In Giappone esiste una pianta dalle cui radici si ricava uno straordinario rimedio naturale per la protezione dello stomaco e dalle numerose altre doti. Il nome può suonare simpatico, ma la realtà è che a essere simpatico è tutto il bene che il kuzu, o kudzu, fa.

Origine

Il kuzu, il cui nome scientifico è Pueraria lobata, è una pianta rampicante di montagna tipica del Giappone, dove da sempre trova impiego nella medicina tradizionale e in erboristeria. Si tratta di una pianta perenne appartenente alle leguminose, che vive a lungo, anche fino a cento anni, è forte e resistente, cresce anche sulle rocce e quando la terra a disposizione è poca. Ha fiori molto belli dai colori viola e blu e i suoi rami possono crescere 15 metri in una stagione, mentre le sue radici possono arrivare fino a una lunghezza di 100 metri. Sono proprio le radici della pianta che vengono usate per ricavarne la fecola, senza contare la loro utilità per l’ambiente dato che in esse troviamo batteri che fissano l’azoto dell’aria presente nel terreno, fertilizzandolo.

Lavorazione

La lavorazione del Kuzu è concentrata durante l’inverno, indicativamente da dicembre a marzo, poiché è la stagione in cui tutta l’energia e la linfa si trovano nelle radici e la temperatura è tale da non dare origine a fermentazioni che andrebbero a rovinare l’amido. Le piante migliori sono quelle che crescono in montagna e prima di raggiungere le nostre cucine, le radici di kuzu vengono schiacciate, lavate e filtrate fino all’ottenimento di una polvere impalpabile che è l’amido di più alta qualità, normalmente venduto in pezzetti simili a gessetti. Il rispetto delle regole del processo e la qualità sono fondamentali perché il prodotto finito sia sicuro e benefico.

Tanti Benefici

Moltissimi sono gli usi che si possono fare della fecola che si ricava dal kuzu. È ricca di isoflavoni come la daidzena, sostanza dalle proprietà antinfiammatorie, antitumorali e antimicotiche, ha un effetto alcalinizzante, cioè previene l’acidosi del sangue e dei succhi gastrici. È un vero toccasana per l’apparato digestivo, ha un effetto gastroprotettivo ed è consigliato per chi soffre di acidità di stomaco, reflusso gastroesofageo, stitichezza e diarrea, per la sua capacità di assorbire i succhi gastrici e le proprietà antiacide; si può quasi dire che sia la panacea di tutti i disturbi digerenti. Un’altra caratteristica apprezzata del kuzu è la capacità di combattere l’affaticamento generale. Agisce contro la stanchezza, ridona vitalità, tende a far abbassare la temperatura in caso di febbre. È ottimo per ristabilire l’equilibrio psicofisico, per questo spesso viene consigliato nei cambi di stagione e fa bene anche contro i raffreddori. In Giappone lo usano negli ospedali per integrare la dieta dei pazienti ed è un alimento suggerito per chi ha difficoltà a ingerire cibi solidi poiché contiene calorie che vengono bruciate lentamente.

Uso

Solitamente si usa come addensante per zuppe, salse, sughi, ma anche dolci e gelati. Se aggiunto a piatti di verdure e frutta, dona una consistenza vellutata, contrastando anche l’effetto che, per esempio, la frutta può avere sugli intestini deboli; inoltre, rende più soffici i prodotti da forno. Come addensante, si usa anche nella cucina tradizionale giapponese, che con il kuzu ha a che fare da molto tempo; addirittura, il kuzu in Giappone è uno degli alimenti più contraffatti essendo molto ricercato, ma allo stesso tempo molto costoso.

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