pasqua vegan menu

Menù Pasqua vegan: a tavola con chi vuoi!

Negli anni il crescente diffondersi di una maggiore consapevolezza su quel che mettiamo nel piatto, a fatto sì che anche durante le feste comandate come Natale e Pasqua, si ricerchi un tipo di cucina più etica e salutare. Tutto questo senza nulla togliere alla ricerca del gusto e al rispetto della nostra tradizione culinaria!

La nostra Pasqua vegana, fuori porta con amici

Un detto dice “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”. E come trascorriamo la Pasqua noi? Con gli amici di sempre, organizziamo gite fuori porta, pranzi al sacco da far invidia a un ristorante e ci godiamo tutto ridendo seduti su un prato, sulla riva di un lago o in spiaggia. Il picnic di Pasqua è ciò che amiamo di più fare, anche se gli anni passano e la compagnia si fa più numerosa con l’arrivo di figli e nuovi pelosi. E voi come la festeggiate?

Ricette di Pasqua e Pasquetta vegane per una festa golosa ma consapevole

Abbiamo raccolto tante ricette davvero buonissime e diverse tra loro, in modo che possiate scegliere quelle che vi stuzzicano di più. Come vedete, non è necessario eccedere nelle quantità o ricadere in preparazioni complicate: la buona cucina delle feste può essere sfiziosa anche senza appesantire, anche a Pasqua!
Ecco il nostro menù:

Per cominciare

Cracker crudisti alla mediterranea con Formaggio di Anacardi e Pinoli

Salvia fritta 

Primi

Risotto di asparagi verdi e basilico viola

Pasta fredda di fave e asparagi

Secondi

Cevapcici con salsa ajvar

Polpette di zucchine e menta

Dolci

Pastiera Napoletana Vegan

Crostata al limone e vaniglia

recensione A modern way to eat

A modern way to eat – Recensione

Il ricettario vegetariano all’insegna dello stile di Anna Jones

A modern way to eat, lo avevamo sfogliato e mangiato letteralmente con gli occhi qualche tempo fa, prima che venisse pubblicata da Eifis in versione italiana.
E’ un libro che fa letteralmente esplodere la fantasia di chi lo legge, grazie all’immensa bravura dell’autrice Anna Jones, che sa mettere un tocco speciale in ogni ricetta e in ogni scatto.
Sì, perché Anna, consapevole che quando si va alla ricerca di una ricetta, prima la si deve mangiare con gli occhi e la mente, pensa e fotografa ogni piatto, che prima di essere buono è bello.
E in questo mi vedo perfettamente d’accordo. Solo chi prepara il set e fotografa i propri piatti sa cosa deve arrivare al lettore, che ricordi deve suscitare, che tasti del sapore deve attivare nei nostri neurorecettori.
E anche se si tratta di un ricettario vegetariano e non completamente vegano, la stessa autrice offre delle alternative per rendere le ricette vegan.

Chi è Anna Jones?

Anna Jones, lavorava come impiegata, quando lesse un articolo su come cambiare la propria vita per seguire le proprie passioni.
Decisa a dare una svolta alla propria esistenza e a delineare un futuro in linea con le proprie attitudini e ambizioni, diventa così allieva di Jamie Oliver e da quel momento la sua vita imbocca un sentiero ricco di esperienze e incontri tutti riguardanti il cibo e lo stile.
Dopo aver lavorato 7 anni con Jamie Oliver come food stylist e creativa, prende la propria strada, occupandosi di cibo e food-photography, a modo suo.

Autrice: Anna Jones (Prefazione di Jamie Oliver e Manuel Marcuccio)
Editore: Eifis
Prezzo di copertina: €28,50

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Come fare il rinfresco del lievito madre

Il rinfresco del lievito madre: facciamo chiarezza!

Come abbiamo visto nell’articolo precedente, il lievito madre è una coltura di microrganismi che utilizziamo per far fermentare gli impasti e per dare caratteristiche organolettiche e teologiche differenti dal normale lievito di birra (Saccharomyces cerevisiae).
In questo ambiente molto particolare di acqua e farina, si sviluppano due tipologie di microrganismi: batteri lattici, e lieviti.
Per mantenere la popolazione microbica viva e vitale, quindi molto attiva e reattiva, è necessario procedere all’operazione di rinfresco del lievito madre.

Come fare il rinfresco del lievito madre

Rinfrescare il lievito madre è essenziale perché abbia una buona forza e per eliminare eventuali residui post-fermentativi che darebbero caratteristiche aromatiche poco piacevoli: in particolare mi riferisco a un’eccessiva acidità e alla nota amarotica.

Ogni quanto va rinfrescato il lievito madre?
Possibilmente ogni giorno! So che questa è una possibilità che non tutti hanno, anche perché spesso non cuociamo pane ogni giorno e rinfrescare porta anche alla moltiplicazione della massa fermentata.
Se non riuscite a seguire le istruzioni che vi do tutti i giorni, fatelo più spesso possibile, ma non meno di una volta alla settimana!

Istruzioni pratiche per rinfrescare il lievito madre

– Prendete il lievito conservato in frigorifero o in cantina, tagliatelo a fettine e mettetelo a mollo in una soluzione tiepida di acqua e zucchero: 2g di zucchero per litro d’acqua.
– Lasciatelo a bagno per 20 minuti.
– Scolate il lievito dall’acqua e reimpastatelo con le seguenti proporzioni: 50% di acqua e 100% di nuova farina. Potete di volta in volta cambiare farina, il lievito madre non richiede sempre l’utilizzo di quella di partenza. Ogni farina contiene amidi, e questi sono ciò che i microrganismi metabolizzano!
– Impastate bene e lasciate riposare 20 minuti, coperto da un canovaccio.
– Dopo 20 min procedete ad impastare incordando bene l’impasto. Lavoratelo per 20 minuti di seguito, finché non sarà ben liscio.
– Formate una palla, incidetela a croce e pirlatela.
– In una boule stendete un canovaccio asciutto, cospargetelo di farina e adagiatevi al centro la palla di lievito madre. Cospergetela di farina e richiudete il canovaccio.
– Mettete a lievitare in frigo per 4 ore.

Dopo aver fatto tutte queste operazioni, potrete usare una parte di lievito per le ricette del giorno, mentre il resto lo potrete tenere a riposo in frigo o in cantina secondo tre metodi:

1) Avvolgere il lievito in uno straccio e chiuderlo con una corda.
2) Fare una palla di lievito e lasciarlo galleggiare in acqua fino al giorno dopo: in questo modo molti residui di fermentazione si scaricano nell’acqua.
3) Tenere il lievito più idratato e chiuso in un contenitore ermetico.

Il giorno dopo, prenderete il lievito così conservato, lo rinfrescherete nuovamente e procederete ad usarne un pezzo e a conservarne il rimanente.

come produrre il lievito madre o pasta madre

Lievito madre o pasta madre: cos’è e come si fa?

LE CARATTERISTICHE DEL LIEVITO DA PANIFICAZIONE
Un buon lievito da panificazione dovrà avere
– capacità di produzione di gas: CO2, perché è quello che fa gonfiare la massa e fa ottenere quel processo che chiamiamo lievitazione.
– capacità di produrre sostanze aromatiche: il pane non sa di farina ma di pane, che ha degli aromi caratteristici i quali hanno sul consumatore un’azione molto particolare. Le caratteristiche aromatiche del pane sono così tipiche che si usa il descrittore “pane” anche per descrivere note aromatiche che non sono proprie del pane: nel settore enologico e birrario si dice spesso sa di “crosta di pane” o ha “aroma di pane”.
Non esiste la molecola “odore di pane” ma è un insieme di caratteristiche che vengono prodotte da molecole prodotte dall’attività dei lieviti sulla farina e dal potere del calore che ne esalta la capacità di volatilizzarsi.

Il normale lievito “di birra” o Saccharomyces cerevisiae
Le sue peculiarità possono tradursi in:
– stabilità all’essiccamento: il lievito viene venduto in forma essiccata, non liofilizzata (tende a rovinare troppo i m.o.). Il fatto di togliere l’acqua in maniera così importante, danneggia le cellule. Bisogna scegliere dei lieviti capaci di resistere bene a questo tipo di stress. I lieviti vengono venuti anche in forma di pasta, i quali sono meno stressati ma meno conservabili: sono in una situazione in cui sono vivi e vitali ma non si trovano in un mezzo di crescita, ma ammassati gli uni agli altri. I lieviti polverulenti durano di più, sono più resistenti in quanto sono in una situazione di blocco metabolico.
– stabilità durante la conservazione: che non muoiano e che possano durare più a lungo possibile.
– facilità di gestione: facili da usare, suddividere, stoccare
– capacità di produzione di etanolo: è correlata alla capacità di produrre gas, in quanto ogni molecola di glucosio che il lievito consuma produce due molecole di etanolo e due di CO2. L’etanolo ha una capacità battericida, quindi è importante per la salubrità. Durante la cottura l’etanolo evapora. L’etanolo può essere aggiunto ai prodotti da forno proprio con funzione antimicrobica.
– resistenza alle basse temperature: criotolleranti. Nei panifici di grandi dimensioni, lo stoccaggio del lievito avviene a basse temperature.

LA LIEVITAZIONE NATURALE

C’è un altro modo di far lievitare la farina, chiamato lievitazione naturale.
Ovvero i microorganismi che operano la lievitazione sono diversi dal S. cerevisiae il quale è stato selezionato solo dalla fine dell’800, ma il pane lo si produce da migliaia di anni.
Come facevano a fare il pane prima?
Non sapevano che esistessero i microrganismi, quindi il pane nasceva dall’impasto della farina e dalla cottura. Una volta cotta subito, la farina non lievitava, ma se lasciata a riposare o dimenticata la pasta aumentava il proprio volume.
Inizialmente la fermentazione avveniva ad opera di vari microrganismi tra cui anche il S. cerevisiae.

Qual’è allora la differenza con il lievito di birra?
La lievitazione naturale avviene ad opera di una comunità microbica che si trova nella farina e che partecipa in maniera diversa e differenziata alla lievitazione. La lievitazione avviene grazie all’uso di un impasto madre, che è una popolazione microbica spontanea che viene allevata e mantenuta viva: va rinfrescata in modo da avere sempre la popolazione microbica usata al posto del lievito di birra. (Leggi “come rinfrescare il lievito madre”)
Le differenze sono molteplici e dipendono dal fatto che se nell’impasto c’è una popolazione variegata, i m.o. faranno tante cose e ognuno parteciperà per la sua parte a profilo organolettico e reologico finale.

IMPASTI MADRE O ACIDI

Sono nati spontaneamente quando anticamente (già ai tempi degli egiziani, 3500 anni fa) ci siamo accorti che prima di cuocere l’impasto, questo aumentava di volume se lasciato riposare.
Era opera di due categorie di m.o.:
Lieviti: S. exiguus (il prevalente), S. cerevisiae, Candida milleri
Batteri: batteri lattici, lactobacillus (prevalentemente), lactococcus, pediococcus, enterococcus, leuconostoc

In una madre acida il rapporto tra batteri e lievito è grossomodo 1 a 100, ogni 100 batteri 1 lievito.
La specie più ritrovata di lattobacilli nella pasta acida è il Lactobacillus sanfranciscensis, il cui nome deriva da S. Francisco, perché è uno dei primi posti in cui si era diffusa la cultura del pane a lievitazione naturale. A S.Francisco, attraverso analisi della microflora del pane, è stato individuato un lactobacillus che non conosciuto prima, che è stato nominato come la città.

Ci sono differenze reali tra lievitazione naturale e quella di S. cerevisiae.
– L’alveolatura è completamente diversa: nella pasta madre è molto maggiore.
– La consistenza è più compatta nel pane non naturale.
– Se il pane naturale viene lasciato all’aria, mantiene le sue proprietà reologiche molto più a lungo rispetto a quello non naturale che si secca subito.

Gli alimenti che utilizzano gli impasti acidi sono i pani della tradizione (pugliese, toscano,) prodotti dolciari (panettone, brioches, ).
E’ una cosa sempre più diffusa, un approccio microbiologico molto diverso dalla panificazione con S. cerevisiae.

come produrre il lievito madre o pasta madre

CARATTERISTICHE E PECULIARITA’DEL LIEVITO MADRE

Proprietà organolettiche: il sapore e l’aroma sono differenti rispetto al pane normale. I batteri producono acidi organici, i lieviti producono alcol ed esteri, e dalla demolizione delle proteine della farina si producono aldeidi, amminoacidi e peptidi.

Proprietà reologiche: dovute alla presenza di polisaccaridi, oppure di enzimi che vanno a degradare i polisaccaridi. La modificazione della struttura proteica porta alla modificazione delle proprietà reologiche, in particolare possiamo vedere che il pane prodotto con pasta madre ha una maggiore capacità di trattenere acqua, quindi si secca meno facilmente.

Proprietà nutrizionali: i batteri lattici sono presenti in quantità importante, quindi abbiamo un pane arricchito dal punto di vista nutrizionale.

PROCESSO PRODUTTIVO: COME SI FA LA PASTA MADRE


Si comincia dalla farina e dall’acqua e poi si devono cercare i m.o. positivi, i quali si trovano nell’ambiente. Bisogna quindi trovare un ambiente ricco di m.o. positivi.
Se usiamo una farina super raffinata, ci laviamo le mani e impastiamo su un bancone disinfettato, la farina non lieviterà mai.
I m.o. potrebbero saltare fuori dalla farina stessa, o dalle nostre mani, o dall’ambiente in cui impastiamo (in un frutteto o un vigneto, a settembre).
Poi va lasciato riposare l’impasto: i m.o. mangiano ciò che c’è, ovvero amidi e proteine della farina. Questo costituisce un selezionatore per i ceppi che ci interessano: chi è capace mangia, chi non è capace no.
Il giorno dopo si comincia a fare i rinfreschi: in questo modo selezioniamo ulteriormente la microflora e la fortifichiamo. Ogni 24h dobbiamo rimpastare con nuova farina. Dopo qualche giorno, questa pasta comincerà a lievitare. Continuando i rinfreschi, questa pasta si stabilizzerà e avremo selezionato una popolazione che si mantiene costante nel tempo.
Una volta che abbiamo trovato la popolazione microbica dobbiamo nutrirla tutti i giorni: vanno fatti i rinfreschi, che sono importantissimi!
Quando l’impasto è pronto, molto reattivo, l’impasto stesso diventa la pasta madre, l’agente lievitante che si usa per fare il pane, panettoni e altri panificati.
Si può anche acquistare ma la bellezza sta nel prodursela.

QUALITÀ’ DELLA PASTA MADRE
Come si fa a sapere quando la madre è pronta?
Il lievito può essere considerato MATURO se la sua pasta ha un aspetto bianco e soffice (con alveoli ben allungati), all’assaggio rivela un sapore leggermente acido e se lo si misura con la cartina al tornasole, questa indica un pH intorno al 5.

Va, invece, considerato TROPPO FORTE se il suo sapore è acido-amaro, il suo colore è grigiastro, i suoi alveoli sono di forma rotonda e il suo pH inferiore a 5 (intorno ai 3 o 4). In questo caso, il lievito va tagliato a fette e messo a bagno in acqua a 20-22°C, aggiungendo circa 2 g di zucchero per litro d’acqua. Lo si lascia a bagno per 10-15 minuti, lo si spreme e si procede ad un paio (o più) di rinfreschi successivi (fino, cioè, ad ottenere un lievito che fermenti in quattro ore circa).

Il lievito madre è da considerarsi TROPPO DEBOLE se il suo sapore è acido dolciastro, si presenta di colore bianco, la pasta appare poco alveolata e il pH ha un valore superiore al 5 (6 o 7). In questo caso, si procede ad un rinfresco del lievito aggiungendo però un paio di cucchiaini di zucchero. Si impasta fino ad ottenere una pasta piuttosto asciutta e lo si mette a lievitare a temperatura di frigo. Si procede poi a rinfreschi successivi, fino a quando non si ottiene una pasta che lievita con una forza “giusta” (che fermenti in quattro ore).

Infine, è sicuramente INACIDITO se il suo sapore ricorda l’aceto, l’odore è “formaggioso”, colore grigio, la pasta vischiosa (azioni anomale dalle proteine) e il suo pH è molto basso.

SISTEMI ALTERNATIVI PER OTTENERE IL LIEVITO MADRE
Ci sono sistemi molto meno naturali per fare la pasta acida, e il modo più sbrigativo è comprarla.
I batteri lattici SI possono aggiunge con lo yogurt di soia, i lieviti si posso aggiunge con il lievito di birra.

I metodi più semplici ed efficaci per ottenere in casa una buona pasta acida da usare per la panificazione sono tre.

1) Il primo è cercare di produrre da sé un lievito naturale, da usare per ottenere una pasta madre acida. Si basa sul fatto che nell’aria esistono dei microrganismi e che, arrivando sulla matrice di ACQUA E FARINA mescolate, tendono a moltiplicarsi e a colonizzare la massa.

Per ottenere questa madre, si mescolano (più o meno) 100 grammi di farina e 100 grammi di acqua. Si impastano velocemente e si mette il composto a riposare per una notte intera in piatto (ricoprendolo con una ciotola capovolta una più grande dell’impasto in modo da coprire senza “soffocare”, lasciando cioè respirare il composto). Il giorno seguente si aggiungono un altro po’ di acqua e di farina e si ripone di nuovo in luogo tiepido. Si continua così fino a quando il composto non prenderà un odore di acido e al tempo stesso di lievito.

2) Il secondo è, invece, un modo «facilitato» di produrre un lievito ugualmente naturale aiutando la fermentazione con l’azione di fermenti (=batteri) aggiunti (in questi casi, quelli dello yogurt).
 Si parte, anche in questo caso, con due tre cucchiaiate di farina, ma – invece che con l’acqua – la si mescola con un’analoga quantità di yogurt. Al mattino si aggiunge ancora farina e yogurt; si reimpasta e si rimette a riposare. Dopo circa ventiquattro ore, il lievito dovrebbe dare i suoi primi segnali di risposta: se tutto è andato bene, si presenterà leggermente gonfio con una nota leggera di lievito. Ancora uno o due reimpasti (solo con farina e acqua, stavolta) e il lievito dovrebbe essere pronto.

3) Il terzo è, invece, un approccio “abbreviato”: consiste nell’usare nel composto iniziale POCHISSIMO lievito di birra, in modo da favorire il lavoro dei lieviti “aerei”. Per accentuarne poi l’effetto si può aggiungere (ma non è necessario) un cucchiaio di yogurt. Per ottenere questo lievito, quindi, si mescola la farina con acqua a cui è stata aggiunta la punta di un cucchiaino di lievito di birra e un cucchiaio di yogurt. E procedendo come per il secondo modo.

Cooperazione lieviti-batteri:
Il successo della pasta acida è l’interazione dei m.o. che ci vivono, uno dei motivi per esempio è che nelle farine c’è molto maltosio (glucosio+glucosio). Per utilizzare il maltosio per la fermentazione bisogna spaccarlo in due, e il S. exiguus non sa utilizzare il maltosio. Il L. sanfranciscensis sa usare il maltosio e ne beneficia lui e anche il S. exiguus, il quale manda fuori dalla sua cellula amminoacidi e vitamine, di cui beneficia il L. sanfranciscensis.
La pasta acida, una volta trovato l’equilibrio, rimane tale, perché i m.o. sono indispensabili uno all’altro in questo rapporto e questo consente alla popolazione di rimanere costante nel tempo, a meno che non si faccia soffrire la popolazione.

ricetta focaccia integrale

Menù di Capodanno Vegan

Il Natale è ormai trascorso e si avvicina sempre di più il nuovo anno! Per celebrarlo al meglio abbiamo selezionato le migliori ricette vegan per un menù di capodanno cruelty free, ma soprattutto divertente e appetitoso!

Un cenone di capodanno vegan, perché no?

Se per l’ultimo dell’anno volete uscire dai cliché e dai menù tradizionali, se avete ospiti vegani o se avete deciso di non nutrirvi più di derivati animali, ecco che questo menù viene proprio a fagiolo! Vedrete come non sia per niente necessario mangiare cotechino e salmone a tutti i costi, che invece una cucina sana, gustosa e vegan non è soltanto buona ma davvero invitante e vivace, perfetta per festeggiare!

Il nostro menù vegan di Capodanno

Ecco i piatti suddivisi per portate che abbiamo selezionato per il cenone del 31 dicembre:

Antipasti

Primi

Secondi e contorni

Dessert

Un buon nuovo anno a tutti voi!

A voi che ci seguite da tempo, che avete frequentato i nostri corsi, avete letto Vegano Gourmand, che siete su questo sito solo di passaggio, che ci avete incontrato agli eventi… a tutti voi auguriamo tutto il meglio per l’anno nuovo, con la speranza di incontrarci e rincontrarci, di condividere ancora tante buonissime ricette e l’amore per la cucina e le cose semplici e meravigliose della vita! Buon appetito e buona vita!

Antonia e Martino