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Pannolini lavabili contro usa e getta: perché sceglierli?

Oggigiorno, tendiamo ad avere un occhio di riguardo verso la tematica ambiente e sostenibilità, siamo più inclini a riflettere sull’impatto che la nostra vita ha sul pianeta e questo ci rende più consapevoli delle nostre azioni.
Questo accade quando si va al supermercato e si sceglie di comprare cibo biologico o a km0, quando si prediligono detersivi fatti in casa o naturali o si preferisce eliminare il più possibile l’acquisto di prodotti usa e getta.
Nel momento in cui si diventa genitori, poi, si desidera ancor di più che il mondo sia un posto migliore in cui far vivere la nostra creatura e questo ci motiva a fare la nostra parte.

La mia scelta di alimentarmi con cibi di origine vegetale non è stata solo una scelta etica ma conscia anche dell’impatto ambientale che la dieta tradizionale comporta.
Optare per dei pannolini lavabili all’arrivo di Goran, mi era sembrata da subito la scelta più responsabile e ovvia.
Tuttavia, per mesi prima della sua nascita, sono stata scoraggiata da amici e parenti, che più e più volte mi hanno dato della pazza a voler allontanarmi dal progresso rappresentato dai pannolini usa e getta.
Da chi non si era trovata bene e dopo poco aveva venduto tutto il suo kit alla migliore offerente, fino a colei che sgranando gli occhi mi pregava di non farlo perché “sarei stata seppellita dai panni sporchi”.

pannolini lavabili contro usa e getta

Come funzionano i pannolini lavabili e quali scegliere

Alla fine, da mamma alle prime armi, ho optato per dei pannolini ecologici, un buon compromesso per i primi tempi.
Esatto, per i primi tempi.
Chi di voi ha familiarità con il segno del Capricorno, ne riconoscerà sicuramento l’indole paziente, ma testarda e perseverante.
E quella strana capra cocciuta sono proprio io, che all’inizio mi sono lasciata influenzare un po’ per stanchezza un po’ per ingenuità, ma che alla fine, dopo mesi di ricerche e letture ha preso in mano il telefono e ha prenotato il suo primo kit di pannolini lavabili.
Ringrazio moltissimo la presenza di siti, gruppi facebook e associazioni che promuovono i pannolini lavabili e informano su come organizzarsi e gestire il tutto.
Io mi sono rivolta a Sotto Il Cavolo un’associazione della mia zona e dopo un caffé e una chiacchierata con la mitica Orsola, mi sono portata a casa un box pieno di tutti i tipi di pannolini in commercio.

Kit prova pannolini lavabili

Pittore fa un controllo qualità del kit prova di pannolini lavabili!

Come ho iniziato?

All’inizio ho dovuto prendere confidenza con il nuovo sistema. Ci sono davvero tanti tipi di lavabili, si parte da quelli “delle nostre nonne” formati da un panno piegato, chiuso con una o più spille (tranquille, non si usano più le spille da balia ma dei sostituiti più sicuri e graziosi) e una cover impermeabile. Poi ci sono quelli più moderni in fibra sintetica con degli inserti assorbenti in una tasca interna o attaccati con un bottoncino. Si differenziano per spessore, tipo di chiusura (velcro o bottoni), tessuti e inserti.
Qui sotto trovate un’infografica riassuntiva.

Pannolini lavabili tipi

Cominciare da un kit di prova è stata assolutamente la scelta migliore per me. Ho provato uno alla volta tutte le tipologie e de diverse marche, ho imparato a lavare in modo più ecologico ma allo stesso tempo efficace.
Dopo un mese di utilizzo ho restituito il mio box e sapete che tipologia ho deciso di usare?
Forse l’avrete già immaginato, ma ho optato per i muslim + cover! Per me è la soluzione più gestibile e flessibile di tutte, non è per nulla complicato da organizzare per i lavaggi ed è davvero molto economico. Infatti, al momento il mio set è composto di 4 cover, 14 muslin, un rotolo di pezze raccogli pupu lavabili e 2 spille. Ho calcolato che questo set mi è venuto a costare circa 85 euro.
Tenete conto che per la notte al momento uso prevalentemente usa e getta ecologici, ma conto di passare presto ai lavabili.
Una volta iniziato, ho capito che non è così complicato o dispendioso, anzi, che ce la si fa benissimo e che avrei potuto iniziare sin dai primi giorni.

Pannolini lavabili: sì o no?

Il mio consiglio è fare domande se non si è sicuri, ma di non aver paura di sbagliare. Oltre che alle associazioni della vostra zona, potete rivolgervi a consulenti private (ce ne sono ogni giorno sempre di più!) e spesso i siti che vendono i pannolini lavabili offrono anche un ottimo servizio assistenza.
Infine, controllate se nel vostro comune ci sono delle agevolazioni fiscali per chi utilizza pannolini lavabili. In alcuni comuni poi, come quello di Este (PD), donano un lavabile per ogni bambino nato, se la famiglia lo desidera.

Link utili

Lascio alcuni link utili consultati personalmente che mi sento di consigliare.

Siti che vendono pannolini lavabili:

Ecobaby
Elobaby
Cuore Lavabile

Gruppi Facebook per sostegno, scambio e acquisto:

Il mercatino di Elobaby
Gruppo pannolini lavabili e supporti

Associazioni:

Sotto il Cavolo (Mira – VE)
Non solo Ciripà
Pannolini Consapevoli

“Il riciclo creativo: come gli scarti dell’estrattore possono essere educativi nel rispetto del pianeta”

L’estrattore di succo è entrato nella mia vita un po’ di anni fa, quando incontrai Franc Arleo, fondatore di SiQuri: quell’incontro è stata un’esperienza peculiare! In cima ad un colle, nebbia di inizio primavera, un monastero e questa personalità enigmatica.
Così ho iniziato a lavorare ad un progetto che ancora oggi stiamo sviluppando assieme: portare a conoscenza la cultura del cibo, della vita salutare, attraverso la riscoperta delle radici, dell’etica, della natura.
Ma come può legarsi questo ad un succo vivo? Eh i legami sono molteplici e molto sottili: quando si beve un bicchiere di succo però si possono ben percepire, a partire dalla propria bocca.
Estrarre un succo ci porta in una condizione di riscoperta: la lentezza, il rispetto per i nutrienti, la scelta consapevole degli ingredienti e della loro origine, la consapevole accettazione della stagionalità, il riciclo, la creatività.
Questi ultimi due aspetti si uniscono in senso paiedeutico ad una pratica che vede impegnato chi usa già l’estrattore nel recupero delle fibre, più comunemente detto “riciclo degli scarti”.
Paiedeutico perché? Questa pratica ci pone su un piano di rispetto verso il mondo, tentando di minimizzare lo scarto che produciamo in output dal nostro stile di vita.

Ma cos’è e come usare l’estrattore di succo?

Per i neofiti forse è meglio dare una spiegazione: l’estrattore di succo potremmo dire che è una macchina, un marchingegno che ha un input e due output. Si inserisce la frutta e la verdura, e ne esce il succo…però non solo! E le fibre? Quelli comunemente chiamati “scarti dell’estrattore” sono null’altro che le fibre dalle quali è stato spremuto tutto il succo (il secondo output).
Come funziona questo processo?
Quando ero bambino, a fine estate si faceva la conserva di pomodoro e ricordo quella macchina con una vite che girava (poteva essere a motore o anche girata manualmente) che serviva a spremere via dalla buccia e dai semi la polpa di pomodoro, che passava attraverso i forelli di un filtro.
Questo, molto similarmente, rappresenta come funzioni un estrattore di succo: un motore a basso numero di giri, con collegata una coclea che strizza frutta, verdura (e anche altre cose interessanti), sotto la quale un filtro molto sottile divide il succo dalle fibre, due prodotti che escono da due bocchette separate.
La pressione tra la coclea, gli alimenti e la parete interna della brocca fanno uscire il succo dalle fibre che, fluendo attraverso il filtro, viene incanalato nella bocchetta di uscita del succo.
La lentezza del motore permette il rispetto delle proprietà organolettiche e nutrizionali del succo: non si verifica surriscaldamento, cosa che mantiene inalterato lo stato chimico-fisico di oligo elementi come vitamine termolabili, minerali ed enzimi.

Fibre e succo

Da questo processo di lenta estrazione otteniamo un succo molto energetico e revitalizzante che presenta ⅓ delle fibre che originalmente si trovavano nella frutta e nella verdura.
Un succo senza fibre è perfetto come vera e propria cura riabilitativa per chi soffre di gravi disturbi gastrici e non può tollerare la presenza di fibra, è perfetto per lo svezzamento dei neonati che non dovrebbero assumere fibre fino all’anno di età, ed è un ottimo ricostituente in quanto il succo, già “masticato” dalla coclea entra nel metabolismo molto velocemente, dandovi benefici immediati.
E gli altri ⅔ delle fibre dove vanno? Ecco, questi sono gli “scarti” dell’estrattore, fibra ancora saporita e ottima per la salute, da reintegrarsi all’interno di ricette che la trasformano e la impreziosiscono.
E se volessimo avere più fibra nel nostro succo? Ci sono estrattori di succo che esprimono al meglio le capacità di estrazione: Juicepresso Fiber Control è l’unico estrattore in commercio che da la possibilità di selezionare il quantitativo di fibre presenti nel succo, semplicemente girando il regolatore. Questo sistema semplice e geniale da la possibilità inoltre di ottenere granite e gelati inserendo nella bocchetta la frutta ghiacciata che verrà lentamente triturata con l’ausilio del filtro senza buchi dato in dotazione.
Una possibilità che dallo scorso mese è possibile ottenere anche con l’estrattore Essenzia Pro Green, al quale, tra le molte novità è stato aggiunto il filtro senza buchi.
Se vuoi scoprire di più sull’estrattore di succo, abbiamo un articolo che fa per te!

Come utilizzare gli scarti dell’estrattore?

Prima vi dicevo che le fibre che otteniamo sono utilissime da recuperare per diverse applicazioni, in primo luogo in cucina!
Così eccomi con qualche consiglio utile per recuperare gli scarti dell’estrattore:
quando preparate un succo, pensate subito se vorrete riutilizzare gli scarti.
Se decidete di recuperarli, eliminate dalla frutta tutte quelle parti che poi vi ritrovereste negli scarti, e che potrebbero dare fastidio in bocca: intendo semi, bucce dure e non saporite, bucce pelose, bucce e pellicine amare, torsoli, piccioli, ecc…
generalmente, tutti gli scarti dei latti vegetali possono essere facilmente recuperati e reimpiegati negli impasti dolci o in impasti salati come burger, polpette, oppure insaporiti, amalgamati e lasciati maturare come “formaggi vegetali”.
Potete congelare gli scarti avanzati, se molto polposi, e poi ripassarli nell’estrattore per ottenere dei sorbetti o dei gelati.
Con l’abbinata essiccatore/estrattore, potete essiccare gli scarti dell’estrattore e così creare delle cialde, delle barrette, dei biscotti raw o del muesli a impatto 0!
Per conservare gli scarti, metteteli in frigo in un contenitore ermetico e utilizzateli nel giro di 2 giorni al massimo, oppure sottovuoto da consumarei al massimo dopo una settimana.

Molto più di un manuale: il manuale dell’estrattore

Proprio in merito a questi argomenti, dal 20 aprile potrete trovare in libreria la mia ultima pubblicazione: “Il manuale dell’estrattore” edito da Gribaudo/Feltrinelli nel quale spiego dettagliatamente come questa tecnologia sia entrata a far parte della mia vita quotidiana e come ne ho potuto beneficiare come chef, per le mie preparazioni.
Un intero capitolo dedicato al riciclo creativo degli scarti da estrattore, corredato di moltissime utili ricette delucida la domanda che tutti ci siamo posti: cosa fare con gli scarti dell’estrattore?
Il manuale dell'estrattore: molto più di un semplice manuale

Essiccare gli scarti dell’estrattore: delle ottime barrette

Ecco una ricetta utile per delle ottime barrette essicate riutilizzando le fibre dei vostri succhi:

INGREDIENTI
– Avanzi da Estrattore di succo 400 gr
– Fiocchi d’Avena 80 gr
– Semi di girasole 25 gr
– Sesamo bianco 10 gr
– Riso soffiato 20 gr

PROCEDIMENTO
1) In una ciotola mescola assieme tutti gli ingredienti.

2) Prendi una piastra dell’essiccatore, poni un foglio antiaderente e componi delle “mattonelle” di fibre e cereali.
3) Poni la piastra all’interno dell’essiccatore e imposta la temperatura di 40° C per 24 ore.
4) Dopo 12 ore porziona le “mattonelle” di fibre in barrette e completa l’essiccazione per altre 12 ore.

Concime da scarti di estrattore

Se vogliamo recuperare tutto, ma proprio tutto quello che avanza dai succhi, possiamo anche creare un compost, un concime vegetale, a base di scarti dell’estrattore!
Preparate una scatola di plastica forellata e buttateci alla base delle foglie secche e del cartone. Poi “buttate via” gli scarti che non mangiate, e alternatamente, stratificate ogni tanto con un po’ di foglie, un po’ di avanzo umido, e altre foglie secche. Date equilibrio al compost inserendo rifiuto organico secco che aiuterà la ritenuta di eventuali liquidi.
Nel giro di 1 anno otterrete così un concime vegetale favoloso!

“Fatti e cifre sugli animali che mangiamo”: così si presenta il Meat Atlas, un’agghiacciante cronaca del mondo dell’industria che tratta gli animali, pubblicata da Heirich Boell Stiftung. Il testo è disponibile gratuitamente sul web in versione pdf, e offre a ognuno di noi ottime ragioni per schierarsi contro la produzione industriale di carne e derivati animali. Non si tratta solo del benessere di mucche, maiali e galline ma di un intero sistema che sta distruggendo il pianeta, sotto ogni aspetto.

In ogni capitolo troviamo, detta senza fronzoli, del marcio… Molto a dire il vero. A partire dalle pessime condizioni dei lavoratori di quelle fabbriche, la cui coscienza viene giornalmente violentata dalla crudeltà delle loro mansioni. Alla densità invivibile dei macelli che costituisce il paradiso di virus e batteri. Al fatto che, per controllare queste epidemie latenti, l’industria utilizza tonnellate di antibiotici che, ovviamente, portano allo sviluppo di super batteri che resistono ai trattamenti. E non c’è da illudersi che vi sia una qualche forma di moderazione nell’uso di medicinali, perché nei macelli questi servono non solo a curare ma anche, e soprattutto, a far crescere più velocemente gli animali.

Il racconto procede serrato: c’è l’acqua che viene utilizzata in quantità enormi per produrre il foraggio, e che viene altrettanto inquinata da iper-fertilizzazione e antibiotici. E c’è una zona morta, nel Golfo del Mississippi, di 20,000 chilometri quadrati in cui pesci e crostacei non possono sopravvivere, a causa proprio delle fertilizzazioni eccessive. C’è la carne confezionata sotto vuoto, riempita di ossigeno, in modo che appaia rossa anche se in realtà è stata in magazzino per diversi giorni. E c’è la guerra dei prezzi che genera periodici scandali: etichettature ingannevoli in cui carne di cavallo è venduta come manzo, uso di ormoni, vendita dopo la scadenza ecc.

E intanto i cittadini, oltre che essere presi per il culo, pagano. Pagano il danno ambientale, pagano le industrie, molto spesso finanziate dallo stato all’ottuso grido di “maggiore la compagnia, maggiore il finanziamento”. Per non parlare della perdita di biodiversità. Non si tratta solo di poesia. Non è che la standardizzazione dei prodotti significhi solo la tristezza di vedere cose tutte uguali e di conoscere sapori tutti uguali. Magari fosse solo questo, e sarebbe già tanto. Ma il ridursi della diversità genetica implica, di nuovo, una maggiore vulnerabilità a epidemie i cui esiti sono inquietanti e imprevedibili.

Da qualsiasi punto di vista ci si voglia mettere, non c’è una sola buona ragione per continuare a produrre carne e derivati animali in questo modo. Possiamo guardarla nell’ottica di un movimento per il benessere degli animali da allevamento che si batte per una produzione meno industriale e più “umana”. Possiamo metterci nella prospettiva del movimento animalista che vuole l’abolizione dei macelli tout court. O possiamo anche indossare i panni di chi è preoccupato per il futuro del pianeta in generale o semplicemente per la sua salute e quella dei suoi cari.

Ma da ovunque la si guardi, la faccenda resta inaccettabile e deve essere affrontata con consapevolezza. E affrontarla significa cambiarla. Perché è uno scandalo. “In tutto il mondo, il bestiame è sempre più allevato in condizioni crudeli e restrittive, nelle quali gli animali passano la loro breve vita sotto luci artificiali, imbottiti di antibiotici e ormoni della crescita, fino al giorno in cui vengono macellati. La cosa davvero scandalosa è che non è necessario che sia così. Produciamo sufficienti calorie nel mondo per nutrire tutti, anche con una popolazione globale in crescita. Sappiamo come allevare senza distruggere l’ambiente e senza imporre agli animali che alleviamo condizioni crudeli”. È questo il vero scandalo: che si possa fare diversamente e che non lo facciamo perché, ancora una volta, siamo apatiche prede della banalità del male.

Clicca qui per scaricare il testo completo di Meat Atlas.

Aperitivo ecologico, tutte le dritte per un brindisi green!

Praticato da decenni, l’aperitivo negli ultimi anni ha affondato le sue radici nella nostra cultura. Al termine di una lunga giornata di studio o lavoro, l’aperitivo diventa una gioiosa occasione da condividere con amici e colleghi, momenti in cui si chiacchiera, ci si diverte, e ci si rilassa.
E l’atmosfera si fa ancora più intima se il luogo dove sorseggiare qualcosa prima della cena è proprio la nostra casa; unendo la socializzazione ad un po’ d’amore per l’ambiente, possiamo creare un aperitivo dallo sfondo ecologico.

Stop alla plastica

Per iniziare, consiglio di eliminare bicchieri, piatti e posateria di plastica: questa, sporca e unta dal cibo, non è assolutamente riciclabile. Si possono utilizzare calici in vetro, e i normali piatti che si adoperano quotidianamente, limitando così la produzione di rifiuti. Per la pulizia, è consigliabile usare un detersivo ecologico. Se proprio non vogliamo adoperare le stoviglie casalinghe, in commercio si trovano prodotti in cellulosa, in amido di mais (tecnicamente indicato con l’acronimo PLA), oppure in altri materiali di origine vegetale, e quindi completamente biodegradabili e compostabili.
Il must degli ultimi tempi, è la posata di bambù: completamente naturale, biodegradabile, e di sicuro effetto alla presentazione!

La tavola

La tavola è possibile vestirla con un tovagliato in fibre organiche, per esempio in cotone o lino, tinte con colori naturali: lavabile con detergenti bio a basse temperature, molto resistente, e riciclabile per la prossima occasione. In alternativa al supermercato si può trovare un’ampia scelta di tovaglie e tovaglioli in carta riciclata, oppure in fibre che provengono da foreste gestite con validi criteri di sostenibilità ambientale. Greenpeace fornisce un elenco delle aziende attente a questo tema consultabile qui.

Decorare riciclando

La tavola deve essere anche decorata, così si possono aggiungere degli addobbi riciclati e adornati proprio dalla signora di casa. Un bicchiere scheggiato, per esempio, passato con un velo di colla sopra la quale posizionare delle foglie secche dai colori autunnali, si trasforma in un raffinato portacandela.
Ancora, è possibile addobbare i vasetti in vetro di marmellate e conserve con della raffia o del nastro in stoffa, ed inserirvi le piante aromatiche ornamentali. Un tocco veramente green sopra la tavola!

Basso consumo energetico

L’ambiente va di certo illuminato: il consiglio è quello di utilizzare sempre dei faretti a basso consumo energetico. Sono facilmente reperibili anche i tubi flessibili a led, che si possono posizionare ovunque per creare simpatiche coreografie senza un consumo eccessivo. In terrazzo risulta molto d’atmosfera illuminare con la sola luce di lanterne e zampironi naturali, magari alla citronella, per tenere a distanza anche le zanzare.

Ricette per un aperitivo green

Per mantenere uno stile pro ambiente, non è possibile tralasciare i protagonisti dell’aperitivo: bevande e stuzzichini.

Vi suggeriamo alcune ricette nelle quali potete cimentarvi, ricordando che utilizzare alimenti biologici permette di ridurre l’uso di composti chimici in agricoltura, limitando l’inquinamento atmosferico e acquifero.
Come si nota, con delle scelte mirate e un po’ di fantasia, mantenere un atteggiamento etico ambientale non è così difficoltoso!

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Due amici, un sogno, l’ambiente: scoprite con noi MiEco l’ecogioiello e i suoi ideatori!

Oggi vi faccio conoscere due giovani imprenditori, due amici, che, spinti dal desiderio di creare qualcosa insieme, hanno trovato la loro via nell’ecosostenibilità. Hanno dato vita a un gioiello speciale, in armonia con l’ambiente, conquistando la giuria del bando Super G 2013, che promuove le idee giovanili, sponsorizzato dalla Fondazione la Fornace dell’Innovazione, e ora sono pronti a far muovere i primi passi alla loro creazione, con un occhio di riguardo per l’ecosistema.

Ciao ragazzi, raccontateci un po’ di voi!

Noi siamo Leonardo Pivato e Alberto Zampieri; ci conosciamo sin dall’infanzia e insieme ne abbiamo vissute di tutti i colori, e continuiamo a farlo. Che tu ci creda o meno, l’idea per l’eco-gioiello, è nata a seguito di un lungo percorso di ricerca ed è sbocciata durante una nottata insonne dedicata ai preparativi di una manifestazione estiva che organizziamo ogni anno.

leo&Zamp

Avete aggiunto collaborazione a collaborazione. Raccontatemi un po’ la storia del vostro eco-gioiello.

Leonardo ed io avevamo da tempo la voglia di creare qualcosa. Siamo entrambi laureati Ca’ Foscari in Marketing e specializzati in campi diversi di questa affascinante materia. La nostra scelta è ricaduta sul gioiello perché ci piaceva l’idea di abbellire, di aggiungere fascino alla persona; Leonardo, poi, lavora già da anni nel settore e ha avuto modo di approfondire anche a livello internazionale le dinamiche di questo mercato.

bracciali

Infatti, come dice Alberto, l’idea del gioiello ci piaceva, e la mia esperienza ci dava un importante vantaggio. La svolta però è stata una scritta su uno scatolone. La parola “ecologico” ha messo in moto un processo completamente diverso. Volevamo dare una marcia in più al nostro prodotto; alla bellezza visiva del gioiello, volevamo unire l’armonia interiore. Così da un semplice gioiello d’argento, è nato MiEco, al cui interno è custodito un cuore di legno riciclato, diverso a seconda della personalità di chi lo indossa. La lega d’argento, inoltre, è anche’essa ecologica, quindi caratterizzata da un metallo prezioso completamente innovativo.

mieco

Un occhio alla bellezza dell’uomo, un occhio alla salvaguardia dell’ambiente, quindi…

Esatto! Poi, il nostro MiEco gioiello è completamente personalizzabile. Per crearlo ci si aiuta con un configuratore virtuale, che permette, attraverso l’immissione di alcune caratteristiche, di scegliere il legno più adatto a te, o alla persona alla quale si vuole regalare il gioiello.

folglie design

Un esempio, il legno di frassino, pianta della famiglia delle Oleacee, vive nelle zone temperate, cresce velocemente e sopravvive in condizioni difficili; si addice quindi a una persona che, nonostante gli ostacoli, raggiunge comunque i propri obiettivi con tenacia e determinazione. Il passo successivo è la scelta del disegno da applicare, un disegno che richiama la natura. La piastrina di legno viene poi inserita nella struttura del gioiello che è d’argento ecologico. Puntiamo sulla modularità e la personalizzazione; la possibilità di creare il proprio gioiello passo passo, online. Gioiello che poi viene recapitato a casa in una scatola ecologica realizzata con lo stesso legno del pendente dal marchio brevettato Caudex, con cui collaboriamo. Il materiale utilizzato è dunque recuperato da scarti di produzioni industriali in legno ponendo attenzione alla qualità e al design dei prodotti.

configuratore

Il MiEco è un gioiello che ha a cuore il nostro ecosistema a quanto pare.

Certo, lo dice anche il nostro motto, è il gioiello in armonia con l’ambiente. Per l’argento ecologico cercheremo il certificato REACH, che indica la conformità con le norme europee che garantiscono l’assenza di sostanze nocive a contatto con la pelle. Il legno dal quale ricaviamo la piastrina, il cuore ecologico del nostro gioiello, sarà legno recuperato da scarti di produzione di aziende locali, il packaging, l’abbiamo già detto, è totalmente ecofriendly. Anche per i volantini e la pubblicità abbiamo intenzione di rivolgerci a un’azienda locale che ricicla carta. Al primo posto, vogliamo mettere l’artigianalità e la territorialità, per offrire al pubblico un vero e proprio gioiello ecologico. L’ecosostenibilità deve essere una priorità per le aziende.

filiera produttiva

Noi da parte nostra, puntiamo sull’aiuto delle nuove tecnologie per evitare inutili sprechi. Il gioiello si crea su internet, cerchiamo la promozione social. Stiamo cercando di essere eco, come il nostro gioiello. Inoltre, è nostra intenzione portare avanti anche un’altra iniziativa eco-friendly, cioè pianteremo un albero ogni 1000 pezzi venduti. Il legno è uno dei prodotti di cui usufruiamo, ci sembra quindi corretto ripagare la natura con quello che prendiamo, anche se in realtà noi riutilizziamo gli scarti.

Cosa vi prospetta il futuro prossimo, ragazzi?

In questo periodo gli impegni si moltiplicano; siamo stati invitati in TV (7Gold) per portare la nostra esperienza in un programma che si occupa di imprenditoria giovanile, l’Università Ca’ Foscari si è fatta avanti per un’intervista, siamo tra i finalisti di un altro prestigioso Bando (www.roundtable4startup.it) e noi siamo aperti a qualsiasi invito. Questo è solo l’inizio del nostro sogno. Il lancio del prodotto è previsto per la primavera e siamo emozionatissimi. Insieme a noi, la nostra designer, Alessandra Crocetta, che ha avuto un ruolo fondamentale nella creazione, design e concept dei gioielli. Non vediamo l’ora di vedere la gente indossare il nostro gioiello e vogliamo che chi lo compra condivida con noi, attraverso i social, gli scatti con MiEco. Per ora, ci trovate su twitter e su facebook: https://www.facebook.com/miecogioiello . Vi aspettiamo, seguiteci!

In bocca al lupo ad Alberto e Leonardo! Continuate così; un occhio alla bellezza e un occhio all’ambiente!

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Meno detersivi industriali, più detersivi fai da te!

Spesso si dice “La salute prima di tutto”; cibo salutare, comportamento salutare e ambiente salutare!
Tuttavia, riflettevo sul fatto che, per tenere pulita la nostra casa, usiamo dei prodotti che non sempre sono un toccasana per la nostra salute e per quella del nostro pianeta. Molti dei prodotti che si usano per la cura della casa contengono ingredienti che contaminano l’aria e l’acqua, e sono anche nocivi per migliaia di organismi, vegetali o animali, una volta rilasciati nell’ambiente attraverso gli scarichi.
Chi se ne intende parla dei detersivi convenzionali come sostanze fra le più tossiche che si possono usare in casa. Inoltre, non si deve dimenticare che le sostanze chimiche contenute in essi sono state introdotte solo all’epoca della Seconda Guerra Mondiale, quindi i loro effetti sulla salute non sono mai stati testati a lungo termine.
I rischi più comuni associati ai detersivi convenzionali includono attacchi d’asma, mal di testa, vertigini, problemi alla vista e alla memoria.

Fra i componenti meno salutari ci sono:

Formaldeide

Si tratta di un composto organico volatile, si trova in detergenti liquidi e detersivi per pavimenti. Probabilmente cancerogeno.

Candeggina

La candeggina è elemento tossico che irrita il sistema respiratorio e emette vapori velenosi se combinato con ammoniaca o aceto.

Distillati del petrolio

I distillati del petrolio, come la nafta, si trovano nei mobili e nei detersivi per pavimenti e possono avere effetti sul sistema nervoso centrale e porta a problemi cognitivi e comportamentali

Pesticidi e funghicidi

Tali sostanze si trovano nei più comuni detergenti antibatterici e antimuffa. Causano irritazioni alla pelle e danni al sistema nervoso.

Eliminare detersivi e detergenti di vario genere dalle nostre pratiche domestiche non è semplicissimo; tuttavia, i prodotti industriali non sono sempre esistiti, ci sono alternative più naturali, vecchio stile, o usi particolari di altri prodotti.

Detersivi fai da te: ricette

Per creare una specie di detergente universale bastano bicarbonato di sodio e aceto; si mescolano in una bottiglia spray 240 ml di acqua e 240 ml di aceto e si aggiungono due cucchiai di bicarbonato di sodio, e il gioco è fatto! Pulito senza brutte sorprese per la nostra salute!

Per pulire pavimenti e tappeti, si può usare la schiuma da barba. Come? Si spruzza la schiuma sulla macchia del tappeto e si lascia riposare 30 minuti, poi si rimuove con una spugna e si completa il lavoro raccogliendo gli ultimi residui con l’aspirapolvere.

Ci sono le finestre da pulire? In una bottiglia spray, mescolate aceto bianco e acqua in parti uguali, spruzzate il liquido sulla superficie da pulire e asciugate con carta di giornale. Nessun alone e nessun rimasuglio di giornale!

Per rendere più bianchi i vostri capi delicati, invece, immergeteli per trenta minuti in una soluzione di 120 ml di perossido di idrogeno (acqua ossigenata) e 950 ml di acqua.

Infine, per sostituire la spugna abrasiva, basta un mezzo limone già spremuto cosparso di bicarbonato di sodio e si possono pulire piastrelle, il bancone della cucina o l’acciaio senza graffi di nessun tipo!

Questi sono alcuni spunti facili ed economici che possiamo imparare a usare già da subito. Aver cura dell’ambiente e della propria salute, va nell’interesse nostro e di tutti gli altri esseri viventi. Cambiare le nostre abitudini e sostituirle con altre più ecologiche ed economiche, è il primo step verso un mondo più sostenibile e una maggior qualità di vita per tutti.

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Natale fai da te: tante idee per un Natale creativo

Se cercate nuove idee per un Natale fai da te all’insegna della creatività, del risparmio e del riciclo, siete capitati nel sito giusto! Abbiamo selezionato per voi alcune idee carine e ingegnose trovate qua e là per la rete per rendervi le ricerche più facili e divertenti!

L’albero di Natale

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Ecco un albero di Natale completamente riciclato e fatto con i tappi di sughero: non buttateli possono tornarvi utili!

Palline di Natale rinnovate e reinventate

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pallina di natale

Ma che belle queste palline tutte colorate! La prima è una pallina di Natale rossa, di quelle standard, completamente reinventata, dipinta con le mani in modo da disegnare dei simpaticissimi pupazzi di neve! La seconda, si fa con una pallina di polistirolo, spilli e tutti i bottoni che avete in casa!

La festa dei segnaposti

segnaposto feltro
segnaposto
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Gli invitati sapranno subito dove sedersi, grazie a questi meravigliosi segnaposti di feltro o di carta, facilissimi da realizzare! Una coccola in più per i nostri ospiti nel giorno di Natale.

Portacandele? Ecco fatto!

portacandele
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Idea ingegnosa quella di dipingere dei bicchieri da vino, rovesciarli e usarli come porta candele! Belli, no? Così possiamo riutilizzare dei vecchi bicchieri un po’ demodè o spaiati. E del vasetto riciclato, che ne pensate? Un’idea davvero rapida e molto efficace!

Segnaposti per tutti i gusti e…tutte le tasche!

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Basta qualche ramoscello di rosmarino o una bella passamaneria in tinta con la tovaglia per impreziosire i tovaglioli il giorno di Natale!

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Lo spreco di cibo: perché sprechiamo così tanto?

Nella vita quotidiana di ognuno di noi persiste da troppo tempo una cattiva abitudine ovvero lo spreco di cibo. Ciò non è riferibile unicamente alla nostra condotta, anche se con un piccolo sforzo potremmo fare di più, ma da uno stile di vita che dalle pubblicità ai media ci viene indotto sempre più frequentemente. Partiamo da qualche semplice ma esaustivo dato.

Lo spreco di cibo domestico in Italia ammonta all’anno a circa 9 miliardi di €, tantissimi soldi, anzi, decisamente troppi soldi. E pensate che nel mondo si butta 1/3 del cibo destinato al consumo umano, molto del quale ancora commestibile.

L’italiano medio butta all’anno 108kg di cibo ancora sano e nutriente, ma siamo nella media dato che inglesi ed americani sono a 110kg, i francesi a 99kg e gli svedesi a 72kg. Per dare un significato a questi numeri l’estensione di terra per produrre questi quantitativi è pari a quella dell’intero Canada, miliardi di ettari.

A livello ambientale i danni sono addirittura maggiori dato che per far crescere, trasformare e commercializzare questi prodotti si genera inquinamento, e si consumano energia ed acqua. Persino per la produzione di un pomodoro occorrono ben 13 litri d’acqua. Che possiamo fare?

Tanto, e con poco, risparmiando pure qualche soldino. È importante che le istituzioni si occupino del problema con il programma Horizon 2020, ma non basta, dobbiamo tutti dare il nostro contributo. Non siamo i padroni della terra, ma suoi ospiti e il nostro dovere è lasciare un pianeta migliore per le generazioni che verranno.

Provo a dare qualche consiglio, utile nella vita di tutti i giorni:

  • prima di fare la spesa, controlliamo cosa ci serve davvero e le relative quantità.
  • nel frigo di casa perché non mettiamo davanti i cibi a breve scadenza?
  • perché non utilizziamo gli avanzi per creare qualche piatto originale e gustoso?
  • scegliamo cibi freschi e di stagione comprati direttamente dal produttore.
  • nelle etichette quando compare la dicitura “da consumarsi preferibilmente” significa che gli alimenti sono ancora idonei al consumo ancora per parecchi giorni.
  • dimenticavo: se si è al ristorante e non si riesce a finire il piatto non facciamoci inutili problemi ma chiediamo di portare a casa gli avanzi in un pacchetto. È cibo che abbiamo pagato, che senso ha buttare via soldi?
  • se abbiamo preparato troppo cibo e non possiamo conservarlo, quale migliore occasione per offrirne un po’ ai nostri vicini o agli amici che ci abitano vicino? Il cibo è anche socializzazione.

Cambiare il mondo non è impossibile, è necessario che ognuno di noi nel suo piccolo faccia un piccolo gesto, anche il mare, per fare un esempio, è enorme ma è fatto di minuscole goccioline tutte unite.

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Ecosia: il motore di ricerca più ecologico che ci sia!

Con il motore di ricerca Ecosia, le nostre ricerche supportano la riforestazione del Brasile. A noi non costa nulla e il nostro pianeta tira un sospiro di sollievo!

Come funziona?

Come tutti i motori di ricerca, Ecosia, guadagna dalle pubblicità, ma diversamente da tutti gli altri dona la maggior parte dei propri profitti a “Plant a billion trees” (Pianta un miliardo di alberi) un programma di riforestazione in Brasile di The Nature Concervancy. Grazie a questa riforestazione non solo si possono eliminare grosse quantità di CO2 presenti nell’atmosfera, ma si possono ristabilire i cicli naturali esistenti e fornire acqua a milioni di persone.

barra ricerca ecosia

Come si usa?

Dal sito www.ecosia.org è possibile installare Ecosia su Google Chrome, in maniera totalmente gratuita: basta un attimo e apparirà un piccolo mappamondo a destra della barra di ricerca! Da lì si aprirà Ecosia e tutte le vostre ricerche, anche le più ordinarie, costituiranno il vostro contributo alla riforestazione! Una ricerca, un albero piantato. Attraverso Ecosia è anche possibile sapere quali sono le aziende e i prodotti più ecosostenibili, basta digitare il nome sulla barra di ricerca.

Ecosia per l’ambiente

  • 1 albero piantato ogni 73 secondi.
  • 1.286.782 euro donati per l’ambiente.
  • 190.676 utenti attivi.
  • 98.204 alberi piantati finora.
  • Un potenziale di 4 milioni di tonnellate di CO2 eliminate dall’atmosfera ogni anno.

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Farmers market: qualità vera

Il farmers market o mercato del contadino altro non è che un punto vendita gestito direttamente dagli agricoltori della nostra città, nel quale è possibile acquistare frutta e verdura rigorosamente di stagione, a km zero, e caratterizzate da una freschezza e da profumi difficilmente eguagliabili.

Queste prelibatezze naturali passano direttamente dal campo alla nostra tavola, mantenendo sia le necessarie qualità di sicurezza sanitaria che, soprattutto, le peculiarità organolettiche, dalla consistenza alla fragranza degli aromi della frutta appena colta. Ed è proprio il susseguirsi biologico e cronologico delle stagioni che determina il suo assortimento completo, vario e mai ripetitivo , e che gli conferisce un aspetto cromatico, olfattivo e tattile sempre vario, affascinante e mutevole, garantendo un idilliaco rapporto con l’ambiente, grazie alla presenza di frutta e verdura solo di stagione, senza importazioni dall’estero, stoccaggi, trattamenti conservanti e trasporti transfrontalieri costosi ed inquinanti, che nel complesso genererebbero un aggravio per la nostra salute, per la salute dell’ambiente e, perché no, anche per le nostre tasche.

La filiera produttiva è dinanzi a noi, il produttore è davanti a noi, pronto e disponibile a soddisfare ogni nostra curiosità ed esigenza. Si sente spesso affermare che per mangiare sano si deve spendere molto, tale concetto è vero fino ad un certo punto, in quanto i costi sono direttamente proporzionali ai passaggi ed alle trasformazioni subite dal campo sino alla tavola, ma nel farmers market c’è un unico passaggio, senza trasformazioni, prezzi competitivi e qualità e freschezza ai massimi livelli.

In più oltre al cibo locale sano e fresco, si sostengono pure l’agricoltura di zona e l’ambiente circostante, limitando al minimo i consumi di anidride carbonica per trasporti e trasformazioni. E volendo tale inquinamento lo possiamo portare quasi a zero, andando ad esempio al mercato del contadino in bicicletta, favorendo sia il nostro corpo che la natura. A breve saranno presenti mele e noci appena colte, nonché deliziosi funghi coltivati dalle sbrise ai pioppini passando per i cardoncelli: pregiate materie prime fresche con cui preparare piatti genuini e gustosi, frugali o sofisticati a seconda dei vostri gusti e, perché no, magari inventarne di nuovi sfruttando i guizzi creativi dentro ognuno di noi.

Una curiosità: le mele rosse quest’anno, come le Stark Delicious, grazie all’amalgama del meteo, prima molto piovoso e poi decisamente assolato, hanno raggiunto dimensioni e grado zuccherino superiori alle aspettative, e bucce(pericarpi) di un bellissimo rosso, croccanti, gustose e ricche di principi nutritivi. Non lasciatevele sfuggire!

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Recipes

Ricetta delle granola bars con gli scarti dell’estrattore

Spesso ci chiedono cosa ne facciamo degli scarti che rimangono dopo aver fatto un latte vegetale con lo slow juicer. Questa ricetta delle granola bars realizzate con gli scarti dell’estrattore ne è un’esempio.
Abbiamo utilizzato lo scarto del latte di mandorla autoprodotto con lo slow juicer Panasonic MJ-L600 e lo abbiamo unito ad altri ingredienti per formare un impasto da porzione e cuocere nel forno combinato Panasonic NN-CS894 per creare delle barrette snack sane e golose allo stesso tempo, da portarci via e sgranocchiare fuori casa.

Nel video qui sotto potete seguire la ricetta passo passo

Granola bars o barrette con scarti dell’estrattore

Le granola bars sono delle barrette a base di frutta secca, cereali e semi che possono essere arricchite da cioccolato, oli essenziali o superfood come l’alga spirulina. In commercio se ne trovano di tantissimi tipi (barrette crudiste, gluten-free, senza lattosio etc.) e solitamente si acquistano in formato monodose, proprio perché si consumano come snack.
Prepararle in casa, per noi, non è solo divertente ed economico, ma ci consente di sfruttare al meglio gli scarti dell’estrattore che otteniamo ogni volta che prepariamo un succo o un latte vegetale. Sono anche un ottimo metodo svuotadispensa: infatti, spesso ne approfittiamo per svuotare i contenitori quasi vuoti di cereali soffiati, come avena, riso o quinoa.

Ci sono scarti e scarti: quali utilizzare

Ma attenzione, non tutti gli scarti dell’estrattore si possono riutilizzare! Infatti, se non badiamo ad eliminare le parti non edibili della frutta o della verdura prima dell’estrazione del succo, finiranno tra gli scarti e saranno difficili da eliminare in seguito.
Quindi, togliete semi, piccioli, bucce o torsoli se volete riutilizzare gli scarti!

In che modo si utilizzano gli scarti dell’estrattore?

Preparare delle barrette come queste non è l’unico modo di riciclare gli scarti dell’estrattore. Ci sono tantissime ricette, sia dolci, sia salate, che vale la pena di provare. Se l’idea vi stuzzica leggete anche il nostro articolo dedicato al riutilizzo degli scarti o il libro di Martino “Il manuale dell’estrattore” in cui trovate tante ricette di succhi, latti vegetali e una sezione intera dedicata al riutilizzo degli scarti.

Dosi per 14-16 barrette