Le interviste di lacucinavegetariana.it

Dunja Gulinchef istriana e autrice di splendidi libri di cucina, due di questi tradotti in italiano, Pasticceria Vegana e Ricette Vegane entrambi editi da Red, si racconta ai lettori di lacucinavegetariana.it in questa intervista.

Qual è il primo ricordo legato alla cucina e chi è stato il tuo più grande maestro? Come ti ha ispirata?

Penso che molti chef risponderebbero allo stesso modo: siamo tutti innamorati del cibo perché qualcuno dei nostri familiari e amici ci ha ispirati e ha acceso la passione quando eravamo piccoli, anche se al tempo non ce ne accorgevamo.

Nel mio caso dobbiamo andare un bel po’ indietro nel tempo… per me, le migliori maestre sono state le mie nonne e zie. Solo il ricordo di andare a casa loro e mangiare il loro cibo, l’atmosfera che c’era e l’attenzione ai dettagli, gli odori e i sapori… questo è ciò che è rimasto impresso in modo indelebile nei miei ricordi ed è ciò che tutt’ora mi ispira.

Quando hai capito che avresti voluto diventare una chef?

Non ho mai preso questa decisione in maniera consapevole, è semplicemente successo. Ho cominciato a 15 anni, collezionando ricette e informandomi sui cibi salutari, poi, dall’età di 18 anni, ho cominciato a cucinare per me stessa, ma ci sono voluti 5-6 anni per capire che avrei preferito stare a casa a cucinare piuttosto che seguire le lezioni all’università! Dopo la laurea in Inglese e Spagnolo, ho subito iniziato a lavorare come cuoca e da allora non mi sono mai più fermata!

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Che tipo di ricette preferisci preparare?

La pasticceria vegana è sicuramente la mia più grande passione! Amo cucinare anche piatti salati, ma i dessert sono il mio forte!

Il tuo cibo preferito o la tua ricetta preferita?

Non sono sicura di poter rispondere! Dipende molto dalla stagione e dal momento. Tutto cambia, proprio come cambia la mia vita. Ma posso dire di amare la sensazione accogliente e nutriente che solo una minestra di verdure calda e cremosa sa dare! I piatti semplici e i dolci preparati con ingredienti della miglior qualità sono ciò che preferisco.

Se fossi un piatto, che tipo di ricetta saresti?

Credo che sarei qualcosa di dolce e speziato!

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Sei una persona che viaggia molto, in quale paese ti senti più a casa, gastronomicamente parlando?

Di solito, quando viaggio, sono ospite a casa di altri chef che come me condividono la passione per il cibo sano, quindi abbiamo uno stesso approccio, a prescindere dal nostro paese d’origine. Essendo istriana, il cibo della mia infanzia ha influenze sia italiane sia dell’est Europa, per cui mi sento a casa in tutti i paesi del Mediterraneo. Tuttavia, mi diverto anche a visitare i mercati delle città e paesi dell’Europa del nord, degli Stati Uniti e dei Caraibi – è fantastico poter esplorare le diverse culture attraverso il cibo!

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Cosa significa per te cucinare e insegnare?

Cucinare, insegnare e scrivere libri di cucina sono la combinazione delle mie quattro passioni: il cibo, l’insegnamento, le lingue straniere e i viaggi. Sono davvero molto grata di aver la possibilità di far ciò che amo! E’ un lavoro duro: cucinare per molte persone ti mette alla prova fisicamente; insegnare a volte è stremante, e scrivere libri di cucina richiede molta pazienza, impegno e concentrazione. Ma io non lo considero veramente un lavoro – più che altro, sento che si tratta di fare ciò che sono destinata a fare in questo mondo, senza pormi troppi dubbi o domande. E sentirsi felici dopo un lungo giorno di lavoro è il segno tangibile che si sta percorrendo la strada giusta!

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Qual è stata la più grande sfida durante la tua carriera di chef?

Ogni anno, vado a Miami per imbarcarmi a bordo di una nave da crociera MSC e preparare con il mio team 3600 dessert vegan al giorno per una settimana! E’ pazzesco: faccio i turni di notte, preparo enormi quantità di dolci, lavoro per ore e ore… Dopo una settimana, tutta la squadra è esausta, ma la sensazione di essere in grado di portare a termine un lavoro così grande e sapere che tantissime persone hanno apprezzato il nostro cibo, è qualcosa di straordinario!

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Di solito insegni alle persone come si cucina, scrivi libri e cucina per gli altri, ma quando cucini per Dunja, c’è qualcosa che fai in modo diverso?

Assolutamente no! In realtà, cucino sempre per me stessa perché credo che per preparare del buon cibo sia necessario saper gustare i sapori e gli ingredienti in prima persona. Non è sempre facile cucinare per gli altri – siamo tutti molto diversi e ognuno di noi ha diverse abitudini alimentari e gusti. Cerco sempre di condire in maniera non troppo pesante, in modo da essere sicura che tutti potranno apprezzare il cibo che preparo.

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Parlando del futuro, hai un sogno nel cassetto che vorresti si avverasse?

Oh, ne ho tanti, ma dicono che se si rivelano i propri sogni segreti poi non si avverano!

In generale, spero di avere ancora occasione di condividere la mia esperienza e le mie conoscenze sul cibo e la cucina con persone da tutto il mondo attraverso i miei libri di cucina, i social e i workshop. Sono così felice che i miei libri vengano tradotti in così tante lingue! Posso dire che alcuni dei miei sogni si son già realizzati!

Poi, volendo, ci sono così tante ricette… per questo credo che un libro di cucina non debba contenere solo ricette. Io, per esempio, desidero insegnare i principi base di una buona cucina, senza ricette troppo precise, in modo da dare a chi legge la possibilità di creare il proprio stile personale. E’ questo il mio proposito, perciò all’inizio di tutti i miei libri c’è una lunga introduzione e un capitolo dedicato alle basi. Credo che la gente apprezzi il mio approccio e continui ad acquistarli proprio per questo. Spero di poter continuare a invogliare le persone a rendere il cucinare sano parte della loro vita!

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Dunja in libreria:

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Due amici, un sogno, l’ambiente: scoprite con noi MiEco l’ecogioiello e i suoi ideatori!

Oggi vi faccio conoscere due giovani imprenditori, due amici, che, spinti dal desiderio di creare qualcosa insieme, hanno trovato la loro via nell’ecosostenibilità. Hanno dato vita a un gioiello speciale, in armonia con l’ambiente, conquistando la giuria del bando Super G 2013, che promuove le idee giovanili, sponsorizzato dalla Fondazione la Fornace dell’Innovazione, e ora sono pronti a far muovere i primi passi alla loro creazione, con un occhio di riguardo per l’ecosistema.

Ciao ragazzi, raccontateci un po’ di voi!

Noi siamo Leonardo Pivato e Alberto Zampieri; ci conosciamo sin dall’infanzia e insieme ne abbiamo vissute di tutti i colori, e continuiamo a farlo. Che tu ci creda o meno, l’idea per l’eco-gioiello, è nata a seguito di un lungo percorso di ricerca ed è sbocciata durante una nottata insonne dedicata ai preparativi di una manifestazione estiva che organizziamo ogni anno.

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Avete aggiunto collaborazione a collaborazione. Raccontatemi un po’ la storia del vostro eco-gioiello.

Leonardo ed io avevamo da tempo la voglia di creare qualcosa. Siamo entrambi laureati Ca’ Foscari in Marketing e specializzati in campi diversi di questa affascinante materia. La nostra scelta è ricaduta sul gioiello perché ci piaceva l’idea di abbellire, di aggiungere fascino alla persona; Leonardo, poi, lavora già da anni nel settore e ha avuto modo di approfondire anche a livello internazionale le dinamiche di questo mercato.

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Infatti, come dice Alberto, l’idea del gioiello ci piaceva, e la mia esperienza ci dava un importante vantaggio. La svolta però è stata una scritta su uno scatolone. La parola “ecologico” ha messo in moto un processo completamente diverso. Volevamo dare una marcia in più al nostro prodotto; alla bellezza visiva del gioiello, volevamo unire l’armonia interiore. Così da un semplice gioiello d’argento, è nato MiEco, al cui interno è custodito un cuore di legno riciclato, diverso a seconda della personalità di chi lo indossa. La lega d’argento, inoltre, è anche’essa ecologica, quindi caratterizzata da un metallo prezioso completamente innovativo.

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Un occhio alla bellezza dell’uomo, un occhio alla salvaguardia dell’ambiente, quindi…

Esatto! Poi, il nostro MiEco gioiello è completamente personalizzabile. Per crearlo ci si aiuta con un configuratore virtuale, che permette, attraverso l’immissione di alcune caratteristiche, di scegliere il legno più adatto a te, o alla persona alla quale si vuole regalare il gioiello.

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Un esempio, il legno di frassino, pianta della famiglia delle Oleacee, vive nelle zone temperate, cresce velocemente e sopravvive in condizioni difficili; si addice quindi a una persona che, nonostante gli ostacoli, raggiunge comunque i propri obiettivi con tenacia e determinazione. Il passo successivo è la scelta del disegno da applicare, un disegno che richiama la natura. La piastrina di legno viene poi inserita nella struttura del gioiello che è d’argento ecologico. Puntiamo sulla modularità e la personalizzazione; la possibilità di creare il proprio gioiello passo passo, online. Gioiello che poi viene recapitato a casa in una scatola ecologica realizzata con lo stesso legno del pendente dal marchio brevettato Caudex, con cui collaboriamo. Il materiale utilizzato è dunque recuperato da scarti di produzioni industriali in legno ponendo attenzione alla qualità e al design dei prodotti.

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Il MiEco è un gioiello che ha a cuore il nostro ecosistema a quanto pare.

Certo, lo dice anche il nostro motto, è il gioiello in armonia con l’ambiente. Per l’argento ecologico cercheremo il certificato REACH, che indica la conformità con le norme europee che garantiscono l’assenza di sostanze nocive a contatto con la pelle. Il legno dal quale ricaviamo la piastrina, il cuore ecologico del nostro gioiello, sarà legno recuperato da scarti di produzione di aziende locali, il packaging, l’abbiamo già detto, è totalmente ecofriendly. Anche per i volantini e la pubblicità abbiamo intenzione di rivolgerci a un’azienda locale che ricicla carta. Al primo posto, vogliamo mettere l’artigianalità e la territorialità, per offrire al pubblico un vero e proprio gioiello ecologico. L’ecosostenibilità deve essere una priorità per le aziende.

filiera produttiva

Noi da parte nostra, puntiamo sull’aiuto delle nuove tecnologie per evitare inutili sprechi. Il gioiello si crea su internet, cerchiamo la promozione social. Stiamo cercando di essere eco, come il nostro gioiello. Inoltre, è nostra intenzione portare avanti anche un’altra iniziativa eco-friendly, cioè pianteremo un albero ogni 1000 pezzi venduti. Il legno è uno dei prodotti di cui usufruiamo, ci sembra quindi corretto ripagare la natura con quello che prendiamo, anche se in realtà noi riutilizziamo gli scarti.

Cosa vi prospetta il futuro prossimo, ragazzi?

In questo periodo gli impegni si moltiplicano; siamo stati invitati in TV (7Gold) per portare la nostra esperienza in un programma che si occupa di imprenditoria giovanile, l’Università Ca’ Foscari si è fatta avanti per un’intervista, siamo tra i finalisti di un altro prestigioso Bando (www.roundtable4startup.it) e noi siamo aperti a qualsiasi invito. Questo è solo l’inizio del nostro sogno. Il lancio del prodotto è previsto per la primavera e siamo emozionatissimi. Insieme a noi, la nostra designer, Alessandra Crocetta, che ha avuto un ruolo fondamentale nella creazione, design e concept dei gioielli. Non vediamo l’ora di vedere la gente indossare il nostro gioiello e vogliamo che chi lo compra condivida con noi, attraverso i social, gli scatti con MiEco. Per ora, ci trovate su twitter e su facebook: https://www.facebook.com/miecogioiello . Vi aspettiamo, seguiteci!

In bocca al lupo ad Alberto e Leonardo! Continuate così; un occhio alla bellezza e un occhio all’ambiente!

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La cooperativa Rio Terà dei Pensieri e l’Orto delle Meraviglie: quando la natura e il lavoro nelle carceri si fondono

Il mio primo acquisto nella cooperativa Rio Terà dei Pensieri è stata una borsa con su scritta la frase «Per realizzare un bel sogno bisogna essere svegli», ed ora conoscendo la storia della sua fondazione percepisco perfettamente il senso di quella frase. Infatti, qualche anno prima del 1994, anno in cui venne fondata Rio Terà dei Pensieri, avvenne un dialogo tra un detenuto e colui che, qualche anno dopo, sarebbe diventato il presidente della cooperativa, in cui il carcerato diceva: «io sono un uomo con una certa cultura, con una certa manualità, qui dentro non si ha nulla da fare..qui dentro la gente marcisce, bisogna farle fare qualcosa».
Ecco allora che vengono gettate le fondamenta che hanno portato la cooperativa a giungere fino al 2014, anno della sua ventennale esperienza, sempre segnata dal profondo rapporto umano che la caratterizza dalla sua nascita.
Tutto nasce quindi da quest’idea, e nasce inizialmente nel carcere maschile di Santa Maria Maggiore con il laboratorio di Serigrafia. Qualche anno più tardi, questa iniziativa di reinserimento nella vita lavorativa, viene recuperato anche attraverso lunghe chiacchierate con i frati cappuccini della chiesa del Redentore che si aprono all’idea di recuperare l’orto interno al carcere femminile, un tempo convento delle suore convertite, per creare l’orto delle Meraviglie.

L’ORTO DELLE MERAVIGLIE

L’orto, che si avvicina al suo diciottesimo anno di età, era quindi il vecchio orto dismesso del convento pieno di erbacce e alberi che erano cresciuti senza ritegno. Sì è partiti quindi coltivando una piccola parte di terra per poi passare ad una, due, tre serre e piantare diversi olivi. In questo spazio di terra vengono coltivati, da un operatore della cooperativa e altre sette donne, tutti ortaggi tipici della regione, dal radicchio di Treviso all’ asparago violetto di Montine, passando per il carciofo di Sant’Erasmo, e poi ancora piselli, patate, fagioli, broccoli di Creazzo, cavolfiori, spinaci, valeriana, carote, zucchine, ecc., insomma tutti prodotti che il Veneto porta nel suo grembo. L’orto segue il passare del tempo e delle stagioni proponendo sempre prodotti relativi al periodo a loro più consono e tutto è ovviamente coltivato in maniera biologica e certificata.
I prodotti dell’orto vengono poi venduti il martedì, attraverso la consegna delle borse a due gruppi di acquisto a Venezia, e il mercoledì, a chiunque voglia acquistare prodotti freschi e biologici, fuori dalle porte del carcere.

LA COSMETICA

I frati, qualche tempo dopo aver intrapreso l’iniziativa dell’orto delle Meraviglie, hanno proposto l’idea, venutagli attraverso la loro officina (una sorta di laboratorio farmaceutico), di creare il laboratorio di cosmetica dove oggi lavorano, oltre al cosmetologo, altre tre donne. I due laboratori, oggi presenti alla Giudecca, sono collegati tra loro: dai “frutti” dell’orto si ricavano i “frutti” della cosmetica. Infatti tutte le erbe essenziali come camomilla, lavanda, salvia ed altre, sono tutte originarie dall’orto che si distende a pochissimi passi dal laboratorio. Il cosmetologo assieme alle detenute, che possiedono una preparazione igienica e chimica generale, preparano tutti i prodotti che poi verranno successivamente confezionati rigorosamente dalle stesse mani di chi li ha preparati.

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CHI PARTECIPA AI LABORATORI

I due laboratori che la cooperativa Rio Terà dei Pensieri propone alle detenute del carcere della Giudecca sono a numero limitato, ma comunque permettono ad una buona parte delle donne di intraprendere un momentaneo reinserimento nella vita lavorativa. Le donne che vogliono lavorare devono infatti fare richiesta e, successivamente a un consulto tra educatori, assistenti sociali e psicologi, la cooperativa assegna a ogni persona il laboratorio che più ritiene adatto per il profilo di chi fa richiesta. In un secondo tempo, poi, le nuove “matricole”, che si accingono a intraprendere il laboratorio, si affiancano a chi, da più tempo, lavora già in quell’ambito in modo tale che non ci sia solamente un trapasso di nozioni teoriche, ma soprattutto pratiche e ad un livello più umano e confidenziale. Comunque, entrambi i laboratori sono sempre supervisionati da personale della cooperativa esperto e specializzato che dirige e mantiene le redini dell’orto e della cosmetica.

COME SI SOTIENE LA COOPERATIVA?

La cooperativa Rio Terà dei Pensieri gode di sgravi contributivi sulle assunzioni che ogni anno vengono fatte a chiunque vi lavori (detenuti compresi), ma la drastica diminuzione dei fondi statali sta mettendo a dura prova la resistenza di questa, ormai ventennale, cooperativa. I prodotti che vengono fatti in entrambi le carceri sono tutti fanno a mano e per questo il loro costo è più elevato rispetto allo stesso prodotto comprato al di fuori, ma questo significa anche una miglior qualità e miglior consapevolezza delle materie prime.
Fortunatamente, nel corso degli anni, il comune di Venezia ha aiutato la cooperativa in diverse maniere: dalle borse di lavoro, al disbrigo di pratiche burocratiche, ma anche da un punto di vista più pratico, donandogli striscioni in pvc (utilizzati nel laboratorio di pelletteria del carcere maschile) e attraverso l’acquisto dei loro prodotti per eventi pubblici.

L’IMPORTANZA DEI LABORATORI

I laboratori della cooperativa Rio Terà dei Pensieri non hanno solamente il fine ultimo di reinserire una persona dal punto di vista lavorativo. Provate voi a immaginarvi tutto il giorno chiusi in una edificio di quattro mura; certo, state pagando un vostro sbaglio, ma pensate, chi di voi la mattina si sveglierebbe e si toglierebbe il pigiama se non dovesse lavorare?
I laboratori sono la possibilità, per le detenute e i detenuti, di riprendere in mano la propria vita, la consapevolezza di sé stessi, della propria persona. In questo modo possono riprendere la dignità che negli hanno smarrito. Le detenute ai loro laboratori ci tengono, è il loro modo per dimostrare alla società, spesso cinica e che tende a puntare il dito sugli sbagli degli altri, che anche loro sono persone che, pur avendo sbagliato, sono ancora in grado di alzarsi e fare qualcosa.
Ecco cosa vogliono fare la cooperativa, ridare quel senso di “libertà”, di dignità, a chi si ritrova bloccato tra il cielo ed il mare.

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