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Aglio: tutti benefici di questa preziosa pianta

Dicevano che portarne una corona al collo scacciasse i vampiri, diciamo che mangiarne in quantità eccessive allontanerebbe chiunque!
Sto proprio parlando dell’aglio, perfino Shakespeare in Sogno di una notte di mezza estate fa dire ai proprio attori di non mangiarne troppo in quanto

"(...) e soprattutto, attori, anime mie, badate a non mangiar aglio o cipolla, ché dobbiamo esalare tutti un alito che deve riuscir dolce e gradevole (...)";

Insomma, da sempre questo particolare vegetale è una sorta di tabù sulle nostre tavole e cerchiamo di usarlo solo per il minimo indispensabile, quando invece dovrebbe essere un alimento consumato ogni giorno!

Proprietà

Infatti non tutti sanno che l’aglio ha un sacco di proprietà e caratteristiche che aiutano il corpo e le nostre difese immunitarie. Innanzitutto, come molti sapranno, l’aglio aiuta a regolare la pressione sanguigna e quindi è un cibo indicato per chi ha problemi di ipertensione.
Questa pianta bulbosa perenne, arriva dai lontani deserti dell’Asia ed era già conosciuta dagli antichi egizi che la utilizzavano, per l’appunto, come farmaco. Infatti, oltre a depurare il sangue, che aggiungo a ciò che ho detto sopra, è un alimento antitumorale, antibiotico contro le infezioni gastrointestinali ed ha un’azione ripulente dell’apparato digerente e del fegato. Tutte queste sue proprietà sono dovute dall’allicina, che non è altro che un antibatterico.

Uno spicchio al giorno…

Quello di mangiare uno spicchio di aglio al giorno è poi un ottimo consiglio per chi vuole restare in linea, infatti il suo gusto dà un senso di sazietà; è poi molto utile anche per chi sta smettendo di fumare e cerca di sostituire l’effetto “dimagrante” della nicotina con qualcosa di sicuramente più sano. Per chi invece ancora fuma, l’aglio aiuta ad alleviare i disturbi cronici dei fumatori, come fastidiose tossi o mal di gola.

Se poi questo ortaggio viene tritato e ne vengono fatti degli impacchi è ottimo anche per le articolazioni doloranti, le artriti ed i reumatismi.

Tipologie

Non esiste poi un solo tipo di aglio, quello che sicuramente tutti conoscono è quello bianco, quello che si vedeva, da fine estate fino ad inverno inoltrato, nelle soffitte, o nei posti bui e asciutti delle cucine delle nostre nonne. Dovete infatti sapere il Sud Italia, ricco di milioni di prodotti della nostra tavola, conserva nel suo grembo anche l’aglio rosso che è coltivato particolarmente in Sicilia ed Abruzzo.

Insomma, l’aglio è di certo un ortaggio da rivalutare, e se pensate, come Shakespeare, che l’odore possa dare fastidio a qualcuno non vi preoccupate, basterà mangiare una foglia di salvia o di menta dopo averlo mangiato e non avrete nessun problema a parlare con qualcun altro, e nessuno si accorgerà di che spettacolare alimento per la vostra salute avete ingerito.
Insomma, provate l‘aglio, il miglior rimedio naturale! (e non solo contro il conte Dracula)

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Il melograno: un tesoro di chicchi rossi

L’albero del melograno produce dei frutti eccezionali per il sapore dei loro chicchi e le proprietà che si nascondono in queste piccole gocce croccanti color rosso vivo! Oggi vi spieghiamo le ragioni per cui dovremmo festeggiare l’arrivo di questo frutto autunnale e farne una vera e propria scorpacciata.

Le mille virtù del melograno

Ogni chicco di melagrana, infatti, contiene un’altissima concentrazione di sostanze utilissime a migliorare la nostra salute, come la vitamina C, le vitamine del gruppo B, i polifenoli e il potassio. Queste sostanze hanno un potere formidabile in quanto hanno proprietà:

  • antiossidanti
  • antimicrobiche
  • antinfiammatorie
  • antinvecchiamento
  • aiuta nella prevenzione del cancro alla mammella
  • supporta le funzioni degli ormoni sessuali
  • dona un aspetto giovane e tonico alla pelle
  • aiuta le cartilagini
  • contrasta l’aumento di peso e l’obesità
  • funge da rigenerante dopo l’attività fisica

Ma, nello specifico, quali sono i benefici che si sperimentano in seguito all’introduzione di questo alimento nella nostra dieta? In generale, la melagrana agisce sul sistema circolatorio migliorando la salute delle nostre arterie e dei capillari. Inoltre, non solo aiuta contro le malattie cardiache e gli infarti ma ritarda anche i segni dell’arteriosclerosi e ictus.

Polifenoli, contro il cibo spazzatura

In più, recenti studi hanno provato che i polifenoli contenuti nei chicchi rossi di melograno possono migliorare notevolmente la salute delle persone che seguono una dieta scorretta, ricca di grassi e zuccheri raffinati in quanto aiutano a eliminare i danni provocati all’organismo dal cosiddetto cibo spazzatura.

Questo non significa approfittare del prezioso aiuto della melagrana e non prendersi cura di sé e della propria salute, ma comprendere come può tornarci utile introdurre un frutto in più nella nostra dieta!

Usi

La melagrana è un frutto tipicamente autunnale e anche se in molti supermercati è possibile trovarlo quasi tutto l’anno, il periodo più indicato per consumarlo fresco è certamente durante la sua stagionalità, ovvero da fine agosto a inizio novembre.

Quando siamo fuori stagione, il modo più efficace per beneficiare delle proprietà del frutto del melograno è sicuramente quello di bere del buon succo di melograno biologico. Bisogna stare attenti alla dicitura sull’etichetta, infatti non tutti i succhi di melograno sono uguali: scegliete sempre un prodotto di qualità, possibilmente a km0 e/o biologico in modo che si conservino al meglio tutte le caratteristiche nutritive del prodotto. Inoltre, un buon succo di melograno non ha bisogno di zuccheri aggiunti o coloranti!

Noi abbiamo provato questo succo di melograno: ha davvero un ottimo sapore e un colore rubino davvero eccezionale. Lo abbiamo ordinato online e in brevissimo tempo è arrivato a casa intatto e pronto da gustare!

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Camu Camu: proprietà e benefici

Il Camu Camu, è un superfrutto originario della foresta pluviale dell’Amazzonia e delle regioni peruviane, ancora poco conosciuto in Europa ma che con il suo elevatissimo potere nutrizionale è in grado di guarirci da malattie croniche. Del resto il camu camu è un superfrutto eccezionale che da molto tempo viene apprezzato in Giappone e negli Stati Uniti, dove è spesso impiegato nell’alimentazione per i bambini e nelle bibite energizzanti.

La pianta

L’arbusto del Camu camu raggiunge i due o tre metri di altezza e trova il suo habitat climatico ideale nella foresta pluviale amazzonica. Questa pianta produce un frutto tondo e rossastro, simile a una bacca dal gusto fortemente aspro.

Proprietà e benefici del Camu Camu

In Europa il consumo di Camu Camu sta prendendo piede ultimamente, dato che sono sempre più conosciute le sue proprietà curative e rinomate virtù.

Gli scienziati affermano che il Camu Camu sia il frutto con il più alto contenuto di vitamina C al mondo. Se lo si mette a confronto con altri frutti particolarmente ricchi di vitamina C, il Camu Camu li vince tutti. Il Camu Camu infatti, fornisce al nostro organismo 50 volte più vitamina C di un’arancia.
Ma quando si parla di Camu Camu, non si deve parlare solo di vitamina C ma anche degli aminoacidi (come valina, leucoma, e serina) e i flavonoidi in esso contenuti. Questo mix potentissimo di sostanze benefiche del Camu Camu, rendono questo frutto un prezioso alleato per il miglioramento della nostra salute e la cura di numerose patologie.
Ecco le sue proprietà sulla salute:

  • Antivirale: aiuta il nostro corpo a rafforzare le proprie difese immunitarie e a combattere influenze, virus
  • Anti-artritico: riduce le infiammazioni come l’artrite
  • Anti-infiammatorio: in generale, la vitamina C aiuta a curare le infiammazioni di ogni tipo
  • Anti-arteriosclerotico: utile nella prevenzione contro la comparsa di placche nelle arterie e quindi nella lotta contro l’arteriosclerosi.
  • Anti-depressivo: aiuta nei casi in cui la depressione sia accompagnata da delle carenze nutrizionali e aiuta i pazienti diminuire o addirittura abbandonare l’uso di psicofarmaci.
  • Aiuto contro le malattie degenerative: le proprietà antiossidanti della vitamina C il camu camu può venire in aiuto in caso di demenza, nella cura dell’Alzheimer e del morbo di Parkinson.
  • Anti-ipertensione: la vitamina C e i minerali contenuti nel Camu camu permettono una maggiore elasticità e rilassatezza dei vasi sanguigni e di conseguenza un abbassamento della pressione arteriosa.
  • Aiuto per problemi di fertilità: sempre più spesso l’infertilità è legata a carenze o a un tipo di dieta scorretta, il camucamu funge da integratore alimentare ed elimina anche molte delle tossine che assumiamo attraverso l’alimentazione.
  • Anti herpes.
  • Anti-ulceroso.
  • Alimento protettivo contro la cataratta.
  • Rimedio contro le gengiviti.
  • Rimedio contro i disturbi del fegato.

Prodotti con il Camu Camu

l camu-camu è un frutto non facilmente reperibile fresco nei nostri negozi o supermercati, ma si può trovare in diverse altre forme, più adatte all’assunzione e alla conservazione del prodotto.
1. L’integratore alimentare:
Il camu camu si trova presso rivenditori specializzati o in erboristeria sotto forma di compresse.
2. Il succo di Camu Camu:
Per assaporarne meglio il sapore e godere dei benefici in maniera più diretta consigliamo un prodotto, sperimentato da noi personalmente, ovvero il succo di camu camu. Particolarmente aspro e rinfrescante, è consigliabile berne non più di 50ml al giorno per poter beneficiare di tutte le proprietà salutari di questo superfrutto.
In particolare, consigliamo a tutti di provare la qualità e la freschezza di questo succo di camu camu: questo è un marchio che utilizza camu camu esclusivamente biologico e che potete ordinare online e ricevere direttamente a casa vostra, come abbiamo fatto noi. Anche il servizio di consegna, puntuale e preciso, è indice di ottima qualità, per cui ci sentiamo sicuri di consigliarvelo!

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Okra: altro che cibo dei poveri!

Per chi pensa che l’ocra sia solo un colore, ecco la smentita: l’okra, (con la kappa!) è anche una verdura. Il suo nome latino è Abelmoschus esculentus Moench, ma da noi è conosciuta anche con il nome di gombo, mentre in inglese uno dei suoi nomi è ladies’ fingers (dita di donna) e in altre lingue la si chiama anche gombeau, gombault, okro, ocra, bāmiyā o quiabo.

Provenienza e aspetto

L’Okra è una pianta appartenente alle Malvacee, affine all’abelmosco e agli ibischi. Si tratta di una pianta tipica dei paesi caldi, infatti, è originaria dell’Africa tropicale e viene coltivata in zone tropicali e subtropicali. È comune in Africa, India, Medio Oriente e in Sud America, ma anche recentemente si è introdotta la sua coltivazione anche in Italia, soprattutto al Sud.
Si tratta di una pianta perenne che cresce fino ai due metri. Le foglie sono molto ampie, palmate e i fiori, con cinque petali di colore che varia dal bianco al giallo con un punto rosso o viola alla base di ogni petalo, hanno un diametro di 4/8 cm. Il frutto dalla forma allungata, simile a un peperoncino verde, può arrivare ai 18 cm e contiene moltissimi semi. I frutti vanno raccolti quando sono ancora croccanti, entro 5/8 giorni dalla fioritura, altrimenti diventano fibrosi e immangiabili.

Okra, il cibo degli schiavi

Veniva usata già all’epoca degli Egizi ed ha fatto il suo ingresso negli Stati Uniti con la deportazione degli schiavi dall’Africa, motivo per cui è stata considerata a lungo un alimento per poveri e quindi ignorata. In realtà, l’okra è un alimento gustoso, dal sapore che ricorda vagamente quello degli asparagi, e soprattutto utile!

Proprietà

Qui di seguito alcune interessanti caratteristiche:

  • Abbonda di vitamine: vitamina A, B2, B6 e C, acido folico (consigliata per le donne in gravidanza), calcio e zinco;
  • Ha un basso contenuto calorico e favorisce la perdita di peso;
  • Regola il livello di zucchero nel sangue, per la presenza di mucillagine;
  • È ricca di fibra alimentare, utile per la salute del tratto gastrointestinale;
  • Abbonda di acqua, che ha effetti benefici contro la stitichezza e il gonfiore addominale;
  • Facilita la propagazione dei batteri probiotici, i batteri buoni.

Utilizzo

La radice, ricca di mucillagini, si usa al posto dell’altea per le sue proprietà emollienti.
In cucina, è utile per legare le salse dato che contiene un liquido gelatinoso che conferisce una cremosità più densa ai vostri piatti; si può usare con questo scopo sia al naturale sia scottandone i baccelli in acqua e aceto prima di procedere con la ricetta.
L’okra è adatta a ogni tipo di cottura; è buona fritta, cotta in pastella, gratinata, saltata in padella o in umido. Si può stufare con il pomodoro, mettere sottaceto o in salamoia. In poche parole è estremamente versatile, infatti, se ne registrano usi nella cucina cajun, greca, albanese, brasiliana, turca, giapponese e rumena.

Consigli

L’aspetto più importante è comprare prodotto fresco e consumarlo subito, entro pochi giorni dalla raccolta, in quanto si tratta di un vegetale facilmente deperibile che non tollera bene la conservazione in frigorifero.

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Il cardamomo

La pianta

Il cardamomo è una pianta perenne, la quale si sviluppa in una canna affusolata. Le sue foglie sono caratterizzate da una venatura tra il blu e il porpora. Il frutto della pianta è simile a una capsula contenente i semi. Essi perdono facilmente il loro aroma, pertanto generalmente viene conservata l’intera capsula, quella che troviamo in commercio.
Il cardamomo è originario dell’India meridionale, ma può crescere anche nel sud est asiatico, in Cina e in America centrale.
La resa di questa pianta è molto scarsa, e la raccolta dei suoi frutti può avvenire solo a mano. Ciò fa del cardamomo la terza spezia più cara al mondo, dopo zafferano e vaniglia.

Nella storia

Il cardamomo era conosciuto fin dagli antichi Egizi, che lo utilizzavano per rinfrescare la bocca e curare i dolori alla gola, mentre la medicina cinese lo considerava un rimedio per regolare il transito intestinale.
Il cardamomo è arrivato in Europa all’epoca delle crociate. I greci e i romani ne fecero un elemento indispensabile con il quale creare i profumi.
Gli indiani reputano il cardamomo un valido siero contro i morsi di serpente; inoltre per la popolazione indiana è una pianta dalla grazia e timidezza femminile tanto che i suoi frutti, si dice, devono essere raccolti solo da mani del gentil sesso.

I tipi di cardamomo

Con il termine “cardamomo” si possono identificare due spezie differenti.
Il cardamomo verde, scientificamente indicato come Elettaria Cardamomum: esso si ricava da una pianta diffusa in India e Malaysia, la quale fa parte della famiglia delle Zingiberaceae (di cui ne fa parte anche lo zafferano). Questo è il cardamomo più nobile, e costoso, dal sapore molto intenso.
Il secondo tipo è il cardamomo nero, conosciuto anche come “falso cardamomo”, più comune ed economico di quello verde. Appartiene alla stessa famiglia dell’originale, ma è di una specie differente. Ha un sapore tendente all’amarognolo e più astringente.

Proprietà

Il cardamomo ha proprietà espettoranti, divenendo un buon aiuto nel contrastare la produzione di muco. E’ un valido alleato nel periodo invernale, aiutando la guarigione da tosse e raffreddore. Gli infusi a base di cardamomo liberano le vie respiratorie donando immediato benessere.
Questa spezia svolge una funzione antivirale e antibatterica; quest’ultima permette un’azione contro l’alitosi. Il cardamomo è un diuretico naturale, che stimola il corpo a eliminare i liquidi in eccesso. Esso, inoltre, aiuta a ridurre il gonfiore allo stomaco.

In cucina

Il cardamomo è una spezia utilizzata nelle cucine di tutto il mondo, da solo oppure unito ad altre miscele di aromi.
Nei paesi orientali viene utilizzato per insaporire primi piatti, come il riso, e arrosti a base carne. E’ impiegato anche per profumare minestre e zuppe, di carne o verdure.
Nelle zone arabe, il cardamomo è un ingrediente basilare per creare il famoso caffè arabo, e aromatizzare il the. Per terminare il menu, questa spezia trova largo spazio anche nella preparazione di numerosi dessert.

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Il cavolfiore

Iniziamo il nuovo anno approfondendo la conoscenza di una verdura tipicamente invernale, ovvero il cavolfiore che, grazie alla semina di varietà precoci e tardive, si può trovare in vendita tutto l’anno.

Origine

Nasce nell’area dell’Asia orientale circa 400 anni prima di Cristo, ed arriva a noi solamente nel Cinquecento grazie alla fortuita intuizione dei mercanti veneziani, i quali lo acquistano nell’isola di Cipro e lo piantano nei campi veneti, toscani, marchigiani e laziali.
A dir il vero nei primi tempi si cerca di coltivarlo in tutta Italia, ma il cavolfiore predilige terreni freschi, profondi e di medio impasto, e così gli agricoltori italiani concentrano la produzione nelle regioni più adatte.

Coltivazione

Ovviamente ne esistono differenti varietà, che si distinguono dal colore dell’infiorescenza, ossia bianco, giallo, verde o viola, oppure dal mese di raccolta, precocissime ad Ottobre, precoci a Dicembre, e tardive da Marzo a Maggio.
È una pianta che inizialmente si pianta in un semenzaio, e dopo un mese e mezzo si trapianta in campo, dopo una energica aratura seguita da una consistente concimazione organica e biologica. Dopo che le piantine sono cresciute in campo, si passa con la sarchiatrice per eliminare eventuali piante infestanti ed arieggiare la terra.
La buona qualità e la freschezza le possiamo valutare dalle foglie, che devono essere carnose e di colore verde brillante.

Proprietà e utilizzi in cucina

È estremamente ricco di vitamine, in particolare di C e B6, ed inoltre è estremamente digeribile grazie alla forte presenza di acido citrico. In più l’acqua di cottura la possiamo utilizzare per lenire le infiammazioni corporee.
Il cavolfiore può essere gustato sia crudo che cotto; nel primo caso vi consiglio di utilizzarlo come ingrediente per insalate, mentre cotto lo possiamo aggiungere a minestre o zuppe, oppure delizioso al forno gratinato con parmigiano e besciamella, o infine come elemento principe di saporite e sfiziose torte salate.

Provate la nostra crema di cavolfiore http://www.lacucinavegetariana.it/ricetta/crema-di-cavolfiore/

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Dagli Egizi ai giorni nostri, passando per il Carnevale: il coriandolo.

C’era una volta, nell’antica Roma, un tale che diede il nome a una pianta che veniva impiegata già da parecchio tempo, il coriandolo.

Egizi, Ebrei, Greci e Romani la usavano come pianta aromatica e medicinale, ma se analizziamo il suo nome latino, Coriandrum, scopriamo che c’è ben poco di lusinghiero, deriva, infatti dalla parola greca corys (cimice) alla quale si aggiunge il suffisso –ander, che indica somiglianza. In poche parole, il coriandolo è stato così chiamato perché l’odore emanato dalla pianta fino alla maturazione dei frutti è simile a quello delle cimici. Yuk!

Tuttavia, non facciamoci intimorire! Si registrano testimonianze sull’uso del coriandolo già a partire dal 5000 a.C., lo si trova persino nei geroglifici egizi, un motivo ci dovrà pur essere.
La pianta da cui si ricava la spezia è originaria dell’area Mediterranea e di essa si usano sia le foglie, apprezzate soprattutto in Oriente perché piccanti; sia i frutti, dei granelli gialli dal sapore dolciastro.

Proprietà

In erboristeria gli vengono riconosciute proprietà antispasmodiche, antisettiche e digestive, si usa in tisane come aromatizzante e digestivo per la sua attività antispastica sulla muscolatura liscia del tubo digerente. In dosi controllate, evitando un abuso che può portare effetti tutt’altro che benefici, è utile a contrastare inappetenza, gonfiore intestinale, digestione difficile e stitichezza. Ha anche un effetto antibatterico e fungicida.

In cucina

In cucina, il suo aroma delicato lo rende adatto a diverse pietanze poiché non ne copre il gusto. Si usa, macinato o a semi interi, per insaporire minestre e zuppe, legumi e vari tipi di verdure, si usa anche nella preparazione di sottaceti e salamoie.In Italia, il coriandolo è una spezia da scoprire, infatti, l’impiego più comune è quello nell’industria degli insaccati. Nella cucina internazionale, invece, l’impiego è più ampio. È uno degli ingredienti del curry e del garam masala (miscela di spezie indiana), viene usato nell’industria dei liquori per aromatizzare il gin e il liquore Chartreuse. In Oriente è molto apprezzato e sostituisce il prezzemolo, da qui la definizione “prezzemolo cinese”. Nei Balcani è apprezzato anche per insaporire pane, frutta e dolci.

Curiosità

E infine, una curiosità… Durante il Rinascimento, i frutti del coriandolo, glassati con lo zucchero, hanno dato inizio a una delle tradizioni più gioiose del nostro Carnevale.

Niente paura, quindi, se la pianta puzza, ci sono buone ragioni per accoglierlo nelle nostre cucine!

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Il grano saraceno

Oggi parliamo un pochino di una pianta poco conosciuta, il grano saraceno, rispetto alle altre due indicate nel titolo, ma ugualmente importante, se non altro perché può essere tranquillamente mangiata ed apprezzata dai celiaci, vista l’assenza del componente proteico glutine.

Per fortuna il trend attuale dell’agricoltura biologica non è innovare, ma quanto più recuperare le nostre radici, le nostre tradizioni ed i nostri cibi sani e naturali, che per crescere e fornire nutrimento hanno pochissimo bisogno di trattamenti chimici, ma solo di un pizzico in più di attenzione e passione. Ed è proprio qui che entra in gioco il grano saraceno, noto per lo più come grano nero per via del colore bruno-nerastro dei semi che hanno una caratteristica forma triangolare.

Ma perché lo chiamiamo grano, se non è un cereale? Perché dai suoi semi mediante macinazione si ottiene una farina dalla quale possiamo far nascere polente, pasta fresca, dolci e biscotti. Ed è proprio qui che scopriamo la natura globale del nostro grano saraceno: difatti ogni area del mondo lo utilizza in cucina per creare qualcosa di diverso, come in Asia per la pasta SOBA, in Russia per la pasta BLINY, da noi ad esempio in Lombardia per sfornare pizzoccheri e manfrigole, gustosi primi piatti da leccarsi i baffi. Ma i suoi usi sono trasversali, non solo per fare pasta, ma anche zuppe, minestre, per chi di frequente fa un viaggio in Inghilterra lo troverà nel porridge, ed in Croazia, Albania e Serbia è elemento principe in dolci e biscotti.

Assicura un interessante apporto proteico, soprattutto di amminoacidi essenziali, che ci servono per vivere ma che i nostri corpi non riescono a produrre autonomamente, e un buon apporto di fibra, che sazia lo stomaco senza appesantirci. Ma oltre a nutrici ci dà qualcosa in più: è ricchissimo di antiossidanti come la rutina che combatte l’invecchiamento, previene il rischio di perdite di sangue, ad esempio dal naso, combatte il diabete ed abbassa il colesterolo.

A chi soffre di ipertensione consiglio di provare le tisane e gli infusi preparati con le sue foglie essiccate. Per chi ne volesse acquistare una pianta come ornamento, produce in fioritura delle bellissime composizioni floreali con colori che vanno dal bianco al rosa. Così sembrerà di avere in casa una ventata di brezza fresca, anzi quasi glaciale, essendo nata millenni orsono proprio nella incontaminata Himalaya.

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Gli agrumi

Tutti gli agrumi appartengono alla famiglia della Rutacee ed al genere Citrus, originario della Cina; da qui in millenni si sono diffusi ovunque, incrociandosi con cultivar locali dando origine a tantissimi frutti diversi, ma simili per caratteristiche e doti: sono estremamente fragranti e succosi, e contengono un buona dose di acido citrico che li conferisce profumi e gusti astringenti.

Una carica di vitamine

E come dimenticare la loro potenzialità vitaminica? Sono dei floridi e naturali serbatoi di vitamina C, abbassano il colesterolo, e come piante non necessitano di interventi chimici, in quanto sono estremamente rustiche e molto resistenti alle diverse malattie presenti nell’ecosistema.

Arancia dolce e arancia amara

L’arancia dolce nasce dall’incrocio tra pomelo e mandarino, e, a seconda della cultivar, può avere la polpa gialla (Navelina, Washington) o rossa (Moro, Tarocco, Sanguinello. Si usa abitualmente per preparare delle dissetanti spremute, ma provate ad adoperarla come ingrediente per insalate assieme ad olio, sale e pepe, e perché no, olive e cipolla.
L’arancio amaro ha foglie più scure, i fiori sono molto profumati e la polpa della frutta e molto più colorata con un deciso sapore amaro. La si utilizza per la produzione di marmellate e canditi, oltre che per digestivi e tonici.

Limone

Il limone deriva dall’incontro tra melangolo e cedro, ed il 50% del suo peso è dato dal succo, che fornisce circa il 75% della vitamina C di cui abbisogniamo quotidianamente. In più ci arricchisce di potassio e magnesio.

Mandarino

Il mandarino, di cui la clementina è una famosa varietà, ha una polpa arancio chiaro, con una buccia, anch’essa arancione, sottile e profumata, che si stacca molto facilmente. Ogni albero è molto ricco di mandarini, ben 500.

Mandarino cinese o kumquat

Il mandarino cinese, o kumquat, altro non è che una graziosa miniatura dell’arancia, difatti ogni singolo frutto è lungo 3cm e largo 2, e la polpa può essere gialla o rossa a seconda della varietà. La buccia è così sottile che possiamo tranquillamente mangiare il mandarino cinese senza pelarlo.

Mandarino cinese o kumquat

Il mandarino cinese, o kumquat, altro non è che una graziosa miniatura dell’arancia, difatti ogni singolo frutto è lungo 3cm e largo 2, e la polpa può essere gialla o rossa a seconda della varietà. La buccia è così sottile che possiamo tranquillamente mangiare il mandarino cinese senza pelarlo.

Pompelmo

Il pompelmo deriva dall’incrocio tra pomelo ed arancio, possiede fiori bianchi dai quali derivano frutti gialli da 2kg e larghi 10cm. Viene molto utilizzato dall’industria alimentare per la creazione di succhi.

Pomelo

Il pomelo ha la forma di una pera, con buccia liscia e polpa che può passare dal giallo al rosso e qualche volta rosa. Sono dei frutti giganteschi, circa 30cm, dai quali si estrae il succo per insaporire insalate o macedonie di frutta.

Cedro

Il cedro ha foglie lunghe, rami viola, fiori profumati che in boccio sono rossi ma alla schiusa divengono bianchi. Il frutto è giallo con una buccia molto spessa e ruvida, e solo il 25% del frutto è commestibile.

Bergamotto

Il bergamotto viene soventemente adoperato per la produzione di profumi conferendo loro un’ineguagliabile nota di irresistibile freschezza.

Lime

Per chi è appassionato di cocktail come caipirinha e mojito, il lime è un sapore noto, che è figlio dell’incrocio tra cedro e limone.

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Il cioccolato: storia, proprietà e benefici per la salute

“Nove persone su dieci amano il cioccolato, la decima mente” John Tullius

Il cacao, il padre del cioccolato:

Il cioccolato viene ricavato dai semi del cacao, albero diffuso in America meridionale e nei Paesi affacciati al Golfo di Guinea. La trasformazione in cioccolato è un processo che richiede talento e conoscenza. Dopo aver raccolto i frutti, si lasciano fermentare per un periodo variabile tra i 2 e i 15 giorni. In questa fase i semi sviluppano quegli oli che andranno a caratterizzare il cioccolato. Successivamente i semi vengono fatti seccare, e si passa alla torrefazione: qui si eliminano acidità e umidità. Filtrando il prodotto ottenuto si ottiene il burro di cacao e cacao in polvere. É ora necessaria l’omogeneizzazione, che permette di mescolare perfettamente gli ingredienti, da questa fase che dipendono le caratteristiche organolettiche del cioccolato. Lo stadio finale consiste nel modellare il liquido in stampi e lasciar raffreddare. A questo punto il cioccolato è pronto per essere confezionato.

Dal 2000 A.C. ad oggi:

La storia ci racconta che il cacao era presente sul Rio delle Amazzoni già dal 2000 A.C. Ai Maya va il merito di aver coltivato questa pianta, e successivamente gli Aztechi ne imitarono la tecnica. Il consumo della bevanda al cioccolato era riservato alle classi sociali più elevate. Veniva inoltre utilizzato in riti religiosi, in quanto “cibo degli dei”. Fu Cristoforo Colombo a importare i semi di cacao in Europa nel 1502, donandoli a Ferdinando e Isabella di Spagna. Bisognerà però aspettare il 1519 per la diffusione nel continente, grazie al condottiero spagnolo Cortés. Fu un grande successo, e molti appassionati si dedicarono alla preparazione del cioccolato in tutta Europa. Oggi ci sono molti tipi di cioccolato: quello bianco, il più dolce. Il cioccolato al latte, croccante e con una quasi impercettibile nota di amaro. Il mix tra cioccolato al latte e fondente, dal sapore intenso. Una scala di cioccolati amari, dal profondo gusto di cacao in base alla percentuale contenuta. In commercio si può trovare cioccolato con l’aggiunta di nocciole o altra frutta, estratti aromatici quali vaniglia, cannella, arancio, oppure con un cuore liquido di caffè, liquore, o cioccolato. Insomma, impossibile non trovare un gusto preferito!

Cioccolato, amico cioccolato!

Anche se alcune barrette molto zuccherate contengono parecchie calorie, è un ottimo energetico per reintegrare energie spese in sport o sforzi intellettuali. Scegliendo una cioccolata con un’alta percentuale di cacao (da 60-70% in sù) le calorie diminuiscono e il sapore diventa più genuino. Il cioccolato è anche ricco di antiossidanti, precisamente di flavonoidi, che rallentano il processo di invecchiamento delle cellule. Il cioccolato fondente, generoso di polifenoli, riduce la glicemia. E’ indicato a chi soffre di ipertensione, in quanto abbassa significativamente la pressione arteriosa. Ciò significa che il suo consumo aiuta a prevenire malattie cardiovascolari. Il contenuto di caffeina dona al cioccolato un effetto stimolante sul sistema nervoso e rilassante per i muscoli respiratori. E’ ricco di vitamine e minerali, sostante basilari per il corretto funzionamento del nostro organismo.

Allora perché non sperimentare alcuni dolcetti? Provate i nostri deliziosi biscotti al cioccolato vegan, o il ciambellone al cioccolato e arancia, o la semplicissima ma superlativa mousse al cioccolato.

Dunque, evviva il cioccolato, ma ricordiamoci che il cioccolato è ricchissimo di zuccheri, tra le cause dell’obesità. Fate quindi attenzione alle quantità consumate, ma non togliete questo piacere al palato.

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