cosi come il magnesio anche l’alga spirulina fa parte di quell’immenso patrimonio che la Terra ci ha messo a disposizione e che ci inviata a riscoprire ed utilizzare per uno stato di benessere duraturo.

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Castagne per un autunno goloso

La castagna è un frutto con un bassissimo contenuto di grassi, ricco di acqua, di fibre, di proteine biologiche di qualità, tanto potassio(riduce l’affaticamento muscolare e rinforza il sistema nervoso), fosforo(fa benissimo ad ossa e denti), vitamina B(allevia i disturbi gastrointestinali e migliora la qualità dei capelli), e vitamina C che irrobustisce il sistema immunitario.

La castagna è un prodotto della natura sano, favoloso ed autunnale, presente nella nostra storia fin dall’antichità, addirittura prima della nascita di Gesù. In seguito si diffuse in Asia, nelle Americhe ed in Europa, in particolare in Italia, Francia, Spagna e Portogallo.

E pensate che nel Medioevo nelle nostre regioni oltre al consumo del frutto fresco, si avviarono la frantumazione e la macinazione ottenendo gustosi e rustici farinacci e zuppe. Viste le sue importanti caratteristiche nutrizionali e benefiche divenne merce di scambio nei pagamenti, al pari del frumento, e viste le carenze produttive di cereali dell’epoca, ebbe una larghissima diffusione la dieta montanara(esistente tuttora) a base di castagne, latte e formaggi, che apportava ed apporta all’organismo tutti i nutrimenti necessari di cui abbisogna, da un punto di vista di energia, carboidrati, proteine e vitamine.

Un castagneto necessita di pochissimi trattamenti, e a sua volta le castagne vengono unicamente vagliate, sbucciate ed essiccate, conservando tutte le peculiarità biologiche ed organolettiche.

Dal Medioevo oltre alla castagne, fresche o macinate, si utilizzano anche le foglie con molteplici usi; si tramanda che le foglie fossero usate per produrre dei morbidissimi materassi, per curare infiammazioni e come prodotto cosmetico. A livello terapeutico la polpa dei frutti bolliti può essere stesa sul viso come maschera emolliente e rilassante.

L’industria moderna utilizza le castagne per la produzione di puree, creme dolci, macinati, muesli, cibi per neonati, bevande analcoliche ed alcoliche come birra e liquori; ma come dire di no ad un sacchetto di croccanti caldarroste, sapendo che combattono lo stress accumulato e danno giovamento pure al cuore, al fegato ed alla milza?

Nel mese di Ottobre si trovano un po’ ovunque sagre dove la castagna è la regina incontrastata, sia in piatti tipici da riscoprire, sia in poesie e racconti scritti e presentati in tali manifestazioni. A tal fine ve ne consiglio qualcuna: che ne dite della Sagra delle Castagne di San Giovanni Ilarione alle porte di Verona? O la Sagra delle Castagne di Rustignè nei pressi di Oderzo o di Monte di Malo?

Per chi soffrisse di tosse o raffreddore di stagione consiglio di provare con due o tre cucchiaini di miele caldo di castagno al giorno; starete sicuramente meglio ed in più è davvero buonissimo con un caratteristico retrogusto amarognolo.

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