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“Si fa presto a dire cotto” – riassunto e recensione

Chi ha inventato per primo la colazione caffé, latte e croissant? Che significati simbolici ha vestito la mela nel corso della storia? Da dove ha origine la tradizione italiana del baccalà? Se avete bisogno di informazioni a bruciapelo del genere, allora vi serve una copia di questo simpatico libro di Marino Niola: “ Si fa presto a dire cotto ”.
Si tratta di qualcosa di più e qualcosa di meno di un piccolo glossario food. Qualcosa di meno perchè le voci sono poco più di quaranta e non tutte strettamente lessicografiche (il capitolo sul caffé non poteva mancare, ma un grande assente è, per esempio, il te); ma anche qualcosa di più, perché l’autore non è solo un linguista ma “un antropologo in cucina”.
Ecco allora che Niola divide l’umanità in micofili e micofobi e spiega le ragioni culturali di questa divisione; ci informa che dai misteriosi pentoloni delle streghe mancava costantemente un ingrediente; racconta, ancora, una leggenda mediterranea secondo la quale, per portare il lievito tra i comuni mortali, ci sarebbe voluto il contributo di due vergini (un indizio: una è la vergine più famosa e chiacchierata della storia).
Da buon antropologo si inoltra nella fitta selva di ingredienti e ricette della tradizione occidentale e ne vien fuori con altrettanti significati culturali. Ogni ricetta, ogni piatto, ogni ingrediente costituiscono un simbolo attorno al quale la storia umana si dispiega e si contrae. L’olio unisce e tiene separati, ed è contrassegno degli eletti; il carciofo è cristallizazione della pazienza perché “dona il suo cuore solo a chi non ha fretta”; per non parlare del sale: metafora, e non solo metafora, del valore delle cose, che non ha gusto ma che si fa da parte per esaltare i gusti cui si mescola. Il sale che diventa infine salario, valore puro.
Compito del libro è anche quello di decentrare, di far riflettere sulla nostra cultura da una prospettiva esterna: “l’Altro – scrive l’autore – mi rivela, come un negativo fotografico, la mia stessa immagine: ciò che io sono e soprattutto i confini del mio essere.” E così veniamo sfidati non poco da questo “Altro” nel capitolo sulle tassonomie. Apprendiamo che in India l’uovo è classificato tra le carni, che “per i maya di lingua tzeltal erano carne i funghi, e per gli antichi pitagorici lo erano le fave”. E fin qui tutto bene, ce la caviamo con un po’ di stupore; ma rimarremo a stento seduti sulla sedia quando scopriremo il posto che occupa, nella tassonomia degli Asmat della Nuova Guinea, la testa umana… Leggere per credere.

Un’ultima cosa: compito di un buon recensore, è lasciare la curiosità del libro, e credo di avere fatto il mio, ma se vi ho spaventato con gli oltre quaranta capitoli, non preoccupatevi. Il libro conta 137 pagine al netto di indice e bibliografia, e i capitoli hanno una media di tre pagine ciascuno. Si tratta di un testo da avere sempre a portata di mano, perché bene organizzato e dunque facile da consultare in velocità. Un glossario appunto, ma anche molto di più: un viatico per ogni buon esploratore delle meraviglie del gusto e del mondo.

Clicca sulla copertina del libro per scaricare il riassunto

si fa presto a dire cotto - marino niola

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