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Le verdure fermentate: la nostra grande passione!

Io e Antonia, ormai 2 anni fa, siamo rimasti letteralmente folgorati dalla fermentazione! Verdure fermentate, tempeh, tè kombucha, miso, salsa di soia, kimchi di tutti i tipi, olive in salamoia e tante altre ancora! In casa nostra ormai, in ogni angolo gorgoglia qualcosa di vivo, che nel breve tempo sarà pronto ad appagare la nostra brama di quel sapore pieno, leggermente acidulo, quelle consistenze croccanti, i profumi pungenti!

Verdure fermentate e storia: l’arte dell’arrangiarsi

I cibi fermentati hanno giocato un ruolo fondamentale nella nostra evoluzione culturale: si pensa che i batteri anaerobi (gli attori della fermentazione) presenti per primi nel brodo primordiale abbiano conformato la superficie terrestre e creato, in un continuum evolutivo, le basi della vita fino ad essere entrati in coevoluzione con noi. Noi ospitiamo loro e loro svolgono funzioni vitali fondamentali nel nostro organismo.
Nonostante la fermentazione faccia parte di antichi rituali che noi umani pratichiamo da prima dell’alba dei tempi, è una pratica che sta via via perdendosi nelle nostre case.
Leggi di più sull’arte della fermentazione!

Se si va a ritroso nel tempo, l’uomo era dipendente dai cicli stagionali ed è sempre stato attanagliato dal problema della conservazione del cibo: conservare il cibo voleva dire, assicurarsi di non morire di fame durante la stagione autunnale-invernale, in cui i campi non producevano cibo.
Da questa fame sono nate le “tecniche di conservazione”: la salagione, l’essiccazione, l’affumicatura, e anche la fermentazione, prima tra tutte queste tecniche!
Fermentare è stato un processo di studio del naturale ed inevitabile processo di marcescenza del cibo, fino a controllarlo a nostro favore: così sono nate le bevande fermentate come la birra, il vino, il kombucha, il kvas; il cibo fermentato come le verdure fermentate, il kimchi, il tempeh, il pane con lievito madre, e tanti altri!
Fermentare vuol dire mangiare la storia, la nostra storia!

La fermentazione lattica: i batteri sono nostri alleati

Tra i batteri ci sono varie tipologie, ma la più importante categoria è quella dei batteri lattici.
Si chiamano “lattici” perché producono acido lattico per via fermentativa a partire dal glucosio.
Sono tutti batteri gram positivi (hanno uno spesso strato di parete di peptidoglicano), nessuno di loro è sporigeno, non sono in grado di muoversi autonomamente perché non sono dotati di flagelli.
All’interno dei batteri lattici possiamo trovare sia i cocchi (a forma sferica), sia bastoncelli (a forma allungata), e aggregati di cocchi (streptococchi) o bastoncelli (piuttosto rara).
Possono produrre oltre che acido lattico anche altre sostanze.
Non assimilano azoto inorganico: questi microorganismi (da ora m.o.) evolutivamente si sono adattati ad ambienti molto ricchi di sostanze nutritive, in particolare di proteine; sono abituati a trovare amminoacidi già pronti, quindi hanno perso evolutivamente la capacità di prodursi gli amminoacidi, quindi anche se forniamo azoto inorganico in forma di sali, (al contrario dei batteri acetici), non sono in grado di utilizzarlo. Dobbiamo metterli a crescere in un alimento che fornisca già gli amminoacidi pronti.
Alcune specie tra i batteri lattici sono patogeni, ma non sono batteri di interesse alimentare. Non sono patogeni per l’uomo quelli di interesse alimentare, e hanno tutti questo stato di “GRASS” (generally recognized as safe), che la comunità europea sottolinea ed è molto importante, che è quella caratteristica che i m.o. hanno perché sono stati utilizzati da tempo immemorabile. Se si vuole usare un batterio lattico per produrre un alimento, non è necessario dimostrarne scientificamente la sicurezza.

Producono acido lattico a partire da glucosio, che possono trovarlo già come molecola disponibile nel substrato in cui si trovano, ma più frequentemente si può trovare legato ad altri zuccheri, cosa che succede nei principali disaccaridi, il lattosio (1glu+1gala) e il saccarosio (1glu+1frut).
Per poter utilizzare queste molecole, i m.o. devono avere la capacità di staccare il glucosio dall’altro carboidrato. Per esempio, i batteri lattici che sanno usare il lattosio devono avere l’enzima per romperlo che è la beta-galattosidasi, o lattasi. I batteri lattici che sanno utilizzare il saccarosio devono avere l’enzima per romperlo, quindi invertasi.
Una volta ottenuto il glucosio lo trasformano per via fermentativa e ci sono due modalità con cui i b.l. (batteri lattici) possono fare questo:

omofermentanti: a partire dal glucosio, producono solamente acido lattico. Stechiometricamente il glucosio ha 6 atomi di C, l’acido lattico ne ha 3 quindi si producono 2 molecole di acido lattico + 2 ATP. Acido lattico prevale per il 90%, perché stechiometricamente, se andiamo a guardare tutte le molecole di glucosio che entrano e di acido lattico che escono, il bilancio non è uguale, ma di acido lattico ne esce un po’ di meno. Non tutto il glucosio viene utilizzato dalla cellula per la fermentazione, una piccola quantità, gli intermedi del processo di glicolisi, vengono usati per altre cose.
La fermentazione omolattica si compone della glicolisi che arriva all’acido piruvico, che è l’accettore di elettroni interno, che deve prendere gli elettroni del NAD, ridotti durante la glicolisi, si riduce in acido lattico e riossida il NAD.

eterofermentanti (via dei pentosofosfati): uno dei prodotti è l’acido lattico ma producono anche una molecola a scelta fra etanolo (alcool etilico) o acido acetico. L’acido lattico ha 3 atomi di C, l’alcol etilico ne ha 2, l’acido acetico ne ha 2, manca 1 atomo di carbonio che va in 1CO2. In questo caso l’acido lattico prodotto è circa il 50%.
La fermentazione eterolattica segue un’altra via detta via dei pentosofosfati, perché la molecola che compare durante questa via è una molecola a 5 atomi di C. Il glucosio durante questa strada perde 1C in una molecola di CO2 che viene emessa all’esterno della cellula: si può distinguere qual’è l’eterofermentante, perché guardandoli producono bollicine. La molecola a 5C non si divide in due uguali, quindi produce ac.lattico (3C) e acido acetico o alcool etilico (2C): dal punto di vista organolettico fa una certa differenza.

Habitat dei batteri lattici
si trovano in molti posti, ma in tutti quei posti che hanno condizioni favorevoli dove ci sia molto da mangiare, dove ci siano molte macromolecole, sostanze, in particolare amminoacidi già formati.

– apparato gastrointestinale
– pelle
– bocca
– ambienti in cui ci siano materiali zuccherini sui quali la loro presenza induce una fermentazione (frutta)
– superfici dei vegetali (il caso che sfruttiamo per fare le verdure fermentate)
– alimenti fermentati

Elenco delle principali specie di batteri lattici
• Streptococcus (omofermentanti, cocchi in catenelle)
• S. thermophilus
• Leuconostoc (eterofermentanti, cocchi in catenelle)
• L. mesenteroides
• L. oenos (oggi Oenococcus oeni, hanno cambiato nome perché la classificazione dei m.o. e dei batteri ha avuto notevoli sconvolgimenti dagli inizi) il più importante batterio enologico (non il più importante m.o. che invece è il saccaromices cerevisiae)
• Pediococcus (omofermentanti, cocchi raggruppati in tetradi) tra questi ci sono quelli buoni e quelli deterioranti. Alcuni di questi si trovano nella maturazione dei salami.
• P. pentosaceus
• 
P. acidilactici
• P. damnosus: malattia del vino chiamata “filante”, una modificazione di tipo teologico che rende il vino denso come olio. Quello che mi è successo una volta preparando la ginger-beer. La loro presenza produce dei polisaccaridi, sia nel vino che nel latte, che non alterano gli aspetti organolettici, però questi polisaccaridi fanno cambiare l’aspetto del prodotto.
• Lactococcus (mesofili [30-40°C], omofermentanti, cocchi)
• L. lactis subsp. lactis
• L. lactis subsp. cremoris
• L. lactis subsp. diacetilactis: produce diacetile ed è l’aroma caratteristico che noi attribuiamo al burro. Quando percepiamo l’aroma di burro da qualche parte è per la presenza di questa molecola. Un laboratorio ha selezionato dei lattococchi per produrre diacetile che venivano messi nel latte per dare sapore di panna. Non ha avuto molto successo, nonostante sia una buona cosa organolettica, ma il consumatore medio la associa a qualcosa di grasso.
Oltre a fare innovazione bisogna vedere cosa ne pensa il consumatore.
• Lactobacillus (sia omofermentanti che eterofermentanti, bacilli): la più importante categoria nel settore alimentare, non solo quello lattiero caseario. Sono bastoncelli. E’ una categoria molto variegata. Ci sono anche dei batteri probiotici.

• L. casei
• L. helveticus: è il protagonista della trasformazione dei formaggi a lunga stagionatura (parmigiano, provoloni, ecc..)
• L. acidophilus
• L. delbrueckii subsp. bulgaricus (è l’altro m.o. che insieme allo S. termofilus costituisce lo yogurt)
• Enterococcus (omofermentanti, cocchi): ambiente intestinale. Vengono dalle feci. Non sono molto usati dal punto di vista tecnologico. Ci sono alcuni che potrebbero essere usati come probiotici e alcuni che potrebbero dare dei problemi perché hanno resistenza a molti antibiotici. Sono termodurici (termoresistenti): che sopportano trattamenti di pastorizzazione. Sono responsabili che il latte pastorizzato, nonostante sia chiuso, dopo un po’ si deteriora.
• E. faecalis
• E. faecium

Gli strumenti necessari: il kit per preparare delle perfette verdure fermentate

Un buon kit di partenza, ricco di utensili pratici e utili per aiutarvi nella preparazione delle vostre verdure fermentate sarà fondamentale:
– vasi di vetro o appositi fermentatori di terracotta
– pesi per far stare le verdure sotto la salamoia durante la fermentazione
– distanziatori di plastica
– pinze di legno per prelevare le verdure a fermentazione terminata
– vasetti di vetro per stoccare al fresco le vostre verdure

Verdure fermentate e botulino

Se prima abbiamo visto che i m.o. come i batteri lattici svolgono un’azione positiva sul cibo che produciamo, ci sono poi dei m.o. negativi che fanno azioni dannose, dette deterioramento:
– queste azioni possono essere fatte a carico dell’alimento (food spoilage), deterioramento, quindi l’alimento perde le caratteristiche per le quali il consumatore compra quell’alimento (colore, consistenza, sapore, …).
– ci sono i m.o. patogeni che creano un danno alla salute del consumatore (food poisoning): l’obiettivo di questi è entrare nell’organismo. Non si nota la loro presenza.
E’ frequente che un m.o. possa svolgere tutte e due le azioni? No! Il patogeno, evolutivamente, non fa notare la sua presenza, vuole nascondersi per entrare più facilmente nell’organismo del suo “ospite”.
Di questi fa parte il Botulino. Ma la vera domanda è: il botulino può svilupparsi nelle verdure fermentate?
La risposta è semplice ma va compresa a fondo:
per saperne di più leggi questo articolo!
Essendo che i batteri lattici abbassano il pH al di sotto del 4.5 fanno si di creare un ambiente ostile allo sviluppo di m.o. patogeni, come ad esempio il Clostridium botulini.
Una buona prassi è quella di lavare benissimo le verdure da impurità del terreno, perché è proprio li che vive il botulino, e ancor prima viene dal tratto intestinale degli animali, ovvero dal concime con cui sono concimati i campi.

Come preparare le verdure fermentate

Ora vi starete chiedendo come preparare le verdure fermentate! E noi siamo qui per darvi alcune dritte, che possono aiutarvi nella pratica ad iniziare la vostra carriera di “fermentatori”!
Una cosa fondamentale da comprendere è la tecnica base per fermentare le verdure, ovvero la salamoia.

La salamoia: tutto sotto!

Acqua, sale e verdure; temperature e tempi. Ecco gli ingredienti chiave per fermentare!
La salamoia è quello strumento tecnologico fondamentale che funge da selezionatore di ambiente microbico, nella quale si svilupperanno benissimo m.o. come i batteri lattici, che vivono bene in ambiente anaerobio e salino.
In inglese salamoia si dice “brine” e tra chi fermenta è solito dire questa frase: “Keep the ferment below the brine and all will be fine“, ovvero “se tieni i tuoi fermentati sotto salamoia, tutto andrà bene”.
Ed è la verità! Non fate mai prendere aria ai fermentati che stanno normalmente sotto salamoia, inizieranno spiacevoli conseguenze: ammuffimenti e marcescenza.

Alcune ricette utili

Ecco alcune ricette utili per iniziare a preparare le vostre verdure fermentate:
cetrioli fermentati
asparagi fermentati
crauti acidi
kimchi

Letture utili

Vi consigliamo inoltre qualche lettura utile in tema “fermentazione”:

– “The art of fermentation“, E. Katz
– “Fermented vegetables“, Kirsten K. Shockey & Christopher Shockey
– “The kimchi cookbook“, L. Chun

“Il riciclo creativo: come gli scarti dell’estrattore possono essere educativi nel rispetto del pianeta”

L’estrattore di succo è entrato nella mia vita un po’ di anni fa, quando incontrai Franc Arleo, fondatore di SiQuri: quell’incontro è stata un’esperienza peculiare! In cima ad un colle, nebbia di inizio primavera, un monastero e questa personalità enigmatica.
Così ho iniziato a lavorare ad un progetto che ancora oggi stiamo sviluppando assieme: portare a conoscenza la cultura del cibo, della vita salutare, attraverso la riscoperta delle radici, dell’etica, della natura.
Ma come può legarsi questo ad un succo vivo? Eh i legami sono molteplici e molto sottili: quando si beve un bicchiere di succo però si possono ben percepire, a partire dalla propria bocca.
Estrarre un succo ci porta in una condizione di riscoperta: la lentezza, il rispetto per i nutrienti, la scelta consapevole degli ingredienti e della loro origine, la consapevole accettazione della stagionalità, il riciclo, la creatività.
Questi ultimi due aspetti si uniscono in senso paiedeutico ad una pratica che vede impegnato chi usa già l’estrattore nel recupero delle fibre, più comunemente detto “riciclo degli scarti”.
Paiedeutico perché? Questa pratica ci pone su un piano di rispetto verso il mondo, tentando di minimizzare lo scarto che produciamo in output dal nostro stile di vita.

Ma cos’è e come usare l’estrattore di succo?

Per i neofiti forse è meglio dare una spiegazione: l’estrattore di succo potremmo dire che è una macchina, un marchingegno che ha un input e due output. Si inserisce la frutta e la verdura, e ne esce il succo…però non solo! E le fibre? Quelli comunemente chiamati “scarti dell’estrattore” sono null’altro che le fibre dalle quali è stato spremuto tutto il succo (il secondo output).
Come funziona questo processo?
Quando ero bambino, a fine estate si faceva la conserva di pomodoro e ricordo quella macchina con una vite che girava (poteva essere a motore o anche girata manualmente) che serviva a spremere via dalla buccia e dai semi la polpa di pomodoro, che passava attraverso i forelli di un filtro.
Questo, molto similarmente, rappresenta come funzioni un estrattore di succo: un motore a basso numero di giri, con collegata una coclea che strizza frutta, verdura (e anche altre cose interessanti), sotto la quale un filtro molto sottile divide il succo dalle fibre, due prodotti che escono da due bocchette separate.
La pressione tra la coclea, gli alimenti e la parete interna della brocca fanno uscire il succo dalle fibre che, fluendo attraverso il filtro, viene incanalato nella bocchetta di uscita del succo.
La lentezza del motore permette il rispetto delle proprietà organolettiche e nutrizionali del succo: non si verifica surriscaldamento, cosa che mantiene inalterato lo stato chimico-fisico di oligo elementi come vitamine termolabili, minerali ed enzimi.

Fibre e succo

Da questo processo di lenta estrazione otteniamo un succo molto energetico e revitalizzante che presenta ⅓ delle fibre che originalmente si trovavano nella frutta e nella verdura.
Un succo senza fibre è perfetto come vera e propria cura riabilitativa per chi soffre di gravi disturbi gastrici e non può tollerare la presenza di fibra, è perfetto per lo svezzamento dei neonati che non dovrebbero assumere fibre fino all’anno di età, ed è un ottimo ricostituente in quanto il succo, già “masticato” dalla coclea entra nel metabolismo molto velocemente, dandovi benefici immediati.
E gli altri ⅔ delle fibre dove vanno? Ecco, questi sono gli “scarti” dell’estrattore, fibra ancora saporita e ottima per la salute, da reintegrarsi all’interno di ricette che la trasformano e la impreziosiscono.
E se volessimo avere più fibra nel nostro succo? Ci sono estrattori di succo che esprimono al meglio le capacità di estrazione: Juicepresso Fiber Control è l’unico estrattore in commercio che da la possibilità di selezionare il quantitativo di fibre presenti nel succo, semplicemente girando il regolatore. Questo sistema semplice e geniale da la possibilità inoltre di ottenere granite e gelati inserendo nella bocchetta la frutta ghiacciata che verrà lentamente triturata con l’ausilio del filtro senza buchi dato in dotazione.
Una possibilità che dallo scorso mese è possibile ottenere anche con l’estrattore Essenzia Pro Green, al quale, tra le molte novità è stato aggiunto il filtro senza buchi.
Se vuoi scoprire di più sull’estrattore di succo, abbiamo un articolo che fa per te!

Come utilizzare gli scarti dell’estrattore?

Prima vi dicevo che le fibre che otteniamo sono utilissime da recuperare per diverse applicazioni, in primo luogo in cucina!
Così eccomi con qualche consiglio utile per recuperare gli scarti dell’estrattore:
quando preparate un succo, pensate subito se vorrete riutilizzare gli scarti.
Se decidete di recuperarli, eliminate dalla frutta tutte quelle parti che poi vi ritrovereste negli scarti, e che potrebbero dare fastidio in bocca: intendo semi, bucce dure e non saporite, bucce pelose, bucce e pellicine amare, torsoli, piccioli, ecc…
generalmente, tutti gli scarti dei latti vegetali possono essere facilmente recuperati e reimpiegati negli impasti dolci o in impasti salati come burger, polpette, oppure insaporiti, amalgamati e lasciati maturare come “formaggi vegetali”.
Potete congelare gli scarti avanzati, se molto polposi, e poi ripassarli nell’estrattore per ottenere dei sorbetti o dei gelati.
Con l’abbinata essiccatore/estrattore, potete essiccare gli scarti dell’estrattore e così creare delle cialde, delle barrette, dei biscotti raw o del muesli a impatto 0!
Per conservare gli scarti, metteteli in frigo in un contenitore ermetico e utilizzateli nel giro di 2 giorni al massimo, oppure sottovuoto da consumarei al massimo dopo una settimana.

Molto più di un manuale: il manuale dell’estrattore

Proprio in merito a questi argomenti, dal 20 aprile potrete trovare in libreria la mia ultima pubblicazione: “Il manuale dell’estrattore” edito da Gribaudo/Feltrinelli nel quale spiego dettagliatamente come questa tecnologia sia entrata a far parte della mia vita quotidiana e come ne ho potuto beneficiare come chef, per le mie preparazioni.
Un intero capitolo dedicato al riciclo creativo degli scarti da estrattore, corredato di moltissime utili ricette delucida la domanda che tutti ci siamo posti: cosa fare con gli scarti dell’estrattore?
Il manuale dell'estrattore: molto più di un semplice manuale

Essiccare gli scarti dell’estrattore: delle ottime barrette

Ecco una ricetta utile per delle ottime barrette essicate riutilizzando le fibre dei vostri succhi:

INGREDIENTI
– Avanzi da Estrattore di succo 400 gr
– Fiocchi d’Avena 80 gr
– Semi di girasole 25 gr
– Sesamo bianco 10 gr
– Riso soffiato 20 gr

PROCEDIMENTO
1) In una ciotola mescola assieme tutti gli ingredienti.

2) Prendi una piastra dell’essiccatore, poni un foglio antiaderente e componi delle “mattonelle” di fibre e cereali.
3) Poni la piastra all’interno dell’essiccatore e imposta la temperatura di 40° C per 24 ore.
4) Dopo 12 ore porziona le “mattonelle” di fibre in barrette e completa l’essiccazione per altre 12 ore.

Concime da scarti di estrattore

Se vogliamo recuperare tutto, ma proprio tutto quello che avanza dai succhi, possiamo anche creare un compost, un concime vegetale, a base di scarti dell’estrattore!
Preparate una scatola di plastica forellata e buttateci alla base delle foglie secche e del cartone. Poi “buttate via” gli scarti che non mangiate, e alternatamente, stratificate ogni tanto con un po’ di foglie, un po’ di avanzo umido, e altre foglie secche. Date equilibrio al compost inserendo rifiuto organico secco che aiuterà la ritenuta di eventuali liquidi.
Nel giro di 1 anno otterrete così un concime vegetale favoloso!

Cucinare secondo natura, un libro di cucina vegana che raccoglie la passione per il buon cibo preparato e raccontato da quattro generazioni diverse ma unite. Le 140 ricette di questo volume rivelano la cura e l’amore che si hanno solo quando dietro al voler cucinare bene c’è il voler bene alle persone per le quali si cucina.

“140 ricette e menù 100% veg”

Nei piatti di Cucinare secondo natura ritroviamo sapori semplici e ricette comfort, per tutti coloro che come noi quando si siedono a tavola, desiderano sentirsi a casa sempre, abbracciati dai profumi e coccolati dal sapore vero del cibo.
Le incantevoli foto delle tavolate imbandite ci fanno entrare in contatto con una cucina allegra e accogliente, l’ingrediente segreto di ogni memorabile pasto consumato con la propria famiglia.

Una famiglia secondo natura

Le ricette tutte vegetali di questo libro sono il risultato dell’intreccio dei gusti e delle passioni culinarie di Antonietta, Catia e Lorenzo e della loro numerosa famiglia che ha fatto della cucina naturale una vera e propria missione.
Il loro percorso verso una vita più naturale, etica e rispettosa dell’ambiente continua sul blog http://www.cucinaresecondonatura.it/

Titolo: Cucinare secondo natura
Autori: Lorenzo Locatelli, Catia Trevisani, Antonietta Rinaldi
Editore: Enea Edizioni
Prezzo: €24,00

Lo so. Molti di voi non hanno ancora un essiccatore in casa. Ma se qualcuno sta pensando di comprarne uno, consiglio vivamente di prendere anche questo ricettario: “L’essiccazione in cucina” edito da Silvana Editoriale e curato da Sara De Paoli. Anzi, consiglio di prendere il ricettario prima ancora di comprare un essiccatore. Perché? Beh, perché si tratta di una guida completa al mondo dell’essiccazione, dall’acquisto del prodotto fino alla realizzazione di ricette complete.

L’essiccazione in cucina, una vera e propria guida

Che differenza c’è, per esempio, tra essiccatori verticali e orizzontali? Quale dei due lavora meglio? Il libro lo spiega e, certamente, si tratta di una cosa che volete sapere prima di comprare un essiccatore! Perché poi comprare un essiccatore? Certo si può ottenere un risultato simile col sole o utilizzando il forno, ma l’essiccatore ha degli indubbi vantaggi che “L’essiccazione in cucina” mostra attraverso un confronto interessante tra i vari metodi di essiccazione.

Non è tutto. Non ogni alimento reagisce allo stesso modo. I tempi per ottenere un risultato ottimale differiscono a secondo dell’acqua contenuta nel prodotto da trattare, dello spessore del taglio, della umidità dell’ambiente e della temperatura a cui si fa lavorare la macchina. Troppe varianti? Forse. Ma anche qui il libro ci viene in aiuto con le tabelle di essiccazione: una nutrita lista di alimenti con indicazioni su dimensione della fetta, tempo di essiccazione e temperatura della macchina da impostare per ottenere un risultato perfetto.

Le ricette del libro

Il libro è diviso in ricette di base, antipasti, primi piatti, secondi piatti, spezzafame (le più comunemente chiamate merendine), dolci e ricette degli chef (ovvero i piatti d’autore). Molte sono le ricette vegan (40 su 66) e alcune anche molto interessanti. Negli antimpasti troviamo piatti vegani come i “funghi ripieni”  le “chips di zucchine”. Per i primi il vegano deve accontentarsi della “zuppa di cipolle” ma nei secondi si riscatta con falafel e tacos e tra gli spezzafame la dieta vegana la fa da pardone (“lecca lecca alla frutta”, “girelle cachi e cioccolato”, barrette, muesli e molto altro). Anche tra i dolci c’è una buona scelta, dai cioccolatini alla torta di mele; mentre “gli chef” lasciano un po’ a desiderare: per l’affamato vegano ci sono soltanto la “pasta soffiata” e la “cialda di mais e peperoni”, comunque da provare.

La parte più importante del libro è quella che riguarda le ricette di base, quasi tutte vegane. L’arte dell’essiccazione infatti permette soprattutto di ottenere fantastiche preparazioni di base: scopriamo come fare in casa il dado, il soffritto disidratato, i funghi. Semplice e efficace anche il sale aromatizzato al limone. E poi tisane di tutti i tipi: il libro ne propone una, la “tisana di fiori e frutti”, ma sperimentando diverse miscele è facile inventarne infinite.

Uno strumento molto utile, gli indici!

Utili infine gli indici. Oltre al classico indice del libro troverete anche l’indice per ordine alfabetico. In questo indice ogni ricetta è seguita da bollini che mostrano con chiarezza se un piatto o una preparazione sono vegan, senza lattosio, senza glutine o crudiste. Ovviamente ogni ricetta può essere una, due, tre o tutte queste cose assieme (come nel caso delle “polpette ai funghi e curry in foglia di bieta”) o anche nessuna (come “i gamberi in crema di mozzarella alle tre farine”). I bollini sono poi utilmente riportati nelle ricette stesse all’interno del libro.

Insomma, “l’essiccazione in cucina” non è certamente un libro per soli vegani ma si indirizza utilmente anche a loro. Ed è un testo piccolo, maneggevole, davvero utile e che centra in pieno il suo obbiettivo: far entrare il lettore nell’affascinante regno dell’essiccazione lanciando in un turbine di passione il felice possessore di una di queste meraviglie della tecnologia e nella disperata ricerca di un essiccatore dal perfetto rapporto qualità/prezzo il troglodita che ancora non ne possiede uno… Me per esempio!

L’essiccazione in cucina
AA VV
Silvana Edioriale
Euro 16.00

 

Il più grande rimpianto gastronomico dei vegani, forse è proprio il formaggio. In tutta onestà, non è per nulla semplice rimpiazzare la candida mozzarella sulla pizza, una salsa formaggiosa, una grattata di parmigiano sulla pasta o un saporito spicchio di formaggio a fine pasto.
La soluzione all’inconveniente c’è, forse non è proprio d’immediata intuizione. Ma non solo è possibile ricreare la forma e il sapore del formaggio senza l’utilizzo di derivati animali, ma esiste anche un modo nuovo e divertente di riscoprire il cibo.

E proprio di questo tratta il libro Formaggi Vegan della blogger francese Marie Laforêt edito in Italia da Eifis. Prolifica autrice di ricettari vegan, Marie Laforêt è anche una food photographer di grande talento, di cui potete ammirare gli appetitosi scatti sul suo blog 100% Vegetal.

marie laforet

In questo mini ricettario, oltre a una pratica guida sugli strumenti, le tecniche e gli ingredienti di base, si trovano 26 ricette per preparare formaggi vegani di tutti i tipi, da quelli spalmabili, a quelli dal sapore più deciso da gustare con un crostino e della marmellata. Non mancano i classici come il “parmigiano”, la “mozzarella” o il “gouda”, per passare poi a quelli più elaborati che richiedono un periodo più o meno lungo di fermentazione (proprio come dei “veri” formaggi!). Mentre noi prepariamo una feta vegan a base di mandorle, non vediamo l’ora di provare la feta vegetale preparata da Marie a partire da lupini e tofu.

E’ il ricettario perfetto per chi non può dirsi soddisfatto dei formaggi a base di riso o soia del banco del supermercato e non si è mai cimentato nella preparazione di un formaggio 100% vegetale. Grazie al suo formato e alle grafiche graziose ma chiare, è l’ideale da tenere in cucina, sempre a portata di mano, ogni qual volta desideriate preparare un delizioso formaggio vegan!

Titolo: Formaggi Vegan
Autore: Marie Laforêt
Editore: Eifis
Prezzo: €15,00

rejuvelac fatto in casa

Il rejuvelac è una bevanda fermentata che si prepara semplicemente a casa con l’utilizzo di due ingredienti, cereali ed acqua.
Il tipo più comune di rejuvelac è ottenuto dalla fermentazione del grano ma è possibile produrlo a partire da altri cereali o pseudo-cereali come riso, avena, quinoa, segale, orzo o miglio.
Bevanda ricca di enzimi e vitamine, non è solo un vero toccasana per la digestione, la depurazione e l’assimilazione di microrganismi benefici per la salute, ma è un ottimo starter per la preparazione di creme spalmabili vegetali e formaggi vegani fatti in casa.
Noi ne abbiamo sempre un vaso in preparazione sul bancone della nostra cucina, il nostro preferito è quello di quinoa perché è il più veloce da realizzare.

Proprietà

Il rejuvelac, se non viene utilizzato come starter, può diventare un ottimo integratore alimentare nella dieta di vegani e non, poiché abbonda di vitamine (del gruppo B, C, E, K), acido lattico, proteine e fosfati.
Ha un sapore acido simile a quello dell’acqua e limone, ed è leggermente frizzante, cosa che lo rende una bevanda non solo energizzante ma anche molto rinfrescante.
Come bevanda, è ottima per depurare l’organismo dalle tossine, mantenere il colon sano e regolare la digestione.

Utilizzi

Utilizziamo il rejuvelac non solo come bevanda naturale autoprodotta dissetante, ma soprattutto come starter per formaggi vegetali a base di frutta secca e semi oleaginosi o per preparare delle salse.
Provate per esempio a seguire la nostra ricetta della feta vegan di mandorle, una vera bontà! Vi servirà del rejuvelac per prepararla in casa e assaporare un “formaggio” vegetale davvero gustoso e saporito, totalmente cruelty-free.

Come si prepara il rejuvelac di quinoa fatto in casa

Ecco come prepariamo il nostro rejuvelac di quinoa: mettiamo in ammollo in un vaso di vetro pieno d’acqua 100g di quinoa e copriamo il vaso con una garza.
Dopo 12 ore scoliamo e riempiamo di nuovo di acqua il vaso per due volte al giorno fino a che non vediamo apparire i primi germogli.
In estate, questo processo può richiedere anche meno di 24 ore a seconda della temperatura. In inverno, possono trascorrere anche 2 giorni.
Una volta apparsi i germogli, copriamo il vaso con un tappo e lasciamo ancora a temperatura ambiente per un paio di giorni o finché non vediamo apparire della schiuma e notiamo che l’acqua è diventata torbida.
A questo punto, scoliamo la quinoa e refrigeriamo il liquido in frigo, che si mantiene perfettamente anche per una settimana.

Utilizzate il rejuvelac per preparare la Feta Greca Vegan!

Foto di cleanfooddirtygirl.com

Food photography: i nostri consigli…

Ecco un breve video da cui trarre spunto!

Linee guida per scattare immagini di qualità

Scattare una foto ad un piatto non è sempre la cosa più semplice e diretta: ci sono tanti fattori che vanno considerati per ottenere un’immagine che faccia venire l’acquolina in bocca ai lettori.
Non importa che tu scatti con una reflex, una compatta o con il tuo smartphone, in questo articolo vorremmo darti qualche piccolo consiglio di food photography utile, per farti ottenere delle foto entusiasmanti!

      • Non usare MAI il flash!!! Questa è la prima regola importante. A meno che tu non abbia flash da studio fotografico e una mega macchina reflex, dimenticati del flash. Il flash appiattisce le immagini e conferisce un colore giallo poco piacevolo a tutto ciò che irradia.
      • Se puoi scatta durante le ore di luce, e prediligi le ore tra le 11:30 e le 14:00.
      • Scatta sotto una finestra aperta: decidi tu in che angolazione la luce dovrà colpire il tuo soggetto, l’importante è che sia illuminato da luce naturale che darà calore e dolcezza al tuo scatto.
      • Componi la foto mettendo il soggetto non propriamente al centro dell’inquadratura. Prova a suddividere mentalmente l’inquadratura in 3 terzi: il soggetto cascherà in uno dei due terzi laterali, o se proprio vuoi mettere il soggetto al centro, crea un contesto di totale simmetria.
      • Ritoccare la foto: oggi da qualsiasi computer o smartphone è possibile ritoccare leggermente le proprie fotografie. Puoi provare a farlo anche tu tentando di dare un tocco personale al tuo scatto. Tuttavia tenta di non essere troppo pesante con il ritocco, ma di usarlo per valorizzare le tonalità di colori che nello scatto originale si sono perse.

Ecco una breve gallery con alcuni nostri scatti:

L’approccio al mondo eco-biologico è una scelta sempre più frequente al giorno d’oggi, ma per nulla semplice da perseguire. Un’attenta scelta alimentare è quasi sempre il primo step di questo consapevole percorso, che per alcuni diventa una vera e propria scelta di vita: privilegiare alimenti biologici e prodotti nel rispetto dell’ecosistema, infatti, è sempre più sinonimo di amore per
l’ambiente, per gli esseri viventi e anche per la propria salute.

Tuttavia, un aspetto ancora scarsamente trattato è quello della cosmetica ecobio, che purtroppo è considerato marginale rispetto all’attenzione posta sull’alimentazione. Infatti, sebbene nella rete stiano stanno aumentando blog dedicati a questo argomento e alcune industrie cosmetiche stiano creando delle linee di prodotti completamente ecobio, la stragrande maggioranza dei prodotti pubblicizzati e venduti nei supermercati e nelle profumerie contengono un’alta percentuale di ingredienti derivanti dal petrolio (come per esempio la paraffina e altri oli minerali), siliconi e parabeni. Senza entrare nel merito della nocività di questi ingredienti su pelle, capelli e mucose (argomento molto discusso e controverso), possiamo limitarci a dire che si tratta di elementi di origine sintetica, in quanto sono creati attraverso processi di sintesi chimica, e quindi per nulla ecobio.

Come fare, dunque, ad essere certi di acquistare dei prodotti cosmetici che contengano solo ingredienti di origine naturale? Come per gli alimenti confezionati, anche nella scelta dei cosmetici possiamo far fede alla lista degli ingredienti contenuti, che in questo caso prende il nome di INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients). Riportata obbligatoriamente sul retro di ogni singola confezione, essa elenca in ordine decrescente di concentrazione tutti i singoli ingredienti contenuti nel prodotto (solo al di sotto dell’1% gli ingredienti possono essere indicati in ordine sparso).

Uno strumento utile ai fini della catalogazione degli ingredienti cosmetici è il “Biodizionario”, che consente anche ai consumatori più inesperti di riconoscere quali ingredienti sono ecobio e quali no.

Tuttavia, leggere gli INCI presenti sul retro di ogni singola confezione può risultare un’operazione lunga e noiosa, soprattutto se abbiamo poco tempo da trascorrere al supermercato. In questo ci soccorre la tecnologia, in quanto ci basterà avere uno smartphone munito di fotocamera e scaricare l’applicazione Biotiful (disponibile per iOS e Android). Scrivendo il nome del prodotto o leggendone il codice a barre, automaticamente l’applicazione elencherà l’INCI valutando ogni singolo ingrediente sulla base di fattori quali quello tossicologico, ecologico e del rispetto degli animali. Comodo, no?

Corso di cucina vegana di Natale in zona Venezia – Novembre 2014

ATTENZIONE! TUTTO ESAURITO PER LE DATE DEL 19-26 NOV / 03-10 DIC

I NUOVI ISCRITTI ANDRANNO AL GIOCVEDI’ 20-27 NOV / 04-11 DIC ALL’OSTERIA ALLA PIERINA – MIRANO (VE)

I corsi si svolgeranno in 4 lezioni serali.

Programma del corso:

  • (20 Novembre) PIATTI NATALIZI: durante questa lezione il nostro chef Martino Beria vi insegnerà alcune delle sue migliori ricette per stupire i vostri ospiti o deliziare la vostra famiglia con antipasti, primi e secondi natalizi! Il tutto cucinato con cura e attenzione verso l’aspetto nutrizionale ed estetico per portare il Natale nel piatto!
  • (27 Novembre) REGALI NATURALI ARTIGIANALI: a natale non si sa mai cosa regalare che sia utile e apprezzato, ma che non sia troppo impegnativo. Abbiamo deciso di mostrarvi alcune idee semplici ed efficaci per poter confezionare piccoli regali, preparati a mano con prodotti naturali!
  • (04 Dicembre) DOLCI DELLE FESTE: “e il dolce?” vi sarete chiesti… In questa lezione vedrete come preparare alcuni dolci natalizi, completamente vegan! Imparerete ad attuare sostituzioni per sopperire alla mancanza dei prodotti di origine animale per poter assaporare dolci salutari e “dairy free”!
  • (11 Dicembre) MENU DI CAPODANNO: ci prepariamo a concludere un anno impegnativo e ad aprirne un altro pieno di speranze e di auguri! Il cenone di capodanno incombe su di noi e vogliamo poter cucinare ai nostri cari una pasto spettacolare, ricco di colori, profumi e soprattutto vegan! Ecco che il nostro chef Martino Beria, viene in aiuto e vi spiega tutti i trucchi del mestiere per organizzare una cena completa con il minimo stress!

A chi è rivolto:

  • agli “onnivori” appassionati di cucina
  • alle persone che si stanno avvicinando all’alimentazione Vegan-vegetariana
  • a chi, già vegetariano, vuole saperne di più scoprendo nuove ricette
  • a chi vuole scegliere un modo di alimentarsi sano
  • a chi cerca nel cibo l’energia e la vitalità

Dove: Osteria alla Pierina a Mirano (ve). – Via L. Mariutto 3030035 MiranoItalia

L’Osteria alla Pierina, si trova a Mirano (ve), a 10min dall’uscita Mirano-Dolo dell’autostrada A4.
Per chi dovesse venire da Mestre-Marghera a soli 10min di macchina.
Per gli allievi di Padova invece a 15min dall’entrata di Padova Est (quella dell’Ikea).
Inoltre è a 2 minuti dalla fermata dell’autobus dell’ospedale.
Per chi arriva in macchina, è’ possibile parcheggiare lungo tutta via mariutto e in caso nel parcheggio di fronte all’ospedale.
Le lezioni si terranno nella sala del ristorante, vicino al caminetto!

 

Mobilificio Corò, Via Caltana 129, Marano di MiraTUTTO ESAURITO

Il mobilificio Corò, si trova a Marano di Mira, a 3min dall’uscita Mirano-Dolo dell’autostrada A4.
Per chi dovesse venire da Mestre-Marghera a soli 6min di macchina.
Per gli allievi di Padova invece a 10min dall’entrata di Padova Est (quella dell’Ikea).
Inoltre è a 5 min a piedi dalla stazione dei treni di Mira-Mirano e a 5min a piedi dalla fermata del Bus.
Per chi arriva in macchina, il mobilificio ha un ampio parcheggio privato.
La sala in cui si tengono le lezioni è una delle sale di una villa storica, con due grandi cucine a muro e una grande tavola al centro attorno alla quale ci si siede ad assistere, prendere appunti, assaggiare e cucinare.

Quando: 20-27 NOVEMBRE 04-11 DICEMBRE 2014

A che ora: dalle 20:00 alle 22:30

Se si dovesse superare il numero massimo di iscritti, si organizzerà un secondo gruppo nei giorni: giovedì 20-27 novembre, 04-11 dicembre 2014 nell’Osteria alla Pierina a Mirano (ve).

Alcune testimonianze dei nostri allievi

“Scoperti per caso, navigando in internet, ma questi corsi sono davvero ben strutturati, aperti a neofiti e non del mondo vegan.
Personalmente ho scoperto sapori nuovi e con lo chef Martino vi confermo che i vegani non vanno incontro alla “depressione gastronomica”! Ho partecipato al corso di maggio e sto frequentando anche quello in corso. Mi diverto, imparo e replico a casa… e tutti apprezzano, vegani e non! ;)”

– Moira

“Ci sono 3 validi motivi per seguire i corsi di Martino:
1- per chi è ad un primo approccio con la cucina veg li verrà fornito un quadro chiaro e semplice di possibili piatti da realizzare una volta tornati a casa per se stessi o per stupire amici e parenti.
2- per chi è già esperto è l’occasione di poter allargare ulteriormente le proprie conoscenze traendo sicuramente spunti interessanti, non solo pratici ma anche teorici!!!!!
3- l’atmosfera che si crea è quella che ti fa dire: ” che bella serata che ho passato” questo ovviamente grazie a Martino e agli argomenti da lui trattati.
Il conclusione CONSIGLIO a tutti di andare ai corsi anche semplicemente per capire che mangiare vegano o vegetariano non è solo insalata ma piatti SANI, DIVERSI, GUSTOSI tutti da scoprire! !!!!!”

– Giovanna

“Adoro imparare…odiavo la scuola perché ero obbligata a studiare materie anche che non mi piacevano…ma apprendere cose nuove e interessanti da persone come Martino che ti spiegano e ti coinvolgono, é molto più bello…e impari volentieri!”
– Elisa

“Ho fatto tre salsine: con peperone crudo, con cetriolo, e lo tzatziki!
Poi un dolce vegano e crudista senza uova burro ecc.
Senza tutto praticamente. Le salse varie sono state disintegrate; gli ospiti hanno graditissimo!
Grande Martino”

– Valerio

“Grande Martino! Quante cose scopro con voi!
Soddisfazione!!!”

– Alice

“Bravissimo Martino!!!
Insalate stupende ieri sera e tantissimi stimoli creativi.
Grazie della tua professionalità!”

– Monica

“Sai, Martino, le mie figlie non sono del tutto vegane e le uova di casa a volte le mangiano. Ma io preparo la “frittata” di ceci. Tempo fa ho preparato per me e mio marito la farinata, per loro la frittata tradizionale. La più piccola mi ha detto: “ma la prossima volta posso averla anch’io come voi? Mi piace di più…” “
– Annalisa

“Oggi mi son alzata e mi son resa conto di una cosa…questa settimana ho mangiato praticamente vegano…la carne non l’ho vista manco col binocolo e non mi è mancata…il pesce un po’ mi è mancato ma con la varie ricette imparate da voi e rubate al sito devo dire ho mangiato tante cosine gustose e non mi è mancato nulla!”
– Francesca

“Devo dire che martino mi ha insegnato molto…ora uso molto meglio i coltelli, ho imparato a mangiar meglio, piu sano e vario, arrivando a mangiare praticamente tutto vegetariano…cedo ogni tanto sul pesce, mentre la carne praticamente l’ho eliminata…quella che avevo in congelatore l’ho cucinata a Carmelo il mio gatto!”
– Elisa

“Devo dire che le ricette di Martino che ho rifatto e mangiato in questi giorni han avuto poteri sovrannaturali nel mio intestino!”
– Ilaria

Leggi tutte le testimonianze dei nostri corsi!

Costo del corso: 180€.

Per iscriversi al corso è necessario compilare il modulo che trovate QUI. Il modulo deve essere portato a mano la sera del corso.

Bonifico su codice IBAN: IT 48 G 07601 02000 000084316116
Banca: Poste Italiane
Intestato a: Beria Martino
Causale: corso di cucina Vegana data_____– Nome e cognome

Pagamento: mezzo bonifico o paypal




Inviare all’email info@lacucinavegetariana.it gli estremi del bonifico effettuato.

Per informazioni ed iscrizioni:
www.lacucinavegetariana.it
info@lacucinavegetariana.it
cell. 3772643170

Recipes

Latte di mandorla fatto in casa con l’estrattore

Da quando è arrivato l’estrattore nella nostra cucina, abbiamo potuto sperimentare moltissime ricette con questo elettrodomestico, che ci è utilissimo non solo per preparare succhi ma anche per realizzare gelati o latti vegetali come il latte di mandorla.
Preparare il latte di mandorla con l’estrattore è davvero molto semplice, così semplice che ti fa passare la voglia e la tentazione di acquistarlo confezionato. Rispetto ai latti di mandorla in commercio poi, l’estratto di mandorla che otteniamo è di gran lunga più buono e sano. Non ci sono aggiunte di aromi, sale o zucchero, solo acqua e mandorle.

Ricetta del latte di mandorla fatto in casa

La ricetta del latte di mandorla al naturale richiede solo due ingredienti, l’acqua e le mandorle. Niente di più. Abbiamo ammollato le mandorle per una notte e le abbiamo estratte assieme a dell’acqua fredda utilizzando lo slow juicer Panasonic MJ-L600.
Il latte ottenuto può essere consumato nel giro di 24 ore o si può pastorizzare per poterlo conservare più a lungo.

Latte di mandorla come usarlo

Oltre ad essere una bevanda vegetale molto gustosa e dissetante così com’è, può essere anche utilizzato come base per una cioccolata calda, un golden milk o uno smoothie estivo.
Ma oltre ad essere una bevanda perfetta per la colazione, possiamo utilizzare il latte di mandorla come base per un budino tradizionale o un budino di chia, o, ancora, nella preparazione di pancakes vegani e torte.

Come usare gli scarti dell’estrattore?

Una volta preparato il latte di mandorla con l’estrattore, nel contenitore per le fibre, troverete degli scarti. Non tutti gli scarti degli estratti che prepariamo si possono utilizzare (quelli contenenti bucce non edibili o semi, per esempio), ma gli scarti del latte di mandorla sono davvero preziosi ed è un peccato buttarli!
Potete mescolarli allo yogurt con della frutta per colazione o merenda, oppure potete sperimentare un riutilizzo degli scarti ancora più goloso come la ricette delle barrette di granola, che abbiamo preparato con il forno combinato Panasonic NN-CS894S a bassa temperatura.

Ricetta del pane con lievito madre al farro e semi

Il profumo di pane non manca mai in questa casa. Ci sono contenitori di lievito madre ovunque, fuori e dentro al frigo e tante farine che aspettano solo di essere abbinate e impastate.
Per noi, il pane più buono, è il pane con lievito madre, fatto in casa, impastato con le mani e la passione che ci spinge a farlo da noi, con amore e tanta attenzione.
Per questa ricetta abbiamo scelto una combinazione di ingredienti che ci ricorda i nostri viaggi in Slovenia e Austria. La farina di farro e i semi di lino, zucca e girasole danno al pane il sapore delle giornate di sole tra i monti, alle cene in campeggio o ai picnic in riva al mare.

Preparare il pane con lievito madre fatto in casa

Tra i più grandi piaceri culinari che possiamo sperimentare in questa vita, c’è sicuramente quello di vedere lievitare una pagnotta e sfornare un pane con una crosta croccante e un cuore leggero ma gustoso.
Il lievito madre non solo garantisce una bella lievitazione ma dona al pane un sapore davvero unico, concreto, autentico.
Se siete alle prime armi e volete sapere qualcosa in più sulla preparazione del pane fatto in casa, vi consiglio di leggere anche l’articolo su che cos’è il lievito madre e come rinfrescare il lievito madre.

Un pane casereccio al farro da gustare in ogni momento della giornata

La farina di farro e i semi rendono questo pane così gustoso e dalla consistenza così interessante da poter essere gustato in tantissimi modi. Da quando l’abbiamo preparato è stato il nostro pane per la colazione con marmellata di albicocche e mirtilli. A cena lo abbiamo preparato sottoforma di crostini (spadellati con olio e rosmarino) per accompagnare le nostre zuppe e vellutate. Spalmato con un filo di tahina è anche un’ottima merenda di metà pomeriggio per tutta la famiglia.

Gli ingredienti di questa ricetta ci sono stati gentilmente offerti da AnywayBio, un e commerce ricco di prodotti ottimi come quelli usati per questo pane.

Pasta con peperoni e limone sotto sale

Semplice, veloce e fresca, questa pasta fredda con peperoni e limone sotto sale è un piatto davvero squisito. Per la preparazione dei limoni sotto sale vi consigliamo di seguire la nostra ricetta. Essendo un fermentato, il limone sotto sale richiede una “stagionatura”… Non preoccupatevi però. Potete sostituire i limoni sotto sale con dei limoni bio tritati finemente (con la scorza mi raccomando! Che è la parte più buona). Il mio consiglio è, in ogni caso, di provare a farvi quelli originali sotto sale! Prendetevi per tempo e non potrete più farne a meno!

Pasta fredda con peperoni… limone e menta!

Cosa pensavate? Limone e menta non si abbinano solo nelle bevande! Un volta sposati, questi due gusti sembrano proprio fatti l’uno per l’altro. Essi offrono al nostro corpo una miniera di benefici per la salute! La menta favorisce in particolare la digestione e, strano ma vero, il limone aiuta a ridurre il livello di acidità nello stomaco. Assieme al peperone poi, questi ingredienti contengono in gran quantità uno dei più potenti antiossidanti naturali: la vitamina C! Del resto, vi dirò un segreto… In natura i vegetali sono il vero e unico nutriente sano!!

Estiva e fresca! La ricetta di pasta fredda che fa tornare la voglia di mangiare

E poi c’è il gusto. Il nostro piatto è semplicemente buonissimo! Ed è proprio quello che ci vuole quando l’estate fa passare la voglia di mangiare… Statene certi! Questa pasta fredda con peperoni vi farà tornare subito l’appetito! Fresca e colorata, stupisce per il sapore del peperone rosso, deciso e avvolgente, che abbinato alla menta fresca e al limone scatena uno spettacolo di sapori da non perdere!

Una ricetta facile e veloce per fare invidia ai colleghi

Last but not least la pasta fredda si presta a ogni occasione e si può portare con sé per il pranzo fuori casa o in spiaggia! Non deluderà! La pasta fredda è buona anche il giorno dopo e, se ve la portate a lavoro, la nostra versione scatenerà l’invidia dei vostri colleghi. Ricordate che è dovete fare invidia al mondo intero! Che succederà quando tutti si accorgeranno che le vere prelibatezze della cucina saranno tutte firmate vegan?? Ve lo lascio immaginare…

Frutta viola e blu, tutte le proprietà

Abbiamo selezionato tre frutti dal colore viola scuro per ottere un estratto viola ricco di tutte le proprietà che appartengono alla frutta e alla verdura di questo colore.
Frutta e verdura di colore viola o blu contengono dei pigmenti naturali denominati antociani, grazie ai quali gli alimenti hanno questa tonalità. Gli antociani sono degli antiossidanti, cioè prevengono l’invecchiamento delle cellule del nostro organismo e ci proteggono dal rischio di cancro, ictus e patologie cardiache. Contribuiscono al miglioramento della memoria e al mantenimento di un buon grado di salute.
Se vi piace non solo l’aspetto nutrizionale, ma anche lo stupendo colore di questi succhi, potete provare a realizzarne utilizzando anche altra frutta e verdura viola-blu, come ad esempio:

  • mirtilli
  • ribes neri
  • fichi viola
  • susine
  • carote viola
  • cavolo cappuccio viola
  • barbabietole rosso-viola
  • cavolfiore viola
  • asparagi viola

Siamo certi che nostro succo di more prugne e uva nera vi piacerà al primo sorso!

Brindare alla salute tutti i giorni

Come dicevamo prima, è buona norma abbinare la frutta e la verdura dello stesso colore e alternare i diversi colori nell’arco della settimana per poter assumere a pieno i nutrienti di cui questi sono ricchi.
Grazie al vostro estrattore di succo a freddo, non dovrete mai rinunciare a un buon bicchiere del vostro estratto preferito. Noi ne beviamo almeno uno al giorno!
Un succo come questo con more, prugne e uva nera, può essere anche un’idea sana e allo stesso tempo deliziosa, per accogliere i vostri amici durante un aperitivo in giardino o prima di cena. Servitelo in un bel bicchiere con del ghiaccio e una scorzetta di limone per dar profumo!

Cos’è un estrattore di succo vivo?

Seguite il link per scoprire tutte le caratteristiche di questa tecnologia del benessere!

Un estratto rosso rosso che sa di primavera

Un succo vivo di fragole e ciliegie è l’estratto perfetto per brindare alla primavera. Di tanti estratti di frutta che potete realizzare con il vostro estrattore questo è indubbiamente uno dei più semplici e allo stesso tempo gustosi e amabili!
La buona abitudine di bere almeno un estratto al giorno, è un modo per mantenersi in salute e alimentarsi al meglio. Le ricette con l’estrattore che preparerete o inventerete da voi, saranno ancora più deliziose se per realizzarle sceglierete frutta e verdura di stagione!

Un dolcissimo succo per bambini e genitori

Fare colazione e merenda tutti assieme con un succo fresco e dolce, dal colore vivace e allegro, non può che rallegrare la giornata di grandi e piccini.
Ai bambini, ai quali a volte non è facile far fare una merenda sana e nutriente, piacerà un sacco bere questo estratto di fragole e ciliegie, che avrete preparato per loro.
Con un solo bicchiere di questo succo, farete il pieno di vitamine e antiossidanti, di cui questi frutti sono ricchi.
Se siete mamme e papà alla ricerca di ricette sane per bambini, senza zuccheri aggiunti o conservanti, un buon bicchiere di estratto appena preparato è ciò che di più semplice e naturale potete proporre ai vostri figli!
Le fragole e le ciliegie sono l’abbinamento perfetto per conquistarli!

Cos’è un estrattore di succo vivo?

Seguite il link per scoprire tutte le caratteristiche di questa tecnologia del benessere!

Ancora più golosa di una classica pasta frolla vegana, vi proponiamo una versione molto cioccolatosa con questa squisita frolla vegana al cacao!

La pasta frolla vegan al cioccolato, più golosa di così non si può!

State già pensando a biscotti, crostate, torte di ogni genere e tipo? Allora siete proprio dei golosi come noi! Con questa ricetta della frolla al cacao 100% vegetale potrete sbizzarrirvi creando dolci veg davvero fantastici!
Imparerete come preparare una frolla friabile, leggera e davvero davvero buona.

Dolci vegani senza burro, latte e uova: accettiamo la sfida!

Non ci servono burro, latte, uova, ma nemmeno margarina o zucchero bianco per preparare dolci e dessert indimenticabili come questa frolla al cioccolato! La natura ci dona tutti i migliori ingredienti per realizzare leccornie di ogni tipo prive di colesterolo e grassi saturi, dannosi per la nostra salute. Scegliendo di alimentarci in maniera consapevole, facciamo il meglio per noi stessi e per gli altri (animali compresi)!

Provate allora anche la nostra ricetta di base della frolla vegana o altre ricette di base di pasticceria come la crema pasticcera vegan o la ricetta del pan di Spagna vegano!

E non dimenticate di provare la nostra torta cioccolatosa al profumo d’arancia, preparata proprio con questa pasta frolla al cacao vegan e una golosissima mousse al cioccolato e arancia! Una favola da preparare (e ripreparare) per la gioia di tutti!

Dall’India arriva questa bevanda meravigliosa, a base di curcuma, latte e spezie. Il golden milk, o latte d’oro, non si chiama così solo per il suo colore giallo acceso, ma anche perché questa bevanda è sinonimo di ricchezza poiché contiene moltissimi antiossidanti naturali.
Per esempio, è abitudine di chi pratica yoga bere una buona tazza di golden milk ogni giorno, dato che migliora l’elasticità delle articolazioni e permette ai praticanti di mantenere le posizioni più a lungo.

Tutte le proprietà del golden milk, l’oro in una tazza

Tra i benefici attribuiti al latte d’oro enumeriamo le proprietà curative per i dolori muscolari e articolari. Tutte queste proprietà derivano dalla combinazione degli ingredienti del latte d’oro (il latte, la curcuma e le spezie) che messi assieme hanno effetti più che prodigiosi.
E’ molto indicato come rimedio antinfiammatorio, ottimo digestivo e alimento detox.
Disinfiamma le vie respiratorie come la sinusite e combatte le forme virali, l’influenza e la tosse, per questo si consiglia di sorseggiarlo soprattutto durante i cambi di stagione.
Aumenta dunque le difese immunitarie e ha proprietà antifungine, inoltre previene problemi cardiovascolari e riduce i livelli di colesterolo.
E’ particolarmente utile per mantenere il peso corporeo perché mantiene attivo il metabolismo.
Per le donne che soffrono di dolori mestruali o per chi soffre di colite, il golden milk può essere assunto per combattere gli spasmi.

Come si prepara golden milk

La ricetta del golden milk originale utilizza il latte vaccino e il miele, questa ricetta invece è vegana. In sostituzione agli ingredienti di origine animale abbiamo optato per l’utilizzo di alimenti a base vegetale come il latte vegetale e i dolcificanti naturali.
La ricetta si suddivide in due fasi:
– LA PASTA DI CURCUMA: la pasta di curcuma si prepara emulsionando pepe nero e polvere di curcuma con acqua e portando il tutto a bollore in un pentolino fino a ottenere una pasta densa che una volta raffreddata si conserva in frigo in un barattolo di vetro fino a 40 giorni.

Non dimenticate mai di aggiungere sempre una spolverata leggera di pepe nero poiché solo così si attivano tutte le proprietà della curcumina!

– LA BEVANDA: quando si desidera preparare il latte dorato basterà sciogliere uno o due cucchiaini di pasta di curcuma in una tazza di latte vegetale bollente, aggiungere dello sciroppo di riso o un qualsiasi altro dolcificante naturale, qualche goccia di olio di mandorle e le spezie che più ci piacciono nella dose a noi gradita come cannella, zenzero o vaniglia.

Il latte d’oro alla curcuma: la ricetta crudista

In questo video potete vedere come si prepara il golden milk in versione raw, ovvero senza cottura, utilizzando solo alimenti freschi come il latte di mandorle spremuto a freddo e la radice di curcuma. Per fare ciò abbiamo utilizzato uno strumento indispensabile per la sana alimentazione, ovvero l’estrattore di succo!
A chi segue una dieta crudista, a chi sta affrontando un periodo detox o a chi vorrebbe un dissetante golden milk estivo, vi consigliamo di seguire questo video tutorial:

Cercavamo una ricetta per realizzare degli ottimi ravioli vegan di barbabietola e l’abbiamo trovata nella tradizione culinaria delle nostre montagne, i casunzei.
Abbiamo conosciuto questa prelibatezza grazie alla signora Rita, che a più di 80 anni ha l’allegria e la vitalità di una giovane donna e cucina questo piatto da tantissimi anni per i suoi cari.
Ispirati dalla ricetta dei casunzei, abbiamo fatto tesoro della loro bontà e ne abbiamo ricreato i sapori senza utilizzare derivati animali, né nella farcia, né nella pasta fresca.

Dei delicatissimi e deliziosi ravioli vegani

Una volta provati i nostri ravioli vegani di barbabietola (o rapa rossa) capirete quanto questi gusti semplici rendano un piatto indimenticabile.
Non servono dunque formaggio, burro, uova, per far sì che questa ricetta funzioni o sia godibile.
Nella loro semplicità questi ravioli di patate e rape rosse sono una delle migliori ricette di pasta ripiena vegana che avrete mai provato!
Siamo pronti a scommetterci!

La scarlatta e prodigiosa rapa rossa

Di solito troviamo le rape rosse al supermercato nel banco frigo già cotte e confezionate sottovuoto, ma potete trovare la barbabietola anche fresca presso alcuni negozi o nei mercati contadini. È chiamata anche carota rossa ed è un alimento portentoso in quanto è ricca di fibre, sali minerali e vitamine del gruppo B, nonché di antiossidanti.
E’ particolarmente indicata per le persone che soffrono di anemia o per le donne che soffrono di dolori mestruali, poiché molto ricche di ferro.

Se questo ingrediente vi stuzzica, e vi è piaciuto questo primo piatto vegan, provate anche le altre ricette con la rapa rossa:

A differenza della cultura orientale, la nostra cultura gastronomica gira intorno a un alimento, o meglio a una preparazione, diversa a seconda della zona ma comune a tutti i popoli occidentali, il pane.

Mentre in Corea, Cina, Giappone e India (solo per citarne alcuni) non manca mai una bella ciotola di riso al vapore ad ogni pasto, cosa sarebbe la Francia senza la baguette, l’Austria senza il pretzel, la Gran Bretagna senza il pane in cassetta per toast e sandwich o l’Italia senza la pizza?

Ecco perché i pani e i panificati di ogni genere e tipo non possono mai e poi mai mancare sulla nostra tavola!

Come preparare una focaccia vegana: una ricetta semplice e veloce

La ricetta di oggi per esempio è fatta utilizzando una soffice focaccia integrale vegan, preparata utilizzando un buon impasto poolish e attendendo pazientemente almeno 8 ore di lievitazione.
La farina scelta è farina integrale biologica, ricca di nutrienti e fibre, per prepararla al meglio seguite questa ricetta della focaccia!

Tutta la bontà di una focaccia vegan farcita

L’abbiamo farcita con ingredienti semplici ma ben abbinati, arricchiti da una deliziosa e leggerissima maionese vegana, di cui vi invitiamo a imparare la ricetta, perché è sempre utile e apprezzatissima in ogni occasione!

Abbinamenti fantasiosi per ogni stagione: consigli di abbinamento

Se la ricetta della focaccia integrale vegan è uguale tutto l’anno, gli ingredienti con cui verrà farcita cambieranno a seconda della stagione e della disponibilità! Ecco allora alcuni consigli per gustarla al meglio:

– pomodori, rucola e olive taggiasche
– melanzane grigliate e salsa ajvar
– cetrioli, avocado e tzatziki vegan
hummus di ceci e pomodori secchi sott’olio

Va detto però che questa focaccia è gustosissima anche da sola, non dimenticatelo!

Oggi vi presentiamo una ricetta che ha cambiato la nostra cucina estiva e non solo, la ricetta della feta vegan!
Martino, nostalgico dei suoi viaggi in Grecia e della leggerezza dell’insalata greca che aveva mangiato in quei luoghi meravigliosi, da un po’ di tempo desiderava trovare un modo per ricreare quel sapore caratteristico e quella consistenza fresca e appetitosa.
E dopo tante prove e tentativi, eccoci qui: nel nostro frigo troverete sempre un po’ di questa feta, pronta per essere gustata in tantissimi piatti!

Feta… e formaggi vegan: che passione!

La feta greca vegan è solo uno dei formaggi vegetali che si possono creare a partire da ingredienti totalmente privi di derivati animali, come frutta secca e semi oleaginosi.
Come base di questo formaggio feta vegan, abbiamo utilizzato le mandorle, ingrediente immancabile nella nostra dispensa! Alle mandorle ammollate abbiamo aggiunto pochi e sani ingredienti e abbiamo ottenuto un formaggio veg fresco, saporito e davvero silmile alla feta.

Il rejuvelac, uno starter facile facile!

Per fare i formaggi vegani ci vuole uno starter, ovvero una coltura batterica che faccia partire la fermentazione. Uno di questi è il rejuvelac, come invece potreste usare l’acqua dei crauti oppure del kombucha maturo.
Preparare il rejuvelac è facilissimo: seguite la nostra ricetta!