Samantha Lee: la mamma che mette le favole nel piatto!

“Non si gioca con il cibo” è un ammonimento che non trova spazio in casa di Samantha Lee, una mamma malese che, alla ricerca di un modo per incoraggiare la figlia di due anni a diventare più indipendente e mangiare da sola visto l’imminente arrivo di una sorellina, si è inventata un’attività che in breve tempo l’ha resa nota in tutto il mondo e una star su instagram dove le foto delle sue creazioni culinarie che riproducono personaggi di tutti i tipi sono seguitissime.

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L’ispirazione le è arrivata dalla passione per il bento, la tradizione giapponese di portare a scuola o al lavoro un pranzo preconfezionato studiato a regola d’arte, in cui cibi e colori sono combinati e disposti in maniera precisa e armonica tra di loro per creare un pacchetto completo a livello nutritivo, sano e soprattutto bello da guardare.

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Alla base dei piatti ci sono riso, pesce o carne, verdure e prodotti di stagione; frutta, cioccolato e cereali per le merende a cui si aggiungono le decorazioni, una generosa dose di fantasia e un po’ di manualità: Hello Kitty è stata la prima a essere divorata dalla figlia di Samantha e molti altri l’hanno seguita. Le bambine adorano le figure e le storie che si ritrovano nel piatto e spazzolano via Cappuccetto Rosso, animali, personaggi Disney e cantanti senza problemi, tanto che adesso litigano per decidere quale personaggio mangeranno per il prossimo pasto.

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Oltre alla creatività e alla pazienza c’è ovviamente una certa attenzione verso l’uso di cibi sani, la stessa Samantha ha rivelato di non avere mai frequentato corsi di cucina, ma vuole che i suoi piatti non siano solo belli e divertenti ma anche buoni e salutari come dimostra il loro aspetto.

A tavola bambini: Shrek e Fiona aspettano impazienti di essere divorati!

Trovate ancora foto e tante idee sul sito di Samantha Lee

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Lo spreco di cibo: perché sprechiamo così tanto?

Nella vita quotidiana di ognuno di noi persiste da troppo tempo una cattiva abitudine ovvero lo spreco di cibo. Ciò non è riferibile unicamente alla nostra condotta, anche se con un piccolo sforzo potremmo fare di più, ma da uno stile di vita che dalle pubblicità ai media ci viene indotto sempre più frequentemente. Partiamo da qualche semplice ma esaustivo dato.

Lo spreco di cibo domestico in Italia ammonta all’anno a circa 9 miliardi di €, tantissimi soldi, anzi, decisamente troppi soldi. E pensate che nel mondo si butta 1/3 del cibo destinato al consumo umano, molto del quale ancora commestibile.

L’italiano medio butta all’anno 108kg di cibo ancora sano e nutriente, ma siamo nella media dato che inglesi ed americani sono a 110kg, i francesi a 99kg e gli svedesi a 72kg. Per dare un significato a questi numeri l’estensione di terra per produrre questi quantitativi è pari a quella dell’intero Canada, miliardi di ettari.

A livello ambientale i danni sono addirittura maggiori dato che per far crescere, trasformare e commercializzare questi prodotti si genera inquinamento, e si consumano energia ed acqua. Persino per la produzione di un pomodoro occorrono ben 13 litri d’acqua. Che possiamo fare?

Tanto, e con poco, risparmiando pure qualche soldino. È importante che le istituzioni si occupino del problema con il programma Horizon 2020, ma non basta, dobbiamo tutti dare il nostro contributo. Non siamo i padroni della terra, ma suoi ospiti e il nostro dovere è lasciare un pianeta migliore per le generazioni che verranno.

Provo a dare qualche consiglio, utile nella vita di tutti i giorni:

  • prima di fare la spesa, controlliamo cosa ci serve davvero e le relative quantità.
  • nel frigo di casa perché non mettiamo davanti i cibi a breve scadenza?
  • perché non utilizziamo gli avanzi per creare qualche piatto originale e gustoso?
  • scegliamo cibi freschi e di stagione comprati direttamente dal produttore.
  • nelle etichette quando compare la dicitura “da consumarsi preferibilmente” significa che gli alimenti sono ancora idonei al consumo ancora per parecchi giorni.
  • dimenticavo: se si è al ristorante e non si riesce a finire il piatto non facciamoci inutili problemi ma chiediamo di portare a casa gli avanzi in un pacchetto. È cibo che abbiamo pagato, che senso ha buttare via soldi?
  • se abbiamo preparato troppo cibo e non possiamo conservarlo, quale migliore occasione per offrirne un po’ ai nostri vicini o agli amici che ci abitano vicino? Il cibo è anche socializzazione.

Cambiare il mondo non è impossibile, è necessario che ognuno di noi nel suo piccolo faccia un piccolo gesto, anche il mare, per fare un esempio, è enorme ma è fatto di minuscole goccioline tutte unite.

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Il tè Kombucha: il lato fascinoso dei batteri!

Al gusto risulta una bevanda piacevole e rinfrescante, che ricorda vagamente il siero di mele: di antica provenienza orientale, il tè Kombucha ha la fama di possedere innumerevoli proprietà
benefiche per l’organismo umano.

Le origini

I primi consumi del tè Kombucha risalgono al 250 A.C. in Cina, ma la fama di elisir di lunga vita arrivò qualche tempo dopo, nel 141 A.C. In quell’anno l’imperatore giapponese Inkio guarì dalle sofferenze digestive grazie al medico coreano Kombu, che utilizzò proprio il prezioso Kombucha. Alla fine del Novecento, la curiosità verso il mondo orientale permise la diffusione della bevanda in Russia, per poi proseguire verso l’Europa.

Conosciamolo meglio

Il Kombucha prende vita dalla simbiosi tra lieviti e batteri. Tramite il processo di fermentazione, il lievito trasforma una parte dello zucchero in alcool e anidride carbonica, mentre i microrganismi convertono la restante parte in cellulosa; grazie a quest’ultima si crea un disco (chiamato
comunemente “Fungo del Kombucha”) resistente e gelatinoso. Il fungo vive in una soluzione di tè zuccherato destinata a trasformarsi nella bevanda Kombucha. Se adeguatamente coltivato questo disco si moltiplica costantemente, restando utilizzabile.

Le proprietà

Gli studi più menzionati circa le virtù del Kombucha sono stati condotti in Russia dall’Università di Omsk e in Germania dal Dottor Sklenar, il quale usò il Kombucha per curare diabete, problemi digestivi, reumatismi, e gotta.
I ricercatori hanno relazionato al bere Kombucha benefici riguardo a pelle, vista, artriti e disturbi del sonno; viene inoltre scoraggiata la formazione del cancro, di malattie cardiovascolari, articolari e del fegato, aiutando altresì a perdere peso in eccesso.
Nel mondo accademico svariati esperti, tra cui la dottoressa Williams della British Nutrition Foundation, affermano che non ci sono evidenze scientifiche a conferma delle utilità del tè Kombucha; in aggiunta avvertono che, se riposto in un contenitore di ceramica, può generare sostanze tossiche. In mancanza di tesi assodate, risulta d’obbligo porre molta cautela nell’assunzione, ricordando che effetti benefici per taluni, possono essere molto dannosi per altri. L’invito è pertanto quello di rivolgersi preventivamente al proprio medico.

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Il corbezzolo: proprietà, virtù e utilizzi

Il corbezzolo, o arbutus unedo, è una pianta tipicamente mediterranea, i cui frutti arancioni e rossi cominciano a farsi capolino tra le foglie tra novembre e gennaio. Questo è il momento giusto per coglierli e scoprire le numerose virtù e usi di questo simpatico frutto tondo.

Il nome latino del corbezzolo ci racconta un po’ di questo frutto: il termine arbutus proviene dal celtico ar che significa “astringente/acerbo”, mentre unedo è l’unione di due parole latine unum e edo che insieme vogliono dire “ne mangio uno soltanto” facendo riferimento al potere astringente del corbezzolo che, se consumato avidamente, può portare a stitichezza e nausea.

Infatti, il corbezzolo ha proprietà antinfiammatorie, astringenti, antisettiche, depurative e diuretiche.

Del corbezzolo si usano principalmente le foglie, quelle dei rami terminali più giovani e che raccolte d’estate presentano il massimo delle proprietà balsamiche. I frutti, invece, si raccolgono quando hanno raggiunto la maturazione, quindi tra novembre e gennaio come le radici. Le proprietà del corbezzolo si trovano soprattutto nelle foglie che, una volta raccolte, vanno essicate in ambienti bui e caldi e conservate in sacchetti di carta o di stoffa in luoghi bui ed asciutti.

Con le foglie di corbezzolo possiamo…

Con le foglie di corbezzolo possiamo preparare un ottimo infuso curativo per le affezioni delle vie urinarie, dei reni, nei casi di febbre e diarrea. Si può anche preparare un decotto di foglie e usarlo non solo come astringente, ma anche come tonico sulla pelle per donarle un aspetto fresco e vitale.

Con la radice possiamo…

Con la radice possiamo preparare un decotto che può essere usato per prevenire e curare i sintomi dell’artesclerosi.

Con i frutti possiamo…

Con i frutti possiamo…davvero sbizzarrirci! Gli utilizzi in cucina sono moltissimi e se ne possono sperimentare sempre di nuovi. Alcune preparazioni tradizionali vengono da una regione italiana dove la pianta di corbezzolo è assai diffusa, la Sardegna. Nell’isola sarda, con il corbezzolo si preparano distillati, marmellate e sciroppi per non parlare del gustosissimo, profumato e leggermente amarotico miele, che viene abbinato ai dolci o ai formaggi sardi per esaltarne il sapore.

Noi li consigliamo anche freschi e ben maturi, da incorporare in qualche insalata autunnale o in una ricca macedonia.

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Idee per decorare la tavola di Natale

Se cercate delle idee per decorare la tavola di Natale, eccovi alcune proposte interessanti che abbiamo trovato per voi! Dalle più classiche, alle più moderne, queste meravigliose tavolate addobbate possono diventare uno spunto creativo per decorare con fantasia e creatività i momenti più belli del Natale, il pranzo e il cenone!
A volte basta un tessuto, delle candele colorate o un centrotavola per far diventare la vostra tavolata la protagonista della casa tanto da esaltare anche la presentazione e la bontà dei vostri piatti.
Ecco qualche idea interessante alla quale ispirarsi!

Il classico calore del rosso in chiave moderna

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Pere, mele e oro per una tavola di lusso

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Un cenone speciale nei toni del blu e marrone

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Il bianco che non passa mai di moda

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Quando il Natale si dipinge di rosa

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Natale sinonimo di semplicità

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Il topinambur, una pianta da non sottovalutare!

Il nome assegnato a questa pianta non è proprio il più indicato per stimolarci a conoscere e mangiare il suo tubero, ma leggendo questo breve articolo sul topinambur capiremo perché sia così importante per la nostra salute, e soprattutto come sia davvero intuitivo e semplice coltivarlo in terrazza o sotto casa.

È una coltura decisamente rustica, molto somigliante al girasole, difatti provengono dalla stessa linea genetica, solo che mentre uno fiorisce in estate il secondo esprime tutta la sua bellezza ed il massimo fulgore nei mesi autunnali, specialmente sui terreni incolti vicino a corsi d’acqua, canali e fiumi.

Il topinambur è originario del Canada e degli Stati Uniti, in seguito ha attecchito un po’ ovunque a livello mondiale e in particolare in Europa in Paesi come Italia, Francia, Austria e Romania. E pensate che nelle aree in cui ha fatto capolino è riuscito a conquistare un soprannome caratteristico come ad esempio rapa tedesca in Germania oppure carciofo di Gerusalemme in Medio Oriente.

La pianta

La sua particolarità rispetto al più famoso parente girasole è la capacità di sopravvivere alle condizioni più avverse e nei luoghi più inospitali, anche a notevole altitudine per una pianta. Arriva tranquillamente ai 3 metri d’altezza, e produce dei vistosi fiori di colore giallo che ruotano verso la direzione del sole cercando sempre di accaparrarsi quanta più luce e calore possibili.

Del topinambur mangiamo il tubero, molto simile a quello della patata, che rappresenta la forma entro il quale la piantina si conserva sottoterra nel gelido inverno, da cui nella stagione successiva produrrà nuovamente radici, fusto, foglie e fiori. Proprio da questa sua modalità di conservazione nasce l’appellativo di patata topinambur.

Il tubero possiamo gustarlo sia crudo, con un semplice condimento a base di sale e pepe, oppure cotto, perfetto da abbinare alla piemontese fonduta.

Le virtù del topinambur

Trasmette innumerevoli benefici al nostro organismo in virtù della sua ricchezza in fibra e sali minerali in particolare calcio, fosforo e ferro quale integratore naturale per le persone anemiche. Facilita la digestione, la motilità dello stomaco e dell’intestino, riduce la persistenza del colesterolo ed abbassa l’eccessiva concentrazione di zucchero nel sangue nelle persone che soffrono di diabete.

Il topinambur in orto o in terrazzo

Per coltivarlo è semplicissimo, basta un tubero piantato nel terreno o in un vaso, innaffiarlo regolarmente, e a breve avremo la nascita delle radici e successivamente del primo fusticino. Non servono né concimazioni né eccessive premure, il topinambur è autonomo in tutto e per tutto. L’unica accortezza è di preferire una zona della casa o dell’orticello ben illuminata dal sole.

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Tisana dopo pasto

Questa tisana dopo pasto, grazie alla sua azione digestiva, è un eccellente rimedio dopo un pasto abbondante o un’abbuffata, per aiutare il nostro stomaco a elaborare il cibo in modo da non farci sentire stanchi e appesantiti.

Per realizzarla abbiamo scelto di utilizzare piante esiccate che potete tranquillamente reperire in erboisteria o, se ne avete l’occasione, alcune di queste si trovano anche in natura e potete raccoglierle mentre siete in passeggiata.

In questa tisana si trovano combinati i profumi e le proprietà digestive di anice, finocchio, liquirizia, sambuco e camomilla. Ognuna di queste erbe, con le sue proprietà benefiche, migliora il funzionamento dell’apparato digestivo e contribuisce al benessere di tutto l’organismo.

Se volete provare a preparare questa tisana dopo pasto, vi invitiamo a procurarvi l’occorrente non solo in erboristeria ma anche mentre passeggiate in campagna, vedrete che sia il sambuco sia la camomilla non sono così difficili da trovare! Se fate acquisti in negozio vi consigliamo di comprare non più di quel che consumerete, poiché come tutti gli alimenti anche le erbe hanno una scadenza e si deteriorano.

Per realizzare la tisana dopo pasto bisogna procurarsi:

  • 40 gr di sambuco
  • 40 gr di camomilla
  • 2 fiori di anice macinato
  • 25 gr di finocchio
  • 20 gr di liquirizia

(Dosi per 6-7 tisane)

Mettete nell’infusore due cucchiaini da caffè per tazza una volta aggiunta l’acqua bollente attendere 5-6 minuti.

Dolcificare a piacere con miele, sciroppo d’agave o zucchero di canna grezzo.

Per un migliore effetto consumatene una o due tazze dopo pasto ed evitate di affaticare il vostro stomaco con pasti pesanti e abbondanti.

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Erbe spontanee commestibili: come sceglierle e usarle

Le erbe spontanee commestibili che crescono in natura sono delle preziose risorse che dovremmo imparare a conoscere non solo per il loro sapore e impiego in cucina, ma anche per le loro ottime proprietà utilissime alla nostra salute.

Perché raccogliere le erbe spontanee? Dovete sapere che a differenza della frutta e della verdura che trovate in commercio, le erbe spontanee come il tarassaco, l’ortica e la piantaggine (solo per citarne alcune) sono piante estremamente vitali che nascono in natura dove le condizioni lo permettono, senza l’intervento dell’uomo.

Come raccogliere le erbe spontanee

Le erbe spontanee sono presenti un po’ ovunque anche nelle aiuole o nel vostro giardino. Molte specie che a volte tagliamo o estirpiamo, sono specie edibili e ricche di sostanze nutritive. Consigliamo di andare a raccoglierle in luoghi distanti da fonti di smog o inquinamento e di prendere solo il necessario, lasciando degli altri esemplari in modo che si riproducano. Infine, raccogliete solo le erbe selvatiche che sapete riconoscere, non portate via niente di cui non siate sicuri al cento per cento.

Ecco alcune erbe spontanee facilmente riconoscibili:

Il tarassaco

Il tarassaco è una pianta molto comune, quasi infestante, che possiamo trovare nei prati, lungo gli argini e ha foglie lanceolate disposte in una rosetta basale. La fioritura avviene da marzo a novembre e i suoi fiori sono ben visibili, di color giallo vivo, che dopo la fioritura diventano i soffioni. Il tarassaco è ricco in vitamine A, B, C. Usato anche anticamente come rimedio diuretico, depurativo e lassativo. Viene consigliato anche a chi soffre di diabete perché abbassa il livello di glicemia nel sangue. Preparato come una qualsiasi verdura cotta, è molto apprezzato per il suo gusto piacevolmente amarognolo.

L’ortica

L’ortica è una pianta facilmente riconoscibile, nota per le sue foglie urticanti. La pianticella può raggiungere un metro e mezzo di altezza, ha foglie ovali e seghettate, fiorisce dall’estate all’autunno, producendo fiori piccoli e verdognoli. Si trova senza difficoltà lungo i fossi, in campagna e nelle radure boscose. Dell’ortica si raccolgono principalmente le foglioline più giovani delle piante (proteggendosi con dei guanti). L’ortica possiede moltissime proprietà: è ricca di clorofilla, vitamina C, sali minerali, ferro, silicio, calcio, potassio e manganese. Si può utilizzare per preparare ravioli o risotti, o, una volta essiccata, per preparare infusi depurativi e disintossicanti.

La malva

La malva si trova lungo i muriccioli, case abbandonate o lungo le strade di campagna. Si riconosce dal suo lungo fusto, le foglie picciolate e i fiorellini rosa lilla. La malva ha proprietà antinfiammatoria, calmante, emolliente e lassativa. Della malva si raccolgono sia i fiori (giugno e luglio) sia le foglie senza gambetto (da primavera fino ad autunno), ottimi in insalate o frittate.

La piantaggine

Anche la piantaggine si trova frequentemente nelle nostre campagne e nei prati, cresce in terreni aridi fino a 1800 di quota. Ce ne sono di diversi tipi: a foglia largha (maggiore), media o lanceolata. Le foglie di piantaggine si prestano a moltissimi utilizzi curativi: impacchi per curare la congiuntivite, infusi contro la diarrea, le foglie pestate curano piccole ferite, vesciche o punture d’insetto, lo sciroppo è ottimo per calmare la tosse.

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I semi di canapa: un supercibo per la nostra salute

Come ho scritto nel titolo è proprio così; la canapa, oltre ad essere nutriente ed estremamente ricca di vitamine e sali minerali, è davvero buona e gustosa, con un sapore molto simile alla nocciola. E pensate che la canapa ha accompagnato la storia nel corso non solo dei secoli, ma addirittura dei millenni.

Cenni storici

Le prime testimonianze storiche provengono dalla Cina del 4500 Avanti Cristo per poi espandersi nel territorio egiziano nel 2000 A.C. conoscendo un periodo di notevole splendore. Ma ancora non sapevano la valenza nutritiva della canapa e la utilizzavano solo come pregiata fibra tessile al pari di lino e cotone.

La canapa è stata coltivata davvero in modo esteso in Italia fino agli anni Quaranta, in circa 100.000 ettari, poi la creazione delle fibre sintetiche ne ha ridotto l’estensione della metà negli anni Settanta, per poi arrivare solamente a poche centinaia di campi. Ma ora la riscoperta della coltura con un’ottima finalità alimentare naturale e benefica ne ha fatto ripartire la coltivazione, prevalentemente in Piemonte.

La pianta e le sue proprietà

È una pianta alta e poco ramificata, si semina in Aprile, germina dopo una settimana e in due mesi nascono dei bellissimi fiori riuniti in appariscenti composizioni, e possiamo raccogliere gli steli per la fibra e i semi per l’alimentazione già in Settembre.

Le peculiarità che si adattano meglio al suo status sono nutriente e resistente; i semi sono di un particolare colore bruno marezzato, e sono enormemente ricchi di proteina, ben un 25%, costituito in prevalenza da amminoacidi essenziali, che, come dice il nome stesso, sono essenziali per la nostra vita. La sensazione di sazietà che abbiamo dal mangiarli è fornita dalla ricchezza di acidi grassi, ma badate quelli polinsaturi che ci fanno tanto bene, garantendo ai nostri muscoli, ai nostri nervi ed alle nostre ghiandole endocrine salute e benessere.

Contrasta il colesterolo ed i disturbi dell’apparato respiratorio quali asme e sinusiti, rinforza la nostre difese immunitarie contro i mali di stagione come l’onnipresente raffreddore, e garantisce maggior forza alle nostre ossa e denti grazie alla ricchezza in calcio e potassio.

I prodotti alimentari della canapa

E in cucina come li possiamo adoperare? I semi crudi sono deliziosi come ingrediente prelibato di macedonie ed insalate, e come interessante e valida variante in colazioni aggiungendoli a muesli e frullati. In vendita si trova anche la farina di semi di canapa, da cui partire per la creazione di buonissimi e saporiti pani e grissini.
Da assaggiare l’olio di semi come condimento alimentare, ma lo si può benissimo provare anche come cosmetico per una naturale nutrizione emolliente della pelle.

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Tutti al mercato: i nostri consigli per fare acquisti!

La spesa al mercato è salutare, permette di socializzare e molto spesso di stare all’aria aperta. Frequentate abitualmente il mercato o siete alle prime armi? In ogni caso qui trovate i nostri consigli per fare acquisti intelligenti e ricavare il massimo!

Programma! Pronti, partenza, via!

Soldi, borse per la spesa, borsa frigo. Preparare tutto e arrivare per tempo è l’ideale per trovare una maggiore varietà e freschezza di prodotti, all’apertura ci sarà poca gente e quindi più possibilità di parlare con i venditori. Se invece cercate il risparmio, arrivate per ultimi, quando si avvicina l’orario di chiusura. Potrete trovare sconti importanti: c’è bisogno di liberarsi della merce soprattutto per quanto riguarda gli alimenti deperibili.

Il mondo è bello perchè è vario

Girovagate fra i prodotti, prestate attenzione e…dimenticate la solita lista della spesa! Provate a comprare qualcosa di diverso dal solito che magari vi stupirà, l’offerta è sempre molto ampia, nuovi frutti e verdure potrebbero riservarvi delle belle sorprese e potrete provare nuove e gustose ricette.

Parla con me

Il mercato è un posto colorato, caotico, allegro: approfittane! Comunica, chiacchiera, scambia idee, consigli e opinioni con chi sta dietro il banco e chi sta facendo acquisti proprio come te.

Occhio al portafogli

Anche al mercato ci si può ritrovare col portafoglio vuoto in un attimo: informati sui prezzi prima di acquistare, ma senza esagerare, se qualcosa ti fa veramente impazzire concediti di spendere qualcosa in più per un piccolo piacere da regalarsi ogni tanto.

Assaggia

Al mercato le cose funzionano un po’ diversamente dal solito, la maggior parte dei venditori ti incoraggerà a fermarti, annusare e assaggiare prima dell’acquisto. Approfittane: puoi verificare l’effettiva qualità della merce e approfittare per concederti uno spuntino salutare!

Gita in famiglia

Porta con te i bambini, può trasformarsi in una gita educativa e divertente. Sentirsi coinvolti li invoglierà ad assaggiare i prodotti che loro stessi hanno scelto. Vedere da dove provengono e incontrare chi produce le cose che trovano a tavola ogni giorno è una lezione semplice ma fondamentale.

Biologico ma non troppo

Non intestardirti sui prodotti biologici, in molti casi per i piccoli produttori la certificazione è difficile da ottenere nonostante non facciano uso di prodotti chimici e pesticidi perché la procedura è lunga e costosa. La maggior parte dei contadini ha una clientela fidata che conosce i loro prodotti, quindi non ritengono necessario ottenere la certificazione. Avete ancora dubbi? Chiedete!

Chi la dura, la vince!

Comprate frutta e verdure che vi permettano di fare salse, sughi, marmellate o semplicemente che si possano congelare. Vi permetterà di prolungarne la durata e di avere una maggiore varietà di prodotti da consumare tutto l’anno!

Cosa state aspettando? Domani mattina tutti al mercato!

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