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Come coltivare i peperoni

Come coltivare i peperoni? Vivace e colorato, il peperone è un ortaggio che ben si adatta in cucina: dalla preparazione di sfiziose pietanze, all’essicazione, o come goloso contorno.Ne esistono diverse varietà, che si differenziano per colore, forma e sapore. Ognuna di esse ha peculiari caratteristiche che la rendono più adatta all’impiego che si vuole farne. Nei paragrafi seguenti, vi suggeriamo degli accorgimenti per coltivare rigogliosamente questa pianta, al suolo o in vaso.

Terreno e tipologia di vaso

Qualche settimana prima della messa a dimora, è bene vangare il terreno e concimarlo. Il peperone predilige terre di medio impasto, permeabili, e ben drenate. Il suolo deve essere nutrito con del calcio, di cui il peperone ha particolare necessità. Per la coltivazione in vaso, sono consigliati contenitori in terracotta con uno strato inferiore di argilla espansa, in modo da controllare l’umidità ed evitare pericolosi ristagni idrici. La grandezza dei recipienti può mutare in base alla varietà di peperone coltivata: da circa 18 a 40 centimetri di diametro disponibili per pianta. La distanza da mantenere tra le piantine se la piantagione è al suolo, è di 40 centimetri circa.

Trapianto e posizione

Per semplificare la coltivazione le piantine sono da preferire ai semi, in quanto più resistenti e più facili da crescere. La loro messa a dimora può avvenire tra aprile e maggio. Vanno tolte dai loro vasetti con delicatezza, e inserite nel buchetto fatto in precedenza a una profondità utile a coprire tutte le radici. La pianta di peperone ama il sole: se la coltivazione avviene in vaso è necessario posizionarlo sul balcone esposto alla luce diretta per almeno mezza giornata. Attenzione alle folate di vento. E’ indispensabile posizionare dei tutori (per esempio delle canne di bambù) accanto alle piante, a cui legarle con del nastro: in questo modo non si piegheranno su sé stesse.

Irrigazione e concimazione

I peperoni necessitano di acqua, poca ma frequente, per mantenere il terreno sempre umido evitando ristagni. In mancanza di irrigazione, la pianta tenderà a produrre pochi frutti e dal gusto amarognolo. Le erbe infestanti che compaiono vanno eliminate tempestivamente: se la coltivazione è in vaso ciò può essere fatto a mano, se al suolo è possibile utilizzare una zappa cosicché da arieggiare il terreno.
Questo ortaggio è bisognoso di elementi nutritivi, tra cui calcio e magnesio: la concimazione deve essere abbondante e ricca. Fatevi consigliare un prodotto idoneo in un centro specializzato.Descrizione paragrafo n

Raccolta dei peperoni

Generalmente i frutti maturano tra giugno e ottobre. La raccolta richiede perizia, per non danneggiare la pianta. E’ necessario asportare i peperoni tramite il taglio del picciolo, usando delle lame affilate e pulite. Andando a raccogliere il frutto manualmente, si aprirebbero delle ferite offrendo un ingresso a varie malattie e parassiti.

Sperando di avervi dato informazioni utili, vi auguriamo una proficua coltivazione!

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Febbraio mese di semina: cosa seminare a febbraio!

Appare una contraddizione questo titolo, perché come è noto, la semina è un’operazione colturale che si esegue in autunno o in primavera, non certo in inverno. Tutto giusto, ma oltre alla colture erbacee più famose, come frumento (semina in autunno), mais, soia e barbabietola (semina in primavera) ci sono molte altre piante, le verdure ad esempio, che si possono seminare tutto l’anno, qualcuna anche in febbraio, e vediamo di conoscerle meglio.

Condizioni per la semina

Come informazione generale è bene che l’appezzamento di terra sul quale insisterà il nostro orto invernale non sia gelato e sia molto luminoso, la grandezza è variabile in base alle nostre esigenze.
Ci sono verdure e piante aromatiche per le quali consiglio la semina direttamente in campo, mentre per altre è meglio prima una salutare crescita in ambiente protetto, come una serra riscaldata o l’interno dell’appartamento, e, in seguito, nel mese di maggio faremo un trapianto direttamente in orto. Nel caso dell’appartamento basta una cassetta di legno di verdura con un po’ di terriccio e concime, con qualche innaffiatura senza esagerare.

Che cosa seminiamo?

Abbiamo parlato di come si può fa la semina a febbraio, ma chi sono i veri protagonisti?
Nei prossimi paragrafi li suddivido in base a semina diretta in campo a febbraio o semina in semenzaio ora con successivo trapianto nel mese di maggio.
Per la semina diretta optiamo senza indugi per biete, carote, rape e spinaci, mentre come erbe aromatiche concentriamo i nostri sforzi su valeriana e prezzemolo.

Ovviamente l’ausilio del semenzaio amplia le nostre prospettive di poter degustare verdure prodotte da noi, al 100% biologiche e naturali, con un pizzico di pazienza ed attenzione in più. Ma la nostra fatica sarà ben ripagata dato che in estate potremo proporre nei nostri piatti cavoli cappucci, cavoli verza, lattughe, cetrioli da aggiungere a salutistiche e corroboranti insalatone, sedano sia bianco che verde, e solanacee a tutto tondo come melanzane, pomodori e peperoni senza dimenticare le prelibate zucchine. Per tutte loro il trapianto è auspicabile a maggio, onde evitare che i nostri sforzi di coltivazione vadano in fumo.
Invece per i carciofi meglio posticipare il trapianto a luglio, altresì per il porro approfittate del bel tempo di giugno. Ma in estate di cosa non si può fare a meno, quando il caldo diviene insopportabile? Di una rinfrescante e dissetante fetta d’anguria! Ebbene tale soddisfazione gustativa la possiamo produrre noi stessi partendo dall’inverno con la semina in semenzaio ed un successivo trapianto a maggio. Risultato garantito e soddisfazione massima riscontrabile già dal mese di luglio.
Ed ecco che dopo la semina autunnale e primaverile ora conosciamo pure quella invernale. Per la calda estate meglio gustarsi i risultati di produzione dei mesi precedenti!

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L’orto biologico fatto in casa

Perché non provare a crearci un orto biologico in casa nostra? E per chi non ha spazio verde sotto casa, c’è qualche alternativa? Assolutamente sì, basta un piccolo davanzale, che altro non è che un piccola serra a cielo aperto, più facile da gestire, più semplice da controllare e che può produrre senza alcun limite verdure sane, nutrienti e soprattutto biologicamente naturali.

E si può fare anche ora, a novembre; nelle prossime righe descriverò brevemente quattro ortaggi che troviamo spesso nei nostri piatti, facili da preparare ma ancora più facili da coltivare, in quanto non necessitano di trapianto ma una volta piantato il seme, tutto crescerà lì.

Carota, spinacio, fava e pisello, sebbene siano apparentemente diverse, soffrono delle medesime criticità come la luce diretta ed il ristagno idrico, basta una minima innaffiatura mattutina tale da non lasciare mai la terra secca, in quanto col secco deperiscono in brevissimo tempo.

La carota è un ingrossamento della radice, quindi è bene partire da un vaso alto con terriccio fertile, consiglio quello quadrato di dimensioni 45x45x45cm, dentro il quale fare 10 buche distanziate, e in ogni buca mettere a dimora 3 semi e ricoprirla. Dopo circa 30 giorni avrete delle carinissime piantine alte 5cm spuntate dalla terra; a questo punto fate un diradamento così da ottenere solo una piantina per buca, quella cresciuta meglio. Dopo due mesi e mezzo dal diradamento le carote saranno pronte per essere raccolte, il momento ottimale è quando vedrete le foglie divenire gialle.

Lo spinacio, originario dell’Asia, ricco di ferro ed altri minerali, si può usare in cucina per tantissime pietanze, e ci possiamo creare una produzione continua in casa. Vediamo come. Se partiamo dall’ orto sotto casa, armatevi di rastrello e date una bella passata per togliere le infestanti e far arieggiare il terreno. Fate una concimazione, poi delle piccole buche profonde pochi cm e distanti 20cm l’una dall’altra. Mettete a dimora 3 semi per buca e dopo un mese operate un diradamento. Dopo 2 mesi lo spinacio è pronto, raccogliete 5-6 foglie per pianta lasciando il germoglio centrale che permetterà di produrre a breve altre foglie.

Ho descritto la carota in vaso e lo spinacio in orto, ma sono due verdure intercambiabili, quindi potete fare tranquillamente carota in orto, e spinacio sul davanzale. Per lo spinacio non serve però una vaso alto 45cm.

Fava e pisello sono due legumi molto simili, producono baccelli con semi, e si coltivano allo stesso modo. Vaso alto 40cm, buchette profonde 5-6cm, 2-3semi per buchetta, diradamento a 20 giorni, raccolto ad Aprile.

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Lo zenzero fai da te

Capita sempre più di frequente d’imbatterci in molteplici fragranze profumate, e alle volte velatamente pungenti, quando passiamo davanti ristoranti etnici orientali: ma da dove hanno origine queste nostre percezioni olfattive? Principalmente dalle spezie ed oggi ne conosceremo meglio una molto diffusa, ovvero lo zenzero.

È una pianta erbacea conosciuta fin dai primordi dell’umanità civile, originaria dell’Oriente, che possiede molte proprietà sia salutistiche che biologiche e nutrizionali, fatto per cui ad ora la troviamo anche in cibi e bevande che quotidianamente consumiamo. Ma dello zenzero che cosa si mangia? Non i fiori gialli, e nemmeno le foglie che circondano i fusti, ma degli ingrossamenti naturali delle radici, ovvero i rizomi.

I rizomi, simili a delle piccole patate bitorzolute, possono essere utilizzati in cucina sia tagliati a fette fresche sottili sia in forma di polvere essiccata, così da esaltare il sapore e l’aroma di piatti gustosamente caratteristici e particolari.

Ad esempio in Giappone lo si trova caramellato abbinato al tipico sashimi, in Indonesia è diffusissimo nella preparazione di zuppe, minestre e salse, ed è utilizzato persino nella preparazione di dolci di origine anglosassone, come il pan di zenzero, che sotto Natale adorna le vetrine di tutta Londra.

Come curiosità pensate che da noi viene utilizzato per la produzione del ginger, gustosa e dolce bevanda analcolica dal colore rosso vivo, perfetta per un aperitivo leggero.

Perché lo zenzero fa bene? Perché ci facilita la digestione, migliora la circolazione del sangue, combatte i dolori delle artriti, abbassa il colesterolo, e soprattutto previene le nausee, prevalentemente quelle originate dalle gravidanze e dal mal di mare.

Ma lo possiamo utilizzare anche come antibiotico biologico e naturale contro i malanni autunnali: ad esempio contro il raffreddore consiglio il tè di zenzero, mentre contro la tosse qualche foglia di basilico associata ad un pezzo di rizoma ne contrasta gli effetti.

È possibile coltivare lo zenzero in Italia? Certo che sì, ed anzi ognuno di noi lo può fare dentro casa. È una pianta che ama il caldo quindi si può benissimo tenere all’interno. Partiamo da un semplice vaso di plastica, prima di mettere il terriccio è preferibile creare un fondo di argilla, e ricoprire le pareti interne del contenitore con del tessuto per trattenere l’umidità, dopo di che terriccio e un pezzo di rizoma ben interrato. In seguito, lasciate fare alla natura, ricordandovi solo di innaffiare una volta al giorno, meglio la sera; la piantina crescerà in 5-6 mesi, e vedrete che bei rizomi si formeranno sotto terra. E dopo si ricomincia, il tutto a partire da un pezzo di rizoma ripiantato.

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La stevia: la risposta dolce di Madre Terra

Partiamo da un presupposto lapalissiano: la terra abbonda in ogni sua manifestazione ed è capace di soddisfare il fabbisogno umano ed animale, con grande varietà e completezza. A questa abbondanza partecipa anche la stevia, che con il suo potere dolcificante è tra i migliori sostituti di un qualsiasi edulcorante raffinato e artificiale.

La stevia trova le sue origini nell’America Latina, per la precisione in Paraguay. Sembra che i primi ad utilizzarla siano stati gli indigeni Guaranì, che scoprendola tanto dolce, l’abbinavano alla preparazione dell’infuso “mate” che risultava molto amaro.

Della stevia esistono circa 150 specie, ma quella con maggiori proprietà dolcificanti e di conseguenza più diffusa, è la specie rebaudiana.

Le proprietà dolcificanti della pianta sono racchiuse nelle foglie, che possono essere utilizzate sia fresche che in polvere. In commercio possiamo anche trovarla come concentrato liquido o come estratto disidratato. Qualsiasi forma decidiate di utilizzare, resta invariabilmente il dolcificante con zero calorie.

L’utilizzo della stevia è raccomandabile anche per la preparazione di prodotti da forno, perché le sue proprietà edulcoranti restano inalterate fino a 200°C e non sono soggette a processi di fermentazione.

Per quanto la stevia abbia un potere dolcificante ben più elevato rispetto ad un qualsiasi edulcorante artificiale, il livello del glucosio nel sangue rimane immutato. Utilizzata in bevande o alimenti, ne basta una minima quantità, per donarvi una grande dolcezza.

E dato che di abbondanza stiamo parlando, per quanto la stevia sia facilmente reperibile nei negozi di prodotti biologici, nulla vieta di coltivarla nel vostro giardino o in vaso, sul terrazzo di casa vostra.

La stevia nel vostro giardino non richiede attenzioni particolari, fermo restando che è necessario ricrearle il più possibile l’ambiente dal quale deriva. Quindi è necessario un terreno tendenzialmente sabbioso e possibilmente umido. Infatti la stevia adora il clima umido, facilmente reperibile vicino a fonti di acqua.

La sua temperatura ottimale si aggira intorno ai 23°C, ma ha una buona resistenza anche con temperature prossime allo zero. Per quanto possibile si consiglia di metterla a riparo durante le gelate.

Data la raccomandazione di un clima umido e una temperatura mite, il mese migliore per un trapianto di questa fantastica piantina, nel nostro bel paese, è il mese di aprile, ideale grazie alle sue frequenti piogge e al primo accenno di primavera. Con queste accortezze, la nostra fonte di dolcezza, dovrebbe radicarsi senza alcuna difficoltà.

Se invece non possedessimo un giardino, ma un balcone ricolmo di vasi, potremmo aggiungerne uno anche per le nostra stevia. Anche in questo caso, si raccomanda l’utilizzo di un terreno sabbioso, per assicurarci delle foglie grandi e dolci. Nel caso di un terreno poco indicato, come quello argilloso, si corre il rischio di ottenere foglie piccole e dal basso contenuto edulcorante.

Importantissimo, sia in giardino che in vaso, è non far mancare mai acqua alla pianta. E’ essenziale che venga annaffiata ogni giorno, ponendo attenzione affinché l’acqua non venga trattenuta dal terreno, creando dei piccoli ristagni.

La stevia ha una crescita molto veloce e questo richiede il supporto di concimi. In questo caso si raccomanda di prediligere compost naturali, possibilmente fatti in casa.

Per poter deliziare le vostre papille gustative con questo concentrato di dolcezza, attendete che la vostra piantina raggiunga i 15 centimetri di altezza, cosa che farà nell’arco di 10/15 giorni, e poi potete procedere con la prima potatura. A quel punto potrete decidere se utilizzare le foglie fresche o lasciarle essiccare.

La Terra, come tutte le madri, dona ai propri figli tutto l’occorrente affinché possano avere una Vita serena e armoniosa. In questo piccolo corredo c’è anche la dolcezza e la Terra l’ha donata attraverso la stevia.

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