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Non so voi, ma quando arriva l’estate e voglio stare seduta fuori, c’è qualcosa di cui non posso fare a meno: la citronella. Nota nel mondo anglosassone con il nome di lemongrass, è uno dei più noti rimedi anti-zanzare; tuttavia, c’è altro da scoprire su quest’erba.

Che cos’è?

La lemongrass (scientificamente parlando Cymbopogon) è un’erba perenne appartenente alla famiglia delle graminacee. Appare come una specie di cespuglio che può arrivare all’altezza di un metro e le foglie verdi sembrano dei nastri dal piacevole profumo di agrumi. Termina con un bulbo bianco, simile al porro. Tipica delle regioni tropicali e a clima temperato-caldo, si coltiva da secoli in Oriente, è lì che Alessandro Magno e le sue truppe ne scoprirono i benefici e la portarono sin da noi. La diffusione in India, Thailandia e Filippine è considerevole, tanto che la citronella è spesso usata come ingrediente delle cucine di questi luoghi. Attualmente, si coltiva anche nella zona dei Caraibi e in Florida e California, e noti chef la incorporano in ricette anche nella cucina occidentale in quanto particolarmente versatile e dall’aroma intenso. Se coltivata in zone a clima rigido, va tenuta all’interno e tende ad andare in letargo nei mesi invernali.

Lemongrass (Citronella): utilizzi e proprietà

Le candele di citronella che ci salvano dalle zanzare nelle afose serate estive sono preparate principalmente con una varietà di citronella (cymbopogon nardus), altre varietà di questa erba perenne hanno altri usi. Per esempio, la lemongrass è utile per trattare gastroenteriti e coliche, stimola la digestione e è di sollievo in caso di indigestione. In caso di febbre alta ne favorisce l’abbassamento e allevia i dolori causati dall’artrite. È un buon anti batterico e funziona anche contro i funghi, è benefica per il nostro apparato circolatorio, dato che stimola la circolazione e abbassa la pressione del sangue. Si usa anche per combattere l’insonnia e lo stress e, come tè, ha effetto diuretico. Ha un effetto tonificante su muscoli e tessuti, anche per le donne in fase di allattamento e ha effetti positivi sulla riduzione di acne e brufoli, riduce l’acido urico e fa bene per abbassare il colesterolo. L’olio essenziale si usa nelle candele, ma anche in profumi, saponi e repellenti spray per insetti e zanzare, sorprendentemente è invece usata per attirare le api per la produzione del miele. Per le caratteristiche antisettiche si usa anche in disinfettanti e saponi per la cura della casa e in Indonesia e nelle Filippine si usa per i trattamenti di aromaterapia. Si può anche piantare nei giardini e negli orti per tenere alla larga alcuni tipi di insetti, il che la rende un’alternativa all’uso di pesticidi; fate attenzione tuttavia a prevedere delle barriere fisiche, le radici della citronella tendono a espandersi velocemente e a ‘impadronirsi’ dell’area.

Lemongrass in cucina

In Asia si usa in salse, zuppe e preparazioni a base di curry, oltre che nella preparazione di tisane. L’erba dall’aroma di limone si usa secca, in polvere e fresca. È un ingrediente molto versatile e si sposa bene con aglio, zenzero, peperoncino e coriandolo, sta bene nelle salse e nelle zuppe e dà sapore a minestre e verdure. Trovare la lemongrass fresca da noi non è semplice, più facile è trovarla in zone ad alta densità orientale, in mercati etnici o negozi asiatici. Se la trovate già essiccata o in polvere, immergetela in acqua calda per rinvigorirla; il risultato non sarà comunque uguale a quello del prodotto fresco. Si trova anche sotto forma di preparati per tè e tisane o olio essenziale, in questi casi non usatele per cucinare!

Prugne Umeboshi: proprietà, usi e prodotti

Per primi sono arrivati i cinesi, che già da 3000 anni ne conoscono le qualità, 1500 anni dopo, anche i giapponesi hanno cominciato a valorizzarle; stiamo parlando delle prugne Umeboshi, un frutto che arriva dall’Oriente, ricco di straordinarie proprietà.

Che cosa sono?

Le prugne Umeboshi (il termine di per sé significa: “prugne secche”) sono i frutti dell’albero Ume, scientificamente una varietà asiatica dell’albicocco Prunus Mume, e sono note sia nella variante giapponese: tonde, carnose e dal gusto acidulo, sia nella variante diffusa in Cina e Taiwan: piccole e ovoidali, dal nocciolo grande e dalla pelle più spessa, con sapore amarognolo. L’albero Ume è definito dai popoli orientali “amico del freddo” poiché, insieme al bambù e al pino, fiorisce a febbraio, nel periodo più freddo dell’anno. I frutti raggiungono la loro dimensione massima a giugno e vengono raccolti quando ancora verdi. Poi si fanno essiccare al sole e si mettono sotto sale in barili di legno, dove si lasciano macerare dai 6 mesi a un anno avvolti in foglie di shiso, pianta responsabile del caratteristico colore rosso scuro delle Umeboshi.

A cosa servono?

Le proprietà di queste prugne sono numerosissime, a cominciare dall’elevato contenuto di acido citrico che favorisce l’assorbimento dei minerali alcalinizzanti, come ferro, calcio e fosforo. Nella tradizione giapponese, si considera questo frutto un neutralizzatore del senso di fatica ed è spesso usato dagli sportivi. Si usa anche per problemi digestivi, quali acidità di stomaco e nausea (dovuta anche a gravidanza, mal d’auto o in caso di eccessivo consumo di alcool). L’Umeboshi ha effetti benefici in caso di problemi intestinali, quali diarrea e colite, e ha effetto purificante anche per fegato e reni. Infine, è d’aiuto anche in caso di raffreddori e febbre, per ulcere di stomaco e anemia. Si può usare anche per combattere l’alito cattivo e succhiare un nocciolo di Umeboshi per 3-4 ore è benefico in caso di faringiti. Controindicata in caso di ulcera al duodeno, nelle persone con tiroidismo e problemi di pressione alta, in quanto è un frutto molto salato; per questa stessa ragione, si consiglia in ogni caso di non esagerare nel consumo, ne basta un pezzettino!

Come si usano?

Dalla fermentazione delle prugne Umeboshi si ricava un acidulato di Umeboshi o agro di Umeboshi, una specie di aceto molto salato dal colore purpureo, che si può usare come condimento, proprio come l’aceto o la salsa di soia, per insalate e verdure cotte. Lo si può usare anche semplicemente nell’acqua di cottura, al posto del sale, come insaporitore con il vantaggio di rendere anche i cibi più digeribili. Dalle prugne di può ricavare anche una purea di Umeboshi, una crema saporita che si può usare nella preparazione di salse. Le prugne si possono mangiare anche così come sono e sono commestibili anche i noccioli del frutto, che possono essere arrostiti in forno e ridotti in polvere per ricavarne un rimedio contro disturbi gastrici e intestinali se aggiunto a una tazza di tè.

Dove si comprano?

Si trovano abbastanza facilmente in negozi specializzati in alimentazione naturale e biologica, ma anche al supermercato. Non resta che provarle!

La quinoa è originaria del Sud America, dove cresce spontaneamente sin dall’antichità, le civiltà precolombiane già la conoscevano e gli Inca la chiamavano “Madre di tutti i semi”. Vediamo di capire cos’ha di speciale.

I semi

Prima di arrivare alla farina, facciamo un passo indietro per vedere che cos’è la quinoa. Si tratta di una pianta erbacea della famiglia delle Chenopodiacee (stessa di barbabietole e spinaci). Originaria delle Ande, oggi troviamo coltivazioni di quinoa principalmente in Bolivia, Cile e Perù. Anche se spesso è comparata ai cereali, per caratteristiche nutrizionali e impiego commerciale simile, in realtà è uno pseudo-cereale, come l’amaranto e il grano saraceno. La quinoa ha caratteristiche portentose: contiene tutti e 9 gli amminoacidi essenziali di cui il nostro organismo necessita per un corretto funzionamento, ha un buon contenuto proteico e di carboidrati e presenta vitamine del gruppo A, B, C e E. La quinoa trova diversi usi in cucina; date un’occhiata per esempio alla nostra insalata di quinoa e al budino di quinoa.

Dai semi alla farina

La farina di quinoa è il prodotto della macinatura dei semi della quinoa. Questi assomigliano, nella loro forma, alle lenticchie e il loro profumo mentolato caratteristico viene mantenuto anche dalla farina, che ha un colore grigio con striature verdi. Da notare che, allo stato naturale, i semi di quinoa sono ricoperti di saponine che danno al prodotto appena raccolto un sapore amaro. È perciò necessario, prima della macinazione, che la quinoa venga sottoposta a lavaggio ed essicazione per liberarsi delle saponine e dell’azione potenzialmente tossica che possono scatenare contro il nostro intestino e le vie respiratorie, oltre che del gusto amaro.

Proprietà

La farina di quinoa si può definire un alimento con i super poteri, per le incredibili proprietà nutrizionali. È ricca di proteine ad alto valore biologico, come la lisina, amminoacido presente in legumi, grano saraceno e avena, ma carente nei cereali, ai quali spesso la quinoa è assimilata. L’apporto calorico deriva da carboidrati complessi a basso indice glicemico e ha una buona concentrazione di fibra alimentare, grassi e sali minerali, come fosforo, magnesio, calcio, ferro e altri ancora. Vitamine B2, C e E sono presenti in quantità. Con queste caratteristiche, la farina di quinoa è utile per la protezione dell’apparato circolatorio e dei tessuti corporei; inoltre, essendo priva di glutine, può essere consumata da chi ha intolleranze alimentari, in particolare i celiaci, non si possono, tuttavia, escludere eventuali contaminazioni nel ciclo produttivo. Si sconsiglia l’uso di quinoa in gravidanza e allattamento e per i bambini di età inferiore ai due anni per la presenza di considerevoli concentrazioni di betaina, una molecola ancora in fase di studio che potrebbe avere conseguenze spiacevoli se assunta in dosi elevate in queste fasi.

Usi

La farina di quinoa si usa nella maggior parte dei casi miscelata ad altre farine, come quella di farro, Kamut o frumento, e dà agli impasti un gusto intenso. È molto versatile; si usa per prodotti da forno dolci e salati (biscotti, gallette, pane, grissini, torte), per la pasta fresca e ricette per farinate. La versatilità è una caratteristica della pianta; in Sudamerica, la quinoa si utlizza anche per preparare detergenti per bucato e gli steli della pianta si usano per la tintura dei tessuti.

Nei negozi si può trovare la farina già macinata, se invece si preferisce farla da sé, basta un macina-spezie o un macina caffè, facendo attenzione a sciacquare bene i chicchi in acqua corrente per rimuovere le saponine. Si consiglia anche di non farne grandi scorte, in quanto se la farina è macinata da molto tempo può risultare amara.

Il burro di cacao è un prodotto derivato dalla pianta, o meglio dai semi del cacao. A pensarci bene, tutti noi l’abbiamo già visto, toccato e perfino assaggiato! Infatti, è uno dei componenti del cioccolato e con il burro di cacao copriamo le nostre labbra screpolate d’inverno e le proteggiamo d’estate. L’industria alimentare e cosmetica sfruttano le sue qualità da tempo, ma senza i Maya, che il cacao l’hanno scoperto, chissà come sarebbe diversa la nostra vita ora. Scopriamone di più.

Che cos’è?

La pianta di cacao ha il suo habitat naturale nelle foreste tropicali del Centro e Sud America, il cacao, infatti, arrivò in Europa solo dopo la scoperta dell’America. Oggi, il cacao si coltiva anche in Africa occidentale, dove trova un clima adatto. Il burro di cacao è una miscela di acidi grassi (palmitico, oleico, stearico e linoleico) che si ricava dai semi del Theobroma cacao, tramite un processo di pressatura ed esposizione al calore. Il burro di cacao costituisce circa il 50-57% del seme stesso. Ha un colore giallo chiaro e una consistenza solida a temperatura ambiente, normalmente fonde sopra i 20°C, più o meno la temperatura presente dentro alla nostra bocca. È friabile, non untuoso al tatto e, naturalmente, profuma di cacao.

A cosa serve?

La risposta semplice sarebbe: a renderci felici! Scherzi a parte, il burro di cacao ha svariati usi nell’industria alimentare e cosmetica.

In cucina

Il burro di cacao si usa nella preparazione del cioccolato, di cui costituisce più del 18%, di biscotti e altri prodotti da forno come i biscotti e basi per crostate. In cucina, si può usare in modi diversi e per le sue caratteristiche è un ingrediente ideale per le ricette di pasticceria vegan come sostituto del burro. Essendo un derivato diretto del cacao, è un prodotto naturale privo di grassi idrogenati artificialmente e non contiene colesterolo. Inoltre, ha un alto punto di fumo, che è la temperatura a cui un grasso alimentare riscaldato comincia ad alterarsi, diventando dannoso per la salute. Tuttavia, attenzione al contenuto di grassi saturi (acido palmitico e stearico) che sono presenti in percentuale elevata.

Davanti allo specchio

Per quanto riguarda l’industria cosmetica, il burro di cacao ha infiniti impieghi. L’utilizzo non presenta particolari controindicazioni e può essere impiegato in diverse concentrazioni. Lo si usa in creme adatte a ogni tipo di pelle, per il trattamento di labbra screpolate e capelli e in prodotti doposole. Con le sue proprietà antiossidanti e la presenza di Vitamina E contrasta i radicali liberi e stimola la sintesi del collagene, rendendo la pelle più elastica, proteggendola e riparandola (si pensi all’azione del prodotto sulle nostre labbra screpolate), per questo lo si trova in creme per la cura delle smagliature e in creme anti-age. Ha anche un’azione snellente e dimagrante, per la presenza di teobromina e caffeina, che stimolano l’idrolisi e la degradazione dei grassi; applicato sui capelli, con impacchi o maschere, restituisce vitalità ai capelli e li protegge da aggressioni esterne; ottimo per i capelli ricci e per i capelli danneggiati dal sole o dall’uso della piastra. Si può usare da solo o in combinazione con olii essenziali o essenze naturali.

Dove lo trovo?

Il burro di cacao si trova nelle pasticcerie, nei negozi di prodotti naturali e biologici, e nelle erboristerie. Va conservato a temperatura ambiente al riparo dalla luce e da fonti di calore.

 

In Giappone, non è una novità, anzi: per il popolo giapponese, l’alga wakame è una fonte nutrizionale fondamentale sin dal 700 a.C., viene coltivata e si piazza al terzo posto per popolarità dopo l’alga nori e la kombu.

In Asia orientale e nel sud-est asiatico è un’importante risorsa alimentare da tempo, mentre in Occidente ha cominciato ad esser apprezzata a partire dalla metà degli anni ottanta. Usata nell’industria cosmetica e alimentare, oggi esistono colture di quest’alga lungo le coste Bretoni. La diffusione nella cucina occidentale è favorita dal suo sapore leggero, più facile da affrontare per chi prova per la prima volta quest’alimento.

 

Caratteristiche

L’alga Wakame (Undaria pinnatifida) appartiene all’ordine delle Laminarie ed è un’alga marina edibile; fa parte delle “alghe brune”, così denominate per il colore scuro che nasconde il verde caratteristico della clorofilla, comunque presente nei loro tessuti e visibile quando l’alga viene scottata da fresca.

Cresce a circa 7 metri di profondità a temperature comprese fra i 5 e i 18° C ed è diffusa nei fondali rocciosi delle acque che bagnano il Giappone, la Cina e la Corea, ma ha raggiunto anche le acque di Nuova Zelanda e Australia e si coltiva anche in Francia.

 

Proprietà

Ai benefici sfruttati dall’industria cosmetica, si dice, infatti, che l’alga Wakame abbia il pregio di tenere alla larga le rughe e rendere la pelle liscia, bisogna aggiungere le incredibili proprietà alimentari. L’alga Wakame è ricca di nutrienti (fibre, calcio, ferro e magnesio), aiuta a ridurre il rischio di anemie per la mancanza di ferro, il rischio di osteoporosi e non mancano le vitamine del gruppo A, B, C e D. Con queste caratteristiche, non ci sorprende che l’alga Wakame sia considerata un ottimo ricostituente e integratore alimentare.

Proteine e amminoacidi essenziali, in particolare la laminina, fanno di quest’alga un toccasana per la salute del nostro cuore per la loro azione cardio-protettrice, in quanto lavorano contro la calcificazione delle arterie e la pressione alta. Inoltre, la presenza di iodio e selenio ridurrebbe il rischio di cancro al seno e l’omega-3 e l’acido grasso EPA lavorano a favore del nostro corpo e del nostro cervello e riducono il rischio di depressione.

Un altro pregio? L’alga Wakame per la presenza della Fucoxantina, una sostanza chimica che agisce sul nostro metabolismo, è un aiuto per chi vuole perdere peso. Questa proprietà è aiutata anche dalla presenza di fibre solubili che favoriscono l’effetto saziante, una volta a contatto con l’acqua nello stomaco.

 

Controindicazioni

I benefici sono indubbiamente molti, ma dobbiamo prestare attenzione anche ad alcuni appunti sull’uso corretto di quest’alga.

Le dosi di assunzione consigliate sono relativamente limitate, tra i due e i quattro grammi di prodotto essiccato al giorno per non più di due settimane consecutive, intervallati a periodi di non utilizzo. Bisogna prestare molta attenzione nelle dosi al fine di evitare il sovraddosaggio di iodio che potrebbe causare squilibri nel funzionamento della tiroide. È bene quindi affidarsi al parere di un esperto prima di assumere l’alga Wakame, in particolare se si soffre di ipotiroidismo. È sconsigliata inoltre ai soggetti in gravidanza e durante la fase di allattamento.

 

Utilizzi

Innumerevoli sono i modi di utilizzare l’alga Wakame: aggiunta a minestre o centrifugati, per guarnire le insalate verdi o aggiunta a quelle di frutta, sta bene nei risotti, nelle zuppe e negli stufati. Ha anche un potere segreto: ammorbidisce le fibre degli alimenti con i quali viene cotta, si può, quindi, usare per rendere i legumi più morbidi e teneri durante la cottura.

Noci di Macadamia

Nella foresta pluviale a nord dell’Australia hanno origine le piante di noci di Macadamia. Queste piante rigogliose crescono anche al di fuori dell’Australia, nelle isole Hawaii, nell’America centrale, in Brasile e in Sud Africa.

Calorie e proprietà delle noci di Macadamia

Le noci di Macadamia fanno bene poiché vantano innumerevoli proprietà e benefici per il corpo umano. Tuttavia il valore energetico di 100 gr di noci di Macadamia è di 718 kcal, una delle noci più caloriche al mondo, e per questo va consumata con moderazione. Tra le proprietà benefiche delle noci di Macadamia troviamo:

  • grassi insaturi
  • fonte di fibre
  • selenio
  • calcio
  • ferro
  • magnesio
  • manganese
  • zinco

Questi elementi contenuti nelle noci sono di grande beneficio a tutto l’organismo. Le fibre, ad esempio, favoriscono la digestione e la regolarità intestinale, mentre il selenio contenuto nelle noci di Macadamia aiuta il sistema cardio-protettivo. Dato l’alto contenuto di ferro è consigliato il consumo di noci di Macadamia sia a vegetariani e vegani, sia alle donne in gravidanza e alle persone anemiche.

Come si usano le noci di Macadamia?

Le noci di Macadamia si trovano in commercio già salate o al naturale. Quelle salate possono essere sgranocchiate come spezza fame, o come alimento energetico da consumare dopo uno sforzo fisico. Le noci di Macadamia sono ottime se usate in pasticceria, infatti sono molto usate per preparare dolci vegani come creme, basi per torte, biscotti o impasti, proprio per la loro consistenza burrosa.

Prova le nostre ricette con le noci di Macadamia!

Crumble di Pesche Vegan

Latte di cocco: 5 cose che non sapevi

Tra tutti i prodotti derivati del cocco, il latte di cocco è forse quello meno conosciuto e utilizzato in Italia. Lo vediamo sempre più spesso tra gli scaffali dei supermercati e nelle botteghe bio ma non sappiamo bene come usarlo e non ne conosciamo le proprietà! Esistono due tipi di latte di cocco in commercio: quello “da cucina”, più denso e cremoso, adatto a dolci o a curry speziati, e quello da bere, che si vende in cartoni o in lattina, ottimo da gustare fresco!
In questo articolo troverete 5 interessanti proprietà del latte di cocco, un alimento non solo ricco di virtù ma dal sapore eccezionale. Scopriamo qualcosa di più sul latte di cocco:

 1. Aiuta le difese immunitarie

Nel latte di cocco è contenuto l’acido laurico che ha propietà antivirali, antimicrobiche, antiprotozoarie ed antifungine, capaci quindi di rafforzare il nostro sistema immunitario e facilitare la guarigione delle infezioni.

2. Aiuta la digestione

Il latte di cocco ha effetti positivi anche sulla digestione, in quanto velocizza il metabolismo e aiuta il corretto assorbimento dei cibi.

3. Bevanda isotonica naturale

Una bevanda isotonica ha una densità vicina a quella del plasma sanguigno in modo da favorire il suo assorbimento con il sangue e quindi l’idratazione, soprattutto in seguito ad uno sforzo fisico o ad un allenamento sportivo. Bene, il latte di cocco è una bevanda isotonica naturale, proprio quello che ci vuole dopo una giornata faticosa o dopo aver fatto sport!

4. Ricco di elettroliti

Nel latte di cocco si trovano 5 elettroliti essenziali: potassio, magnesio, sodio, calcio, e fosforo. Contiene una quantità di potassio 15 volte superiore a quella contenuta nelle bevande sportive e 2 volte superiore a quella contenuta in una banana. Inoltre, grazie agli elettroliti in esso contenuti, il latte di cocco viene in aiuto a chi soffre di crampi muscolari!

5. Favorisce l’idratazione

Il latte di cocco è composto al 95% di acqua, è privo di colesterolo e grassi, mentre contiene una minima dose di fruttosio che conferisce il gusto zuccherino a questa bevanda. Oltre ad idratare il nostro organismo, apporta vitamine del gruppo B, minerali, aminoacidi, antiossidanti e fitonutrienti. Ottimo per i mesi estivi, per chi fa sport, per chi non beve molta acque ed è anche un ottimo rimedio contro i postumi dell’alcool.

Ecco 5 ottime ragioni per provare il latte di cocco e aggiungerlo agli alimenti sani e che ci fanno star bene con gusto!

Ecco alcune ricette con il latte di cocco che potrebbero interessarti:

Seitan al Curry

Zuppa di Zucca e Carote Tailandese

Webinar Dieta Vegana e Vegetariana

    Il webinar sulla dieta Vegana e Vegetariana è rivolto a tutti coloro che hanno a cuore la propria salute e vogliono fare del mangiar sano uno stile di vita. Non è necessario avere seguito altri corsi in merito o essere vegani o vegetariani, la salute è una bene a cui tutti dovrebbero avere accesso.Troviamo assieme le risposte ai nostri dubbi e impariamo ad alimentarci con gusto e in maniera salutare seguiti dall’esperienza e dalla conoscenza della Dott.sa Paola Stella e mettiamo tutto in pratica con l’aiuto dello chef Martino Beria.

Quando: 24-25-26 Novembre 2014
A che ora: dalle 18:00 alle 19:30

Programma del corso:

  • (24 Novembre) PROTEINE E VITAMINA B12 NELLA DIETA VEGANA E VEGETARIANA – Affronteremo in questa lezione due temi caldi che da sempre preoccupano vegetariani e vegani: proteine e vitamina b12. Insieme alla dottoressa Stella, sfateremo il mito secondo cui i vegetariani e ancor più i vegani non possono assumere proteine e vitamina b12 e andremo a individuare quali alimenti non possono mancare in una dieta completa ed equilibrata.
  • (25 Novembre) LA DIETA VEGANA E VEGETARIANA DALLO SVEZZAMENTO ALL’ADOLESCENZA – Oggigiorno sono sempre di più i genitori che scelgono per i proprio figli una dieta sana, naturale e che non contenga derivati animali. La dottoressa Stella ci aiuterà a comprendere come sia possibile una dieta vegetariana e vegana dall’età dello svezzamento fino all’adolescenza e quali siano gli accorgimenti necessari per percorrere questo cammino assieme ai nostri cuccioli.
  • (26 Novembre) CUCINARE VEG TUTTI I GIORNI: QUELLO CHE NON PUO’ MANCARE IN UNA CUCINA VEG! – La terza lezione del nostro corso vede lo chef Martino Beria, alle prese con pappette per bebè, “omogeneizzati” naturali e cibi appetitosi e divertenti per bambini e adolescenti, dandovi idee e spunti creativi per ricette genuine, complete e tutte gustosamente veg!

DOCENTI

Dott.ssa Paola Stella

Dietista diplomata presso l’Università degli studi di Padova. Approfondisce la sua formazione seguendo corsi e master inerenti l’alimentazione dello sportivo, la nutrizione pediatrica. Recentemente ottiene il diploma di Master Universitario in “Alimentazione e Dietetica Vegetariana” presso Università degli Studi delle Marche.Esercita la sua professione impartendo lezioni di educazione alimentare, nell’ambito dell’istruzione scolastica, di corsi di formazione privati, di gruppi di autoaiuto presso l’ASL (Schio, VI), parallelamente all’adempimento del suo ruolo di dietista nell’impostazione di una sana e corretta alimentazione presso palestre, erboristerie, istituti di bellezza e studi medici. Collabora, inoltre, con Verdeorobio per serate di divulgazione e da settembre 2014 curerà  la pubblicazione di un notiziario sul sito della SSNV (Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana) in collaborazione con la Dott.ssa Luciana Baroni.

Chef Martino Beria

Chef vegetariano/vegano, fonda nel 2013 il portale Lacucinavegetariana.it, tiene corsi di cucina vegana, si occupa d’informazione nel mondo Veg, lavora come chef a domicilio, food photographer e consulente per ristoranti. Studia Scienze e Cultura della Gastronomia e della Ristorazione presso l’università di Padova, in modo da avere e dare una visione umanistico-scientifica del Food a tutto tondo.

Costo del corso: La quota d’iscrizione è di 120€ (100€ entro il 01/11/2014 incluso via bonifico). La quota andrà versata tramite Bonifico o via Paypal.




FAQ: Se avete ancora dubbi o curiosità sui nostri webinar, vi consigliamo di leggere le FAQ o scriverci all’indirizzo info@lacucinavegetariana.it.

Inviare all’email info@lacucinavegetariana.it gli estremi del bonifico effettuato.

Per informazioni ed iscrizioni:
www.lacucinavegetariana.it
info@lacucinavegetariana.it
cell. 3772643170

Con le bacche di goji “gojiamo” di più!

Piccole e di un favoloso rosso acceso, sembrano quasi delle piccolissime uvette, sono le bacche di Goji. Originarie dell’Asia, crescono, infatti, in maniera spontanea in Cina, Tibet, Mongolia e sull’Himalaya, qui da noi non si trovano a loro agio e se coltivate raramente riescono a formare lo stesso tipo di valori nutrizionali presenti nelle bacche asiatiche. In Italia le bacche di Goji si possono trovare essiccate o sotto forma di succo concentrato e l’enorme quantità di benefici nascosta in queste bacche è ancora ignota ai più. Per gli orientali, l’uso del frutto del Goji è molto diffuso anche per cuocere zuppe e carni e nella medicina tradizionale cinese questo frutto rappresenta una sorta di elisir di lunga vita.

Proprietà e utilizzi della bacca di Goji

In effetti, l’elevata presenza di antiossidanti, vitamine, sali minerali e acidi grassi essenziali le rende delle vere e proprie fonti di benessere. Superano ogni rivale per presenza di beta-carotene, ferro e vitamina C e contengono Germanio, utile contro le malattie cellulari. Possiedono anche un effetto saziante, quindi possono diventare un aiuto per chi ha bisogno di perdere qualche chilo. Chi l’avrebbe mai detto che in un frutto che, per forma e sapore, assomiglia a una caramella, si potesse racchiudere tanto benessere?

Consigli

Le bacche di goji sono un vero toccasana per la nostra salute, dal gusto dolce e acidulo, che per la sua versatilità si presta a moltissime preparazioni, dai muesli ai dolci, dalle salse dolci a quelle salate! Si possono portare delle bacche di goji sempre con noi in un piccolo contenitore ermetico per mangiarle come spuntino o spezzafame quando ne abbiamo voglia.
L’importante è tenerle sempre all’asciutto e lontano da fonti di calore, ma soprattutto non comprare bacche di goji qualsiasi, ma biologiche e certificate.

Se volete andare sul sicuro e acquistare da casa un prodotto sano e certificato, consigliamo di affidarvi a questo sito: bacche di goji! Noi le abbiamo provate e le usiamo tutti i giorni! Sono davvero diverse e buonissime!

Scopri più proprietà

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Fiori di sambuco: proprietà e benefici

I fiori di sambuco si possono trovare molto facilmente in ogni parte d’Italia, dal momento che crescono sia in zone montante sia in zone pianeggianti. Se durante una bella giornata di primavera state facendo una passeggiata e trovate degli alberi di sambuco in fiore, vi consigliamo di raccoglierne un po’ in vista dell’inverno.

Come si riconosce il sambuco

Il sambuco (nome scientifico Sambucus Nigra) è un arbusto che non supera i 4 metri di altezza e che quando fiorisce presenta dei piccoli mazzetti di fiorellini color bianco crema, molto profumati, simili a piccole stelline.

Come si utilizzano i fiori di sambuco

Facendo attenzione a non sciuparli, raccogliete dei rametti di fiori ben sbocciati. Raggruppateli con dello spago in mazzetti da 2 o 3 rametti e fateli seccare all’ombra appesi a un filo. Man mano che si seccheranno, il gambo perderà volume e potrebbero cadere, perciò consigliamo di stringere lo spago di tanto in tanto. Dopo 2 settimane, a seconda dell’umidità presente nel luogo dove li avete messi ad essiccare, potrete riporre i fiori di sambuco, privati del gambetto, in un vaso di vetro o in un sacchetto di carta e conservarli al riparo della luce. Però, non dobbiamo essere frettolosi: se i fiori non si saranno seccati per bene, una volta chiusi nel vaso potrebbero produrre condensa e causare la formazione della muffa!

Proprietà dei fiori di sambuco

L’impiego terapeutico delle bacche di sambuco risale a migliaia di anni fa. Preparare un infuso di fiori di sambuco stimolerà la sudorazione e quindi viene consigliato nel trattamento delle malattie riguardanti l’apparato respiratorio. Grazie alla presenza di flavoni, i fiori di sambuco hanno proprietà benefiche anche per la cura delle vene e dell’apparato circolatorio in generale. Utilizziamo la tisana di fiori di sambuco per curare il raffreddore, l’asma, la tosse e i reumatismi.

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