Il cavolfiore

Iniziamo il nuovo anno approfondendo la conoscenza di una verdura tipicamente invernale, ovvero il cavolfiore che, grazie alla semina di varietà precoci e tardive, si può trovare in vendita tutto l’anno.

Origine

Nasce nell’area dell’Asia orientale circa 400 anni prima di Cristo, ed arriva a noi solamente nel Cinquecento grazie alla fortuita intuizione dei mercanti veneziani, i quali lo acquistano nell’isola di Cipro e lo piantano nei campi veneti, toscani, marchigiani e laziali.
A dir il vero nei primi tempi si cerca di coltivarlo in tutta Italia, ma il cavolfiore predilige terreni freschi, profondi e di medio impasto, e così gli agricoltori italiani concentrano la produzione nelle regioni più adatte.

Coltivazione

Ovviamente ne esistono differenti varietà, che si distinguono dal colore dell’infiorescenza, ossia bianco, giallo, verde o viola, oppure dal mese di raccolta, precocissime ad Ottobre, precoci a Dicembre, e tardive da Marzo a Maggio.
È una pianta che inizialmente si pianta in un semenzaio, e dopo un mese e mezzo si trapianta in campo, dopo una energica aratura seguita da una consistente concimazione organica e biologica. Dopo che le piantine sono cresciute in campo, si passa con la sarchiatrice per eliminare eventuali piante infestanti ed arieggiare la terra.
La buona qualità e la freschezza le possiamo valutare dalle foglie, che devono essere carnose e di colore verde brillante.

Proprietà e utilizzi in cucina

È estremamente ricco di vitamine, in particolare di C e B6, ed inoltre è estremamente digeribile grazie alla forte presenza di acido citrico. In più l’acqua di cottura la possiamo utilizzare per lenire le infiammazioni corporee.
Il cavolfiore può essere gustato sia crudo che cotto; nel primo caso vi consiglio di utilizzarlo come ingrediente per insalate, mentre cotto lo possiamo aggiungere a minestre o zuppe, oppure delizioso al forno gratinato con parmigiano e besciamella, o infine come elemento principe di saporite e sfiziose torte salate.

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Dagli Egizi ai giorni nostri, passando per il Carnevale: il coriandolo.

C’era una volta, nell’antica Roma, un tale che diede il nome a una pianta che veniva impiegata già da parecchio tempo, il coriandolo.

Egizi, Ebrei, Greci e Romani la usavano come pianta aromatica e medicinale, ma se analizziamo il suo nome latino, Coriandrum, scopriamo che c’è ben poco di lusinghiero, deriva, infatti dalla parola greca corys (cimice) alla quale si aggiunge il suffisso –ander, che indica somiglianza. In poche parole, il coriandolo è stato così chiamato perché l’odore emanato dalla pianta fino alla maturazione dei frutti è simile a quello delle cimici. Yuk!

Tuttavia, non facciamoci intimorire! Si registrano testimonianze sull’uso del coriandolo già a partire dal 5000 a.C., lo si trova persino nei geroglifici egizi, un motivo ci dovrà pur essere.
La pianta da cui si ricava la spezia è originaria dell’area Mediterranea e di essa si usano sia le foglie, apprezzate soprattutto in Oriente perché piccanti; sia i frutti, dei granelli gialli dal sapore dolciastro.

Proprietà

In erboristeria gli vengono riconosciute proprietà antispasmodiche, antisettiche e digestive, si usa in tisane come aromatizzante e digestivo per la sua attività antispastica sulla muscolatura liscia del tubo digerente. In dosi controllate, evitando un abuso che può portare effetti tutt’altro che benefici, è utile a contrastare inappetenza, gonfiore intestinale, digestione difficile e stitichezza. Ha anche un effetto antibatterico e fungicida.

In cucina

In cucina, il suo aroma delicato lo rende adatto a diverse pietanze poiché non ne copre il gusto. Si usa, macinato o a semi interi, per insaporire minestre e zuppe, legumi e vari tipi di verdure, si usa anche nella preparazione di sottaceti e salamoie.In Italia, il coriandolo è una spezia da scoprire, infatti, l’impiego più comune è quello nell’industria degli insaccati. Nella cucina internazionale, invece, l’impiego è più ampio. È uno degli ingredienti del curry e del garam masala (miscela di spezie indiana), viene usato nell’industria dei liquori per aromatizzare il gin e il liquore Chartreuse. In Oriente è molto apprezzato e sostituisce il prezzemolo, da qui la definizione “prezzemolo cinese”. Nei Balcani è apprezzato anche per insaporire pane, frutta e dolci.

Curiosità

E infine, una curiosità… Durante il Rinascimento, i frutti del coriandolo, glassati con lo zucchero, hanno dato inizio a una delle tradizioni più gioiose del nostro Carnevale.

Niente paura, quindi, se la pianta puzza, ci sono buone ragioni per accoglierlo nelle nostre cucine!

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Il grano saraceno

Oggi parliamo un pochino di una pianta poco conosciuta, il grano saraceno, rispetto alle altre due indicate nel titolo, ma ugualmente importante, se non altro perché può essere tranquillamente mangiata ed apprezzata dai celiaci, vista l’assenza del componente proteico glutine.

Per fortuna il trend attuale dell’agricoltura biologica non è innovare, ma quanto più recuperare le nostre radici, le nostre tradizioni ed i nostri cibi sani e naturali, che per crescere e fornire nutrimento hanno pochissimo bisogno di trattamenti chimici, ma solo di un pizzico in più di attenzione e passione. Ed è proprio qui che entra in gioco il grano saraceno, noto per lo più come grano nero per via del colore bruno-nerastro dei semi che hanno una caratteristica forma triangolare.

Ma perché lo chiamiamo grano, se non è un cereale? Perché dai suoi semi mediante macinazione si ottiene una farina dalla quale possiamo far nascere polente, pasta fresca, dolci e biscotti. Ed è proprio qui che scopriamo la natura globale del nostro grano saraceno: difatti ogni area del mondo lo utilizza in cucina per creare qualcosa di diverso, come in Asia per la pasta SOBA, in Russia per la pasta BLINY, da noi ad esempio in Lombardia per sfornare pizzoccheri e manfrigole, gustosi primi piatti da leccarsi i baffi. Ma i suoi usi sono trasversali, non solo per fare pasta, ma anche zuppe, minestre, per chi di frequente fa un viaggio in Inghilterra lo troverà nel porridge, ed in Croazia, Albania e Serbia è elemento principe in dolci e biscotti.

Assicura un interessante apporto proteico, soprattutto di amminoacidi essenziali, che ci servono per vivere ma che i nostri corpi non riescono a produrre autonomamente, e un buon apporto di fibra, che sazia lo stomaco senza appesantirci. Ma oltre a nutrici ci dà qualcosa in più: è ricchissimo di antiossidanti come la rutina che combatte l’invecchiamento, previene il rischio di perdite di sangue, ad esempio dal naso, combatte il diabete ed abbassa il colesterolo.

A chi soffre di ipertensione consiglio di provare le tisane e gli infusi preparati con le sue foglie essiccate. Per chi ne volesse acquistare una pianta come ornamento, produce in fioritura delle bellissime composizioni floreali con colori che vanno dal bianco al rosa. Così sembrerà di avere in casa una ventata di brezza fresca, anzi quasi glaciale, essendo nata millenni orsono proprio nella incontaminata Himalaya.

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Gli agrumi

Tutti gli agrumi appartengono alla famiglia della Rutacee ed al genere Citrus, originario della Cina; da qui in millenni si sono diffusi ovunque, incrociandosi con cultivar locali dando origine a tantissimi frutti diversi, ma simili per caratteristiche e doti: sono estremamente fragranti e succosi, e contengono un buona dose di acido citrico che li conferisce profumi e gusti astringenti.

Una carica di vitamine

E come dimenticare la loro potenzialità vitaminica? Sono dei floridi e naturali serbatoi di vitamina C, abbassano il colesterolo, e come piante non necessitano di interventi chimici, in quanto sono estremamente rustiche e molto resistenti alle diverse malattie presenti nell’ecosistema.

Arancia dolce e arancia amara

L’arancia dolce nasce dall’incrocio tra pomelo e mandarino, e, a seconda della cultivar, può avere la polpa gialla (Navelina, Washington) o rossa (Moro, Tarocco, Sanguinello. Si usa abitualmente per preparare delle dissetanti spremute, ma provate ad adoperarla come ingrediente per insalate assieme ad olio, sale e pepe, e perché no, olive e cipolla.
L’arancio amaro ha foglie più scure, i fiori sono molto profumati e la polpa della frutta e molto più colorata con un deciso sapore amaro. La si utilizza per la produzione di marmellate e canditi, oltre che per digestivi e tonici.

Limone

Il limone deriva dall’incontro tra melangolo e cedro, ed il 50% del suo peso è dato dal succo, che fornisce circa il 75% della vitamina C di cui abbisogniamo quotidianamente. In più ci arricchisce di potassio e magnesio.

Mandarino

Il mandarino, di cui la clementina è una famosa varietà, ha una polpa arancio chiaro, con una buccia, anch’essa arancione, sottile e profumata, che si stacca molto facilmente. Ogni albero è molto ricco di mandarini, ben 500.

Mandarino cinese o kumquat

Il mandarino cinese, o kumquat, altro non è che una graziosa miniatura dell’arancia, difatti ogni singolo frutto è lungo 3cm e largo 2, e la polpa può essere gialla o rossa a seconda della varietà. La buccia è così sottile che possiamo tranquillamente mangiare il mandarino cinese senza pelarlo.

Mandarino cinese o kumquat

Il mandarino cinese, o kumquat, altro non è che una graziosa miniatura dell’arancia, difatti ogni singolo frutto è lungo 3cm e largo 2, e la polpa può essere gialla o rossa a seconda della varietà. La buccia è così sottile che possiamo tranquillamente mangiare il mandarino cinese senza pelarlo.

Pompelmo

Il pompelmo deriva dall’incrocio tra pomelo ed arancio, possiede fiori bianchi dai quali derivano frutti gialli da 2kg e larghi 10cm. Viene molto utilizzato dall’industria alimentare per la creazione di succhi.

Pomelo

Il pomelo ha la forma di una pera, con buccia liscia e polpa che può passare dal giallo al rosso e qualche volta rosa. Sono dei frutti giganteschi, circa 30cm, dai quali si estrae il succo per insaporire insalate o macedonie di frutta.

Cedro

Il cedro ha foglie lunghe, rami viola, fiori profumati che in boccio sono rossi ma alla schiusa divengono bianchi. Il frutto è giallo con una buccia molto spessa e ruvida, e solo il 25% del frutto è commestibile.

Bergamotto

Il bergamotto viene soventemente adoperato per la produzione di profumi conferendo loro un’ineguagliabile nota di irresistibile freschezza.

Lime

Per chi è appassionato di cocktail come caipirinha e mojito, il lime è un sapore noto, che è figlio dell’incrocio tra cedro e limone.

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Alimentazione post abbuffata: che cibi mangiare per rimediare ai giorni di festa!

Natale e l’ultimo dell’anno sono stati occasione di pranzi, cene e cenoni a cui di certo, nessuno in questo periodo, osa rinunciare. Durante le feste è normale provare quella sensazione di gonfiore e pesantezza causato dalla grande quantità di cibo che assumiamo e dall’apporto altamente calorico che in essi è contenuto. Ecco allora i cibi prediletti per chi non rinuncia vuole ritornare in forma e salute dopo una gran mangiata sotto le feste.

Tanta verdura, pochi carboidrati

Nei giorni seguenti alle abbuffate sono vietati i carboidrati e gli amidi, richiedono molto tempo per la loro assimilazione, è quindi preferibile evitarli. È invece consigliabile mangiare molta verdura, soprattutto quella a FOGLIA VERDE SCURO, tipica della stagione invernale, che ha proprietà depurative e toniche. Ottimi figli di questa grande famiglia sono la CICORIA e gli SPINACI. La cicoria, ricca di fibre e di acqua, contiene solamente 18 kcal per 100 gr, ha inoltre una forte proprietà digestiva e con i suoi nutrienti abbassa i livelli di zuccheri nel sangue ed aiuta i reni ad espellere le impurità.Gli spinaci, che sono ricchi di ferro, di vitamina A, B e C, acido folico ed ha un’alta concentrazione di minerali, sono da sempre utilizzati come un lassativo naturale che favorisce quindi la depurazione dell’organismo dalla pesantezza dei pranzi e delle cene.

Il finocchio, l’alleato della depurazione

Passando poi ad altre verdure che aiutano il nostro organismo a digerire e depurarci, su tutte regna il FINOCCHIO, con le sue proprietà sgonfianti e digestive, contiene solamente 9 kcal per 100 gr, la grande concentrazione di acqua e di potassio creano un forte effetto diuretico e disintossicante, inoltre contiene diverse fibre che regalano, a chi lo mangia, un senso di sazietà che aiuta quindi a consumarne una minor quantità pur sentendosi lo stomaco pieno.

Frutta per ritornare in forma

Immancabile in una dieta leggera e depurativa è la frutta, ma i frutti che meglio riescono a svolgere questo compito di depurazione sono, senza ombra di dubbio, MELE, ARANCE, KIWI e ANANAS. Le mele, oltre ad essere il frutto più antico del mondo, si trovano durante tutto l’anno in diverse varietà, hanno un alto potere antiossidante, sono fatte per circa l’ 85% di acqua ed aiutano il nostro sistema immunitario grazie all’alto numero di sali minerali che contengono, come fosforo, calcio, magnesio e vitamine A, B, PP, D ed E, quest’ultime, se le mele vengono mangiate con la buccia. Questi deliziosi frutti hanno proprietà depurative, rinfrescanti e tonificanti.
Le arance, fatte per circa l’80-90% di acqua, sono il frutto per eccellenza della vitamina C, ma contengono anche vitamina B e P ed altri Sali minerali, hanno un forte potere antiossidante e contengono solamente 40 kcal per 100 gr. I kiwi sono, in realtà, ancora più ricchi di vitamina C degli agrumi, ma sono più che altro conosciuti per le loro proprietà di regolazione dell’intestine e per la loro capacità di regolare la funzionalità cardiaca e la pressione arteriosa. L’ananas, il famoso frutto “brucia grassi”, possiede tutte le proprietà che aiutano il nostro organismo dopo una grande mangiata poiché contiene la bromelina: una sostanza che permette la scissione delle proteine, ha inoltre un gran potere disintossicante ed un’alta digeribilità.

Acqua, tè e tisane: la salute vien bevendo

Oltre a questi cibi bisogna poi bere molta ACQUA e TISANE, magari dei cibi sopra descritti, che, anche se disidratati, mantengono comunque diverse proprietà che possono aiutare l’organismo. Ottimo è il TÈ VERDE, dall’ormai risaputa proprietà antiossidante che mantiene giovani e belli.

Ecco quindi i cibi che non devono mancare sulle nostre tavole nei giorni seguenti alle feste, infatti digiunare o saltare i pasti è il modo più sbagliato per cercare di riprendersi dopo queste grandi, inevitabili, abbuffate.

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