La stevia: la risposta dolce di Madre Terra

Partiamo da un presupposto lapalissiano: la terra abbonda in ogni sua manifestazione ed è capace di soddisfare il fabbisogno umano ed animale, con grande varietà e completezza. A questa abbondanza partecipa anche la stevia, che con il suo potere dolcificante è tra i migliori sostituti di un qualsiasi edulcorante raffinato e artificiale.

La stevia trova le sue origini nell’America Latina, per la precisione in Paraguay. Sembra che i primi ad utilizzarla siano stati gli indigeni Guaranì, che scoprendola tanto dolce, l’abbinavano alla preparazione dell’infuso “mate” che risultava molto amaro.

Della stevia esistono circa 150 specie, ma quella con maggiori proprietà dolcificanti e di conseguenza più diffusa, è la specie rebaudiana.

Le proprietà dolcificanti della pianta sono racchiuse nelle foglie, che possono essere utilizzate sia fresche che in polvere. In commercio possiamo anche trovarla come concentrato liquido o come estratto disidratato. Qualsiasi forma decidiate di utilizzare, resta invariabilmente il dolcificante con zero calorie.

L’utilizzo della stevia è raccomandabile anche per la preparazione di prodotti da forno, perché le sue proprietà edulcoranti restano inalterate fino a 200°C e non sono soggette a processi di fermentazione.

Per quanto la stevia abbia un potere dolcificante ben più elevato rispetto ad un qualsiasi edulcorante artificiale, il livello del glucosio nel sangue rimane immutato. Utilizzata in bevande o alimenti, ne basta una minima quantità, per donarvi una grande dolcezza.

E dato che di abbondanza stiamo parlando, per quanto la stevia sia facilmente reperibile nei negozi di prodotti biologici, nulla vieta di coltivarla nel vostro giardino o in vaso, sul terrazzo di casa vostra.

La stevia nel vostro giardino non richiede attenzioni particolari, fermo restando che è necessario ricrearle il più possibile l’ambiente dal quale deriva. Quindi è necessario un terreno tendenzialmente sabbioso e possibilmente umido. Infatti la stevia adora il clima umido, facilmente reperibile vicino a fonti di acqua.

La sua temperatura ottimale si aggira intorno ai 23°C, ma ha una buona resistenza anche con temperature prossime allo zero. Per quanto possibile si consiglia di metterla a riparo durante le gelate.

Data la raccomandazione di un clima umido e una temperatura mite, il mese migliore per un trapianto di questa fantastica piantina, nel nostro bel paese, è il mese di aprile, ideale grazie alle sue frequenti piogge e al primo accenno di primavera. Con queste accortezze, la nostra fonte di dolcezza, dovrebbe radicarsi senza alcuna difficoltà.

Se invece non possedessimo un giardino, ma un balcone ricolmo di vasi, potremmo aggiungerne uno anche per le nostra stevia. Anche in questo caso, si raccomanda l’utilizzo di un terreno sabbioso, per assicurarci delle foglie grandi e dolci. Nel caso di un terreno poco indicato, come quello argilloso, si corre il rischio di ottenere foglie piccole e dal basso contenuto edulcorante.

Importantissimo, sia in giardino che in vaso, è non far mancare mai acqua alla pianta. E’ essenziale che venga annaffiata ogni giorno, ponendo attenzione affinché l’acqua non venga trattenuta dal terreno, creando dei piccoli ristagni.

La stevia ha una crescita molto veloce e questo richiede il supporto di concimi. In questo caso si raccomanda di prediligere compost naturali, possibilmente fatti in casa.

Per poter deliziare le vostre papille gustative con questo concentrato di dolcezza, attendete che la vostra piantina raggiunga i 15 centimetri di altezza, cosa che farà nell’arco di 10/15 giorni, e poi potete procedere con la prima potatura. A quel punto potrete decidere se utilizzare le foglie fresche o lasciarle essiccare.

La Terra, come tutte le madri, dona ai propri figli tutto l’occorrente affinché possano avere una Vita serena e armoniosa. In questo piccolo corredo c’è anche la dolcezza e la Terra l’ha donata attraverso la stevia.

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Seitan: una miniera di proteine

Per chi crede che le proteine siano ad esclusivo appannaggio della carne animale, ecco la risposta di totale origine vegetale, che smentisce in maniera categorica, un falso primato. Il seitan, la bistecca fatta di solo grano.

La parola seitan, coniata da George Oshawa scrittore giapponese che divulgò diverse teorie orientali in occidente, in giapponese significa appunto proteina.

E il seitan è una vera miniera di proteine in quanto prodotto esclusivamente dal glutine del grano. Il glutine è un concentrato di proteine, le stesse che troviamo nella carne animale. D’altronde, che tipo di alimentazione viene somministrata a quei poveri animali che finiranno nel piatto di molti carnivori? E’ un’alimentazione ricca di cereali e di conseguenza glutine e di conseguenza proteine.

Il seitan non è altro che un ponte tra la spiga e il nostro piatto, lasciando che sotto di esso pascoli liberamente il nostro amato animale.

Per chi si accosta per la prima volta alla cucina vegana o vegetariana, il seitan è come quel maggiordomo che ci accoglie in casa di estranei, cercando di metterci subito a nostro agio. Infatti la consistenza del seitan è paragonabile alla consistenza di un boccone di carne animale. Per allietare senza traumi il passaggio da una dieta carnivora ad una dieta vegana, il seitan è l’alimento che più si addice ad essere cucinato come le tradizionali ricette a base di carne animale.

La sua caratteristica consistenza e malleabilità, consentono di confezionare il seitan sotto forma di filetto, ragù, arrosto. Sarà sufficiente preparare le pietanze in maniera tradizionale e anziché introdurre qualcosa di qualcuno che prima camminava e brucava l’erba, sostituirlo con il seitan.

Il suo gusto è molto gradevole ed assimila facilmente i profumi e i sapori di spezie o altri condimenti cucinati con esso. E’ un alimento povero di grassi, con l’ 1,5% ed altamente nutriente, con circa 120 calorie per 100 grammi di prodotto. Questo lo rende, dal punto di vista nutrizionale, molto simile alla carne, ma senza grassi saturi e il colesterolo, inevitabile nella carne animale.

L’unica attenzione va posta per chi soffre di celiachie o intolleranza, perché essendo un prodotto interamente prodotto dal glutine, non è raccomandato.

Il seitan lo si può produrre anche in casa. La produzione e lavorazione non è complessa, ma richiede un po’ di pazienza e accuratezza. Fondamentalmente la preparazione del seitan casalingo consiste in tre momenti: l’impasto, che consiste nell’amalgamare l’acqua e la farina; il successivo lavaggio, per eliminare l’amido, dall’impasto che ha riposato; e infine la cottura, meglio se in brodo, per compattare ed insaporire l’impasto originario.

Anche il seitan, cos’ì come altri prodotti che vantano l’onore di sostituire la carne animale, è un prodotto raccomandato, non solo per la nostra salute, ma anche per la nostra coscienza. Quando mangiamo della carne animale, non stiamo solo digerendo un alimento, stiamo digerendo e assimilando la Vita in un’altra forma.

Sostituire il seitan alla carne animale, è un gesto di evoluzione personale e sociale, perché l’evoluzione della coscienza, passa anche attraverso ciò che mangiamo.

La prossima volta che deciderai di fare la tua grigliata domenicale, concediti il piacere di un alternativa nel carrello della tua spesa, e insieme alla tua consueta bistecca, affianca una porzione di seitan.

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I musei del cibo di Parma protagonisti della giornata mondiale dell’alimentazione

Se avete in programma una gita per domenica prossima, scegliete Parma: in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, infatti, la città emiliana propone, per il prossimo 13 ottobre, una vasta gamma di iniziative in una domenica speciale che vedrà la rete dei Musei del Cibo aperta gratuitamente al pubblico dalle 10 alle 18.

Il cibo si sa, è vera e propria cultura e il circuito di strutture dedicate ai prodotti tipici del territorio parmense punta proprio alla tutela di quelle tradizioni, di quegli alimenti caratteristici ormai noti a livello mondiale. Il programma è variegato, dedicato a chiunque si impegni a comprendere e difendere il valore del cibo, ai grandi e ai più piccoli.

E perché possiate assaporare al meglio questa iniziativa vi proponiamo un assaggio delle proposte offerte dai musei coinvolti!

Tra le alternative vegetariane:

MUSEO DEL PARMIGIANO (Soragna)

  • Ore 16. “Parmigiano a tutte le ore”: conversazione storica sul formaggio per eccellenza, seguita da una visita guidata del museo e della mostra sulle imitazioni del Parmigiano nel mondo.
  • Per i bambini, “Una merenda appetitosa”: gli chef spiegano ai più piccoli come preparare un ottimo spuntino con prodotti tipici e di qualità

MUSEO DEL POMODORO (Corte di Giarola – Collecchio)

  • Ore 15 (su prenotazione). “Scopri un tesoro…al Museo del Pomodoro”, giochi in famiglia alla scoperta del museo e di piccoli premi!
  • Ore 15-17. “Scambia libro gastronomico,” un’ottima occasione per scambiare i libri di cucina che non si usano più e tornarsene a casa con ricette tutte nuove e da provare.
  • Ore 16.00. “Il pomodoro pubblicitario: un secolo di comunicazione della conserva parmigiana”, un percorso alla scoperta delle pubblicità storiche di questo prodotto dagli anni venti ai giorni nostri. A seguire visita guidata del museo.

Inoltre, per gli onnivori:

MUSEO DEL SALAME (Castello di Felino)

  • Ore 15.00. Apertura della mostra “Maiali di carta” percorso attraverso i volumi storici che hanno per protagonista questo animale . A seguire “Parole a fette” conversazione sul maiale e l’origine dei nomi dei salumi, successivamente visita guidata del museo.

MUSEO DEL PROSCIUTTO (Langhirano)

  • Ore 15-17. “Al Museo la scienza è servita” esperimenti scientifici per i piccoli (e non solo) per comprendere i processi di trasformazione e conservazione degli alimenti.
  • Ore 16. Visita guidata e a seguire “Gara di panini al crudo tra giovani chef” con il pubblico in veste di giudice.

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Olio d’oliva da degustare

Ci sono in commercio oli d’oliva di alta qualità, biologici e freschi, con caratterizzazioni aromatiche differenti da zona a zona. In linea generale al Nord hanno un profumo fruttato leggero, che proseguendo verso Sud diviene più intenso, senza per questo intaccare la sapidità e la genuinità del prodotto finale, ma anzi lo si valorizza ulteriormente.

L’olivicoltura è una peculiarità produttiva italiana ed ultimamente la si sta rivalutando anche per i ruoli paesaggistico e di protezione del suolo. Sono piante davvero incredibili in quanto sono in grado di vegetare e produrre in situazioni impensabili (carenza idrica, eccesso di caldo) per altre colture arboree, come il pesco ad esempio.

Parlare d’olio d’oliva biologico presuppone una distinzione tra i vari oli presenti sul mercato: troviamo gli oli d’oliva vergini, l’olio d’oliva raffinato, gli oli d’oliva e l’olio di sansa. Tra questi è bene puntare sui primi (olio extra vergine di oliva ed olio d’oliva vergine), in quanto sono ottenuti dai frutti dell’olivo solamente mediante processi meccanici, ed in condizioni che non causano alterazioni dell’olio; le olive hanno subito unicamente lavaggio, decantazione, centrifugazione e filtrazione.

Sebbene abbia subito trattamenti industriali di raffinazione, il semplice olio d’oliva lo consiglio per le fritture, dato che ha un punto di fumo elevato e non è stato estratto con i solventi come l’olio di semi.

Dentro il piccolo cerchio degli oli biologici extravergine troviamo le DOP (Denominazioni di Origine Protetta), e tra queste consiglio caldamente la DOP “Garda” e la Dop “Veneto”, avendolo provate, gustate (buonissime) e seguite nell’intera filiera.

È un alimento che contiene una moltitudine di elementi salutari, biologici e benefici per il nostro corpo, come i polifenoli (tra questi l’oleuropeina che agisce come contrasto all’insorgere di cellule tumorali, i secoiridoidi, gli acidi grassi monoinsaturi, e combatte attivamente il colesterolo.

E in cucina che utilizzo possiamo farne? Il DOP Garda a mio modesto consiglio è delizioso sul pane e si sposa benissimo al gusto della bruschetta. E non può assolutamente mancare in una naturale e biologica salsa con pinzimonio, sale e pepe dove intingere verdure crude come carote, ravanelli, sedani, peperoni e cardi.

E con l’olio extra vergine d’oliva DOP Veneto consiglio la polenta, che può divenire un buonissimo e sanissimo primo piatto se nella teglia la si prepara con l’olio e un po’ di formaggio grattugiato. Meglio servirla nel piatto quando è ancora morbida, fumante e dorata.

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Come utilizzare i ciuffi di carote

Molte volte li buttiamo automaticamente, altre volte non ci accorgiamo nemmeno della loro presenza perché quando siamo al negozio, qualcuno ha già pensato di sbarazzarsene al posto nostro: sto parlando dei ciuffi di carote!

Anche Bugs Bunny li scarta dopo aver sgranocchiato la sua carota, ma in realtà le foglie di carote sono commestibili e decisamente buone! Al contrario di quanto si pensava un tempo, non sono assolutamente velenose, ma continuano a essere ignorate come ingrediente utile in cucina non solo da noi comuni mortali ma anche dagli chef più rinomati.

Possono essere utilizzate come si impiega il prezzemolo per insaporire i piatti o arricchire di sostanza o colore un’insalata, ma si prestano anche a molte altre ricette gustose e interessanti, come zuppe, frittate o torte salate.

Riguardo al loro contenuto nutrizionale, le foglie di carote sono ricche di potassio, clorofilla, vitamine e minerali! Quindi, perché buttarle?

Per impedire che appassiscano, basta tagliare via i ciuffetti dalla carota e riporli in un vaso con dell’acqua come fossero un bel mazzetto di fiori o di erbette aromatiche. In questo modo, resisteranno qualche giorno dalla recisione e li potrete usare per le vostre ricette!
Ecco un’altra idea per recuperare un alimento ottimo e prezioso che di solito buttiamo!

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I benefici del magnesio

Per quanto possa apparire riduttivo, la Vita con il suo manifestarsi e la sua continua evoluzione, non è altro che una interminabile catena di reazioni chimiche.Dal cibo alle emozioni, dal nostro corpo alla nostra auto, tutto è il risultato di una concatenazione di legami e associazioni di molecole e atomi.

Forse la chimica delle emozioni è poco evidente, ma quella del corpo, se non in perfetto equilibrio, si rende visibile attraverso stati di malessere o spossatezza.Ed è in questo equilibrio che non deve mancare una delle sostanze più diffuse sulla crosta terrestre: il magnesio.

Il fabbisogno quotidiano varia in relazione al sesso, all’età e allo stile di vita. Per le donne nel periodo di gravidanza e allattamento, se ne potrebbe sentire maggiormente la mancanza.

Ma come facciamo a capire quando questo elemento è carente nel nostro corpo? L’assenza di magnesio nel nostro corpo, non si manifesta tanto in maniera empirica, ma più con stati di debolezza, affaticamento, nausea, crampi muscolari e in taluni casi eccessivi con confusione e cambiamenti di personalità.

Per compensare ad una eventuale carenza di magnesio, potremmo intervenire in maniera diretta o indiretta. Per abitudine o praticità, si può scegliere se introdurre magnesio in maniera diretta attraverso prodotti erboristici e/o farmaceutici oppure in maniera “indiretta” attraverso l’alimentazione.

Numerosissimi prodotti alimentari di largo consumo contengono il magnesio. Dai cereali alla frutta secca, dal cacao agli arachidi, madre terra fornisce la soluzione per tutti i gusti e tutti i palati. E’ da tener presente che la cottura dei cibi, riduce notevolmente la disponibilità del magnesio all’interno dell’alimento stesso. Quindi per quanto possibile, sarebbe opportuno prediligere cibi crudi e/o freschi.

Il magnesio con le sue proprietà, interviene in diverse attività del nostro corpo, donandoci uno stato di benessere a più livelli.

Partecipa a numerosi processi enzimatici, che agevolano e velocizzano, l’assorbimento di sostanze all’interno del nostro corpo, coadiuvando l’utilizzo dell’energia da parte dell’organismo.

Il sistema nervoso, i muscoli e anche il cuore, necessitano di magnesio per svolgere al meglio le proprie funzioni. Ecco perché, la sua assenza, può generare in alcuni casi, crampi muscolari e/o tachicardia.

Un altro aspetto che rende questo minerale una fonte attendibile per il benessere del corpo umano, è che non presenta effetti collaterali o controindicazioni., in quanto il nostro metabolismo è in grado di espellere in maniera naturale un suo eventuale sovra-dosaggio.

Il nostro benessere nasce e cresce attraverso le piccole cose e fra queste piccole cose vi è anche il magnesio, che per quanto sia costituito da soli 12 protoni, ha la capacità di generare e supportare il nostro corpo nelle sue più svariate funzioni.

Non facciamoci ingannare dallo stress e dalla comodità della vita quotidiana, che inganna e lusinga con il suo consumismo, ma torniamo alla naturale abbondanza generata dalle piccole cose.

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Centrifuga di barbabietola rossa, mela, carota e zenzero

Tirate fuori la vostra centrifuga o il vostro estrattore di succo: vi insegniamo a preparare questa fantastica centrifuga di barbabietola rossa, mela, carota e zenzero!

Basta un bicchiere di questo succo fantastico per ricaricare le batterie e dare una bella dose di energia al nostro corpo: infatti la barbabietola rossa favorisce la formazione dei globuli rossi, rendendo più tonico il nostro sangue, contiene un 8% di cloro che aiuta il nostro fegato, i reni e la cistifellea a depurarsi e, se assunto con una certa regolarità, aiuta noi donne a prevenire e alleviare i disturbi mestruali e i disturbi legati alla menopausa.

Per preparare due bicchieri di questo succo fantastico e super salutare servono:

  • 1 barbabietola grossa o 2 piccole
  • 1 mela (verde, rossa o gialla, non importa, la vostra preferita andrà benissimo!)
  • 2 carote grandi
  • un pezzetto di zenzero fresco (2cm circa)
  • ½ limone (a piacere)

Se il gusto della barbabietola dovesse essere troppo presente potete diluire il succo con un po’ di acqua naturale o aggiungere mezza mela. L’abbinamento di barbabietola e carota fornisce fosforo, zolfo e potassio e altri elementi alcalini che insieme all’alto contenuto di vitamina A costituiscono un mix di sostanze naturali utilissime per costruire nuove cellule del sangue, in particolare i globuli rossi. Fate il pieno di energie e di forze con un bel bicchiere di succo fresco appena centrifugato di barbabietola rossa, mela, carota e zenzero!

 

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Dieta gluten-free: una scelta felice

Un cattivo funzionamento intestinale compromette la salute dell’intero organismo, per questo è importante considerare l’eventualità di un intolleranza al glutine e quindi di una dieta gluten-free.

La mia esperienza con questo problema ebbe inizio circa cinque anni fa, quando cominciai ad accusare una varietà di sintomi quali gonfiore addominale, stitichezza alternata a diarrea, eruzioni cutanee, micosi, sovrappeso, alopecia, infezioni da candida, amenorrea, stanchezza cronica e depressione.

Ovviamente erano tutti campanelli d’allarme, segnali che allora ancora non riuscivo a comprendere.

Dopo una carrellata di esami e visite specialistiche inconcludenti, decisi di rimboccarmi le maniche e fare delle ricerche sulla medicina alternativa, l’alimentazione naturale, l’Igenismo e varie testimonianze in rete che denunciavano i miei stessi sintomi. Fu allora che collegai finalmente le mie patologie con l’intolleranza al glutine.

La mia vita stava subendo un gravissimo danno, perciò, grazie alla ferrea volontà di rimettermi in salute, presi una decisione drastica.

Già seguivo una dieta vegana senza alcun derivato animale, ma fu quando cominciai ad eliminare il frumento, i cereali con glutine e i derivati, nonché lo zucchero raffinato e lieviti, che la mia vita cambiò radicalmente in positivo.

Mi prefissi di seguire un’alimentazione prevalentemente crudista, ricca di frutta e verdura fresche, germogli, semi oleginosi , frutta essiccata, e ancora legumi, riso integrale, quinoa, amaranto, miglio, grano saraceno. Scoprii che di questi prodotti si trova in commercio la pasta, ma anche le farine ottime per pizze, pane e dolci.

Insomma avevo veramente a disposizione una quantità di prodotti tale da sopperire a qualsiasi bisogno e golosità. Già dopo un paio di mesi i risultati erano strabilianti!

Perciò ai neofiti dell’argomento e a chi nutre dei dubbi posso garantire che si tratta di una dieta ricca di tutti i nutrienti, varia, saporita e colorata. Senza contare l’energia e la salute recuperate, il buon umore e la grande gioia di vivere.

Non è da sottovalutare infine il dato emotivo e psicologico, nonché lo stile di vita.

Una dieta sana, po’ di relax o meditazione e attività all’aria aperta sono fondamentali per riequilibrare tutte le nostre funzioni psicofisiche.

Trovate un po‘ di tempo per voi stessi, ascoltatevi e amatevi.

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La roveja

La roveja o pisello dei campi, dal latino Pisum Arvense, come si deduce facilmente dal nome, è una varietà di pisello, che ha dalla sua un imprinting biologico sia per caratteristiche genetiche che soprattutto per tecniche di raccolta e lavorazione, e che non subisce perdite nutrizionali e qualitative nelle suddette fasi.

Ma conosciamola meglio: è stata importata dal Medio Oriente nell’era antecedente la nascita di Gesù, e dopo alterni periodi di forte e scarsa diffusione, attualmente è coltivata nell’areale italiano marchigiano ed umbro, con sempre maggiore costanza ed interesse per le molte virtù associabili alla Roveja, sia per l’alimentazione ed il benessere fisico, che per i benefici apportabili ai terreni e all’ambiente.

Si semina a Marzo, i fiori sono purpurei ed i baccelli verdi, ognuno contenente da 5 a 10 semi, e maturano in Luglio virando su una colorazione violacea. Dopo che le foglie diventano gialle inizia la raccolta, falciando le piante e lasciandole essiccare all’aria aperta. In seguito vengono trebbiate ed i semi vengono raccolti.

Si possono consumare freschi o essiccati, ma in questa seconda veste, sono utilizzabili per la preparazione di molti piatti, a partire da zuppe e minestre rustiche e gustose, genuine e totalmente biologiche dato che il prodotto fresco non è stato sottoposto ad alcun trattamento chimico. È molto proteica, le sue proteine hanno un’importantissima valenza biologica, è poverissima di grassi, mediamente ricca di carboidrati e apporta fosforo (fa bene alle ossa ed ai denti), potassio (fa bene al cuore ed ai nervi), vitamine A (fa bene alle ossa e agli organi riproduttivi) ed E (antiossidante che riduce l’invecchiamento del corpo).

La rusticità dei semi deriva dalla natura selvatica e coraggiosa della pianta, capace di crescere e vivere ad alta quota, a temperature davvero fredde, e con scarsità di acqua.

La si può scorgere anche spontanea, soprattutto lungo le scarpate, e, per molti anni, ha costituito l’alimentazione principe per pastori e contadini montani.

E pensate che con una semplice macinazione si può ottenere una particolare farina, con un caratteristico ma leggero gusto amaro, che consiglio per preparare una polenta con aggiunta di aglio, olio d’oliva e salvia. Anzi preparatene un po’ di più del previsto: quella avanzata la potete mangiare il giorno seguente, dopo averla abbrustolita in padella. Davvero buonissima e l’ideale per quando arriveranno i primi freddi autunnali.

Potete trovare i semi di roveja in vendita presso Ecor.

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Il crudismo

Tutti i frutti che la terra ci dona sono perfetti e pronti per essere assimilati al fine di avere, in modo veloce e semplice, tutti i nutrienti e le energie necessarie. Da qui l’estrema importanza del crudismo.

Già Ippocrate e Pitagora sottolineavano il valore di una dieta a base di “cruditè”, gli Esseni poi, la indicavano come unica via per la lunga vita.

A partire dal XVII secolo questo fondamento è stato riscoperto e sostenuto sino ad oggi, soprattutto grazie all’Igenismo e ai suoi esponenti.

Frutta, ortaggi e semi allo stato crudo, anche sottoforma di succhi freschi, sono le basi per tale tipologia di alimentazione, poi ovviamente legumi e cereali consumati sottoforma di germogli, dai quali per di più si ricava il latte vegetale.

La cottura è consentita se non superiore ai 40°, infatti uno strumento indispensabile è l’essiccatore che permette di “cuocere” naturalmente gli alimenti regolando la temperatura.

I vantaggi di seguire un regime alimentare prevalentemente crudista sono innumerevoli: apporta un effettivo miglioramento della digestione ottimizzando il funzionamento dell’apparato gastrointestinale, aumenta l’energia vitale, ripristina tutte le funzioni biologiche dell’organismo, e ,se adottato in modo continuativo, favorisce la risoluzione di diverse patologie.

Tutto perché le proprietà benefiche degli alimenti naturali, ricchi di sali minerali organici, rimangono inalterate e sono subito assimilabili; ma soprattutto si introducono direttamente quegli enzimi necessari alla digestione che con la cottura andrebbero distrutti, mettendo sotto stress l’organismo stesso.

Di una certa rilevanza sono le ricerche di medici come il dott. Paul Kouchakoff e il Prof. Armando d’Elia , che dimostrano come l’assunzione di cibi cotti aumenti del doppio la produzione di globuli bianchi; questi, detti anche leucociti, compaiono quando è in corso un’infezione, avvertono quindi la presenza di un “ intruso “ da attaccare.

Ecco perché è caldamente consigliato iniziare sempre il pasto con un’abbondante porzione di insalata cruda, rigorosamente con ingredienti stagionali, solo in seguito si può passare a qualche alimento cotto.

Il crudismo dunque consente uno stile di vita sano e naturale, che guarda ad una vera ecologia energetica, sia per il corpo che per l’ambiente.

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