Tanti articoli e recensioni sulla salute e sul benessere!

Il 7 novembre uscirà  il mio 5° libro intitolato The Home Bakery. In occasione di questo evento ho deciso di buttarmi in un’impresa che da ormai 5 anni mi chiedete in tanti: un tour italiano di eventi in cui conoscerci! E quale miglior occasione per insegnarvi le mie tecniche innovative di panificazione?

Durante questi ultimi anni ho deciso di sviluppare le mie passioni e dedicarmici per creare qualcosa che potesse rimanermi nel cuore per il resto della vita.
Ho cosi cominciato a studiare il lievito madre e le sue applicazioni, scoprendo tutte le sfaccettature microbiologiche che ne regolavano lo sviluppo.
Ho applicato queste conoscenze microbiologiche a tecniche manuali che mi hanno portato ad ottenere del pane veramente buonissimo! Così ho studiato e sperimentato anche pizza, focacce e grandi lievitati vegani.
E’ stata una fatica enorme ma anche un grande divertimento! E come non trasformare questa mia passione in un libro, che potesse raccontarvela?

E’ nato così The Home Bakery, un libro che vuole essere simbolo di cambiamento! Ho deciso infatti di collaborare con la casa editrice Enea, con la quale condividevo molto della visione del mondo: unire corpo, mente e spirito, analizzare lo spazio mentale umano, dare spazio alla mente umana, alla sua espressione. E il cibo, l’arte del creare, è umanità che esprime creatività!
Nel mio pane unisco creatività e tecnica, che credo non possano essere disgiunte.

Il dottore del lievito madre

Vorrei raccontarvi come mai i miei corsi di panificazione sono unici.

Perché vi porto a capire quello che c’è dentro al lievito madre e come funziona, non solo come si fa!
Alcuni potrebbero dire: acqua, lievito e farina e il gioco è fatto, dal lato pratico… ma per arrivare al lievito perfetto ci vuole ben di più, ci vuole la conoscenza.
È questo che insegno durante i miei corsi e lo faccio così: mi metto il camice e mi trasformo nel “dottore del lievito madre” ☺️

Che cosa vuol dire?

Significa che chi partecipa può portare il proprio lievito madre, io lo “visito” e valuto se c’è qualcosa che non va.
Lo analizziamo insieme in modo che ognuno di voi possa capire come riconoscere un lievito che funziona ottimalmente, e come correggerlo in caso.

In più, alla fine di ogni corso amo regalare un pezzetto della mia pasta madre: un po’ perché mi fa molto piacere che la possiate usare e sperimentare quel che avete imparato con me.

Le date del tour!

Per tutte le info, cliccate sulla data nella vostra zona

Per prenotare in anticipo il libro seguite il link: Prenota Il Libro

Io e il mio amico Max, chef del ristorante Al Tiglio Veg di Moruzzo (Udine) siamo appassionati entrambi di ciclismo e specialmente di gravel!

Dopo una bella chiacchierata abbiamo avuto un’idea: perché non organizzare una giornata in cui infangarci un po’, mangiare bene e poi fare un bel corso sulla cucina vegana per lo sport?

Da ormai due anni e soprattutto dopo l’esperienza di EcoSlovenia ho maturato uno stile alimentare che sta alla base della mia preparazione atletica e mi permette di dare sempre il massimo senza deficit, mangiando comunque vegetale!

Eh si, mangiare vegano e fare sport di endurance si può eccome! Venite a scoprirlo a Moruzzo il 27 ottobre!

Il programma

Gravel tour + alimentazione e sport

ore 9.00 gravel tour

ore 13.00 pranzo a buffet presso ristorante Al Tiglio Veg

ore 16.00 – 19.00 corso alimentazione sportiva Vegan

Il giro passerà per le colline del Friuli centrale, toccando i comuni di Moruzzo, Majano, Buja, Tricesimo, Tavagnacco, Martignacco.

Le strade sono in prevalenza sterrate, scorrevoli e con poco dislivello, adatte a bici Gravel, Mtb, EBike e da turismo.

Ad ogni curva i panorami cambiano, dalle colline tra campi aperti con vista fino alle montagne, fino ai sotto bosco che fiancheggiano il torrente Cormor.

Per il pranzo ci sarà un buffet di cibi proteici e anche senza glutine, dalle insalate ai cereali con legumi, frutta secca e semi.

Costo

costo a persona gravel + pranzo (compreso gpx e ristoro) 20€

costo a persona gravel + pranzo + corso (o solo pranzo + corso) 60€

Come Iscriversi?

Pagamento in contanti: al ristorante Al Tiglio Veg

 

Pagamento: mezzo bonifico

Bonifico su codice IBAN: IT48G0760102000000084316116

Banca: Poste Italiane

Intestato a: Arbo Vegan Consulting

Causale: Gravel Tour e corso di cucina Moruzzo

Pagamento: mezzo Paypal

lacucinavegetariana@gmail.com

Inviare all’email thehomebakery94@gmail.com gli estremi del bonifico effettuato.

In caso di disdetta, per poter essere rimborsati, questa dovrà essere comunicata entro 7 giorni dall’inizio del corso.

La nostra recensione del libro il Cibo della Salute

Tutto quello che sappiamo sul cibo, sul modo in cui la nostra alimentazione influisce sulla nostra salute, i nostri stati d’animo e la nostra relazione con il mondo circostante, andrebbe approfondito. Spesso e con attenzione.

Il cibo della salute parla proprio di questo. Si tratta di un libro assai completo e specializzato, ma allo stesso tempo fruibile da tutti, a seconda delle esigenze di ognuno. Un manuale di nutrizione che tutti gli operatori della salute, soprattutto i nutrizionisti, dovrebbero conoscere.

Il libro ci pone di fronte a una scelta alimentare volta al consumo consapevole di un cibo che sia buono per il nostro corpo e la nostra mente. Un cibo integrale, sano e nutriente.

Un manuale completo di nutrizione

Questo libro è un vero e proprio strumento di conoscenza. Già leggendo il sommario, possiamo comprendere la completezza e la varietà delle argomentazioni intorno ad una alimentazione integrale. Partendo da un approfondimento sui principi della nutrizione secondo la tradizione orientale, prosegue analizzando le diverse categorie di alimenti e le loro proprietà. Successivamente, sposta l’attenzione su temi come la combinazione degli alimenti, il digiuno e l’alimentazione pediatrica e in gravidanza. All’analisi dei Cinque Elementi e dei Cinque Sapori, segue una lunga sezione che riguarda le principali patologie e la cura di queste attraverso un’alimentazione sana e integrale.

Il manuale si conclude con un’ampia selezione di ricette corredate di descrizioni e proprietà degli alimenti. Le più di 300 ricette contenute ne Il Cibo della Salute, sono suddivise per alimenti, piuttosto semplici da consultare e realizzare.

il cibo della salute ricette

Paul Pitchford: chi è l’autore del cibo della salute

L’autore, Paul Pitchford, da oltre trent’anni è uno dei maggiori esperti di nutrizione, terapie nutrizionali orientali e scienza alimentari degli Stati Uniti. Il suo approccio unico riguardo all’alimentazione curativa, unisce la tradizione orientale e la nutrizione occidentale moderna. Insegna in tutto il mondo, lavora come ricercatore e docente e risiede a Denver, Colorado.

 

Titolo: Il cibo della salute

Editore: Edizione Enea e Macro Edizioni

Prezzo di copertina: 58,00€

N° di pagine: 743

 

 

Come cambia il momento dello svezzamento, quando i genitori decidono per un’alimentazione complementare 100% vegetale? Ce lo spiega la biologa nutrizionista Maria Alessandra Tosatti autrice di Svezzamento Veg scritto assieme a Francesca Gregor,i chef di cucina vegana creatrice delle ricette contenute nel libro.

Svezzamento veg – alimentazione complementare tradizionale e autosvezzamento

Molti dubbi e pregiudizi circondano ancora oggi il tema dello svezzamento senza bisogno di derivati animali.
Le autrici dimostrano, invece, con estrema chiarezza e schede dettagliate, quanto questi pregiudizi siano infondati e ormai superati. Anche questo libro ribadisce come programmando in modo coscienzioso e informato la propria dieta sia possibile operare questa scelta non solo durante lo svezzamento, ma anche nelle fasi precedenti, concepimento, gravidanza e allattamento.

Informazioni nutrizionali, approfondimenti e ricette dai sei mesi in su!

Perché ci è piaciuto questo libro? Perché riassume in modo schematico ma senza perdere di contenuto, quel che c’è da sapere intorno all’alimentazione complementare vegetariana e vegana. Le ricette sono semplici, adatte a un neonato che esplora per la prima volta il cibo, la maggior parte delle quali sono prive di glutine e contengono pochi ingredienti.
Molto ben spiegata è la differenza tra svezzamento tradizionale e autosvezzamento, perché i genitori possano conoscere e adattare il proprio approccio secondo le proprie esigenze e quelle del proprio cucciolo.

Ai genitori non resta che approfondire le proprie conoscenze e addentrarsi con amore ed entusiasmo in questa nuova avventura culinaria!

Titolo: Svezzamento Veg
Autrici: M. Alessandra Tosatti e Francesca Gregori
Edizioni: Il punto d’Incontro
Prezzo: €13,90

Per festeggiare l’arrivo di luglio abbiamo pensato di organizzare un Giveaway con cui potrete vincere una copia del libro Il Manuale dell’Estrattore!
Qui sotto vi spieghiamo come fare a partecipare al nostro mini concorso!

Che cos’è un giveaway?

Prima di tutto, spieghiamo che cos’è un Giveaway e di cosa si tratta! Un giveaway non è altro che un concorso a premi, dedicato agli utenti vecchi e nuovi, con il quale si regala uno o più prodotti.
In questo caso il premio è un libro!

Vinci una copia di Il Manuale dell’Estrattore

 il manuale dell'estrattore giveaway di luglio

Il premio in palio del nostro GIVEAWAY di luglio è una copia con dedica del Manuale dell’Estrattore.
Il Manuale dell’Estrattore, è un libro edito da Gribaudo e scritto da Martino Beria, chef e divulgatore di cultura e cucina vegana.
In questo libro troverete tantissime informazioni, fondamentali sia per l’acquisto, sia per l’utilizzo dell’estrattore nella vita di tutti i giorni. Non si tratta solamente di un ricettario di succhi, ma di un manuale completo per sfruttare al meglio tutte le potenzialità del vostro estrattore, nella produzione di succhi, latti vegetali, condimenti, gelati, sorbetti, cocktail e tante ricette con l’utilizzo degli avanzi.
Il Manuale dell’Estrattore è il volume immancabile per chi desidera acquistare questo utilissimo e versatile elettrodomestico, o per chi ce l’hai già e vuole utilizzarlo al meglio!

Come si fa a partecipare?

Per partecipare e provare a vincere basta seguire le 4 regole qui sotto:
1. Mettere il like alla pagina VeganoGourmand e alla pagina @chefmartinoberia
2. Mettere il like al post del giveaway
3. Condividere con un minimo di 3 persone il post, taggandole nei commenti.
4. Condividere il post sul proprio profilo.
Il 7 luglio, alle ore 18:00 chiuderemo il concorso ed estrarremo il nome del vincitore/vincitrice del libro che verrà annunciato sulle nostre pagine Facebook!

E ora, buon divertimento e buona fortuna!

“Il riciclo creativo: come gli scarti dell’estrattore possono essere educativi nel rispetto del pianeta”

L’estrattore di succo è entrato nella mia vita un po’ di anni fa, quando incontrai Franc Arleo, fondatore di SiQuri: quell’incontro è stata un’esperienza peculiare! In cima ad un colle, nebbia di inizio primavera, un monastero e questa personalità enigmatica.
Così ho iniziato a lavorare ad un progetto che ancora oggi stiamo sviluppando assieme: portare a conoscenza la cultura del cibo, della vita salutare, attraverso la riscoperta delle radici, dell’etica, della natura.
Ma come può legarsi questo ad un succo vivo? Eh i legami sono molteplici e molto sottili: quando si beve un bicchiere di succo però si possono ben percepire, a partire dalla propria bocca.
Estrarre un succo ci porta in una condizione di riscoperta: la lentezza, il rispetto per i nutrienti, la scelta consapevole degli ingredienti e della loro origine, la consapevole accettazione della stagionalità, il riciclo, la creatività.
Questi ultimi due aspetti si uniscono in senso paiedeutico ad una pratica che vede impegnato chi usa già l’estrattore nel recupero delle fibre, più comunemente detto “riciclo degli scarti”.
Paiedeutico perché? Questa pratica ci pone su un piano di rispetto verso il mondo, tentando di minimizzare lo scarto che produciamo in output dal nostro stile di vita.

Ma cos’è e come usare l’estrattore di succo?

Per i neofiti forse è meglio dare una spiegazione: l’estrattore di succo potremmo dire che è una macchina, un marchingegno che ha un input e due output. Si inserisce la frutta e la verdura, e ne esce il succo…però non solo! E le fibre? Quelli comunemente chiamati “scarti dell’estrattore” sono null’altro che le fibre dalle quali è stato spremuto tutto il succo (il secondo output).
Come funziona questo processo?
Quando ero bambino, a fine estate si faceva la conserva di pomodoro e ricordo quella macchina con una vite che girava (poteva essere a motore o anche girata manualmente) che serviva a spremere via dalla buccia e dai semi la polpa di pomodoro, che passava attraverso i forelli di un filtro.
Questo, molto similarmente, rappresenta come funzioni un estrattore di succo: un motore a basso numero di giri, con collegata una coclea che strizza frutta, verdura (e anche altre cose interessanti), sotto la quale un filtro molto sottile divide il succo dalle fibre, due prodotti che escono da due bocchette separate.
La pressione tra la coclea, gli alimenti e la parete interna della brocca fanno uscire il succo dalle fibre che, fluendo attraverso il filtro, viene incanalato nella bocchetta di uscita del succo.
La lentezza del motore permette il rispetto delle proprietà organolettiche e nutrizionali del succo: non si verifica surriscaldamento, cosa che mantiene inalterato lo stato chimico-fisico di oligo elementi come vitamine termolabili, minerali ed enzimi.

Fibre e succo

Da questo processo di lenta estrazione otteniamo un succo molto energetico e revitalizzante che presenta ⅓ delle fibre che originalmente si trovavano nella frutta e nella verdura.
Un succo senza fibre è perfetto come vera e propria cura riabilitativa per chi soffre di gravi disturbi gastrici e non può tollerare la presenza di fibra, è perfetto per lo svezzamento dei neonati che non dovrebbero assumere fibre fino all’anno di età, ed è un ottimo ricostituente in quanto il succo, già “masticato” dalla coclea entra nel metabolismo molto velocemente, dandovi benefici immediati.
E gli altri ⅔ delle fibre dove vanno? Ecco, questi sono gli “scarti” dell’estrattore, fibra ancora saporita e ottima per la salute, da reintegrarsi all’interno di ricette che la trasformano e la impreziosiscono.
E se volessimo avere più fibra nel nostro succo? Ci sono estrattori di succo che esprimono al meglio le capacità di estrazione: Juicepresso Fiber Control è l’unico estrattore in commercio che da la possibilità di selezionare il quantitativo di fibre presenti nel succo, semplicemente girando il regolatore. Questo sistema semplice e geniale da la possibilità inoltre di ottenere granite e gelati inserendo nella bocchetta la frutta ghiacciata che verrà lentamente triturata con l’ausilio del filtro senza buchi dato in dotazione.
Una possibilità che dallo scorso mese è possibile ottenere anche con l’estrattore Essenzia Pro Green, al quale, tra le molte novità è stato aggiunto il filtro senza buchi.
Se vuoi scoprire di più sull’estrattore di succo, abbiamo un articolo che fa per te!

Come utilizzare gli scarti dell’estrattore?

Prima vi dicevo che le fibre che otteniamo sono utilissime da recuperare per diverse applicazioni, in primo luogo in cucina!
Così eccomi con qualche consiglio utile per recuperare gli scarti dell’estrattore:
quando preparate un succo, pensate subito se vorrete riutilizzare gli scarti.
Se decidete di recuperarli, eliminate dalla frutta tutte quelle parti che poi vi ritrovereste negli scarti, e che potrebbero dare fastidio in bocca: intendo semi, bucce dure e non saporite, bucce pelose, bucce e pellicine amare, torsoli, piccioli, ecc…
generalmente, tutti gli scarti dei latti vegetali possono essere facilmente recuperati e reimpiegati negli impasti dolci o in impasti salati come burger, polpette, oppure insaporiti, amalgamati e lasciati maturare come “formaggi vegetali”.
Potete congelare gli scarti avanzati, se molto polposi, e poi ripassarli nell’estrattore per ottenere dei sorbetti o dei gelati.
Con l’abbinata essiccatore/estrattore, potete essiccare gli scarti dell’estrattore e così creare delle cialde, delle barrette, dei biscotti raw o del muesli a impatto 0!
Per conservare gli scarti, metteteli in frigo in un contenitore ermetico e utilizzateli nel giro di 2 giorni al massimo, oppure sottovuoto da consumarei al massimo dopo una settimana.

Molto più di un manuale: il manuale dell’estrattore

Proprio in merito a questi argomenti, dal 20 aprile potrete trovare in libreria la mia ultima pubblicazione: “Il manuale dell’estrattore” edito da Gribaudo/Feltrinelli nel quale spiego dettagliatamente come questa tecnologia sia entrata a far parte della mia vita quotidiana e come ne ho potuto beneficiare come chef, per le mie preparazioni.
Un intero capitolo dedicato al riciclo creativo degli scarti da estrattore, corredato di moltissime utili ricette delucida la domanda che tutti ci siamo posti: cosa fare con gli scarti dell’estrattore?
Il manuale dell'estrattore: molto più di un semplice manuale

Essiccare gli scarti dell’estrattore: delle ottime barrette

Ecco una ricetta utile per delle ottime barrette essicate riutilizzando le fibre dei vostri succhi:

INGREDIENTI
– Avanzi da Estrattore di succo 400 gr
– Fiocchi d’Avena 80 gr
– Semi di girasole 25 gr
– Sesamo bianco 10 gr
– Riso soffiato 20 gr

PROCEDIMENTO
1) In una ciotola mescola assieme tutti gli ingredienti.

2) Prendi una piastra dell’essiccatore, poni un foglio antiaderente e componi delle “mattonelle” di fibre e cereali.
3) Poni la piastra all’interno dell’essiccatore e imposta la temperatura di 40° C per 24 ore.
4) Dopo 12 ore porziona le “mattonelle” di fibre in barrette e completa l’essiccazione per altre 12 ore.

Concime da scarti di estrattore

Se vogliamo recuperare tutto, ma proprio tutto quello che avanza dai succhi, possiamo anche creare un compost, un concime vegetale, a base di scarti dell’estrattore!
Preparate una scatola di plastica forellata e buttateci alla base delle foglie secche e del cartone. Poi “buttate via” gli scarti che non mangiate, e alternatamente, stratificate ogni tanto con un po’ di foglie, un po’ di avanzo umido, e altre foglie secche. Date equilibrio al compost inserendo rifiuto organico secco che aiuterà la ritenuta di eventuali liquidi.
Nel giro di 1 anno otterrete così un concime vegetale favoloso!

Il Natale è ormai trascorso e si avvicina sempre di più il nuovo anno! Per celebrarlo al meglio abbiamo selezionato le migliori ricette vegan per un menù di capodanno cruelty free, ma soprattutto divertente e appetitoso!

Un cenone di capodanno vegan, perché no?

Se per l’ultimo dell’anno volete uscire dai cliché e dai menù tradizionali, se avete ospiti vegani o se avete deciso di non nutrirvi più di derivati animali, ecco che questo menù viene proprio a fagiolo! Vedrete come non sia per niente necessario mangiare cotechino e salmone a tutti i costi, che invece una cucina sana, gustosa e vegan non è soltanto buona ma davvero invitante e vivace, perfetta per festeggiare!

Il nostro menù vegan di Capodanno

Ecco i piatti suddivisi per portate che abbiamo selezionato per il cenone del 31 dicembre:

Antipasti

Primi

Secondi e contorni

Dessert

Un buon nuovo anno a tutti voi!

A voi che ci seguite da tempo, che avete frequentato i nostri corsi, avete letto Vegano Gourmand, che siete su questo sito solo di passaggio, che ci avete incontrato agli eventi… a tutti voi auguriamo tutto il meglio per l’anno nuovo, con la speranza di incontrarci e rincontrarci, di condividere ancora tante buonissime ricette e l’amore per la cucina e le cose semplici e meravigliose della vita! Buon appetito e buona vita!

Antonia e Martino

 VEGAN CHEF CONTEST: SECONDA EDIZIONE DEL CONCORSO LAV PER GLI ISTITUTI ALBERGHIERI ED ENOGASTRONOMICI. UNA RICETTA VEGAN PER VINCERE UNA SESSIONE PRATICA, IN CLASSE, DI CUCINA 100% VEGETALE

 La LAV lancia in tutta Italia la seconda edizione del concorso Vegan Chef Contest, dedicato agli Istituti Alberghieri ed Enogastronomici.

 Ogni classe partecipante dovrà inviare, entro il 15 marzo 2017, una ricetta 100% vegetale corredata da foto della preparazione e del piatto completo. Quella giudicata migliore vincerà una sessione pratica di cucina con lo chef vegano Martino Beria di Vegano Gourmand, che si svolgerà nella scuola vincitrice.

Le classi che intendono partecipare a Vegan Chef Contest potranno farlo tramite un insegnante referente che invierà la mail di partecipazione con la ricetta e le foto del piatto e della sua preparazione all’indirizzo educazione@lav.it seguendo le modalità indicate nel bando.

 Il bando completo del concorso si può trovare sul sito di Piccole Impronte.

 La prima edizione, vinta dall’Istituto Alberghiero “Antonello” di Messina con la ricetta “Wild”, aveva registrato l’adesione di 24 tra istituti e scuole alberghiere ed enogastronomiche italiane, che hanno partecipato anche con più ricette e classi per ciascuna: una percentuale rilevante di tutti gli istituti alberghieri italiani. Dalla Sicilia alla Lombardia il primo Vegan Chef Contest ha coinvolto insegnanti e alunni di cucina con un alto livello di qualità, fornendo l’occasione di sviluppare percorsi didattici che hanno valorizzato la cucina vegetale, ma anche le tradizioni e i prodotti locali, il mix tra antico e moderno e la capacità di presentazione dei piatti.

 

 Martino Beria:

Lo chef Martino Beria è stato fondatore nel 2013 del portale di ricette e articoli “La cucina vegetariana.it”, ora Vegano Gourmand, con lo scopo di diffondere un tipo di cucina vegan facile e accessibile a tutti. Laureando in Scienze e Cultura della Gastronomia e della Ristorazione presso l’Università di Padova, lavora come chef vegano e consulente per aziende. Si occupa di formazione in ambito di cucina naturale e cruelty-free. Collabora con riviste, tiene show cooking e corsi in tutt’Italia, con lo scopo di divulgare una nuova gastronomia vegan fondata su solide basi culturali e scientifiche. E’ autore del libro Vegano Gourmand edito da Gribaudo – Feltrinelli.

La dieta mediterranea è ispirata ai regimi alimentari dei paesi affacciati su quel mare e parla di una frontiera interna al mondo europeo, di cui siamo generalmente consapevoli ma di cui ignoriamo altrettanto generalmente la storia.

Il nord Europa,  almeno nel nostro immaginario collettivo, basa la sua alimentazione su prodotti di origine animale. Carne, formaggi, burro conducono la nostra mente generalmente lontano dal bacino del mediterraneo. Si pensi ai wurstel tedeschi, alla colazione uova e pancetta all’inglese, ai biscotti al burro danesi. Ci si aggiunga pure un po di pesce: anguille, aringhe, salmone… Stereotipi appunto, ma è inutile negare che la tradizione di pane, vino e olio e di tutti i prodotti di vocazione agricola, sia concentrata nel sud del nostro continente. Si tratta di una differenza dovuta certo a diversità climatiche. Ma c’è anche un modo diverso di raccontare queste linee, seguendo non solo i fatti e i destini naturali, ma anche i casi della storia.

La differenza di cui parliamo è infatti l’erede di un tempo in cui l’Europa non esisteva. La frontiera che separa oggi l’Africa dalle nostre coste non era allora realmente un confine o meglio: lo era molto meno di quanto non lo fossero al nord le Alpi e il Reno. Quella che oggi è una cultura che si percepisce come comune, l’Europa, è in verità il prodotto di un lento cambiamento seguito al crollo del più grande impero della storia occidentale: l’impero romano. L’Europa è un prodotto artificiale, una sintesi tra la cultura greco-romana mediterranea e quel brulichio di genti che tendiamo a chiamare, per semplificarci la vita, con un unico nome: i popoli germanici. Un gruppo di popoli nomadi, pastori e cacciatori per i quali l’agricoltura è un optional: e che porta in Europa il culto del derivato animale.

Non che la civiltà greca e romana non conoscesse il burro o la carne e, men che meno, il pesce. Ma ciò che distingueva la civiltà classica dai barbari era la base vegetale non solo dell’alimentazione, ma della simbologia culturale nel suo complesso; perché l’agricoltura costituiva il segno tangibile del potere dell’uomo sulla natura e dell’uscita dallo stato ferino. Per questo, nei poemi omerici, “mangiatore di pane” è sinonimo di “uomo”.

Questa unità mediterranea si era spezzata proprio con l’arrivo dei popoli germanici. E la separazione si era approfondita nel momento in cui gli arabi avevano conquistato l’Africa affacciandosi sulle coste dell’Europa. Alla fine, con la definitiva cacciata dei musulmani dal nostro continente e il loro stanziamento in Africa, la divisione era completa e si veniva consolidando lo spazio culturale europeo.

In questo nuovo spazio, cementato dal cristianesimo e di cui noi siamo i diretti eredi, la gastronomia ha tuttavia continuato e continua a parlare anche un’altra lingua, più arcaica, che identifica pur sempre quell’antica regione che le varie invasioni hanno piegato ma non spezzato. È la lingua di una dieta mediterranea che non è solo uno slogan di moda, ma racconta di un passato che si rigenera e si rinnova ogni giorno tra il fuoco delle nostre cucine. Una lingua che rimane un’ottima chiave di lettura delle differenze che nonostante tutto separano l’Europa del mare nostrum da quella d’oltralpe; e la uniscono a un’Africa che non è poi tanto lontana.

Non si fraintenda. La sintesi europea ha fatto sì che il pane, il vino e l’olio si diffondessero in tutto il continente, grazie anche a una religione comune. Quei cibi sono infatti entrati da subito nella simbologia del rituale cristiano, formalizzato non a caso sotto la protezione degli ultimi imperatori romani. Ed è proprio attraverso la religione che, anche nell’alimentazione, l’asperità delle differenze si è stemperata. La frontiera è diventata insomma una questione interna, che racconta pur sempre la nostra appartenenza a quel luogo culturale comune che si chiama Europa… Ma anche no!