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La differenza tra estrattore e centrifuga

In questo articolo voglio spiegarvi bene è chiaramente la differenza tra estrattore e centrifuga, due elettrodomestici che apparentemente vogliono svolgere la stessa funzione ma che, scoprirete leggendo, non sono propriamente la stessa cosa!
Ogni volta che tengo un corso di cucina, che parlo con qualche amico, o che offro un estratto di frutta e verdura mi trovo sempre di fronte alla medesima domanda: “ma che differenza c’è tra estrattore e centrifuga?
È così che inizia un capitolo sempre interessante e sempre molto profondo che analizzo da diversi anni per chiarire alle persone una delle differenze che non si palesano così chiaramente nel momento in cui si decide di bere un succo al bar.

Differenza tra estrattore e centrifuga: cosa cambia veramente?

Due tecnologie, due elettrodomestici, ma solo uno dei due può rientrare tra le “tecnologie del benessere”, ovvero quegli strumenti che possono effettivamente fare del bene alla nostra salute: di questi fanno parte tecnologie come il mulino casalingo che uso ormai da diversi anni, le pentole a 0 cessione di metalli pesanti e nikel, il blender, e tutte quelle tecnologie che per etica di produzione, per materiali ecosotenibili e a 0 cessione e per tipo di lavorazione sul cibo non stressano ne voi ne il mondo.

Come funziona una centrifuga?

Ricordo quando mia mamma da bambino mi preparava i centrifugati, soprattutto d’estate con il sedano, la mela, la carota e il limone, per tirarmi su la pressione: a ricordo erano davvero molto buoni!
Negli anni ho imparato ad analizzare le tecnologie che utilizziamo in cucina capendone bene il funzionamento e prestando molta attenzione ai materiali. Così ho compreso come funziona una centrifuga e la netta differenza con l’estrattore di succo.
Se aprite una centrifuga noterete che all’interno di una brocca che convoglia il succo c’è una larga grattugia a fori piccoli con ai lati un filtro.
Questo è il cuore della centrifuga, una lama rotante che di media ruota a 19000 giri al minuto (se non di più) e grattugia frutta e verdura ad alta velocità. Il grattugiato, grazie alla forza centrifuga (link) dal centro del disco rotante, sfugge verso l’esterno e si intrappola sul bordo/filtro, è sempre grazie alla grande velocità sgocciola il succo al di fuori del filtro.
Il risultato?
Un succo che ha subito un fortissimo stress ossidativo. Ma di cosa parlo?
L’ossidazione è un processo radicalico che si innesca grazie a diversi fattori di cui alcuni fondamentali:
– contatto con l’ossigeno dell’aria
– calore
– luce del sole
Ora, trovate qualche punto in comune con il processo di centrifugazione?
L’alta velocità della grattugia surriscalda la frutta e di conseguenza il succo.
Il processo per il quale si grattugia la polpa della frutta ad alta velocità, la espone ad un forte contatto con l’aria, quindi espone anche il succo ad una forte ossigenazione.
Due fattori chiave che rendono i micronutrienti de vostro succo molto deboli.

Come funziona un estrattore di succo?

L’estrattore di succo è una macchina che si basa invece sul principio opposto: la lentezza.
Vediamo di cosa si compone:

Coclea: il principio dell’estrattore si basa sulla spremitura a freddo di frutta e verdura attraverso una vite senza fine, anche detta coclea, che gira molto lentamente: un buon estrattore dovrebbe non superare i 40 giri al minuto.
– Filtro: il filtro è quel pezzo microforato che serve da barriera attraverso la quale il succo si separa dalle fibre per pressione: più sottile è il filtro e più smussati saranno i fori, e più il succo sarà puro e non ossidato.
Coperchio con imbuto: questo è il pezzo che serve come chiusura dell’estrattore e attraverso il quale si infilano i pezzi di frutta e verdura o i semi.
Pestello: alcune volte può capitare che sia utile spingere un pò qualche pezzo che abbiamo tagliato più grossolanamente. Questo arnese ci viene in aiuto proprio in quelle particolari situazioni.
Brocca: rappresenta la divisione tra l’esterno e l’interno dell’estrattore, in cui i vegetali vengono strizzati. Solitamente è costituita di plastica molto resistente, allo sforzo e al pH acido degli alimenti, e all’interno presenta delle scanalature che aiutano a spremere gli alimenti e a far defluire verso il basso il succo. Questo pezzo molto particolare presenta due fori d’uscita, uno per il succo e uno per le fibre, molto ben separati, in modo da poter bere del succo limpido e avere delle fibre che potremo riutilizzare con un po’ di creatività!
Scocca motore: è il pezzo più pesante che racchiude al suo interno un motore a basso numero di giri, che quando incontra un ostacolo, ha la capacità di rallentare.

40 giri al minuto sono davvero sinonimo di lentezza, una lentezza che entra nella vostra casa quasi a dirvi “respira”, presi come siamo dalla frenesia quotidiana, l’estrattore ci fa riflettere sul prenderci del tempo per noi, per rallentare un po’ i ritmi e pensare alla nostra salute, a partire dalla nostra alimentazione.

Quando ero bambino, a fine estate si faceva la conserva di pomodoro e ricordo quella macchina con una vite che girava (poteva essere a motore o anche girata manualmente) che serviva a spremere via dalla buccia e dai semi la polpa di pomodoro, che passava attraverso i forelli di un filtro.
Questo molto similarmente rappresenta come funzioni un estrattore: un motore a basso numero di giri, con collegata una coclea che strizza frutta, verdura (e anche altre cose interessanti), sotto la quale un filtro molto sottile divide il succo dalle fibre, due prodotti che escono da due bocchette separate.
La pressione tra la coclea, gli alimenti e la parete interna della brocca fanno uscire il succo dalle fibre che, fluendo attraverso il filtro, viene incanalato nella bocchetta di uscita del succo.
La lentezza del motore permette il rispetto delle proprietà organolettiche e nutrizionali del succo: non si verifica surriscaldamento, cosa che mantiene inalterato lo stato chimico-fisico di oligo elementi come vitamine termolabili, minerali ed enzimi.

L’estrattore di succo: il migliore elettrodomestico per succhi e latti vegetali

Ora avete compreso bene un concetto chiave: se vi state chiedendo cosa comprare, la centrifuga o l’estrattore? scartate la prima e comprate un estrattore che è la miglior tecnologia per ottenere succhi di qualità e latti vegetali.

Vantaggi nutrizionali

Grazie alla lentezza dell’estrattore otterrete dei succhi “vivi” ovvero dove enzimi, oligoelementi e nutraceutici si mantengono intatti e pronti ad essere assunti dal nostro organismo. Oltretutto essendo un alimento liquido, entra in circolazione immediatamente dandovi sensazione rigenenerante quasi all’istante!
Quando l’estrattore è stato inventato, veniva utilizzato per curare malattie attraverso gli estratti, quindi quando beviamo un succo vivo, un estratto, pensiamo sempre che non è solo un gioco, un appagamento edonistico, ma è una propria cura, che se pensata adeguatamente può aiutarvi per risolvere moltissimi problemi fisici.

Gli scarti dell’estrattore: un mondo da scoprire

“Ma l’estrattore produce tanti scarti!!!” Potrebbe venirvi in mente come obiezione. Io vi dico che la centrifuga li produce ugualmente, ma non solo, gli scarti dell’estrattore vi aprono un mondo, e vi sensibilizzano all’ecosostenibilita!
Per scoprire come riciclare gli scarti dell’estrattore leggi questo articolo!

Che frutta posso usare: dove tengo o scarto la buccia?

La domanda cruciale che spesso mi pongono durante i corsi è: “ma le bucce si tengono o no?”
Facciamo chiarezza su questo aspetto.
Le bucce di alcuni frutti possono essere tenute e spremute perché possono dare un che in più al nostro succo, oppure perché sono così poco consistenti che non costituiscono una problematica per l’estrazione e permettono di risparmiare tempo e avere meno sprechi.
Qual’è la frutta e la verdura per la quale la buccia si può tenere?
Fondamentalmente, la frutta che normalmente mangeremmo con la buccia, possiamo dire che è quella che può essere estratta senza bisogno di tanti accorgimenti, mentre quella per la quale scarteremmo la buccia andrà curata adeguatamente prima di essere estratta.
Se vogliamo riutilizzare le fibre per reimpiegarle in altre ricette, dovremo eliminare tutti gli elementi che potrebbero dar fastidio: semi, alcune bucce, torsoli, piccioli.

Come conservare il succo dell’estrattore

Succhi
Estrarre un succo e berlo immediatamente dopo è la cosa ideale per poter godere al meglio di tutti principi nutrizionali presenti in esso.
La problematica fondamentale alla quale si va incontro ogni volta che rompiamo la struttura di frutta e verdura e la esponiamo all’ambiente esterno è l’ossidazione, come abbiamo visto prima.

Per conservare al meglio il mio succo, utilizzo bottiglie o contenitori di vetro nelle quali vado a far cadere il succo direttamente dall’estrattore (con l’aiuto di un imbuto) e le metto in frigorifero all’istante.
Quando vado a versare un bicchiere di succo, a meno che non decida di bere tutto il contenuto della bottiglia, la rimetto in frigo il prima possibile.
Una divisione durante la conservazione del succo è normalissima: le fibre rimaste nel succo (pari a ⅓ delle fibre totali) risultano più pesanti del succo stesso, quindi tendono prima a venire in superficie e poi a depositarsi sul fondo. Bastera scuotere delicatamente la bottiglia per uniformare nuovamente il succo.
E’ preferibile usare bottiglie con imboccatura larga, in modo da agevolarne il risciacquo senza detersivi.

Latti vegetali
Per il latte vegetale valgono le stesse indicazioni riguardo all’ossidazione dei succhi, anche se la base di partenza è molto meno reattiva rispetto alla frutta e la verdura fresca!
Il problema in questo caso potrebbe verificarsi a monte: partendo da un seme oleaginoso, il rischio è che lo stress ossidativo si presenti sulla materia prima essiccata, non sul latte vegetale estratto.
Mi spiego meglio: la forte presenza di acidi grassi polinsaturi è un’ottima base per quello che si chiama irrancidimento ossidativo, scatenato dai tre fattori precedentemente analizzati (ossigeno, luce e calore).
Questo si verifica spesso nell’olio se mal conservato.
Quindi, se conservate bene i vostri semi, non esponendoli a fonti di calore, a fonti luminose e a troppa aria, avrete una materia prima non irrancidita che sarà ottima per l’estrazione di latte vegetale di alta qualità!
Una volta estratto il latte, conservatelo in bottiglie di vetro e tenetelo sempre in frigo, come il succo, senza fargli prendere colpi di calore che attiverebbero eventuali lieviti e batteri acidofili, naturalmente presenti sulla buccia dei semi.
A meno che non pastorizziate il latte, dovrete tenere a bada la flora microbica con la conservazione al freddo.
Una divisione di fibre dall’acqua è normalissima: come per il succo basterà agitare dolcemente la bottiglia per uniformare il latte.

Il miglior estrattore di succo?

Gli estrattori in commercio sono moltissimi e ora, dopo aver capito la differenza tra estrattore e centrifuga, vi starete chiedendo qual’è il miglior estrattore di succo in commercio?
Posso darvi il mio spassionato consiglio: acquistate da case produttrici coreane o da rivenditori ufficiali delle stesse, i marchi sono tre: Hurom, Kuvings e Coway (che trovate in Italia sotto marchio SiQuri).
Leggete anche questa mia guida all’acquisto del miglior estrattore, potrà venirvi utile!

Un manuale pensato per voi: il Manuale dell’estrattore!

Da poco è uscito in tutte le librerie d’Italia il mio ultimo libro in cui tratto proprio di queste tematiche! Si chiama il manuale dell’estrattore e potrete trovare 160 pagine di bellissime foto, ricette e tante spiegazioni su come scegliere l’estrattore giusto, su come curare la frutta e la verdura, sulle tecniche di conservazione, su come riciclare gli scarti, e tantissimo altro ancora!
Il manuale dell'estrattore: molto più di un semplice manuale

Vuoi un estrattore di succo? Ecco un codice sconto per te!

Se ti interessa l’ultimissimo Essenzia Pro Green by SiQuri noi abbiamo una buona notizia: inserisci al momento dell’acquisto il codice VEGANOGOURMAND e otterrai il 5% di sconto sul prezzo finale!

“Il riciclo creativo: come gli scarti dell’estrattore possono essere educativi nel rispetto del pianeta”

L’estrattore di succo è entrato nella mia vita un po’ di anni fa, quando incontrai Franc Arleo, fondatore di SiQuri: quell’incontro è stata un’esperienza peculiare! In cima ad un colle, nebbia di inizio primavera, un monastero e questa personalità enigmatica.
Così ho iniziato a lavorare ad un progetto che ancora oggi stiamo sviluppando assieme: portare a conoscenza la cultura del cibo, della vita salutare, attraverso la riscoperta delle radici, dell’etica, della natura.
Ma come può legarsi questo ad un succo vivo? Eh i legami sono molteplici e molto sottili: quando si beve un bicchiere di succo però si possono ben percepire, a partire dalla propria bocca.
Estrarre un succo ci porta in una condizione di riscoperta: la lentezza, il rispetto per i nutrienti, la scelta consapevole degli ingredienti e della loro origine, la consapevole accettazione della stagionalità, il riciclo, la creatività.
Questi ultimi due aspetti si uniscono in senso paiedeutico ad una pratica che vede impegnato chi usa già l’estrattore nel recupero delle fibre, più comunemente detto “riciclo degli scarti”.
Paiedeutico perché? Questa pratica ci pone su un piano di rispetto verso il mondo, tentando di minimizzare lo scarto che produciamo in output dal nostro stile di vita.

Ma cos’è e come usare l’estrattore di succo?

Per i neofiti forse è meglio dare una spiegazione: l’estrattore di succo potremmo dire che è una macchina, un marchingegno che ha un input e due output. Si inserisce la frutta e la verdura, e ne esce il succo…però non solo! E le fibre? Quelli comunemente chiamati “scarti dell’estrattore” sono null’altro che le fibre dalle quali è stato spremuto tutto il succo (il secondo output).
Come funziona questo processo?
Quando ero bambino, a fine estate si faceva la conserva di pomodoro e ricordo quella macchina con una vite che girava (poteva essere a motore o anche girata manualmente) che serviva a spremere via dalla buccia e dai semi la polpa di pomodoro, che passava attraverso i forelli di un filtro.
Questo, molto similarmente, rappresenta come funzioni un estrattore di succo: un motore a basso numero di giri, con collegata una coclea che strizza frutta, verdura (e anche altre cose interessanti), sotto la quale un filtro molto sottile divide il succo dalle fibre, due prodotti che escono da due bocchette separate.
La pressione tra la coclea, gli alimenti e la parete interna della brocca fanno uscire il succo dalle fibre che, fluendo attraverso il filtro, viene incanalato nella bocchetta di uscita del succo.
La lentezza del motore permette il rispetto delle proprietà organolettiche e nutrizionali del succo: non si verifica surriscaldamento, cosa che mantiene inalterato lo stato chimico-fisico di oligo elementi come vitamine termolabili, minerali ed enzimi.

Fibre e succo

Da questo processo di lenta estrazione otteniamo un succo molto energetico e revitalizzante che presenta ⅓ delle fibre che originalmente si trovavano nella frutta e nella verdura.
Un succo senza fibre è perfetto come vera e propria cura riabilitativa per chi soffre di gravi disturbi gastrici e non può tollerare la presenza di fibra, è perfetto per lo svezzamento dei neonati che non dovrebbero assumere fibre fino all’anno di età, ed è un ottimo ricostituente in quanto il succo, già “masticato” dalla coclea entra nel metabolismo molto velocemente, dandovi benefici immediati.
E gli altri ⅔ delle fibre dove vanno? Ecco, questi sono gli “scarti” dell’estrattore, fibra ancora saporita e ottima per la salute, da reintegrarsi all’interno di ricette che la trasformano e la impreziosiscono.
E se volessimo avere più fibra nel nostro succo? Ci sono estrattori di succo che esprimono al meglio le capacità di estrazione: Juicepresso Fiber Control è l’unico estrattore in commercio che da la possibilità di selezionare il quantitativo di fibre presenti nel succo, semplicemente girando il regolatore. Questo sistema semplice e geniale da la possibilità inoltre di ottenere granite e gelati inserendo nella bocchetta la frutta ghiacciata che verrà lentamente triturata con l’ausilio del filtro senza buchi dato in dotazione.
Una possibilità che dallo scorso mese è possibile ottenere anche con l’estrattore Essenzia Pro Green, al quale, tra le molte novità è stato aggiunto il filtro senza buchi.
Se vuoi scoprire di più sull’estrattore di succo, abbiamo un articolo che fa per te!

Come utilizzare gli scarti dell’estrattore?

Prima vi dicevo che le fibre che otteniamo sono utilissime da recuperare per diverse applicazioni, in primo luogo in cucina!
Così eccomi con qualche consiglio utile per recuperare gli scarti dell’estrattore:
quando preparate un succo, pensate subito se vorrete riutilizzare gli scarti.
Se decidete di recuperarli, eliminate dalla frutta tutte quelle parti che poi vi ritrovereste negli scarti, e che potrebbero dare fastidio in bocca: intendo semi, bucce dure e non saporite, bucce pelose, bucce e pellicine amare, torsoli, piccioli, ecc…
generalmente, tutti gli scarti dei latti vegetali possono essere facilmente recuperati e reimpiegati negli impasti dolci o in impasti salati come burger, polpette, oppure insaporiti, amalgamati e lasciati maturare come “formaggi vegetali”.
Potete congelare gli scarti avanzati, se molto polposi, e poi ripassarli nell’estrattore per ottenere dei sorbetti o dei gelati.
Con l’abbinata essiccatore/estrattore, potete essiccare gli scarti dell’estrattore e così creare delle cialde, delle barrette, dei biscotti raw o del muesli a impatto 0!
Per conservare gli scarti, metteteli in frigo in un contenitore ermetico e utilizzateli nel giro di 2 giorni al massimo, oppure sottovuoto da consumarei al massimo dopo una settimana.

Molto più di un manuale: il manuale dell’estrattore

Proprio in merito a questi argomenti, dal 20 aprile potrete trovare in libreria la mia ultima pubblicazione: “Il manuale dell’estrattore” edito da Gribaudo/Feltrinelli nel quale spiego dettagliatamente come questa tecnologia sia entrata a far parte della mia vita quotidiana e come ne ho potuto beneficiare come chef, per le mie preparazioni.
Un intero capitolo dedicato al riciclo creativo degli scarti da estrattore, corredato di moltissime utili ricette delucida la domanda che tutti ci siamo posti: cosa fare con gli scarti dell’estrattore?
Il manuale dell'estrattore: molto più di un semplice manuale

Essiccare gli scarti dell’estrattore: delle ottime barrette

Ecco una ricetta utile per delle ottime barrette essicate riutilizzando le fibre dei vostri succhi:

INGREDIENTI
– Avanzi da Estrattore di succo 400 gr
– Fiocchi d’Avena 80 gr
– Semi di girasole 25 gr
– Sesamo bianco 10 gr
– Riso soffiato 20 gr

PROCEDIMENTO
1) In una ciotola mescola assieme tutti gli ingredienti.

2) Prendi una piastra dell’essiccatore, poni un foglio antiaderente e componi delle “mattonelle” di fibre e cereali.
3) Poni la piastra all’interno dell’essiccatore e imposta la temperatura di 40° C per 24 ore.
4) Dopo 12 ore porziona le “mattonelle” di fibre in barrette e completa l’essiccazione per altre 12 ore.

Concime da scarti di estrattore

Se vogliamo recuperare tutto, ma proprio tutto quello che avanza dai succhi, possiamo anche creare un compost, un concime vegetale, a base di scarti dell’estrattore!
Preparate una scatola di plastica forellata e buttateci alla base delle foglie secche e del cartone. Poi “buttate via” gli scarti che non mangiate, e alternatamente, stratificate ogni tanto con un po’ di foglie, un po’ di avanzo umido, e altre foglie secche. Date equilibrio al compost inserendo rifiuto organico secco che aiuterà la ritenuta di eventuali liquidi.
Nel giro di 1 anno otterrete così un concime vegetale favoloso!

La dieta mediterranea è ispirata ai regimi alimentari dei paesi affacciati su quel mare e parla di una frontiera interna al mondo europeo, di cui siamo generalmente consapevoli ma di cui ignoriamo altrettanto generalmente la storia.

Il nord Europa,  almeno nel nostro immaginario collettivo, basa la sua alimentazione su prodotti di origine animale. Carne, formaggi, burro conducono la nostra mente generalmente lontano dal bacino del mediterraneo. Si pensi ai wurstel tedeschi, alla colazione uova e pancetta all’inglese, ai biscotti al burro danesi. Ci si aggiunga pure un po di pesce: anguille, aringhe, salmone… Stereotipi appunto, ma è inutile negare che la tradizione di pane, vino e olio e di tutti i prodotti di vocazione agricola, sia concentrata nel sud del nostro continente. Si tratta di una differenza dovuta certo a diversità climatiche. Ma c’è anche un modo diverso di raccontare queste linee, seguendo non solo i fatti e i destini naturali, ma anche i casi della storia.

La differenza di cui parliamo è infatti l’erede di un tempo in cui l’Europa non esisteva. La frontiera che separa oggi l’Africa dalle nostre coste non era allora realmente un confine o meglio: lo era molto meno di quanto non lo fossero al nord le Alpi e il Reno. Quella che oggi è una cultura che si percepisce come comune, l’Europa, è in verità il prodotto di un lento cambiamento seguito al crollo del più grande impero della storia occidentale: l’impero romano. L’Europa è un prodotto artificiale, una sintesi tra la cultura greco-romana mediterranea e quel brulichio di genti che tendiamo a chiamare, per semplificarci la vita, con un unico nome: i popoli germanici. Un gruppo di popoli nomadi, pastori e cacciatori per i quali l’agricoltura è un optional: e che porta in Europa il culto del derivato animale.

Non che la civiltà greca e romana non conoscesse il burro o la carne e, men che meno, il pesce. Ma ciò che distingueva la civiltà classica dai barbari era la base vegetale non solo dell’alimentazione, ma della simbologia culturale nel suo complesso; perché l’agricoltura costituiva il segno tangibile del potere dell’uomo sulla natura e dell’uscita dallo stato ferino. Per questo, nei poemi omerici, “mangiatore di pane” è sinonimo di “uomo”.

Questa unità mediterranea si era spezzata proprio con l’arrivo dei popoli germanici. E la separazione si era approfondita nel momento in cui gli arabi avevano conquistato l’Africa affacciandosi sulle coste dell’Europa. Alla fine, con la definitiva cacciata dei musulmani dal nostro continente e il loro stanziamento in Africa, la divisione era completa e si veniva consolidando lo spazio culturale europeo.

In questo nuovo spazio, cementato dal cristianesimo e di cui noi siamo i diretti eredi, la gastronomia ha tuttavia continuato e continua a parlare anche un’altra lingua, più arcaica, che identifica pur sempre quell’antica regione che le varie invasioni hanno piegato ma non spezzato. È la lingua di una dieta mediterranea che non è solo uno slogan di moda, ma racconta di un passato che si rigenera e si rinnova ogni giorno tra il fuoco delle nostre cucine. Una lingua che rimane un’ottima chiave di lettura delle differenze che nonostante tutto separano l’Europa del mare nostrum da quella d’oltralpe; e la uniscono a un’Africa che non è poi tanto lontana.

Non si fraintenda. La sintesi europea ha fatto sì che il pane, il vino e l’olio si diffondessero in tutto il continente, grazie anche a una religione comune. Quei cibi sono infatti entrati da subito nella simbologia del rituale cristiano, formalizzato non a caso sotto la protezione degli ultimi imperatori romani. Ed è proprio attraverso la religione che, anche nell’alimentazione, l’asperità delle differenze si è stemperata. La frontiera è diventata insomma una questione interna, che racconta pur sempre la nostra appartenenza a quel luogo culturale comune che si chiama Europa… Ma anche no!

Latte o non latte? Questo è il problema. Le proibizioni della dieta vegana sono spesso mal comprese dal pubblico onnivoro e anche i vegani alle prime armi non sanno spiegare chiaramente le loro motivazioni a chi chiede perché non bere il latte o consumarne i derivati sia tanto importante per un vegano.

Ecco allora perché non bere il latte vaccino

1) Il latte fa male.
Lo dice Colin T. Campbell nel suo China Study: il suo studio rivella che l’assunzione di caseina (la proteina maggiomente presente nel latte) è positivamente correlata allo sviluppo del cancro e che un’alimentazione a base vegetale sembra rallentare il moltiplicarsi delle cellule cancerogene. Molti studi inoltre sfatano il mito del calcio: il calcio del latte non sembra rinforzare particolarmente le ossa e, ad ogni modo, esistono molti alimenti di origine vegetale che forniscono al nostro organismo valide fonti di calcio alternative. Ecco perché non bere il latte: perché, se proprio non danneggia la nostra salute,  nemmeno ne è di beneficio. Nel dubbio, direi, meglio astenersi.

2) L’industria del latte e l’industria della carne sono la stessa industria.
Per produrre latte occorre che la mucca partorisca vitelli. Nel 50%  dei parti si tratta vitelli maschi e poiché, ovviamente, i maschi non possono essere adoperati per la produzione di latte, sono venduti alle industrie che li utilizzano come carne da macello. Ecco perché non bere il latte: perché comprando il latte della frisona compriamo anche la carne del suo vitello.

3) Il vitello viene torturato.
Esagero? Se trovassi un termine diverso lo utilizzerei. Ma non credo si possa chiamare diversamente la procedura per la quale il piccolo viene tolto alla madre pochi giorni dopo il parto e alimentato in modo artificiale, in box in cui, se è fortunato, riesce a mala pena a distendersi. E tutto questo perché il latte serve, dicono gli uomini, per la loro colazione. Ecco perché non bere il latte: perché amiamo gli animali, proteggiamo la vita e ci ripugna la violenza sugli infanti.

4) La mucca è sfruttata.
La faccenda dello “sfruttamento della mucca da latte” potrà far sorridere qualcuno ma i numeri non sono altrettanto divertenti. La vacca, che in natura vivrebbe circa quarant’anni, viene abbattuta dopo soli 7/8 anni. Durante questo poco tempo viene sfinita. Partorisce ogni anno, dopo essere stata di fatto violentata (quella cosa che viene chiamata eufemisticamente inseminazione artificiale) e non avendo visto i suoi vitelli per più di tre giorni ciascuno. Provate solo un attimo a mettervi al suo posto e capirete che c’è poco di divertente…

 

Ecco perché non bere il latte!

Perché consumare latte e derivati è contrario ai principi di ogni uomo e donna che si vogliano proclamare contrari alla violenza, amici della salute e degli animali, e nemici di ogni schiavitù.

Qualcuno dice che diventare vegani fa dimagrire, qualcuno dice che fa ingrassare. Alcuni dicono che fa bene, altri che fa male. C’è chi dice che è difficile e chi invece sostiene che diventare vegani è facile. Ma una cosa è certa: vegani non si nasce. Ciò è vero almeno per la maggioranza di noi, perché il vegano non è quasi mai stato cresciuto in una famiglia di tradizione vegana, anzi: ha incontrato spesso l’opposizione e lo scetticismo di amici e parenti. Diventare vegani è una sfida, perché si tratta di una scelta non ancora accettata pienamente dalla nostra tradizione culturale.

Detto ciò, non disperate: diventare vegani è possibile, e la buona notizia è che sembra essere ogni giorno più facile, grazie al proliferare di proposte cruelty free in campo alimentare e non solo. Già, perché essere vegani non è solo un fatto alimentare, ma riguarda anche altri ambiti della nostra vita.

Riguarda tra le altre cose il vestire, per soddisfare il quale non potrete certo utilizzare pellicce di visone, e nemmeno inserti di pelliccia più o meno nascosti, scarpe o cinture in pelle, maglioni in lana, vestiti in seta… La cosa si fa complessa? Forse. E allora veniamo ai nostri consigli.

1 Take it easy. Non pretendete di diventare vegani al 100% da un minuto all’altro. Soprattutto fuori casa sarà difficile non trovarsi nella situazione in cui o vi adattate o saltate il pasto. Cercate di evitare il più possibile situazioni del genere, ma non illudetevi. Capiterà. In ogni caso un primo passo sarà quello di eliminare i prodotti di origine animali dalla vostra dispensa e di cercare di essere rigorosi almeno tra le mura domestiche. Da qualche parte dovete pure cominciare a fare sul serio.

2 Leggere regolarmente riviste di cucina. Perché il palato vuole la sua parte, e un vegano affamato non fa tanta strada. Per non sentire la nostalgia del cibo onnivoro bisogna infatti armarsi di ricette di spessore. Potete, anzi dovete, sperimentare voi stessi, ma le riviste di cucina vegana vi forniranno l’ispirazione necessaria (se volete qualche titolo eccone un paio: Vegan Life, Slowly Veggie, We veg).

3 Frequentare un corso di cucina. Si tratta di una fonte fonamentale di ispirazione, perché partecipare a un corso di cucina vegana vi metterà in contatto col carisma di uno chef che ha fatto della cucina la sua ragione di vita e che saprà trasmettervi la sua passione. Il contatto diretto con un maestro permette di assorbire molto più sapere di qualsiasi parola scritta, soprattutto quando si tratta, come in cucina, non proprio di una scienza… ma di un’arte.

4 Acquistare prodotti online. Questo vale soprattutto (ma non solo) per il vestire. Fare shopping cruelty free non è delle cose più semplici. I negozi di abbigliamento spesso non sono sufficientemente forniti in loco. Comprare online vi metterà quindi a disposizione una scelta ampia, mirata e di qualità. E se avete paura che quello che acquistate non vi piaccia o non vi stia bene, state tranquilli: il servizio di resi e sostituzione funziona benissimo! Da visitare sicuramente avesu.eu, punto di riferimento per lo shopping vegano (con un assortimento di più di 40 brand). Se invece volete un sito italiano, non perdetevi stiletico.it.

5 Informarsi e leggere libri. Conoscere come stanno le cose negli allevamenti, i benefici per la salute e per l’ambiente che la vostra scelta comporta, vi offrirà una motivazione costante per rimanere fedeli a una scelta che, diciamolo, non è sempre tutta rose e fiori. Si tratta di un passo da non trascurare.

6 Dieta corretta. Sarà necessario assicurare al vostro organismo l’assunzione di tutti i nutrimenti di cui ha bisogno (in primis gli amminoacidi essenziali nella corretta proporzione) ed eventualmente implementare la dieta con degli integratori (fondamentalmente olio di semi di lino per gli omega3 e integratori di B12 e D). Su questo argomento consiglio il libro Veg Pyramid di Luciana Baroni, che propone una serie di menu settimali diversificati in base al fabbisogno calorico.

7 Incontrare persone che condividono la vostra scelta. Last but not least. Perché le persone sono la sostanza vivente di ogni cultura e tradizione, sono la fonte reale di idee, ricette, proposte. E sono un esempio: esse dimostrano, in carne ed ossa, che essere vegani è possibile e bello… E potranno forse anche darvi qualche consiglio su come diventare vegani che a noi e sfuggito…

In ogni caso il consiglio d’obbligo è… Keep calm!

 

“Fatti e cifre sugli animali che mangiamo”: così si presenta il Meat Atlas, un’agghiacciante cronaca del mondo dell’industria che tratta gli animali, pubblicata da Heirich Boell Stiftung. Il testo è disponibile gratuitamente sul web in versione pdf, e offre a ognuno di noi ottime ragioni per schierarsi contro la produzione industriale di carne e derivati animali. Non si tratta solo del benessere di mucche, maiali e galline ma di un intero sistema che sta distruggendo il pianeta, sotto ogni aspetto.

In ogni capitolo troviamo, detta senza fronzoli, del marcio… Molto a dire il vero. A partire dalle pessime condizioni dei lavoratori di quelle fabbriche, la cui coscienza viene giornalmente violentata dalla crudeltà delle loro mansioni. Alla densità invivibile dei macelli che costituisce il paradiso di virus e batteri. Al fatto che, per controllare queste epidemie latenti, l’industria utilizza tonnellate di antibiotici che, ovviamente, portano allo sviluppo di super batteri che resistono ai trattamenti. E non c’è da illudersi che vi sia una qualche forma di moderazione nell’uso di medicinali, perché nei macelli questi servono non solo a curare ma anche, e soprattutto, a far crescere più velocemente gli animali.

Il racconto procede serrato: c’è l’acqua che viene utilizzata in quantità enormi per produrre il foraggio, e che viene altrettanto inquinata da iper-fertilizzazione e antibiotici. E c’è una zona morta, nel Golfo del Mississippi, di 20,000 chilometri quadrati in cui pesci e crostacei non possono sopravvivere, a causa proprio delle fertilizzazioni eccessive. C’è la carne confezionata sotto vuoto, riempita di ossigeno, in modo che appaia rossa anche se in realtà è stata in magazzino per diversi giorni. E c’è la guerra dei prezzi che genera periodici scandali: etichettature ingannevoli in cui carne di cavallo è venduta come manzo, uso di ormoni, vendita dopo la scadenza ecc.

E intanto i cittadini, oltre che essere presi per il culo, pagano. Pagano il danno ambientale, pagano le industrie, molto spesso finanziate dallo stato all’ottuso grido di “maggiore la compagnia, maggiore il finanziamento”. Per non parlare della perdita di biodiversità. Non si tratta solo di poesia. Non è che la standardizzazione dei prodotti significhi solo la tristezza di vedere cose tutte uguali e di conoscere sapori tutti uguali. Magari fosse solo questo, e sarebbe già tanto. Ma il ridursi della diversità genetica implica, di nuovo, una maggiore vulnerabilità a epidemie i cui esiti sono inquietanti e imprevedibili.

Da qualsiasi punto di vista ci si voglia mettere, non c’è una sola buona ragione per continuare a produrre carne e derivati animali in questo modo. Possiamo guardarla nell’ottica di un movimento per il benessere degli animali da allevamento che si batte per una produzione meno industriale e più “umana”. Possiamo metterci nella prospettiva del movimento animalista che vuole l’abolizione dei macelli tout court. O possiamo anche indossare i panni di chi è preoccupato per il futuro del pianeta in generale o semplicemente per la sua salute e quella dei suoi cari.

Ma da ovunque la si guardi, la faccenda resta inaccettabile e deve essere affrontata con consapevolezza. E affrontarla significa cambiarla. Perché è uno scandalo. “In tutto il mondo, il bestiame è sempre più allevato in condizioni crudeli e restrittive, nelle quali gli animali passano la loro breve vita sotto luci artificiali, imbottiti di antibiotici e ormoni della crescita, fino al giorno in cui vengono macellati. La cosa davvero scandalosa è che non è necessario che sia così. Produciamo sufficienti calorie nel mondo per nutrire tutti, anche con una popolazione globale in crescita. Sappiamo come allevare senza distruggere l’ambiente e senza imporre agli animali che alleviamo condizioni crudeli”. È questo il vero scandalo: che si possa fare diversamente e che non lo facciamo perché, ancora una volta, siamo apatiche prede della banalità del male.

Clicca qui per scaricare il testo completo di Meat Atlas.

Green Magma

Il green magma, o erba d’orzo, è la recente scoperta di uno scienziato giapponese, Yoshihide Hagiwara, una vera e propria rivelazione nel mondo degli integratori biologici e naturali al 100%.

Che cos’é il Green Magma?

Il dottor Yoshihide Hagiwara, medico e farmacista giapponese, ha lavorato a lungo come ricercatore, cercando una soluzione definitiva ai propri problemi di salute causati da un grave avvelenamento da mercurio. Dopo 40 anni di ricerche, Yoshihide Hagiwara ha individuato nel succo d’erba d’orzo, la soluzione contro lo squilibrio fisiologico a cui lo stress, la cattiva alimentazione e le condizioni ambientali ci sottopongono. Il Green Magma si ricava dalle giovani piantine d’orzo, che diversamente dal succo di erba di grano (wheat grass), è una specie non sottoposta alle irradiazioni geniche che hanno come scopo quello di modificare le caratteristiche naturali della pianta, ovvero i famigerati OGM. Quindi, per chi desidera evitare di assumere alimenti geneticamente modificati e allo stesso tempo alcalinizzare il proprio sangue in modo naturale, il succo di erba d’orzo o Green Magma, è la soluzione più indicata ed efficace.

Come funziona?

I benefici del succo dei germogli d’orzo sono molteplici e a dir poco sorprendenti. Possono venire in aiuto nel miglioramento della qualità della nostra vita e nella cura di diversi tipi di malessere, come:

  • Stanchezza, sonnolenza, spossatezza
  • Scarso rendimento sportivo
  • Difficoltà di concentrazione
  • Stress ed esaurimento psicofisico
  • Rughe e invecchiamento cutaneo
  • Capelli bianchi precoci
  • Sbalzi d’umore
  • Abbassamento della libido
  • Menopausa e disturbi correlati
  • Stitichezza
  • Fame eccessiva
  • Ipovitaminosi
  • Sovrappeso
  • Accumulo di tossine
  • Alitosi

Utilizzo e prova prodotto di Green Magma

Il succo di erba d’orzo, o Green Magma, si trova sotto forma di polvere, da sciogliere in acqua e da assumere lontano dai pasti, fino a 3 volte al giorno, secondo le esigenze.
Il sapore è deciso ma dissetante. Per chi lo avesse provato, assomiglia al succo d’erba o a un estratto di spinaci. L’effetto non viene percepito in maniera improvisa, ma si percepisce un benessere graduale e continuo durante le ore seguenti l’assunzione dell’integratore.
Come stimolante è di gran lunga più potente del caffé senza però provocare tachicardia o stati di nervosismo.

Dove acquistare il Green Magma

Se volete andare sul sicuro e acquistare da casa un prodotto sano e certificato, consigliamo di affidarvi a questo sito: bacche di goji! Noi le abbiamo provate e le usiamo tutti i giorni! Sono davvero diverse e buonissime!

Scopri di più

Le noci Pecan: un concentrato di benessere

Le noci pecan si rivelano un vero amico per il benessere del nostro corpo. Che le sgranocchiate come spezza fame o le vogliate aggiungere al muesli, alle insalate o in un pesto, le noci Pecan vi sveleranno il loro sapore gentile e al contempo intenso e la loro consistenza golosa, caricandovi di energia!

L’albero di noci Pecan

Il Pecan è un albero da frutto originario della zona di confine tra Messico e Stati Uniti. Può raggiungere i 300 anni di vita, ed è noto per le sue grandi dimensioni, con un’altezza che può raggiungere i 40 metri e un tronco dal diametro di 2 metri. La coltivazione di questo albero finalizzata alla produzione di noci è relativamente recente: pare sia iniziata alla fine del 1800 negli Stati Uniti. Ad oggi gli USA sono il paese con la maggiore produttività di noci pecan, sfiorando il 90% del quantitativo mondiale. Altre zone di coltivazione sono l’America del Sud, il Sud Africa e Israele. In Italia si possono trovare dei territori dedicati alla piantagione in Sicilia e nel Salento.

Il frutto

La parola “pecan” trae origini dagli indiani d’America, e letteralmente significa “nocciola che richiede una pietra per essere rotta”. Rompendo infatti l’epicarpo e l’endocarpo, si scova il frutto. Le noci pecan sono simili a quelle italiane, ma più sottili e allungate, e di colore più rosso. Al gusto paiono più dolci, e con un sapore più intenso. Giungono a piena maturazione in autunno, precisamente nel mese di ottobre.

Le proprietà delle noci Pecan

Conosciamo dunque quali sono le proprietà salutari di questo frutto. Ricordiamoci comunque che queste noci sono altamente caloriche, quindi per godere dei soli effetti benefici, è opportuno limitarsi al consumo giornaliero di pochi grammi.

Le noci Pecan contro il colesterolo

Grazie all’elevata quantità di flavonoidi e vitamina E in esse contenuti, le noci pecan possono aiutare a ridurre il colesterolo cattivo, meglio noto come LDL. Oltre a combattere il colesterolo cattivo, viene innalzato il livello di quello buono. Gli acidi oleici, inoltre, diminuiscono il rischio di sviluppare malattie cardio vascolari e l’insorgenza di ictus, poiché combattono la presenza di fattori ossidativi. Secondo alcune ricerche, pare che l’acido ellagico sia un valido alleato antitumorale, in particolar modo contro il cancro al seno; ciò grazie alle proprietà antiproliferative di questo acido, che impediscono ai cancerogeni di legarsi al DNA.
Anche la prostata ne trae beneficio, tenendo lontane le infiammazioni.

Le noci Peca anti invecchiamento e stress

L’università del Massachussetts ha messo in risalto il potere anti-aging legato all’assunzione delle pecan, che mantengono l’integrità della membrana cellulare delle mucose e della pelle, proteggendola dai radicali liberi. Un effetto anti-invecchiamento della pelle al naturale.

Con il loro contenuto di grassi polinsaturi che tengono sotto controllo la pressione sanguigna, queste noci sono consigliate nei periodi in cui lo stress e fatica si fanno sentire. Una manciata di esse è indicata anche a coloro che soffrono momentaneamente di inappetenza, poiché apportano un buon contenuto di nutrienti.

Vitamine e fibre

Le noci pecan sono ricche di fibre alimentari, le quali aiutano il corretto e regolare funzionamento dell’intestino. Esse inoltre sono fornite di numerose vitamine del complesso B, e acido folico.Sono presenti molti minerali, tra i quali potassio, magnesio, calcio e zinco.

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Sportivi vegetariani e vegani… si può eccome!

Spesso si pensa che un qualsiasi sportivo, dall’occasionale che và a correre una volta al mese a quello che pratica agonismo ad alti livelli, necessiti, soprattutto, di magiare molta carne, preferibilmente rossa.
Ecco che, se anche voi la pensate a questo modo, siete caduti nel cliché che attanaglia moltissime persone. Infatti, uno sportivo, ha principalmente bisogno di energia, e la carne, di qualsiasi tipo, non fornisce quella necessaria a questo bisogno. Certo, contiene un alto contenuto di ferro, ma anche i legumi non sono da meno per quanto riguarda il contenuto di quest’importantissima sostanza.

Cosa mangiano i campioni veg?

Il primo cibo che uno sportivo vorrebbe vedere sulla sua tavola sono, infatti, i carboidrati: questi sono il principale carburante e consentono, a chi li consuma, di avere energia a lungo termine, tutti i cereali, meglio se integrali, sono portatori di energia allo stato puro: dal grano all’avena, dal kamut, al riso.
Altri alimenti che non devono mancare in una dieta dello sportivo vegetariano o vegano sono: la frutta, fonte inespugnabile di vitamina C; verdure di colore rosso, arancione e giallo unite a verdure a foglia verde (se poi sono a foglia verde scuro saranno ancor più ricche di ferro, calcio e fibre); grassi, quali olio d’oliva e di semi e frutta secca. È infatti doveroso ricordare che i grassi, soprattutto se mangiati poco prima di una gara, determinano una maggior prestazione poiché forniscono energia immediata al nostro corpo.
Ogni dieta deve comunque essere calibrata per il tipo di sport, il sesso dello sportivo, la mole degli allenamenti, ma non è mai sconsigliato non mangiare carne, anzi! Per sport di resistenza una dieta vegana è addirittura raccomandata!

Atleti Veg

Nell’antica Olimpia, poi, i maratoneti ed i lottatori erano vegani ed il loro doping erano le mandorle secche; gli atleti che non mangiano carne rimangono poi sulla cresta dell’onda mediamente più degli altri, questo perché il loro metabolismo e la loro salute aiuta a raggiungere alti livelli ed a mantenerli.
Tra gli atleti vegetariani e vegani più straordinari che si siano mai succeduti sui podi vanno di certo ricordati personaggi come Dave Scott ( Iron man, campione di triathlon) e Anthony Peeler (campione del basket americano), Martina Navratilova (tennista), Debbi Lawrence (maratoneta), Frank Medrano (body-builder), Pam Boteler (canoista). Tra gli italiani possiamo citare Manuela di Centa (sci di fondo) ed Enzo Maiorca (più volte record di immersione in apnea).

Con questa lunga lista di atleti che hanno cavalcato l’onda per moltissimo tempo possiamo dire che non serve nutrirsi principalmente di carne per essere degli ottimi atleti, anzi. Ciascuno rispecchia ciò che mangia e mangiare sano, incanalando le proprie energie per seguire una passione, aiuta, anche chi ha un grande sogno sportivo, a realizzarlo!

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L’incredibile erba di grano e le sue innumerevoli proprietà

I capelli bianchi sono uno dei segni dell’età che avanza, ma ahimè, a volte compaiono anche quando vecchi non si è.
In realtà, il bianco o il grigio dei capelli non è un semplice segno degli anni che passano, le problematiche alla tiroide possono influire sul colore dei capelli, ad esempio; inoltre, l’antica Medicina Tradizionale Cinese collega la pigmentazione dei capelli alla qualità del sangue e alla forza dei reni. Così, per esempio, avere capelli grigi sta a indicare reni e sangue deboli.
In natura esiste una soluzione anche per i capelli bianchi: l’erba di grano.

Che cos’è?

Quando si parla di erba di grano, si intendono il grano (o frumento), l’orzo e il farro germogliati di 10-15 giorni. È costituita da una serie impressionante di sostanze nutritive che rafforzano e ringiovaniscono il nostro organismo, in tutte le sue parti. È composta per il 70% da clorofilla, il rimanente 30% da 17 amminoacidi essenziali, 90 minerali, 13 vitamine e 80 enzimi. Un vero e proprio tesoro di salute!

A cosa serve?

Un consumo regolare di erba di grano, oltre ad avere un effetto positivo sui capelli grigi, rallenta il processo di invecchiamento combattendo i danni causati dai radicali liberi, ringiovanisce le cellule, disintossica il corpo rimuovendo le tossine che ingorgano sangue e organi come cadmio, nicotina, stronzio, mercurio e cloruro di polivinile (PVC), e rende la pelle elastica.
Inoltre, è utile a ripristinare la salute dei reni e del sangue, grazie alla presenza della clorofilla, composto presente nelle piante simile all’emoglobina, che serve a ossigenare il sangue.
L’erba di grano offre anche una linea di difesa impenetrabile contro le malattie, aumenta le difese immunitarie e ha un effetto positivo sulla fertilità, abbassa l’FSH e regolarizza il ciclo mestruale.
Infine, se assunto 40 minuti prima del pranzo, riduce l’appetito (utile per chi è in dieta!), in più serve anche a colmare le carenze nutrizionali e a riequilibrare il tasso di vitamina B12 nei vegetariani e facilita la digestione. Conferisce anche maggior resistenza alla fatica, sia fisica che mentale.

Dove trovo l’erba di grano?

Sul mercato si trova sotto diverse forme: in polvere, liofilizzata, in compresse o pronta da bere. La si può acquistare online, nelle farmacie o erboristerie; si può persino coltivare in casa, basta seguire i tutorial che si trovano in internet.
È fondamentale naturalmente fare attenzione a cosa si compra! Capire se si tratta di erba di grano o succo di erba di grano, accertarsi sulla provenienza, le analisi chimiche e l’assenza di malto destrina o altri veicolanti. Cerchiamo il prodotto vivo (non cotto), ricco di vitamina B12, biologico!
L’assunzione dell’erba di grano sotto forma di succo è più potente e energizzante (30ml di succo equivalgono a 1kg di verdure verdi biologiche). È molto dolce, quindi si consiglia di assumerlo a stomaco vuoto, sorseggiando lentamente.

Indicazioni e controindicazioni

L’erba di grano va bene per i celiaci perché il glutine, durante la germinazione, viene scisso dagli enzimi nei singoli amminoacidi.
La devono evitare, invece, gli intolleranti al frumento.

Detto questo, sembra esserci un solo imperativo: Erba di grano a volontà!

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Recipes

Un estratto rosso rosso che sa di primavera

Un succo vivo di fragole e ciliegie è l’estratto perfetto per brindare alla primavera. Di tanti estratti di frutta che potete realizzare con il vostro estrattore questo è indubbiamente uno dei più semplici e allo stesso tempo gustosi e amabili!
La buona abitudine di bere almeno un estratto al giorno, è un modo per mantenersi in salute e alimentarsi al meglio. Le ricette con l’estrattore che preparerete o inventerete da voi, saranno ancora più deliziose se per realizzarle sceglierete frutta e verdura di stagione!

Un dolcissimo succo per bambini e genitori

Fare colazione e merenda tutti assieme con un succo fresco e dolce, dal colore vivace e allegro, non può che rallegrare la giornata di grandi e piccini.
Ai bambini, ai quali a volte non è facile far fare una merenda sana e nutriente, piacerà un sacco bere questo estratto di fragole e ciliegie, che avrete preparato per loro.
Con un solo bicchiere di questo succo, farete il pieno di vitamine e antiossidanti, di cui questi frutti sono ricchi.
Se siete mamme e papà alla ricerca di ricette sane per bambini, senza zuccheri aggiunti o conservanti, un buon bicchiere di estratto appena preparato è ciò che di più semplice e naturale potete proporre ai vostri figli!
Le fragole e le ciliegie sono l’abbinamento perfetto per conquistarli!

Cos’è un estrattore di succo vivo?

Seguite il link per scoprire tutte le caratteristiche di questa tecnologia del benessere!

Cavoletti di bruxelles al forno con sheese blue e noci

Provate i cavoletti di Bruxelles al forno con sheese blue e noci, questa ricetta dal profumo favoloso e dal sapore prelibato vi farà riscoprire questo piccolo ortaggio! Bastano dei cavoletti di Bruxelles freschi, del roquefort e delle noci e il gioco è fatto! Noi li abbiamo preparati nelle cocotte in modo che ogni ospite avesse la sua porzione, ma si possono preparare anche i dosi più generose utilizzando una teglia antiaderente o in ceramica!

Insalata Autunnale

Un’insalata autunnale è proprio quello che ci vuole per iniziare un pranzo o una cena con un antipasto sfizioso e delicato. Lo sapevate che un’ottima abitudine alimentare è iniziare il pasto con della verdura fresca? Questa insalata autunnale è perfetta come entrée, un mix delicato di frutta e verdura che stupirà il vostro palato e i vostri occhi in questi simpatici contenitori fatti con la mela rossa!

Crema di zucca e finferli

Una ricetta semplice ma d’effetto con i colori e i sapori caratteristici dell’autunno è questa crema di zucca e finferli. Una crema gioiosamente arancione, vivace e gustosa da accompagnare con qualche crostino di pane appena abbrustolito! Con un primo piatto così viene proprio voglia di sedersi a tavola e passare un momento felice e spensierato insieme ai nostri cari o ai nostri amici!