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Molti si chiedono perché non mangiare le uova costituisca una regola d’oro della dieta vegana e perché tuorli e albumi non compaiano in nessuna ricetta vegana. L’uovo non fecondato in fondo non è un essere vivente e, a prima vista, il nutrirsene non rappresenta un atto contrario a un’etica cruelty free. Tuttavia la faccenda è in realtà più complessa e esistono almeno tre buone ragioni per evitare le uova.

Ecco allora perché non mangiare le uova è la scelta giusta:

1) Perché l’industria delle ovaiole e l’industria dei polli da carne sono la stessa industria. Una gallina ovaiola produce uova per circa due anni e poi, poiché la sua produttività diminuisce, viene mandata al macello per finire sulle tavole dei carnivori. Se allora siete vegetariani e non mangiate carne di pollo per evitare di uccidere galli e galline forse vi conviene considerare la possibilità di evitare anche le uova: perché non mangiare le uova è il solo modo per risparmiare la vita delle galline che le depongono.

2) Per il benessere degli animali. La gallina ovaiola può essere allevata in diversi modi, ma nessuno di questi permette all’animale di esprimere completamente il suo comportamento naturale. Se è allevata in gabbia passa l’intera vita in uno spazio minuscolo, generalmente delle dimensioni di circa un foglio A4, dove letteralmente impazzisce. Se è allevata a terra vive in un capannone a una densità di dieci esemplari circa per metro quadro, eternamente al chiuso. Se invece è allevata all’aperto ha maggior fortuna. Le galline allevate all’aperto dispongono dello stesso spazio al chiuso delle galline allevate a terra, ma hanno un accesso all’esterno che rende disponibili circa 4 metri quadri per esemplare. Se poi l’allevamento è biologico lo spazio esterno sarà sempre di 4 metri per animale, ma quello interno aumenterà per raggiungere una densità di circa sei galline per metro quadro. Il consiglio è, se proprio non volete rinunciare, quello di comprare uova bio: perché non mangiare le uova provenienti da un allevamento in gabbia o a terra è già un passo avanti. Con la consapevolezza che comunque questo non salva la vita della gallina.

3) Per rispetto nei confronti della vita dei pulcini. Si tratta della ragione decisiva per non mangiare uova, nemmeno quelle biologiche. Vi siete mai chiesti che fine fanno i pulcini maschi negli allevamenti di ovaiole? Per “costruire” la macchina da uova un allevatore deve far nascere pulcini femmina. Ma come fa a ottenre solo pulcini femmine? Non fa. O meglio: fa nascere quello che nasce e poi seleziona ed elimina i maschi gasandoli o tritandoli vivi. Il video choc degli attivisti di “mercy for animals” ha fatto il giro del mondo e anche in Italia si sono spesi molti articoli sul tema (tra le testate che se ne sono occupate ricordo “Il Corriere della Sera“, “Il fatto quotidiano“, “Il mattino“, “Il gazzettino“). E così molti hanno aperto gli occhi sul perché non mangiare le uova che provengono da questa orrenda filiera è un’azione compassionevole. Nessuna smentita sui metodi di eliminazione è infatti venuta dall’industria: segno che non c’è purtroppo nulla da smentire. Del resto le direttive europee prevedono tranquillamente che i pulcuni vengano uccisi col gas o col tritacarne. E se vi state chiedendo perché i maschi non siano utilizzati per farne dei polli, la risposta è che si tratta di una razza poco produttiva rispetto alla comune razza da carne. Non è redditizio allevarli: costerebbero troppo e nessuno li comprerebbe.

Ecco perché non magiare le uova fa parte di uno stile di vita vegan e cruelty free!

Perchè magiare le uova signfica sfruttare e uccidere le galline che le producono, significa prendersi gioco della vita. Perché la vita dei milioni di pulcini tritati appena nati deve far davvero riflettere sul nostro perverso rapporto con la natura e sulla follia di una civiltà che ha perso la misura delle cose.

Biofach: la fiera del Bio più grande d’Europa, il banco di prova del pianeta

Nelle lontane terre della Germania si è chiusa, la scorsa settimana, la venticinquesima fiera internazionale del biologico.
La BIOFACH, che si è svolta dal 12 al 15 febbraio 2014n a Norimberga, ha visto riempirsi sempre più di stand, di produttori, di esperti nel settore o di persone che sono venute anche solo a curiosare.

stand1 biofach

legumi biofach

Cos’è Biofach

Tra i tantissimi avventori ci sono anche io per Lacucinavegetariana, riconoscente ospite della cooperativa “El Tamiso” di Padova! Così sono andata a girare questa fiera davvero entusiasmante e arricchente composta da otto padiglioni che racchiudevano l’essenza del bio di tutto il mondo.

stand india biofach

insalate biofach

Di tutto il Mondo per l’appunto, non erano solamente gli stand dell’Europa a primeggiare a questa fiera, la più grande fiera del bio in Europa, a loro facevano buona concorrenza anche gli stand dei Paesi che non appartengono al Vecchio Continente.
Un misto di colori, profumi e sapori da ogni luogo del pianeta. I padiglioni erano divisi per prodotti, dai cereali, al pesce, passando per le sementi. Insomma, qualsiasi cosa si potesse desiderare la si trovava!
In più le varie nazioni che vi hanno partecipato coi loro stand non erano raggruppate tutte in un’unica zona di un unico padiglione, anzi. La maggior parte degli espositori erano dislocati ovunque seguendo la tematica del padiglione di cui facevano parte.

tavolo biofach

fiori biofach

Questa disposizione, che dal primo momento mi è parsa disordinata e priva di senso, si è invece rivelata un toccasana per sradicare pregiudizi e false credenze. Saltare un padiglione perché vi erano Paesi, a mio avviso, poco importanti nel campo del bio, sarebbe stata una soluzione ovvia, invece, mescolando la disposizione in questo modo ha permesso, in primis a me, ma a tutti, di scoprire un sacco di cose. Ad esempio, io non immaginavo che la Cina fosse uno dei maggiori importatori di semi di zucca, e soprattutto che ne esistessero più di quei quattro tipi che trovo al mercato!
Ognuno, in questa fiera, ha cercato di dare il meglio di sé, come l’India, che ha puntato tantissimo sull’immagine, lo stand era ben curato, ma la cosa che attirava maggiormente erano le ragazze ed i ragazzi vestiti in costume tradizionale.
La BIOFACH non è stata solamente una grande esplosione di gusti, colori e sapori, ma anche di strumentazione e tecnica. Vari e sparsi erano gli espositori di mulini, macchine per il confezionamento e la conservazione degli alimenti.

olio biofach

stand biofach

Bio non solo da mangiare

BIOFACH ha poi anche ospitato, al suo interno, VIVANESS, una parte della fiera totalmente dedicata ai prodotti, ovviamente bio, della cura del corpo e della bellezza. Insomma, un vero paradiso per gli amanti della cosmesi, ma non solo, anche del vestire bio ed etico, anche se, a mio avviso, questi stand erano poi così numerosi.

Otto padiglioni e espositori da tutto il mondo, migliaia di persone ogni giorno, centinaia di produttori pronti a rispondere a qualsiasi domanda e richiesta. Insomma, credo che questa fiera sia un ottimo banco di prova per tutti, da chi espone i propri prodotti alla ricerca di nuovi acquirenti, a chi ha già un’azienda che opera nel mondo del bio e vuole conoscere e aprire la propria mente a nuove idee, a chi, come me, è ignorante in materia (io almeno mi reputo tale rispetto a chi lavora nel bio 24 ore al giorno) e che amplia il proprio orizzonte un po’ più distante.
Un perfetto connubio tra chi è alla ricerca e vuole conoscere con chi ha già una solida conoscenza in materia e che non vuole rimanere fermo, ma cammina, alla ricerca di una strada che porti alla conoscenza e all’uso del bio ancora molta gente.

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Il tempeh, “la carne di soia”

Oggi più che mai possiamo godere delle migliori e gustose ricette tipiche del lontano Oriente, tanto che sempre più spesso decidiamo di arricchire i nostri piatti con ingredienti nuovi e salutari.
Abbiamo certamente sentito parlare del tempeh, uno tra i più noti prodotti a base di soia, che assieme alla famosa salsa, il tofu e il miso suscita un certo interesse soprattutto tra chi ha deciso di abbracciare la scelta vegetariana, proprio per il suo elevato potere nutrizionale.
Non a caso questo prodotto si aggiudica uno specifico appellativo: “la carne di soia”.
Infatti sia per aspetto e consistenza, sia per il suo notevole apporto proteico e vitaminico, il tempeh si colloca tra gli alimenti che più si avvicinano alla carne, con la differenza sostanziale che non rilascia nell’organismo le tristemente conosciute sostanze nocive dei prodotti di origine animale.

Produzione e preparazione

La preparazione del tempeh si svolge mediante la parziale cottura dei semi di soia gialla e la successiva fermentazione, favorita da un fungo, il Rhizopus oligosporus. Si tratta di un micete dal potere altamente fermentante che in passato, secondo la ricetta originale, si otteneva dalle foglie di ibisco, ma al giorno d’oggi, al fine di evitare possibili contaminazioni da parte di microrganismi patogeni, si impiegano starter di origine industriale.
La presenza del Rhizopus oligosporus è visibile perché attraverso i suoi miceli dal caratteristico colore chiaro, salda i semi di soia in un’unica massa compatta.
Facilmente reperibile negli scaffali dei nostri punti di alimentazione naturale, il tempeh, come molti altri prodotti a base di soia, lo si può trovare accoppiato ad altri ingredienti quali i fagioli azuki oppure a cereali come il grano, orzo, l’avena, ma anche al il miglio il grano saraceno; addirittura non è raro trovarlo unito a vari semi oleaginosi.

Preparazione di base

Volendo prepararlo in casa, avremo bisogno di una sonda elettronica e di un’incubatrice o di un forno moderno che può tenere basse temperature.
Mettiamo 180gr di soia gialla bio a bagno per una notte. Il giorno dopo, scoliamo e cerchiamo di togliere più bucce possibili. Facciamo bollire i fagioli per 40 minuti, scoliamo e poi li facciamo raffreddare fino a raggiungere una temperatura di 30 C° (per controllare la temperatura utilizziamo una sonda elettronica).
In una ciotola uniamo 2 cucchiai di aceto di cocco e un cucchiaio di starter (spora).
Riempiamo un sacchetto da sottovuoto con i fagioli, lo chiudiamo con una pinzatrice e foriamo con uno stuzzicadenti il sacchetto.
Per farlo fermentare lo metteremo in incubatrice o in un forno moderno capace di mantenere 30 C° costanti per 24 ore.

Proprietà e utilizzi

Il tempeh è ricco di fibre vegetale, proteine, acidi grassi polinsaturi, sali minerali e vitamine del gruppo B. Non stupisce che la sua assunzione sia spesso consigliata ai fini di prevenire l’osteoporosi e gli scompensi ormonali causati dalla menopausa.
Non dimentichiamo inoltre che la soia gialla è una fonte importante di saponine, sostanze in grado di apportare grande beneficio alle difese immunitarie, nonché di stimolare l’intero sistema metabolico. Sebbene sia altamente digeribile grazie al processo di fermentazione, è dotato di un elevato potere saziante, tanto che ne basta una piccola quantità ( 40g circa) per soddisfare l’appetito.

È particolarmente apprezzato dagli amanti dei sapori decisi e particolari, e si può accompagnare a verdure, saltato in padella, marinato e speziato a piacere, oppure come ingrediente di minestre e zuppe, di insalate, di creme o di saporiti secondi piatti.

Una piccola nota, ma di massima importanza, è quella di assicurarsi che questi prodotti provengano sempre da agricoltura biologica certificata e che siano rigorosamente privi di OGM.

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La natura vuole il seme non ibrido

Cosa vuol dire seme non ibrido? Ibrido altro non è che l’incrocio tra due specie vegetali differenti, volto ad ottenere le caratteristiche positive di entrambe le piante limitandone i difetti, ma ci sono delle conseguenze per questa operazione apparentemente lodevole? Certo che sì.

In primo luogo non si tiene conto delle differenze pedoclimatiche, agronomiche e sociali di ogni angolo del mondo, si produce la stessa varietà ovunque ed in tutte le stagioni, ma per raggiungere tale risultato si devono aumentare enormemente le concimazioni, soprattutto chimiche, e fare trattamenti antiparassitari sempre più invasivi ed inquinanti. Per l’ambiente tutto ciò significa che a breve tali terreni non saranno più produttivi in quanto esauriti dei propri principi nutritivi, e così pieni di sostanze chimiche che per decenni non crescerà nemmeno un piccolo stelo d’erba. Si avrà la cosiddetta desertificazione territoriale.

Ma parliamo un attimo delle produzioni: le piante non coltivate nel loro habitat naturale perdono le loro caratteristiche nutritive, di gusto e di sapore, hanno tutte lo stesso sapore e lo stesso gusto insipido, come ad esempio i pomodori fuori stagione che sanno di acqua senza alcuna punta acidula, senza alcuna caratteristica nutrizionale rilevante. E come non menzionare i cocomeri grandi come una mela, che arrivano in produzione proprio in questi mesi? Risultati deludenti, ma terribilmente dannosi per l’ambiente, viste le concimazioni ed i trattamenti cui abbiamo sottoposto i terreni.

Per fortuna qualche scienziato dotato di senno ha capito che tale situazione non poteva continuare, e così il Consultive Group on International Agricultural Research ha fondato lo International Plant Genetic Resources Institute, che ha come fine principale la salvaguardia delle risorse genetiche vegetali basata sulla gestione di banche del germoplasma per la conservazione in campo ed in laboratorio delle razze locali delle più importanti specie coltivate, nonché delle specie selvatiche.

Ed è da questo lavoro che stiamo riottenendo la semente non ibrida, per tornare a quell’agricoltura che amavano i nostri nonni, dove ogni coltura ha le sue aree di coltivazione, le sue stagioni di crescita, una concimazione essenzialmente naturale, trattamenti solo se necessari e con bassissime intensità, ed una produzione quantitativamente minore, ma vogliamo considerare la bontà, il sapore ed il gusto oltre che i valori nutrizionali? E il tutto senza inquinare né danneggiare il terreno, ma convivendo con lui in armonia e condivisione. Meno inquinamento e la certezza di lasciare alle generazioni successive un mondo migliore, improntato alla biologia naturale ed al rispetto ambientale.

Ce la possiamo fare, anzi ce la stiamo facendo, ma il percorso è lungo, ma con l’apporto di tutti, agricoltori, scienziati e cittadini, possiamo persino raggiungere ottimi risultati in breve tempo.

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Tutti al mercato: i nostri consigli per fare acquisti!

La spesa al mercato è salutare, permette di socializzare e molto spesso di stare all’aria aperta. Frequentate abitualmente il mercato o siete alle prime armi? In ogni caso qui trovate i nostri consigli per fare acquisti intelligenti e ricavare il massimo!

Programma! Pronti, partenza, via!

Soldi, borse per la spesa, borsa frigo. Preparare tutto e arrivare per tempo è l’ideale per trovare una maggiore varietà e freschezza di prodotti, all’apertura ci sarà poca gente e quindi più possibilità di parlare con i venditori. Se invece cercate il risparmio, arrivate per ultimi, quando si avvicina l’orario di chiusura. Potrete trovare sconti importanti: c’è bisogno di liberarsi della merce soprattutto per quanto riguarda gli alimenti deperibili.

Il mondo è bello perchè è vario

Girovagate fra i prodotti, prestate attenzione e…dimenticate la solita lista della spesa! Provate a comprare qualcosa di diverso dal solito che magari vi stupirà, l’offerta è sempre molto ampia, nuovi frutti e verdure potrebbero riservarvi delle belle sorprese e potrete provare nuove e gustose ricette.

Parla con me

Il mercato è un posto colorato, caotico, allegro: approfittane! Comunica, chiacchiera, scambia idee, consigli e opinioni con chi sta dietro il banco e chi sta facendo acquisti proprio come te.

Occhio al portafogli

Anche al mercato ci si può ritrovare col portafoglio vuoto in un attimo: informati sui prezzi prima di acquistare, ma senza esagerare, se qualcosa ti fa veramente impazzire concediti di spendere qualcosa in più per un piccolo piacere da regalarsi ogni tanto.

Assaggia

Al mercato le cose funzionano un po’ diversamente dal solito, la maggior parte dei venditori ti incoraggerà a fermarti, annusare e assaggiare prima dell’acquisto. Approfittane: puoi verificare l’effettiva qualità della merce e approfittare per concederti uno spuntino salutare!

Gita in famiglia

Porta con te i bambini, può trasformarsi in una gita educativa e divertente. Sentirsi coinvolti li invoglierà ad assaggiare i prodotti che loro stessi hanno scelto. Vedere da dove provengono e incontrare chi produce le cose che trovano a tavola ogni giorno è una lezione semplice ma fondamentale.

Biologico ma non troppo

Non intestardirti sui prodotti biologici, in molti casi per i piccoli produttori la certificazione è difficile da ottenere nonostante non facciano uso di prodotti chimici e pesticidi perché la procedura è lunga e costosa. La maggior parte dei contadini ha una clientela fidata che conosce i loro prodotti, quindi non ritengono necessario ottenere la certificazione. Avete ancora dubbi? Chiedete!

Chi la dura, la vince!

Comprate frutta e verdure che vi permettano di fare salse, sughi, marmellate o semplicemente che si possano congelare. Vi permetterà di prolungarne la durata e di avere una maggiore varietà di prodotti da consumare tutto l’anno!

Cosa state aspettando? Domani mattina tutti al mercato!

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Un broccolo per tutte le stagioni

Sembra impossibile, ma è proprio così, il broccolo è un ortaggio buonissimo e sanissimo, che si trova sui mercati rionali tutto l’anno, dato che la sua coltivazione è sempre possibile grazie alla tecnica dei trapianti, che permette alla pianta di crescere in modo naturale e sostenibile anche in inverno.

È un ortaggio conosciuto e mangiato da tantissimi secoli dalle persone, ricchi e poveri, ci sono riferimenti bibliografici che lo attribuiscono persino al periodo dei Romani, ed infatti è stato importato proprio da quest’ultimi dalle odierne Grecia, Siria e Turchia. Da noi attualmente le coltivazioni più importanti sono allocate nel Lazio, nelle Marche, in Puglia e Campania.

Una caratteristica interessante del broccolo è che non mangiamo le foglie come capita per la maggior parte degli ortaggi verdi, ma le infiorescenze o boccioli fiorali non ancora maturi.

Ma perché fa così bene al nostro corpo? Molto semplice, ma non per il contenuto di carboidrati e proteine come si potrebbe facilmente intuire, ma per la notevole presenza di vitamine, sali minerali e soprattutto tanta fibra, che fa benissimo e ci trasmette una sensazione di sazietà senza appesantirci e soprattutto senza ingrassarci.

Tra i minerali ricordo il fosforo che migliora la memoria, il calcio che rinforza ossa e denti, il ferro ed il magnesio. In più la notevole presenza di fibra stimola la motilità intestinale, e cosa ancora più benefica, previene l’insorgenza di pericolose ulcere a livello del duodeno, parte importantissima del nostro intestino tenue.

La forte presenza vitaminica induce una decisa riduzione della probabilità di gravi problemi intestinali, rafforza la presenza immunitaria contro i fastidiosi malanni autunnali come il raffreddore o la tosse secca, ci rende più sani mangiando di meno e meglio.
Un elemento molto difficile da trovare in altre verdure è il cosiddetto sulforafano, presente nel broccolo, che migliore la qualità e l’elasticità della nostra pelle, ringiovanendola.

Il broccolo è l’elemento principe per preparare ottime, gustose e biologicamente ineccepibili zuppe e minestre, ma che ne dite di provare a cucinare una ricetta della tradizione dell’Antica Roma? Ovvero ceci e broccoli, due prodotti della natura che ben si amalgano e si completano, da abbinare ad un fumante piatto di pasta, suggerisco spaghetti.

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Agricoltura biologica

Si sente sempre più spesso parlare di agricoltura biologica e prodotti biologici e con questo breve articolo cercherò di fornire qualche indicazione in più su come riconoscerla e, perché no, dove rivolgersi per diventare produttore in prima persona.

È un sistema produttivo che offre ai consumatori cibi freschi e genuini, rispettando nel suo svolgimento la natura e l’ambiente circostante. In campo si limita al minimo l’utilizzo di pesticidi, insetticidi e concimi chimici, la rotazione delle colture segue il ciclo delle stagioni, e nella trasformazione alimentare vengono messi al bando additivi, coadiuvanti e conservanti sintetici.

In più per la produzione di latte e uova anche il foraggio deve essere al 100% biologico, e una buona parte deve essere prodotta dall’azienda stessa. Il benessere degli animali è importantissimo e regolamentato, devono essere allevati a stabulazione libera ed all’aperto, non in gabbia o a catena.

La scelta di cosa produrre spetta a voi, ma nella scelta tenete presente in che zona operate: se siete in montagna scegliete ad esempio razze da latte bovine come la Grigio Alpina, la Valdostana(mantello bianco e rosso) o la Rendena(bellissimo mantello nero), se siete in collina su una località un po’ impervia puntate su capre e caprette, se in pianura dedicatevi alle galline ovaiole o quaglie. Per le colture vegetali optate per colture rustiche e tipiche del luogo come ad esempio orzo, farro, avena, segale, piante robuste e forti che non necessitano di grosse attenzioni ma solo di passione e tanta voglia di fare.

Per diventare imprenditore agricolo biologico si deve essere prima di tutto agricoltore a tutti gli effetti: per sapere quale documentazione fare e presentare indirizzatevi ai centri di assistenza agricola(CAA) come Coldiretti, Confagricoltura e Cia, vi daranno tutte le informazioni, nonché i modelli da compilare, vi assisteranno nella registrazione fiscale e previdenziale nonché nella tenuta delle scritture contabili. La parte amministrativa, sebbene un po’ laboriosa all’inizio, permette di accedere a finanziamenti europei e regionali in ambito biologico, quindi fatela e conservatela con cura. I controlli normalmente partono proprio da lì.

I regolamenti comunitari da leggere sono il 2092/91, poi semplificato enormemente dal n°1991 del 2007, ma tutto dipende da cosa volete produrre o commercializzare, ad esempio se uno vuole produrre pomodori, al momento in cui si presenta CAA deve specificare pomodori e sarà direttamente indirizzato al responsabile orticolo.

Per le etichette ogni Paese europeo adotta una propria etichetta nazionale, che però deve essere affiancata dal logo europeo obbligatorio, che è una insieme di 12 stelle bianche a forma di seme su sfondo verde. I controlli sono svolti da enti esterni autorizzati come ad esempio BIOS srl di Marostica.

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Ghent: una città a misura di vegetariano

La splendida cittadina fiamminga di Ghent, si trova a meno di un’ora di auto da Bruxelles ed è una tappa da non perdere per il turista vegetariano che si trova in Belgio.

Oltre a essere una città molto interessante per i suoi monumenti, i corsi d’acqua che l’attraversano e la bellissima piazza centrale, Ghent si distingue anche per la sua sensibilità e attenzione verso chi non mangia carne e pesce e per l’alimentazione salutare e naturale.

Tutte le scuole e gli esercizi pubblici, le mense degli uffici e delle aziende di Ghent, hanno infatti aderito all’iniziativa “Veggie Thursday”, ovvero il giovedì vegetariano, o come viene chiamato in fiammingo “Donderdag veggiedag”. Ogni giovedì in tutte le mense, infatti, sono serviti piatti vegetariani, non solo per venire incontro a chi ha fatto questa scelta di vita, ma soprattutto con lo scopo di invitare la popolazione ad assaporare nuovi ingredienti, a introdurre nella propria dieta cibi più salutari, sensibilizzare l’opinione pubblica verso la questione ambientale e le condizioni di vita degli animali allevati per il mercato alimentare. Questa iniziativa è stata bene accolta da subito da tutta la popolazione che ha fatto ormai propria l’abitudine di evitare la carne e il pesce almeno una volta a settimana.

E per chi fosse di passaggio per Ghent, non di giovedì, la città offre un ampio numero di ristoranti, fast food e negozi di prodotti biologici e vegetariani, perfino le famosissime patatine fritte belghe, che solitamente vengono fritte ben due volte nel lardo di maiale, trovano a Ghent la loro versione vegetariana nelle veggie fries!

Una città assolutamente da visitare per la sua tipicità e la sua grande ospitalità rivolta proprio a tutti!

Date un occhio anche al sito della città di Ghent http://www.visitgent.be/en/veggie-ghent

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Il valore biologico della soia

Non si sente spesso parlare della soia, da molti additata come alimento eccessivamente ricco di grassi e che può nuocere alla salute; proviamo con questo breve articolo a farla conoscere meglio, soprattutto per le qualità benefiche che può apportare, sia da un punto di vista nutrizionale che salutistico.

Il suo nome scientifico è Glycine Max, è una leguminosa primaverile-estiva, originaria dell’Asia e che da noi in Europa si è diffusa dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

È un prodotto squisitamente biologico, ottenuto con una tecnica colturale quasi del tutto estranea a prodotti chimici, e quei pochi che vengono utilizzati sono di origine organica e non sintetica. È ricca di grassi, è vero, ma di quelli che fanno bene, ovvero quelli insaturi, che prevengono molte patologie sia circolatorie che cardiache e, per le donne, i classici e fastidiosi disturbi che sorgono con l’avvicinarsi della menopausa. Inoltre è molta ricca di proteine ad alto valore biologico, in particolare di costituenti proteici amminoacidici(lisina e triptofano) che il nostro corpo non è in grado di sintetizzare naturalmente, ma che sono di vitale importanza per la nostra salute.

Da ricordare che la sua assunzione agisce come deterrente biologico e naturale per la riduzione del colesterolo.

La soia negli ultimi anni è stata scelta dall’industria alimentare come elemento principe da cui partire per ottenere, con poche e semplici operazioni fisiche, tantissimi alimenti buoni e genuini come il latte di soia, da cui a sua volta derivano il gelato, lo yogurt ed i formaggi, come il noto tofu dalla forma rettangolare che si può benissimo abbinare con molte verdure per portare in tavola piatti leggeri, biologici e nutrizionalmente validi.

Ovviamente esiste anche la farina di soia, che si può aggiungere a quella di frumento per preparare il pane ed altri prodotti da forno, come ad esempio i biscotti; basta ricordarsi di attenersi ad una quota del 20% onde evitare qualche piccolo inconveniente sul volume dei prodotti finali.

E non da ultimo il fatto che il latte di soia può essere preso da chi soffre di allergia al latte vaccino; questa allergia non è niente di allarmante, è data dal fatto che qualcuno di noi non riesce a sintetizzare un enzima, la lattasi, che si occupa di sciogliere le catene di zuccheri nel latte: ma soluzioni naturali ce ne sono, come il latte di soia o, per i tradizionalisti del latte, quello di asina o di capra.

Questa leguminosa fa bene anche all’ambiente in quanto non necessita di concimazione azotata, e lascia il terreno rifornito di macroelementi e migliorato da un punto di vista agronomico.

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Il miso, il condimento che tutto può

L’oriente non smette mai di stupirci e dalle sue antiche tradizioni, ormai condivise con l’occidente, arriva il miso, speciale condimento derivante dalla fermentazione dei fagioli di soia, immancabile anche sulle tavole degli imperatori di tutto il sol levante.

Il nostro piccolo fagiolo di soia giallo, lavorato e fermentato con tecniche ed enzimi diversi, porta sempre grandi risultati. Ed è così che dopo aver fatto cuocere i fagioli, viene aggiunto un fungo, o per meglio dire una muffa, che avvia la fermentazione all’interno di grandi barili di cedro, che può durare anche 24 mesi. Maggiore è il periodo di fermentazione e più pregiato sarà il miso che ne deriverà. Ai fagioli di soglia possono essere uniti anche cereali, come l’orzo e il riso, dando origine ad altre varianti del miso fatto con i soli fagioli di soia. Normalmente il miso di sola soia, è quello che richiede una fermentazione più lunga, anche fino a due anni.

Che l’oriente sia culla di ultracentenari non è un mistero e tra i segreti di tanta longevità troviamo anche il miso.

Infatti il nostro condimento orientale ha un alto contenuto di potassio, magnesio e calcio, che prevengono e contrastano l’insorgere di episodi di ipertensione.

Con gli enzimi generati durante la fermentazione, il miso facilita il processo digestivo, mantiene in equilibrio i livelli dello zucchero nel sangue, pulisce in maniera accurata l’intestino e rinvigorisce la flora batterica.

Ma le sane qualità alimentari del miso non finiscono qui, perché ha un forte potere alcalinizzante, il che lo rende ideale a chi ha una dieta basata su grassi animali e il colesterolo alto. Inoltre il suo alto potere alcalino contrasta la presenza dei radicali liberi, complici dell’invecchiamento cutaneo.

Il miso è ormai presente in diverse varietà e marche in tutti i negozi biologici. E’ opportuno acquistarlo non pastorizzato e di origine biologica.

Il suo utilizzo in cucina è pressoché simile a quello di un classico dado, con l’accortezza di aggiungerlo a fine cottura, perché l’alta temperatura lo priva delle infinite proprietà salutari, elencate fino ad ora.

Se volete provare la bontà del miso, suggerisco come primo piatto la famosa zuppa di miso, che durante i freddi inverni è un ottimo supporto contro raffreddori e malanni di stagione. La sua preparazione è semplice e non richiede lunghi tempi di cottura. E’ sufficiente mettere in abbondante acqua una cipolla tagliata fine, delle verdure verdi a foglia (cavolo cappuccio o verza) tagliate anch’esse finemente, pochi centimetri di alga wakame (alga molto diffusa nella cucina orientale) e circa mezzo cucchiaino di miso a persona, da stemperare direttamente sul piatto, una volta versata la zuppa.

Il miso per quanto possa essere classificato come condimento è molto ben lontano dal condire e basta. E’ un concentrato di forza e nutrimento che nasce dalla sinergia del fagiolo di soia giallo e un fungo/muffa che ne genera la fermentazione.

Lasciamo andare vecchi e ormai obsoleti luoghi comuni, nei quali è ancora la carne a ricoprire il primato di nutriente. Qui, a ben vedere, un grande nutrimento deriva da un piccolo fagiolo giallo. Buon miso a tutti.

Provate la ricetta della zuppa di Miso!

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Recipes

Ricetta del pane con lievito madre al farro e semi

Il profumo di pane non manca mai in questa casa. Ci sono contenitori di lievito madre ovunque, fuori e dentro al frigo e tante farine che aspettano solo di essere abbinate e impastate.
Per noi, il pane più buono, è il pane con lievito madre, fatto in casa, impastato con le mani e la passione che ci spinge a farlo da noi, con amore e tanta attenzione.
Per questa ricetta abbiamo scelto una combinazione di ingredienti che ci ricorda i nostri viaggi in Slovenia e Austria. La farina di farro e i semi di lino, zucca e girasole danno al pane il sapore delle giornate di sole tra i monti, alle cene in campeggio o ai picnic in riva al mare.

Preparare il pane con lievito madre fatto in casa

Tra i più grandi piaceri culinari che possiamo sperimentare in questa vita, c’è sicuramente quello di vedere lievitare una pagnotta e sfornare un pane con una crosta croccante e un cuore leggero ma gustoso.
Il lievito madre non solo garantisce una bella lievitazione ma dona al pane un sapore davvero unico, concreto, autentico.
Se siete alle prime armi e volete sapere qualcosa in più sulla preparazione del pane fatto in casa, vi consiglio di leggere anche l’articolo su che cos’è il lievito madre e come rinfrescare il lievito madre.

Un pane casereccio al farro da gustare in ogni momento della giornata

La farina di farro e i semi rendono questo pane così gustoso e dalla consistenza così interessante da poter essere gustato in tantissimi modi. Da quando l’abbiamo preparato è stato il nostro pane per la colazione con marmellata di albicocche e mirtilli. A cena lo abbiamo preparato sottoforma di crostini (spadellati con olio e rosmarino) per accompagnare le nostre zuppe e vellutate. Spalmato con un filo di tahina è anche un’ottima merenda di metà pomeriggio per tutta la famiglia.

Gli ingredienti di questa ricetta ci sono stati gentilmente offerti da AnywayBio, un e commerce ricco di prodotti ottimi come quelli usati per questo pane.

Limoni sotto sale

Una preparazione che stupisce sempre sono limoni sotto sale. Il gusto dei limoni conservati per un mese o più tempo in vasi riempiti di sale alloro e pepe in grani è davvero inconfondibile. Il limone si trasforma in un condimento o in un insaporitore molto particolare, acido e salato, che può venirvi utile per condire una pasta, per dare un tocco più vivace a verdure e arrosti o semplicemente per condire l’insalata in modo nuovo. Facili da preparare anche in monodose, i limoni sotto sale diventano anche una bellissima idea per un regalo fatto in casa!

Nutella fatta in casa

Grazie a questa ricetta della nutella fatta in casa, vi potrete permettere un lusso da pochi! Purtroppo, se leggiamo l’etichetta della crema di nocciole più famosa del mondo non ci troviamo ingredienti molto salutari. Preparandola in casa, invece, in pochi minuti avrete una crema di nocciola spalmabile davvero genuina, fatta con cinque ingredienti soltanto, ingredienti che scegliete con i vostri occhi. Il nostro consiglio è di provare la nostra crema spalmabile e poi di divertirvi a personalizzare la vostra nutella fatta in casa con delle nocciole intere o della cannella. Una super golosità!

Cavoletti di bruxelles al forno con sheese blue e noci

Provate i cavoletti di Bruxelles al forno con sheese blue e noci, questa ricetta dal profumo favoloso e dal sapore prelibato vi farà riscoprire questo piccolo ortaggio! Bastano dei cavoletti di Bruxelles freschi, del roquefort e delle noci e il gioco è fatto! Noi li abbiamo preparati nelle cocotte in modo che ogni ospite avesse la sua porzione, ma si possono preparare anche i dosi più generose utilizzando una teglia antiaderente o in ceramica!

Insalata Autunnale

Un’insalata autunnale è proprio quello che ci vuole per iniziare un pranzo o una cena con un antipasto sfizioso e delicato. Lo sapevate che un’ottima abitudine alimentare è iniziare il pasto con della verdura fresca? Questa insalata autunnale è perfetta come entrée, un mix delicato di frutta e verdura che stupirà il vostro palato e i vostri occhi in questi simpatici contenitori fatti con la mela rossa!

Seitan fatto in casa: guida pratica

Il seitan fatto in casa è una di quelle preparazioni che una volta apprese ci tornano utili sia per risparmiare sia per poter avere modo di creare un prodotto artigianale con gli ingredienti da noi scelti! I passaggi sono molto semplici e si realizzano con strumenti e ingredienti che abbiamo solitamente a disposizione o che sono facili da reperire come la farina, l’acqua, un buon brodo di verdure, la salsa di soia e un pizzico di pazienza. Ecco per voi una guida pratica per scoprire che non è poi così complesso!