La Rosa di Gorizia, il radicchio dolce

Siamo nella stagione del radicchio, verdura tradizionalmente invernale che a breve imbandirà le nostre tavole, con un caratteristico sapore amarognolo, ma esiste un radicchio dal gusto più dolce per preparare anche fondute o gelati. Il suo nome completo è Rosa di Gorizia, e vanta una storia davvero molto curiosa a cui nelle righe sottostanti accennerò.

Come il nome fa intuire è originaria del Friuli Venezia Giulia, in particolare della Provincia di Gorizia, anche se nei secoli la produzione si è estesa anche ad altre Province friulane come Udine e Trieste, sino a scavalcare i confini regionali espandendosi nell’odierna Slovenia, caratterizzata da clima e terreni del tutto simili a quelli goriziani.

L’appellativo Rosa deriva dal fatto che le sue foglie sono molto larghe ed unite tra loro a formare proprio una rosa; quest’atipico fiore ha una bellissima colorazione rossa, che spazia dal rosso più intenso fino ad arrivare ad un rosato molto suggestivo ed intrigante.

Pensate che la sua comparsa è riferibile al periodo asburgico, siamo nel tredicesimo secolo, grazie ad una manciata di semi provenienti dall’areale chioggiotto, zona da cui tantissimi veneti scapparono in quegli anni per via di un terribile attacco di peste che colpì la città. Alcuni di questi si rifugiarono in Friuli e provarono a piantare dei semi di radicchio rosso, ed in seguito selezionarono una nuova cicoria, più dolce e allo stesso tempo più croccante, ovvero la Rosa.

Ha convissuto a braccetto con la storia friulana, anche se negli ultimi anni la sua importanza si è progressivamente ridotta causa dello sviluppo industriale che toglie terreno e braccia al settore agricolo, ma con la lungimiranza di qualche bravo e capace agricoltore, è sopravvissuta ritagliandosi ancora oggi una nicchia di mercato anche al di fuori del Friuli.

Perfetta da gustare da sola come contorno o antipasto, richiede solo un filo d’olio oliva e un pizzico d’aceto, eccezionale nell’abbinamento con verdure lesse, che ne dite di gustosissime patate o freschissimi fagioli? Il suo essere così dolce la rende, previa cottura, buonissima per la preparazione di rustiche e naturali zuppe e risotti biologici, e perché no, con un po’ di creatività e fantasia, elemento principe di dolci e sorbetti.

Ovviamente ricordando che una puntina di amarognolo ci sarà sempre, per la preparazione di leccornie dolciarie vi consiglio di optare per il Canarino, che altro non è che un incrocio tra la Rosa di Gorizia e la cicoria di Trieste. Caratteristiche identiche ma l’amaro non si sente proprio!

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