I nostri alleati contro i mali di primavera

Alla sbocciare di fiori, colori e profumi, in molti soggetti possono contrapporsi dei disturbi che vanno ad alterare l’equilibrio psico-fisico, in maniera lieve o più accentuata.

Le cause

La causa di questi fastidi, secondo gli studiosi più accreditati, risiederebbe nelle variazioni endocrine e in quelle dei neurotrasmettitori implicati nella sfera dell’umore.
L’organismo umano risente dei cambiamenti di temperatura, dell’umidità, e del vento. Ciò che influenza maggiormente il disagio vissuto all’arrivo della primavera è la differente quantità di luce solare: complice l’ora legale, si fa buio un paio d’ore dopo rispetto all’inverno, e ciò induce a posticipare il termine della giornata e quindi ad aumentare il senso di stanchezza.

I disturbi del cambio stagionale

Il mal di primavera può generare spossatezza, pessimo umore, sonnolenza e perdita di concentrazione. Si aggiungono inoltre stati d’ansia, irritabilità, disturbi digestivi e intestinali, e mal di testa. Le donne soffrono il cambio di stagione più degli uomini; soggetti a rischio sono anche le persone che soffrono di meteoropatia, attacchi d’ansia e depressione, ed infine soggetti allergici.
Per rimediare ai disagi che porta l’inizio della bella stagione, oltre a praticare dell’attività fisica e mantenere il giusto numero di ore di riposo, possiamo affidarci a qualche alimento che madre natura ci mette a disposizione.

POMPELMO E FRAGOLE

Ogni frutto è un valido integratore di sali minerali e vitamine per prepararci alla primavera.
Il pompelmo si rivela un valido drenante: ricco di acidi organici, nello specifico il malico e il citrico, contiene molto potassio e ferro. Racchiude molta acqua, vitamina C e P, e antiossidanti. Rispetto agli altri agrumi, ha un bassissimo apporto energetico, e ciò lo rende indicato nelle diete ipocaloriche.
I soggetti che assumono abitualmente farmaci devono prestare attenzione al consumo di pompelmo, a causa di alcune interazioni farmacologiche.
La fragola è un alimento ricco di proprietà nutritive utili per rigenerare dalle fatiche del cambio stagionale. Contiene vitamine, fosforo, calcio, ferro, e acido salicilico. Le tecniche erboristiche la utilizzano per le sue proprietà rinfrescanti, diuretiche e per alleviare i gonfiori tipici della primavera.

FAGIOLI E PISELLI

I fagioli sono molto nutrienti, ricchi di proteine e di vitamina A. Contengono inoltre calcio, fosforo, ferro e potassio. Anche grazie al loro elevato contenuto proteico, sono un alimento importante per combattere senso di spossatezza e stanchezza.
I piselli sono molto energizzanti grazie al loro contenuto calorico. Essi possiedono molte proteine, vitamina A ed E, potassio e magnesio. I piselli aiutano il lavoro intestinale per la notevole quantità di fibre in essi contenuta. Sono un discreto diuretico, e godono di proprietà toniche e rimineralizzanti.

RISO E ASPARAGI

Il riso, adatto anche per gli intolleranti al glutine, è un cereale consigliato per affrontare le difficoltà delle primavera grazie alla sua digeribilità, diminuendo la sensazione di sonnolenza dopo pasto. E’ un alimento rinfrescante e disintossicante, ricco di fibre per aiutare l’evacuazione intestinale.
Gli asparagi, che eventualmente ben si addicono in un risotto, sono poco calorici, ricchi di vitamina A, B e C, calcio, fosforo e potassio. Aiutano la rigenerazione cellulare, e svolgono un’ottima funzione diuretica per eliminate le tossine accumulate durante l’inverno. Dulcis in fundo, pare abbiano una funzione antidepressiva, ideale per contrastare la negatività del cambio stagionale. L’abbinata riso e asparagi la ritroviamo nel risotto di asparagi, un’ottima e sanissima ricetta, perfetta per la stagione primaverile!

LIQUIDI E AROMI

E’ opportuno bere almeno 1,5 litri di acqua al giorno per aiutare la depurazione del corpo.
Eliminare le sostanze eccitanti, quali il tè, caffè e cioccolata; largo spazio a ginko biloba e pappa reale per favorire la concentrazione.
E’ concesso usare l’olio extra vergine di oliva e le erbette aromatiche, quali timo, salvia, basilico, origano: migliorano la circolazione e colorano i nostri piatti.

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L’alimento come materia

Proviamo a considerare gli ingredienti e i prodotti finiti come miscele complesse di sostanze chimiche, organizzate in comparti strutturati di natura biologica. Il passaggio da ingrediente a prodotto finito, può completamente modificarsi a seconda di come applichiamo i principi chimici.

Non esiste la Ricetta Perfetta!

Le ricette quindi diventano solo dei modelli: non hanno una verità assoluta intrinseca. Questo spiega perché una ricetta può venire bene a una persona e a un altra invece un vero e proprio flop. Se la ricetta è solo basata su esperienza e tradizione, in certe condizioni può fallire.
Vediamo un esempio: quando cuociamo un uovo in acqua, ci vogliono 7 minuti di norma. Questo discorso è valido a casa mia in pianura, ma in alta montagna non vale lo stesso.
Nelle preparazioni bisogna sempre considerare il binomio delle variabili di tempo e temperatura. Quindi se consideriamo che in montagna cambia la pressione, ci vorrà più tempo per cuocere l’uovo.

Consideriamo l’esempio del soufflè. Perchè collassa? Preparare un soufflè al formaggio, dal punto di vista molecolare, vuol dire mescolare la parte grassa del formaggio con gli albumi che fanno schiuma. Ma c’è da ricordare che la schiuma ha un grande nemico: il grasso. Se i lipidi del formaggio vanno in contatto con la schiuma, questa collasserà. Capendo a monte il problema, lo si risolve, creando ad esempio un cuscinetto di amidi che fanno sì che la schiuma venga protetta dai grassi.

I Sensi che analizzano la Materia

L’alimento può essere interpretato come materia, secondo la cucina molecolare, perchè è tutto ciò che si manifesta ai nostri sensi, occupa uno spazio e possiede una massa.
I Sensi che consideriamo sono: vista, tatto, olfatto, gusto, udito.

  • L’Approccio Visivo è il primo che poi condiziona gli altri: colore, forma, dimensone, superficie, viscosità sono le caratteristiche che l’occhio nota e spesso va a cercare negli alimenti prima di approcciarsi con gli altri sensi.
  • L’Olfatto si aggiunge a creare l’idea mentale di ciò che si andrà ad assaporare.
  • Poi viene il Tatto attraverso la manipolazione con la quale si sente la consistenza e il peso per esempio. Anche in bocca il tatto gioca un ruolo fondamentale se si considera che il nostro cervello tiene conto di tutte le consistenze diverse presenti in un alimento (croccante, morbido, liquido, viscoso, ecc…).
  • Solo in fine entra in gioco il Gusto.
  • Anche l’Udito gioca un ruolo importante nel momento della masticazione.

Analisi sottile dell’alimento

Lo scopo di considerare gli alimenti come materia è che abbiamo la necessità di rimpicciolire gli oggetti presi in analisi ad un sistema di più facile interpretazione.

I sistemi possono essere di due tipi:

  • Omogeneo: sistema con una sola fase per esempio lo zucchero solubilizzato in acqua.
  • Eterogeneo: a due o più fasi. Acqua e farina che non sono altro che una sospensione.

Andando più nel sottile vediamo che la materia è costituita da composti: per esempio l’acqua, composto liquido formato da due elementi gassosi, idrogeno e ossigeno. Un composto può avere caratteristiche chimiche o fisiche del tutto differenti dagli elementi che lo compongono.
A un livello di sottigliezza ancora maggiore, analizziamo la chimica di questi elementi, e giungiamo a parlare di molecole e di atomi.

Capiamo quindi questo concetto di base:

  • il composto è costituito da molecole che a loro volta sono costituite da atomi diversi.
  • gli elementi sono costituiti invece da molecole di atomi uguali.

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Grandi chef veg, in Italia e nel mondo

Di grandi chef, negli ultimi anni, se n’è sempre più sentito parlare. Tra vecchi e nuovi programmi televisivi, partendo dall’ormai celeberrima “Prova del cuoco”, fin all’edizione più recente di “Masterchef”, la cucina si è spostata da casa nostra ad uno studio televisivo.
Certamente tra i tanti chef che hanno soggiornato nelle varie trasmissioni qualcuno avrà proposto più di qualche volta un piatto vegetariano o, spingendosi ancora più in là, un piatto vegano, ma quanti di questi chef seguono sempre, anche nella loro vita quotidiana, questa dieta priva di cibi animali?
In Italia, purtroppo, sono pochissimi gli chef vegetariani e vegani, e diciamo che nel resto del Mondo non è che spopolino, però ne esistono diversi, e con diverse particolarità che li hanno distinti nel corso degli anni.

SIMONE SALVINI
Simone-Salvini

Classe 1969, vegano, la sua vita in cucina inizia da piccolo quando, in laboratori artigianali, metteva già le mani in pasta. Simone, dopo gli sudi universitari, si sposta in Irlanda lavorando per molte realtà vegetariane per poi volare in India per scoprire nuovi gusti e sapori.
È docente in diversi istituti alberghieri, scrive libri di cucina e svolge corsi di cucina e servizi di formazione per gruppi alberghieri, ristoranti e chef professionisti.

ISA CHANDRA MOSKOWITZ
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Isa è vegana dagli anni ’80, ed è tra le prime a creare e condurre uno show di cucina vegan chiamato “Post Punk Kitchen”, autrice di diversi bestseller, lavora per cambiare la percezione delle persone, spesso scettiche, riguardo il cibo vegano, con piatti deliziosi e che fanno percepire sapori da molto dimenticati.

PIETRO LEEMANN
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Pietro fin da piccolo cresce con l’amore per la terra e la natura, dopo aver conseguito il diploma alberghiero ed aver lavorato con i maggiori chef di quegli anni anni, si radica in lui l’ideale che “noi siamo ciò che mangiamo”, che lo porta alla successiva scelta di diventare vegetariano. Da sempre ammaliato dalle culture orientali emigra in Estremo Oriente dove soggiorna, per due anni, tra Cina e Giappone dove insegna alla prestigiosa scuola di cucina di Osaka. Questa esperienza, che lo segna profondamente, diventa la chiave di volta per il suo futuro successo, al suo ritorno, infatti, decide di aprire un ristorante, Joia, dove dar vita a una cucina che ha come pietra miliare il rispettare i doni della natura.

TAL RONNEN
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Soprannominato “The Concious Cook”, viene anche amorevolmente chiamato “chef delle star”, ha lavorato con passione per molti di esse, celeberrima è la dieta depurativa dei 21 giorni di Oprah stilata e cucinata direttamente da Ronnen. La sua formazione si basa principalmente sull’esperienza, avendo lavorato nei più rinomati ristoranti vegan del mondo ha imparato a creare un connubio di sapori squisiti al palato.

BEVERLY LYNN BENNET
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Colonnista ormai nota sul VegNews Magazine, Beverly è vegetariana da più di 20 anni e da sempre attenta al rispetto degli animali, dell’ambiente e del proprio corpo, è autrice di svariati libri vegetariani, vegani e gluten-free. Nelle sue ricette cerca sempre di utilizzare prodotti di agricoltura biologica, e gira per gli States promuovendo questa sua idea di cucina, espandendola così al maggior numero di persone possibili.

Insomma, di chef veg ce ne sono in giro per il mondo, certo, non sono molti come gli altri, ma stanno cercando trasmettere il loro amore e rispetto per gli animali e la natura a chiunque abbia una mente ed un cuore aperto a nuove prospettive.

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Pak choi, il cavolo delicato

Il pak choi, il cui nome scientifico è Brassica Rapa Chinensis, negli ultimi tempi ha iniziato a farsi conoscere e apprezzare nelle tavole italiane.
Esso fa parte della famiglia dei cavolfiori, anche se esteticamente ricorda le bietole. Il suo arrivo in Europa lo si deve agli emigrati asiatici, che esportarono questo ortaggio in primo luogo ad Amsterdam.

Il pak choi, anche nel nostro orto

La coltivazione di questa verdura, originaria della Cina, non è particolarmente complessa, tanto da poter essere sperimentata anche nell’orto casalingo. Si adatta a diversi climi, il suolo deve essere molto fertile e regolarmente irrigato. Il pak choi permette di fare più raccolti rigogliosi durante l’anno. Le sue piantagioni sono diffuse soprattutto in Cina, Corea e Giappone.
Piantati i semi, nell’arco di una ventina di giorni già è possibile vedere spuntare le prime foglioline. Avendo un periodo di coltivazione decisamente corto, il pak choi può essere coltivato in primavera inoltrata e in estate, ottenendo così due raccolti; tale peculiarità fa sì che il pak choi venga utilizzato nell’orto come ortaggio precoce o come riempitivo estivo in attesa di coltivare altre piante, in modo da ampliare la rotazione di colture nell’orto.
Il pak choi, appartenente alla famiglia della Brassica Rapa, non dispone di sottospecie; appartengono alla stessa famiglia altre verdure a foglia (ovvero la Brassica Rapa Perviridis, la Brassica Rapa Nipposinica e la Brassica Rapa Pekinensis), ma con caratteristiche differenti.

Le virtù del pak choi

Tutte le verdure appartenenti alla famiglia della Brassica sono molto ricche di sostanze nutritive benefiche per l’organismo umano.
Il pak choi, in particolare, è ricco di vitamine; da sottolineare la presenza della vitamina C, ideale per rafforzare ossa, cartilagine, e vasi sanguigni, oltre a favorire l’assorbimento del ferro. Presente in rilevante quantità è anche la vitamina A, utile contro i radicali liberi e potente antiossidante; essa è inoltre uno stimolatore del sistema immunitario, e protegge da malattie cardiache.
Il pak choi accoglie molti tiocianati, che ostacolano l’aumento del colesterolo e di cui sono state evidenziate proprietà anti-cancro. Esso è un’ottima fonte di fibre, sali minerali, calcio e fosforo. Contiene inoltre una modica quantità di carotene.

Gli usi in cucina

Il pak choi può incontrare il favore di grandi e soprattutto piccini poiché, nonostante appartenga alla vasta famiglia dei cavoli, non ha lo stesso impegnativo sapore: è infatti più delicato, meno odoroso, e perciò indicato nella preparazione di svariate portate.
Nelle sue terre d’origine, il pak choi è un alimento molto popolare; viene usato per preparare fritture e zuppe, come complemento a secondi piatti, oppure per formare tipiche salse orientali.
Lo si può utilizzare come ingrediente principale o d’accompagnamento in sformati, torte salate, spadellate.
Questo ortaggio trova consenso anche usato da crudo, magari in un’insalata mista.
E’ importante informare che più la verdura viene cucinata, maggiore è la probabilità di distruggere le sostanze nutritive utili per il nostro corpo: diviene quindi consigliabile evitare di farlo bollire a lungo, piuttosto è bene cucinarlo al vapore, per un breve periodo di tempo, o spadellarlo velocemente.

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Il manifesto della cucina molecolare

Aprendo la sezione “Scienza in Cucina” di lacucinavegetariana.it ci prefiggiamo come obiettivo quello di parlare di cucina in maniera un po’ particolare, anche se la materia che andiamo a trattare è di natura assolutamente quotidiana, approfondita però dal punto di vista della chimica organica e quindi della cucina molecolare.

Con qualche piccolo consiglio saremo in grado di migliorare i processi chimici che stanno alla base delle nostre preparazioni quotidiane.

CUCINA MOLECOLARE, PASSATO PRESENTE E FUTURO

Prima di tutto dobbiamo rifarci al concetto di alimento-alimentazione: “Food”, il cibo “umano” ben distinto dal “Feed”, ovvero il cibo del bestiame.
Per “food” intendiamo qualsiasi sostanza o prodotto trasformato, parzialmente trasformato, o non trasformato destinato ad essere ingerito o che si prevede che possa essere ingerito da esseri umani, comprese le bevande, le gomme da masticare, e qualsiasi sostanza compresa l’acqua, intenzionalmente incorporato negli alimenti nel corso della loro produzione, preparazione e trasformazione.

A livello disciplinare ci sono una serie di branche che si occupano dell’argomento:

  • scienza degli alimenti
  • tecnologia degli alimenti
  • tecnologie gastronomiche

Le tre discipline concorrono su tutto lo scibile della scienza alimentare.

Andando ad analizzare il concetto di gastronomia, lo si potrebbe definire così: una connessione tra arte, scienze umanistiche, economia e scienze applicate.
Non vuol quindi dire fare il cuoco e basta! Bisogna vedere la gastronomia come una scienza e darle quindi tutto un altro tipo di valore, ovvero quello di disciplina.

Il concetto della “cucina come scienza“, l’ha inventato nel 1825 Savarin (“fondatore” della cucina molecolare) con il trattato “la fisiologia del gusto”, il quale ha messo le basi per dichiarare la gastronomia e la cucina come una scienza, prima esistevano solo libri di ricette.
“Il professore al suo cuoco:
tu sei un po’ testardo ed io ho durato fatica a farti capire che i fenomeni che hanno luogo nel tuo laboratorio non sono nient’altro che l’applicazione delle eterne leggi di natura, e che certe cose che tu fai senza pensarci, è solo perché le hai viste fare da altri, ciononostante derivano dai più alti principi della scienza.”
(Brillat-Savarin, La fisiologia del gusto, 1825)

Socrate, nel Gorgia di Platone, mette in comparazione la cucina con la medicina.
“La medicina avendo studiato la natura di ciò di cui si tratta è una vera arte. La cucina al contrario è soltanto routine perché essendo dedicata esclusivamente a coltivare il piacere lo fa senza aver mai investigato la natura del piacere o la sua causa e senza alcuna ambizione di classificare e in pratica senza neppure tentarlo, non fa che conservare per mezzo dell’esperienza e della ripetizione una memoria di ciò che di solito accade.”
(Gorgia, Platone 386 a.C.)

Naturalmente la medicina a quei tempi era l’arte per eccellenza. Sull’intuizione di Ippocrate si sta costruendo la concezione di alimentazione attuale “che il cibo sia la tua medicina, che la medicina sia il tuo cibo”. La medicina è una vera arte che capisce il perché degli eventi, mentre la cucina è solo esperienza. Bisogna rendersi conto di ciò che avviene realmente nella lavorazione del cibo.

Nel tempo si sono susseguiti diversi esempi di personalità che hanno compreso come la cucina sia una scienza come il chimico tedesco, Liebig (ha inventato l’estratto di carne), ha rivoluzionato i metodi di cottura della carne.
In Italia, 1891, Pellegrino Artusi ha pubblicato “la scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” il che ci fa capire come ci sia questa voglia di decodificare ciò che avviene in cucina.
Però verso fine ‘800 la biologia e la chimica hanno avuto uno sviluppo assai rapido e l’interesse per la ricerca in cucina si è via via perso.

Oggi quest’interesse sta ritornando fortemente e si parla di cucina molecolare, argomento a livello pubblicitario, molto in voga.
La Cucina Molecolare è stata definita da alcuni, un termine di fantasia per indicare “scienza degli alimenti”. Altri in senso dispregiativo hanno detto che è una strategia di marketing, che accomuna i cuochi che utilizzano prodotti di sintesi in cucina.

Bisogna ammettere che è un tipo cucina creato per stupire con nuove consistenze, combinazioni, nomi roboanti.
Però la cucina molecolare non è solo questo.
La cucina molecolare è stata definita anche in altri modi che non proprio rispecchiano il suo intento di parteza: cucina scientifica, culinology e cucina sperimentale.
Cosa vogliono significare questi nomi?

  • Cucina basata sulla scienza: è una delle interpretazioni della cucina molecolare. Applicazione di principi e mezzi (emulsionanti, addensanti, enzimi, strumentazione, sifoni, azoto liquido), per lo sviluppo di nuovi piatti di alta cucina. Si può quindi giocare sullo spettacolo.
  • Culinology: non è una conoscenza scientifica. E’ un’associazione di cuochi che ha dato questa interpretazione di cucina molecolare. Mescola alcuni principi scientifici con la maestria in cucina.
  • Cucina Sperimentale: Legata a un movimento di scienze sociali, di accademici, cuochi, scienziati, uniti per dare una visione sociale della cucina, (Il piatto per determinati eventi), legando la cucina a eventi sociali storici. Un taglio, quindi, più umanistico.

Ma la Cucina Molecolare in principio era una scienza con altri scopi: una branca che studiasse le trasformazioni fisico-chimiche durante la cottura, che prendesse in considerazione i fenomeni sensoriali associati con il loro consumo. Era una scienza a tutti gli effetti che studiava anche la reologia degli alimenti (studio della consistenza, della viscosità).
Quindi non un “tipo” o uno “stile” di cucina.

IL MANIFESTO DELLA CUCINA MOLECOLARE ITALIANA

  1. Ogni novità deve ampliare, non distruggere, la tradizione gastronomica italiana
  2. Le nuove tecniche e i nuovi piatti devono valorizzare gli ingredienti naturali e le materie prime di qualità
  3. Sarà una cucina attenta ai valori nutrizionali e al benessere di chi mangia, non solo agli aspetti estetici e organolettici
  4. Realizzerà i suoi scopi creando nuove testure di ingredienti scelti in base ai criteri sopra enunciati. Creerà le nuove testure studiando le proprietà fisiche e chimiche degli ingredienti e progettando, a partire da queste, nuove architetture microscopiche.

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Aglio: tutti benefici di questa preziosa pianta

Dicevano che portarne una corona al collo scacciasse i vampiri, diciamo che mangiarne in quantità eccessive allontanerebbe chiunque!
Sto proprio parlando dell’aglio, perfino Shakespeare in Sogno di una notte di mezza estate fa dire ai proprio attori di non mangiarne troppo in quanto

"(...) e soprattutto, attori, anime mie, badate a non mangiar aglio o cipolla, ché dobbiamo esalare tutti un alito che deve riuscir dolce e gradevole (...)";

Insomma, da sempre questo particolare vegetale è una sorta di tabù sulle nostre tavole e cerchiamo di usarlo solo per il minimo indispensabile, quando invece dovrebbe essere un alimento consumato ogni giorno!

Proprietà

Infatti non tutti sanno che l’aglio ha un sacco di proprietà e caratteristiche che aiutano il corpo e le nostre difese immunitarie. Innanzitutto, come molti sapranno, l’aglio aiuta a regolare la pressione sanguigna e quindi è un cibo indicato per chi ha problemi di ipertensione.
Questa pianta bulbosa perenne, arriva dai lontani deserti dell’Asia ed era già conosciuta dagli antichi egizi che la utilizzavano, per l’appunto, come farmaco. Infatti, oltre a depurare il sangue, che aggiungo a ciò che ho detto sopra, è un alimento antitumorale, antibiotico contro le infezioni gastrointestinali ed ha un’azione ripulente dell’apparato digerente e del fegato. Tutte queste sue proprietà sono dovute dall’allicina, che non è altro che un antibatterico.

Uno spicchio al giorno…

Quello di mangiare uno spicchio di aglio al giorno è poi un ottimo consiglio per chi vuole restare in linea, infatti il suo gusto dà un senso di sazietà; è poi molto utile anche per chi sta smettendo di fumare e cerca di sostituire l’effetto “dimagrante” della nicotina con qualcosa di sicuramente più sano. Per chi invece ancora fuma, l’aglio aiuta ad alleviare i disturbi cronici dei fumatori, come fastidiose tossi o mal di gola.

Se poi questo ortaggio viene tritato e ne vengono fatti degli impacchi è ottimo anche per le articolazioni doloranti, le artriti ed i reumatismi.

Tipologie

Non esiste poi un solo tipo di aglio, quello che sicuramente tutti conoscono è quello bianco, quello che si vedeva, da fine estate fino ad inverno inoltrato, nelle soffitte, o nei posti bui e asciutti delle cucine delle nostre nonne. Dovete infatti sapere il Sud Italia, ricco di milioni di prodotti della nostra tavola, conserva nel suo grembo anche l’aglio rosso che è coltivato particolarmente in Sicilia ed Abruzzo.

Insomma, l’aglio è di certo un ortaggio da rivalutare, e se pensate, come Shakespeare, che l’odore possa dare fastidio a qualcuno non vi preoccupate, basterà mangiare una foglia di salvia o di menta dopo averlo mangiato e non avrete nessun problema a parlare con qualcun altro, e nessuno si accorgerà di che spettacolare alimento per la vostra salute avete ingerito.
Insomma, provate l‘aglio, il miglior rimedio naturale! (e non solo contro il conte Dracula)

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Il melograno: un tesoro di chicchi rossi

L’albero del melograno produce dei frutti eccezionali per il sapore dei loro chicchi e le proprietà che si nascondono in queste piccole gocce croccanti color rosso vivo! Oggi vi spieghiamo le ragioni per cui dovremmo festeggiare l’arrivo di questo frutto autunnale e farne una vera e propria scorpacciata.

Le mille virtù del melograno

Ogni chicco di melagrana, infatti, contiene un’altissima concentrazione di sostanze utilissime a migliorare la nostra salute, come la vitamina C, le vitamine del gruppo B, i polifenoli e il potassio. Queste sostanze hanno un potere formidabile in quanto hanno proprietà:

  • antiossidanti
  • antimicrobiche
  • antinfiammatorie
  • antinvecchiamento
  • aiuta nella prevenzione del cancro alla mammella
  • supporta le funzioni degli ormoni sessuali
  • dona un aspetto giovane e tonico alla pelle
  • aiuta le cartilagini
  • contrasta l’aumento di peso e l’obesità
  • funge da rigenerante dopo l’attività fisica

Ma, nello specifico, quali sono i benefici che si sperimentano in seguito all’introduzione di questo alimento nella nostra dieta? In generale, la melagrana agisce sul sistema circolatorio migliorando la salute delle nostre arterie e dei capillari. Inoltre, non solo aiuta contro le malattie cardiache e gli infarti ma ritarda anche i segni dell’arteriosclerosi e ictus.

Polifenoli, contro il cibo spazzatura

In più, recenti studi hanno provato che i polifenoli contenuti nei chicchi rossi di melograno possono migliorare notevolmente la salute delle persone che seguono una dieta scorretta, ricca di grassi e zuccheri raffinati in quanto aiutano a eliminare i danni provocati all’organismo dal cosiddetto cibo spazzatura.

Questo non significa approfittare del prezioso aiuto della melagrana e non prendersi cura di sé e della propria salute, ma comprendere come può tornarci utile introdurre un frutto in più nella nostra dieta!

Usi

La melagrana è un frutto tipicamente autunnale e anche se in molti supermercati è possibile trovarlo quasi tutto l’anno, il periodo più indicato per consumarlo fresco è certamente durante la sua stagionalità, ovvero da fine agosto a inizio novembre.

Quando siamo fuori stagione, il modo più efficace per beneficiare delle proprietà del frutto del melograno è sicuramente quello di bere del buon succo di melograno biologico. Bisogna stare attenti alla dicitura sull’etichetta, infatti non tutti i succhi di melograno sono uguali: scegliete sempre un prodotto di qualità, possibilmente a km0 e/o biologico in modo che si conservino al meglio tutte le caratteristiche nutritive del prodotto. Inoltre, un buon succo di melograno non ha bisogno di zuccheri aggiunti o coloranti!

Noi abbiamo provato questo succo di melograno: ha davvero un ottimo sapore e un colore rubino davvero eccezionale. Lo abbiamo ordinato online e in brevissimo tempo è arrivato a casa intatto e pronto da gustare!

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Aperitivo ecologico, tutte le dritte per un brindisi green!

Praticato da decenni, l’aperitivo negli ultimi anni ha affondato le sue radici nella nostra cultura. Al termine di una lunga giornata di studio o lavoro, l’aperitivo diventa una gioiosa occasione da condividere con amici e colleghi, momenti in cui si chiacchiera, ci si diverte, e ci si rilassa.
E l’atmosfera si fa ancora più intima se il luogo dove sorseggiare qualcosa prima della cena è proprio la nostra casa; unendo la socializzazione ad un po’ d’amore per l’ambiente, possiamo creare un aperitivo dallo sfondo ecologico.

Stop alla plastica

Per iniziare, consiglio di eliminare bicchieri, piatti e posateria di plastica: questa, sporca e unta dal cibo, non è assolutamente riciclabile. Si possono utilizzare calici in vetro, e i normali piatti che si adoperano quotidianamente, limitando così la produzione di rifiuti. Per la pulizia, è consigliabile usare un detersivo ecologico. Se proprio non vogliamo adoperare le stoviglie casalinghe, in commercio si trovano prodotti in cellulosa, in amido di mais (tecnicamente indicato con l’acronimo PLA), oppure in altri materiali di origine vegetale, e quindi completamente biodegradabili e compostabili.
Il must degli ultimi tempi, è la posata di bambù: completamente naturale, biodegradabile, e di sicuro effetto alla presentazione!

La tavola

La tavola è possibile vestirla con un tovagliato in fibre organiche, per esempio in cotone o lino, tinte con colori naturali: lavabile con detergenti bio a basse temperature, molto resistente, e riciclabile per la prossima occasione. In alternativa al supermercato si può trovare un’ampia scelta di tovaglie e tovaglioli in carta riciclata, oppure in fibre che provengono da foreste gestite con validi criteri di sostenibilità ambientale. Greenpeace fornisce un elenco delle aziende attente a questo tema consultabile qui.

Decorare riciclando

La tavola deve essere anche decorata, così si possono aggiungere degli addobbi riciclati e adornati proprio dalla signora di casa. Un bicchiere scheggiato, per esempio, passato con un velo di colla sopra la quale posizionare delle foglie secche dai colori autunnali, si trasforma in un raffinato portacandela.
Ancora, è possibile addobbare i vasetti in vetro di marmellate e conserve con della raffia o del nastro in stoffa, ed inserirvi le piante aromatiche ornamentali. Un tocco veramente green sopra la tavola!

Basso consumo energetico

L’ambiente va di certo illuminato: il consiglio è quello di utilizzare sempre dei faretti a basso consumo energetico. Sono facilmente reperibili anche i tubi flessibili a led, che si possono posizionare ovunque per creare simpatiche coreografie senza un consumo eccessivo. In terrazzo risulta molto d’atmosfera illuminare con la sola luce di lanterne e zampironi naturali, magari alla citronella, per tenere a distanza anche le zanzare.

Ricette per un aperitivo green

Per mantenere uno stile pro ambiente, non è possibile tralasciare i protagonisti dell’aperitivo: bevande e stuzzichini.

Vi suggeriamo alcune ricette nelle quali potete cimentarvi, ricordando che utilizzare alimenti biologici permette di ridurre l’uso di composti chimici in agricoltura, limitando l’inquinamento atmosferico e acquifero.
Come si nota, con delle scelte mirate e un po’ di fantasia, mantenere un atteggiamento etico ambientale non è così difficoltoso!

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Fare la spesa risparmiando: tutti gli acquisti che convengono!

Fare la spesa per gli italiani diviene sempre più difficile, specie nei mesi in cui si aggiungono spese ineludibili come canone televisivo, assicurazione e bollo auto, tassa immobili e tanti altri balzelli, qualcuno equo qualcun altro un pochino meno. Soldi in tasca per la spesa ce ne sono sempre meno, ma fortunatamente la GDO (Grande Distribuzione Organizzata) ci agevola permettendoci un notevole risparmio.

Prodotti industriali e marche bianche

Come? Orientando le nostre scelte d’acquisto sulle referenze a marca commerciale, vale a dire quei prodotti alimentari e non, messi in vendita col marchio stesso del distributore, a un prezzo ridotto per fidelizzare maggiormente la clientela all’insegna medesima.
A onore del vero, alcune catene mettono sul packaging stesso il loro logo (es. Simply Sma) altri invece hanno scelto la strategia dei marchi di fantasia, come Lidl, tuttavia nella confezione si trova una dicitura con il nome del produttore, ad esempio, i biscotti Realforno della Lidl sono prodotti dalla Balocco.
Chi produce questi prodotti? E soprattutto che differenze hanno rispetto ai marchi industriali più conosciuti come Barilla, Valfrutta, Star, San Carlo?
I produttori sono industrie, di norma molto grandi, che preferiscono produrre per un referente unico, una catena commerciale, per evitare tutti i rischi connessi a operare direttamente nel mercato del retail, per riuscire a commercializzare gli enormi quantitativi prodotti, e soprattutto per concentrare i propri sforzi economici sulla parte industriale lasciando il commerciale alla GDO. Non da ultimo in queste contrattazioni le durate sono lunghe, dai 3 ai 7 anni, il che consente un’entrata certa e costante, un flusso di denaro continuo che garantisce un adeguato ammortamento dei macchinari e assicura una capacità produttiva massima.

Private label: di cosa si tratta?

Anche aziende industriali molto note hanno avvalorato l’opzione delle private label, destinando una pro quota della produzione alle catene commerciali, aumentando in questo modo sia i volumi prodotti sia i ritorni economici.
Le differenze tra un prodotto industriale e un prodotto commerciale si riscontrano essenzialmente nel packaging, un po’ più leggero, nylon invece di cartone, 2 formati invece di 4, 3 gusti piuttosto che 6, ma un risparmio per la clientela dal 30 al 40% per un prodotto assolutamente similare nel contenuto e con requisiti igienico sanitari ai massimi livelli.
Nel canale discount, la presenza delle private label è molto diffusa: di norma i prodotti di marca bianca vengono collocati prima dei prodotti industriali, in posizione di maggiore visibilità sfruttando la tecnica della ghettizzazione del marchio, hanno confezioni molto colorate, e vengono pubblicizzati all’interno del punto vendita con della cartellonistica dedicata.
Anche gli altri canali si stanno concentrando sulle private label, magari abbinandole ad offerte tipo “1+1 gratis” oppure “prendi 3 paghi 2”; l’obiettivo è cercare sempre più di fidelizzare i clienti all’insegna o al marchio commerciale della catena.
Tutto ciò è stato reso possibile dal principio di libera concorrenza, in cui i molti competitor hanno promosso idee e strategie innovative, apportando innovazione, calmierando i prezzi e prendendo il ruolo di para-ammortizzatore sociale che molte volte le istituzioni non riescono a svolgere al meglio.

Astuzie al supermercato, buone a sapersi!

Quindi fare una spesa completa con 14€ è possibile, si possono mangiare carboidrati e proteine, in alcuni supermercati o discount dalle 17:00 frutta e verdura vengono scontate del 30%, oppure nel reparto frutta e verdura troviamo sempre più spesso un banchetto dedicato a prodotti leggermente ammaccati o sciupati che possono rivelarsi dei veri affari e il loro acquisto contribuisce a un minor spreco di cibo. La frutta di stagione, inoltre, è sempre più a km 0, acquistando farine, uova bio e lievito, possiamo creare tanti nuovi piatti, decisamente più sani e gustosi dei surgelati o dei cibi di IV gamma, sui quali le tante lavorazioni, pur non intaccando i requisiti igienico sanitari, hanno inevitabilmente tolto un po’ di sapidità e di freschezza.

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Biofach: la fiera del Bio più grande d’Europa, il banco di prova del pianeta

Nelle lontane terre della Germania si è chiusa, la scorsa settimana, la venticinquesima fiera internazionale del biologico.
La BIOFACH, che si è svolta dal 12 al 15 febbraio 2014n a Norimberga, ha visto riempirsi sempre più di stand, di produttori, di esperti nel settore o di persone che sono venute anche solo a curiosare.

stand1 biofach

legumi biofach

Cos’è Biofach

Tra i tantissimi avventori ci sono anche io per Lacucinavegetariana, riconoscente ospite della cooperativa “El Tamiso” di Padova! Così sono andata a girare questa fiera davvero entusiasmante e arricchente composta da otto padiglioni che racchiudevano l’essenza del bio di tutto il mondo.

stand india biofach

insalate biofach

Di tutto il Mondo per l’appunto, non erano solamente gli stand dell’Europa a primeggiare a questa fiera, la più grande fiera del bio in Europa, a loro facevano buona concorrenza anche gli stand dei Paesi che non appartengono al Vecchio Continente.
Un misto di colori, profumi e sapori da ogni luogo del pianeta. I padiglioni erano divisi per prodotti, dai cereali, al pesce, passando per le sementi. Insomma, qualsiasi cosa si potesse desiderare la si trovava!
In più le varie nazioni che vi hanno partecipato coi loro stand non erano raggruppate tutte in un’unica zona di un unico padiglione, anzi. La maggior parte degli espositori erano dislocati ovunque seguendo la tematica del padiglione di cui facevano parte.

tavolo biofach

fiori biofach

Questa disposizione, che dal primo momento mi è parsa disordinata e priva di senso, si è invece rivelata un toccasana per sradicare pregiudizi e false credenze. Saltare un padiglione perché vi erano Paesi, a mio avviso, poco importanti nel campo del bio, sarebbe stata una soluzione ovvia, invece, mescolando la disposizione in questo modo ha permesso, in primis a me, ma a tutti, di scoprire un sacco di cose. Ad esempio, io non immaginavo che la Cina fosse uno dei maggiori importatori di semi di zucca, e soprattutto che ne esistessero più di quei quattro tipi che trovo al mercato!
Ognuno, in questa fiera, ha cercato di dare il meglio di sé, come l’India, che ha puntato tantissimo sull’immagine, lo stand era ben curato, ma la cosa che attirava maggiormente erano le ragazze ed i ragazzi vestiti in costume tradizionale.
La BIOFACH non è stata solamente una grande esplosione di gusti, colori e sapori, ma anche di strumentazione e tecnica. Vari e sparsi erano gli espositori di mulini, macchine per il confezionamento e la conservazione degli alimenti.

olio biofach

stand biofach

Bio non solo da mangiare

BIOFACH ha poi anche ospitato, al suo interno, VIVANESS, una parte della fiera totalmente dedicata ai prodotti, ovviamente bio, della cura del corpo e della bellezza. Insomma, un vero paradiso per gli amanti della cosmesi, ma non solo, anche del vestire bio ed etico, anche se, a mio avviso, questi stand erano poi così numerosi.

Otto padiglioni e espositori da tutto il mondo, migliaia di persone ogni giorno, centinaia di produttori pronti a rispondere a qualsiasi domanda e richiesta. Insomma, credo che questa fiera sia un ottimo banco di prova per tutti, da chi espone i propri prodotti alla ricerca di nuovi acquirenti, a chi ha già un’azienda che opera nel mondo del bio e vuole conoscere e aprire la propria mente a nuove idee, a chi, come me, è ignorante in materia (io almeno mi reputo tale rispetto a chi lavora nel bio 24 ore al giorno) e che amplia il proprio orizzonte un po’ più distante.
Un perfetto connubio tra chi è alla ricerca e vuole conoscere con chi ha già una solida conoscenza in materia e che non vuole rimanere fermo, ma cammina, alla ricerca di una strada che porti alla conoscenza e all’uso del bio ancora molta gente.

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