Tanti articoli e recensioni sulla salute e sul benessere!

In ottobre 2019 uscirà  il mio 5° libro intitolato The Home Bakery. In occasione di questo evento ho deciso di buttarmi in un’impresa che da ormai 5 anni mi chiedete in tanti: un tour italiano di eventi in cui conoscerci! E quale miglior occasione per insegnarvi le mie tecniche innovative di panificazione?

Durante questi ultimi anni ho deciso di sviluppare le mie passioni e dedicarmici per creare qualcosa che potesse rimanermi nel cuore per il resto della vita.
Ho cosi cominciato a studiare il lievito madre e le sue applicazioni, scoprendo tutte le sfaccettature microbiologiche che ne regolavano lo sviluppo.
Ho applicato queste conoscenze microbiologiche a tecniche manuali che mi hanno portato ad ottenere del pane veramente buonissimo! Così ho studiato e sperimentato anche pizza, focacce e grandi lievitati vegani.
E’ stata una fatica enorme ma anche un grande divertimento! E come non trasformare questa mia passione in un libro, che potesse raccontarvela?

E’ nato così The Home Bakery, un libro che vuole essere simbolo di cambiamento! Ho deciso infatti di collaborare con la casa editrice Enea, con la quale condividevo molto della visione del mondo: unire corpo, mente e spirito, analizzare lo spazio mentale umano, dare spazio alla mente umana, alla sua espressione. E il cibo, l’arte del creare, è umanità che esprime creatività!
Nel mio pane unisco creatività e tecnica, che credo non possano essere disgiunte.

Le date del tour!

Per tutte le info, cliccate sulla data nella vostra zona

Per prenotare in anticipo il libro seguite il link: Prenota Il Libro

Come cambia il momento dello svezzamento, quando i genitori decidono per un’alimentazione complementare 100% vegetale? Ce lo spiega la biologa nutrizionista Maria Alessandra Tosatti autrice di Svezzamento Veg scritto assieme a Francesca Gregor,i chef di cucina vegana creatrice delle ricette contenute nel libro.

Svezzamento veg – alimentazione complementare tradizionale e autosvezzamento

Molti dubbi e pregiudizi circondano ancora oggi il tema dello svezzamento senza bisogno di derivati animali.
Le autrici dimostrano, invece, con estrema chiarezza e schede dettagliate, quanto questi pregiudizi siano infondati e ormai superati. Anche questo libro ribadisce come programmando in modo coscienzioso e informato la propria dieta sia possibile operare questa scelta non solo durante lo svezzamento, ma anche nelle fasi precedenti, concepimento, gravidanza e allattamento.

Informazioni nutrizionali, approfondimenti e ricette dai sei mesi in su!

Perché ci è piaciuto questo libro? Perché riassume in modo schematico ma senza perdere di contenuto, quel che c’è da sapere intorno all’alimentazione complementare vegetariana e vegana. Le ricette sono semplici, adatte a un neonato che esplora per la prima volta il cibo, la maggior parte delle quali sono prive di glutine e contengono pochi ingredienti.
Molto ben spiegata è la differenza tra svezzamento tradizionale e autosvezzamento, perché i genitori possano conoscere e adattare il proprio approccio secondo le proprie esigenze e quelle del proprio cucciolo.

Ai genitori non resta che approfondire le proprie conoscenze e addentrarsi con amore ed entusiasmo in questa nuova avventura culinaria!

Titolo: Svezzamento Veg
Autrici: M. Alessandra Tosatti e Francesca Gregori
Edizioni: Il punto d’Incontro
Prezzo: €13,90

Per festeggiare l’arrivo di luglio abbiamo pensato di organizzare un Giveaway con cui potrete vincere una copia del libro Il Manuale dell’Estrattore!
Qui sotto vi spieghiamo come fare a partecipare al nostro mini concorso!

Che cos’è un giveaway?

Prima di tutto, spieghiamo che cos’è un Giveaway e di cosa si tratta! Un giveaway non è altro che un concorso a premi, dedicato agli utenti vecchi e nuovi, con il quale si regala uno o più prodotti.
In questo caso il premio è un libro!

Vinci una copia di Il Manuale dell’Estrattore

 il manuale dell'estrattore giveaway di luglio

Il premio in palio del nostro GIVEAWAY di luglio è una copia con dedica del Manuale dell’Estrattore.
Il Manuale dell’Estrattore, è un libro edito da Gribaudo e scritto da Martino Beria, chef e divulgatore di cultura e cucina vegana.
In questo libro troverete tantissime informazioni, fondamentali sia per l’acquisto, sia per l’utilizzo dell’estrattore nella vita di tutti i giorni. Non si tratta solamente di un ricettario di succhi, ma di un manuale completo per sfruttare al meglio tutte le potenzialità del vostro estrattore, nella produzione di succhi, latti vegetali, condimenti, gelati, sorbetti, cocktail e tante ricette con l’utilizzo degli avanzi.
Il Manuale dell’Estrattore è il volume immancabile per chi desidera acquistare questo utilissimo e versatile elettrodomestico, o per chi ce l’hai già e vuole utilizzarlo al meglio!

Come si fa a partecipare?

Per partecipare e provare a vincere basta seguire le 4 regole qui sotto:
1. Mettere il like alla pagina VeganoGourmand e alla pagina @chefmartinoberia
2. Mettere il like al post del giveaway
3. Condividere con un minimo di 3 persone il post, taggandole nei commenti.
4. Condividere il post sul proprio profilo.
Il 7 luglio, alle ore 18:00 chiuderemo il concorso ed estrarremo il nome del vincitore/vincitrice del libro che verrà annunciato sulle nostre pagine Facebook!

E ora, buon divertimento e buona fortuna!

“Il riciclo creativo: come gli scarti dell’estrattore possono essere educativi nel rispetto del pianeta”

L’estrattore di succo è entrato nella mia vita un po’ di anni fa, quando incontrai Franc Arleo, fondatore di SiQuri: quell’incontro è stata un’esperienza peculiare! In cima ad un colle, nebbia di inizio primavera, un monastero e questa personalità enigmatica.
Così ho iniziato a lavorare ad un progetto che ancora oggi stiamo sviluppando assieme: portare a conoscenza la cultura del cibo, della vita salutare, attraverso la riscoperta delle radici, dell’etica, della natura.
Ma come può legarsi questo ad un succo vivo? Eh i legami sono molteplici e molto sottili: quando si beve un bicchiere di succo però si possono ben percepire, a partire dalla propria bocca.
Estrarre un succo ci porta in una condizione di riscoperta: la lentezza, il rispetto per i nutrienti, la scelta consapevole degli ingredienti e della loro origine, la consapevole accettazione della stagionalità, il riciclo, la creatività.
Questi ultimi due aspetti si uniscono in senso paiedeutico ad una pratica che vede impegnato chi usa già l’estrattore nel recupero delle fibre, più comunemente detto “riciclo degli scarti”.
Paiedeutico perché? Questa pratica ci pone su un piano di rispetto verso il mondo, tentando di minimizzare lo scarto che produciamo in output dal nostro stile di vita.

Ma cos’è e come usare l’estrattore di succo?

Per i neofiti forse è meglio dare una spiegazione: l’estrattore di succo potremmo dire che è una macchina, un marchingegno che ha un input e due output. Si inserisce la frutta e la verdura, e ne esce il succo…però non solo! E le fibre? Quelli comunemente chiamati “scarti dell’estrattore” sono null’altro che le fibre dalle quali è stato spremuto tutto il succo (il secondo output).
Come funziona questo processo?
Quando ero bambino, a fine estate si faceva la conserva di pomodoro e ricordo quella macchina con una vite che girava (poteva essere a motore o anche girata manualmente) che serviva a spremere via dalla buccia e dai semi la polpa di pomodoro, che passava attraverso i forelli di un filtro.
Questo, molto similarmente, rappresenta come funzioni un estrattore di succo: un motore a basso numero di giri, con collegata una coclea che strizza frutta, verdura (e anche altre cose interessanti), sotto la quale un filtro molto sottile divide il succo dalle fibre, due prodotti che escono da due bocchette separate.
La pressione tra la coclea, gli alimenti e la parete interna della brocca fanno uscire il succo dalle fibre che, fluendo attraverso il filtro, viene incanalato nella bocchetta di uscita del succo.
La lentezza del motore permette il rispetto delle proprietà organolettiche e nutrizionali del succo: non si verifica surriscaldamento, cosa che mantiene inalterato lo stato chimico-fisico di oligo elementi come vitamine termolabili, minerali ed enzimi.

Fibre e succo

Da questo processo di lenta estrazione otteniamo un succo molto energetico e revitalizzante che presenta ⅓ delle fibre che originalmente si trovavano nella frutta e nella verdura.
Un succo senza fibre è perfetto come vera e propria cura riabilitativa per chi soffre di gravi disturbi gastrici e non può tollerare la presenza di fibra, è perfetto per lo svezzamento dei neonati che non dovrebbero assumere fibre fino all’anno di età, ed è un ottimo ricostituente in quanto il succo, già “masticato” dalla coclea entra nel metabolismo molto velocemente, dandovi benefici immediati.
E gli altri ⅔ delle fibre dove vanno? Ecco, questi sono gli “scarti” dell’estrattore, fibra ancora saporita e ottima per la salute, da reintegrarsi all’interno di ricette che la trasformano e la impreziosiscono.
E se volessimo avere più fibra nel nostro succo? Ci sono estrattori di succo che esprimono al meglio le capacità di estrazione: Juicepresso Fiber Control è l’unico estrattore in commercio che da la possibilità di selezionare il quantitativo di fibre presenti nel succo, semplicemente girando il regolatore. Questo sistema semplice e geniale da la possibilità inoltre di ottenere granite e gelati inserendo nella bocchetta la frutta ghiacciata che verrà lentamente triturata con l’ausilio del filtro senza buchi dato in dotazione.
Una possibilità che dallo scorso mese è possibile ottenere anche con l’estrattore Essenzia Pro Green, al quale, tra le molte novità è stato aggiunto il filtro senza buchi.
Se vuoi scoprire di più sull’estrattore di succo, abbiamo un articolo che fa per te!

Come utilizzare gli scarti dell’estrattore?

Prima vi dicevo che le fibre che otteniamo sono utilissime da recuperare per diverse applicazioni, in primo luogo in cucina!
Così eccomi con qualche consiglio utile per recuperare gli scarti dell’estrattore:
quando preparate un succo, pensate subito se vorrete riutilizzare gli scarti.
Se decidete di recuperarli, eliminate dalla frutta tutte quelle parti che poi vi ritrovereste negli scarti, e che potrebbero dare fastidio in bocca: intendo semi, bucce dure e non saporite, bucce pelose, bucce e pellicine amare, torsoli, piccioli, ecc…
generalmente, tutti gli scarti dei latti vegetali possono essere facilmente recuperati e reimpiegati negli impasti dolci o in impasti salati come burger, polpette, oppure insaporiti, amalgamati e lasciati maturare come “formaggi vegetali”.
Potete congelare gli scarti avanzati, se molto polposi, e poi ripassarli nell’estrattore per ottenere dei sorbetti o dei gelati.
Con l’abbinata essiccatore/estrattore, potete essiccare gli scarti dell’estrattore e così creare delle cialde, delle barrette, dei biscotti raw o del muesli a impatto 0!
Per conservare gli scarti, metteteli in frigo in un contenitore ermetico e utilizzateli nel giro di 2 giorni al massimo, oppure sottovuoto da consumarei al massimo dopo una settimana.

Molto più di un manuale: il manuale dell’estrattore

Proprio in merito a questi argomenti, dal 20 aprile potrete trovare in libreria la mia ultima pubblicazione: “Il manuale dell’estrattore” edito da Gribaudo/Feltrinelli nel quale spiego dettagliatamente come questa tecnologia sia entrata a far parte della mia vita quotidiana e come ne ho potuto beneficiare come chef, per le mie preparazioni.
Un intero capitolo dedicato al riciclo creativo degli scarti da estrattore, corredato di moltissime utili ricette delucida la domanda che tutti ci siamo posti: cosa fare con gli scarti dell’estrattore?
Il manuale dell'estrattore: molto più di un semplice manuale

Essiccare gli scarti dell’estrattore: delle ottime barrette

Ecco una ricetta utile per delle ottime barrette essicate riutilizzando le fibre dei vostri succhi:

INGREDIENTI
– Avanzi da Estrattore di succo 400 gr
– Fiocchi d’Avena 80 gr
– Semi di girasole 25 gr
– Sesamo bianco 10 gr
– Riso soffiato 20 gr

PROCEDIMENTO
1) In una ciotola mescola assieme tutti gli ingredienti.

2) Prendi una piastra dell’essiccatore, poni un foglio antiaderente e componi delle “mattonelle” di fibre e cereali.
3) Poni la piastra all’interno dell’essiccatore e imposta la temperatura di 40° C per 24 ore.
4) Dopo 12 ore porziona le “mattonelle” di fibre in barrette e completa l’essiccazione per altre 12 ore.

Concime da scarti di estrattore

Se vogliamo recuperare tutto, ma proprio tutto quello che avanza dai succhi, possiamo anche creare un compost, un concime vegetale, a base di scarti dell’estrattore!
Preparate una scatola di plastica forellata e buttateci alla base delle foglie secche e del cartone. Poi “buttate via” gli scarti che non mangiate, e alternatamente, stratificate ogni tanto con un po’ di foglie, un po’ di avanzo umido, e altre foglie secche. Date equilibrio al compost inserendo rifiuto organico secco che aiuterà la ritenuta di eventuali liquidi.
Nel giro di 1 anno otterrete così un concime vegetale favoloso!

Il Natale è ormai trascorso e si avvicina sempre di più il nuovo anno! Per celebrarlo al meglio abbiamo selezionato le migliori ricette vegan per un menù di capodanno cruelty free, ma soprattutto divertente e appetitoso!

Un cenone di capodanno vegan, perché no?

Se per l’ultimo dell’anno volete uscire dai cliché e dai menù tradizionali, se avete ospiti vegani o se avete deciso di non nutrirvi più di derivati animali, ecco che questo menù viene proprio a fagiolo! Vedrete come non sia per niente necessario mangiare cotechino e salmone a tutti i costi, che invece una cucina sana, gustosa e vegan non è soltanto buona ma davvero invitante e vivace, perfetta per festeggiare!

Il nostro menù vegan di Capodanno

Ecco i piatti suddivisi per portate che abbiamo selezionato per il cenone del 31 dicembre:

Antipasti

Primi

Secondi e contorni

Dessert

Un buon nuovo anno a tutti voi!

A voi che ci seguite da tempo, che avete frequentato i nostri corsi, avete letto Vegano Gourmand, che siete su questo sito solo di passaggio, che ci avete incontrato agli eventi… a tutti voi auguriamo tutto il meglio per l’anno nuovo, con la speranza di incontrarci e rincontrarci, di condividere ancora tante buonissime ricette e l’amore per la cucina e le cose semplici e meravigliose della vita! Buon appetito e buona vita!

Antonia e Martino

 VEGAN CHEF CONTEST: SECONDA EDIZIONE DEL CONCORSO LAV PER GLI ISTITUTI ALBERGHIERI ED ENOGASTRONOMICI. UNA RICETTA VEGAN PER VINCERE UNA SESSIONE PRATICA, IN CLASSE, DI CUCINA 100% VEGETALE

 La LAV lancia in tutta Italia la seconda edizione del concorso Vegan Chef Contest, dedicato agli Istituti Alberghieri ed Enogastronomici.

 Ogni classe partecipante dovrà inviare, entro il 15 marzo 2017, una ricetta 100% vegetale corredata da foto della preparazione e del piatto completo. Quella giudicata migliore vincerà una sessione pratica di cucina con lo chef vegano Martino Beria di Vegano Gourmand, che si svolgerà nella scuola vincitrice.

Le classi che intendono partecipare a Vegan Chef Contest potranno farlo tramite un insegnante referente che invierà la mail di partecipazione con la ricetta e le foto del piatto e della sua preparazione all’indirizzo educazione@lav.it seguendo le modalità indicate nel bando.

 Il bando completo del concorso si può trovare sul sito di Piccole Impronte.

 La prima edizione, vinta dall’Istituto Alberghiero “Antonello” di Messina con la ricetta “Wild”, aveva registrato l’adesione di 24 tra istituti e scuole alberghiere ed enogastronomiche italiane, che hanno partecipato anche con più ricette e classi per ciascuna: una percentuale rilevante di tutti gli istituti alberghieri italiani. Dalla Sicilia alla Lombardia il primo Vegan Chef Contest ha coinvolto insegnanti e alunni di cucina con un alto livello di qualità, fornendo l’occasione di sviluppare percorsi didattici che hanno valorizzato la cucina vegetale, ma anche le tradizioni e i prodotti locali, il mix tra antico e moderno e la capacità di presentazione dei piatti.

 

 Martino Beria:

Lo chef Martino Beria è stato fondatore nel 2013 del portale di ricette e articoli “La cucina vegetariana.it”, ora Vegano Gourmand, con lo scopo di diffondere un tipo di cucina vegan facile e accessibile a tutti. Laureando in Scienze e Cultura della Gastronomia e della Ristorazione presso l’Università di Padova, lavora come chef vegano e consulente per aziende. Si occupa di formazione in ambito di cucina naturale e cruelty-free. Collabora con riviste, tiene show cooking e corsi in tutt’Italia, con lo scopo di divulgare una nuova gastronomia vegan fondata su solide basi culturali e scientifiche. E’ autore del libro Vegano Gourmand edito da Gribaudo – Feltrinelli.

La dieta mediterranea è ispirata ai regimi alimentari dei paesi affacciati su quel mare e parla di una frontiera interna al mondo europeo, di cui siamo generalmente consapevoli ma di cui ignoriamo altrettanto generalmente la storia.

Il nord Europa,  almeno nel nostro immaginario collettivo, basa la sua alimentazione su prodotti di origine animale. Carne, formaggi, burro conducono la nostra mente generalmente lontano dal bacino del mediterraneo. Si pensi ai wurstel tedeschi, alla colazione uova e pancetta all’inglese, ai biscotti al burro danesi. Ci si aggiunga pure un po di pesce: anguille, aringhe, salmone… Stereotipi appunto, ma è inutile negare che la tradizione di pane, vino e olio e di tutti i prodotti di vocazione agricola, sia concentrata nel sud del nostro continente. Si tratta di una differenza dovuta certo a diversità climatiche. Ma c’è anche un modo diverso di raccontare queste linee, seguendo non solo i fatti e i destini naturali, ma anche i casi della storia.

La differenza di cui parliamo è infatti l’erede di un tempo in cui l’Europa non esisteva. La frontiera che separa oggi l’Africa dalle nostre coste non era allora realmente un confine o meglio: lo era molto meno di quanto non lo fossero al nord le Alpi e il Reno. Quella che oggi è una cultura che si percepisce come comune, l’Europa, è in verità il prodotto di un lento cambiamento seguito al crollo del più grande impero della storia occidentale: l’impero romano. L’Europa è un prodotto artificiale, una sintesi tra la cultura greco-romana mediterranea e quel brulichio di genti che tendiamo a chiamare, per semplificarci la vita, con un unico nome: i popoli germanici. Un gruppo di popoli nomadi, pastori e cacciatori per i quali l’agricoltura è un optional: e che porta in Europa il culto del derivato animale.

Non che la civiltà greca e romana non conoscesse il burro o la carne e, men che meno, il pesce. Ma ciò che distingueva la civiltà classica dai barbari era la base vegetale non solo dell’alimentazione, ma della simbologia culturale nel suo complesso; perché l’agricoltura costituiva il segno tangibile del potere dell’uomo sulla natura e dell’uscita dallo stato ferino. Per questo, nei poemi omerici, “mangiatore di pane” è sinonimo di “uomo”.

Questa unità mediterranea si era spezzata proprio con l’arrivo dei popoli germanici. E la separazione si era approfondita nel momento in cui gli arabi avevano conquistato l’Africa affacciandosi sulle coste dell’Europa. Alla fine, con la definitiva cacciata dei musulmani dal nostro continente e il loro stanziamento in Africa, la divisione era completa e si veniva consolidando lo spazio culturale europeo.

In questo nuovo spazio, cementato dal cristianesimo e di cui noi siamo i diretti eredi, la gastronomia ha tuttavia continuato e continua a parlare anche un’altra lingua, più arcaica, che identifica pur sempre quell’antica regione che le varie invasioni hanno piegato ma non spezzato. È la lingua di una dieta mediterranea che non è solo uno slogan di moda, ma racconta di un passato che si rigenera e si rinnova ogni giorno tra il fuoco delle nostre cucine. Una lingua che rimane un’ottima chiave di lettura delle differenze che nonostante tutto separano l’Europa del mare nostrum da quella d’oltralpe; e la uniscono a un’Africa che non è poi tanto lontana.

Non si fraintenda. La sintesi europea ha fatto sì che il pane, il vino e l’olio si diffondessero in tutto il continente, grazie anche a una religione comune. Quei cibi sono infatti entrati da subito nella simbologia del rituale cristiano, formalizzato non a caso sotto la protezione degli ultimi imperatori romani. Ed è proprio attraverso la religione che, anche nell’alimentazione, l’asperità delle differenze si è stemperata. La frontiera è diventata insomma una questione interna, che racconta pur sempre la nostra appartenenza a quel luogo culturale comune che si chiama Europa… Ma anche no!

Che cosa mangiano i vegani? Ecco quello che si chiede, in preda a un black out improvviso, chi si trova ad invitare a cena un animale vegano. L’alimentazione vegana e la quadratura del cerchio sembrano essere due probelmi ugualmente insolubili e tutto il bagaglio di ricette vegane e vegetariane disponibili nella nostra tradizione gastronomica sembra ad un tratto scomparso.

Ecco allora qualche indicazione su cosa mangiano i vegani

1) Pasta.
Cosa mangiano i vegani? La cosa più semplice: la pasta al pomodoro. Ma può andare bene anche un’aglio olio peperoncino, pomodoro e olive, o una bella pasta e fagioli vegan… Basta che non sia (mi raccomando!) pasta all’uovo! Preferibilmente utilizzerete pasta integrale, buona per tutti ma indispensabile soprattutto nella dieta vegana. Se volete cimentarvi in qualcosa di più complesso potete provare la nostra versione della carbonara vegan o della pasta al ragù di seitan e zucchine.

2) Risotti.
Nel vostro memorandum su cosa mangiano i vegani potrete trascrivere pari pari tutte le ricette dei risotti più gustosi che avete preparato fino ad oggi, aggiungendo magari qualche versione aggiornata:  risotto alla zucca vegan, risotto al radicchio vegan, risotto vegan zucchine e limone, risotto allo zafferano e mele. La lista delle possibilità è infinita. Abbiate solo cura di non riportare, dal vostro vecchio ricettario, i rari casi in cui avete esagerato con un po di pancetta (o simili) e i classici risotti di pesce. Ah, mi raccomando, non mantecate con burro e non servite col grana. Avrete un piatto più buono, più leggere e, soprattutto, vegano.

3) Zuppe.
Fonte di nutrimento ma anche di calore in tutti i sensi: fisico e spirituale. Non c’è niente di più confortante di una zuppa, soprattutto di sera e con un tempo da lupi. Dentro a quella meraviglia tecnologica che è il pentolone la vostra fantasia può sbizzarrirsi nelle stregonerie più varie. Zuppa di amaranto e avena, vellutata di zucca violina, ribollita toscana e chi più ne ha più ne metta. Occhio però a non fare incantesimi strani al vostro commensale (a meno che non sia proprio questo il vostro scopo).

3) Piatti tradizionali rivisitati
Far rientrare alcuni piatti tradizionali nella categoria “cosa mangiano i vegani” è facile. Basta qualche accorgimento. Se poi allargate il cerchio dei piatti tradizionali ad altre tradizioni, il panorama comincia a diventare più ampio e suggestivo: una frittata vegana di carciofi, le crespelle ai funghi vegan, le internazionali lasagne alla bolognese vegan o le più estive lasagne crudiste, la già menzionata carbonara ma anche, all’orizzonte, ravioli cinesi e gnocchi cinesi di riso, hummus di ceci, un classico curry vegano ai ceci dal sapore indiano e il veggie sushi: tradizione per eccellenza.

4) Insalate.
Un’insalata è come una zuppa: serve un po’ di fantasia. A differenza della zuppa, la preparazione dell’insalata non richiede però le tenebre della notte e il segreto del pentolone. L’insalata vuole l’aria aperta: la sua è una ricetta pubblica. Per questo un giretto al mercato è proprio quello che ci vuole: per mettervi nel mood adatto e per stimolare la creatività curiosando in mezzo ai banchetti. Tutto, o quasi, ciò che vedete attorno a voi è una soluzione al vostro quesito su cosa mangiano i vegani. Suggerimenti? provate le nostre: insalata di quinoa, insalata autunnale, insalata di fagioli pomodori e mais alla messicana e tante altre.

5) Tofu, Seitan, Tempeh.
Quando chiedevate che cosa mangiano i vegani dovevate certo aspettarvi anche questo: tofu, seitan, tempeh. Non tremate. Non gettate la spugna proprio ora. Questi alimenti non provengono dallo spazio né sono stregonerie futuristiche da nouvelle cuisine. Sono al contrario cibi che appartengono a tradizioni millenarie che li amano e li apprezzano da secoli. Per comprenderli dovete pensarli come materie prime da forgiare, come tele bianche su cui dipingere… Più facile a farsi che a dirsi. Il consiglio è di familiarizzare con qualche ricetta: un tofu con alghe, delle scaloppine di seitan al limone, o un tempeh con verdure sono un buon punto di partenza. Solo in acqua si impara a nuotare. Tuffatevi e vedrete che in poco tempo potrete esprimervi più liberamente con questi cibi che restano fondamentali nella dieta vegana.

6) Dolci
Dulcis in fundo: Ecco il problema! Che dulcis ci mettiamo in fundo al menù vegano? Che cosa mangiano i vegani a fine pasto? Nettare e ambrosia? Non proprio. Qui l’arte delle sostituzioni sarà fondamentale e, non ve lo nascondo, conviene proprio affidarsi, anima e corpo, a una ricetta. Limitate all’osso la fantasia: le dosi, i tempi e persino i movimenti sono da seguire minuziosamente. La preparazione di un dolce è un esercizio di eleganza. E se il ballo riesce avrete il vostro gran finale: vegamisù, torta di mele vegan, chiacchiere, crostata vegana con marmellata di fragole, gelato vegano con banana e cocco, biscotti vegani alle mandorle e marmellata… per finire con un buon caffé. Quello è permesso a tutti.

Ancora qualche dubbio su cosa mangiano i vegani?

Beh sperimentate! Testatevi con le nostre numerose e gustose ricette, comprate qualche rivista di cucina vegana, andate a cena da un vegano che ha anche la fama di essere un vero goloso… E se pensate ancora che non sia possibile essere vegani e golosi allo stesso tempo, beh… Provare per credere!

Infine ricordate: qualsiasi cosa mangiano i vegani potete mangiarla anche voi! Il menu vegano è ricco, gustoso ed è per tutti!

 

Perché diventare vegani? Sembrano essere molti i benefici della dieta vegana e altrettanti i motivi per passare ad uno stile di vita 100% vegetale. Alla fine però le ragioni più importanti sono riconducibili a tre radici.

Ecco perché diventare vegani è un bene:

1) Per la nostra salute.
Perché diventare vegani significa eliminare dalla propria alimentazione quei grassi di origine animale che, secondo dati riportati dall’oncologo Umberto Veronesi, sono alla base del 30% dei casi di tumore. Come dire che un tumore su tre può essere evitato seguendo una dieta vegana. Non dimentichiamo poi che gli animali da allevamento sono trattati per legge con farmaci e antibiotici che vengono mischiati al loro mangime. In questo modo chi si nutre della loro carne offre ai batteri l’occasione di sviluppare l’antibiotico-resitenza nel corpo umano: con consguenze facilmente prevedibili. Una dieta costituita da alimenti vegetali è infine ricca di sostanze protettive e di antiossidanti che combattono i “radicali liberi” e quindi l’invecchiamento cellulare.

2) Per gli animali.
Perché diventare vegani singifica boicottare un’industria di prodotti di origine animale che prevede lo sfruttamento di una quantità enorme di esseri senzienti a cui è negata una vita felice. Per la sola Tyson Foods si parla di 42 milioni di polli, 170.000 bovini e 350.000 suini macellati ogni settimana! Si può cogliere la dimensione del fenomeno ricordando che diventare vegani tutti, significherebbe azzerare completamente numeri del genere: zero polli, zero bovini, zero suini. Per non parlare dei problemi relativi alla produzione massiva di latte e uova. L’industria del latte è la stessa della carne: le vacche non sono più animali. Sono macchine per la produzione del latte. I vitelli che partoriscono sono strappati loro subito dopo il parto e destinati a seguire o lo stesso destino della madre (se femmine) o il macello (se maschi). Nell’industria delle uova, invece, i pulcini maschi sono eliminati a migliaia per il semplice fatto che madre natura ha deciso che fossero inadatti alla produzione di uova.

3) Per l’ambiente.
Perché diventare vegani permette di sprecare meno acqua e di arginare il problema del riscaldamento globale. Secondo i dati scientifici riportati da Johnatan Safran Foer, il settore dell’allevamento è infatti responsabile del 18% delle emissioni di gas serra: il 4o% in più dell’intero settore dei trasporti.  Inoltre, se per produrre 1000 calorie di carne occorrono quattro metri cubi d’acqua, per produrre la stessa quantità di energia sotto forma di cereali, ne basterebbe mezzo metro cubo. A conti fatti un onnivoro inquina come sette vegani e ne consuma otto volte l’acqua.

…perché diventare vegani è una scelta etica!

Perché significa adottare l’unico stile di vita che rende possibile il futuro del pianeta e della nostra specie. E significa anche prendere coscienza delle implicazioni di sofferenza che le nostre scelte alimentari hanno per i nostri fratelli animali. I quali, a dirla tutta, non hanno meritato il trattamento che l’industria della carne riserva loro.

Ecco perché diventare vegani!