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Il burro di karitè: la natura ci dona bellezza

Ancora una volta la natura ci dona un prezioso alleato per la nostra salute e cura del nostro corpo: parliamo del burro di karitè delle sue mille virtù e impieghi!

L’origine:

Il karitè è un albero diffuso nell’Africa occidentale. E’ alto una quindicina di metri, e può vivere fino a tre secoli; raggiunge la sua maturità verso i 15 anni, producendo i frutti verso i 25. Le donne africane sono impegnate nella raccolta della noce del karitè da giugno a settembre; la lavorazione consiste nel togliere la polpa, ed essiccare o tostare la noce. Successivamente essa viene macinata, fino a ridursi in una pasta densa. A questa viene aggiunta dell’acqua, e il tutto subisce una lunga manipolazione a mano, fino a raggiungere la coagulazione della parte grassa dell’impasto. Il burro di karitè viene ottenuto dall’azione del calore, che fonde il grasso permettendo l’eliminazione delle impurità.

Non solo virtù cosmetiche:

Grazie al contenuto di vitamine A, B,E, F e di insaponabili, sostanze importanti per la tonicità della pelle ad azione anti-rughe, la dermatologia riconosce al burro di karitè numerosi benefici. Esso può essere usato per lenire eritemi solari, eczemi, ulcerazioni o irritazioni della cute, e per calmare il fastidio dovuto alla pelle screpolata. Il burro di karitè risulta utile su abrasioni e ferite. Il suo impiego è indicato alle donne in gravidanza, per ridurre la formazione delle smagliature; è adatto anche sulle irritazioni da pannolino dei bambini. Ma non è solo “roba da donne”: per i signori uomini può essere usato come dopo barba per le sue ottime proprietà emollienti. Il burro di karitè contiene acido cinnamico, che conferisce una modesta protezione dai raggi UV;considerata la sua consistenza grassa, è efficace contro freddo e vento. Da non sottovalutare infine l’azione anti infiammatoria del burro di karitè, efficace contro dolori muscolari e articolari, quelli legati all’artrite, e per dare sollievo a sinusite e congestioni nasali. Il suo uso aiuta la circolazione. Attenzione però: bisogna avvertire che il burro di karitè può scatenare intolleranza nei soggetti allergici al lattice e alla frutta con guscio.

Buono anche in cucina:

Forse non tutti sanno che il burro di karitè trova un suo uso anche in cucina! Il burro di karitè emana per natura un odore vigoroso, che non tutti apprezzano. Per tale motivo spesso si trova in vendita con l’aggiunta di altre essenze, che ne smorzano l’intensità. Anche al gusto risulta particolarmente aromatico. Il burro di karitè, per i più coraggiosi, può essere usato per sostituire l’olio da tavola. E’ utilizzato assieme al burro di cacao per creare speciali cioccolati, ed è discretamente presente in molte varietà di margarine. In Africa il burro di karitè viene usato come condimento, per friggere frittelle, e per preparare molti altri prodotti destinati al mercato internazionale.

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Proprietà e benefici dell’avena: altro che cibo per cavalli!

Da sempre snobbata perché considerata povera e non alla moda, l’avena, nel corso del tempo si è rivelata una preziosa alleata per la salute tanto da essere soprannominata il “cerale dell’energia”. Ecco quindi come l’avena aiuta il buon funzionamento del nostro corpo da un punto di vista nutrizionale e perfino nel campo della bellezza.

Da sempre l’avena è ritenuto un cereale povero e senza particolari proprietà, per questo motivo nel Medioevo era il cibo prediletto dei cavalieri per i loro cavalli e le popolazioni nordiche erano definite, con una sorta di disprezzo, “mangiatori di avena”. In realtà questa pianta, figlia delle graminacee, è tutt’altro che povera: cereale che riesce a germogliare anche in climi rigidi, è ricco di proteine, possiede un basso contenuto di carboidrati facilmente assimilabili, una maggior quantità di grassi dalle ottime qualità nutrizionali, un buon apporto di sali minerali come ferro, manganese e soprattutto magnesio e calcio, ed un alto numero di vitamine del gruppo B, in particolare di B1.

L’avena, per queste sue caratteristiche essenziali, si pone come alimento sostitutivo centrale di un gran numero di diete: in quella vegana e vegetariana a sostituzione della carne, in una dieta celiaca poiché, se trattata in stabilimenti adatti, l’avena è tollerata in buona misura anche da coloro che devono attenersi a questo particolare tipo di alimentazione. È inoltre adatta alle persone che soffrono di diabete grazie al suo basso indice glicemico e per coloro che tendono ad avere un alto valore del colesterolo poiché questo cereale contribuisce a ridurre il colesterolo LDL.

L’avena, grazie alla sua composizione e alle sue proprietà, è una valida alleata delle difese immunitarie; gli avenantramidi contenuti in essa garantiscono una buona protezione dalle malattie tumorali e dalla proliferazione delle cellule malate. Questa pianta, grazie alle sue molteplici caratteristiche, diventa un alimento determinante nella dieta di sportivi, nei giovani e per chi lavora al freddo. È inoltre di grande aiuto a chi segue diete restrittive dal momento che, grazie al maggior apporto di proteine, si raggiunge presto un senso di sazietà ed aiuta la buona digestione.

Molti non sanno che l’avena è anche un favoloso cibo, oltre che per il nostro organismo, anche per la pelle. Sono ancora poco conosciute le sue proprietà idratanti, lenitive e protettive della cute, anche se utilizzata molto spesso nei prodotti per la cura del corpo. L’avena pertanto è tutt’altro che un cibo per cavalli, ma un alimento per uomini e donne sani e belli!

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Il corbezzolo: proprietà, virtù e utilizzi

Il corbezzolo, o arbutus unedo, è una pianta tipicamente mediterranea, i cui frutti arancioni e rossi cominciano a farsi capolino tra le foglie tra novembre e gennaio. Questo è il momento giusto per coglierli e scoprire le numerose virtù e usi di questo simpatico frutto tondo.

Il nome latino del corbezzolo ci racconta un po’ di questo frutto: il termine arbutus proviene dal celtico ar che significa “astringente/acerbo”, mentre unedo è l’unione di due parole latine unum e edo che insieme vogliono dire “ne mangio uno soltanto” facendo riferimento al potere astringente del corbezzolo che, se consumato avidamente, può portare a stitichezza e nausea.

Infatti, il corbezzolo ha proprietà antinfiammatorie, astringenti, antisettiche, depurative e diuretiche.

Del corbezzolo si usano principalmente le foglie, quelle dei rami terminali più giovani e che raccolte d’estate presentano il massimo delle proprietà balsamiche. I frutti, invece, si raccolgono quando hanno raggiunto la maturazione, quindi tra novembre e gennaio come le radici. Le proprietà del corbezzolo si trovano soprattutto nelle foglie che, una volta raccolte, vanno essicate in ambienti bui e caldi e conservate in sacchetti di carta o di stoffa in luoghi bui ed asciutti.

Con le foglie di corbezzolo possiamo…

Con le foglie di corbezzolo possiamo preparare un ottimo infuso curativo per le affezioni delle vie urinarie, dei reni, nei casi di febbre e diarrea. Si può anche preparare un decotto di foglie e usarlo non solo come astringente, ma anche come tonico sulla pelle per donarle un aspetto fresco e vitale.

Con la radice possiamo…

Con la radice possiamo preparare un decotto che può essere usato per prevenire e curare i sintomi dell’artesclerosi.

Con i frutti possiamo…

Con i frutti possiamo…davvero sbizzarrirci! Gli utilizzi in cucina sono moltissimi e se ne possono sperimentare sempre di nuovi. Alcune preparazioni tradizionali vengono da una regione italiana dove la pianta di corbezzolo è assai diffusa, la Sardegna. Nell’isola sarda, con il corbezzolo si preparano distillati, marmellate e sciroppi per non parlare del gustosissimo, profumato e leggermente amarotico miele, che viene abbinato ai dolci o ai formaggi sardi per esaltarne il sapore.

Noi li consigliamo anche freschi e ben maturi, da incorporare in qualche insalata autunnale o in una ricca macedonia.

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I semi di canapa: un supercibo per la nostra salute

Come ho scritto nel titolo è proprio così; la canapa, oltre ad essere nutriente ed estremamente ricca di vitamine e sali minerali, è davvero buona e gustosa, con un sapore molto simile alla nocciola. E pensate che la canapa ha accompagnato la storia nel corso non solo dei secoli, ma addirittura dei millenni.

Cenni storici

Le prime testimonianze storiche provengono dalla Cina del 4500 Avanti Cristo per poi espandersi nel territorio egiziano nel 2000 A.C. conoscendo un periodo di notevole splendore. Ma ancora non sapevano la valenza nutritiva della canapa e la utilizzavano solo come pregiata fibra tessile al pari di lino e cotone.

La canapa è stata coltivata davvero in modo esteso in Italia fino agli anni Quaranta, in circa 100.000 ettari, poi la creazione delle fibre sintetiche ne ha ridotto l’estensione della metà negli anni Settanta, per poi arrivare solamente a poche centinaia di campi. Ma ora la riscoperta della coltura con un’ottima finalità alimentare naturale e benefica ne ha fatto ripartire la coltivazione, prevalentemente in Piemonte.

La pianta e le sue proprietà

È una pianta alta e poco ramificata, si semina in Aprile, germina dopo una settimana e in due mesi nascono dei bellissimi fiori riuniti in appariscenti composizioni, e possiamo raccogliere gli steli per la fibra e i semi per l’alimentazione già in Settembre.

Le peculiarità che si adattano meglio al suo status sono nutriente e resistente; i semi sono di un particolare colore bruno marezzato, e sono enormemente ricchi di proteina, ben un 25%, costituito in prevalenza da amminoacidi essenziali, che, come dice il nome stesso, sono essenziali per la nostra vita. La sensazione di sazietà che abbiamo dal mangiarli è fornita dalla ricchezza di acidi grassi, ma badate quelli polinsaturi che ci fanno tanto bene, garantendo ai nostri muscoli, ai nostri nervi ed alle nostre ghiandole endocrine salute e benessere.

Contrasta il colesterolo ed i disturbi dell’apparato respiratorio quali asme e sinusiti, rinforza la nostre difese immunitarie contro i mali di stagione come l’onnipresente raffreddore, e garantisce maggior forza alle nostre ossa e denti grazie alla ricchezza in calcio e potassio.

I prodotti alimentari della canapa

E in cucina come li possiamo adoperare? I semi crudi sono deliziosi come ingrediente prelibato di macedonie ed insalate, e come interessante e valida variante in colazioni aggiungendoli a muesli e frullati. In vendita si trova anche la farina di semi di canapa, da cui partire per la creazione di buonissimi e saporiti pani e grissini.
Da assaggiare l’olio di semi come condimento alimentare, ma lo si può benissimo provare anche come cosmetico per una naturale nutrizione emolliente della pelle.

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Benefici della frutta secca

Mai come in questo periodo dell’anno, con sagre e feste paesane ricorrenti un po’ ovunque, vediamo davanti i nostri occhi tantissimi tipi di frutta secca, buona, gustosa, che attira la nostra attenzione anche per le inebrianti e soavi fragranze che emana, ma, oltre che saziarci, ha anche delle impareggiabili qualità naturali e biologiche davvero benefiche e salutari.

La frutta secca non ha problemi di conservazione, e può essere mangiata anche molto tempo dopo la raccolta, senza aver intaccato alcuna sua peculiarità biologica e nutrizionale. Conosciamone meglio qualcuna, come ad esempio l’arachide, la noce, la mandorla e la nocciola. Proprio questi frutti vengono anche definiti oleaginosi, nome che li contraddistingue per il fatto che i loro semi, se trattati meccanicamente, producono degli oli, molti dei quali commestibili.

Arachidi

Gli arachidi, o bagigi, sono dei legumi che troviamo molto spesso come accompagnamento negli aperitivi, proprio per una loro grande peculiarità: forniscono molta energia al nostro organismo, lo saziano senza appesantirlo, e migliorano la salute del cervello e della nostra circolazione sanguigna. E, caratteristica non da poco, rendono più elastica e lucente la nostra pelle grazie ad un alto contenuto di polifenoli. Possiamo trovare anche la pasta o burro di arachidi, ma in questo secondo caso vi raccomando di non esagerare con l’assunzione dato che è un cibo estremamente ipercalorico.

Noce

La noce è un frutto originario dell’Asia così famoso e noto che non ha bisogno di grandi presentazioni, ma oltre che come frutto lo si usa per la produzione di olio ed anche di vini e liquori, come il nocino ad esempio. È un frutto energetico, che riduce il livello di colesterolo, e fornisce vitamine B e sali minerali come calcio e magnesio. Ma oltre al frutto molto salutari sono anche le foglie per la preparazione di infusi, decotti e tisane: combattono l’obesità, favoriscono la diuresi e tonificano la fisicità del fegato.

Mandorla

La mandorla è un frutto tipico ed originario dell’Italia, in particolare della Sicilia. È ricca di proteine, di vitamine biologiche, ed è estremamente energetica. La utilizziamo per la produzione di latte di mandorla, di sciroppo e di liquori, e per la preparazione di dolci come gli amaretti. L’olio di mandorla è un naturale prodotto cosmetico con una particolare capacità emolliente che ringiovanisce la pelle.

Nocciola

La nocciola previene l’insorgenza di malattie cardiovascolari, abbassa il livello di grassi nel sangue, e soprattutto unisce con una linea immaginaria l’agricoltura italiana, essendo diffusa dal Piemonte alla Sicilia passando per Campania e Lazio. È ricco di proteine e vitamine, e il suo utilizzo è diffuso anche nell’industria dolciaria per la produzione di cioccolato, torroni e creme.

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Agricoltura biologica

Si sente sempre più spesso parlare di agricoltura biologica e prodotti biologici e con questo breve articolo cercherò di fornire qualche indicazione in più su come riconoscerla e, perché no, dove rivolgersi per diventare produttore in prima persona.

È un sistema produttivo che offre ai consumatori cibi freschi e genuini, rispettando nel suo svolgimento la natura e l’ambiente circostante. In campo si limita al minimo l’utilizzo di pesticidi, insetticidi e concimi chimici, la rotazione delle colture segue il ciclo delle stagioni, e nella trasformazione alimentare vengono messi al bando additivi, coadiuvanti e conservanti sintetici.

In più per la produzione di latte e uova anche il foraggio deve essere al 100% biologico, e una buona parte deve essere prodotta dall’azienda stessa. Il benessere degli animali è importantissimo e regolamentato, devono essere allevati a stabulazione libera ed all’aperto, non in gabbia o a catena.

La scelta di cosa produrre spetta a voi, ma nella scelta tenete presente in che zona operate: se siete in montagna scegliete ad esempio razze da latte bovine come la Grigio Alpina, la Valdostana(mantello bianco e rosso) o la Rendena(bellissimo mantello nero), se siete in collina su una località un po’ impervia puntate su capre e caprette, se in pianura dedicatevi alle galline ovaiole o quaglie. Per le colture vegetali optate per colture rustiche e tipiche del luogo come ad esempio orzo, farro, avena, segale, piante robuste e forti che non necessitano di grosse attenzioni ma solo di passione e tanta voglia di fare.

Per diventare imprenditore agricolo biologico si deve essere prima di tutto agricoltore a tutti gli effetti: per sapere quale documentazione fare e presentare indirizzatevi ai centri di assistenza agricola(CAA) come Coldiretti, Confagricoltura e Cia, vi daranno tutte le informazioni, nonché i modelli da compilare, vi assisteranno nella registrazione fiscale e previdenziale nonché nella tenuta delle scritture contabili. La parte amministrativa, sebbene un po’ laboriosa all’inizio, permette di accedere a finanziamenti europei e regionali in ambito biologico, quindi fatela e conservatela con cura. I controlli normalmente partono proprio da lì.

I regolamenti comunitari da leggere sono il 2092/91, poi semplificato enormemente dal n°1991 del 2007, ma tutto dipende da cosa volete produrre o commercializzare, ad esempio se uno vuole produrre pomodori, al momento in cui si presenta CAA deve specificare pomodori e sarà direttamente indirizzato al responsabile orticolo.

Per le etichette ogni Paese europeo adotta una propria etichetta nazionale, che però deve essere affiancata dal logo europeo obbligatorio, che è una insieme di 12 stelle bianche a forma di seme su sfondo verde. I controlli sono svolti da enti esterni autorizzati come ad esempio BIOS srl di Marostica.

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Alga spirulina: il buffo nome dalle proprietà serie

C’è chi le alghe non le sopporta neanche in mare e c’è chi delle alghe ne scopre e ne apprezza le infinite e ricche proprietà nutritive e non: è il caso dell’alga spirulina, che nonostante il suo nome buffo, possiede indiscutibili requisiti per essere annoverata fra i più attendibili integratori alimentari.

L’alga spirulina è l’ennesimo dono che Madre Terra condivide con noi. E’ un vero piccolo grande tesoro, che in quella sua forma simpatica a spirale (da qui il nome di “spirulina”) racchiude proprietà nutrizionali, antinfiammatorie, immunostimolanti e altro ancora.

L’alga spirulina trova il suo habitat naturale in acque salmastre e fortemente alcaline. Possiamo trovarla in alcuni laghi del Messico e in alcuni laghi dell’Africa. Oggi, data l’alta diffusione, viene coltivata artificialmente anche in Cina. Il suo colore cangiante tra il verde e l’azzurro, ricorda le acque dalle quali l’alga spirulina trae le sue innumerevoli proprietà benefiche.

L’alga spirulina, è di grande supporto al nostro sistema immunitario. E’ ricca di minerali e di vitamine, che contribuiscono al benessere complessivo del nostro corpo. Fa bene alla pelle, alle ossa e al nostro sangue, che beneficia dell’alga spirulina in quanto le sue proprietà ne normalizzano la presenza del colesterolo.

L’alga spirulina è un ottimo antiossidante e contrasta bene l’insorgere di radicali liberi e il conseguente invecchiamento delle nostre cellule e dei nostri tessuti. Viene spesso utilizzata all’interno di prodotti di bellezza, come creme corpo, per le sue proprietà rassodanti e tonificanti.

La presenza in grande quantità di vitamine come A, B ed E, rende l’alga spirulina ideale per trattamenti viso cutanei, anche in presenza di manifestazioni acneiche, che ove necessario, subiscono un processo di cicatrizzazione. Grazie al suo elevato contributo vitaminico, l’alga spirulina è notevolmente apprezzata dagli sportivi, anche quelli a livello agonistico, i quali possono avvalersi di una soluzione completamente naturale, per avere una marcia in più.

Ma l’abbondanza di questa piccola alga prosegue, per buona pace del popolo vegano, che nell’alga spirulina ha una grande alleata, in quanto contiene circa il 70% di proteine per 100 gr di prodotto (nello stesso peso di carne la percentuale di proteine si abbassa al 25%).

L’alga spirulina la possiamo assumere attraverso l’alimentazione, in quanto la troviamo disidratata e in fiocchi presso i negozi biologici; oppure in compresse o in polvere, reperibile presso le erboristerie. Anche in questo caso a noi l’imbarazzo della scelta tra gli innumerevoli motivi che potrebbero condurci ad una soluzione naturale.

Cosi come il magnesio anche l’alga spirulina fa parte di quell’immenso patrimonio che la Terra ci ha messo a disposizione e che ci inviata a riscoprire ed utilizzare per uno stato di benessere duraturo.

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Castagne per un autunno goloso

La castagna è un frutto con un bassissimo contenuto di grassi, ricco di acqua, di fibre, di proteine biologiche di qualità, tanto potassio(riduce l’affaticamento muscolare e rinforza il sistema nervoso), fosforo(fa benissimo ad ossa e denti), vitamina B(allevia i disturbi gastrointestinali e migliora la qualità dei capelli), e vitamina C che irrobustisce il sistema immunitario.

La castagna è un prodotto della natura sano, favoloso ed autunnale, presente nella nostra storia fin dall’antichità, addirittura prima della nascita di Gesù. In seguito si diffuse in Asia, nelle Americhe ed in Europa, in particolare in Italia, Francia, Spagna e Portogallo.

E pensate che nel Medioevo nelle nostre regioni oltre al consumo del frutto fresco, si avviarono la frantumazione e la macinazione ottenendo gustosi e rustici farinacci e zuppe. Viste le sue importanti caratteristiche nutrizionali e benefiche divenne merce di scambio nei pagamenti, al pari del frumento, e viste le carenze produttive di cereali dell’epoca, ebbe una larghissima diffusione la dieta montanara(esistente tuttora) a base di castagne, latte e formaggi, che apportava ed apporta all’organismo tutti i nutrimenti necessari di cui abbisogna, da un punto di vista di energia, carboidrati, proteine e vitamine.

Un castagneto necessita di pochissimi trattamenti, e a sua volta le castagne vengono unicamente vagliate, sbucciate ed essiccate, conservando tutte le peculiarità biologiche ed organolettiche.

Dal Medioevo oltre alla castagne, fresche o macinate, si utilizzano anche le foglie con molteplici usi; si tramanda che le foglie fossero usate per produrre dei morbidissimi materassi, per curare infiammazioni e come prodotto cosmetico. A livello terapeutico la polpa dei frutti bolliti può essere stesa sul viso come maschera emolliente e rilassante.

L’industria moderna utilizza le castagne per la produzione di puree, creme dolci, macinati, muesli, cibi per neonati, bevande analcoliche ed alcoliche come birra e liquori; ma come dire di no ad un sacchetto di croccanti caldarroste, sapendo che combattono lo stress accumulato e danno giovamento pure al cuore, al fegato ed alla milza?

Nel mese di Ottobre si trovano un po’ ovunque sagre dove la castagna è la regina incontrastata, sia in piatti tipici da riscoprire, sia in poesie e racconti scritti e presentati in tali manifestazioni. A tal fine ve ne consiglio qualcuna: che ne dite della Sagra delle Castagne di San Giovanni Ilarione alle porte di Verona? O la Sagra delle Castagne di Rustignè nei pressi di Oderzo o di Monte di Malo?

Per chi soffrisse di tosse o raffreddore di stagione consiglio di provare con due o tre cucchiaini di miele caldo di castagno al giorno; starete sicuramente meglio ed in più è davvero buonissimo con un caratteristico retrogusto amarognolo.

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Patata americana, aiutaci tu!

Da bambina, quando andavo a casa di mia nonna e faceva freddo, c’erano due cose che non potevano mancare mai: quattro mele cotte in forno e due patate americane su uno dei piatti col bordino rosso sopra il ripiano della cucina a legna.

Le mele cotte non mi hanno mai creato problemi, la forma era riconoscibile; le patate, invece, le ho sempre guardate con sospetto. La forma era diversa da quella delle patate a cui ero abituata e che raccoglievo nell’orto della nonna, più allungata, la buccia era diversa e pure il nome, la chiamavano patata americana.

Mille e mille domande c’erano nella mia testa, ma mi sembravano tutte banali, sta di fatto che per tutta la mia infanzia ho guardato le patate americane con una sorta di disprezzo e diffidenza e non le ho nemmeno mai assaggiate. Povera me!

La patata americana, naturalmente si chiama così perché proviene dall’America (centrale e meridionale), o batata, non è altro che una patata dolce.

Nonostante le mie paranoie infantili, in realtà è un tesoro per la nostra salute!

Apprezzata per i suoi valori nutrizionali, in Giappone la usano per curare diabete, ipertensione e anemia. Il livello di zuccheri è inferiore del 30% rispetto a quello di una patata bianca tradizionale e la presenza di carotenoidi, pigmenti di arancio e giallo aiuta il corpo a rispondere all’insulina.

La presenza di vitamina C fa sì che le patate americane influenzino in modo positivo i nervi e siano utili per i danni agli occhi, che sono complicanze derivanti dal diabete e ha un effetto positivo anche nella lotta contro le malattie al cuore. Non manca nemmeno la vitamina A, che ci aiuta a tenere sana la pelle e le mucose, e contengono più potassio di una banana. Inoltre, sono consigliate alle signore in gravidanza poiché la presenza di acido folico è buona per la salute del bambino.

Come se non bastasse, la patata americana è ricca di antiossidanti e i suoi benefici non si fermano alla polpa. Anche la buccia di batata nasconde dei pregi. Il caiapo, un estratto della buccia, ha effetti positivi sulla riduzione del colesterolo, la glicemia basale e l’emoglobina glicata; un generale toccasana per la salute.

Infine, la patata americana è anche un buon antistress!

Forse è meglio che cominci a rifarmi degli anni persi. Comincia l’autunno, bentornata patata americana!

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Il miso, il condimento che tutto può

L’oriente non smette mai di stupirci e dalle sue antiche tradizioni, ormai condivise con l’occidente, arriva il miso, speciale condimento derivante dalla fermentazione dei fagioli di soia, immancabile anche sulle tavole degli imperatori di tutto il sol levante.

Il nostro piccolo fagiolo di soia giallo, lavorato e fermentato con tecniche ed enzimi diversi, porta sempre grandi risultati. Ed è così che dopo aver fatto cuocere i fagioli, viene aggiunto un fungo, o per meglio dire una muffa, che avvia la fermentazione all’interno di grandi barili di cedro, che può durare anche 24 mesi. Maggiore è il periodo di fermentazione e più pregiato sarà il miso che ne deriverà. Ai fagioli di soglia possono essere uniti anche cereali, come l’orzo e il riso, dando origine ad altre varianti del miso fatto con i soli fagioli di soia. Normalmente il miso di sola soia, è quello che richiede una fermentazione più lunga, anche fino a due anni.

Che l’oriente sia culla di ultracentenari non è un mistero e tra i segreti di tanta longevità troviamo anche il miso.

Infatti il nostro condimento orientale ha un alto contenuto di potassio, magnesio e calcio, che prevengono e contrastano l’insorgere di episodi di ipertensione.

Con gli enzimi generati durante la fermentazione, il miso facilita il processo digestivo, mantiene in equilibrio i livelli dello zucchero nel sangue, pulisce in maniera accurata l’intestino e rinvigorisce la flora batterica.

Ma le sane qualità alimentari del miso non finiscono qui, perché ha un forte potere alcalinizzante, il che lo rende ideale a chi ha una dieta basata su grassi animali e il colesterolo alto. Inoltre il suo alto potere alcalino contrasta la presenza dei radicali liberi, complici dell’invecchiamento cutaneo.

Il miso è ormai presente in diverse varietà e marche in tutti i negozi biologici. E’ opportuno acquistarlo non pastorizzato e di origine biologica.

Il suo utilizzo in cucina è pressoché simile a quello di un classico dado, con l’accortezza di aggiungerlo a fine cottura, perché l’alta temperatura lo priva delle infinite proprietà salutari, elencate fino ad ora.

Se volete provare la bontà del miso, suggerisco come primo piatto la famosa zuppa di miso, che durante i freddi inverni è un ottimo supporto contro raffreddori e malanni di stagione. La sua preparazione è semplice e non richiede lunghi tempi di cottura. E’ sufficiente mettere in abbondante acqua una cipolla tagliata fine, delle verdure verdi a foglia (cavolo cappuccio o verza) tagliate anch’esse finemente, pochi centimetri di alga wakame (alga molto diffusa nella cucina orientale) e circa mezzo cucchiaino di miso a persona, da stemperare direttamente sul piatto, una volta versata la zuppa.

Il miso per quanto possa essere classificato come condimento è molto ben lontano dal condire e basta. E’ un concentrato di forza e nutrimento che nasce dalla sinergia del fagiolo di soia giallo e un fungo/muffa che ne genera la fermentazione.

Lasciamo andare vecchi e ormai obsoleti luoghi comuni, nei quali è ancora la carne a ricoprire il primato di nutriente. Qui, a ben vedere, un grande nutrimento deriva da un piccolo fagiolo giallo. Buon miso a tutti.

Provate la ricetta della zuppa di Miso!

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