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Che cosa mangiano i vegani? Ecco quello che si chiede, in preda a un black out improvviso, chi si trova ad invitare a cena un animale vegano. L’alimentazione vegana e la quadratura del cerchio sembrano essere due probelmi ugualmente insolubili e tutto il bagaglio di ricette vegane e vegetariane disponibili nella nostra tradizione gastronomica sembra ad un tratto scomparso.

Ecco allora qualche indicazione su cosa mangiano i vegani

1) Pasta.
Cosa mangiano i vegani? La cosa più semplice: la pasta al pomodoro. Ma può andare bene anche un’aglio olio peperoncino, pomodoro e olive, o una bella pasta e fagioli vegan… Basta che non sia (mi raccomando!) pasta all’uovo! Preferibilmente utilizzerete pasta integrale, buona per tutti ma indispensabile soprattutto nella dieta vegana. Se volete cimentarvi in qualcosa di più complesso potete provare la nostra versione della carbonara vegan o della pasta al ragù di seitan e zucchine.

2) Risotti.
Nel vostro memorandum su cosa mangiano i vegani potrete trascrivere pari pari tutte le ricette dei risotti più gustosi che avete preparato fino ad oggi, aggiungendo magari qualche versione aggiornata:  risotto alla zucca vegan, risotto al radicchio vegan, risotto vegan zucchine e limone, risotto allo zafferano e mele. La lista delle possibilità è infinita. Abbiate solo cura di non riportare, dal vostro vecchio ricettario, i rari casi in cui avete esagerato con un po di pancetta (o simili) e i classici risotti di pesce. Ah, mi raccomando, non mantecate con burro e non servite col grana. Avrete un piatto più buono, più leggere e, soprattutto, vegano.

3) Zuppe.
Fonte di nutrimento ma anche di calore in tutti i sensi: fisico e spirituale. Non c’è niente di più confortante di una zuppa, soprattutto di sera e con un tempo da lupi. Dentro a quella meraviglia tecnologica che è il pentolone la vostra fantasia può sbizzarrirsi nelle stregonerie più varie. Zuppa di amaranto e avena, vellutata di zucca violina, ribollita toscana e chi più ne ha più ne metta. Occhio però a non fare incantesimi strani al vostro commensale (a meno che non sia proprio questo il vostro scopo).

3) Piatti tradizionali rivisitati
Far rientrare alcuni piatti tradizionali nella categoria “cosa mangiano i vegani” è facile. Basta qualche accorgimento. Se poi allargate il cerchio dei piatti tradizionali ad altre tradizioni, il panorama comincia a diventare più ampio e suggestivo: una frittata vegana di carciofi, le crespelle ai funghi vegan, le internazionali lasagne alla bolognese vegan o le più estive lasagne crudiste, la già menzionata carbonara ma anche, all’orizzonte, ravioli cinesi e gnocchi cinesi di riso, hummus di ceci, un classico curry vegano ai ceci dal sapore indiano e il veggie sushi: tradizione per eccellenza.

4) Insalate.
Un’insalata è come una zuppa: serve un po’ di fantasia. A differenza della zuppa, la preparazione dell’insalata non richiede però le tenebre della notte e il segreto del pentolone. L’insalata vuole l’aria aperta: la sua è una ricetta pubblica. Per questo un giretto al mercato è proprio quello che ci vuole: per mettervi nel mood adatto e per stimolare la creatività curiosando in mezzo ai banchetti. Tutto, o quasi, ciò che vedete attorno a voi è una soluzione al vostro quesito su cosa mangiano i vegani. Suggerimenti? provate le nostre: insalata di quinoa, insalata autunnale, insalata di fagioli pomodori e mais alla messicana e tante altre.

5) Tofu, Seitan, Tempeh.
Quando chiedevate che cosa mangiano i vegani dovevate certo aspettarvi anche questo: tofu, seitan, tempeh. Non tremate. Non gettate la spugna proprio ora. Questi alimenti non provengono dallo spazio né sono stregonerie futuristiche da nouvelle cuisine. Sono al contrario cibi che appartengono a tradizioni millenarie che li amano e li apprezzano da secoli. Per comprenderli dovete pensarli come materie prime da forgiare, come tele bianche su cui dipingere… Più facile a farsi che a dirsi. Il consiglio è di familiarizzare con qualche ricetta: un tofu con alghe, delle scaloppine di seitan al limone, o un tempeh con verdure sono un buon punto di partenza. Solo in acqua si impara a nuotare. Tuffatevi e vedrete che in poco tempo potrete esprimervi più liberamente con questi cibi che restano fondamentali nella dieta vegana.

6) Dolci
Dulcis in fundo: Ecco il problema! Che dulcis ci mettiamo in fundo al menù vegano? Che cosa mangiano i vegani a fine pasto? Nettare e ambrosia? Non proprio. Qui l’arte delle sostituzioni sarà fondamentale e, non ve lo nascondo, conviene proprio affidarsi, anima e corpo, a una ricetta. Limitate all’osso la fantasia: le dosi, i tempi e persino i movimenti sono da seguire minuziosamente. La preparazione di un dolce è un esercizio di eleganza. E se il ballo riesce avrete il vostro gran finale: vegamisù, torta di mele vegan, chiacchiere, crostata vegana con marmellata di fragole, gelato vegano con banana e cocco, biscotti vegani alle mandorle e marmellata… per finire con un buon caffé. Quello è permesso a tutti.

Ancora qualche dubbio su cosa mangiano i vegani?

Beh sperimentate! Testatevi con le nostre numerose e gustose ricette, comprate qualche rivista di cucina vegana, andate a cena da un vegano che ha anche la fama di essere un vero goloso… E se pensate ancora che non sia possibile essere vegani e golosi allo stesso tempo, beh… Provare per credere!

Infine ricordate: qualsiasi cosa mangiano i vegani potete mangiarla anche voi! Il menu vegano è ricco, gustoso ed è per tutti!

 

Perché diventare vegani? Sembrano essere molti i benefici della dieta vegana e altrettanti i motivi per passare ad uno stile di vita 100% vegetale. Alla fine però le ragioni più importanti sono riconducibili a tre radici.

Ecco perché diventare vegani è un bene:

1) Per la nostra salute.
Perché diventare vegani significa eliminare dalla propria alimentazione quei grassi di origine animale che, secondo dati riportati dall’oncologo Umberto Veronesi, sono alla base del 30% dei casi di tumore. Come dire che un tumore su tre può essere evitato seguendo una dieta vegana. Non dimentichiamo poi che gli animali da allevamento sono trattati per legge con farmaci e antibiotici che vengono mischiati al loro mangime. In questo modo chi si nutre della loro carne offre ai batteri l’occasione di sviluppare l’antibiotico-resitenza nel corpo umano: con consguenze facilmente prevedibili. Una dieta costituita da alimenti vegetali è infine ricca di sostanze protettive e di antiossidanti che combattono i “radicali liberi” e quindi l’invecchiamento cellulare.

2) Per gli animali.
Perché diventare vegani singifica boicottare un’industria di prodotti di origine animale che prevede lo sfruttamento di una quantità enorme di esseri senzienti a cui è negata una vita felice. Per la sola Tyson Foods si parla di 42 milioni di polli, 170.000 bovini e 350.000 suini macellati ogni settimana! Si può cogliere la dimensione del fenomeno ricordando che diventare vegani tutti, significherebbe azzerare completamente numeri del genere: zero polli, zero bovini, zero suini. Per non parlare dei problemi relativi alla produzione massiva di latte e uova. L’industria del latte è la stessa della carne: le vacche non sono più animali. Sono macchine per la produzione del latte. I vitelli che partoriscono sono strappati loro subito dopo il parto e destinati a seguire o lo stesso destino della madre (se femmine) o il macello (se maschi). Nell’industria delle uova, invece, i pulcini maschi sono eliminati a migliaia per il semplice fatto che madre natura ha deciso che fossero inadatti alla produzione di uova.

3) Per l’ambiente.
Perché diventare vegani permette di sprecare meno acqua e di arginare il problema del riscaldamento globale. Secondo i dati scientifici riportati da Johnatan Safran Foer, il settore dell’allevamento è infatti responsabile del 18% delle emissioni di gas serra: il 4o% in più dell’intero settore dei trasporti.  Inoltre, se per produrre 1000 calorie di carne occorrono quattro metri cubi d’acqua, per produrre la stessa quantità di energia sotto forma di cereali, ne basterebbe mezzo metro cubo. A conti fatti un onnivoro inquina come sette vegani e ne consuma otto volte l’acqua.

…perché diventare vegani è una scelta etica!

Perché significa adottare l’unico stile di vita che rende possibile il futuro del pianeta e della nostra specie. E significa anche prendere coscienza delle implicazioni di sofferenza che le nostre scelte alimentari hanno per i nostri fratelli animali. I quali, a dirla tutta, non hanno meritato il trattamento che l’industria della carne riserva loro.

Ecco perché diventare vegani!

Meatless Monday: lunedì senza carne in California!

A San Diego, città nel sud della California, quasi al confine col Messico, il consiglio scolastico prende sul serio la dieta degli studenti. Nonostante fosse già presente da tempo nelle mense scolastiche delle scuole di San Diego e dintorni un’alternativa vegetariana, dal prossimo autunno, il sistema scolastico ha proposto e approvato i “Meatless Monday”, i lunedì senza carne. Secondo una ricerca, quasi il 28% dei bambini nella San Diego County sono in sovrappeso o obesi, il che li rende più suscettibili a malattie cardiache, pressione alta, diabete e altre malattie. Il consiglio scolastico inserirà i menù “lunedì senza carne” in tutte le mense, dall’asilo alle scuole elementari, con lo scopo di migliorare le prospettive di salute, felicità e successo degli studenti attraverso l’insegnamento di buone abitudini alimentari. L’iniziativa è appoggiata da varie associazioni tra le quali il Sierra Club e il San Diego Green Party che vedono i “Meatless Monday” come un inizio settimana con il piede giusto. Anche la sede di San Diego della University of California, la University of San Diego e il distretto scolastico di Los Angeles fanno parte dei sostenitori dei “Meatless Monday”. Obiettivo degli istituti scolastici è istruire gli studenti fin da piccoli a mangiare sano e con questa iniziativa si cerca di incoraggiare ancora di più il consumo di pasti vegetariani nelle scuole, anche se la scelta del 22% degli studenti delle elementari già cadeva sull’opzione vegetariana del menù. Il parere negativo di alcuni è dettato dalla consapevolezza che per alcuni studenti, con famiglie a basso reddito, la carne che mangiano a scuola è l’unica che si possono permettere, per altri non è giusto che il menù vegetariano diventi un’imposizione. Di fatto, l’iniziativa “Meatless Monday” non è obbligatoria e non si applica a chi, per esempio, si porta il pranzo da casa. Critiche o meno, la realtà è che i lunedì senza carne potrebbero fare il loro ingresso anche alle scuole medie e superiori nei prossimi anni.

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Molti si chiedono perché non mangiare le uova costituisca una regola d’oro della dieta vegana e perché tuorli e albumi non compaiano in nessuna ricetta vegana. L’uovo non fecondato in fondo non è un essere vivente e, a prima vista, il nutrirsene non rappresenta un atto contrario a un’etica cruelty free. Tuttavia la faccenda è in realtà più complessa e esistono almeno tre buone ragioni per evitare le uova.

Ecco allora perché non mangiare le uova è la scelta giusta:

1) Perché l’industria delle ovaiole e l’industria dei polli da carne sono la stessa industria. Una gallina ovaiola produce uova per circa due anni e poi, poiché la sua produttività diminuisce, viene mandata al macello per finire sulle tavole dei carnivori. Se allora siete vegetariani e non mangiate carne di pollo per evitare di uccidere galli e galline forse vi conviene considerare la possibilità di evitare anche le uova: perché non mangiare le uova è il solo modo per risparmiare la vita delle galline che le depongono.

2) Per il benessere degli animali. La gallina ovaiola può essere allevata in diversi modi, ma nessuno di questi permette all’animale di esprimere completamente il suo comportamento naturale. Se è allevata in gabbia passa l’intera vita in uno spazio minuscolo, generalmente delle dimensioni di circa un foglio A4, dove letteralmente impazzisce. Se è allevata a terra vive in un capannone a una densità di dieci esemplari circa per metro quadro, eternamente al chiuso. Se invece è allevata all’aperto ha maggior fortuna. Le galline allevate all’aperto dispongono dello stesso spazio al chiuso delle galline allevate a terra, ma hanno un accesso all’esterno che rende disponibili circa 4 metri quadri per esemplare. Se poi l’allevamento è biologico lo spazio esterno sarà sempre di 4 metri per animale, ma quello interno aumenterà per raggiungere una densità di circa sei galline per metro quadro. Il consiglio è, se proprio non volete rinunciare, quello di comprare uova bio: perché non mangiare le uova provenienti da un allevamento in gabbia o a terra è già un passo avanti. Con la consapevolezza che comunque questo non salva la vita della gallina.

3) Per rispetto nei confronti della vita dei pulcini. Si tratta della ragione decisiva per non mangiare uova, nemmeno quelle biologiche. Vi siete mai chiesti che fine fanno i pulcini maschi negli allevamenti di ovaiole? Per “costruire” la macchina da uova un allevatore deve far nascere pulcini femmina. Ma come fa a ottenre solo pulcini femmine? Non fa. O meglio: fa nascere quello che nasce e poi seleziona ed elimina i maschi gasandoli o tritandoli vivi. Il video choc degli attivisti di “mercy for animals” ha fatto il giro del mondo e anche in Italia si sono spesi molti articoli sul tema (tra le testate che se ne sono occupate ricordo “Il Corriere della Sera“, “Il fatto quotidiano“, “Il mattino“, “Il gazzettino“). E così molti hanno aperto gli occhi sul perché non mangiare le uova che provengono da questa orrenda filiera è un’azione compassionevole. Nessuna smentita sui metodi di eliminazione è infatti venuta dall’industria: segno che non c’è purtroppo nulla da smentire. Del resto le direttive europee prevedono tranquillamente che i pulcuni vengano uccisi col gas o col tritacarne. E se vi state chiedendo perché i maschi non siano utilizzati per farne dei polli, la risposta è che si tratta di una razza poco produttiva rispetto alla comune razza da carne. Non è redditizio allevarli: costerebbero troppo e nessuno li comprerebbe.

Ecco perché non magiare le uova fa parte di uno stile di vita vegan e cruelty free!

Perchè magiare le uova signfica sfruttare e uccidere le galline che le producono, significa prendersi gioco della vita. Perché la vita dei milioni di pulcini tritati appena nati deve far davvero riflettere sul nostro perverso rapporto con la natura e sulla follia di una civiltà che ha perso la misura delle cose.

Se avete dei dubbi sulla certificazione vegan e su quei bollini che da diversi anni popolano le etichette dei prodotti che acquistiamo al supermercato, l’articolo che state leggendo fa al caso vostro. Che differenza c’è tra tra certificazione vegan e marchio vegan? Che cosa garantisce una certificazione e cosa invece rappresenta il marchio? Ci si può fidare?

Marchio vegan vs certificazione vegan

1) Marchio vegan

Il marchio è un “simbolo” che trovate sulle etichette di alcuni prodotti e indica che l’azienda produttrice ha comprato il diritto di esporre quel determinato segno distintivo.
L’azienda può decidere liberamente di comprare uno di quei marchi vegan  (vegan ok, vegan society, qualità vegana ecc.) garantendo tramite un’autocertificazione che il suo prodotto è conforme al disciplinare della “casa” che vende il marchio. Chi certifica e chi produce sono, in questo caso, lo stesso soggetto.
Una fregatura? Non proprio. Prima di tutto l’azienda deve sottostare ai controlli che la casa creatrice del marchio può disporre nei suoi confronti. E, se anche quest’ultima non è obbligata a disporre tali controlli, mettendoci la faccia (vale a dire il suo marchio) è certamente nel suo interesse fare in modo che l’azienda marchiata “righi dritta”. E ovviamente, in caso contrario, può sospendere o impedire all’azienda l’utilizzo del suo marchio vegan.
La responsabilità civile e penale in caso di informazioni false circa la conformità a quanto rappresentato dal marchio resterà integralmente in capo all’azienda produttrice e di nulla, invece, risponderà la casa creatrice del marchio.

2) Certificazione vegan

La certificazione è un attestato rilasciato da un organismo terzo rispetto all’azienda produttrice e garantisce la conformità del prodotto a determinati standard qualitativi.
In questo caso chi certifica e chi produce non sono lo stesso soggetto e la certificazione vegan, esposta anche questa in etichetta, offre al consumatore una garanzia ulteriore rispetto al solo marchio vegan. La responsabilità della veridicità delle informazioni riportate è infatti, in questo caso, anche in capo all’ente certificatore di modo che quest’ultimo, oltre a metterci la faccia, si espone anche al rischio di finire in tribunale.
Inoltre teniamo presente che, sebbene nessuna legge dica cosa si possa etichettare come “vegano” e cosa no, la certificazione vegan si basa comunque su delle regole stabilite da singoli enti privati (biocert, ICEA) che si impegnano con serietà a garantire che il prodotto certificato escluda in ogni fase della propria realizzazione l’impiego di qualsiasi derivato di origine animale. Non solo: alcuni enti certificatori richiedono anche la garanzia che non siano stati utilizzati ingredienti che abbiano comportato direttamente o indirettamente l’impiego di esperimenti animali.

Certificazione vegan e marchio vegan sono quindi utili strumenti!

Marchio e certificaizone, spesso anche attraverso una reciproca collaborazione, offrono una importante garanzia per il consumatore sulla natura del prodotto che si sta per acquistare. Sta poi alle aziende produttrici scegliere, anche laddove producano di fatto alimenti 100% vegan, se spendere soldi per comprare l’utilizzo di un marchio o di una certificazione. E sta quindi a noi consumatori selezionare in maniera intelligente ciò che compriamo anche al di là di un bollino su un’etichetta.

(Immagine di Giorgia Romano)

Latte o non latte? Questo è il problema. Le proibizioni della dieta vegana sono spesso mal comprese dal pubblico onnivoro e anche i vegani alle prime armi non sanno spiegare chiaramente le loro motivazioni a chi chiede perché non bere il latte o consumarne i derivati sia tanto importante per un vegano.

Ecco allora perché non bere il latte vaccino

1) Il latte fa male.
Lo dice Colin T. Campbell nel suo China Study: il suo studio rivella che l’assunzione di caseina (la proteina maggiomente presente nel latte) è positivamente correlata allo sviluppo del cancro e che un’alimentazione a base vegetale sembra rallentare il moltiplicarsi delle cellule cancerogene. Molti studi inoltre sfatano il mito del calcio: il calcio del latte non sembra rinforzare particolarmente le ossa e, ad ogni modo, esistono molti alimenti di origine vegetale che forniscono al nostro organismo valide fonti di calcio alternative. Ecco perché non bere il latte: perché, se proprio non danneggia la nostra salute,  nemmeno ne è di beneficio. Nel dubbio, direi, meglio astenersi.

2) L’industria del latte e l’industria della carne sono la stessa industria.
Per produrre latte occorre che la mucca partorisca vitelli. Nel 50%  dei parti si tratta vitelli maschi e poiché, ovviamente, i maschi non possono essere adoperati per la produzione di latte, sono venduti alle industrie che li utilizzano come carne da macello. Ecco perché non bere il latte: perché comprando il latte della frisona compriamo anche la carne del suo vitello.

3) Il vitello viene torturato.
Esagero? Se trovassi un termine diverso lo utilizzerei. Ma non credo si possa chiamare diversamente la procedura per la quale il piccolo viene tolto alla madre pochi giorni dopo il parto e alimentato in modo artificiale, in box in cui, se è fortunato, riesce a mala pena a distendersi. E tutto questo perché il latte serve, dicono gli uomini, per la loro colazione. Ecco perché non bere il latte: perché amiamo gli animali, proteggiamo la vita e ci ripugna la violenza sugli infanti.

4) La mucca è sfruttata.
La faccenda dello “sfruttamento della mucca da latte” potrà far sorridere qualcuno ma i numeri non sono altrettanto divertenti. La vacca, che in natura vivrebbe circa quarant’anni, viene abbattuta dopo soli 7/8 anni. Durante questo poco tempo viene sfinita. Partorisce ogni anno, dopo essere stata di fatto violentata (quella cosa che viene chiamata eufemisticamente inseminazione artificiale) e non avendo visto i suoi vitelli per più di tre giorni ciascuno. Provate solo un attimo a mettervi al suo posto e capirete che c’è poco di divertente…

 

Ecco perché non bere il latte!

Perché consumare latte e derivati è contrario ai principi di ogni uomo e donna che si vogliano proclamare contrari alla violenza, amici della salute e degli animali, e nemici di ogni schiavitù.

Corso di cucina vegana a Torino – Febbraio 2016

Corso di cucina vegana: ricette per tutti i giorni con lo chef Martino Beria

Il giorno 11 febbraio a Torino, si terrà il corso di cucina vegana facile e veloce, tenuto dallo chef Martino Beria, il quale ci insegnerà alcune delle sue migliori ricette e ci svelerà i suoi trucchi del mestiere per portare a tavola tutti i giorni piatti semplici, veloci ma che non annoiano mai.

Quante volte avremmo voluto tornare a casa dopo una lunga giornata e sapere che è già tutto pronto, o che riusciremo a preparare una cena appetitosa in pochi minuti e senza grandi sforzi.
Una dispensa organizzata, un frigo ordinato e qualche buona idea suggerita da chi in cucina ci lavora tutti i giorni, possono essere le chiavi che aprono la porta a un’alimentazione quotidiana sana e gioiosa, fatta di ingredienti semplici, di stagione e privi di derivati animali.

Il corso sarà ispirato dalle ricette e dagli approfondimenti sul lifestyle vegano contenuti nel libro Vegano Gourmand, scritto da Martino Beria e Antonia Mattiello ed edito da Gribaudo Feltrinelli.

Questo corso non sarà solamente l’occasione di scoprire ricette nuove e degustare la cucina vegana, ma sarà anche luogo di apprendimento di quelle che sono le tecniche di cottura e di conservazione del cibo più efficaci e utili nella vita di tutti i giorni.
Potrete approfittare dell’esperienza dello chef Martino Beria per approfondire le vostre conoscenze sulla realizzazione di piatti quotidiani completi e gustosi, che renderanno la vostra vita in cucina un momento sereno, divertente e assolutamente… appetitoso!

Il docente

A tenere il corso sarà lo Chef Martino Beria chef vegano, fondatore del sito lacucinavegetariana.it, esperto di cucina naturale, tecnologo alimentare e consulente per aziende del settore.

PROGRAMMA DELLA SERATA:

Giovedì 11 febbraio 2016

Durante la serata verranno realizzate e degustate ricette di diverso tipo, spaziando dai piatti unici ai primi o ai secondi, tenendo sempre in mente i principi guida di questo corso: la velocità, la fattibilità e la bontà di tutte le ricette presentate.
Alcune delle ricette del corso saranno tratte dal libro Vegano Gourmand di Martino Beria e Antonia Mattiello, edito da Gribaudo-Feltrinelli.
Vegano gourmand anteprima

Acquista online la tua copia

Alla fine di ogni spiegazione, tutti i partecipanti degusteranno i piatti preparati.

Acquista online il corso

A chi è rivolto:

  • agli “onnivori” appassionati di cucina
  • alle persone che si stanno avvicinando all’alimentazione Vegan-vegetariana
  • a chi, già vegetariano, vuole saperne di più scoprendo nuove ricette
  • a chi vuole scegliere un modo di alimentarsi sano
  • a chi cerca nel cibo l’energia e la vitalità

Dove:Concessione Lavella Via Torino, 42H – VOLPIANO
Tel. 011 -9978751
Quando: giovedì 11 febbraio 2016

A che ora: dalle 20:00 alle 22:30

I partecipanti al corso riceveranno in omaggio un praticissimo contenitore con valvola Tupperware Ventsmart Alto:
Ventsmart Alto da 18 l
L’aria fresca è la chiave con cui conservare frutta e verdura come appena raccolte. Ma alcune ne hanno bisogno più di altre. Le valvole regolabili assicurano che ogni alimento abbia proprio quella di cui ha bisogno per preservarsi al meglio.

 

Costo del corso: 60,00€

Per iscriversi al corso è necessario compilare il modulo che trovate QUI. Il modulo deve essere portato a mano la sera del corso.

Bonifico su codice IBAN: IT 24 O 0760102000000095917548
Banca: Poste Italiane
Intestato a: Lacucinavegetariana.it
Causale: corso di cucina Vegana data_____– Nome e cognome

Pagamento: mezzo bonifico o paypal

Acquista online il corso

Inviare all’email info@lacucinavegetariana.it gli estremi del bonifico effettuato.

In caso di disdetta, per poter essere rimborsati, questa dovrà essere comunicata entro 7 giorni dall’inizio del corso.

Per informazioni ed iscrizioni:
www.lacucinavegetariana.it
info@lacucinavegetariana.it
cell. 3772643170
Dal lunedì al venerdì, 08.30-12.30 / 15.00-17.30

Qualcuno dice che diventare vegani fa dimagrire, qualcuno dice che fa ingrassare. Alcuni dicono che fa bene, altri che fa male. C’è chi dice che è difficile e chi invece sostiene che diventare vegani è facile. Ma una cosa è certa: vegani non si nasce. Ciò è vero almeno per la maggioranza di noi, perché il vegano non è quasi mai stato cresciuto in una famiglia di tradizione vegana, anzi: ha incontrato spesso l’opposizione e lo scetticismo di amici e parenti. Diventare vegani è una sfida, perché si tratta di una scelta non ancora accettata pienamente dalla nostra tradizione culturale.

Detto ciò, non disperate: diventare vegani è possibile, e la buona notizia è che sembra essere ogni giorno più facile, grazie al proliferare di proposte cruelty free in campo alimentare e non solo. Già, perché essere vegani non è solo un fatto alimentare, ma riguarda anche altri ambiti della nostra vita.

Riguarda tra le altre cose il vestire, per soddisfare il quale non potrete certo utilizzare pellicce di visone, e nemmeno inserti di pelliccia più o meno nascosti, scarpe o cinture in pelle, maglioni in lana, vestiti in seta… La cosa si fa complessa? Forse. E allora veniamo ai nostri consigli.

1 Take it easy. Non pretendete di diventare vegani al 100% da un minuto all’altro. Soprattutto fuori casa sarà difficile non trovarsi nella situazione in cui o vi adattate o saltate il pasto. Cercate di evitare il più possibile situazioni del genere, ma non illudetevi. Capiterà. In ogni caso un primo passo sarà quello di eliminare i prodotti di origine animali dalla vostra dispensa e di cercare di essere rigorosi almeno tra le mura domestiche. Da qualche parte dovete pure cominciare a fare sul serio.

2 Leggere regolarmente riviste di cucina. Perché il palato vuole la sua parte, e un vegano affamato non fa tanta strada. Per non sentire la nostalgia del cibo onnivoro bisogna infatti armarsi di ricette di spessore. Potete, anzi dovete, sperimentare voi stessi, ma le riviste di cucina vegana vi forniranno l’ispirazione necessaria (se volete qualche titolo eccone un paio: Vegan Life, Slowly Veggie, We veg).

3 Frequentare un corso di cucina. Si tratta di una fonte fonamentale di ispirazione, perché partecipare a un corso di cucina vegana vi metterà in contatto col carisma di uno chef che ha fatto della cucina la sua ragione di vita e che saprà trasmettervi la sua passione. Il contatto diretto con un maestro permette di assorbire molto più sapere di qualsiasi parola scritta, soprattutto quando si tratta, come in cucina, non proprio di una scienza… ma di un’arte.

4 Acquistare prodotti online. Questo vale soprattutto (ma non solo) per il vestire. Fare shopping cruelty free non è delle cose più semplici. I negozi di abbigliamento spesso non sono sufficientemente forniti in loco. Comprare online vi metterà quindi a disposizione una scelta ampia, mirata e di qualità. E se avete paura che quello che acquistate non vi piaccia o non vi stia bene, state tranquilli: il servizio di resi e sostituzione funziona benissimo! Da visitare sicuramente avesu.eu, punto di riferimento per lo shopping vegano (con un assortimento di più di 40 brand). Se invece volete un sito italiano, non perdetevi stiletico.it.

5 Informarsi e leggere libri. Conoscere come stanno le cose negli allevamenti, i benefici per la salute e per l’ambiente che la vostra scelta comporta, vi offrirà una motivazione costante per rimanere fedeli a una scelta che, diciamolo, non è sempre tutta rose e fiori. Si tratta di un passo da non trascurare.

6 Dieta corretta. Sarà necessario assicurare al vostro organismo l’assunzione di tutti i nutrimenti di cui ha bisogno (in primis gli amminoacidi essenziali nella corretta proporzione) ed eventualmente implementare la dieta con degli integratori (fondamentalmente olio di semi di lino per gli omega3 e integratori di B12 e D). Su questo argomento consiglio il libro Veg Pyramid di Luciana Baroni, che propone una serie di menu settimali diversificati in base al fabbisogno calorico.

7 Incontrare persone che condividono la vostra scelta. Last but not least. Perché le persone sono la sostanza vivente di ogni cultura e tradizione, sono la fonte reale di idee, ricette, proposte. E sono un esempio: esse dimostrano, in carne ed ossa, che essere vegani è possibile e bello… E potranno forse anche darvi qualche consiglio su come diventare vegani che a noi e sfuggito…

In ogni caso il consiglio d’obbligo è… Keep calm!

 

21 Giugno 2015, solstizio d’estate: ennesimo massacro di cani al Festival di Yulin, nel sud della Cina. Le proteste dell’intera società occidentale non sono riuscite nemmeno quest’anno a salvare dal loro destino i circa diecimila cani serviti come pietanze prelibate nei ristoranti locali. E l’indignazione per l’accaduto ha dato sfoggio sui giornali a slanci di compassione animalista ammirevoli, che però hanno fatto sorridere i più navigati e smaliziati tra gli animalisti, quelli veri s’intende…

Con che diritto infatti c’indigniamo contro chi cuoce cani e gatti quando siamo i primi a riservare lo stesso trattamento a maiali, galline, oche, conigli e chi più ne ha più ne metta?

Tutti vorremmo che fossero impediti i massacri di cani in Cina. Solo che bisognerebbe attaccare la spina prima di usare il cervello: e rendersi conto che la crudeltà verso gli animali è una realtà che, mutatis mutandis, si invera ogni giorno in tutto il mondo… Occidente compreso, visto che negli Stati Uniti ogni minuto vengono macellati 19.000 animali: una cifra che dovrebbe far girare la testa a chi è turbato dai soli, si fa per dire, 10000 cani uccisi a Yulin. E invece?

E invece è stato scritto su alcuni “autorevoli” giornali che ciò che accade in Cina è un’altra storia. Perché in Cina non esistono allevamenti di cani su larga scala, e l’assenza di tali allevamenti controllati comporta il rischio di diffusione della rabbia tra gli uomini. Inoltre, continuano, c’è da dire che per la maggior parte dei cani uccisi, si tratta di randagi catturati per strada o sottratti ai legittimi proprietari. Che infine l’assenza di regolamentazioni commerciali favorisce la diffusione della criminalità.

Embè? …Non si stava parlando di massacri, crudeltà, trattamenti inumani, uccisioni a scopo alimentare? Non stavamo prendendo le parti di quei disgraziati cani? O avevo capito male e di quei cani non ce ne frega niente e siamo invece preoccupati di non contrarre la rabbia o di non venire rapinati agli angoli delle strade? O forse a urtare la nostra sensibilità è il fatto che quegli animali siano sottratti alla loro libertà di randagi o all’affetto del proprio padrone? Quest’ultima è una cosa senz’altro crudele. Ma non lo è ugualmente il generare una vita destinata a condurre l’intera esistenza in una gabbia, senza mai conoscere il piacere della libertà, con l’unico scopo di essere uccisa per dilettare i nostri palati raffinati?

Giunge alle orecchie un rumore stridulo e fastidioso, un rumore di unghie che si arrampicano inutilmente su specchi orma stanchi di essere sciupati. E se ne incontra di scalatori del genere, a cui però vorremo fare la cortesia di ripetere le belle parole di Gesù, in un passo che non andrebbe mai dimenticato del Nuovo Testamento:

“Come puoi dire a tuo fratello: ‘Fratello, lascia che io tolga la pagliuzza che hai nell’occhio’, mentre tu stesso non vedi la trave che è nell’occhio tuo? Ipocrita, togli prima dall’occhio tuo la trave, e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello.”

Milù, la mia gatta, è un animale spietato. Non starò a descrivere i raccapriccianti doni che mi sono stati offerti in questi mesi davanti alla porta di casa da quell’essere senza Dio; confido che la vostra immaginazione, tanto più se avete avuto a che fare con quella disgraziata famiglia dei felini, saprà indicarvi la direzione giusta. Quella stessa creatura, in tenera età, era stata attaccata da un testardo esemplare di Bull Terrier e, quando l’avevo vista per la prima volta, aveva tutta l’aria di essere più di là che di qua… Non so se mi spiego. Ma, evidentemente, l’esperienza non aveva acceso in lei nessuna consapevolezza. Né il folclore di mio zio che la rincorre periodicamente per distoglierla dal suo malefico proposito può insegnarle in alcun modo il rispetto per gli altri esseri viventi. Certamente non così, visto che l’unico pensiero che può passarle per la testa in quel momento è che l’uomo che la insegue vuole, molto banalmente, rubarle la preda che ha tra le fauci. L’intento educativo le sfugge interamente.

È così che infatti educhiamo i figli e gli animali domestici: dissuadendoli dal torturare o uccidere altri animali. Ciò che facciamo è imporre il bene, impedendo loro in primo luogo di compiere il male: primum non nocere. E uno dei motivi per cui consideriamo la nostra specie superiore è proprio la capacità di conoscere il bene.

Poi però capita che se interroghiamo qualcuno sulle ragioni del suo mangiare carne, quello tira fuori il caso di coccodrilli, leoni, tigri e tutto uno zoo di creature carnivore che dovrebbero fornire l’esempio e la regola di come si sta al mondo… Piano!
Non ci si era appena messi dalla parte di chi insegna dall’alto di una cattedra? E cosa ci facciamo ora dal lato opposto a cercare di carpire, come scolaretti attenti, i segreti della natura matrigna dai cacciatori di tutto il creato?

L’uomo è diverso perché può scegliere coscientemente. Ed è migliore –  se proprio vuol dirsi migliore –  solo se sceglie coscientemente per il bene. È allora paradossale giustificare il proprio dominio sulle altre creature prendendo come regola la natura animale. Significa rinunciare all’unica cosa che potrebbe rendere legittimo il nostro dominio.

Infatti chi comanda ne ha il diritto solo se lo fa secondo giustizia e in vista del bene. E può agire in questo modo solo se possiede la coscienza del bene. I casi allora sono due: o tutti gli animali possiedono questa coscienza oppure la possiede l’uomo in esclusiva. Nel primo caso l’uomo non ha diritto di dominare sulle altre specie per il semplice fatto che non è migliore rispetto a quelle. Nel secondo caso, se comunque fa stabilire agli animali le regole della condotta, significa che  sta ignorando deliberatamente quella coscienza. In entrambe le eventualità viene meno la duplice ragione per cui l’uomo avrebbe il diritto al comando: il fatto di (1)  essere il solo ad avere coscienza del bene e di (2) decidere consapevolmente di guidare il suo gruppo in vista di quel bene, e non in modo casuale o in vista del male.

Vengono qui in mente le parole di Ulisse ai suoi compagni di viaggio:

“O frati,” dissi, “che per cento milia
perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia

d’i nostri sensi ch’è del rimanente
non vogliate negar l’esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”.