Come coltivare le fragole

Ecco la nostra guida su come coltivare le fragole, una delle piante più coltivate a livello domestico, poiché grazie a dei semplici accorgimenti è possibile produrre un gran numero di frutti. In queste righe vi suggeriamo alcune regole da seguire per avere piante rigogliose, a terra oppure in vaso.

Le varietà di fragole

Le varietà sono moltissime, e per la scelta più consona a voi vi consigliamo di rivolgervi a un vivaio. I tipi di piante si suddividono in due categorie: le varietà unifere, ovvero quelle che producono i frutti una sola volta all’anno, oppure le bifere, che fioriscono più volte.

Il terreno

E’ bene preparare il terreno per la messa a dimora delle piantine alcuni mesi prima del periodo previsto: è sufficiente una vangatura di circa 30 centimetri, e aggiungere del concime organico per la nutrizione. Nel caso la coltivazione avvenga in vaso, questo potrà essere singolo per ogni piantina, oppure rettangolare per piantarne più di una. Si consiglia il vaso in terracotta, per permettere il ricambio di ossigeno a terra e radici. Gli appassionati di design suggeriscono di usare i vasi a muro, che contenenti le fragole sono molto originali. Il terreno deve essere leggero, sabbioso e con un PH tra 5,5 e 6,5. E’ fondamentale esso sia ben drenato al fine di evitare i ristagni d’acqua che potrebbero marcire le radici. A tale scopo, i vasi devono essere dotati di fori inferiori, per agevolare l’uscita dei liquidi in eccesso. Le piantine vanno messe a dimora tra aprile e le prime settimane di giugno, quando il rischio di gelate è scongiurato. Vanno posizionate a circa 20 centimetri di distanza l’un l’altra, ad una profondità tale da coprire completamente le loro radici.

Posizione

Le fragole hanno bisogno di molta luce. Si consiglia di fare attenzione all’esposizione diretta ai raggi solari, poiché potrebbero causare bruciature alle foglie: l’ideale sarebbe concede loro qualche ora d’ombra al giorno. Le piante sono resistenti alle basse temperature, ma nel caso queste dovessero essere particolarmente rigide, raccomandiamo di coprire le radici con della paglia o della stoffa. Se sono piantate in vaso, questo può essere messo al riparo, purchè sempre all’esterno.

Irrigazione e fertilizzazione

E’ necessario annaffiare regolarmente le piante, in special modo durante i periodi più caldi. Si consiglia di bagnare alla mattina presto, così da mantenere il giusto livello di umidità, avendo cura di bagnare solo il terreno senza toccare foglie e frutti. Evitare accuratamente i ristagni. Le piante hanno bisogno di ripetute fertilizzazioni, soprattutto nel momento in cui iniziano a fiorire e a dare i frutti. Il ciclo vitale delle fragole può durare anche quattro anni: una volta iniziata la coltivazione sarà quindi possibile continuare a raccogliere i frutti anche negli anni successivi. All’arrivo della primavera è opportuno fertilizzarle.

Cura delle piante

Sia in vaso che al suolo, si fa necessario eliminare periodicamente le erbacce infestanti che potrebbero rubare alle fragole elementi nutritivi, ed essere veicolo di parassiti. Assicuratevi di strappare anche le radici delle malerbe. Fate attenzione ai volatili che sono molto ghiotti di fragole, e potrebbero raccoglierle prima di voi! Nel caso, utilizzate una rete protettiva. I frutti vanno raccolti quando hanno raggiunto il caratteristico colore rosso; è bene staccarli manualmente e con delicatezza, per evitare traumi alla pianta.

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Ricetta della Frozen Cheesecake alle fragole

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Morrissey e PETA per un video contro l’allevamento intensivo

Il cantante inglese Morrissey ha realizzato assieme a PETA (People for the Ethical Treatment of Animals, organizzazione no-profit per la difesa dei diritti degli animali) un video di denuncia e sensibilizzazione sulle condizioni in cui vivono gli animali da allevamento intensivo.

Someday, un giorno

Un brano di Morrissey del 1992, Someday fa da colonna sonora al corto d’animazione, disegnato dall’illustratrice Anna Saunders. Il video racconta la storia di Nugget, un pulcino, che nasce e muore in un allevamento, sognando di rincontrare la sua mamma un giorno. La storia di Nugget è la storia degli 8 miliardi di pulcini che ogni anno vengono allontanati dalla madre per essere allevati per l’industria alimentare.

Morrissey e PETA

L’impegno di Morrissey nella lotta a favore dei diritti degli animali è ormai noto a tutti: si è battuto su diversi fronti, dalla sperimentazione sugli animali ai test cosmetici, ricevendo da PETA nel 2005 il Linda McCartney Memorial Award. Il cantante britannico ha in progetto di proiettare il video “Someday” durante i concerti del suo prossimo tour che partirà nei prossimi giorni.

Infine, la portavoce della PETA, Lisa Lange, a proposito del compleanno di Morrissey che cade proprio il 22 maggio, ha proposto di festeggiarlo “diventando vegan – non un giorno (in inglese someday) ma oggi stesso”.

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La classifica delle FAQ per vegetariani! La classifica delle domande più fastidiose a cui i vegetariani devono rispondere!

Da un giorno all’altro amici, parenti e colleghi si sono messi a discutere, questionare e analizzare attentamente la vostra dieta. Ad un certo punto della nostra vita, abbiamo cominciato a dover rendere conto agli altri del nostro apporto proteico, della nostra etica e della nostra conoscenza del mondo animale. Improvvisamente abbiamo dovuto discutere di argomenti molto specifici come di ecologia, economia e religione con gli stessi amici con cui prima parlavamo delle vacanze, di lavoro o dell’ultimo film visto. E’ capitato poi che, di punto in bianco, quegli stessi amici e conoscenti diventassero esperti nutrizionisti, storici e scienziati. Ma che abbiamo fatto? Che è successo? La risposta è semplice: siamo diventati vegetariani!

Ecco la nostra classifica delle domande più frequenti e fastidiose che un vegetariano si sentirà fare una o più volte al giorno e per le quali dovrà essere in grado di rispondere nella maniera più spensierata e ironica possibile.

1. Ma sei vegetariano perché non ti piace la carne?

Non sempre è una questione di gusti. Molto più spesso si tratta di una consapevolezza maggiore di quel che si compra, mangia e di come funzionano gli allevamenti e la pesca.

2. Però il pesce lo mangi, vero?

No. Anche se non “parlano”, non allattano e non sembrano espressivi come un agnello o un maiale, anche i pesci, i molluschi e i crostacei sono essere viventi che soffrono quando vengono pescati e uccisi. Molti tipi di pesce, come aragoste, granchi e polipi, vengono cotti ancora vivi.

3. Nemmeno tonno e prosciutto?

No. Le scatolette di tonno sono pesce (non crescono sugli alberi) e il prosciutto si produce dalla carne di maiale.

4. Ma allora le proteine dove le trovi?

I vegetali e i legumi, a parità di peso, contengono una percentuale molto più alta di proteine della carne. Basta informarsi un po’!

5. E come fai ad andare a mangiare fuori?

Purtroppo questo è un tasto dolente. Mangiare fuori casa non è sempre semplice soprattutto se si è invitati a matrimoni, banchetti o conferenze. Di solito, si fa quel che si può chiedendo un’alternativa in linea con le nostre scelte.

6. L’uomo è onnivoro per cui per sua natura deve mangiare la carne!

L’uomo ha cominciato a mangiare gli animali perché aveva fame, quindi è diventato onnivoro per potersi sfamare e sopravvivere. Questa sua natura non carnivora è dimostrata dalla forma del suo intestino (simile a quello degli erbivori) e dalla sua dentatura (con canini molto più piccoli rispetto a quelli di un leone o di una tigre).

7. Gli animali da allevamento sono nati per essere mangiati!

Gli animali d’allevamento non sono nati per essere mangiati, ma piuttosto sono stati fatti nascere per essere mangiati. Non si sono costruiti gli stabilimenti e le gabbie in cui vivono e non muoiono naturalmente dopo uno o due anni oppure dopo alcuni mesi.

8. Non ti senti debole e fiacco?

Non direi! I vegetariani, come tutti del resto, devono seguire una dieta varia ed equilibrata. Detto questo, per sentirci energici bisogna innanzitutto praticare attività fisica, mangiare sano e limitare al massimo lo stress. In più, non mangiando carne evitate di sottoporre il vostro corpo a una digestione che dura dalle quattro alle 6 ore! Quella sì che è una faticaccia!

9. Ti dà fastidio se mangio carne vicino a te?

Raramente un vegetariano di sua spontanea volontà si allontanerà da un amico che mangia un petto di pollo. Decidere cosa si preferisce mangiare è una scelta personale, e come tale va rispettata, ma non c’é nessun bisogno di sentirsi in colpa!

…e voi?

E voi? Vi ritrovate in questa classifica? Quali sono le domande o le affermazioni con cui avete più avuto a che fare? Fatecelo sapere, lasciando un commento qui sotto!

Intanto, invitiamo tutti a godere del piacere del cibo sano, equo ed etico, un tipo di cibo che fa bene a tutti e male a nessuno!

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Menù vegan per bambini

Molto spesso ci troviamo a discutere con mamme e papà veg di quanto a volte sia difficile pensare a un menù vegan per bambini, soprattutto per i piccoli che spesso faticano ad apprezzare le verdure o che tendono a voler mangiare sempre le stesse cose.

E nonostante i modelli alimentari poco salutari proposti dalla TV e le spiacevoli esperienze con frutta e verdura che i bimbi vivono tutti i giorni nelle mense scolastiche, mamma e papà possono ancora trovare la chiave giusta per aprire la porta della loro curiosità e permettergli di scoprire nuovi sapori e apprezzare il buon cibo.

Come si fa? Probabilmente le parole magiche sono solo tre: pazienza, coinvolgimento e determinazione! Credendo fortemente nel poter (e dover) insegnare ai bambini a mangiare sano e ad apprezzare il cibo genuino e fresco, abbiamo creato un piccolo menù per bambini, al quale mamma e papà possono ispirarsi per arricchire e variare la dieta dei più piccoli. Per leggere le ricette complete basta cliccare sul titolo!

Polpette, crocchette e burger a più non posso

Non fate mai mancare ai vostri bimbi il piacere di mangiare piccoli burger, crocchette o polpette preparati da voi con ingredienti sani e pensati per rendere il pasto completo e nutriente! In più, potrete divertirvi giocando con le forme utilizzando degli stampini!

POLPETTE DI MIGLIO CON VERDURE
Polpette di Miglio

CROCCHETTE DI OKARA E ZUCCA
Crocchette di Okara

BURGER DI LENTICCHIE, CECI E CEREALI
Burger di lenticchie, ceci e cereali

Piatti e gusti semplici per conquistarli 

In cucina, quando gli ingredienti sono di prima qualità, non è assolutamente necessario strafare, anzi! Introdurre pochi gusti alla volta renderà il momento del pasto più gradevole e spensierato per i vostri piccoli.

RAGU’DI SEITAN
ragù di seitan

FARRO CON ZUCCA ALLA CURCUMA E MENTA
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SPAGHETTI AL POMODORO
Spaghetti al pomodoro2

Belli da vedere, buoni da mangiare

Ai bambini che sono nel pieno della loro creatività e della fantasia non possiamo assolutamente presentare un piatto noioso: giochiamo allora con i colori, le forme e le consistenze!

PANINI PRIMAVERA
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SPIEDINI DI SEITAN
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TRAMEZZINI VEGAN
Tramezzino Vegano

FRITTATA VEGAN
Frittata vegana

Dolci golosità

Nessuno, tanto meno i bambini, saprebbero resistere alla golosità di un biscotto o di una torta! Ecco alcune ricette dolci senza latte, uova e con pochissimo zucchero!

BISCOTTI ALLE MANDORLE E MARMELLATA
Biscotti vegani alle mandorle e marellata

TORTA DI MELE
Torta di Mele Vegan

GIRELLE ALLA CANNELLA
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Il mangostano

Nome decisamente inusuale per un frutto, ovvero mangostano, che ricorda sia un altro frutto ovvero il mango sia una Regione, la Valle D’Aosta e i suoi prodotti tipici definiti valdostani. Ma a parte questa curiosa definizione, è un frutto delizioso e ricco di vitamine e di fibre.

Origine e caratteristiche

Nasce molto lontano da noi, nell’asiatica Malesia, ed ha radici molto antiche difatti gli indigeni lo utilizzavano sia come nutrimento che come medicinale naturale sfruttando la sua innata disponibilità di elementi antibatterici, antivirali e antinfluenzali.
L’albero che lo vede nascere arriva fino a 30 metri d’altezza ed ha foglie sempreverdi come il limone; una sua caratteristica peculiare è il colore del tronco che è il nero. Il frutto è davvero molto bello da guardare e ancora più buono da degustare: è tondeggiante e grande circa 6cm, e dalla formazione alla maturazione(circa 2 mesi) la buccia cambia tinta virando dal verde al viola.
La buccia è spessa, non è attaccata alla polpa, e quest’ultima è bianca e suddivisa in 8 spicchi. Se si assaggia si sente subito che è cremosa e che rimanda al sapore della pesca.
È una pianta forte e resistente, che non necessita di particolari attenzioni e la rigida consistenza della buccia ostacola gli attacchi di piccoli insetti ed animali. Un fatto tipico del mangostano è che la buccia, a maturazione completata, si ammorbidisce proprio per facilitare il consumo del frutto medesimo.
Basta incidere con un coltello la circonferenza del frutto e aprirlo come due mezzaluna. Affascinante da osservare il contrasto che la natura ha donato al mangostano tra il viola della buccia ed il bianco della polpa.

Proprietà e indicazioni

Nutre, ci fa bene e soprattutto non fa ingrassare, dato che contiene solo un risicato 3% di grassi e addirittura il 0% di colesterolo. Di contro è molto dotato di fibre che facilitano la digestione, evitano la formazione di gonfiori addominali ed irrobustisce la flora batterica.
In più è un antiossidante naturale che contrasta l’invecchiamento e la secchezza della pelle; ma oltre che al fisico fa bene anche alla mente poiché stimola la produzione endogena di serotonina, che ci fa stare bene e pensare positivo anche nelle circostanze più critiche.

Quindi non ingrassa, fa bene alla pelle, allo stomaco, all’intestino e al nostro umore. Se già lo conoscete continuate a consumarlo senza problemi, se invece non lo avete ancora incontrato, assaggiatelo e scoprirete che è davvero sano, gustoso e totalmente naturale e biologico.

E dato che non è semplice reperire il Mangostano fresco in Italia, il modo più gustoso ed efficace per godere di tutte le proprietà di questo frutto favoloso è sicuramente quello di berlo sotto forma di succo. Avendo provato personalmente il succo di Mangostano ne confermiamo la bontà, genuinità e le straordinarie proprietà.

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Coltivare il mango: che soddisfazione!

Ebbene sì, coltivare il mango non è solo possibile, ma dà anche ottimi risultati! Sebbene il frutto del mango sia una delle più note e saporite prelibatezze esotiche, non tutti ne conoscono la pianta. E – cosa più importante – non tutti sanno che Mangifera indica, questo il suo nome scientifico, può essere coltivata anche in Italia. Purché ci si trovi in regioni calde e purché si rispettino alcuni passaggi obbligati.
Le stagioni più indicate per la semina sono la primavera e l’estate. Durante l’inverno il nuovo nato dovrà essere tenuto al riparo, come avviene per ulivi e limoni.
Ma in che modo è possibile assicurarsi la nascita di una pianta di mango?

Il kit del mango-coltivatore

Innanzitutto occorre procurarsi un frutto di mango, un po’ di terriccio, un vaso, tovaglioli di carta e un sacchetto impermeabile trasparente. In secondo luogo sono necessarie pazienza, cura e accortezza. I passaggi importanti saranno quattro: conservazione del nocciolo, estrazione del seme, germinazione del seme, trapianto del seme.

Chi ben incomincia è a metà dell’opera

Se si ha intenzione di coltivare il mango, è necessario conservare un frutto di questa pianta: è proprio dal frutto, infatti, che si estrae il seme da piantare. Più precisamente si estrae dal nocciolo, che dovrà essere ripulito della polpa. Per rimuovere eventuali residui si consiglia di risciacquare bene sotto l’acqua del rubinetto. Per recuperare il seme del mango occorre un po’ di forza. Con un coltello affilato si otterrà una fessura e, piano piano, si estrarrà il seme. Va detto che le dimensioni di quest’ultimo variano a seconda delle dimensioni del frutto da cui lo si è prelevato.

seme mango

La “culla” del seme

Una volta estratto dal guscio, il seme dovrà essere avvolto in un tovagliolo di carta inumidito e messo all’interno di un sacchetto impermeabile e trasparente. Può essere utile un sacchetto per alimenti di quelli per la conservazione in freezer. In ogni sacchetto è possibile inserire uno o due semi. Si dovrà dunque gonfiare e chiudere il sacchetto, per poi riporlo accanto ad una finestra, in una zona ben illuminata.

Salute al nuovo nato

Perché il seme germogli e possa essere quindi piantato in vaso occorrono circa due settimane.
Una volta aperto il sacchetto, se il seme sarà secco o ricoperto di muffa dovrà essere buttato; in caso contrario, potrà essere trasferito in un vaso pieno di terriccio, arricchito con del compost casalingo. Anche questa fase richiede molta attenzione, per non danneggiare germogli e radici.
Il vaso va posto in pieno sole e innaffiato spesso. Per l’ottenimento dei frutti si consiglia l’innesto, possibilmente con l’aiuto di un esperto. Tuttavia la sola crescita della pianta sarà di per sé foriera di grandi soddisfazioni.

Mango

Proprietà e benefici del frutto

Come tutti i suoi colleghi, anche il mango – frutto dalla buccia rossa/gialla/verde e dalla polpa giallo arancio – ha effetti alquanto benefici sulla salute.
Studi recenti gli riconoscono proprietà antitumorali: il merito andrebbe a una sostanza antiossidante, il lupeol, che agirebbe positivamente in particolare sul pancreas. Alto è poi il contenuto di sostanze oligominerali, da cui derivano le proprietà lassative e diuretiche di questo frutto, particolarmente consigliato a chi soffre di ritenzione idrica e stitichezza. Il mango costituisce altresì un insostituibile ricostituente se si è stressati fisicamente o convalescenti. Con il frutto di Mangifera indica si possono curare anche tosse e raffreddore. Come? Facendo bollire la buccia nell’acqua e sorseggiando questo infuso, tiepido, tre volte al giorno per una settimana.

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Sì all’uso medico della cannabis anche in Sicilia

Sì all’uso medico della cannabis anche in Sicilia. A sancirlo è stata, di recente, una delibera della Giunta regionale. E così l’assessore alla Salute, Lucia Borsellino, potrà accordare alle realtà sanitarie accreditate – private e pubbliche – la facoltà di ricorrere a farmaci a base di cannabinoidi. Una decisione che accomuna la Sicilia ad altre regioni italiane, tra cui Toscana, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Veneto…
Il provvedimento tiene conto sia delle ultime modifiche legislative sul tema sia delle sentenze che hanno consentito a malati di sclerosi multipla di sottoporsi a terapie a base di cannabis: questo per la proprietà da più parti riconosciuta ai cannabinoidi (nello specifico al THC, uno dei principi attivi più importanti presenti in queste sostanze) di alleviare dolori e spasmi muscolari. Per tacere degli effetti positivi riscontrati anche contro la chemioterapia.
Ovviamente la prescrizione sarà appannaggio dei medici e la somministrazione dovrà avvenire esclusivamente all’interno di strutture sanitarie accreditate o a casa dei pazienti cui saranno prescritte tali medicine.

Uso terapeutico e non solo

Un po’ meno recente è l’ordine del giorno approvato a Torino dal Consiglio comunale, che invita il Parlamento a occuparsi del “passaggio da un impianto di tipo proibizionistico a un impianto di tipo legale della produzione e della distribuzione delle droghe cosiddette “leggere” con particolare riferimento alla cannabis e ai suoi derivati”. In sostanza si cerca “di abolire la legge Fini-Giovanardi e di dare il via libera alla produzione diretta di cannabis e al consumo anche a scopo ricreativo”. Nella stessa direzione va il provvedimento con cui si chiede alla Regione Piemonte di accordare l’utilizzo di farmaci a base di cannabinolo.

Tante teste, tanti pareri

Riguardo all’uso terapeutico dei cannabinoidi i pareri non sono unanimi, neppure nel nostro Paese. Se da un lato c’è chi saluta provvedimenti che vanno in questa direzione come segnali importanti di apertura e civiltà, dall’altro c’è chi ritiene che leggi di questo tipo ignorino completamente la componente scientifica presentando risultati pratici pari a zero.

Querelle chiama querelle

E quando si parla dei cannabinoidi come di farmaci non si può non evocare la querelle sulla liberalizzazione di tali sostanze. Tra i protagonisti, spiccano l’oncologo Umberto Veronesi e il senatore Carlo Giovanardi. Il primo reputa sia “assurdo che ancora tante Regioni italiane rinuncino a un potente antidolorifico solo perché ha la colpa di essere anche una sostanza stupefacente”; il secondo corrobora le proprie convinzioni citando Paolo Borsellino, il quale affermava che “la liberalizzazione o la legalizzazione della droga sarebbe stato il più grande regalo fatto alla criminalità organizzata”.

Uno sguardo oltre-Europa

Il primo Paese a scendere in campo per la legalizzazione a tutto tondo della marijuana è stato l’Uruguay, da tempo schierato in prima linea in fatto di temi sociali. Portavoce di questa battaglia è il presidente, José Mujica, che intende fronteggiare i narcotrafficanti rendendo legali produzione, distribuzione e consumo di cannabis. Se il Senato ratificherà questa legge, tutti i maggiorenni registrati avranno facoltà di acquistare fino a 40 grammi mensili da un numero limitato di farmacie. I coltivatori registrati potranno possedere fino a sei piante, le cooperative con non più di 45 membri fino a 99. A regolamentare prezzi e livelli di produzione sarà un apposito istituto governativo. E in tema di prezzi, il costo dei cannabinoidi legali rispecchierà quello dei cannabinoidi illegali, per garantire un prodotto sicuro e di miglior qualità. Ma all’orizzonte si profila un rischio: l’eventualità che la concorrenza del mercato nero determini una riduzione dei prezzi ufficiali, con cui si deve far fronte a un sistema di regolamentazione assai complesso e costoso.

THC anche contro l’Aids?

Secondo uno studio recente, il THC sarebbe in grado di proteggere le cellule dai danni causati dall’Aids. La ricerca è stata condotta dal Lousiana State University Health Sciences Center di New Orleans. A essere usate come cavie alcune scimmie malate, che per 17 mesi hanno assunto THC due volte al giorno, con riduzione dei danni al tessuto immunitario di intestino e stomaco.
Ma da qui a sostenere che si verifichi lo stesso processo anche nell’uomo ce ne corre…

Fonte: www.greenme.it

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Fiori di sambuco: proprietà e benefici

I fiori di sambuco si possono trovare molto facilmente in ogni parte d’Italia, dal momento che crescono sia in zone montante sia in zone pianeggianti. Se durante una bella giornata di primavera state facendo una passeggiata e trovate degli alberi di sambuco in fiore, vi consigliamo di raccoglierne un po’ in vista dell’inverno.

Come si riconosce il sambuco

Il sambuco (nome scientifico Sambucus Nigra) è un arbusto che non supera i 4 metri di altezza e che quando fiorisce presenta dei piccoli mazzetti di fiorellini color bianco crema, molto profumati, simili a piccole stelline.

Come si utilizzano i fiori di sambuco

Facendo attenzione a non sciuparli, raccogliete dei rametti di fiori ben sbocciati. Raggruppateli con dello spago in mazzetti da 2 o 3 rametti e fateli seccare all’ombra appesi a un filo. Man mano che si seccheranno, il gambo perderà volume e potrebbero cadere, perciò consigliamo di stringere lo spago di tanto in tanto. Dopo 2 settimane, a seconda dell’umidità presente nel luogo dove li avete messi ad essiccare, potrete riporre i fiori di sambuco, privati del gambetto, in un vaso di vetro o in un sacchetto di carta e conservarli al riparo della luce. Però, non dobbiamo essere frettolosi: se i fiori non si saranno seccati per bene, una volta chiusi nel vaso potrebbero produrre condensa e causare la formazione della muffa!

Proprietà dei fiori di sambuco

L’impiego terapeutico delle bacche di sambuco risale a migliaia di anni fa. Preparare un infuso di fiori di sambuco stimolerà la sudorazione e quindi viene consigliato nel trattamento delle malattie riguardanti l’apparato respiratorio. Grazie alla presenza di flavoni, i fiori di sambuco hanno proprietà benefiche anche per la cura delle vene e dell’apparato circolatorio in generale. Utilizziamo la tisana di fiori di sambuco per curare il raffreddore, l’asma, la tosse e i reumatismi.

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