Tanti articoli e recensioni sulla salute e sul benessere!

Il lucro sui prodotti per celiaci: appello di una mamma

Il prezzo riportato sull’etichetta dei prodotti per celiaci è un prezzo giusto? Marina Pellizzari, una donna di Verona, celiaca e mamma di un bambino celiaco, ha lanciato un’appello sulla piattaforma web change.org, per attirare l’attenzione del ministro della Salute Beatrice Lorenzin. La richiesta di questa mamma è molto semplice: che i buoni spesa da 100 euro che vengono erogati dallo stato ogni mese, siano spendibili anche al supermercato e non solo in farmacia. In Italia si contano più di 135mila celiaci, 12mila di questi hanno subito aderito alla campagna iniziata da Marina. L’indignazione deriva dal prezzo esorbitante dei prodotti senza glutine. “Non mi piace il fatto che si lucri sulla celiachia – scrive Marina nella presentazione della petizione su change.org – non si può pagare un chilo di farina che è semplicemente un misto di farina e amido di riso e mais 6,70 euro, è un furto”. I prodotti per celiachi, inoltre, che non sono affatto medicinali, ma prodotti con ingredienti selezionati per incontrare l’esigenze di chi è intollerante al glutine, in farmacia si vendono a un prezzo nettamente maggiore rispetto al quelli del supermercato. Nonostante ciò, la spesa annua di un celiaco risulta molto più costosa rispetto a chi non ha problemi di intolleranze. Questo può essere un elemento scoraggiante nel momento degli acquisti e che limita le scelte economiche di chi non per sua volontà non può consumare prodotti contenenti glutine. L’appello di Marina, indirizzato al ministro Lorenzin, è una richiesta di equanimità, nella speranza che lo stato intervenga perché non si speculi più sui prodotti per celiaci.

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Settimana crudista: a settembre fornelli spenti sul Monte Rosa

Se amate esplorare i diversi universi e stili di vita che ruotano attorno al cibo, amate la montagna e l’idea di una vacanza alternativa vi alletta, vi segnaliamo la “Settimana crudista” che si terrà in Val d’Aosta dall’8 al 14 settembre presso il Romantik Hotel Jolanda Sport di Gressoney La Trinitè.

Un’idea per esplorare i segreti del mondo del crudismo, un modello di alimentazione per il quale si sceglie di consumare prodotti, generalmente di origine biologica, non lavorati e soprattutto non cotti perché secondo i sostenitori di questo regime alimentare la cottura altererebbe le proprietà degli alimenti privandoli in gran parte delle vitamine e i sali minerali che li caratterizzano.

La particolarità dell’iniziativa con vista sul Monte Rosa è l’unione tra vacanza in montagna e corso di cucina; il programma prevede infatti mattinate di passeggiate e relax tra gli splendidi paesaggi della zona per poi nel pomeriggio (non) mettersi ai fornelli per il corso di cucina crudista. A condurre le lezioni sarà una professionista del campo: Laura Cuccato, che insegnerà agli ospiti a realizzare ricette nuove ed esclusive, rispettando i principi della “filosofia” crudista. A cena infine, si potrà godere dei sapori e dei frutti del lavoro pomeridiano.

È possibile partecipare al solo corso di cucina o scegliere il pacchetto che comprende anche il soggiorno in hotel, di certo un’idea originale e curiosa per le ultime vacanze d’estate.

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No Seconds – Comfort Food e Fotografia: Henry Hargreaves sbarca a Venezia

Un momento complicato, una giornata andata storta, un po’ di tristezza, una situazione difficile da affrontare … Poi un’occhiata al frigo e alla dispensa e quel cibo, quel piatto per noi speciale che fa andare tutto al suo posto o almeno migliora l’umore e fa sembrare tutto un po’ più semplice, ci consola ecco. Magie del cibo, più esattamente del comfort food: quel cibo in particolare, che sottolinea il momento e consola palato e anima. È esattamente questo il leitmotiv di Henry Hargreaves, No Seconds – Comfort Food e Fotografia, l’eccezionale lavoro di Henry Hargreaves, in mostra a Venezia dal 7 settembre al 24 novembre. Il fotografo neozelandese che ha fatto del connubio tra cibo e fotografia il suo marchio di fabbrica, espone per la prima volta le sue opere in Europa realizzando un percorso visivo unico nel suo genere a partire dalla location che ospiterà l’evento: il museo della follia di San Servolo, ex manicomio maschile veneziano. Il cibo come conforto attraversa tutte le sezioni della mostra, a partire dalla serie da cui scaturisce l’iniziativa messa in scena a Venezia: No Seconds, dedicata agli ultimi pasti dei condannati a morte nelle carceri americane; si potranno poi vedere alcuni scatti delle serie Band Riders che immortalano i peccati di gola delle star nel momento delicato prima di salire sul palco e Deep Fried Gadgets dove la tecnologia “fritta” fa emergere prepotentemente il lavoro di ricerca di Hargreaves tra cibo e cultura di massa. Un evento inusuale che soddisferà gli appassionati di entrambe le materie e sarà arricchito dalla presenza di noti chef italiani che prenderanno parte alle attività previste a margine della mostra, tra le quali dibattiti sul tema, degustazioni e un movie contest per il pubblico della rete.

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Hamburger di cellule staminali per vegetariani? Sì o no?

Poco più di due settimane fa, tutti i mezzi di comunicazione parlavano di un’incredibile innovazione: l’hamburger di cellule staminali. Dopo mesi e mesi di studi ed esperimenti, gli scienziati della Maastricht University in Olanda sono riusciti a trasformare un mucchietto di staminali in un pezzo di carne, che è stato presentato e degustato per la prima volta all’inizio del mese di agosto a Londra. L’opinione pubblica si è già sbizzarrita a proposito. C’è chi lo chiama “Frankenburger” (da Frankenstein) poiché è un prodotto non naturale, fatto in laboratorio, con tutti i rischi da questo derivanti. C’è chi ha già individuato nell’hamburger sintetico la carne per vegetariani, un’alternativa ecologica alla carne vera e propria. Come spiega lo stesso autore della ricerca Mark Post: «Le mucche hanno bisogno di 100 grammi di proteine vegetali per produrre solo 15 g di proteine animali commestibili. Quindi abbiamo bisogno di usare moltissimo cibo per nutrirle, per poi nutrirci della loro carne. Con la carne coltivata non bisogna uccidere la mucca e in più non viene prodotto metano». Un risparmio nell’uso di terra e acqua e un consumo globale di energia inferiore del 70%. I critici culinari che l’hanno assaggiato in anteprima dicono che la consistenza è quella giusta, ma sul gusto c’è ancora da lavorare. Di tempo ce n’è, visto che il costo attuale per una polpetta di carne è di 250.000 sterline (290.000 euro). Ma la vera questione è, cosa ne pensano i vegetariani? Lo mangereste l’hamburger sintetico?

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Universo Vegano: il primo fast food vegano made in Italy!

Se fino a poco tempo fa, i fast food erano off-limits per vegetariani e vegani, con la nascita della catena di punti vendita take away Universo Vegano, anche in Italia vegani, vegetariani e, perché no, anche gli “onnivori” possono trovare un fast food totalmente cruelty-free! Il primo Universo Vegano è nato a Roma lo scorso marzo, il franchising si è poi rapidamente diffuso anche in altre città italiane, come Varese, Savona, Cagliari, Verona, Milano, Torino, un secondo punto a Roma, e c’è in progetto di esportare l’iniziativa anche all’estero. La mission che sta alla base della creazione di Universo Vegano, è quella di offrire un prodotto alimentare invitante ed economico, con tutti i requisiti del fast food, che però, allo stesso tempo rispetti gli animali e che sposi uno stile di vita non violento e ambientalmente sostenibile! Per di più, gli alimenti utilizzati sono tutti naturali e possibilmente a km0, contribuendo a lanciare un messaggio di vita sostenibile per tutti, animali compresi. Se visitate il sito di Universo Vegano, potrete farvi un idea del variopinto menù che viene offerto nei negozi: dalle piadine, ai kebab vegetali, dai hot-dog di wurstel vegetali, ai diversi tipi di burger (con funghi, spinaci, verdure, lenticchie, legumi e cereali!). Oltre all’impegno a soddisfare l’esigenza di un “boccone veloce” cruelty-free, Universo Vegano si impegna anche a devolvere parte dei propri ricavi per sostenere “Pianta una pianta”, iniziativa benefica in collaborazione con l’associazione Onlus Poilon, che ha come obiettivo quello di contribuire alla riforestazione del deserto del Turkana in Kenya, zona resa desertica e inospitale dai cambiamenti climatici.

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Miss Washington DC dice no ai test sugli animali!

Bindu Pamarthi, eletta miss Washington DC 2013 e una delle giovani partecipanti alla parata di Miss America, dice no ai test sugli animali, firmando la petizione “Be Cruelty-Free” promossa dalla HSUS, Humane Society degli Stati Uniti. L’iniziativa fa parte di una campagna condotta a livello mondiale per mettere fine ai test sugli animali per l’industria cosmetica negli Stati Uniti.

Bindhu Pamarthi Miss Johnston County

Questa pratica disumana è già stata vietata in molti paesi come Israele, India e in tutta l’Unione Europea, ma negli Stati Uniti continua a essere all’ordine del giorno. In più, diversamente da quanto accade in Europa, la maggior parte della popolazione ignora ancora che moltissimi prodotti, come trucchi, creme e lozioni, prima di essere messe in vendita vengono testate sugli animali, pratica da tempo consolidata, ma che non dimostra con certezza che tali prodotti possano essere usati senza pericolo dall’essere umano. Bindu Pamarthi ha rilasciato una dichiarazione per il sito della HSUS in cui ha affermato “Gli animali non dovrebbero soffrire in nome della nostra bellezza esteriore. Vorrei poter lavorare con l’industria della cosmesi in modo da portare il mio contributo Cruelty-free alla parata di Miss America”. Chissà che questo messaggio di compassione e di rispetto per tutti gli essere viventi sia d’esempio per molte donne e ragazze e che Miss Washington DC sia la prima di tante altre reginette di bellezza che stiano dalla parte degli animali nella lotta contro i test dell’industria cosmetica!

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Ecco gli ultimi aggiornamenti dalla nostra cucina! Per visualizzare le ricette cliccate sulle foto! 🙂

Risotto di zucchine e melanzane con Castelmagno e chips di barbabietola

Risotto con Zucchine e melanzane

Pane con zucchine e pecorino

Pane alle zucchine e pecorino2

Pesto alla genovese

Pesto alla Genovese

Mousse al cioccolato

Mousse al cioccolato

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Festival Vegetariano di Gorizia 2013

Visto il successo delle due precedenti edizioni, anche quest’anno, dal 30 agosto al 1 settembre si svolgerà il Festival Vegetariano di Gorizia, organizzato da Biolab, azienda goriziana produttrice di cibi pronti per vegetariani. Come nel 2012, l’evento si svolgerà nel centro storico di Gorizia dove saranno presenti stand di diversi tipi di espositori, dai produttori di prodotti alimentari bio, ai ristoratori veg, fino alle aziende “green”. Gli stand gastronomici offriranno un ampia scelta di menù vegetariani ideati da chef di fama internazionale. Il Festival è nato con lo scopo di sensibilizzare e informare un pubblico sempre più vasto sul rispetto dei diritti di tutti gli esseri viventi, sullo sviluppo sostenibile e sulla possibilità di una crescita economica etica. Considerando che il numero di italiani che sposano uno stile di vita e una dieta vegetariana o vegan (5 milioni nel 2013) è in continua crescita, il festival, alla sua quarta edizione, è ormai divenuto uno degli eventi principali a livello nazionale per il mondo “veg”, ambientalisti e simpatizzanti. Il programma della prossima edizione prevederà, come nelle edizioni precedenti, ospiti di rilievo del mondo vegetariano, personaggi legati al tema della sostenibilità e dell’ambiente, espositori delle maggiori marche italiani di prodotti bio e “cruelty-free”, workshop per bambini, momenti di spettacolo e intrattenimento. Si approfondiranno temi di attualità grazie alla partecipazione di esperti, chef, medici, scrittori e sostenitori della cultura vegetariana. Novità del 2013, sarà lo spazio dedicato alla lotta contro il randagismo, a cui verrà dedicato un evento specifico, di cui non si sanno ancora i contenuti specifici. Un’occasione davvero unica e imperdibile per tutti coloro che hanno fatto del vegetarianismo uno stile di vita a 360 gradi, per chi si sta avvicinando a questa filosofia di vita e per chi ha a cuore il proprio benessere e la salvaguardia del nostro pianeta. Per ulteriori informazioni, tenetevi aggiornati collegandovi al sito ufficiale www.festivalvegetariano.it, che ricordiamo, è un evento totalmente gratuito!

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I Vini Provenzali

Considero la Provenza come una regione vinicola molto ispirante.
Infatti, già gli antichi Greci avevano insegnato alle tribù locali come fare il vino! Oggi in Provenza dominano i vitigni grenache (39%), syrah (14%), carignan (11%) e cinsaut (8%) e secondo la tradizione meridionale francese, si producono vini con uvaggi spesso da tre o più vitigni.

Tipi di Vino:

Prevalentemente si produce vini rosè, una piccola parte di bianchi (concentrati fondamentalmente nelle zone attorno a Cassìs, sulle calanques) e rossi molto corposi. Il rosè sicuramente non è più il parente povero del rosso. In queste terre hanno capito come valorizzarlo a pieno. Il suo colore quasi di buccia di cipolla più che rosa, il suo profilo aromatico fruttato e floreale, e un’invitante sapidità al palato rendono questo vino “appetitoso”. È il vino più adatto a stare in tavola con la cucina mediterranea, della quale rievoca i profumi. Sicuramente i vini ricavati dai filari di basse vigne, coltivate sulle coste, prendono sapori “marini” per l’influenza del mare, del forte sole e del mistral che soffia caldo e asciutto. La gradazione di questi vini si aggira attorno ai 12,5°, ma magicamente non la si percepisce in modo incisivo: sono vini che si lasciano bere e lasciano una bella sensazione asciutta e fresca in bocca. Non a caso questi vini costituiscono l’85% della produzione della regione e l’8% della produzione mondiale.

Case Vinicole:

Tra le varie case vinicole si elevano quelli della AOC Bandol, piccola e antica zona di qualità affacciata sul mediterraneo, situata tra Marsiglia e Tolone. Questi vini sono davvero degni di attenzione e possono perfino invecchiare per una decina d’anni, sviluppando un’ottima evoluzione aromatica.

Tecniche di produzione:

Questi rosati sono fatti con la tecnica del “saignèe”: prima della torchiatura le uve rosse vengono lasciate a macerare per un breve periodo senza rimontaggi, estraendo quindi un po’ di colore rosso; il mosto viene poi separato dalle bucce e fermentato come per un vino bianco.

Gli abbinamenti:

Un buon rosato ha la particolarità di permettere nuovi abbinamenti con tutti quei cibi che normalmente “non si possono abbinare al vino”: olive, carciofi, spinaci, stuzzichini speziati, trovano un’ottima compagnia con questi vini a metà tra l’acidità di un bianco e il tannino di un rosso. Sono ovviamente l’accompagnamento per eccellenza dei prodotti tipici provenzali e della sua cucina.

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“Biere du Verdon”: la birra artigianale di Moustiers Sainte Marie

Nel paesino di Moustiers Sainte Marie, famosissimo per le sue ceramiche decorate e per la sua bellezza, ho avuto modo di fare una scoperta interessantissima. Per chi fosse un amante delle birre artigianali, in cima al paese, si trova una piccola birreria che serve freddissima la birra di produzione propria. Producono birra, idromele (bevanda alcolica prodotta dalla fermentazione del miele e altri ingredienti, a seconda del luogo di produzione), miele e aceto.

Biere du verdon

La birra che producono è ad alta fermentazione e nel brassaggio mescolano al mosto il loro miele che dona fortissimi aromi di erbe: al primo assaggio si percepisce una fortissima nota di rosmarino e di acido, caratteristiche prevalenti di questa birra, al secondo sorso in ordine colpiscono i gusti di lavanda e di timo, con un finale di miele. La gradazione è intorno al 7% ma non si percepisce. Questa birra quindi stupisce per i vari aromi che sprigiona e lascia un palato pulito.
I proprietari del birrificio sono Scipion, e Willy, i quali mi hanno detto: “noi non siamo birrai, è un hobby che ci piace, di base siamo apicoltori, produciamo miele, e con il miele diamo alla nostra birra i sapori di queste terre”. Per quanto loro lo prendano come hobby, il locale è sempre pieno e molta gente va a prendersi bottiglie e fustini da portarsi a casa. Il prezzo è incredibilmente onesto rispetto ai prezzi proposti in giro per la provenza, soprattutto considerato che si sta consumando un prodotto artigianale di qualità. Ho anche assaggiato l’idromele che ha il cuore della loro birra, ma è molto più alcolico, comunque ottimo! Il miele è molto buono e me ne sono portato a casa qualche chilo, soprattutto apprezzo molto quello di lavanda.

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