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Festival Vegetariano di Gorizia 2013

Visto il successo delle due precedenti edizioni, anche quest’anno, dal 30 agosto al 1 settembre si svolgerà il Festival Vegetariano di Gorizia, organizzato da Biolab, azienda goriziana produttrice di cibi pronti per vegetariani. Come nel 2012, l’evento si svolgerà nel centro storico di Gorizia dove saranno presenti stand di diversi tipi di espositori, dai produttori di prodotti alimentari bio, ai ristoratori veg, fino alle aziende “green”. Gli stand gastronomici offriranno un ampia scelta di menù vegetariani ideati da chef di fama internazionale. Il Festival è nato con lo scopo di sensibilizzare e informare un pubblico sempre più vasto sul rispetto dei diritti di tutti gli esseri viventi, sullo sviluppo sostenibile e sulla possibilità di una crescita economica etica. Considerando che il numero di italiani che sposano uno stile di vita e una dieta vegetariana o vegan (5 milioni nel 2013) è in continua crescita, il festival, alla sua quarta edizione, è ormai divenuto uno degli eventi principali a livello nazionale per il mondo “veg”, ambientalisti e simpatizzanti. Il programma della prossima edizione prevederà, come nelle edizioni precedenti, ospiti di rilievo del mondo vegetariano, personaggi legati al tema della sostenibilità e dell’ambiente, espositori delle maggiori marche italiani di prodotti bio e “cruelty-free”, workshop per bambini, momenti di spettacolo e intrattenimento. Si approfondiranno temi di attualità grazie alla partecipazione di esperti, chef, medici, scrittori e sostenitori della cultura vegetariana. Novità del 2013, sarà lo spazio dedicato alla lotta contro il randagismo, a cui verrà dedicato un evento specifico, di cui non si sanno ancora i contenuti specifici. Un’occasione davvero unica e imperdibile per tutti coloro che hanno fatto del vegetarianismo uno stile di vita a 360 gradi, per chi si sta avvicinando a questa filosofia di vita e per chi ha a cuore il proprio benessere e la salvaguardia del nostro pianeta. Per ulteriori informazioni, tenetevi aggiornati collegandovi al sito ufficiale www.festivalvegetariano.it, che ricordiamo, è un evento totalmente gratuito!

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I Vini Provenzali

Considero la Provenza come una regione vinicola molto ispirante.
Infatti, già gli antichi Greci avevano insegnato alle tribù locali come fare il vino! Oggi in Provenza dominano i vitigni grenache (39%), syrah (14%), carignan (11%) e cinsaut (8%) e secondo la tradizione meridionale francese, si producono vini con uvaggi spesso da tre o più vitigni.

Tipi di Vino:

Prevalentemente si produce vini rosè, una piccola parte di bianchi (concentrati fondamentalmente nelle zone attorno a Cassìs, sulle calanques) e rossi molto corposi. Il rosè sicuramente non è più il parente povero del rosso. In queste terre hanno capito come valorizzarlo a pieno. Il suo colore quasi di buccia di cipolla più che rosa, il suo profilo aromatico fruttato e floreale, e un’invitante sapidità al palato rendono questo vino “appetitoso”. È il vino più adatto a stare in tavola con la cucina mediterranea, della quale rievoca i profumi. Sicuramente i vini ricavati dai filari di basse vigne, coltivate sulle coste, prendono sapori “marini” per l’influenza del mare, del forte sole e del mistral che soffia caldo e asciutto. La gradazione di questi vini si aggira attorno ai 12,5°, ma magicamente non la si percepisce in modo incisivo: sono vini che si lasciano bere e lasciano una bella sensazione asciutta e fresca in bocca. Non a caso questi vini costituiscono l’85% della produzione della regione e l’8% della produzione mondiale.

Case Vinicole:

Tra le varie case vinicole si elevano quelli della AOC Bandol, piccola e antica zona di qualità affacciata sul mediterraneo, situata tra Marsiglia e Tolone. Questi vini sono davvero degni di attenzione e possono perfino invecchiare per una decina d’anni, sviluppando un’ottima evoluzione aromatica.

Tecniche di produzione:

Questi rosati sono fatti con la tecnica del “saignèe”: prima della torchiatura le uve rosse vengono lasciate a macerare per un breve periodo senza rimontaggi, estraendo quindi un po’ di colore rosso; il mosto viene poi separato dalle bucce e fermentato come per un vino bianco.

Gli abbinamenti:

Un buon rosato ha la particolarità di permettere nuovi abbinamenti con tutti quei cibi che normalmente “non si possono abbinare al vino”: olive, carciofi, spinaci, stuzzichini speziati, trovano un’ottima compagnia con questi vini a metà tra l’acidità di un bianco e il tannino di un rosso. Sono ovviamente l’accompagnamento per eccellenza dei prodotti tipici provenzali e della sua cucina.

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“Biere du Verdon”: la birra artigianale di Moustiers Sainte Marie

Nel paesino di Moustiers Sainte Marie, famosissimo per le sue ceramiche decorate e per la sua bellezza, ho avuto modo di fare una scoperta interessantissima. Per chi fosse un amante delle birre artigianali, in cima al paese, si trova una piccola birreria che serve freddissima la birra di produzione propria. Producono birra, idromele (bevanda alcolica prodotta dalla fermentazione del miele e altri ingredienti, a seconda del luogo di produzione), miele e aceto.

Biere du verdon

La birra che producono è ad alta fermentazione e nel brassaggio mescolano al mosto il loro miele che dona fortissimi aromi di erbe: al primo assaggio si percepisce una fortissima nota di rosmarino e di acido, caratteristiche prevalenti di questa birra, al secondo sorso in ordine colpiscono i gusti di lavanda e di timo, con un finale di miele. La gradazione è intorno al 7% ma non si percepisce. Questa birra quindi stupisce per i vari aromi che sprigiona e lascia un palato pulito.
I proprietari del birrificio sono Scipion, e Willy, i quali mi hanno detto: “noi non siamo birrai, è un hobby che ci piace, di base siamo apicoltori, produciamo miele, e con il miele diamo alla nostra birra i sapori di queste terre”. Per quanto loro lo prendano come hobby, il locale è sempre pieno e molta gente va a prendersi bottiglie e fustini da portarsi a casa. Il prezzo è incredibilmente onesto rispetto ai prezzi proposti in giro per la provenza, soprattutto considerato che si sta consumando un prodotto artigianale di qualità. Ho anche assaggiato l’idromele che ha il cuore della loro birra, ma è molto più alcolico, comunque ottimo! Il miele è molto buono e me ne sono portato a casa qualche chilo, soprattutto apprezzo molto quello di lavanda.

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La lavanda in Provenza

Il prodotto locale provenzale per antonomasia è proprio la lavanda. Gli ordinatissimi filari di questi cespuglietti viola percorrono ettari ed ettari di territorio inebriando tutto ciò che li circonda del loro profumo, soprattutto a luglio quando sono in piena fioritura! Il mio personale consiglio è quello di prendersi il tempo necessario per visitare in macchina o in bici i luoghi della lavanda. L’ideale è recarsi li la mattina presto quando il sole non è ancora alto, quando il silenzio e una brezza fresca invadono le campagne: accostate l’auto e scendete a respirare l’incanto di questi luoghi. Tra la seconda metà di giugno e la prima metà di luglio la lavanda fiorisce, dopo di che viene raccolta, setacciata e lavorata secondo una tradizione secolare. Tra i tanti prodotti che si realizzano con la lavanda, famoso è il miele di lavanda: il profumo intenso e fragrante, la consistenza porosa e cristallizzata, il sapore caratteristico e fruttato, lo rendono un finissimo miele da tavola da abbinare a formaggi stagionati, come montasio e pecorino sardo. E, in più, è consigliato nella cura delle vertigini e del mal di testa per le sue qualità calmanti e analgesiche. Lungo le “strade della lavanda”, da Sault a Valensole, da Manosque alle Gole del Verdon, è molto facile trovare chioschi, fattorie e piccoli negozietti a conduzione familiare che vendono prodotti legati al profumato arbusto viola: mazzetti freschi, saponi, saponette, oli essenziali, sacchettini profumati, ma anche caramelle, dolcetti, confetture e torroni. Chi poi ama il relax e la tranquillità, non può assolutamente rinunciare alla possibilità di fermarsi qualche notte nei bellissimi e appartati chambre d’hotes, immersi nella natura. Le camere sono arredare finemente, decorate con grande gusto e offrono tutti i confort a prezzi ragionevoli. Si può certamente affermare che questa parte della Provenza meriti una visita dettagliata per l’innumerevole quantità di luoghi naturali e di piccoli paesini medievali arroccati sulle colline come delle pietre preziose. Differisce molto dall’idea di mondanità e affollamento che caratterizza la Costa Azzurra, o dalla calda e sterminata Camargue. È un posto magico che conserva nei suoi colori e nei suoi profumi la sua grande unicità.

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I panifici e il pane provenzale

Molte volte, quando pensiamo alla Francia, nella nostra mente ci dipingiamo l’immagine del tipico francese che cammina per Parigi con la sua baguette sotto il braccio. A dire il vero, la baguette è solo un tipo di pane tra i molti che si trovano sui banchi del panifici.

Panifici:

A mio parere, le boulangerie francesi hanno un fascino del tutto unico, irripetibile altrove. E non è motivato soltanto dall’estetica di questi luoghi, ma soprattutto dalla qualità dei prodotti! Se parliamo di pasticceria, per esempio, non potranno mai mancare i croissant classici (non si trovano quasi mai farciti, ma vi assicuro che non ce n’è alcun bisogno), la fetta di flan, navette croccanti o il goloso pain au chocolat!

Pane:

Per quanto riguarda il pane, invece, i francesi amano le forme allungate: baguette, banette (più piccola e grossa), torchons (lunghe e arrotolate all’estremità), e chi più ne ha più ne metta! Da non perdere sono le boulangerie artisanal au feu de bois, ovvero, i panifici artigiali dove il pane viene cotto secondo le antiche tradizione in un forno a legna su una base di pietra. Il sapore e il profumo che acquista il pane preparato in questi forni, sono assolutamente unici! Una verà bonta che raramente si trova in Italia, quindi vi consiglio vivamente di provarlo! Al ritorno dalla vostra vacanza in Provenza lo rimpiangerete, ne sono certo! Inoltre in più di qualche boulangerie ho potuto trovare il pain au levain, ossia il pane lievitato con lieviti naturali, un acquisto davvero imperdibile per tutti coloro che ricercano cibi tradizionali e salutari.

Panificati:

La pissaladière, è forse la più interessante: si tratta di una focaccia farcita con cipolle cotte in aceto, olive, erbe provenzali e tanto buon olio d’oliva extra vergine! La più buona che abbia mai mangiato l’ho comprata in un piccolo centro vicino alle Gole del Verdon chiamato Trigance: in questo minuscolo paesino arroccato su una collina, proprio accanto al campanile, la proprietaria del panificio prepara ancora come si faceva una volta il pane con il suo forno a legna! Peccato averne comprata solo una! Da leccarsi i baffi!

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Lo chef di River Cottage Everyday presenta “Vegetariano gourmand”

Lo chef di River Cottage presenta “Vegetariano gourmand”, edito da Gribaudo, oltre duecento ricette vegetariane e vegane in un ricettario tutto colore e sapore! Hugh Fearnley-Whittingstall, chef e conduttore del tv-show britannico River Cottage (www.rivercottage.net), ha raccolto più di duecento ricette solo vegetariane (di cui un terzo vegane) in un ricettario che spazia dal comfort food, alle insalate, ma anche minestroni, zuppe, pasta, riso, stuzzichini, panificati, preparazioni senza cottura, contorni e ricette alla griglia o sul barbecue. Oltre alla bellissima e variopinta grafica con cui sono presentate le ricette e i contenuti, ci hanno colpito molto le foto, semplici, concrete e assolutamente efficaci nell’evocare il messaggio che Hugh vuole trasmettere di una cucina che riscopre i gusti semplici di una volta, sperimentando una cucina naturale, nuova e al contempo ben radicata nella tradizione, senza l’impiego di carne o pesce. Lo stesso autore, il quale non ha ancora sposato totalmente la dieta vegetariana, spiega nell’introduzione il perché ha deciso di scrivere un libro di sole ricette vegetariane. Il punto di vista di Hugh Fearnley-Whittingstall ci pare davvero interessante: ha un approccio molto aperto e consapevole nei confronti di aspetti che ci stanno molto a cuore come la sostenibilità ambientale, l’etica e il rispetto nei confronti degli altri esseri viventi, la salute. Tutto questo, viene raccontato con parole semplici, umane e dirette non soltanto ai vegetariani, ma anche agli onnivori senza la pretesa di “convertire” nessuno, ma di aprire la mente e il cuore verso un modo di cucinare e mangiare più sensibile e attento.

River cottage1

Lo stesso Hugh afferma “il mio scopo è cambiarvi la vita. Quello che voglio ottenere è convincervi a consumare più verdure, molte più verdure, arrivando addirittura a trasformare i prodotti nell’orto nel pilastro della vostra cucina quotidiana”. Ci piace il suo atteggiamento didattico propositivo, di come cambiare le nostre abitudini alimentari verso un consumo sempre minore di carne e pesce non sia soltanto auspicabile, ma allo stesso tempo facile e divertente. Hugh si è schierato in prima persona dalla parte dei vegetariani rivoluzionando il suo stesso concetto di cucinare, combattendo i suoi e gli altrui pregiudizi, sfidando i cliché e arrivando a cambiare il proprio stile di vita e quello della sua famiglia. Ci piace la sua schiettezza quando afferma “dovete togliervi dalla testa l’idea che senza carne qualsiasi piatto sia incompleto!”. Non è proprio questo il più grande degli ostacoli o dei pregiudizi? Quante volte vi è stato chiesto “ma se non mangi la carne cosa mangi?”. Bella sfida per uno chef onnivoro, vinta a testa alta, anche opponendosi a un atteggiamento molto diffuso di diffidenza e scherno da parte di noti chef nei confronti della cucina vegetariana. Lo chef di River Cottage, ci stupisce con un ricettario fresco e autentico, un onnivoro che si mette nei panni di un vegetariano con umiltà, consapevolezza e attenzione. Questo libro è davvero in grado di dare nuovi spunti e idee al vegetariano che vuole rinnovare il proprio repertorio ed è una guida perfetta per l’onnivoro che si avvicina curioso a un nuovo modo di mangiare che gli cambierà la vita.

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Bruxelles vieta l’uso del pesticida-killer in favore della sopravvivenza delle api

Ieri, 16 luglio 2013, a Bruxelles, la Commissione europea ha finalmente deliberato in merito all’uso del Fipronil, il pesticida-killer, altamente nocivo per le api. Su 28 Stati membri, 23 hanno votato a favore, tra cui anche L’italia. Secondo il Commissario Ue alla salute, Tonio Borg, si tratta di un “nuovo passo avanti contro il declino delle api”, ma non si tratta di un capitolo chiuso. Infatti, oltre al Fiponil, esistono altri tre pesticidi, letali per le api, su cui scatterà una moratoria, prevista per il prossimo primo dicembre e con durata di due anni. Una vittoria per le api, ma anche per tutta l’umanità. Gravissime sarebbero, infatti, le conseguenze se le api si estinguessero, perché questo porterebbe alla rapida estinzione anche del genere umano. Questo era stato già compreso e previsto da Albert Einstein, decenni fa, quando affermò “Se dovessero sparire le api dalla superficie della Terra, all’uomo non rimarrebbero più di quattro anni di vita. Senza le api non si ha impollinazione e quindi l’uomo sarebbe condannato all’estinzione!”. A questo proposito anche Greenpeace sta lavorando duramente per sostenere una campagna di sensibilizzazione e informazione per salvare questi piccoli insetti che, seppur piccoli, tanto fanno per il nostro ecosistema. Se volete saperne di più e sostenere l’iniziativa collegatevi al sito di Greenpeace.

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Non solo hamburger. L’altra faccia degli USA.

Quando si pensa agli Stati Uniti, la patria delle opportunità, si pensano alle “specialità” culinarie che ci hanno raggiunto: hamburger e hot dog. Tuttavia, Stati Uniti non è solo questo. La comunità vegetariana statunitense è grande e anche oltre oceano lo stile di vita green sta prendendo piede nella vita di tutti i giorni. Il percorso del vegetarianismo negli USA, come altrove del resto, non ha avuto vita semplice. L’idea, in passato, che una dieta priva di carne potesse indebolire, se non causare una morte precoce, era diffusa e, ad essere sinceri, ha i suoi sostenitori ancora oggi.
Diet for a Small Planet (1971) segna l’inizio ufficiale del movimento vegetariano negli USA; l’autore invitava tutti a evitare il consumo di carne per usare al meglio le risorse mondiali, dato che si usa più grano per sfamare gli animali che per sfamare l’uomo. Dagli anni ’70 in poi, con alti e bassi, il movimento vegetariano è giunto fino ai giorni nostri. In base a uno studio del 2008 del Vegetarian Times (sito che raccoglie ricette vegetariane e non solo, www.vegetariantimes.com, ndr), gli statunitensi vegetariani sono più di 7 milioni (3,2%) e altri quasi 23 milioni (10%) sono le persone che seguono una dieta principalmente vegetariana. Ad oggi, l’interesse per il rispetto dell’ambiente e lo stile di vita green stanno dando al vegetarianismo una nuova spinta anche negli USA. Gironzolando tra i siti web si scoprono moltissime comunità “veg” e anche una Vegetarian Travel Guide che segnala stato per stato, le attività vegetarian-friendly. Poi, in occasione 4 luglio, festa dell’indipendenza americana, giorno di feste e picnic fra amici, le proposte vegetariane non mancano: in questo blog che mi piace tantissimo, Oh My Veggies, per esempio vi consiglio di dare un occhio a questo articolo intitolato “(mangia meno carne) idee per i menù del 4 luglio”. Dopo tutto, forse dimentichiamo che esistono alternative ad hamburger e patatine. Solo io ricordo quel cartone in cui Pippo si mangia avidamente del corn on the cob? Anche questo è 100% USA!

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Porta a tavola l’arcobaleno!

Come succede in moltissimi casi, quando ero bambina convincermi a mangiare regolarmente frutta e verdura, per i miei genitori era una vera e propria sfida. Il gusto particolare, le forme un po’ strane, l’aspetto poco invitante…li avrei scambiati molto volentieri con appetitose caramelle e biscottini.

Ad affrontare il problema si è trovata anche Kia Robertson, che, cercando con ogni mezzo di insegnare a sua figlia scelte alimentari corrette, ha avuto una splendida intuizione: inventare qualcosa di divertente e interattivo per catturarne l’attenzione e convincerla che mangiare frutta e verdura può essere un gioco molto divertente.

Con la collaborazione del marito, ha creato una sorta di grafico a forma di arcobaleno con cinque colori diversi, dove ogni colore corrisponde al colore di un frutto o una verdura. I bambini, d’accordo con i genitori si pongono come obiettivo quello di completare l’arcobaleno in tempi stabiliti (lo scopo è di arrivare a completarlo giornalmente). Ogni porzione di frutta o verdura consumata viene segnalata con un magnete sulla striscia dell’arcobaleno corrispondente al colore. Quando tutti i magneti colorati si trovano sull’arcobaleno arriva la ricompensa!

L’idea, nata in famiglia, si è poi diffusa con la creazione del blog che Kia tiene sul sito todayiatearainbow, letteralmente “oggi ho mangiato un arcobaleno”, dove, con la partecipazione attiva di sua figlia, offre consigli, idee, spunti di riflessione, opinioni, segnala iniziative e suggerisce ricette ai genitori che hanno a che fare con lo stesso problema.

Vale la pena visitare il sito, io stessa ci ho trascorso un intero pomeriggio cimentandomi con giochi per grandi e piccini e curiosando tra i vari post del blog. La grafica è coloratissima e ricca di disegni che lo rendono a misura di tutti. Ricco di idee e suggerimenti per avvicinare i più piccoli ad un’alimentazione corretta e sana e aiutare i grandi nell’obiettivo con materiali e risorse da scaricare e utilizzare per attività divertenti e istruttive.

Creato con lo scopo di aiutare i genitori ad insegnare ai loro figli l’importanza di uno stile alimentare corretto attraverso un approccio ludico-istruttivo, il sito cerca di far apprezzare ai più piccoli le qualità e la bontà di frutta e verdura rispetto all’attraente ma poco salutare junk food. Un metodo divertente che permette di interiorizzare facilmente comportamenti corretti al momento di mettersi a tavola per la pappa. Comportamenti che vanno tenuti ben presente non solo dai bambini, ma dall’intera famiglia!

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Vacanze ecologiche

In questo mondo governato dalla massa e dallo sfruttamento delle risorse, si sta facendo strada una nuova tendenza: la sostenibilità. Vivere una vita sostenibile nel rispetto del territorio e della natura, queste sono le fondamenta su cui si erge un nuovo tipo di turismo, l’ecoturismo o turismo verde. Si tratta di un’esperienza diversa, di un modo di viaggiare più rispettoso sia nei confronti della natura, sia nei confronti delle culture del posto, che riduce al minimo l’impatto negativo sull’ambiente e offre al turista singolo, alle famiglie e ai bambini delle attività che portano alla scoperta della natura e delle innumerevoli risorse del territorio.

Non è difficile prendersi un’ecovacanza

La vacanza in campeggio ne è un esempio e molti sono i campeggi che gestiscono le proprie strutture prestando attenzione alla sostenibilità; installazione di pannelli solari per l’acqua calda, accorgimenti a risparmio energetico per l’illuminazione e l’impianto idrico, raccolta differenziata e uso di prodotti biologici sono in vigore in molte strutture di camping. Numerosi sono anche gli alberghi che adottano tecnologie per il risparmio energetico e idrico, la Legambiente, nel proprio sito internet www.legambienteturismo.it ne mette a disposizione un elenco, e sta diventando una realtà anche l’ecoristorazione, che ha fra le proprie priorità anche l’uso di prodotti a “chilometro zero” o provenienti da agricoltura biologica.

Cicloturismo

Altra alternativa “green” è il cicloturismo, che ha come mezzo di trasporto principale la bicicletta o una combinazione fra bicicletta e mezzi pubblici e si basa su percorsi di interesse naturalistico e prevede una serie di servizi, tra cui gli hotel, ad esso collegati. Si veda per esempio il sito www.cicloturismo.com, che propone tutta una serie di attività e offerte sul tema. Una proposta sostenibile e perfetta per la forma fisica.

Trekking

Da non dimenticare è anche il trekking, che permette agli amanti della natura di portare al massimo il concetto di sostenibilità, usando come unico mezzo di trasporto i propri piedi. Con il trekking si possono esplorare aree e sentieri difficilmente percorribili con i normali mezzi di trasporto e si può mantenersi in forma allo stesso tempo. Nel sito www.trekkingitalia.org si possono trovare diverse proposte per diverse aree d’Italia con l’indicazione del grado di difficoltà del percorso.

Mare

Infine, per gli avventurieri del mare, il turismo sostenibile si può fare anche in barca a vela. Si organizzano crociere, ma anche weekend a vela; esperienze all’insegna del contatto con il mare nel totale rispetto dell’ambiente, come quelle offerte da www.mediterraneasailing.it.

Veg-strutture

E i vegetariani? Molte strutture alberghiere e attività di ristorazione mettono a disposizione un menù vegetariano, ma cominciano a farsi strada anche gli hotel “vegetariani”. In Italia l’offerta è ancora limitata, ma nel resto del mondo le attività di questo tipo non sono poche. Il sito www.veggie-hotels.com ci porta alla scoperta del mondo degli hotel “vegetariani” di tutto il mondo.

Le opportunità per chi ama scoprire il mondo e tutelarlo allo stesso tempo sono molteplici e crescono di giorno in giorno. L’ecoturismo è una scelta che tutti noi possiamo fare al momento di programmare le nostre vacanze. Quest’estate cominciate anche voi a viaggiare responsabilmente, diventate eco turisti!

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