Tanti articoli e recensioni sulla salute e sul benessere!

Agricoltura biologica

Si sente sempre più spesso parlare di agricoltura biologica e prodotti biologici e con questo breve articolo cercherò di fornire qualche indicazione in più su come riconoscerla e, perché no, dove rivolgersi per diventare produttore in prima persona.

È un sistema produttivo che offre ai consumatori cibi freschi e genuini, rispettando nel suo svolgimento la natura e l’ambiente circostante. In campo si limita al minimo l’utilizzo di pesticidi, insetticidi e concimi chimici, la rotazione delle colture segue il ciclo delle stagioni, e nella trasformazione alimentare vengono messi al bando additivi, coadiuvanti e conservanti sintetici.

In più per la produzione di latte e uova anche il foraggio deve essere al 100% biologico, e una buona parte deve essere prodotta dall’azienda stessa. Il benessere degli animali è importantissimo e regolamentato, devono essere allevati a stabulazione libera ed all’aperto, non in gabbia o a catena.

La scelta di cosa produrre spetta a voi, ma nella scelta tenete presente in che zona operate: se siete in montagna scegliete ad esempio razze da latte bovine come la Grigio Alpina, la Valdostana(mantello bianco e rosso) o la Rendena(bellissimo mantello nero), se siete in collina su una località un po’ impervia puntate su capre e caprette, se in pianura dedicatevi alle galline ovaiole o quaglie. Per le colture vegetali optate per colture rustiche e tipiche del luogo come ad esempio orzo, farro, avena, segale, piante robuste e forti che non necessitano di grosse attenzioni ma solo di passione e tanta voglia di fare.

Per diventare imprenditore agricolo biologico si deve essere prima di tutto agricoltore a tutti gli effetti: per sapere quale documentazione fare e presentare indirizzatevi ai centri di assistenza agricola(CAA) come Coldiretti, Confagricoltura e Cia, vi daranno tutte le informazioni, nonché i modelli da compilare, vi assisteranno nella registrazione fiscale e previdenziale nonché nella tenuta delle scritture contabili. La parte amministrativa, sebbene un po’ laboriosa all’inizio, permette di accedere a finanziamenti europei e regionali in ambito biologico, quindi fatela e conservatela con cura. I controlli normalmente partono proprio da lì.

I regolamenti comunitari da leggere sono il 2092/91, poi semplificato enormemente dal n°1991 del 2007, ma tutto dipende da cosa volete produrre o commercializzare, ad esempio se uno vuole produrre pomodori, al momento in cui si presenta CAA deve specificare pomodori e sarà direttamente indirizzato al responsabile orticolo.

Per le etichette ogni Paese europeo adotta una propria etichetta nazionale, che però deve essere affiancata dal logo europeo obbligatorio, che è una insieme di 12 stelle bianche a forma di seme su sfondo verde. I controlli sono svolti da enti esterni autorizzati come ad esempio BIOS srl di Marostica.

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Simone Giampaolo racconta Espero? (Hope?)

Abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere con Simone Giampaolo, un ragazzo o di grande talento e sconfinata immaginazione che quest’estate assieme a due colleghi dell’università (Yifan Hu e Henrik Linnes) ha portato a termine un corto d’animazione chiamato Espero? (Hope?) dal messaggio molto importante: la sorte del nostro pianeta.

Simone Giampaolo, di origini italiane ma nato in Svizzera, ha concluso i suoi studi universitari presso la Bournemouth University (Regno Unito) presentando come lavoro finale Espero? (Hope?) un corto d’animazione variopinto e coinvolgente che parla a grandi e piccoli di un tema tanto attuale quanto fondamentale per il nostro futuro, ovvero la salvaguardia del pianeta terra.

Ecco Espero? (Hope?) e il sito di Simone Giampaolo

LCV: Come mai hai scelto questo tema per il tuo corto?

SG: L’anno scorso ho realizzato un corto incentrato sul razzismo e mi sono reso conto di quanto oggigiorno l’animazione sia uno dei mezzi più potenti per trasmettere un messaggio in maniera efficace e concisa. Se andiamo a vedere in TV la maggior parte delle pubblicità contengono un’animazione. Dopo questo corto, mi sono reso conto della risposta delle persone, soprattutto su internet, e quindi ho deciso di trattare un altro tema che mi stava a cuore, quello dell’ambiente. Prima di trasferirmi in Inghilterra, per pagarmi gli studi, ho lavorato per sei mesi per greenpeace come dialogatore. Purtroppo, trattando il tema dell’ambiente si rischia sempre di ricadere nell’ovvio o risultare arroganti nel giudicare l’essere umano e io non volevo questo per il mio corto. La mia storia cerca di sensibilizzare lo spettatore in maniera non invadente e si rivolge a un pubblico sia di adulti sia di bambini.

LCV: A chi ti sei ispirato per la creazione dei personaggi?

SG: I personaggi di Espero? (Hope?) sono volutamente molto naive e colorati. Per creare il personaggio dell’uomo mi sono ispirato al simpaticissimo bradipo dell’Era Glaciale, volevo che avesse quelle sue forme e movenze un po’ goffe e impacciate.

LCV: Chi ha realizzato la colonna sonora?

SG: È stato Roberto Arroba Piedra, un amico venezuelano, che fa il sound designer. Abbiamo lavorato insieme per quasi due mesi, per finire il tutto, lui mi inviava il materiale e io lo testavo in modo da capire se poteva andare bene o no per il corto. Alla fine abbiamo deciso di concludere con un tocco particolare: fare sì che i personaggi parlassero esperanto!

LCV: Come mai questa scelta linguistica?

SG: Diciamo che la mia scelta non è stata ben accolta dai miei professori. Trovo che l’inglese sia un mezzo estremamente efficace di comunicazione a livello globale, ma l’idea che il pianeta terra parlasse inglese non mi piaceva. La prima idea era quella di usare il latino, ma poi dopo un po’ di ricerche, ho pensato all’esperanto che era nato proprio per far dialogare i popoli in maniera pacifica aldilà di questioni nazionali o di confini. È stata un’impresa farlo doppiare, perché ho dovuto contattare una professoressa di esperanto della Bulgaria, che purtroppo non parla inglese, quindi tutte le comunicazioni sono avvenute in tedesco e poi ritradotte in inglese per i sottotitoli. È stata dura ma alla fine ce l’abbiamo fatta!

LCV: Quali sono i tuoi progetti futuri?

SG: Dopo la laurea, voglio dedicarmi un po’ a me stesso, viaggiare prima di iniziare un nuovo progetto in Polonia. Ho in programma di andare in Sudafrica a lavorare come volontario, poi mi rimetterò a lavorare su un nuovo corto!

Non c’è dubbio che Simone abbia fatto un ottimo lavoro! Noi ci auguriamo che Espero susciti in chi lo guarda lo stesso entusiasmo e la stessa riflessione che abbiamo provato noi e che sia d’esempio e ispirazione per tanti altri artisti. La questione ambientale è un tema molto serio e di grande attualità che tocca tutti noi, soprattutto le future generazioni, ed Espero racconta la storia della nostra madre terra con il piglio ironico e autocritico dell’adulto, senza tralasciare il linguaggio semplice e universalmente comprensibile dei bambini.

Noi auguriamo il meglio a Simone e vi consigliamo di guardare anche gli altri suoi lavori:
Poseidon
White+Black=Red

Buona visione!

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Ghent: una città a misura di vegetariano

La splendida cittadina fiamminga di Ghent, si trova a meno di un’ora di auto da Bruxelles ed è una tappa da non perdere per il turista vegetariano che si trova in Belgio.

Oltre a essere una città molto interessante per i suoi monumenti, i corsi d’acqua che l’attraversano e la bellissima piazza centrale, Ghent si distingue anche per la sua sensibilità e attenzione verso chi non mangia carne e pesce e per l’alimentazione salutare e naturale.

Tutte le scuole e gli esercizi pubblici, le mense degli uffici e delle aziende di Ghent, hanno infatti aderito all’iniziativa “Veggie Thursday”, ovvero il giovedì vegetariano, o come viene chiamato in fiammingo “Donderdag veggiedag”. Ogni giovedì in tutte le mense, infatti, sono serviti piatti vegetariani, non solo per venire incontro a chi ha fatto questa scelta di vita, ma soprattutto con lo scopo di invitare la popolazione ad assaporare nuovi ingredienti, a introdurre nella propria dieta cibi più salutari, sensibilizzare l’opinione pubblica verso la questione ambientale e le condizioni di vita degli animali allevati per il mercato alimentare. Questa iniziativa è stata bene accolta da subito da tutta la popolazione che ha fatto ormai propria l’abitudine di evitare la carne e il pesce almeno una volta a settimana.

E per chi fosse di passaggio per Ghent, non di giovedì, la città offre un ampio numero di ristoranti, fast food e negozi di prodotti biologici e vegetariani, perfino le famosissime patatine fritte belghe, che solitamente vengono fritte ben due volte nel lardo di maiale, trovano a Ghent la loro versione vegetariana nelle veggie fries!

Una città assolutamente da visitare per la sua tipicità e la sua grande ospitalità rivolta proprio a tutti!

Date un occhio anche al sito della città di Ghent http://www.visitgent.be/en/veggie-ghent

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Fattorie didattiche: imparare in fattoria

Nel mondo moderno dove tutto scorre frenetico, dove sembra non ci sia mai tempo per fermarsi un attimo ed assaporare la vita ed i suoi valori, le fattorie didattiche rappresentano una realtà innovativa ed estremamente interessante, per riscoprire la natura e perché no i valori di una vita sana e genuina, rispettosa dell’ambiente e delle specie animali e vegetali.

La fattoria è una normalissima azienda agricola che, tramite un apposito iter burocratico regionale detto Carta della Qualità, amplia i servizi offerti, con la conoscenza ed insegnamento delle attività svolte in campagna, coinvolgendo attivamente bambini, giovani e meno giovani, ad esempio nella raccolta di frutta e verdura, mungitura del latte e pigiatura dell’uva.

Pensate che da recenti ricerche risulta che il 30% dei bambini italiani non ha mai visto una pecora dal vivo, e addirittura due bimbi su dieci non hanno mai toccato una mucca. E tantissime persone non hanno ancora visto un orto con prodotti come pomodori, peperoni e radicchio.

Ed è proprio la fattoria didattica che s’inserisce come veicolo per valorizzare l’identità territoriale, le produzioni tipiche e locali, e uno stile di vita sano e naturale. Qui ai visitatori si cerca di insegnare un uso consapevole e sostenibile di cibo, acqua ed energia promuovendo una educazione alimentare e naturalistica.

Ma oltre al contatto fisico con la natura, con animali piccoli e grandi, comuni e rari, è bene ricordare la valenza spirituale della fattoria; permette di lasciarsi alle spalle i ritmi frenetici e serrati della vita quotidiana, e di interagire al meglio con il nostro io interiore alla ricerca di un equilibrio che sempre di più tendiamo a sfuggire. Lo possiamo ritrovare con qualche lavoro manuale in campagna, a contatto con gli animali, senza l’assillo delle lancette dell’orologio o del telefonino che squilla, dedicando qualche pausa anche a noi stessi, sia da un punto di vista fisico sia mentale.

L’argomento mi piace, la fattoria didattica è un prossimo obiettivo che intendo realizzare, puntando sulla tutela dell’ambiente e della biodiversità, con razze locali e rustiche come la gallina di Polverara, pony e capretti, e specie vegetali come olivi, vigneti, melograni, meleti, pereti, e un orto grande, completo, pieno di colori e profumi diversi ed amalgamabili. E pensare alla cura di un piccolo bosco, per permettere ad uccelli notturni e diurni di avere un riparo, un’area in cui nidificare e riprodursi, senza il timore di venire impallinati o sloggiati.

Per il resto date un’occhiata al sito fattoriedidattiche.biz. Buona lettura ed approfittate delle giornate aperte nelle fattorie didattiche: molte sono in programma proprio adesso!!!

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I musei del cibo di Parma protagonisti della giornata mondiale dell’alimentazione

Se avete in programma una gita per domenica prossima, scegliete Parma: in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, infatti, la città emiliana propone, per il prossimo 13 ottobre, una vasta gamma di iniziative in una domenica speciale che vedrà la rete dei Musei del Cibo aperta gratuitamente al pubblico dalle 10 alle 18.

Il cibo si sa, è vera e propria cultura e il circuito di strutture dedicate ai prodotti tipici del territorio parmense punta proprio alla tutela di quelle tradizioni, di quegli alimenti caratteristici ormai noti a livello mondiale. Il programma è variegato, dedicato a chiunque si impegni a comprendere e difendere il valore del cibo, ai grandi e ai più piccoli.

E perché possiate assaporare al meglio questa iniziativa vi proponiamo un assaggio delle proposte offerte dai musei coinvolti!

Tra le alternative vegetariane:

MUSEO DEL PARMIGIANO (Soragna)

  • Ore 16. “Parmigiano a tutte le ore”: conversazione storica sul formaggio per eccellenza, seguita da una visita guidata del museo e della mostra sulle imitazioni del Parmigiano nel mondo.
  • Per i bambini, “Una merenda appetitosa”: gli chef spiegano ai più piccoli come preparare un ottimo spuntino con prodotti tipici e di qualità

MUSEO DEL POMODORO (Corte di Giarola – Collecchio)

  • Ore 15 (su prenotazione). “Scopri un tesoro…al Museo del Pomodoro”, giochi in famiglia alla scoperta del museo e di piccoli premi!
  • Ore 15-17. “Scambia libro gastronomico,” un’ottima occasione per scambiare i libri di cucina che non si usano più e tornarsene a casa con ricette tutte nuove e da provare.
  • Ore 16.00. “Il pomodoro pubblicitario: un secolo di comunicazione della conserva parmigiana”, un percorso alla scoperta delle pubblicità storiche di questo prodotto dagli anni venti ai giorni nostri. A seguire visita guidata del museo.

Inoltre, per gli onnivori:

MUSEO DEL SALAME (Castello di Felino)

  • Ore 15.00. Apertura della mostra “Maiali di carta” percorso attraverso i volumi storici che hanno per protagonista questo animale . A seguire “Parole a fette” conversazione sul maiale e l’origine dei nomi dei salumi, successivamente visita guidata del museo.

MUSEO DEL PROSCIUTTO (Langhirano)

  • Ore 15-17. “Al Museo la scienza è servita” esperimenti scientifici per i piccoli (e non solo) per comprendere i processi di trasformazione e conservazione degli alimenti.
  • Ore 16. Visita guidata e a seguire “Gara di panini al crudo tra giovani chef” con il pubblico in veste di giudice.

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La casa di paglia: il metodo Greb

Chi di noi non conosce la fiaba dei tre porcellini, in cui ogni porcellino ha costruito la casa secondo il proprio desiderio? Chi in paglia, chi in legno e chi in mattoni. Le case in paglia con il metodo Greb riassumono in maniera sinergica, tutte e tre le tecniche. Vediamo come.

Sul mondo dell’edilizia non convenzionale, si potrebbero scrivere interi tomi, ma noi in questa sede, metteremo in evidenza i vantaggi correlati ad ogni singolo elemento che costituisce il metodo Greb.

Innanzi tutto è doverosa una precisazione: la paglia non è fieno. La paglia è la parte secca tra il rizoma e la spiga, di piante come orzo, grano, segale e riso.
Per la costruzione delle abitazioni, la paglia viene compressa in balle, il che la rende altamente ignifuga, perché vi è una bassissima presenza di ossigeno, vero combustibile per un incendio.

Le pareti costruite in balle di paglia hanno un alto isolamento termico, tenendo la temperatura costante all’interno dell’abitazione sia in estate che in inverno. La maggior parte di queste abitazioni non necessita di impianto di riscaldamento.
La paglia ha un grande effetto fono-assorbente, di conseguenza le abitazioni usufruiscono di un vantaggioso isolamento acustico.

L’utilizzo del legno garantisce la realizzazione di case antisismiche, grazie all’elasticità del legno stesso. Per la costruzione delle case, anche a più piani, vengono utilizzate piccole assi, che non comportano l’utilizzo di gru o apparecchiature costose.

Dall’edilizia in mattone, ad esempio, riprendiamo le finiture e la pavimentazione fatta in cocciopesto.

Con questi tre semplice ingredienti, paglia, legno e mattoni, con il metodo Greb potrete realizzare la casa dei vostri sogni, che per estetica e confort , non ha nulla da invidiare ad una casa in edilizia convenzionale. Ma il sogno non finisce qui. Perché alla base di questo metodo costruttivo, non c’è solo la realizzazione di case sostenibili, ecologiche e passive, ma la volontà di riscoprire uno stile di vita più umano e condivisibile. C’è la speranza di riscoprire antichi sapori di vita comune, in quanto le case possono essere realizzate in auto-costruzione e fondere il tutto con la tecnologia di oggi.

Se i nostri porcellini avessero intuito la forza sinergica di questi tre elementi, avrebbero indubbiamente costruito tre bellissime case Greb.

Per vedere e toccare con mano una casa costruita con questo metodo potete visitare il Blog di Vanessa o contattare l’associazione promotrice di questa tecnica

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Azienda Agricola Fighera Adelino e Paolo

Nel giugno del 2009, il paese di Vallà, dove si trova l’azienda agricola Fighera Adelino e Paolo, è stato colpito da una tromba d’aria devastante, la più forte degli ultimi 30 anni in Veneto, che ha raso al suolo ettari ed ettari di coltivazioni e danneggiato non solo le infrastrutture, ma anche l’economia di moltissime attività della zona.

In quattro anni, aziende agricole come quelle dei Fighera hanno dovuto radunare le proprie forze per ricostruire ciò che era stato distrutto e rimettersi in piedi.

Oggi l’azienda agricola Fighera, ha di nuovo ristabilito le proprie colture, di frutta e ortaggi e continua a lavorare tutto l’anno per portare al mercato e nel proprio negozio prodotti di ottima qualità a km0.

A farci da guida tra i frutteti e coltivazioni di ortaggi, è Annarita, che insieme al padre Adelino, la madre Antonia e i fratelli Gabriella e Paolo, portano avanti l’attività fondata dal nonno nel 1950. “In quattro anni abbiamo dovuto ricostruire tutto, erano rimasti due ciliegi e un melo” ci racconta Annarita “Abbiamo lavorato tantissimo, abbiamo dovuto rimettere su tutto. Ci sono venuti in aiuto moltissime persone, alpini, la protezione civile, volontari, gente che non ci conosceva e che è venuta qui armata di buona volontà e di attrezzi da lavoro. Dal male, è partita questa grande dimostrazione di solidarietà e generosità”.

Oggi Annarita mostra con orgoglio le loro coltivazioni di frutta e verdura. Le varietà di ortaggi comprendono carote, cavoli cappucci, pomodori, sedano, coste, asparagi bianchi e verdi, peperoni, cipolle, cipollotti, fagioli, cornetti, fagiolini, broccoli, cavolfiori, cavoli neri, zucchine, porri, patate americane rosse e bianche, le diverse varietà melanzane tonde, allungate e addirittura quelle bianche, un prodotto ancora di nicchia, che si trova raramente in vendita, ma dal gusto dolce, pasta compatta e buccia tenera. Tra le diverse tipologie di patate, i Fighera, coltivano anche le cornette e le particolarissime patate vitellotte, dal colore viola e dal gusto leggermente tartufato, molto difficili da trovare nei negozi.

Per quanto riguarda la frutta, invece, troviamo fragole, mele, pesche, kiwi, cachi, ciliegie, prugne e susine.

In questa azienda si lavora ancora come un tempo, si evita il più possibile l’utilizzo di diserbanti tanto che l’estirpazione delle cosiddette “erbacce” viene svolta principalmente a mano. Le diverse colture vengono fatte ruotare per far sì che il terreno non venga eccessivamente sfruttato. Per fertilizzare il terreno viene utilizzato un prodotto biologico a base di funghi, alghe e aminoacidi.

Noi che abbiamo provato i loro prodotti possiamo affermare che si tratta di frutta e ortaggi molto genuini e che nel gusto sano di questi alimenti possiamo sentire tutto l’amore e la dedizione che da anni i Fighera mettono nel loro lavoro. Provare per credere.

Azienda agricola Fighera Adelino e Paolo:
via Aurelia n°29
31030 Vallà di Riese Pio X° (TV) Italia
Telefono/Fax 0423 746220
www.vegetalmentesani.it

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Farmers market: qualità vera

Il farmers market o mercato del contadino altro non è che un punto vendita gestito direttamente dagli agricoltori della nostra città, nel quale è possibile acquistare frutta e verdura rigorosamente di stagione, a km zero, e caratterizzate da una freschezza e da profumi difficilmente eguagliabili.

Queste prelibatezze naturali passano direttamente dal campo alla nostra tavola, mantenendo sia le necessarie qualità di sicurezza sanitaria che, soprattutto, le peculiarità organolettiche, dalla consistenza alla fragranza degli aromi della frutta appena colta. Ed è proprio il susseguirsi biologico e cronologico delle stagioni che determina il suo assortimento completo, vario e mai ripetitivo , e che gli conferisce un aspetto cromatico, olfattivo e tattile sempre vario, affascinante e mutevole, garantendo un idilliaco rapporto con l’ambiente, grazie alla presenza di frutta e verdura solo di stagione, senza importazioni dall’estero, stoccaggi, trattamenti conservanti e trasporti transfrontalieri costosi ed inquinanti, che nel complesso genererebbero un aggravio per la nostra salute, per la salute dell’ambiente e, perché no, anche per le nostre tasche.

La filiera produttiva è dinanzi a noi, il produttore è davanti a noi, pronto e disponibile a soddisfare ogni nostra curiosità ed esigenza. Si sente spesso affermare che per mangiare sano si deve spendere molto, tale concetto è vero fino ad un certo punto, in quanto i costi sono direttamente proporzionali ai passaggi ed alle trasformazioni subite dal campo sino alla tavola, ma nel farmers market c’è un unico passaggio, senza trasformazioni, prezzi competitivi e qualità e freschezza ai massimi livelli.

In più oltre al cibo locale sano e fresco, si sostengono pure l’agricoltura di zona e l’ambiente circostante, limitando al minimo i consumi di anidride carbonica per trasporti e trasformazioni. E volendo tale inquinamento lo possiamo portare quasi a zero, andando ad esempio al mercato del contadino in bicicletta, favorendo sia il nostro corpo che la natura. A breve saranno presenti mele e noci appena colte, nonché deliziosi funghi coltivati dalle sbrise ai pioppini passando per i cardoncelli: pregiate materie prime fresche con cui preparare piatti genuini e gustosi, frugali o sofisticati a seconda dei vostri gusti e, perché no, magari inventarne di nuovi sfruttando i guizzi creativi dentro ognuno di noi.

Una curiosità: le mele rosse quest’anno, come le Stark Delicious, grazie all’amalgama del meteo, prima molto piovoso e poi decisamente assolato, hanno raggiunto dimensioni e grado zuccherino superiori alle aspettative, e bucce(pericarpi) di un bellissimo rosso, croccanti, gustose e ricche di principi nutritivi. Non lasciatevele sfuggire!

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Proviamo ad essere più freegan!

Per chi non lo sapesse, freegan è una parola composta da free (libero, ma anche gratuito) e vegan (filosofia di vita che rifiuta ogni forma di sfruttamento degli animali, che sia per alimentazione, abbigliamento, spettacolo e ogni altro scopo). Creato da Alan Weissman, questo termine identifica un movimento, un modo di condurre la vita evitando di partecipare all’economia convenzionale e riducendo al minimo il consumo delle risorse. La condotta freegan è improntata sulla vita comunitaria, la generosità, l’impegno sociale, la libertà, la cooperazione e la condivisione, tutti concetti che sembrano non adattarsi alla nostra società materialista, competitiva e standardizzata.

I freegan portano al massimo livello possibile il rispetto per la natura; infatti, convinti che la loro avversione e lotta contro solo alcune corporations non avesse nessun risultato soddisfacente e che comunque non fosse sufficiente, si sono schierati contro l’intero sistema economico. Boicottano le regole del sistema economico che spinto dalla sola idea del profitto ignora qualsiasi considerazione etica e anzi danneggia il nostro ambiente. Quindi, i freegan fanno a meno dell’attività tipica del mondo del consumismo: l’acquisto. Evitano, per quanto possibile, di comprare ciò che serve loro per vivere. Aggiustano quello che trovano e scambiano in modo gratuito, raccolgono tutto ciò che di commestibile cresce nei parchi, coltivano orti. Poi praticano il dumpster diving ossia recuperano dai rifiuti tutto ciò che è ancora utilizzabile, tutto ciò che il mondo consumista elimina. Nei rifiuti si trovano enormi quantità di cibo ancora confezionato, cestinato solo perché prossimo alla data di scadenza o ammaccato. I freegan recuperano quello che la società del consumo e dello spreco ritiene scarto. Il dumpster diving sarà un po’ estrema come pratica, ma diminuire la nostra dose di consumismo non farebbe male a nessuno.

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Sladka Istra 2013: Dolce Istria il festival internazionale dei dolci e prodotti dolciari!

Giusto a dieci minuti dal confine italiano, nella bellissima città slovena di Capodistria (Koper) il 21 e il 22 settembre 2013 si svolgerà il festival internazionale dell’arte dolciaria Sladka Istra 2013, in italiano Dolce Istria. Per chi fosse nei paraggi o vivesse nelle regioni che confinano con la Slovenia, vale assolutamente prendersi un weekend di dolcezza per visitare i numerosi espositori e partecipare alle conferenze, dimostrazioni e workshop! Lo scopo dell’evento è di rievocare e recuperare l’antica arte pasticcera dei nostri antenati, trattando allo stesso tempo le innovazioni più moderne del settore pasticceria in Slovenia e nel mondo. Tra le viuzze dell’incantevole città di mare di Capodistria scoprirete le tradizioni, le nuove tecniche dolciarie e potrete perdervi tra i vari assaggi e acquisti golosi tra i vari banchetti. A proposito di assaggi, gli organizzatori hanno pensato a un coupon degustazione per poter liberamente approffittare di un pasticcino o di un invitante cioccolatino. A Sladka Istra, non mancheranno numerose attività sia per grandi sia per piccini, di tipo pratico, teorico e dimostrativo e potrete assistere alle premiazioni dei vincitori dei contest “Il più originale dolce dell’Istria”, “Moscato della dolce Istria” e “La migliore torta della Dolce Istria”. Se siete in zona o vi va un weekend all’insegna della dolcezza e della golosità prendetevi il tempo di visitare questo festival unico sullo sfondo della meragliosa Koper. Per maggiori informazioni sugli espositori e programma dettagliato delle due giornate, visitate il sito ufficiale dell’evento www.sladka-istra.si

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