Tra i nostri consigli trovate tutte le dritte e i trucchi per utilizzare al meglio ciò che la natura ci ha dato: per vivere in modo sano e naturale.

Estrattore o frullatore? Vediamo le differenze tra estrattore e frullatore.

Estrattore o frullatore? Cosa compro?

Vi sarà capitato di imbattervi in questi due elettrodomestici, l’estrattore di succo e il frullatore o blender, e chiedervi quale vi sarebbe servito di più.
Magari vi siete chiesti quale dei due fa i succhi, e quale invece prepara ottimi frullati e smoothies.
In questo articolo vediamo le differenze tra estrattore e frullatore e le loro applicazioni.

Estrattore o frullatore? l’indecisione vi attanaglia?

Estrattore di succo:

L’estrattore di succo lavora sulla lentezza e si basa sulla divisione del succo dalla fibra.
L’estrattore che ho usato in questo video (Essenzia), ha una coclea che gira a 40 giri al minuto e spreme la frutta e la verdura estraendone il succo che verrà diviso dalle fibre.
Si hanno due bocchette che portano all’esterno, da un lato lo scarto di fibre e dall’altro il succo.
Con l’estrattore si possono ottenere dei succhi favolosi e ricchi di micronutrienti ed enzimi vivi, in quanto la lentezza del motore non riscalda il succo e non denatura i principi nutritivi.
Gli scarti possono essere estratti ancora due volte per ottenere più succo e poi possono essere impiegati per barrette essiccate, muesli, impasti dolci e salati.
Con l’estrattore si possono ottenere anche degli ottimi sorbetti e gelati e con il succo si possono preparare dei favolosi ghiaccioli.

Per poter estrarre il succo con la lentezza di 40 giri al minuto, ci vorrà un po’ di tempo e per pulire il filtro che sta sotto la coclea e lavare ogni pezzo si impiegherà qualche altro minuto. Nulla di impossibile, basta essere organizzati e metodici nella pulizia: 5 minuti ad ogni estrazione con semplice acqua tiepida, faranno sì che il vostro estrattore non si incrosti irrimediabilmente.

Il costo di un estrattore di buona fattura va dai 380€ in su.

Frullatore:

Il frullatore a vortice (vortex blender) si basa sul principio opposto: alta velocità e tempi ridotti; nessuno scarto, ma polverizzazione delle fibre per ottenere un frullato omogeneo che contenga sia fibre che succo.
Il frullatore che ho usato nel video (optimum 9200) va fino alla bellezza di 44000 giri al minuto. Ha tre velocità e dei programmi di tempo (20, 35, 45 secondi) che partono da una velocità più lenta a crescere gradualmente fino al massimo dei giri.
Con il frullatore non si avranno scarti e lo si potrà impiegare non solo per fare dei frullati, ma per frullare tutte le basi di cui abbiamo bisogno in cucina, anche calde.
Non si impiega unicamente in cucina crudista e non produce succhi.

Il processo è molto veloce: si lava la verdura e la frutta, si inserisce nella caraffa, si aziona e in pochi secondi il frullato è pronto.
Il lavaggio è semplicissimo: basterà sciacquare la caraffa con un po’ di acqua tiepida e asciugarla.

Il costo di un buon frullatore va dai 400€ in su.

Tirando le somme:

Quindi, estrattore o frullatore?
Avrete capito che l’estrattore e il frullatore sono due elettrodomestici nettamente differenti, con applicazioni diverse e risultati diversi, anche partendo dalla stessa materia prima.
Per decidere se l’uno o l’altro dovrete capire quali sono le vostre esigenze. Potendo, vi consiglio di utilizzarli entrambi, proprio per le applicazioni così diverse tra loro.

Il set dei migliori coltelli da cucina: i tipi di coltello più usati

“Quali sono i coltelli che fanno parte del tuo set di coltelli da cucina?”
E’ una domanda che mi fanno in molti e con questo video articolo ho voluto rispondere spiegando in breve le caratteristiche di ciascun coltello del mio set.

I coltelli che più spesso troviamo in commercio possono essere di taglio francese, cinese, giapponese: personalmente adoro i coltelli giapponesi per l’elevata qualità della lavorazione e per la cura dei dettagli.

Vediamo uno a uno quali sono i coltelli che più utilizzo in cucina

Nakiri: il nakiri è una piccola mannaia giapponese che tipicamente viene usata per il taglio e la scultura delle verdure. E’ un coltello estremamente leggero e versatile e si può trovare di diverse qualità, forgiato o meno. Non può mancare nel mio set di coltelli da cucina!

Santoku: il santoku è un nome giapponese che significa “dalle tre applicazioni”. Infatti è un coltello nato e pensato per carne, pesce e verdure. Si può capire che questo lo rende un tutto-fare, molto versatile. E’ un po’ più lungo del nakiri e leggermente più pesante: quando lavoro molto, preferisco usare questo coltello per applicare meno sforzo di polso e braccio. E’ un coltello fondamentale da avere nel proprio set di coltelli da chef!

Sfiletto: il coltello da sfiletto non è veramente indispensabile nel proprio set di coltelli da cucina, ma costituisce sicuramente una comodità!
Io personalmente ho scelto una lama multiuso, flessibile e al contempo rigida. Non è uno sfilettatore dedicato unicamente a questa funzione.
Utilizzo spesso questo coltello quando devo sfilettare il pomodoro per il sushi o l’avocado, quando devo pelare con precisione frutta e verdura.

Spelucchini: l’ultimo tipo di coltello che non può mancare nel mio set di coltelli sono gli spelucchini. Sono piccoli ed estremamente affilati ed appuntiti: io li utilizzo per spellare o incidere le verdure.

Trinciante: vi ho mostrato i coltelli del mio set che maggiormente utilizzo. C’è da dire una cosa: non è necessario averli tutti, basta un buon coltello da chef, sempre affilato e di ottima fattura per poter fare tutto.
Il primo coltello che mi è stato regalato quando ero piccolo è un coltello di tipologia “francese” un trinciante della Wusthof con il quale ho sempre fatto tutto. L’importante è imparare e applicare le tecniche di taglio!

La differenza tra vegetariano e vegano

Non conoscete la differenza tra vegetariano e vegano? Beh, se così è ora di rimediare… Subito. Perché si tratta una di quelle cose che, al giorno d’oggi, non si può non sapere. Questa distinzione, che a un primo sguardo potrebbe apparire molto sottile, segna al contrario una profonda distanza tra due scelte che hanno implicazioni assai divergenti. Prima di proseguire bisogna precisare che ogni singolo individuo non deve necessariamente trovarsi ad appartenere in pieno a una di queste due categorie. Tra il rosso e il bianco sta un’infinita scala di rosa e, però, noi non abbiamo un nome per ognuna di queste sfumature. Ma in fondo è bene così perché forse, se ce l’avessimo, faremmo solo un sacco di confusione.

Vediamo in dettaglio la differenza tra vegetariano e vegano

Quando parliamo di VEG alcuni ancora non conoscono la differenza tra vegetariano e vegano, una differenza sostanziale che ormai non può più non essere conosciuta! Tra vegetariano e vegano la differenza sta nell’assunzione o meno del cibo di origine animale: ecco la differenza tra vegetariano e vegano!

Vegetariano

In questa categoria sono inclusi tutti coloro che escludono dalla propria alimentazione la carne di tutti gli animali (di terra, di aria e d’acqua) senza però rinunciare a prodotti di derivazione animale come latte e uova. Il termine vegetariano è in questo caso piuttosto impreciso, perché identifica un gruppo di persone che sarebbe più rigoroso chiamare latto-ovo-vegetariane. Dev’essere comunque dato per scontato che un vegetariano non si nutre di pesce. In questa categoria alcuni comprendono i cosiddetti semi-vegetariani che, come spiega in modo eloquente il termine, sono vegetariani… ma del tutto! I semi-vegetariani sono coloro che si nutrono di carne, pesce e volatili con una frequenza inferiore a una volta alla settimana. È comunque fuori luogo mettere nel gruppo chi esclude solamente un tipo di carne dalla sua alimentazione e si nutre abitualmente di altre carni (per esempio quella di pesce). Un’ultima curiosità. Il termine “vegetariano” non esisteva prima dell’ottocento. In precedenza, ogni regime alimentare di questo tipo era chiamato “pitagorico” in onore del pioniere di questo tipo di alimentazione in occidente: il matematico Pitagora.

Differenza tra vegetariano e vegano? Andiamo a conoscerle!

Vegano

La categoria dei vegani è composta da tutte quelle persone che non si nutrono per niente di alimenti di origine animale. La loro alimentazione è vegetariana in senso stretto, e cioè prevede solo l’assunzione di cibi di origine vegetale. Per capirsi, i vegani, a differenza dei vegetariani, non mangiano né latte né uova, né i prodotti derivati o che contengono questi due cibi. Occorre inoltre precisare che la scelta vegana non si limita a una presa di posizione in campo alimentare (come spesso accade nella scelta vegetariana). I vegani sono, più precisamente, coloro che non utilizzano nessun prodotto derivato dallo sfruttamento degli animali e che, per questa ragione, non vestono cuoio, lana, seta, pellicce e così via. Non utilizzano inoltre alcun prodotto cosmetico che sia testato su animali, e non partecipano agli spettacoli circensi o a sport come la caccia o l’ippica. Anche qui concludo con una nota terminologica. La parola “vegano” è stato coniata per la prima volta nel 1944 da un certo Donald Watson, ed è stata formata prendendo la parola inglese “vegetarian” e tenendone solo gli estremi (veg….an).

In sintesi la differenza tra vegetariano e vegano è questa: si potrebbe dire che né i vegetariani né i vegani mangiano carne e che, mentre i vegetariani mangiano uova e latte, i vegani evitano ogni prodotto di origine animale. Infine se per vegetariano si intende generalmente solo un tipo di dieta, il termine vegano richiama piuttosto un vero e proprio stile di vita.

Per scorpire di più sulla differenza tra vegetariano e vegano, leggi l’articolo di wikipedia!

10-trucchi-in-cucina-veg

Trucchi in cucina vegana: il ritorno dell’economia domestica?

Quando ci si avvicina alla cucina vegana, c’è una sottile linea che separa un’ottima cucina salutare, ricca di ingredienti freschi e colorati, da una cucina scolorita e insipida.
Inoltre, quando abbiamo a che fare con una grande varietà di ingredienti, è facile cascare nello spreco. Ed ecco che conoscere un po’ di trucchi in cucina non ci fa male (un po’ per rivangare il concetto di economia domestica, che ormai si sta troppo spesso ignorando).
Noi abbiamo selezionato 10 trucchi in cucina che tutti i vegani dovrebbero conoscere per rendere il cucinare più facile, veloce e divertente, evitando gli sprechi!

10 trucchi in cucina che ogni vegano dovrebbe conoscere

  • 1. Si può preparare il latticello (o buttermilk) aggiungendo aceto o succo di limone a qualsiasi bevanda vegetale.
  • 2. Non buttare l’acqua di governo dei ceci: ci si possono preparare delle squisite meringhe vegane!
  • 3. Si può fare la panna montata utilizzando il latte di cocco lasciato in frigo una notte.
  • 4. Si può preparare la panna grassa utilizzando gli anacardi ammollati e frullati nel mixer.
  • 5. Si può utilizzare l’avocado schiacciato al posto del burro negli impasti lievitati.
  • 6. Il lievito alimentare si può utilizzare in diversi piatti per riprodurre il profumo e il sapore del formaggio.
  • 7. Dopo aver estratto il latte di mandorla, si può riutilizzare lo scarto per fare la farina di mandorle.
  • 8. Il tofu va sgocciolato dall’acqua di governo prima di cucinarlo.
  • 9. Esistono ben 11 modi di sostituire le uova.
  • 10. Si può preparare un dolcificante naturale per i propri piatti, frullando dei datteri ammollati con un po’ di acqua e limone.

Questi sono alcuni dei trucchi in cucina che potete utilizzare! Quali sono i vostri?

Quando si segue una dieta vegana ci si scontra con un ostacolo non indifferente, ovvero, sostituire le uova! Sapere sostituire le uova è utile non solo per chi vuole seguire la cucina vegetariana e vegana ma anche per chi soffre di intolleranze o semplicemente desidera alimentarsi in modo più leggero e salutare.

La funzione dell’uovo in cucina

Come ben saprete, non si tratta di un compito facile. L’uovo può servire per le panature, come collante per polpette e impasti o per rendere dorate le superfici di dolci, quiche, pagnotte e molto altro. Ma la funzione più importante svolta dalle uova in cucina è quello di coadiuvante tecnologico negli impasti lievitati.
La presenza delle uova in un impasto permette di creare un dolce dalla struttura ben lievitata che non collassa su se stessa. Questo accade perché le albumine presenti nell’uovo, quando avviene la cottura, formano un gel in grado di sostenere l’impasto.

Esistono alcuni trucchi per sostituire le uova utilizzando ingredienti comuni e spesso sempre presenti nelle nostre cucine. Le dosi che riportiamo qui sotto si riferiscono alla sostituzione di 1 uovo:

11 modi per sostituire le uova:

  1. 1 cucchiaio di semi di lino + 3-4 cucchiai d’acqua da frullare per 1-2 minuti.
  2. 1 cucc.ino di semi di chia + 70ml acqua, da frullare e lasciar riposare per 15 minuti.
  3. 1/2 banana schiacciata (l’odore della banana non scomparirà del tutto, usatelo nei dolci)
  4. mescolare 2 cucchiaini di fecola di maranta + 3 cucchiai d’acqua
  5. 3 cucchiaini di burro d’arachidi
  6. mescolare 1 cucchiaio di polvere di proteine della soia + 3 cucchiaio d’acqua
  7. 2 cucchiaini di fecola di mais + 3 cucchiaini d’acqua, mescolare
  8. 60g di purea di mele
  9. mescolare 2 cucchiai di polvere lievitante, 2 cucc.ini d’acqua, 2 cucchiaini olio
  10. 60g di tofu vellutato
  11. mescolare 3 cucchiaini di farina di ceci + 3 cucchiaini d’acqua

Sostituire le uova nelle panature

Ecco due utilissimi consigli per sostituire le uova nelle panature:

– fate una pastella con farina di ceci e acqua (un cucchiaio d’acqua per ogni 2 di farina di ceci). Una volta immerso il cibo nella pastella passatelo nel pan grattato o nella farina di polenta

– preparate una pastella unendo 2 cucchiai di latte di soia o d’acqua con un cucchiaio di farina o di amido di riso o fecola.

Sostituire le uova per dorare i lievitati

Solitamente si usa il burro o l’albume dell’uovo per spennellare la superficie dei lievitati, nella cucina vegana invece ci sono due sostituti delle uova molto efficaci:

– una miscela di 2 cucchiai d’acqua e 1 cucchiaio di malto

– spennellare sulla superficie del dolce o dell’impasto salato del latte di soia

 

 

Chi ha detto che servono solo per decorare case e giardini, spesso, anche se non sempre, l’idea che si ha di un fiore riconduce a due sensi, la vista e l’olfatto. Eppure alcuni si possono anche mangiare!

Alcuni di voi penseranno che non sia per niente una gran scoperta, la mia; l’uso dei fiori edibili in cucina non è una pratica recente. Molte civiltà, tra cui la cinese, l’indiana, la greca, fanno uso dei fiori nelle ricette della propria tradizione culinaria. Anche i romani li usavano nei loro piatti e i fiori di zucca sono una prelibatezza!

Ci sono ben 50 specie di fiori commestibili, alcune di consumo abituale, come i carciofi, i cavolfiori, lo zafferano o i già citati fiori di zucca, e un’analisi delle loro caratteristiche nutrizionali rivela che molte sono le sostanze nutritive, come minerali, proteine e vitamine (in particolare A e C), buona la presenza di antiossidanti, per la presenza di flavonoidi e carotenoidi, mentre pochi sono i grassi. Tuttavia, prima di addentrarci nella scoperta dei fiori che si possono mangiare, ci sono delle annotazioni da fare.

  • Non tutti i fiori sono commestibili, quindi informatevi prima di mettere un buquet nel vostro piatto, alcuni possono essere velenosi!
  • Non abusatene, tendono a scatenare reazioni allergiche, in particolare in soggetti sensibili e vulnerabili. Ad esempio, donne in gravidanza, chi soffre di allergie o di attacchi d’asma dovrebbero evitare di inserirli nella propria dieta.
  • Evitate i fiori colti per strada o nei giardini pubblici e anche quelli del fiorista, con tutta probabilità sono stati trattati con agenti chimici o pesticidi. Meglio coltivarli da sé!
  • Mangiate solo i petali, polline, pistilli e gambi sono da rimuovere.

In poche parole, il messaggio è: non improvvisate! Andiamo quindi a scoprire i fiori buoni da mangiare:

Borragine: dal gusto simile al cetriolo si usa in insalate, zuppe o ripieni

Calendula: dal sapore un po’ piccante, si usa per condire paste e risotti, zuppe e minestroni, ma anche insalate.

Camomilla: dal sapore dolce, simile a quello della margherita (pensate all’infuso…)

Cicoria: un po’ amaro, petali e boccioli sono buoni in salamoia

Crisantemo: ricco di potassio, Il sapore va dal piccante al pungente

Dente di leone (tarassaco): i boccioli si possono mettere sottaceto e si può fare una salsa che si sposa bene con la pasta

Fiori di zucca: attenzione a rimuovere sempre gli stami prima di usarli in una delle numerose ricette tipiche della cucina italiana di cui sono protagonisti

Garofano: buona fonte di potassio, i petali sono dolci e aroma profumato, si usa per preparare liquori, ma anche come condimento per risotti e per guarnire biscotti e pasticcini.

Gelsomino: si usa nel tè e nei dolci

Lavanda: dal gusto dolce e speziato, a Marsiglia si usa anche per fare i biscotti.

Rosa: i petali hanno un sapore ideale per preparare marmellate, sciroppi, liquori e cocktail, ma si usano anche in insalate, risotti e crostate.

Sambuco: i fiorellini di sambuco, profumano non solo le tisane, ma le marmellate e rendono speciali anche paste e risotti.

Verbena odorosa: buona per il tè e nei dolci, sa di limone

Viola: dal sapore delicato di menta, ricca di potassio, si usa in insalate, pasta, piatti a base di frutta e bibite

Questi sono solo alcuni esempi, ma ce ne sono molti altri. L’uso in sciroppi, liquori o tisane è incredibilmente diffuso. In cucina, possono essere una nota in più in insalate e zuppe, un condimento per paste e risotti, alcuni sono ottimi per i dolci, le marmellate e i biscotti, con altri si possono creare sorbetti, yogurt o gelati. Altro che semplice ornamento!

Food photography: i nostri consigli…

Ecco un breve video da cui trarre spunto!

Linee guida per scattare immagini di qualità

Scattare una foto ad un piatto non è sempre la cosa più semplice e diretta: ci sono tanti fattori che vanno considerati per ottenere un’immagine che faccia venire l’acquolina in bocca ai lettori.
Non importa che tu scatti con una reflex, una compatta o con il tuo smartphone, in questo articolo vorremmo darti qualche piccolo consiglio di food photography utile, per farti ottenere delle foto entusiasmanti!

      • Non usare MAI il flash!!! Questa è la prima regola importante. A meno che tu non abbia flash da studio fotografico e una mega macchina reflex, dimenticati del flash. Il flash appiattisce le immagini e conferisce un colore giallo poco piacevolo a tutto ciò che irradia.
      • Se puoi scatta durante le ore di luce, e prediligi le ore tra le 11:30 e le 14:00.
      • Scatta sotto una finestra aperta: decidi tu in che angolazione la luce dovrà colpire il tuo soggetto, l’importante è che sia illuminato da luce naturale che darà calore e dolcezza al tuo scatto.
      • Componi la foto mettendo il soggetto non propriamente al centro dell’inquadratura. Prova a suddividere mentalmente l’inquadratura in 3 terzi: il soggetto cascherà in uno dei due terzi laterali, o se proprio vuoi mettere il soggetto al centro, crea un contesto di totale simmetria.
      • Ritoccare la foto: oggi da qualsiasi computer o smartphone è possibile ritoccare leggermente le proprie fotografie. Puoi provare a farlo anche tu tentando di dare un tocco personale al tuo scatto. Tuttavia tenta di non essere troppo pesante con il ritocco, ma di usarlo per valorizzare le tonalità di colori che nello scatto originale si sono perse.

Ecco una breve gallery con alcuni nostri scatti:

Cucinare il tofu: 5 errori da evitare

Cucinare il tofu, soprattutto per chi è alle prime armi in cucina o non ha mai avuto molto a che fare con questo ingrediente, può rivelarsi un’impresa tanto ardua quanto insoddisfacente.
E quando si tratta di cucinare, vogliamo che il risultato dei nostri sforzi sia qualcosa di delizioso e appagante!
Di tofu ce ne sono tanti tipi, il tofu vellutato o tofu seta, il tofu solido, quello più o meno secco, per non parlare di tutti quei tofu semilavorati, precotti e aromatizzati a tutti i gusti.
Non tutti i tipi di tofu che troviamo in commercio si prestano agli stessi utilizzi e uno non vale l’altro.
Per questo una volta che abbiamo acquistato (o autoprodotto) la nostra mattonella di tofu, è bene evitare di fare alcuni errori che possono guastarci il pranzo e tutto il divertimento che invece possiamo trovare nel realizzare una ricetta.
Imparando dai nostri stessi sbagli e dalle nostre esperienze con questo ingrediente tanto versatile quanto ostico, abbiamo elencato i 5 errori più comuni che si commettono quando decidiamo di cucinare il tofu.
Buona lettura!

1. Non scegliere il tofu adatto

Quando siamo al supermercato non dobbiamo scegliere un tofu qualunque: il tofu innanzi tutto deve essere biologico e non OGM, questo è fondamentale. Ma non basta. Bollini e certificati di qualità non saranno sufficienti a garantire la bontà del prodotto che stiamo acquistando. Anche se in un primo momento, il tofu sembra quasi insapore e dalla consistenza poco familiare, provandone diversi tipi scoprirete da voi quello che più vi piace!
Ad ogni preparazione, poi, dovrete saper associare il tofu più adatto. Per esempio per una mousse, una crema o per i dolci sarà consigliabile utilizzare il tofu vellutato o tofu seta, piuttosto che quello più solido, che sarà invece perfetto per essere impanato, saltato o tritato in un ragù.

2. Non pressare il tofu

Il tofu viene venduto in confezioni immerso nell’acqua, perché si mantenga meglio e più a lungo, ma questo non significa che una volta aperto l’acqua vada conservata o addirittura usata in cottura! Prendiamo piuttosto la nostra mattonella bianca e lasciamola sgocciolare per bene, aiutandoci con un colino a rete fitta o con della carta casa. Meno acqua sarà presente nel tofu, più sarà facile condirlo e insaporirlo a nostro piacere!
Se ne avanziamo, invece, è buona norma immergerlo di nuovo in acqua in un contenitore (possibilmente in vetro) e lasciarlo in frigo uno o due giorni al massimo.

3. Non condirlo

Chi ha assaggiato il tofu, così com’è, senza un filo di sale, di olio o condimento di qualsiasi altro tipo, non ne sarà rimasto molto colpito. Quante volte sentiamo dire “il tofu non sa da niente” o “non so come usarlo perché non ha sapore”. Non si può di certo sperare di buttarlo in padella e mangiare una squisitezza! Questo non è uno svantaggio ma un pregio, perché siamo noi a doverlo insaporire per bene perché diventi qualcosa di gustoso! Quindi sta a noi renderlo speciale con spezie, marinature, erbe aromatiche, sughi e tante buone verdure!

4. Non tagliarlo correttamente

Un taglio troppo grossolano, troppo sottile o troppo irregolare può decretare l’insuccesso di una vostra ricetta con il tofu. Se dovete farlo speziato e saltato con delle verdure sarà preferibile tagliarlo a cubetti della stessa misura, mentre nel caso di impanate di tofu se le fette saranno troppo sottili rischieranno di rompersi, se troppo grosse non si cuoceranno uniformemente. Prima di prendere il coltello in mano, ragionate un attimo sul risultato che volete ottenere e il tipo di cottura che utilizzerete!

5. Non cucinarlo nel modo giusto

Tofu fritto, alla piastra, in umido, saltato, impanato, al curry, alla griglia, macinato… e chi più ne ha più ne metta! Cambiano le ricette ma la regola più importante è sempre la stessa: cucinarlo bene! Cosa significa cucinare bene il tofu? Significa non essere così frettolosi da lasciarlo freddo dentro e cotto fuori, significa non eccedere in cotture lunghe che rischiano di rinsecchirlo o addirittura bruciarlo, significa tenere controllata il nostro tegame mentre prepariamo il tofu, mescolando eassaggiando di tanto in tanto per aggiustare la quantità di sale.

Il tofu è un alimento che più lo si conosce più lo si impara ad usare e amare per le sue grandi doti nutrizionali e la versatilità con cui si adatta a moltissime preparazioni. Non c’è dubbio che evitando di commettere questi errori, il vostro rapporto con il tofu migliorerà giorno dopo giorno, ricetta dopo ricetta!

10 Consigli per mangiare sano fuori casa

Abbiamo 10, ebbene sì, 10 utilissimi consigli per mangiare sano fuori casa! Che si tratti della pausa pranzo o di uno spuntino sul luogo di lavoro o di studio, perché non fare in modo di prepararci qualcosa di gustoso, sano e pratico?
Bisogna ammettere che spesso è la pigrizia a farci optare per il pranzo al bar davanti all’ufficio, per un pranzo preconfezionato del supermercato o un pasto improvvisato e poco attento.
Molto spesso essere costretti a mangiare fuori casa ci costringe a scegliere di fretta e con poche opzioni, senza pensare a quali cibi dovremmo o non dovremmo consumare, senza aver alcun tipo di controllo sulle dosi, la qualità dei prodotti e il tipo di cottura.
Questi 10 consigli sono pensati per chi deve per forza mangiare fuori casa anche cinque volte a settimana e non vuole rinunciare a sapere ciò che finisce nel proprio stomaco è buono e sano. Che siate bambini in gita o adulti in pausa pranzo, la salute nel piatto è una priorità!
Andiamo a vedere cosa non dobbiamo assolutamente dimenticare per essere certi di mangiare sano fuori casa:

1. Parola d’ordine: MOTIVAZIONE!

Diciamo la verità, quasi sempre prepararsi il pranzo al sacco è una faticaccia e vince la pigrizia o l’allettante idea di sedersi al ristorante o al tavolino di un bar e ordinare. Ma la pigrizia si paga, eccome. Ecco dove trovare la giusta motivazione:

  • La salute al primo posto: la motivazione principale dovrebbe essere la nostra salute in relazione al cibo che mangiamo. Quando ci prepariamo il pranzo da portar via utilizziamo i prodotti che abbiamo scelto noi, che abbiamo cucinato facendo attenzione alla quantità di sale e grassi, nella quantità che vogliamo o possiamo consumare. Così, se siamo a dieta per esempio, non dovremo preoccuparci di trovare un pasto poco calorico, di mangiare più frutta e verdura o, se siamo vegani, vegetariani o intolleranti non dovremo scervellarci per trovare il locale che ci dia delle opzioni valide.
  • Questione di budget: mangiare qualcosa di portato da casa, utilizzando avanzi della sera prima o cibo già presente nel nostro frigo o nella dispensa è sempre meno costoso di un panino o una pasta riscaldata al bar sotto l’ufficio!
  • Il gusto che vogliamo: forse può sembrare ovvio, ma quanto più buono è lo timballo di verdure che abbiamo avanzato ieri sera, rispetto alla solita tristissima insalatona del bar? Non serve aggiungere altro.

2. Gli AVANZI, i migliori alleati del pranzo fuori casa

Basta davvero poco per preparare quel po’ di più a cena, per aver pronto per il giorno dopo un bel pranzetto, gustoso e fatto con amore. Che sia un pezzo di pasticcio, della zuppa o un’insalata bella carica, consigliamo di metterlo nel contenitore subito dopo averlo preparato, sia per non sporcare stoviglie in più, sia per trovarsi con un lavoro già fatto, pronto da essere portato via! Gli avanzi, poi, possono essere rivisitati in maniera creativa. Un esempio, avete avanzato delle patate lesse: basta aggiungere qualche spezia o erbetta aromatica, dei semi di girasole, della cipolla e delle carotine e avrete pronta una squisita insalata di patate da condire come più vi piace. Ricordate che la cucina (anche fuori casa) non deve mai essere noia e monotonia, ma gioia e creatività!

3. WEEKEND ai fornelli!

Se cucinare la sera prima non vi è sempre possibile, potete sempre dedicare qualche ora del sabato o della domenica a preparare qualcosa di buono che possa durare per i primi 2-3 giorni della settimana o che possa eventualmente essere messo in freezer e scongelato all’occorrenza. A questo scopo si prestano benissimo insalate di riso o cereali, zuppe o polpette!

4. Sempre in dispensa: i CIBI PARACADUTE!

Non sempre disponiamo di tutto quel che occorre o può succedere che abbiamo cenato fuori o spazzolato tutta la cena e di avanzi non c’è nemmeno l’ombra. Niente paura! Tenete sempre in dispensa dei cibi paracadute come frutta secca, bacche, mix di semi, chips di mele, grissini integrali o succhi di frutta, che vi vengono in aiuto per completare un’insalata un po’ povera o un primo poco abbondante, dandovi allo stesso tempo nutrienti validi per la vostra salute! Vi terranno lontani dal distributore automatico dell’ufficio, il diavolo tentatore di chi è preso dalla fame!

5. Un bel pranzetto sano… da NON DIMENTICARE a casa!

Avete pensato al vostro pranzo, lo avete cucinato, riposto con cura nel contenitore ermetico, sistemato nella borsa frigo, avete perfino preparato tovagliolo e posate, non scordando la bottiglietta d’acqua. Il peggior incubo è dimenticare tutto a casa, ed accorgersene quando si è ormai seduti in treno mentre si sta arrivando al lavoro, o ancora peggio, quando seduti alla scrivania lo stomaco comincia a brontolare! Questo non deve assolutamente accadere. Fatevi una lista e appiccicatela sulla caffettiera, create un promemoria sullo smartphone, piazzate la borsa frigo davanti alla porta di casa, fate tutto, ma proprio tutto quel che è in vostro potere per non lasciare il vostro pranzo preparato con tanto amore e cura a casa!

6. In COMPAGNIA è più bello!

Chi decide di mangiare sano e salutare anche fuori casa, si ritrova in solitudine nel proprio ufficio mentre la maggioranza va in gruppo al ristorante o al bar. Se riuscite a trovare un amico o un collega con cui condividere l’abitudine di portarsi il cibo da casa, il momento della pausa pranzo diventa ancora più piacevole. Pranzando assieme potrete scambiarvi ricette e consigli, decidere di pranzare fuori dall’ufficio, magari in uno spazio verde vicino al posto di lavoro, e dare il buon esempio anche agli altri colleghi!

7. Se non mi piace non lo mangio!

Il pranzo deve essere un momento rilassante e piacevole, quindi non devo mangiare qualcosa solo perché è salutare, i nostri gusti vanno rispettati! Allo stesso modo, non mi devo per forza nutrire di avanzi se sono in frigo da qualche giorno e non hanno più un bell’aspetto. Non siamo delle pattumiere! Se vi trovate senza avanzi da riutilizzare o non avete una gran varietà di cibi in frigo, fatevi una lista di possibili ricette facili da preparare in casi d’emergenza. Veloci e pratici sono il cous cous, le insalate miste o dell’hummus con dei crostini e un frutto. Ricordate che la motivazione (punto 1) è sempre la vostra carta vincente!

8. A tutto COMFORT: al lavoro come a casa (o quasi)!

La scomodità è una delle caratteristiche più comuni del pranzo fuori casa, e mangiare scomodi non piace proprio a nessuno. Possiamo risolvere questo problema rendendo il luogo di lavoro dove pranziamo, il più confortevole possibile. Ad esempio, è possibile organizzare la nostra scrivania in modo che sia velocemente convertibile in un comodo piano d’appoggio per mangiare. Possiamo inoltre ricavare dello spazio in un cassetto o su un ripiano, dove lasciare delle posate, una tovaglietta, un bicchiere e una tazza. Così facendo, avremo la sensazione di trovarci in un luogo più familiare, più confortevole e pratico… quasi come a casa!

9. Qualità e design per un pranzo al top!

Un’altra cosa molto importante è scegliere dei contenitori, dei termos o borse termiche di qualità ci eviterà spiacevoli inconvenienti come fuoriuscite di olio o liquidi. In più, è consigliabile sceglierli di diversa misura e capienza, per le diverse necessità e privilegiare i contenitori rettangolari o quadrati, che sono più facili da riporre in borsa del pranzo e da trasportare.

10. FRIGO DELL’UFFICIO, vade retro!

Se il vostro sandwich vegano preparato con cura è schiacciato dalla confezione di yogurt della collega o la vostra pasta fredda si trova a stretto contatto con un pacchetto ammuffito dimenticato da chissà chi e da quanto tempo, il frigo dell’ufficio diventa un ostacolo alla nostra motivazione e a tutti i nostri buoni propositi di mangiare sano fuori casa. Una piccola e pratica borsa termica sarà sufficiente per mantenere fresco il vostro pranzo o potete optare, se ne avete modo e voglia, per un mini frigo personale da tenere vicino alla scrivania nel vostro ufficio. E guai a chi lo tocca!

A questo punto non ci rimane che chiedere a voi, come organizzate il vostro pranzo al sacco per andare in ufficio? Avete altri consigli utili da condividere che a noi non son venute in mente? Attendiamo i vostri commenti e nel frattempo… buon pranzetto!

Come coltivare i peperoni

Come coltivare i peperoni? Vivace e colorato, il peperone è un ortaggio che ben si adatta in cucina: dalla preparazione di sfiziose pietanze, all’essicazione, o come goloso contorno.Ne esistono diverse varietà, che si differenziano per colore, forma e sapore. Ognuna di esse ha peculiari caratteristiche che la rendono più adatta all’impiego che si vuole farne. Nei paragrafi seguenti, vi suggeriamo degli accorgimenti per coltivare rigogliosamente questa pianta, al suolo o in vaso.

Terreno e tipologia di vaso

Qualche settimana prima della messa a dimora, è bene vangare il terreno e concimarlo. Il peperone predilige terre di medio impasto, permeabili, e ben drenate. Il suolo deve essere nutrito con del calcio, di cui il peperone ha particolare necessità. Per la coltivazione in vaso, sono consigliati contenitori in terracotta con uno strato inferiore di argilla espansa, in modo da controllare l’umidità ed evitare pericolosi ristagni idrici. La grandezza dei recipienti può mutare in base alla varietà di peperone coltivata: da circa 18 a 40 centimetri di diametro disponibili per pianta. La distanza da mantenere tra le piantine se la piantagione è al suolo, è di 40 centimetri circa.

Trapianto e posizione

Per semplificare la coltivazione le piantine sono da preferire ai semi, in quanto più resistenti e più facili da crescere. La loro messa a dimora può avvenire tra aprile e maggio. Vanno tolte dai loro vasetti con delicatezza, e inserite nel buchetto fatto in precedenza a una profondità utile a coprire tutte le radici. La pianta di peperone ama il sole: se la coltivazione avviene in vaso è necessario posizionarlo sul balcone esposto alla luce diretta per almeno mezza giornata. Attenzione alle folate di vento. E’ indispensabile posizionare dei tutori (per esempio delle canne di bambù) accanto alle piante, a cui legarle con del nastro: in questo modo non si piegheranno su sé stesse.

Irrigazione e concimazione

I peperoni necessitano di acqua, poca ma frequente, per mantenere il terreno sempre umido evitando ristagni. In mancanza di irrigazione, la pianta tenderà a produrre pochi frutti e dal gusto amarognolo. Le erbe infestanti che compaiono vanno eliminate tempestivamente: se la coltivazione è in vaso ciò può essere fatto a mano, se al suolo è possibile utilizzare una zappa cosicché da arieggiare il terreno.
Questo ortaggio è bisognoso di elementi nutritivi, tra cui calcio e magnesio: la concimazione deve essere abbondante e ricca. Fatevi consigliare un prodotto idoneo in un centro specializzato.Descrizione paragrafo n

Raccolta dei peperoni

Generalmente i frutti maturano tra giugno e ottobre. La raccolta richiede perizia, per non danneggiare la pianta. E’ necessario asportare i peperoni tramite il taglio del picciolo, usando delle lame affilate e pulite. Andando a raccogliere il frutto manualmente, si aprirebbero delle ferite offrendo un ingresso a varie malattie e parassiti.

Sperando di avervi dato informazioni utili, vi auguriamo una proficua coltivazione!

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