La Rosa di Gorizia, il radicchio dolce

Siamo nella stagione del radicchio, verdura tradizionalmente invernale che a breve imbandirà le nostre tavole, con un caratteristico sapore amarognolo, ma esiste un radicchio dal gusto più dolce per preparare anche fondute o gelati. Il suo nome completo è Rosa di Gorizia, e vanta una storia davvero molto curiosa a cui nelle righe sottostanti accennerò.

Come il nome fa intuire è originaria del Friuli Venezia Giulia, in particolare della Provincia di Gorizia, anche se nei secoli la produzione si è estesa anche ad altre Province friulane come Udine e Trieste, sino a scavalcare i confini regionali espandendosi nell’odierna Slovenia, caratterizzata da clima e terreni del tutto simili a quelli goriziani.

L’appellativo Rosa deriva dal fatto che le sue foglie sono molto larghe ed unite tra loro a formare proprio una rosa; quest’atipico fiore ha una bellissima colorazione rossa, che spazia dal rosso più intenso fino ad arrivare ad un rosato molto suggestivo ed intrigante.

Pensate che la sua comparsa è riferibile al periodo asburgico, siamo nel tredicesimo secolo, grazie ad una manciata di semi provenienti dall’areale chioggiotto, zona da cui tantissimi veneti scapparono in quegli anni per via di un terribile attacco di peste che colpì la città. Alcuni di questi si rifugiarono in Friuli e provarono a piantare dei semi di radicchio rosso, ed in seguito selezionarono una nuova cicoria, più dolce e allo stesso tempo più croccante, ovvero la Rosa.

Ha convissuto a braccetto con la storia friulana, anche se negli ultimi anni la sua importanza si è progressivamente ridotta causa dello sviluppo industriale che toglie terreno e braccia al settore agricolo, ma con la lungimiranza di qualche bravo e capace agricoltore, è sopravvissuta ritagliandosi ancora oggi una nicchia di mercato anche al di fuori del Friuli.

Perfetta da gustare da sola come contorno o antipasto, richiede solo un filo d’olio oliva e un pizzico d’aceto, eccezionale nell’abbinamento con verdure lesse, che ne dite di gustosissime patate o freschissimi fagioli? Il suo essere così dolce la rende, previa cottura, buonissima per la preparazione di rustiche e naturali zuppe e risotti biologici, e perché no, con un po’ di creatività e fantasia, elemento principe di dolci e sorbetti.

Ovviamente ricordando che una puntina di amarognolo ci sarà sempre, per la preparazione di leccornie dolciarie vi consiglio di optare per il Canarino, che altro non è che un incrocio tra la Rosa di Gorizia e la cicoria di Trieste. Caratteristiche identiche ma l’amaro non si sente proprio!

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Come e perché sostituire lo zucchero raffinato

Lo zucchero raffinato o zucchero bianco è lo zucchero che si consuma maggiormente sia volontariamente, sia involontariamente perché contenuto in moltissimi alimenti e bevande, come caramelle, dolci, panificati, bibite gassate e alcolici. Le zollette di zucchero bianco o il pacchetto sfuso che acquistiamo in negozio non sono altro che il risultato di un lunghissimo processo produttivo e di una lavorazione industriale che priva questo la barbabietola e la canna da zucchero di ogni proprietà nutritiva e contenuto di vitamine. In partenza lo zucchero è una sostanza ricchissima di vitamine, sali minerali, enzimi, oligoelementi, ma al termine della trasformazione industriale, di tutte queste proprietà utilissime non rimane nulla. E come se non bastasse, per poter essere assimilato e digerito, lo zucchero bianco prende dal nostro corpo vitamine e sali minerali come calcio e cromo.

Quanto è dannoso?

Lo zucchero raffinato rappresenta uno degli alimenti più rischiosi per la nostra salute. In primo luogo, malattie ossee come l’artrite e la osteoporosi sono favorite dal consumo di zucchero bianco poiché provoca una grossa perdita di calcio, nei denti e nelle ossa e, quindi, anche un indebolimento dello scheletro e della dentatura.

L’assunzione di zucchero bianco comporta un’indebolimento dei globuli bianchi presenti nel nostro sangue e, quindi, un abbassamento delle difese immunitarie, fatto che ci rende più vulnerabili alle malattie.

Provoca anche alterazioni della flora batterica, causando disturbi come gonfiore addominale, stipsi, diarrea e pesantezza addominale.

Lo zucchero bianco è, inoltre, la causa dell’insorgenza di carie, è una delle cause dell’obesità e del colesterolo e intacca anche il nostro sistema nervoso, creando delle vere e proprie dipendenze da zuccheri, in quanto altera il livello di glicemia nel sangue provocando un’iniziale sensazione di energia per poi portare a una crisi ipoglicemica e a una conseguente sensazione di debolezza, depressione e aggressività.

Come si può sostituire?

Esiste più di una alternativa “dolce” allo zucchero raffinato! Certamente non stiamo parlando di dolcificanti o aspartame, che sono altrettanto dannosi. Il tocco dolce che cercate lo potete trovare in:

  • zucchero di canna integrale
  • melassa
  • miele
  • zucchero caramellato integrale
  • stevia
  • fruttosio
  • sciroppo d’agave
  • sciroppo d’acero

Negli ultimi anni il consumo di zucchero raffinato è cresciuto esponenzialmente, in relazione alle mode e ai trend alimentari provenienti spesso e volentieri dalla cultura statunitense dei fast food e delle bibite gassate. Scegliere di eliminare il più possibile lo zucchero raffinato dalla nostra dieta non significa solo fare una scelta salutistica ma anche scegliere di riscoprire alimenti veri e sani.

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Ecosia: il motore di ricerca più ecologico che ci sia!

Con il motore di ricerca Ecosia, le nostre ricerche supportano la riforestazione del Brasile. A noi non costa nulla e il nostro pianeta tira un sospiro di sollievo!

Come funziona?

Come tutti i motori di ricerca, Ecosia, guadagna dalle pubblicità, ma diversamente da tutti gli altri dona la maggior parte dei propri profitti a “Plant a billion trees” (Pianta un miliardo di alberi) un programma di riforestazione in Brasile di The Nature Concervancy. Grazie a questa riforestazione non solo si possono eliminare grosse quantità di CO2 presenti nell’atmosfera, ma si possono ristabilire i cicli naturali esistenti e fornire acqua a milioni di persone.

barra ricerca ecosia

Come si usa?

Dal sito www.ecosia.org è possibile installare Ecosia su Google Chrome, in maniera totalmente gratuita: basta un attimo e apparirà un piccolo mappamondo a destra della barra di ricerca! Da lì si aprirà Ecosia e tutte le vostre ricerche, anche le più ordinarie, costituiranno il vostro contributo alla riforestazione! Una ricerca, un albero piantato. Attraverso Ecosia è anche possibile sapere quali sono le aziende e i prodotti più ecosostenibili, basta digitare il nome sulla barra di ricerca.

Ecosia per l’ambiente

  • 1 albero piantato ogni 73 secondi.
  • 1.286.782 euro donati per l’ambiente.
  • 190.676 utenti attivi.
  • 98.204 alberi piantati finora.
  • Un potenziale di 4 milioni di tonnellate di CO2 eliminate dall’atmosfera ogni anno.

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L’orto biologico fatto in casa

Perché non provare a crearci un orto biologico in casa nostra? E per chi non ha spazio verde sotto casa, c’è qualche alternativa? Assolutamente sì, basta un piccolo davanzale, che altro non è che un piccola serra a cielo aperto, più facile da gestire, più semplice da controllare e che può produrre senza alcun limite verdure sane, nutrienti e soprattutto biologicamente naturali.

E si può fare anche ora, a novembre; nelle prossime righe descriverò brevemente quattro ortaggi che troviamo spesso nei nostri piatti, facili da preparare ma ancora più facili da coltivare, in quanto non necessitano di trapianto ma una volta piantato il seme, tutto crescerà lì.

Carota, spinacio, fava e pisello, sebbene siano apparentemente diverse, soffrono delle medesime criticità come la luce diretta ed il ristagno idrico, basta una minima innaffiatura mattutina tale da non lasciare mai la terra secca, in quanto col secco deperiscono in brevissimo tempo.

La carota è un ingrossamento della radice, quindi è bene partire da un vaso alto con terriccio fertile, consiglio quello quadrato di dimensioni 45x45x45cm, dentro il quale fare 10 buche distanziate, e in ogni buca mettere a dimora 3 semi e ricoprirla. Dopo circa 30 giorni avrete delle carinissime piantine alte 5cm spuntate dalla terra; a questo punto fate un diradamento così da ottenere solo una piantina per buca, quella cresciuta meglio. Dopo due mesi e mezzo dal diradamento le carote saranno pronte per essere raccolte, il momento ottimale è quando vedrete le foglie divenire gialle.

Lo spinacio, originario dell’Asia, ricco di ferro ed altri minerali, si può usare in cucina per tantissime pietanze, e ci possiamo creare una produzione continua in casa. Vediamo come. Se partiamo dall’ orto sotto casa, armatevi di rastrello e date una bella passata per togliere le infestanti e far arieggiare il terreno. Fate una concimazione, poi delle piccole buche profonde pochi cm e distanti 20cm l’una dall’altra. Mettete a dimora 3 semi per buca e dopo un mese operate un diradamento. Dopo 2 mesi lo spinacio è pronto, raccogliete 5-6 foglie per pianta lasciando il germoglio centrale che permetterà di produrre a breve altre foglie.

Ho descritto la carota in vaso e lo spinacio in orto, ma sono due verdure intercambiabili, quindi potete fare tranquillamente carota in orto, e spinacio sul davanzale. Per lo spinacio non serve però una vaso alto 45cm.

Fava e pisello sono due legumi molto simili, producono baccelli con semi, e si coltivano allo stesso modo. Vaso alto 40cm, buchette profonde 5-6cm, 2-3semi per buchetta, diradamento a 20 giorni, raccolto ad Aprile.

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Il cucchiaio arcobaleno: dai colore ai tuoi piatti!

Quando la cucina è fantasia, creatività e colore, ecco che il nostro ricettario si dipinge e si crea una raccolta di piatti variopinti provenienti da tutto il mondo: Il cucchiaio arcobaleno!

Il cucchiaio arcobaleno: tutti i colori delle cucine vegan dal mondo

Il cucchiaio arcobaleno: tutti i colori delle cucine vegan dal mondo, questo il nome della raccolta di ricette etniche e non, edita da Sonda e realizzata da Yari Prete e Valerio Costanzia. Non si tratta di un libro di ricette come tutti gli altri, la sua particolarità sta proprio nel raggruppamento delle ricette secondo il colore predominante degli ingredienti utilizzati.

Perché una scelta di questo tipo? Perché, come viene spiegato ampiamente nella parte introduttiva, ogni colore ha delle sue specificità e porta benifici diversi rispetto agli altri. Quindi, oltre a combinare gli ingredienti necessari per realizzare un piatto, si possono prediligere dei cibi rispetto a degli altri proprio a seconda delle loro variabili cromatiche.

Dall’arancione colore vitale delle pietanze più appetitose, si passa al viola, tono della cena e della calma, seguito dai cibi gialli che favoriscono la digestione, quelli marroni più nutrienti e rustici, quelli rossi energici e festaioli per finire con i cibi di color verde leggeri e frugali. Inoltre, si tratta di ricette tutte vegane, dalla prima all’ultima pagina, originarie di ogni parte del mondo, dall’Italia agli Stati Uniti, dalla Spagna alle Antille. Tutte da scoprire, tutte provare!

Gli autori del libro:

Yari Simone Prete – Export manager nel settore alimentare, vive in Piemonte tra Torino e il Monferrato. Appassionato di cibo e cucina, si diletta ai fornelli fin da quando era un ragazzino. Vegan dal 2006, è convinto che la buona tavola possa coniugarsi alla perfezione con il rispetto delle altre forme di vita. Tra le altre passioni la fotografia, il cinema e le lingue straniere, in particolar modo quelle orientali. E naturalmente i viaggi, per lavoro e per piacere, alla scoperta del buon cibo.

Valerio Costanzia – Si occupa da anni di progetti editoriali legati al mondo del food&beverage e dell’educazione alimentare. Ha curato titoli per diverse case editrici e lavora per l’agenzia editoriale LiberLab. Recentemente ha creato un blog dove l’antica e mai sopita passione e specializzazione per il cinema dialoga con il cibo.

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Benefici della frutta secca

Mai come in questo periodo dell’anno, con sagre e feste paesane ricorrenti un po’ ovunque, vediamo davanti i nostri occhi tantissimi tipi di frutta secca, buona, gustosa, che attira la nostra attenzione anche per le inebrianti e soavi fragranze che emana, ma, oltre che saziarci, ha anche delle impareggiabili qualità naturali e biologiche davvero benefiche e salutari.

La frutta secca non ha problemi di conservazione, e può essere mangiata anche molto tempo dopo la raccolta, senza aver intaccato alcuna sua peculiarità biologica e nutrizionale. Conosciamone meglio qualcuna, come ad esempio l’arachide, la noce, la mandorla e la nocciola. Proprio questi frutti vengono anche definiti oleaginosi, nome che li contraddistingue per il fatto che i loro semi, se trattati meccanicamente, producono degli oli, molti dei quali commestibili.

Arachidi

Gli arachidi, o bagigi, sono dei legumi che troviamo molto spesso come accompagnamento negli aperitivi, proprio per una loro grande peculiarità: forniscono molta energia al nostro organismo, lo saziano senza appesantirlo, e migliorano la salute del cervello e della nostra circolazione sanguigna. E, caratteristica non da poco, rendono più elastica e lucente la nostra pelle grazie ad un alto contenuto di polifenoli. Possiamo trovare anche la pasta o burro di arachidi, ma in questo secondo caso vi raccomando di non esagerare con l’assunzione dato che è un cibo estremamente ipercalorico.

Noce

La noce è un frutto originario dell’Asia così famoso e noto che non ha bisogno di grandi presentazioni, ma oltre che come frutto lo si usa per la produzione di olio ed anche di vini e liquori, come il nocino ad esempio. È un frutto energetico, che riduce il livello di colesterolo, e fornisce vitamine B e sali minerali come calcio e magnesio. Ma oltre al frutto molto salutari sono anche le foglie per la preparazione di infusi, decotti e tisane: combattono l’obesità, favoriscono la diuresi e tonificano la fisicità del fegato.

Mandorla

La mandorla è un frutto tipico ed originario dell’Italia, in particolare della Sicilia. È ricca di proteine, di vitamine biologiche, ed è estremamente energetica. La utilizziamo per la produzione di latte di mandorla, di sciroppo e di liquori, e per la preparazione di dolci come gli amaretti. L’olio di mandorla è un naturale prodotto cosmetico con una particolare capacità emolliente che ringiovanisce la pelle.

Nocciola

La nocciola previene l’insorgenza di malattie cardiovascolari, abbassa il livello di grassi nel sangue, e soprattutto unisce con una linea immaginaria l’agricoltura italiana, essendo diffusa dal Piemonte alla Sicilia passando per Campania e Lazio. È ricco di proteine e vitamine, e il suo utilizzo è diffuso anche nell’industria dolciaria per la produzione di cioccolato, torroni e creme.

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I tipi di birra

Nonostante spesso si trovino notevoli differenze di gusto nell’ambito di uno stesso stile, una classificazione sommaria delle birre fornisce a chi le degusta uno schema sul quale orientarsi, in modo da avere un’idea del tipo di birra che si sta scegliendo, anche se non la si ha mai provata prima.

Si può fornire una classificazione generale degli stili di birra in base al metodo di fermentazione. E’ il produttore a decidere se la sua birra appartenga a questo o a quello stile che la classifica come tale, ma in ultima analisi, quello che importa è come il consumatore riconosce la birra.

Alta fermentazione

  • Ale: pale, mild, bitter, old ale, brown ale, barley wine, IPA)
  • Porter
  • Stout: dry, sweet, milk, oatmeal, imperial
  • Altbier, Kolsch
  • Speciale: trappista, d’abazia, rossa, bièr de garde, saison, oud bruin, delle fiandre
  • Birre di frumento: blanche, weiss, weizen

Bassa fermentazione

  • Lager: pilsner, dortmunder, malt, liquor
  • Vienna, Marzen/oktoberfest bier
  • Munchen, Dunkel, Bock, Dopplebock,Rauch bier (birra affumicata), Schwarz bier (birra nera)

Fermentazione spontanea

  • Lambic, Gueze, Faro, Kriek

Ale: questo termine è generico e si riferisce alle birre ad alta fermentazione prodotte secondo il metodo britannico. Il colore è solitamente ambrato e il gusto è genericamente dall’amaro al dolce, ma può essere anche acidulo. Le ale sono per la maggiorparte abbastanza corpose e fruttate.

Alt: Altbier è la birra che in Germania è sopravissuta al passaggio a bassa fermentazione, da cui la definizione “alt” (antica). Queste birre sono ad alta fermentazione e sono sottoposte ad una maturazione a freddo che dura da tre a otto settimane. Di solito sono abbastanza scure, color bronzo, sebbene ne esistano versioni più chiare. Si tratta di una birra dal gusto piuttosto morbido, un po’ amara, spesso con una nota tostata. Si beve fresca e si trova soprattutto nella regione di Dusseldorf in Germania.

Amber: questa è una definizione abbastanza moderna che indica le ale ambrate, fa riferimento principalmente al colore.

Barley Wine: questo termine di usa per la birra ad alta fermentazione molto forte. Il colore va dal biondo allo scuro. Si chiamano così solitamente anche le versioni più graduate delle ale britanniche.

Birra Bianca: la birra bianca è la birra di frumento. Ci sono delle versioni tedesche che paradossalmente, pur essendo delle birre di frumento scure, vengono chiamate “birra bianca scura” (Weissbier dunkel). I tedeschi usano differentemente il termine “birra bianca” (weissbier) dalla “birra di frumento” (weizenbier).

Birra di frumento: le birre di frumento si trovano soprattutto nella forma speziata che si produce in Belgio, ottenuta con frumento non convertito in malto e con l’aggiunta di spezie e scorza d’arancia. Questa birra ha un gusto leggermente acidulo e speziato e tende ad essere torbida. La variante tedesca viene prodotta con malto di frumento, senza ingredienti aggiuntivi. Ci sono delle versioni contenenti lievito, meno limpide e versioni filtrate (kristall). Le birre di frumento non sono necessariamente bionde. Si tratta di birre rinfrescanti e leggermente aspre.

Birra alla frutta: questa categoria riguarda una grande varietà di birre per la maggiorparte belghe, a cui viene aggiunta la frutta per aromatizzarle. La birra base può essere lambic, ma più spesso Gueuze, oppure una normale birra ad alta fermentazione. La frutta più usata sono ciliegie e lamponi, ma esistono moltissime varianti, alla mela, alla banana, al ribes nero, ecc… Le lambic ai lamponi si chiamano Framboise, e alle ciliegie si chiamano Kriek.

Bock: questo termine deriva da Enibeck, un villaggio tedesco. Le birre Bock, come le Dopplebock sono a bassa fermentazione, presentano una gradazione alcolica, leggermente più elevata e sono di solito caratterizzate dal gusto dolce di malto.

Dortmunder: questa si distingue da una Pilsner dal colore leggermente più scuro, da un minore aroma di luppolo e da un sapore più morbido e rotondo. A Dortmund, in Germania, viene generalmente indicata con il termine di “export”. In Olanda si usa l’abbreviazione “Dort”.

Duvel: questa birra belga è in genere bionda, di gradazione forte con un deciso gusto amaro di luppolo. Questa birra si beve sia fredda che a temperatura ambiente e deve il nome al contenuto alcolico molto aggressivo.

Faro: La faro è una Lambic (birra a fermentazione spontanea), a cui si aggiunge lo zucchero per addolcirne il gusto acidulo. La denominazione si riferisce anche alla Lambic miscelate con birre dolci ad alta fermentazione.

Gueze: Quando una Lambic invecchiata e una giovane vengono miscelate assieme e imbottigliate, la birra tagliata si trasforma ulteriormente e diventa una birra agrodolce, più frizzante della normale Lambic.

Kolsch: questa birra ad alta fermentazione e legata alla città tedesca di Colonia da cui deriva il suo nome. E’ una birra di colore paglierino, leggera e delicata ma molto frizzante. Ha una gradazione alcolica di circa 5% e si può preparare con una piccola quantità di frumento.

Lambic: questo è uno stile di birra molto particolare. Si tratta di una birra a fermentazione spontanea. Il lievito necessario per ottenere la lambic è presente in natura nella valle delle Senne, in Belgio, a sud di Bruxelles. La lambic, prodotta con un 30% di frumento, è una birra acidula che deve trascorrere un lungo periodo di maturazione in botti di rovere.

Munchner: questa è la variante bavarese della Lager, sia in versione chiara che in versione scura. In Germania la scura è conosciuta come Dunkel. Presenta un leggero gusto di malto con un sapore abbastanza neutro.

Oud Bruin (Bruna delle Fiandre): questa birra è una specialità belga ad alta fermentazione. Di colore bruno rossiccio, deve trascorrere un anno di maturazione o più e viene quindi tagliata con una birra più giovane. In virtù del lungo invecchiamento in botti di rovere, presenta un gusto leggermente agrodolce.

Pilsner: proviene originariamente dalla città cieca di Plzen. E’ una birra a bassa fermentazione, di colore biondo paglierino, con un leggero aroma amarognolo di luppolo e un tenue gusto di malto. E’ leggermente gradata e spesso è ottima per le sue proprietà rinfrescanti.

Rauchbier (birra affumicata): per questo tipo di birre, il malto è stato essicato su legno o torba fumanti. Possono essere a bassa o ad alta fermentazione. Sono sempre caratterizzate da un gusto affumicato. Questo stile di birra si trova principalmente nella zona di Bamberga, in Germania, ma ne vengono prodotte anche in Alaska, in Scozia o in Francia.

Scottish Ale: è eccezionalmente corposa e dal gusto rotondo, si solito abbastanza scura, dolce, con una nota di malto tostato.

Birre speciali: molte birre belghe locali non possono essere classificate tra gli stili esistenti. Rientrano tra le Ale belghe, ma presentano enormi differenze tra loro.

Stout: In inglese vuol dire robusto. Effettivamente questo tipo di birra possiede decisamente questa caratteristica. Hanno tutte un colore molto scuro, praticamente nero, e un gusto di malto abbrustolito che lascia note di caffè, o liquirizia. Esistono varianti amare, dolci, asciutte, ma devono tutte presentare una schiuma densa e compatta.

Trappista: solo 6 marchi al mondo sono autorizzati a denominare le loro birre Trappiste. Producono birre ad alta fermentazione simili alle ale belghe e al barley wine.

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Lo zenzero fai da te

Capita sempre più di frequente d’imbatterci in molteplici fragranze profumate, e alle volte velatamente pungenti, quando passiamo davanti ristoranti etnici orientali: ma da dove hanno origine queste nostre percezioni olfattive? Principalmente dalle spezie ed oggi ne conosceremo meglio una molto diffusa, ovvero lo zenzero.

È una pianta erbacea conosciuta fin dai primordi dell’umanità civile, originaria dell’Oriente, che possiede molte proprietà sia salutistiche che biologiche e nutrizionali, fatto per cui ad ora la troviamo anche in cibi e bevande che quotidianamente consumiamo. Ma dello zenzero che cosa si mangia? Non i fiori gialli, e nemmeno le foglie che circondano i fusti, ma degli ingrossamenti naturali delle radici, ovvero i rizomi.

I rizomi, simili a delle piccole patate bitorzolute, possono essere utilizzati in cucina sia tagliati a fette fresche sottili sia in forma di polvere essiccata, così da esaltare il sapore e l’aroma di piatti gustosamente caratteristici e particolari.

Ad esempio in Giappone lo si trova caramellato abbinato al tipico sashimi, in Indonesia è diffusissimo nella preparazione di zuppe, minestre e salse, ed è utilizzato persino nella preparazione di dolci di origine anglosassone, come il pan di zenzero, che sotto Natale adorna le vetrine di tutta Londra.

Come curiosità pensate che da noi viene utilizzato per la produzione del ginger, gustosa e dolce bevanda analcolica dal colore rosso vivo, perfetta per un aperitivo leggero.

Perché lo zenzero fa bene? Perché ci facilita la digestione, migliora la circolazione del sangue, combatte i dolori delle artriti, abbassa il colesterolo, e soprattutto previene le nausee, prevalentemente quelle originate dalle gravidanze e dal mal di mare.

Ma lo possiamo utilizzare anche come antibiotico biologico e naturale contro i malanni autunnali: ad esempio contro il raffreddore consiglio il tè di zenzero, mentre contro la tosse qualche foglia di basilico associata ad un pezzo di rizoma ne contrasta gli effetti.

È possibile coltivare lo zenzero in Italia? Certo che sì, ed anzi ognuno di noi lo può fare dentro casa. È una pianta che ama il caldo quindi si può benissimo tenere all’interno. Partiamo da un semplice vaso di plastica, prima di mettere il terriccio è preferibile creare un fondo di argilla, e ricoprire le pareti interne del contenitore con del tessuto per trattenere l’umidità, dopo di che terriccio e un pezzo di rizoma ben interrato. In seguito, lasciate fare alla natura, ricordandovi solo di innaffiare una volta al giorno, meglio la sera; la piantina crescerà in 5-6 mesi, e vedrete che bei rizomi si formeranno sotto terra. E dopo si ricomincia, il tutto a partire da un pezzo di rizoma ripiantato.

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Trucchi naturali per accelerare il metabolismo

Se per perdere peso non esistono delle vere e proprie scorciatoie, esistono invece alcuni trucchi da seguire per accelerare il metabolismo. Come si fa? Prima di tutto, è fondamentale fare attività fisica in maniera regolare e dormire un numero sufficiente di ore ogni notte (almeno 7-8). Inoltre, alcuni cibi ci possono venire in aiuto per dare una spintarella al nostro metabolismo, in modo da rendere il nostro organismo più attivo e il nostro corpo più vitale, energico e consumare così più calorie. Questi 10 cibi, se introdotti in un regime alimentare equilibrato e accompagnato da una discreta attività fisica, daranno un ulteriore impulso al vostro metabolismo, aiutandovi a perdere peso.

Peperoncini piccanti

Mangiare qualsiasi tipo di peperoncini piccanti accelera il metabolismo e la circolazione sanguigna, ma non solo: diminuisce sensibilmente il senso di fame! Questo è dovuto al loro contenuto di capsaicina, un componente che stimola i nostri recettori sensoriali, aumentando la circolazione e il metabolismo circa del 25% in più rispetto al normale e il suo effetto dura fino a 3 ore dopo il consumo.

Cereali integrali

I cereali integrali sono ricchi di proprietà nutritive e carboidrati complessi utilissimi per accelerare il metabolismo e stabilizzare il nostro livello di insulina. L’avena, il riso integrale e la quinoa, ad esempio, sono carboidrati che si digeriscono più facilmente e il loro valore energetico dura più a lungo e viene consumato in maniera costante, a differenza dei picchi provocati da altri cibi contenenti zuccheri che dopo poco fanno riapparire il senso di fame.

Broccoli

I broccoli contengono molto calcio e una straordinaria dose di vitamine C, K e A. Quando mangiamo i broccoli, consumiamo anche moltissime fibre e diversi tipi di antiossidanti che aiutano il funzionamento e il mantenimento del nostro corpo. Questo ortaggio ha anche un effetto detox, il che lo rende fondamentale nella nostra dieta.

Zuppe

Degli studi hanno dimostrato che consumare regolarmente pietanze liquide assieme ad alimenti solidi, diminuisce il senso di fame e l’assorbimento di eccessive quantità di cibo, accelerando il metabolismo e bruciando grassi più facilmente.

Tè verde

É risaputo che il tè verde apporti diversi benefici alla nostra salute: non solo è ricco di antiossidanti che combattono i radicali liberi ma il suo estratto permette di accelerare il metabolismo in maniera significativa.

Mele e pere

Secondo alcuni studi scientifici condotti presso l’Università di Rio de Janeiro, questi frutti accelerano il metabolismo e velocizzano la perdita di peso. Le donne che consumavano tre mele o pere al giorno perdevano più peso delle donne che non le mangiavano.

Spezie

Cannella, pepe, cumino, peperoncino, curcuma… sono ottimi amici per per mantenere il nostro metabolismo attivo! In particolare, sono più potenti quelli dal sapore più pungente come il pepe nero, i semi di senape, la cipolla o l’aglio in polvere e lo zenzero.

Agrumi

Tutti gli agrumi, dai limoni ai pompelmi, dalle clementine alle arance, hanno un effetto bruciagrassi e contribuiscono a accelerare il metabolismo. Questo grazie al grande apporto di vitamina C, la quale aiuta a tenere a bada i picchi di insulina.

Cibi ricchi di calcio

Secondo uno studio dell’Università del Tennessee, chi consuma una dose giornaliera di 1,200/1,300 milligrammi di calcio perde circa il doppio del peso rispetto a chi non ne assume. Quindi introducendo molti cibi ricchi di calcio nella nostra dieta aiuteremo sicuramente il nostro metabolismo a risvegliarsi!

Bere molta acqua

Bere molta acqua è un ottimo metodo per bruciare grassi, diminuire il senso di fame in maniera naturale e ha un effetto disintossicante sul nostro corpo.

Altri consigli utili per accelerare il metabolismo

  • evitare le bibite gassate, gli energy drink e altri cibi elaborati ricchi di zuccheri raffinati;
  • dormire un numero di ore sufficiente a riposarvi (7-8 ore circa);
  • fare regolare attività fisica, preferibilmente cardio;
  • fare yoga, per almeno 20 minuti, una volta al giorno;
  • ridurre il più possibile le fonti di stress.

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