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The China Study

Il libro che sfida molte delle nostre certezze sulla corretta alimentazione si intitola “The China Study”, scritto dal biochimico statunitense T. Colin Campbell. Si tratta di un testo divulgativo, edito in Italia da Macro Edizioni, che espone i risultati di diversi studi sul legame tra l’alimentazione e l’insorgenza di alcune malattie cosiddette “del benessere”. L’autore considera particolarmente due lavori da lui condotti: il primo è un’indagine sugli effetti cancerogeni dell’assunzione di caseina nei ratti; il secondo è lo studio che tiene a battesimo il libro: the China Study, pietra miliare della scienza dietetica almeno per due ragioni. Per l’imponente mole di dati raccolti e per l’uso di un tipo molto prezioso di soggetti sperimentali: rarissimi esemplari di homo sapiens sapiens.

L’antefatto di questo “gran prix dell’epidemiologia”, come l’ha definito The New York Times, è una ricerca che illustra i diversi tassi di mortalità per cancro in 2400 contee cinesi. L’intento dei ricercatori diretti da Campbell è stato di sovrapporre a un “atlante del cancro” di questo tipo, una carta geografica delle abitudini alimentari nelle varie zone della Cina, per scoprire le corrispondenze tra la diversità delle diete e la geografia delle malattie. Il risultato? Un’importante correlazione statistica tra tassi di mortalità per cancro, livelli di colesterolo nel sangue dei soggetti e consumo di proteine animali. Lo studio rivela, in sostanza, che consumare anche un basso quantitativo di proteine di origine animale ha effetti dannosi sulla salute.

Le indagini di Campbell rimangono comunque controverse. The China Study, per esempio, mette in relazione il colesterolo, e non direttamente le proteine animali, con l’aumento di una serie di malattie. E’ l’altro lavoro di Campbell, quello sui ratti, a mettere in relazione ortogonale l’assunzione di proteine con l’insorgenza del cancro. Ma questo studio ha almeno due punti deboli. Primo: viene somministrata alle cavie esclusivamente la caseina, la quale è soltanto una delle tante proteine animali di cui ci nutriamo. Secondo: l’esperimento è condotto su animali, cosa che ne abbassa il valore non solo dal punto di vista etico ma anche scientifico. Ciò che vale per i ratti potrebbe infatti non valere per gli uomini.

Ci farà comunque bene leggere le 350 pagine di questo libro.The China Study è un lavoro scientifico, ma è anche una lettura stimolante, che ricorda come trent’anni di ricerca contro il cancro non abbiano dato risultati apprezzabili. La scienza medica infatti è troppo spesso impegnata a inseguire i sintomi, dimenticando che le patologie più pericolose sono puntualmente legate a una cattiva dieta. Il libro invita quindi a un rapporto critico nei confronti dell’informazione scientifica, per non rimanere vittime delle notizie casuali e parziali che ci circondano; come quella diffusa dalla CBS di un potente cancerogeno usato nell’industria delle mele, al seguito della quale sembra che una donna abbia “chiamato la polizia territoriale chiedendo di inseguire uno scuolabus per confiscare la mela del figlio”. Parossismi di casa nella confusione che regna nelle nostre menti in tema di alimentazione. Il libro ci aiuterà a fare un po’ di chiarezza.

The China Study
T.Colin Campbell PhD – Thomas M. Campbell II
Macro Edizioni
Euro 20,00

5 commenti
  1. Silvia
    Silvia dice:

    Bisogna sempre prestare attenzione quando si parla di correlazioni e studi scientifici. Le correlazioni non provano nulla, chi fa scienza questo lo sa. Quindi la validità delle informazioni riportate nel libro viene inevitabilmente ridimensionata (e non tanto perché uno degli esperimenti è stato eseguito su ratto).

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    • Davide Schimd
      Davide Schimd dice:

      Ciao Silvia!
      Concordo, le correlazioni non provano una relazione diretta di causa-effetto. Tuttavia, come nella diagnosi medica, sono segni da tenere in considerazione. I problemi che sottolineo non sono gli unici da rilevare nel lavoro di Campbell, ma discutere del concetto statistico di correlazione sarebbe risultato troppo specialistico in una recensione.
      Che cosa costituisca una prova definitiva in ambito scientifico è, come saprai, una questione molto controversa. Quando dici che “le correlazioni non provano nulla” penso tu ti riferisca al fatto che due eventi A e B che sono correlati potrebbero non avere un rapporto di causa-effetto o perchè sono correlati in modo casuale o perché la loro causa potrebbe essere un terzo fattore C che li produce entrambi. Campbell cerca di introdurre, per ovviare a questo, il concetto di plausibilità biologica attraverso le sperimentazioni sui ratti. Ed eccomi ai ratti. La cosa più importante, personalmente, è che non vorrei si facessero esperimenti su animali. Ma questo è un “dettaglio” etico. Dal punto di vista puramente scientifico la sperimentazione animale non dà le stesse garanzie della sperimentazione sull’uomo ed è un problema perché i ratti, per Campbell, dovrebbero dimostrare proprio la plausibilità biologica della relazione causa-effetto nell’uomo.
      Spero di aver chiarito meglio la mia posizione e ti ringrazio per il tuo intervento che mi ha dato la possibilità di farlo!

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    • Giovanni
      Giovanni dice:

      Cara Silvia, chi ti risponde è un collega internista. Di quanto si è ridotta la mortalità globale per cancro? Non devi rispondere. Rifletti però su un aspetto; ci affanniamo a cercare “la cura”. Non investiamo un cent in prevenzione. Chiudo qui la discussione!

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  2. Silvia
    Silvia dice:

    Come scienziato che fa ricerca su animali posso dire che sarebbe molto più semplice poter scegliere di non usarli. Per ora però questa è una visione puramente utopistica del mondo della ricerca, e chi suggerisce il contrario è perché ricerca non l’ha mai fatta. E forse contestare la plausibilità biologica della relazione causa-effetto perché non sperimentata su uomo equivale a mettere in discussione gli ultimi 70 anni di ricerca effettuata in campo medico.
    Siamo sicuri di avere abbastanza prove per sostenere una cosa del genere?
    Io non credo. Gli scienziati usano il miglior modello disponibile in quel momento. Non è perfetto, non lo sarà mai. Nemmeno usare umani sarebbe perfetto in quanto i genotipi interagiscono con l’ambiente in maniera imprevedibile e peculiare. Questo è uno dei motivi per cui, per esempio, una cura per il cancro non si avrà probabilmente mai.
    Assodato ciò, la frase “30 anni di ricerca non hanno dato risultati apprezzabili” è totalmente parziale, fuorviante e non dà al lettore un’informazione corretta sullo stato dell’oncologia attuale. Il fatto che non si sia trovata una cura non esclude ci siano stati dei progressi.

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    • Davide Schimd
      Davide Schimd dice:

      Cara Silvia,
      Per quanto riguarda la visione utopistica e profana della ricerca scientifica, ripeto: si tratta in primis di una questione etica, non scientifica. Anche se i modelli animali fossero perfettamente predittivi e gli unici disponibili ritengo che non sarebbe moralmente giustificato il loro utilizzo sperimentale. In ogni caso hai ragione: ricerca medica non l’ho mai fatta.
      Quello che sostengo dal punto di vista metodologico, è che il risultato ottenuto su un animale non abbia lo stesso valore scientifico di un risultato ottenuto sull’uomo, non che sia scientificamente irrilevante. Questo perché i modelli animali non sono sempre predittivi per l’uomo. Molti effetti tossici dei farmaci, per esempio, si sono rivelati solo dopo che tali farmaci sono stati testati sull’uomo. Il trasferimento del legame causale da uomo ad animale è, insomma, problematico; e questo, credo, fa parte degli ultimi 70 anni di ricerca effettuata in campo medico.
      Infine, per quel che riguarda le mie informazioni sullo stato attuale dell’oncologia, esse sono ricavate dal libro che recensisco e di cui cerco di sintetizzare il pensiero. “Se siete uomini di questo paese” scrive Campbell riferendosi agli Stati Uniti “l’Associazione americana per la lotta contro i tumori afferma che avere il 47% di possibilità di ammalarvi di tumore. Se siete donne, le cose per voi si mettono un po’ meglio, ma la percentuale è comunque pari a uno schiacciante 38%. Il tasso di mortalità per cancro nel nostro paese è fra i più alti al mondo e continua a peggiorare. Malgrado trent’anni di finanziamenti alla ‘guerra contro il cancro’, i nostri progressi finora sono stati limitati”.
      Ti ringrazio ancora per il tuo intervento!
      Ciao!

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