Meditazione e alimentazione: due processi, per una sola azione di benessere.

Nell’ottica di una visione olistica della vita e degli eventi, separare alcune delle nostre più sane abitudini, come mangiare e meditare, risulta essere controproducente.
L’essere umano è un sistema completo e come tale richiede attenzione per ogni suo singolo processo.

Qualsiasi sia la vostra attività meditativa o di relax, è fondamentale che prestiate attenzione anche ad attività, diciamo propedeutiche, come quella di mangiare.
Se è vero che siamo quello che mangiamo, lo siamo in ogni momento della nostra giornata, perché quello che mangiamo genera in noi una cascata di micro attività nel nostro corpo, che conducono o meno al nostro benessere.

Ogni qual volta buttiamo giù un boccone, il nostro corpo ne avvia la digestione, scatenando reazioni chimiche e fisiologiche, delle quali noi ci accorgiamo impercettibilmente, a meno che qualcosa vada storto.

Senza saperlo abbiamo variazioni nella respirazione, nell’ossigenazione dei tessuti, nella salivazione o ancor più importante nella produzione di insulina.
Tutto questa varia e si modula, in relazione a cosa abbiamo mangiato e, direi anche , in base a come l’abbiamo mangiato.

Cimentarsi in attività rilassanti come lo yoga o la meditazione, durante una pesante digestione, rende poco piacevole sia l’uno che l’altro.
Sarebbe opportuno che in prossimità di una sessione rilassante, agevolassimo il tutto mangiando qualcosa di leggero, qualcosa di poco elaborato e povero di grassi.

Il corpo e la mente convivono in uno stato simbiotico e cercare una mente sgombra con un corpo affaccendato, rischia di avere tutt’altro che un effetto rilassante.
Potremmo fare ancora di meglio e cioè portare in tavola l’arte della meditazione e del relax.
Mentre prepariamo i nostri piatti, leggeri e gustosi, lasciamoci guidare da pensieri positivi e sereni, così da trasmettere al nostro cibo, un energia rilassante e distensiva.

Evitiamo di cucinare in uno stato di cattivo umore e con un qualche fastidio per la testa, perché per quanto possa sembrare bizzarro, cucinare in uno stato di grazia, rende maggiormente saporite le nostre pietanze.
Avete mai provato a cucinare con una arrabbiatura in corpo? E’ in quelle occasioni che una portata si brucia, si scuoce oppure ha poco sale.

Ci si può spingere oltre, fino a mangiare in uno stato meditativo. Mangiate con calma, assaporando ogni boccone, in silenzio, senza nulla intorno che vi possa distrarre. Spegnete la tv, il telefono e qualsiasi altra fonte, che possa portare via la vostra attenzione dal piatto.
La meditazione e l’alimentazione, collaborano prima, durante e dopo i pasti, per portare il nostro benessere non solo nel nostro corpo, ma anche e soprattutto, nella nostra mente.

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Emozioni dai colori

La natura che ci circonda è ricca di colori che producono in noi emozioni, con tantissime sfumature sempre mutevoli che la rendono unica ed irripetibile. Tutto ciò che tocchiamo, annusiamo, respiriamo, mangiamo ha un colore, che col tempo cambia, si evolve, si mescola con altri colori o con altre cose nelle fasi della vita.

I colori trasmettono energia, suscitano emozioni, spingono all’azione, regolano il nostro comportamento, il nostro equilibrio sia fisico che mentale, ed apportano molteplici benefici al nostro corpo.

Ogni colore ha una sua specificità, e nelle righe seguenti mi concentrerò su cinque bellissimi colori che più di frequente vediamo ma alle volte non osserviamo: rosso, arancione, giallo, verde e blu.

Il rosso apporta carica e vitalità, trasmette sicurezza, e fa bene sia al fegato che ai muscoli. E quando si è davvero stanchi consiglio di indossare qualcosa di rosso come ricarica naturale.

L’arancione è il colore dell’entusiasmo, ed inoltre aiuta e rende più regolari i processi digestivi.

Il giallo invece fa bene al cuore e rilassa i nervi.

Passando al colore caratteristico della natura che è il verde come non menzionare la sua capacità di trasmettere una sensazione di relax, abbassare la pressione sanguigna, ed in più agisce positivamente sulla qualità della nostra pelle. Se si è particolarmente tesi o stressati indossate qualcosa di verde per allentare la tensione, o mangiate kiwi, insalata o fagiolini.

Il blu, il colore della notte, del mare, ci induce alla calma, alla quiete, al silenzio. Dal blu nasce la ricerca di un momento interiore, di meditazione dedicato solo ed unicamente a noi stessi. Difatti per chi fa fatica ad addormentarsi consiglio di acquistare un pigiama di colore blu per addolcire e conciliare la fase del sonno.

Questi colori, che tutti i giorni si rincorrono davanti i nostri occhi, in un susseguirsi di persone, fatti ed azioni, possono, se osservati ed in un certo qual modo vissuti, trasmetterci emozioni, pensieri positivi, idee nuove ed originali, e fornire ai nostri occhi e di conseguenza alle altre parti del nostro corpo, sensazioni benefiche, aiutarci nel debellare malanni, combattere contro i pensieri tormentati che alle volte si rincorrono ed affollano la nostra mente, e in definitiva farci star meglio, migliorare la nostra immagine agli occhi degli altri, ma in primis a noi stessi ed alle persone che ci vogliono bene.

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Un broccolo per tutte le stagioni

Sembra impossibile, ma è proprio così, il broccolo è un ortaggio buonissimo e sanissimo, che si trova sui mercati rionali tutto l’anno, dato che la sua coltivazione è sempre possibile grazie alla tecnica dei trapianti, che permette alla pianta di crescere in modo naturale e sostenibile anche in inverno.

È un ortaggio conosciuto e mangiato da tantissimi secoli dalle persone, ricchi e poveri, ci sono riferimenti bibliografici che lo attribuiscono persino al periodo dei Romani, ed infatti è stato importato proprio da quest’ultimi dalle odierne Grecia, Siria e Turchia. Da noi attualmente le coltivazioni più importanti sono allocate nel Lazio, nelle Marche, in Puglia e Campania.

Una caratteristica interessante del broccolo è che non mangiamo le foglie come capita per la maggior parte degli ortaggi verdi, ma le infiorescenze o boccioli fiorali non ancora maturi.

Ma perché fa così bene al nostro corpo? Molto semplice, ma non per il contenuto di carboidrati e proteine come si potrebbe facilmente intuire, ma per la notevole presenza di vitamine, sali minerali e soprattutto tanta fibra, che fa benissimo e ci trasmette una sensazione di sazietà senza appesantirci e soprattutto senza ingrassarci.

Tra i minerali ricordo il fosforo che migliora la memoria, il calcio che rinforza ossa e denti, il ferro ed il magnesio. In più la notevole presenza di fibra stimola la motilità intestinale, e cosa ancora più benefica, previene l’insorgenza di pericolose ulcere a livello del duodeno, parte importantissima del nostro intestino tenue.

La forte presenza vitaminica induce una decisa riduzione della probabilità di gravi problemi intestinali, rafforza la presenza immunitaria contro i fastidiosi malanni autunnali come il raffreddore o la tosse secca, ci rende più sani mangiando di meno e meglio.
Un elemento molto difficile da trovare in altre verdure è il cosiddetto sulforafano, presente nel broccolo, che migliore la qualità e l’elasticità della nostra pelle, ringiovanendola.

Il broccolo è l’elemento principe per preparare ottime, gustose e biologicamente ineccepibili zuppe e minestre, ma che ne dite di provare a cucinare una ricetta della tradizione dell’Antica Roma? Ovvero ceci e broccoli, due prodotti della natura che ben si amalgano e si completano, da abbinare ad un fumante piatto di pasta, suggerisco spaghetti.

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Consigli utili per avere verdure fresche più a lungo

A volte andiamo a fare la spesa e siamo colti da shopping compulsivo, ci andiamo a stomaco vuoto o per questioni di tempo possiamo rifornire frigo e dispensa soltanto una volta a settimana e quindi riempiamo il carrello il più possibile: le verdure se non consumate in fretta rischiano di deteriorarsi prima di poterle mangiare, ecco alcuni consigli per mantenerle fresche più a lungo!

  • Le carote, una volta private del ciuffo verde, si mantengono più a lungo se riposte in frigo in un contenitore chiuso e ben inumidite. Ricordate che i ciuffi di carote non vanno assolutamente buttati e si possono utilizzare per molte ricette!

  • Per far si che il vostro sedano non marcisca velocemente basterà riporlo in un vaso non troppo alto o in una ciotola piena d’acqua.

  • Le zucchine, invece, durano di più se avvolte in un canovaccio e lasciate sul bancone della cucina o in frigo.

  • Non serve che mettiate le melanzane in frigo! Si mantengono benissimo anche a temperatura ambiente, il trucco sta nel non lavarle fino a che non è il momento di preparare una qualche ricetta!

  • Le biete si conservano a lungo se private delle cime e riposte in un contenitore aperto, coperto da uno straccio umido.

  • Cipolle, scalogni, aglio e patate vanno tenute in un luogo buio o in un contenitore arieggiato che non lasci trapassare la luce.

  • I pomodori si mantengono meglio sul bancone della cucina piuttosto che in frigo.

  • Tenete i peperoni lontano da luoghi umidi e manteneteli belli asciutti.

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Agricoltura biologica

Si sente sempre più spesso parlare di agricoltura biologica e prodotti biologici e con questo breve articolo cercherò di fornire qualche indicazione in più su come riconoscerla e, perché no, dove rivolgersi per diventare produttore in prima persona.

È un sistema produttivo che offre ai consumatori cibi freschi e genuini, rispettando nel suo svolgimento la natura e l’ambiente circostante. In campo si limita al minimo l’utilizzo di pesticidi, insetticidi e concimi chimici, la rotazione delle colture segue il ciclo delle stagioni, e nella trasformazione alimentare vengono messi al bando additivi, coadiuvanti e conservanti sintetici.

In più per la produzione di latte e uova anche il foraggio deve essere al 100% biologico, e una buona parte deve essere prodotta dall’azienda stessa. Il benessere degli animali è importantissimo e regolamentato, devono essere allevati a stabulazione libera ed all’aperto, non in gabbia o a catena.

La scelta di cosa produrre spetta a voi, ma nella scelta tenete presente in che zona operate: se siete in montagna scegliete ad esempio razze da latte bovine come la Grigio Alpina, la Valdostana(mantello bianco e rosso) o la Rendena(bellissimo mantello nero), se siete in collina su una località un po’ impervia puntate su capre e caprette, se in pianura dedicatevi alle galline ovaiole o quaglie. Per le colture vegetali optate per colture rustiche e tipiche del luogo come ad esempio orzo, farro, avena, segale, piante robuste e forti che non necessitano di grosse attenzioni ma solo di passione e tanta voglia di fare.

Per diventare imprenditore agricolo biologico si deve essere prima di tutto agricoltore a tutti gli effetti: per sapere quale documentazione fare e presentare indirizzatevi ai centri di assistenza agricola(CAA) come Coldiretti, Confagricoltura e Cia, vi daranno tutte le informazioni, nonché i modelli da compilare, vi assisteranno nella registrazione fiscale e previdenziale nonché nella tenuta delle scritture contabili. La parte amministrativa, sebbene un po’ laboriosa all’inizio, permette di accedere a finanziamenti europei e regionali in ambito biologico, quindi fatela e conservatela con cura. I controlli normalmente partono proprio da lì.

I regolamenti comunitari da leggere sono il 2092/91, poi semplificato enormemente dal n°1991 del 2007, ma tutto dipende da cosa volete produrre o commercializzare, ad esempio se uno vuole produrre pomodori, al momento in cui si presenta CAA deve specificare pomodori e sarà direttamente indirizzato al responsabile orticolo.

Per le etichette ogni Paese europeo adotta una propria etichetta nazionale, che però deve essere affiancata dal logo europeo obbligatorio, che è una insieme di 12 stelle bianche a forma di seme su sfondo verde. I controlli sono svolti da enti esterni autorizzati come ad esempio BIOS srl di Marostica.

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Alga spirulina: il buffo nome dalle proprietà serie

C’è chi le alghe non le sopporta neanche in mare e c’è chi delle alghe ne scopre e ne apprezza le infinite e ricche proprietà nutritive e non: è il caso dell’alga spirulina, che nonostante il suo nome buffo, possiede indiscutibili requisiti per essere annoverata fra i più attendibili integratori alimentari.

L’alga spirulina è l’ennesimo dono che Madre Terra condivide con noi. E’ un vero piccolo grande tesoro, che in quella sua forma simpatica a spirale (da qui il nome di “spirulina”) racchiude proprietà nutrizionali, antinfiammatorie, immunostimolanti e altro ancora.

L’alga spirulina trova il suo habitat naturale in acque salmastre e fortemente alcaline. Possiamo trovarla in alcuni laghi del Messico e in alcuni laghi dell’Africa. Oggi, data l’alta diffusione, viene coltivata artificialmente anche in Cina. Il suo colore cangiante tra il verde e l’azzurro, ricorda le acque dalle quali l’alga spirulina trae le sue innumerevoli proprietà benefiche.

L’alga spirulina, è di grande supporto al nostro sistema immunitario. E’ ricca di minerali e di vitamine, che contribuiscono al benessere complessivo del nostro corpo. Fa bene alla pelle, alle ossa e al nostro sangue, che beneficia dell’alga spirulina in quanto le sue proprietà ne normalizzano la presenza del colesterolo.

L’alga spirulina è un ottimo antiossidante e contrasta bene l’insorgere di radicali liberi e il conseguente invecchiamento delle nostre cellule e dei nostri tessuti. Viene spesso utilizzata all’interno di prodotti di bellezza, come creme corpo, per le sue proprietà rassodanti e tonificanti.

La presenza in grande quantità di vitamine come A, B ed E, rende l’alga spirulina ideale per trattamenti viso cutanei, anche in presenza di manifestazioni acneiche, che ove necessario, subiscono un processo di cicatrizzazione. Grazie al suo elevato contributo vitaminico, l’alga spirulina è notevolmente apprezzata dagli sportivi, anche quelli a livello agonistico, i quali possono avvalersi di una soluzione completamente naturale, per avere una marcia in più.

Ma l’abbondanza di questa piccola alga prosegue, per buona pace del popolo vegano, che nell’alga spirulina ha una grande alleata, in quanto contiene circa il 70% di proteine per 100 gr di prodotto (nello stesso peso di carne la percentuale di proteine si abbassa al 25%).

L’alga spirulina la possiamo assumere attraverso l’alimentazione, in quanto la troviamo disidratata e in fiocchi presso i negozi biologici; oppure in compresse o in polvere, reperibile presso le erboristerie. Anche in questo caso a noi l’imbarazzo della scelta tra gli innumerevoli motivi che potrebbero condurci ad una soluzione naturale.

Cosi come il magnesio anche l’alga spirulina fa parte di quell’immenso patrimonio che la Terra ci ha messo a disposizione e che ci inviata a riscoprire ed utilizzare per uno stato di benessere duraturo.

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Simone Giampaolo racconta Espero? (Hope?)

Abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere con Simone Giampaolo, un ragazzo o di grande talento e sconfinata immaginazione che quest’estate assieme a due colleghi dell’università (Yifan Hu e Henrik Linnes) ha portato a termine un corto d’animazione chiamato Espero? (Hope?) dal messaggio molto importante: la sorte del nostro pianeta.

Simone Giampaolo, di origini italiane ma nato in Svizzera, ha concluso i suoi studi universitari presso la Bournemouth University (Regno Unito) presentando come lavoro finale Espero? (Hope?) un corto d’animazione variopinto e coinvolgente che parla a grandi e piccoli di un tema tanto attuale quanto fondamentale per il nostro futuro, ovvero la salvaguardia del pianeta terra.

Ecco Espero? (Hope?) e il sito di Simone Giampaolo

LCV: Come mai hai scelto questo tema per il tuo corto?

SG: L’anno scorso ho realizzato un corto incentrato sul razzismo e mi sono reso conto di quanto oggigiorno l’animazione sia uno dei mezzi più potenti per trasmettere un messaggio in maniera efficace e concisa. Se andiamo a vedere in TV la maggior parte delle pubblicità contengono un’animazione. Dopo questo corto, mi sono reso conto della risposta delle persone, soprattutto su internet, e quindi ho deciso di trattare un altro tema che mi stava a cuore, quello dell’ambiente. Prima di trasferirmi in Inghilterra, per pagarmi gli studi, ho lavorato per sei mesi per greenpeace come dialogatore. Purtroppo, trattando il tema dell’ambiente si rischia sempre di ricadere nell’ovvio o risultare arroganti nel giudicare l’essere umano e io non volevo questo per il mio corto. La mia storia cerca di sensibilizzare lo spettatore in maniera non invadente e si rivolge a un pubblico sia di adulti sia di bambini.

LCV: A chi ti sei ispirato per la creazione dei personaggi?

SG: I personaggi di Espero? (Hope?) sono volutamente molto naive e colorati. Per creare il personaggio dell’uomo mi sono ispirato al simpaticissimo bradipo dell’Era Glaciale, volevo che avesse quelle sue forme e movenze un po’ goffe e impacciate.

LCV: Chi ha realizzato la colonna sonora?

SG: È stato Roberto Arroba Piedra, un amico venezuelano, che fa il sound designer. Abbiamo lavorato insieme per quasi due mesi, per finire il tutto, lui mi inviava il materiale e io lo testavo in modo da capire se poteva andare bene o no per il corto. Alla fine abbiamo deciso di concludere con un tocco particolare: fare sì che i personaggi parlassero esperanto!

LCV: Come mai questa scelta linguistica?

SG: Diciamo che la mia scelta non è stata ben accolta dai miei professori. Trovo che l’inglese sia un mezzo estremamente efficace di comunicazione a livello globale, ma l’idea che il pianeta terra parlasse inglese non mi piaceva. La prima idea era quella di usare il latino, ma poi dopo un po’ di ricerche, ho pensato all’esperanto che era nato proprio per far dialogare i popoli in maniera pacifica aldilà di questioni nazionali o di confini. È stata un’impresa farlo doppiare, perché ho dovuto contattare una professoressa di esperanto della Bulgaria, che purtroppo non parla inglese, quindi tutte le comunicazioni sono avvenute in tedesco e poi ritradotte in inglese per i sottotitoli. È stata dura ma alla fine ce l’abbiamo fatta!

LCV: Quali sono i tuoi progetti futuri?

SG: Dopo la laurea, voglio dedicarmi un po’ a me stesso, viaggiare prima di iniziare un nuovo progetto in Polonia. Ho in programma di andare in Sudafrica a lavorare come volontario, poi mi rimetterò a lavorare su un nuovo corto!

Non c’è dubbio che Simone abbia fatto un ottimo lavoro! Noi ci auguriamo che Espero susciti in chi lo guarda lo stesso entusiasmo e la stessa riflessione che abbiamo provato noi e che sia d’esempio e ispirazione per tanti altri artisti. La questione ambientale è un tema molto serio e di grande attualità che tocca tutti noi, soprattutto le future generazioni, ed Espero racconta la storia della nostra madre terra con il piglio ironico e autocritico dell’adulto, senza tralasciare il linguaggio semplice e universalmente comprensibile dei bambini.

Noi auguriamo il meglio a Simone e vi consigliamo di guardare anche gli altri suoi lavori:
Poseidon
White+Black=Red

Buona visione!

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Ghent: una città a misura di vegetariano

La splendida cittadina fiamminga di Ghent, si trova a meno di un’ora di auto da Bruxelles ed è una tappa da non perdere per il turista vegetariano che si trova in Belgio.

Oltre a essere una città molto interessante per i suoi monumenti, i corsi d’acqua che l’attraversano e la bellissima piazza centrale, Ghent si distingue anche per la sua sensibilità e attenzione verso chi non mangia carne e pesce e per l’alimentazione salutare e naturale.

Tutte le scuole e gli esercizi pubblici, le mense degli uffici e delle aziende di Ghent, hanno infatti aderito all’iniziativa “Veggie Thursday”, ovvero il giovedì vegetariano, o come viene chiamato in fiammingo “Donderdag veggiedag”. Ogni giovedì in tutte le mense, infatti, sono serviti piatti vegetariani, non solo per venire incontro a chi ha fatto questa scelta di vita, ma soprattutto con lo scopo di invitare la popolazione ad assaporare nuovi ingredienti, a introdurre nella propria dieta cibi più salutari, sensibilizzare l’opinione pubblica verso la questione ambientale e le condizioni di vita degli animali allevati per il mercato alimentare. Questa iniziativa è stata bene accolta da subito da tutta la popolazione che ha fatto ormai propria l’abitudine di evitare la carne e il pesce almeno una volta a settimana.

E per chi fosse di passaggio per Ghent, non di giovedì, la città offre un ampio numero di ristoranti, fast food e negozi di prodotti biologici e vegetariani, perfino le famosissime patatine fritte belghe, che solitamente vengono fritte ben due volte nel lardo di maiale, trovano a Ghent la loro versione vegetariana nelle veggie fries!

Una città assolutamente da visitare per la sua tipicità e la sua grande ospitalità rivolta proprio a tutti!

Date un occhio anche al sito della città di Ghent http://www.visitgent.be/en/veggie-ghent

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Fattorie didattiche: imparare in fattoria

Nel mondo moderno dove tutto scorre frenetico, dove sembra non ci sia mai tempo per fermarsi un attimo ed assaporare la vita ed i suoi valori, le fattorie didattiche rappresentano una realtà innovativa ed estremamente interessante, per riscoprire la natura e perché no i valori di una vita sana e genuina, rispettosa dell’ambiente e delle specie animali e vegetali.

La fattoria è una normalissima azienda agricola che, tramite un apposito iter burocratico regionale detto Carta della Qualità, amplia i servizi offerti, con la conoscenza ed insegnamento delle attività svolte in campagna, coinvolgendo attivamente bambini, giovani e meno giovani, ad esempio nella raccolta di frutta e verdura, mungitura del latte e pigiatura dell’uva.

Pensate che da recenti ricerche risulta che il 30% dei bambini italiani non ha mai visto una pecora dal vivo, e addirittura due bimbi su dieci non hanno mai toccato una mucca. E tantissime persone non hanno ancora visto un orto con prodotti come pomodori, peperoni e radicchio.

Ed è proprio la fattoria didattica che s’inserisce come veicolo per valorizzare l’identità territoriale, le produzioni tipiche e locali, e uno stile di vita sano e naturale. Qui ai visitatori si cerca di insegnare un uso consapevole e sostenibile di cibo, acqua ed energia promuovendo una educazione alimentare e naturalistica.

Ma oltre al contatto fisico con la natura, con animali piccoli e grandi, comuni e rari, è bene ricordare la valenza spirituale della fattoria; permette di lasciarsi alle spalle i ritmi frenetici e serrati della vita quotidiana, e di interagire al meglio con il nostro io interiore alla ricerca di un equilibrio che sempre di più tendiamo a sfuggire. Lo possiamo ritrovare con qualche lavoro manuale in campagna, a contatto con gli animali, senza l’assillo delle lancette dell’orologio o del telefonino che squilla, dedicando qualche pausa anche a noi stessi, sia da un punto di vista fisico sia mentale.

L’argomento mi piace, la fattoria didattica è un prossimo obiettivo che intendo realizzare, puntando sulla tutela dell’ambiente e della biodiversità, con razze locali e rustiche come la gallina di Polverara, pony e capretti, e specie vegetali come olivi, vigneti, melograni, meleti, pereti, e un orto grande, completo, pieno di colori e profumi diversi ed amalgamabili. E pensare alla cura di un piccolo bosco, per permettere ad uccelli notturni e diurni di avere un riparo, un’area in cui nidificare e riprodursi, senza il timore di venire impallinati o sloggiati.

Per il resto date un’occhiata al sito fattoriedidattiche.biz. Buona lettura ed approfittate delle giornate aperte nelle fattorie didattiche: molte sono in programma proprio adesso!!!

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Castagne per un autunno goloso

La castagna è un frutto con un bassissimo contenuto di grassi, ricco di acqua, di fibre, di proteine biologiche di qualità, tanto potassio(riduce l’affaticamento muscolare e rinforza il sistema nervoso), fosforo(fa benissimo ad ossa e denti), vitamina B(allevia i disturbi gastrointestinali e migliora la qualità dei capelli), e vitamina C che irrobustisce il sistema immunitario.

La castagna è un prodotto della natura sano, favoloso ed autunnale, presente nella nostra storia fin dall’antichità, addirittura prima della nascita di Gesù. In seguito si diffuse in Asia, nelle Americhe ed in Europa, in particolare in Italia, Francia, Spagna e Portogallo.

E pensate che nel Medioevo nelle nostre regioni oltre al consumo del frutto fresco, si avviarono la frantumazione e la macinazione ottenendo gustosi e rustici farinacci e zuppe. Viste le sue importanti caratteristiche nutrizionali e benefiche divenne merce di scambio nei pagamenti, al pari del frumento, e viste le carenze produttive di cereali dell’epoca, ebbe una larghissima diffusione la dieta montanara(esistente tuttora) a base di castagne, latte e formaggi, che apportava ed apporta all’organismo tutti i nutrimenti necessari di cui abbisogna, da un punto di vista di energia, carboidrati, proteine e vitamine.

Un castagneto necessita di pochissimi trattamenti, e a sua volta le castagne vengono unicamente vagliate, sbucciate ed essiccate, conservando tutte le peculiarità biologiche ed organolettiche.

Dal Medioevo oltre alla castagne, fresche o macinate, si utilizzano anche le foglie con molteplici usi; si tramanda che le foglie fossero usate per produrre dei morbidissimi materassi, per curare infiammazioni e come prodotto cosmetico. A livello terapeutico la polpa dei frutti bolliti può essere stesa sul viso come maschera emolliente e rilassante.

L’industria moderna utilizza le castagne per la produzione di puree, creme dolci, macinati, muesli, cibi per neonati, bevande analcoliche ed alcoliche come birra e liquori; ma come dire di no ad un sacchetto di croccanti caldarroste, sapendo che combattono lo stress accumulato e danno giovamento pure al cuore, al fegato ed alla milza?

Nel mese di Ottobre si trovano un po’ ovunque sagre dove la castagna è la regina incontrastata, sia in piatti tipici da riscoprire, sia in poesie e racconti scritti e presentati in tali manifestazioni. A tal fine ve ne consiglio qualcuna: che ne dite della Sagra delle Castagne di San Giovanni Ilarione alle porte di Verona? O la Sagra delle Castagne di Rustignè nei pressi di Oderzo o di Monte di Malo?

Per chi soffrisse di tosse o raffreddore di stagione consiglio di provare con due o tre cucchiaini di miele caldo di castagno al giorno; starete sicuramente meglio ed in più è davvero buonissimo con un caratteristico retrogusto amarognolo.

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