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I musei del cibo di Parma protagonisti della giornata mondiale dell’alimentazione

Se avete in programma una gita per domenica prossima, scegliete Parma: in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, infatti, la città emiliana propone, per il prossimo 13 ottobre, una vasta gamma di iniziative in una domenica speciale che vedrà la rete dei Musei del Cibo aperta gratuitamente al pubblico dalle 10 alle 18.

Il cibo si sa, è vera e propria cultura e il circuito di strutture dedicate ai prodotti tipici del territorio parmense punta proprio alla tutela di quelle tradizioni, di quegli alimenti caratteristici ormai noti a livello mondiale. Il programma è variegato, dedicato a chiunque si impegni a comprendere e difendere il valore del cibo, ai grandi e ai più piccoli.

E perché possiate assaporare al meglio questa iniziativa vi proponiamo un assaggio delle proposte offerte dai musei coinvolti!

Tra le alternative vegetariane:

MUSEO DEL PARMIGIANO (Soragna)

  • Ore 16. “Parmigiano a tutte le ore”: conversazione storica sul formaggio per eccellenza, seguita da una visita guidata del museo e della mostra sulle imitazioni del Parmigiano nel mondo.
  • Per i bambini, “Una merenda appetitosa”: gli chef spiegano ai più piccoli come preparare un ottimo spuntino con prodotti tipici e di qualità

MUSEO DEL POMODORO (Corte di Giarola – Collecchio)

  • Ore 15 (su prenotazione). “Scopri un tesoro…al Museo del Pomodoro”, giochi in famiglia alla scoperta del museo e di piccoli premi!
  • Ore 15-17. “Scambia libro gastronomico,” un’ottima occasione per scambiare i libri di cucina che non si usano più e tornarsene a casa con ricette tutte nuove e da provare.
  • Ore 16.00. “Il pomodoro pubblicitario: un secolo di comunicazione della conserva parmigiana”, un percorso alla scoperta delle pubblicità storiche di questo prodotto dagli anni venti ai giorni nostri. A seguire visita guidata del museo.

Inoltre, per gli onnivori:

MUSEO DEL SALAME (Castello di Felino)

  • Ore 15.00. Apertura della mostra “Maiali di carta” percorso attraverso i volumi storici che hanno per protagonista questo animale . A seguire “Parole a fette” conversazione sul maiale e l’origine dei nomi dei salumi, successivamente visita guidata del museo.

MUSEO DEL PROSCIUTTO (Langhirano)

  • Ore 15-17. “Al Museo la scienza è servita” esperimenti scientifici per i piccoli (e non solo) per comprendere i processi di trasformazione e conservazione degli alimenti.
  • Ore 16. Visita guidata e a seguire “Gara di panini al crudo tra giovani chef” con il pubblico in veste di giudice.

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La casa di paglia: il metodo Greb

Chi di noi non conosce la fiaba dei tre porcellini, in cui ogni porcellino ha costruito la casa secondo il proprio desiderio? Chi in paglia, chi in legno e chi in mattoni. Le case in paglia con il metodo Greb riassumono in maniera sinergica, tutte e tre le tecniche. Vediamo come.

Sul mondo dell’edilizia non convenzionale, si potrebbero scrivere interi tomi, ma noi in questa sede, metteremo in evidenza i vantaggi correlati ad ogni singolo elemento che costituisce il metodo Greb.

Innanzi tutto è doverosa una precisazione: la paglia non è fieno. La paglia è la parte secca tra il rizoma e la spiga, di piante come orzo, grano, segale e riso.
Per la costruzione delle abitazioni, la paglia viene compressa in balle, il che la rende altamente ignifuga, perché vi è una bassissima presenza di ossigeno, vero combustibile per un incendio.

Le pareti costruite in balle di paglia hanno un alto isolamento termico, tenendo la temperatura costante all’interno dell’abitazione sia in estate che in inverno. La maggior parte di queste abitazioni non necessita di impianto di riscaldamento.
La paglia ha un grande effetto fono-assorbente, di conseguenza le abitazioni usufruiscono di un vantaggioso isolamento acustico.

L’utilizzo del legno garantisce la realizzazione di case antisismiche, grazie all’elasticità del legno stesso. Per la costruzione delle case, anche a più piani, vengono utilizzate piccole assi, che non comportano l’utilizzo di gru o apparecchiature costose.

Dall’edilizia in mattone, ad esempio, riprendiamo le finiture e la pavimentazione fatta in cocciopesto.

Con questi tre semplice ingredienti, paglia, legno e mattoni, con il metodo Greb potrete realizzare la casa dei vostri sogni, che per estetica e confort , non ha nulla da invidiare ad una casa in edilizia convenzionale. Ma il sogno non finisce qui. Perché alla base di questo metodo costruttivo, non c’è solo la realizzazione di case sostenibili, ecologiche e passive, ma la volontà di riscoprire uno stile di vita più umano e condivisibile. C’è la speranza di riscoprire antichi sapori di vita comune, in quanto le case possono essere realizzate in auto-costruzione e fondere il tutto con la tecnologia di oggi.

Se i nostri porcellini avessero intuito la forza sinergica di questi tre elementi, avrebbero indubbiamente costruito tre bellissime case Greb.

Per vedere e toccare con mano una casa costruita con questo metodo potete visitare il Blog di Vanessa o contattare l’associazione promotrice di questa tecnica

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Azienda Agricola Fighera Adelino e Paolo

Nel giugno del 2009, il paese di Vallà, dove si trova l’azienda agricola Fighera Adelino e Paolo, è stato colpito da una tromba d’aria devastante, la più forte degli ultimi 30 anni in Veneto, che ha raso al suolo ettari ed ettari di coltivazioni e danneggiato non solo le infrastrutture, ma anche l’economia di moltissime attività della zona.

In quattro anni, aziende agricole come quelle dei Fighera hanno dovuto radunare le proprie forze per ricostruire ciò che era stato distrutto e rimettersi in piedi.

Oggi l’azienda agricola Fighera, ha di nuovo ristabilito le proprie colture, di frutta e ortaggi e continua a lavorare tutto l’anno per portare al mercato e nel proprio negozio prodotti di ottima qualità a km0.

A farci da guida tra i frutteti e coltivazioni di ortaggi, è Annarita, che insieme al padre Adelino, la madre Antonia e i fratelli Gabriella e Paolo, portano avanti l’attività fondata dal nonno nel 1950. “In quattro anni abbiamo dovuto ricostruire tutto, erano rimasti due ciliegi e un melo” ci racconta Annarita “Abbiamo lavorato tantissimo, abbiamo dovuto rimettere su tutto. Ci sono venuti in aiuto moltissime persone, alpini, la protezione civile, volontari, gente che non ci conosceva e che è venuta qui armata di buona volontà e di attrezzi da lavoro. Dal male, è partita questa grande dimostrazione di solidarietà e generosità”.

Oggi Annarita mostra con orgoglio le loro coltivazioni di frutta e verdura. Le varietà di ortaggi comprendono carote, cavoli cappucci, pomodori, sedano, coste, asparagi bianchi e verdi, peperoni, cipolle, cipollotti, fagioli, cornetti, fagiolini, broccoli, cavolfiori, cavoli neri, zucchine, porri, patate americane rosse e bianche, le diverse varietà melanzane tonde, allungate e addirittura quelle bianche, un prodotto ancora di nicchia, che si trova raramente in vendita, ma dal gusto dolce, pasta compatta e buccia tenera. Tra le diverse tipologie di patate, i Fighera, coltivano anche le cornette e le particolarissime patate vitellotte, dal colore viola e dal gusto leggermente tartufato, molto difficili da trovare nei negozi.

Per quanto riguarda la frutta, invece, troviamo fragole, mele, pesche, kiwi, cachi, ciliegie, prugne e susine.

In questa azienda si lavora ancora come un tempo, si evita il più possibile l’utilizzo di diserbanti tanto che l’estirpazione delle cosiddette “erbacce” viene svolta principalmente a mano. Le diverse colture vengono fatte ruotare per far sì che il terreno non venga eccessivamente sfruttato. Per fertilizzare il terreno viene utilizzato un prodotto biologico a base di funghi, alghe e aminoacidi.

Noi che abbiamo provato i loro prodotti possiamo affermare che si tratta di frutta e ortaggi molto genuini e che nel gusto sano di questi alimenti possiamo sentire tutto l’amore e la dedizione che da anni i Fighera mettono nel loro lavoro. Provare per credere.

Azienda agricola Fighera Adelino e Paolo:
via Aurelia n°29
31030 Vallà di Riese Pio X° (TV) Italia
Telefono/Fax 0423 746220
www.vegetalmentesani.it

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Farmers market: qualità vera

Il farmers market o mercato del contadino altro non è che un punto vendita gestito direttamente dagli agricoltori della nostra città, nel quale è possibile acquistare frutta e verdura rigorosamente di stagione, a km zero, e caratterizzate da una freschezza e da profumi difficilmente eguagliabili.

Queste prelibatezze naturali passano direttamente dal campo alla nostra tavola, mantenendo sia le necessarie qualità di sicurezza sanitaria che, soprattutto, le peculiarità organolettiche, dalla consistenza alla fragranza degli aromi della frutta appena colta. Ed è proprio il susseguirsi biologico e cronologico delle stagioni che determina il suo assortimento completo, vario e mai ripetitivo , e che gli conferisce un aspetto cromatico, olfattivo e tattile sempre vario, affascinante e mutevole, garantendo un idilliaco rapporto con l’ambiente, grazie alla presenza di frutta e verdura solo di stagione, senza importazioni dall’estero, stoccaggi, trattamenti conservanti e trasporti transfrontalieri costosi ed inquinanti, che nel complesso genererebbero un aggravio per la nostra salute, per la salute dell’ambiente e, perché no, anche per le nostre tasche.

La filiera produttiva è dinanzi a noi, il produttore è davanti a noi, pronto e disponibile a soddisfare ogni nostra curiosità ed esigenza. Si sente spesso affermare che per mangiare sano si deve spendere molto, tale concetto è vero fino ad un certo punto, in quanto i costi sono direttamente proporzionali ai passaggi ed alle trasformazioni subite dal campo sino alla tavola, ma nel farmers market c’è un unico passaggio, senza trasformazioni, prezzi competitivi e qualità e freschezza ai massimi livelli.

In più oltre al cibo locale sano e fresco, si sostengono pure l’agricoltura di zona e l’ambiente circostante, limitando al minimo i consumi di anidride carbonica per trasporti e trasformazioni. E volendo tale inquinamento lo possiamo portare quasi a zero, andando ad esempio al mercato del contadino in bicicletta, favorendo sia il nostro corpo che la natura. A breve saranno presenti mele e noci appena colte, nonché deliziosi funghi coltivati dalle sbrise ai pioppini passando per i cardoncelli: pregiate materie prime fresche con cui preparare piatti genuini e gustosi, frugali o sofisticati a seconda dei vostri gusti e, perché no, magari inventarne di nuovi sfruttando i guizzi creativi dentro ognuno di noi.

Una curiosità: le mele rosse quest’anno, come le Stark Delicious, grazie all’amalgama del meteo, prima molto piovoso e poi decisamente assolato, hanno raggiunto dimensioni e grado zuccherino superiori alle aspettative, e bucce(pericarpi) di un bellissimo rosso, croccanti, gustose e ricche di principi nutritivi. Non lasciatevele sfuggire!

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Proviamo ad essere più freegan!

Per chi non lo sapesse, freegan è una parola composta da free (libero, ma anche gratuito) e vegan (filosofia di vita che rifiuta ogni forma di sfruttamento degli animali, che sia per alimentazione, abbigliamento, spettacolo e ogni altro scopo). Creato da Alan Weissman, questo termine identifica un movimento, un modo di condurre la vita evitando di partecipare all’economia convenzionale e riducendo al minimo il consumo delle risorse. La condotta freegan è improntata sulla vita comunitaria, la generosità, l’impegno sociale, la libertà, la cooperazione e la condivisione, tutti concetti che sembrano non adattarsi alla nostra società materialista, competitiva e standardizzata.

I freegan portano al massimo livello possibile il rispetto per la natura; infatti, convinti che la loro avversione e lotta contro solo alcune corporations non avesse nessun risultato soddisfacente e che comunque non fosse sufficiente, si sono schierati contro l’intero sistema economico. Boicottano le regole del sistema economico che spinto dalla sola idea del profitto ignora qualsiasi considerazione etica e anzi danneggia il nostro ambiente. Quindi, i freegan fanno a meno dell’attività tipica del mondo del consumismo: l’acquisto. Evitano, per quanto possibile, di comprare ciò che serve loro per vivere. Aggiustano quello che trovano e scambiano in modo gratuito, raccolgono tutto ciò che di commestibile cresce nei parchi, coltivano orti. Poi praticano il dumpster diving ossia recuperano dai rifiuti tutto ciò che è ancora utilizzabile, tutto ciò che il mondo consumista elimina. Nei rifiuti si trovano enormi quantità di cibo ancora confezionato, cestinato solo perché prossimo alla data di scadenza o ammaccato. I freegan recuperano quello che la società del consumo e dello spreco ritiene scarto. Il dumpster diving sarà un po’ estrema come pratica, ma diminuire la nostra dose di consumismo non farebbe male a nessuno.

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Settimana crudista: a settembre fornelli spenti sul Monte Rosa

Se amate esplorare i diversi universi e stili di vita che ruotano attorno al cibo, amate la montagna e l’idea di una vacanza alternativa vi alletta, vi segnaliamo la “Settimana crudista” che si terrà in Val d’Aosta dall’8 al 14 settembre presso il Romantik Hotel Jolanda Sport di Gressoney La Trinitè.

Un’idea per esplorare i segreti del mondo del crudismo, un modello di alimentazione per il quale si sceglie di consumare prodotti, generalmente di origine biologica, non lavorati e soprattutto non cotti perché secondo i sostenitori di questo regime alimentare la cottura altererebbe le proprietà degli alimenti privandoli in gran parte delle vitamine e i sali minerali che li caratterizzano.

La particolarità dell’iniziativa con vista sul Monte Rosa è l’unione tra vacanza in montagna e corso di cucina; il programma prevede infatti mattinate di passeggiate e relax tra gli splendidi paesaggi della zona per poi nel pomeriggio (non) mettersi ai fornelli per il corso di cucina crudista. A condurre le lezioni sarà una professionista del campo: Laura Cuccato, che insegnerà agli ospiti a realizzare ricette nuove ed esclusive, rispettando i principi della “filosofia” crudista. A cena infine, si potrà godere dei sapori e dei frutti del lavoro pomeridiano.

È possibile partecipare al solo corso di cucina o scegliere il pacchetto che comprende anche il soggiorno in hotel, di certo un’idea originale e curiosa per le ultime vacanze d’estate.

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No Seconds – Comfort Food e Fotografia: Henry Hargreaves sbarca a Venezia

Un momento complicato, una giornata andata storta, un po’ di tristezza, una situazione difficile da affrontare … Poi un’occhiata al frigo e alla dispensa e quel cibo, quel piatto per noi speciale che fa andare tutto al suo posto o almeno migliora l’umore e fa sembrare tutto un po’ più semplice, ci consola ecco. Magie del cibo, più esattamente del comfort food: quel cibo in particolare, che sottolinea il momento e consola palato e anima. È esattamente questo il leitmotiv di Henry Hargreaves, No Seconds – Comfort Food e Fotografia, l’eccezionale lavoro di Henry Hargreaves, in mostra a Venezia dal 7 settembre al 24 novembre. Il fotografo neozelandese che ha fatto del connubio tra cibo e fotografia il suo marchio di fabbrica, espone per la prima volta le sue opere in Europa realizzando un percorso visivo unico nel suo genere a partire dalla location che ospiterà l’evento: il museo della follia di San Servolo, ex manicomio maschile veneziano. Il cibo come conforto attraversa tutte le sezioni della mostra, a partire dalla serie da cui scaturisce l’iniziativa messa in scena a Venezia: No Seconds, dedicata agli ultimi pasti dei condannati a morte nelle carceri americane; si potranno poi vedere alcuni scatti delle serie Band Riders che immortalano i peccati di gola delle star nel momento delicato prima di salire sul palco e Deep Fried Gadgets dove la tecnologia “fritta” fa emergere prepotentemente il lavoro di ricerca di Hargreaves tra cibo e cultura di massa. Un evento inusuale che soddisferà gli appassionati di entrambe le materie e sarà arricchito dalla presenza di noti chef italiani che prenderanno parte alle attività previste a margine della mostra, tra le quali dibattiti sul tema, degustazioni e un movie contest per il pubblico della rete.

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Hamburger di cellule staminali per vegetariani? Sì o no?

Poco più di due settimane fa, tutti i mezzi di comunicazione parlavano di un’incredibile innovazione: l’hamburger di cellule staminali. Dopo mesi e mesi di studi ed esperimenti, gli scienziati della Maastricht University in Olanda sono riusciti a trasformare un mucchietto di staminali in un pezzo di carne, che è stato presentato e degustato per la prima volta all’inizio del mese di agosto a Londra. L’opinione pubblica si è già sbizzarrita a proposito. C’è chi lo chiama “Frankenburger” (da Frankenstein) poiché è un prodotto non naturale, fatto in laboratorio, con tutti i rischi da questo derivanti. C’è chi ha già individuato nell’hamburger sintetico la carne per vegetariani, un’alternativa ecologica alla carne vera e propria. Come spiega lo stesso autore della ricerca Mark Post: «Le mucche hanno bisogno di 100 grammi di proteine vegetali per produrre solo 15 g di proteine animali commestibili. Quindi abbiamo bisogno di usare moltissimo cibo per nutrirle, per poi nutrirci della loro carne. Con la carne coltivata non bisogna uccidere la mucca e in più non viene prodotto metano». Un risparmio nell’uso di terra e acqua e un consumo globale di energia inferiore del 70%. I critici culinari che l’hanno assaggiato in anteprima dicono che la consistenza è quella giusta, ma sul gusto c’è ancora da lavorare. Di tempo ce n’è, visto che il costo attuale per una polpetta di carne è di 250.000 sterline (290.000 euro). Ma la vera questione è, cosa ne pensano i vegetariani? Lo mangereste l’hamburger sintetico?

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Universo Vegano: il primo fast food vegano made in Italy!

Se fino a poco tempo fa, i fast food erano off-limits per vegetariani e vegani, con la nascita della catena di punti vendita take away Universo Vegano, anche in Italia vegani, vegetariani e, perché no, anche gli “onnivori” possono trovare un fast food totalmente cruelty-free! Il primo Universo Vegano è nato a Roma lo scorso marzo, il franchising si è poi rapidamente diffuso anche in altre città italiane, come Varese, Savona, Cagliari, Verona, Milano, Torino, un secondo punto a Roma, e c’è in progetto di esportare l’iniziativa anche all’estero. La mission che sta alla base della creazione di Universo Vegano, è quella di offrire un prodotto alimentare invitante ed economico, con tutti i requisiti del fast food, che però, allo stesso tempo rispetti gli animali e che sposi uno stile di vita non violento e ambientalmente sostenibile! Per di più, gli alimenti utilizzati sono tutti naturali e possibilmente a km0, contribuendo a lanciare un messaggio di vita sostenibile per tutti, animali compresi. Se visitate il sito di Universo Vegano, potrete farvi un idea del variopinto menù che viene offerto nei negozi: dalle piadine, ai kebab vegetali, dai hot-dog di wurstel vegetali, ai diversi tipi di burger (con funghi, spinaci, verdure, lenticchie, legumi e cereali!). Oltre all’impegno a soddisfare l’esigenza di un “boccone veloce” cruelty-free, Universo Vegano si impegna anche a devolvere parte dei propri ricavi per sostenere “Pianta una pianta”, iniziativa benefica in collaborazione con l’associazione Onlus Poilon, che ha come obiettivo quello di contribuire alla riforestazione del deserto del Turkana in Kenya, zona resa desertica e inospitale dai cambiamenti climatici.

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Miss Washington DC dice no ai test sugli animali!

Bindu Pamarthi, eletta miss Washington DC 2013 e una delle giovani partecipanti alla parata di Miss America, dice no ai test sugli animali, firmando la petizione “Be Cruelty-Free” promossa dalla HSUS, Humane Society degli Stati Uniti. L’iniziativa fa parte di una campagna condotta a livello mondiale per mettere fine ai test sugli animali per l’industria cosmetica negli Stati Uniti.

Bindhu Pamarthi Miss Johnston County

Questa pratica disumana è già stata vietata in molti paesi come Israele, India e in tutta l’Unione Europea, ma negli Stati Uniti continua a essere all’ordine del giorno. In più, diversamente da quanto accade in Europa, la maggior parte della popolazione ignora ancora che moltissimi prodotti, come trucchi, creme e lozioni, prima di essere messe in vendita vengono testate sugli animali, pratica da tempo consolidata, ma che non dimostra con certezza che tali prodotti possano essere usati senza pericolo dall’essere umano. Bindu Pamarthi ha rilasciato una dichiarazione per il sito della HSUS in cui ha affermato “Gli animali non dovrebbero soffrire in nome della nostra bellezza esteriore. Vorrei poter lavorare con l’industria della cosmesi in modo da portare il mio contributo Cruelty-free alla parata di Miss America”. Chissà che questo messaggio di compassione e di rispetto per tutti gli essere viventi sia d’esempio per molte donne e ragazze e che Miss Washington DC sia la prima di tante altre reginette di bellezza che stiano dalla parte degli animali nella lotta contro i test dell’industria cosmetica!

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